La designazione di Di Maio, candidato premier per i Cinquestelle, doveva essere un bagno nella democrazia della rete. Ma più che un bagno, si è trattato di una vera e propria immersione, col rischio di annegare. Nientemeno che in 30.000 hanno votato la sua designazione a premier; e siccome ciascuno vale un voto, Grillo ha dato il suo che vale più di tutti e quanto valgono tutti insieme.
A coloro che da tempo vanno dicendo ai Cinquestelle che è arrivata l'ora di crescere, di cambiare, anche in previsione - dio ci scampi e liberi - di un loro futuro governo del paese (nei governi 'locali' hanno già dato), Di Maio ha detto che il suo mandato non contempla il cambiamento dei Cinquestelle, ma del paese, dell'Italia che vuole ripulire come sta facendo la Raggi a Roma, dove ha cambiato il volto della città liberandola dai rifiuti dai topi, dai gabbiani ed anche dai cinghiali e che ora si appresta a liberarla anche da quella stronza di zanzara che sta colpendo i poveri cittadini. Tempo qualche settimana ed anche questo problema sarà risolto, come tutti gli altri.
E subito i biografi incaricati hanno licenziato in rete il curriculum 'vitae et studiorum' del candidato premier, professione giornalista pubblicista, da quando aveva vent'anni. Il suo professore di filosofia fra i primi, attesta, dopo aver giurato sulla Costituzione che che il 31enne Cinquestelle era un allievo modello, gli piaceva la filosofia, con una predilezione per Hegel - quello delle vacche, secondo Baricco - ed anche per i 'congiuntivi': non ne sbagliava uno! poi la storia dell'Università si è interrotta, ma come si può pretendere da uno che ha impegni politici come di Di Maio che si prepari anche agli esami? Lui si è laureato sul campo, con buona pace di De Luca, il governatore campano, che l'ha definito 'mezzapippa'.
Nel mentre Di Maio annunciava che prossimamente renderà nota la squadra di governo - ed oggi i giornali hanno già fatto i nomi di un direttorio - una sorta di consiglio della corona stellare - che dovrebbe affiancare la 'reggenza' del debuttante premier, Fico, non l'albero o il frutto, ma il presidente della Commissione di vigilanza Rai, pentastellato scontento, ha finto consenso al candidato premier, ma poi s'è dileguato per non farsi leggere in viso il dissenso più totale verso la linea di comportamento di Grillo e del suo 'rasputin', casaleggio jr. Ma poi, incalzato dai giornalisti, ha detto chiaramente che alla carica di quasi segretario del partito, lui si candida, non intende tirarsi indietro, e non intende lasciarlo anche quello a Di Maio, non come non avrebbe voluto ma è stato costretto a fare dalla ditta, per la candidatura che ha incoronato, con plebiscito di 30.000 voti, Di Maio.
E Grillo? L'ex comico, dopo aver annunciato che dei 140.000 circa iscritti alla piattaforma e quindi idonei ad esprimere il loro voto, la percentuale dei votanti era stata inferiore appena al 30% circa, dunque plebiscitaria per la rete dei Cinquestelle, s'è messo a fare lo sbruffone, come più volte ha fatto nei giorni scorsi ancora con i giornalisti, ai quali aveva detto che li avrebbe mangiati volentieri per poi vomitarli e ai quali, a Rimini, dopo la proclamazione del candidato Di Maio, ha distribuito bigliettoni - falsi, non quanto la democrazia del suo movimento.
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domenica 24 settembre 2017
Per Di Maio un plebiscito di 30.000 voti. E Grillo, l'ex comico, fa lo sbruffone
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sabato 3 dicembre 2016
Nuovi librettisti usciti dalla scuola Holden di Torino che, sulla musica, hanno idee 'avanguardistiche'
Il panorama dei librettisti italiani per il teatro d'opera - per quel che ne resta - si è enormemente allargato in questi ultimi anni ed anche diversificato. Allargato, perché, nonostante i proclami, l'opera continua a vivere e ad avere cultori; diversificato, perché l'opera si è trasformata in 'teatro musicale' lasciando a musicisti e librettisti la libertà di farne ciò che vogliono, fino a trasformare il vecchio melodramma, dato per morto o in disuso da molti anni, nonostante la sua vitalità, nel 'melologo' - che è poi il genere che oggi va per la maggiore. E che consiste in un pezzo di musica, alla maniera di una colonna sonora, o, nel migliore dei casi, del 'poema sinfonico', o più in generale della 'musica a programma' con l'aggiunta di un testo, non più sottinteso, ma dichiarato apertamente e fatto ascoltare (come nella tradizione del melologo) durante l'esecuzione del brano musicale, magari con la stessa suadente voce dell'autore, naturalmente impostata e che costituisce, nelle intenzioni di chi quel brano ha commissionato, un valore aggiunto.
E' la conversione più ricorrente fra le fila dei librettisti, o sedicenti tali, fra i quali sono da considerare anche le matricole. E così, oggi, il panorama del 'teatro musicale' si presenta suddiviso in tre categorie:
- la prima è data dai musicisti-librettisti che non vogliono al loro fianco nessun altro, moderni Wagner, penando essi stessi oltre che alla musica anche al libretto (o ciò che del libretto ne resta) magari attingendo ai classici del teatro o della letteratura; Salvatore Sciarrino, il musicista più noto ed attivo nel teatro, è rappresentativo di tale categoria; mentre, invece, Battistelli ed anche Tutino, seppure in misura minore, vampirizzano titoli e situazioni da celebri film, dei quali sperano di bissare anche il successo in palcoscenico.
- la seconda, dagli autori di romanzi o libri che collaborano, in vario modo, a fianco o a distanza, con i musicisti a trarre dalla loro opera un libretto - qualche volta questo lavoro lo fanno in coppia( Saramago con Corghi) oppure concedendo l'approvazione al neonato libretto, tratto dal loro romanzo ( ad esempio, Oz per Vacchi);
-la terza , da coloro che si servono di librettisti veri e propri che per il loro 'musico' approntano un libretto, quale che sia, dalla vecchia maniera con versi in rima e pezzi chiusi, alla nuova forma, più in voga della precedente, che è quella della scelta di un testo, anche non in versi, ma ricco di suggestioni ed allusioni.
E, poi, ci sono gli autori di testi o di drammaturgie da utilizzare come filone narrativo, che è - come abbiamo detto - la modalità più in voga, che forse rendono di più e più immediatamente.
Nel variegato panorama dei librettisti di oggi, vanno segnalati Giuliano Compagno, a suo tempo anche collaboratore dell'assessore Croppi per il teatro, che fa coppia quasi fissa con Vittorio Montalti, al quale ha già fornito, a breve distanza, due libretti ( uno dei quali ha vinto il concorso di composizione dell'Opera di Roma, Un romano a Marte, che dovrebbe essere rappresentato l'anno prossimo;l'altro, Ehi Giò,dedicato a Rossini- che abbiamo letto - con le classiche forme chiuse, corrisposte dalla musica; Marcoaldi che ha lavorato con Battistelli e Vacchi - teatro musicale e melologo (Sconcerto, con Toni Servillo, per Battistelli; Teneke ed altro per Vacchi); spesso si ricorre ad un attore di grido per animare il lavoro musicale); un altro giornalista, come Bianchin con Cerantola (per Aquagranda di Perocco, che ha inaugurato la stagione alla Fenice).
Mentre sembra in ribasso il Cappelletto librettista, definitivamente votato a creare drammaturgie, cogliendo occasioni di anniversari (Aldo Moro, magari per usufruire di contributi ministeriali) e personaggi vari (Chopin, Schubert); lavoro avviato con Farinelli, in coppia con l'amico Barbieri,: la produzione di quest'ultimo, in campo drammaturgico, è a getto continuo, con la specializzazione in episodi e fatti tragici, dal terremoto, al primo disastro nucleare, agli annegati del Mediterraneo, fino alle donne digiunatrici per Lucia Ronchetti, per la quale ha collezionato un testo, frutto di ricerche di altri, fra cronaca, pensieri, relazioni anatomopatologiche.
Ci sono naturalmente anche librettisti che si sono ritirati dall'agone, come Giuseppe di Leva, un tempo molto attivo, librettista anche del notissimo e fortunato Pollicino di Henze; ed altri che solo di recente si sono affacciati nel panorama del teatro musicale. Fra loro Baricco, librettista suo malgrado - ha fatto tutto Peter Eotvos - ha precisato - traendo un libretto dal mio romanzo Senza sangue; ma anche Mattioli, giornalista della Stampa e loggionista dichiarato - della medesima scuola 'torinese' del noto scrittore, che per il Teatro Coccia di Novara, in due anni ha scritto due libretti, prima per Sciortino ed ora per Taralli, dal titolo La rivale, in scena proprio questi giorni.
En passant, serve notare che alcune coppie di librettisti e musicisti sono legate a particolari istituzioni musicali (associazioni, festival, o teatri, per i quali lavorano in condizioni di quasi stabilità o monopolio, chissà perchè).
Abbiamo parlato di scuola 'torinese', perché nella coppia appena citata di librettisti, e cioè Baricco e Mattioli serpeggiano le medesime convinzioni sulla musica di oggi che essi considerano agonizzante, quasi sul punto di spirare, e perciò Mattioli, ad esempio, va a cercarsi musicisti che 'praticano una musica contemporanea non punitiva'; e Baricco se ne lava le mani, lasciando fare al compositore, il cui lavoro egli riconduce alla musica di Bartok ( ancora accettabile?); ed ambedue attribuiscono alla musica il ruolo principale nel teatro musicale. Ammette Mattioli: 'le opere sono di chi scrive la musica, non le parole'.
Ma anche le parole contano, perchè come dicevano gli antichi, un brutto libretto (o testo) difficilmente ispira musica bella.
E' la conversione più ricorrente fra le fila dei librettisti, o sedicenti tali, fra i quali sono da considerare anche le matricole. E così, oggi, il panorama del 'teatro musicale' si presenta suddiviso in tre categorie:
- la prima è data dai musicisti-librettisti che non vogliono al loro fianco nessun altro, moderni Wagner, penando essi stessi oltre che alla musica anche al libretto (o ciò che del libretto ne resta) magari attingendo ai classici del teatro o della letteratura; Salvatore Sciarrino, il musicista più noto ed attivo nel teatro, è rappresentativo di tale categoria; mentre, invece, Battistelli ed anche Tutino, seppure in misura minore, vampirizzano titoli e situazioni da celebri film, dei quali sperano di bissare anche il successo in palcoscenico.
- la seconda, dagli autori di romanzi o libri che collaborano, in vario modo, a fianco o a distanza, con i musicisti a trarre dalla loro opera un libretto - qualche volta questo lavoro lo fanno in coppia( Saramago con Corghi) oppure concedendo l'approvazione al neonato libretto, tratto dal loro romanzo ( ad esempio, Oz per Vacchi);
-la terza , da coloro che si servono di librettisti veri e propri che per il loro 'musico' approntano un libretto, quale che sia, dalla vecchia maniera con versi in rima e pezzi chiusi, alla nuova forma, più in voga della precedente, che è quella della scelta di un testo, anche non in versi, ma ricco di suggestioni ed allusioni.
E, poi, ci sono gli autori di testi o di drammaturgie da utilizzare come filone narrativo, che è - come abbiamo detto - la modalità più in voga, che forse rendono di più e più immediatamente.
Nel variegato panorama dei librettisti di oggi, vanno segnalati Giuliano Compagno, a suo tempo anche collaboratore dell'assessore Croppi per il teatro, che fa coppia quasi fissa con Vittorio Montalti, al quale ha già fornito, a breve distanza, due libretti ( uno dei quali ha vinto il concorso di composizione dell'Opera di Roma, Un romano a Marte, che dovrebbe essere rappresentato l'anno prossimo;l'altro, Ehi Giò,dedicato a Rossini- che abbiamo letto - con le classiche forme chiuse, corrisposte dalla musica; Marcoaldi che ha lavorato con Battistelli e Vacchi - teatro musicale e melologo (Sconcerto, con Toni Servillo, per Battistelli; Teneke ed altro per Vacchi); spesso si ricorre ad un attore di grido per animare il lavoro musicale); un altro giornalista, come Bianchin con Cerantola (per Aquagranda di Perocco, che ha inaugurato la stagione alla Fenice).
Mentre sembra in ribasso il Cappelletto librettista, definitivamente votato a creare drammaturgie, cogliendo occasioni di anniversari (Aldo Moro, magari per usufruire di contributi ministeriali) e personaggi vari (Chopin, Schubert); lavoro avviato con Farinelli, in coppia con l'amico Barbieri,: la produzione di quest'ultimo, in campo drammaturgico, è a getto continuo, con la specializzazione in episodi e fatti tragici, dal terremoto, al primo disastro nucleare, agli annegati del Mediterraneo, fino alle donne digiunatrici per Lucia Ronchetti, per la quale ha collezionato un testo, frutto di ricerche di altri, fra cronaca, pensieri, relazioni anatomopatologiche.
Ci sono naturalmente anche librettisti che si sono ritirati dall'agone, come Giuseppe di Leva, un tempo molto attivo, librettista anche del notissimo e fortunato Pollicino di Henze; ed altri che solo di recente si sono affacciati nel panorama del teatro musicale. Fra loro Baricco, librettista suo malgrado - ha fatto tutto Peter Eotvos - ha precisato - traendo un libretto dal mio romanzo Senza sangue; ma anche Mattioli, giornalista della Stampa e loggionista dichiarato - della medesima scuola 'torinese' del noto scrittore, che per il Teatro Coccia di Novara, in due anni ha scritto due libretti, prima per Sciortino ed ora per Taralli, dal titolo La rivale, in scena proprio questi giorni.
En passant, serve notare che alcune coppie di librettisti e musicisti sono legate a particolari istituzioni musicali (associazioni, festival, o teatri, per i quali lavorano in condizioni di quasi stabilità o monopolio, chissà perchè).
Abbiamo parlato di scuola 'torinese', perché nella coppia appena citata di librettisti, e cioè Baricco e Mattioli serpeggiano le medesime convinzioni sulla musica di oggi che essi considerano agonizzante, quasi sul punto di spirare, e perciò Mattioli, ad esempio, va a cercarsi musicisti che 'praticano una musica contemporanea non punitiva'; e Baricco se ne lava le mani, lasciando fare al compositore, il cui lavoro egli riconduce alla musica di Bartok ( ancora accettabile?); ed ambedue attribuiscono alla musica il ruolo principale nel teatro musicale. Ammette Mattioli: 'le opere sono di chi scrive la musica, non le parole'.
Ma anche le parole contano, perchè come dicevano gli antichi, un brutto libretto (o testo) difficilmente ispira musica bella.
venerdì 16 settembre 2016
All'Opera di Roma , il modello 'Auditorium' di Fuortes porta scrittori alla moda: Baricco
"Le
tre Mantova
Lectures
che Alessandro
Baricco tiene
al Festival della Filosofia di Mantova mercoledì 7, giovedì 8 e
venerdì 9 settembre saranno proposte al Teatro dell’Opera di Roma,
il 17,
il 24 e il 31 ottobre alle ore 21.
L’iniziativa nasce da una collaborazione fra il Teatro, la Scuola
Holden di Torino ed Elastica Live&Comunicazione. I tre incontri
hanno per titolo La
mappa della metropolitana di Londra – Sulla verità; Alessandro
Magno – Sulla narrazione;
La
deposizione di Wan der Wayden – Sulla felicità.
Come
le Palladium
Lectures,
presentate nel gennaio 2013 al Teatro Palladium di Roma, anche le
Mantova
Lectures,
sottolinea Baricco, “non sono delle lezioni. Le Lectures
sono
un percorso della mente, ricostruito in pubblico, in un teatro, per
un’ora e mezza”.
I
biglietti per assistere alle Lectures
sono
in vendita alla biglietteria e sul sito del Teatro dell’Opera, a 22
euro; l’abbonamento alle tre serate ha il prezzo di 50 euro" ( dal sito dell'Opera di Roma).
venerdì 20 marzo 2015
Carrère e Baricco ci insegnano come vincere la paura.Il piacere, rinviato, di leggere l'autobiografia (non autorizzata) di Busi
Giorni fa, di notte, avevamo sognato Baricco, Alessandro Baricco. Con qualche preoccupazione per l'improvviso suo occupare i nostri sogni notturni. Da tempo non sentivamo parlare di lui, e sempre da tempo non lo sentivamo parlare , come ancora da tempo, non leggevamo anticipazioni di un qualche suo libro o un suo intervento sulla fraterna 'Repubblica', il quotidiano.
Poi altri pensieri hanno invaso i nostri sogni, prima ancora che potessimo sincerarci della sua presenza nel catalogo letterario dei viventi.
Per restare in tema, l'uscita dell' autobiografia non autorizzata di Aldo Busi, osannata dai recensori più autorevoli, e del quale, anche in nome di una antica amicizia, avevamo letto molti libri, scoprendo alfine - noi lettori accaniti di giornali - la bellezza della letteratura, dello stile, anche quando le parole sono scritte con il sangue rosso, come inchiostro. Come nel caso del suo 'Seminario sulla gioventù', il libro rivelazione del Busi scrittore. Uguale sensazione avevamo avuto anni prima, leggendo un libriccino regalatoci da amici, di Leonardo Sciascia, dal titolo ' Una storia semplice'.
Poi anche l'uscita del nuovo libro di Busi - che leggeremo il prima possibile - s'è fatto da parte per lasciar spazio alle drammatiche vicende dell'assalto di quelle bestie dell'ISIS ad ignari ed incolpevoli turisti italiani e di altri paesi, in visita ad un museo, a Tunisi.
E così la curiosità di sapere che fine aveva fatto Alessandro Baricco, ed il piacere di leggere il nuovo di libro di Busi, sono stati schiacciati dall'enorme peso della paura del terrorismo che sembra ormai minacciarci da vicino, da molto vicino.
Aprendo oggi il quotidiano La Repubblica, leggiamo sulla prima pagina, in alto a destra , ben evidente: "Carrère e Baricco: come si supera la paura....".non perdiamo altro tempo e corriamo subito all'interno del quotidiano a leggere l'articolo. E rileggiamo con attenzione e per intero il titolo: "Carrère e Baricco: come si supera la paura della pagina bianca". CHISSENEFREGA della loro paura, manifestata in occasione dell'uscita di loro nuovi libri. Adesso abbiamo da pensare alla nostra paura, drammatica e reale. Se loro restano impauriti per mesi davanti alla pagina bianca, il mondo e loro stessi non subiranno nessun trauma. A noi interessa sapere come superare la paura vera del terrorismo, lasciando a Carrère e Baricco la paura che si prova davanti alla pagina bianca.Il piacere di tale paura.
Poi altri pensieri hanno invaso i nostri sogni, prima ancora che potessimo sincerarci della sua presenza nel catalogo letterario dei viventi.
Per restare in tema, l'uscita dell' autobiografia non autorizzata di Aldo Busi, osannata dai recensori più autorevoli, e del quale, anche in nome di una antica amicizia, avevamo letto molti libri, scoprendo alfine - noi lettori accaniti di giornali - la bellezza della letteratura, dello stile, anche quando le parole sono scritte con il sangue rosso, come inchiostro. Come nel caso del suo 'Seminario sulla gioventù', il libro rivelazione del Busi scrittore. Uguale sensazione avevamo avuto anni prima, leggendo un libriccino regalatoci da amici, di Leonardo Sciascia, dal titolo ' Una storia semplice'.
Poi anche l'uscita del nuovo libro di Busi - che leggeremo il prima possibile - s'è fatto da parte per lasciar spazio alle drammatiche vicende dell'assalto di quelle bestie dell'ISIS ad ignari ed incolpevoli turisti italiani e di altri paesi, in visita ad un museo, a Tunisi.
E così la curiosità di sapere che fine aveva fatto Alessandro Baricco, ed il piacere di leggere il nuovo di libro di Busi, sono stati schiacciati dall'enorme peso della paura del terrorismo che sembra ormai minacciarci da vicino, da molto vicino.
Aprendo oggi il quotidiano La Repubblica, leggiamo sulla prima pagina, in alto a destra , ben evidente: "Carrère e Baricco: come si supera la paura....".non perdiamo altro tempo e corriamo subito all'interno del quotidiano a leggere l'articolo. E rileggiamo con attenzione e per intero il titolo: "Carrère e Baricco: come si supera la paura della pagina bianca". CHISSENEFREGA della loro paura, manifestata in occasione dell'uscita di loro nuovi libri. Adesso abbiamo da pensare alla nostra paura, drammatica e reale. Se loro restano impauriti per mesi davanti alla pagina bianca, il mondo e loro stessi non subiranno nessun trauma. A noi interessa sapere come superare la paura vera del terrorismo, lasciando a Carrère e Baricco la paura che si prova davanti alla pagina bianca.Il piacere di tale paura.
sabato 15 febbraio 2014
Un nuovo governo di fighette ed anche fighetti. Quando la rinuncia è una buona notizia
Che nel nuovo governo presieduto da Matteo Renzi ci fossero delle fighette ma di sinistra, era noto a quanti seguendo le cronache di queste ultime convulse giornate, hanno potuto ammirare, ad esempio, la Boschi, 'Carfagna' di sinistra ma di colore castano, il cui nome si appunta su parecchi ministeri; alcuni troppo impegnativi per un giovane avvocato (Giustizia), o altri, più calibrati per Lei, come quello delle Riforme o dei Rapporti con il Parlamento. Naturalmente la differenza tra fighette di destra e sinistra non sta solo nella parte dell'emiciclo di Montecitorio dove siedono. Ancora della Boschi, oltre la sua aristocratica disinvolta avvenenza, non sappiamo molto, mentre invece delle fighette di destra sappiamo quasi tutto. Si riconoscono perchè griffate dalla testa ai piedi, disposte a lanciarsi in azioni spericolate per salvare il loro salvatore; ma anche le griffes che si sono guadagnate impegnandosi nella lotta. Preferiscono discoteche e pub a sale da concerto e teatri, dicono di aver visitato mostre che , invece , si sono guardate, facendole scorrere sull'iPAD. Ed, infine, che a causa del loro dichiarato impegno in qualunque attività le venisse assegnata dal salvatore, sono state impiegate in settori di cui non conoscevano forse neanche l'esistenza, e, comunque, quasi sempre al di là di ogni loro seppur minima competenza. Si spera, anche se non è possibile per ora averne certezza, che il Renzi furioso le impieghi le sue fighette in ambiti in cui possono da subito ben figurare, come non sarà nel caso della povera Madia, spaesata, non timida, come qualcuno va difendendola. Poi c'è anche da sistemare la Moretti, che dall'essere l'ombra di Bersani, neanche un anno fa, s'è votata 'anema e core' a san Matteo fiorentino.
Dunque per quanto nutriamo seri timori, speriamo nel meglio.
Dove invece non speriamo affatto nel meglio è nel settore fighetti, dati per certi nella nuova compagine governativa. I fighetti di sinistra si riconoscono perchè aborriscono le griffes e preferiscono lo stramiciamento e per questo riconoscibilissimi. E poi perchè sono sinceramente detestabili, e snob.
Da giorni corrono sulle bocche cucite di tutti, sottovoce, alcuni nomi, per un ministero al quale siamo direttamente interessati, quello dal quale va subito a casa Bray: il dicastero della cultura e turismo. S'erano fatti i nomi di Farinetti che sicuramente amerebbe la cultura italiana e la difenderebbe come ama e difende il Bel Paese , od anche quello di Orfini, già responsabile della cultura per il PD che noi abbiamo ascoltato qualche mese fa in una pubblica manifestazione delle istituzioni musicali dire parole chiare, anche sulla svolta decisiva da imprimere al Ministero ( fuori Nastasi! lo disse chiaramente).
E, invece, viene fuori il nome di Alessandro Baricco, il fighetto più snob della sinistra lontana dal potere. Non possiamo dimenticare quello che negli ultimi tempi ha scritto su 'Repubblica', a proposito delle istituzioni musicali, per le quali vanta una certa competenza, già espressa in qualche saggio e in quelle sue trasmissioni, per superintelligenti , a Rai Tre, ' L'amore è un dardo'.
Baricco scriveva che i teatri, case del melodramma che il mondo ci invidia e per il quale soprattutto ci conosce e che, ancora oggi, ama, forse più di quanto l'amiamo noi stessi, andrebbero chiusi, perché sanno di vecchio, e quei soldi a loro destinati, tanti in termini assoluti, girati alla televisione, unica vera espressione di cultura popolare di oggi, come esattamente due o tre secoli fa lo fu il melodramma.
Capito quali chiari di luna ci attendono con il fighetto di sinistra Baricco ministro? Noi tifiamo per Farinetti e Orfini.
Alla fine Baricco, interpellato direttamente da Renzi, sì è chiamato fuori, rinunciando definitivamente alla sua candidatura a Ministro della cultura. Per noi è una buona notizia.
Dunque per quanto nutriamo seri timori, speriamo nel meglio.
Dove invece non speriamo affatto nel meglio è nel settore fighetti, dati per certi nella nuova compagine governativa. I fighetti di sinistra si riconoscono perchè aborriscono le griffes e preferiscono lo stramiciamento e per questo riconoscibilissimi. E poi perchè sono sinceramente detestabili, e snob.
Da giorni corrono sulle bocche cucite di tutti, sottovoce, alcuni nomi, per un ministero al quale siamo direttamente interessati, quello dal quale va subito a casa Bray: il dicastero della cultura e turismo. S'erano fatti i nomi di Farinetti che sicuramente amerebbe la cultura italiana e la difenderebbe come ama e difende il Bel Paese , od anche quello di Orfini, già responsabile della cultura per il PD che noi abbiamo ascoltato qualche mese fa in una pubblica manifestazione delle istituzioni musicali dire parole chiare, anche sulla svolta decisiva da imprimere al Ministero ( fuori Nastasi! lo disse chiaramente).
E, invece, viene fuori il nome di Alessandro Baricco, il fighetto più snob della sinistra lontana dal potere. Non possiamo dimenticare quello che negli ultimi tempi ha scritto su 'Repubblica', a proposito delle istituzioni musicali, per le quali vanta una certa competenza, già espressa in qualche saggio e in quelle sue trasmissioni, per superintelligenti , a Rai Tre, ' L'amore è un dardo'.
Baricco scriveva che i teatri, case del melodramma che il mondo ci invidia e per il quale soprattutto ci conosce e che, ancora oggi, ama, forse più di quanto l'amiamo noi stessi, andrebbero chiusi, perché sanno di vecchio, e quei soldi a loro destinati, tanti in termini assoluti, girati alla televisione, unica vera espressione di cultura popolare di oggi, come esattamente due o tre secoli fa lo fu il melodramma.
Capito quali chiari di luna ci attendono con il fighetto di sinistra Baricco ministro? Noi tifiamo per Farinetti e Orfini.
Alla fine Baricco, interpellato direttamente da Renzi, sì è chiamato fuori, rinunciando definitivamente alla sua candidatura a Ministro della cultura. Per noi è una buona notizia.
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