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martedì 29 maggio 2018

Le convulsioni della politica

Ha fatto bene o ha fatto male Mattarella a mandare a casa il Governo giallo verde  presieduto da Conte ( leggi: Salvini-Di Maio) con Savona? C'è chi dice che abbia fatto male, anzi malissimo perchè avrebbe dovuto dire ai due giovinotti - uno un pò fessacchiotto, l'altro abilissimo e furbissimo - governate, vediamo cosa riuscite a realizzare del vostro impossibile programma. Ed anche chi dice che ha fatto non bene ma benissimo per evitare al paese mesi e forse anni di  problemi.
 Mattarella si è comportato come un buon padre che al figlio che ha portato a casa una fidanzata impresentabile, dice di lasciar perdere. Fa bene il buon padre  a mettere sull'avvio il proprio figlio per non fargli correre rischi, ma...  a quel figlio resterà sempre il dubbio che  quel boccone non sarebbe potuto essere necessariamente amaro.

 Gli elettori italiani che  non la pensano come Mattarella   diranno sempre:  se li avesse mandati al governo quelli avrebbero rivoltato l'Italia. Sì, ma come? Sta qui il problema.

 Non dimentichiamo che i due giovinotti si sono accordati sulla spartizione del paese  e della poltrone facendo finta di lavorare alacremente alla stesura di un programma (poveri grulli quelli che pensano che con il governo giallo verde, il potere sarebbe finito in mano di salvatori della patria! )quando Mattarella, a due mesi dalle elezioni, ha spinto, anzi minacciato per un governo del Presidente.

Ora, mandato a casa il governo dei due giovanotti, Mattarella è tornato sul governo del 'presidente' chiamando Cottarelli.  E, di nuovo, i due giovanotti, hanno fatto sapere che potrebbero tornare a trattare, rinunciare magari a Savona e andare al governo. Tanto sta loro a cuore la sorte del paese.....Seeeee!

Pur di salvare questo nostro Paese, che si salverebbe anche senza i due giovanotti - il barbaro ed il grulletto - loro vogliono rinunciare alle elezioni anticipate e andare in Parlamento dove hanno la maggioranza.
 Cancellata  la minaccia della messa in stato di accusa del presidente;mentre la Meloni, irriducibile nell'accusare Mattarella, temendo di scomparire completamente, più di quanto non lo sia già,  in da un giorno all'altro ha cambiato idea - mai con  i Cinquestelle e con Salvini loro alleato!) s'è fatta avanti ed ha offerto al possibile governo dei due il suo appoggio.

 Ora possiamo stare più tranquilli perchè la sorte del nostro paese sta a cuore  a quasi tutti i politici.

venerdì 4 maggio 2018

Vitalizi? alla prossima legislatura. I Cinquestelle sono ancora alle prese con la ricognizione. Ma i privilegi da cancellare in Italia sono infiniti

Aveva ragione Giorgia Meloni. Dei vitalizi, in ogni legislatura ci viene detto: se ne riparlerà alla prossima. Vale anche per la Meloni che, come tutti i suoi sodali, e benchè sia ancora lontanissima dalla pensione, si guarderà bene dal porre mano a questo privilegio, con tutti gli annessi e connessi, che è letteralmente un insulto al paese che continua a dibattersi in una crisi che non è stata ancora spazzata via dalla crescita che è lenta e flebile.

Di Maio 'superman' , e con lui Fico e tutto il Movimento dietro a lui, avevano assicurato che bastava  qualche settimana per cancellare questo assurdo privilegio ( si parla naturalmente dei vitalizi in essere, da ricalcolare). E che ci sarebbero riusciti loro dopo che tutti gli altri partiti al governo nel tempo avevano uno dopo l'altro dichiarato forfait. A godere da anni di tali vitalizi  soo anche illustri nomi del giornalismo e persone in vista della società civile e delle professioni. Li avete mai sentiti spendere una sola parola a favore della loro abolizione?  Qualche vocina s'è udita a malapena, che ci ha detto che devolve in beneficienza il  vitalizio, che solitamente si cumula ad altre pensioni, altrettanto sostanziose. Ma perchè, allora, non destinare  la beneficienza al paese intero, facendosi promotori della loro  abolizione (parliamo ovviamente sempre di quelli passati).

I commentatori andavano scrivendo che i Cinquestelle al governo - ipotesi abortita per la sete di potere e superlativo 'ego' di Di Maio -  avrebbero in qualche mese messo mano ad alcune riforme per assicurarsi una vittoria ancora più strepitosa alle prossime elezioni, sempre più vicine. Oltre che dei vitalizi avrebbero  toccato gli emolumenti dei parlamentari e dei consiglieri regionali, quelli almeno che non l'hanno ancora fatto - e sono la maggioranza!) Ma c'è ancora chi crede che lo faranno, che saranno proprio i parlamentari in carica a ridursi le indennità vergognose? E l'elenco dei privilegi ingiusti da abolire potrebbe continuare ancora.  Ve ne sono in ogni settore, e la speranza che vengano eliminati è  già morta.

Un esempio, riguardante istituzioni che senza il congruo finanziamento pubblico - nonostante che abbiano autonomia di gestione - non potrebbero sopravvivere.

Prendiamo il caso dell'Accademia di Santa Cecilia. il cui capo ( Michele dall'Ongaro) - presidente/sovrintendente/direttore artistico ( non vi fate impressionare da tutti questi impegni, ad essi provvede uno stuolo di sottoposti ben pagato) percepisce un compenso annuo di 240.000 Euro. Se vogliamo essere ancor più precisi il predecessore( Bruno Cagli e prima di lui Luciano Berio che se l'era aumentato di parecchio!) ne prendeva oltre 300.000. ( E' sottinteso che tali emolumenti se li sono attribuiti da sè, presiedendo il consiglio di amministrazione dell'Ente che li ha formalmente erogati). Ora  il capo dell'Accademia percepisce lo stesso stipendio del Capo dello Stato e del direttore generale, ad esempio, della Rai. Vi sembra possibile una tale aberrazione? A noi no. Anche perchè per elargire tali lauti IMMERITATI compensi, la stessa Accademia di Santa Cecilia è costretta poi a mettere una tassa di ingresso alla sua biblioteca, perchè non ha i soldi per garantire il sevizio  necessario. Non è vergognoso?

E, per restare nell'ambito delle Fondazioni liriche, alle quali nel complesso lo Stato ogni anno destina 180.000.000 di Euro circa, appare tanto assurdo che il Ministero, che eroga i finanziamenti, stabilisca un tetto per tutti i sovrintendenti, oltre il quale in nessuna fondazione si può andare? Perchè  a S. Cecilia e alla Scala (Pereira), come anche all'Opera di Roma (Fuortes), devono prendere 240.000 Euro, mentre  a Firenze( Chiarot), 200.000, e  in quasi tutte le altre  da 170.000 (Venezia, Torino, Verona, Palermo, Napoli ecc..) in giù?
Neanche a questa anomalia si può mettere fine? E' normale che dopo aver erogato i finanziamenti il Ministero  lasci che ciascuna fondazione li eroda, anche con l'attribuirsi privilegi privi di senso e di logica?

E, invece,  Fico ha sì aperto la discussione sui vitalizi da ricalcolare; ma nel corso della ricognizione, necessaria per  catalogare l'immensa casistica con la quale in ogni legislatura i parlamentari eletti si sono attribuiti od allargati privilegi ingiustificati, s'è reso conto che essa andava per le lunghe. Ma i Cinquestelle non erano quelli che in qualche settimana avevano promesso che  avrebbero cassato questo odioso privilegio? Ora siamo ancora alla ricognizione, che non si discosta dalle consultazioni, ormai in numero di quattro,  se comprendiamo la prossima di Mattarella,  con le quali non si è arrivati a nessuna conclusione.

 Ma questa ricognizione fa venire in mente un'altra analoga operazione della sindaca Raggi, della medesima parrocchia di 'superman' Di Maio. La ricognizione relativa alle buche di Roma ( e potremmo anche aggiungere quella sui rifiuti, emergenza mai finita a Roma!) durata a lunga e che forse tuttora dura, se non sono state ancora ricoperte, causando danni ai cittadini inimmaginabili.

Continueremo a credere a superman Di Maio? Ci ricorderemo di questi flop e, forse, anche  di altri futuri,  togliendo la fiducia a questo inutile salvatore della patria, al momento del voto?

sabato 10 marzo 2018

DI BIASE, FASSINA, MELONI, GIACHETTI ed altri ... con il piede in due scarpe

 Li conosciamo tutti e quattro:  sono paladini dell'impegno, dell'interesse verso la nazione, della politica moralizzata. Gente pulita, votata al sacrifico per salvare il paese.  Per ora sono esclusi, ma solo dall' elenco, leghisti berlusconiani, cinquestellisti.  Tutti, comunque, sia questi che quelli  possiamo essere certi che vivono e lavorano per salvare il paese, nell'esclusivo interesse della nazione. E lavorano indefessamente, senza mai risparmiarsi;  ritengono di essere indispensabili alla causa, al punto che  loro, come altri assenti da quest'elenco sommario, hanno contemporaneamente almeno due incarichi elettivi politici.

 Se vi venisse subito da pensare che percepiscano anche due indennità contemporaneamente: da parlamentare e consigliere comunale o regionale, siete in errore, vi sbagliate di grosso. Loro mai e poi mai si farebbero beccare che rubano in due posti differenti. Basta uno. E guarda caso - qui possiamo scommettere, senza conoscere la scelta dei singoli  politici -  tutti hanno scelto l'indennità minore.

 La Meloni, ad esempio, quella di consigliere comunale, lasciando nelle casse pubbliche quella di parlamentare, più pesante - la politica si fa con passione e senza interessi privati! - e la stessa cosa hanno fatto sia Giachetti che Fassina.

Non conosciamo, invece, la scelta  della Di Biase, che  suo marito Franceschini avrebbe voluto candidare al Parlamento; ma , per un minimo di decenza, non l'ha fatto, mentre l'ha fatto una coppia milanese cinquestellista;  la quale, invece, da capogruppo PD in Campidoglio, che a suo tempo fece man bassa di voti - battagliera, non c'è che dire - s'è candidata alla Regione, sostenendo Zingaretti. Ha annunciato che le due cariche, in Campidoglio ed alla Pisana, non sono incompatibili -  che è poi  la tesi sostenuta  anche dai costituzionalisti 'di stagione' che mantengono il doppio incarico - e che anzi sono l'uno il proseguimento dell'altro, il suo complemento e completamento. Lascerà solo l'incarico di Capogruppo in Campidoglio, e percepirà una sola indennità delle due che le spetterebbero. E sicuramente  opterà per mantenere quella più esigua, quella da consigliera comunale, ora che suo marito, bocciato sonoramente a Ferrara, è stato ripescato e dunque manterrà la sua poltrona in Parlamento. E così  con l'indennità da Parlamentare di lui e quella capitolina di lei, vivranno felici e contenti.  Ma in povertà. Non come in passato c'è capitato di constatare con la serafica e poetica coppia  Bondi, FI, che portava a casa ogni mese, per cinque anni, una trentina di migliaia di Euro. Un vita di stenti!

Alla fine della storia dobbiamo anche ringraziarli - il paese tutto deve farlo - questi nostri eroi, che fanno risparmiare alla Stato un bel gruzzolo! Se poi non si pongono il problema di affidare ad altri, forse più liberi ed anche più capaci di loro, uno dei due incarichi politici, è una minuzia!

mercoledì 10 gennaio 2018

Solo nel centrodestra nessuno dei tre leader pensa alle poltrone, in previsione delle Regionali

Litigano tutti, discutono su tutto, questo a me questo a te e questo... seguito dal gesto dell'ombrello, come nella risaputissima barzelletta sugli aiuti alle popolazioni povere dell'India.

 Solo il centrodestra, unificato dal pacificatore Berlusconi, non ha come primo pensiero quello di spartirsi le poltrone.Loro vogliono solo continuare a stare insieme;  se non per sempre - chi può dirlo? - almeno fino al 4 marzo, quando oltre le elezioni politiche vi saranno le Regionali, nelle due più importanti regioni del paese: Lombardia e Lazio, dopo la vittoria, uniti, in Sicilia.

Intanto in questo clima di riappacificazione,  con nel CUORE solo gli interessi del paese e non quelli delle diverse componenti del centrodestra, incarnate in Meloni ( Fratelli d'Italia), Salvini ( Lega),  e Berlusconi ( Forza Italia e  mister del centrodestra), i candidati della triade sono stati già indicati, senza nessuna lite  o contesa fra i tre leader, seduti attorno ad un tavolo ad Arcore, dopo aver 'mangiato e ben bevuto' - come dice, giustamente, la canzone
Regione Sicilia: Musumeci (Fratelli d'Italia), già eletto;
Regione Lombardia: Fontana (Lega), in sostituzione di Maroni che ha deciso (?) di ritirarsi (?);
Regione Lazio: Gasparri ( Forza Italia).

 D'accordo e senza spartizione di poltrone.

giovedì 28 dicembre 2017

All'ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA VOGLIONO ELIMINARE I TETTI, PER GUARDARE IL CIELO. FIGUCCIA CONTRO MICCICHE'

 Il nuovo Parlamento regionale siciliano (ARS: Assemblea Regionale Siciliana), 'destro' per colore e  guidato da Musumeci di Fratelli d'Italia, non  è restato con le mani in mano e si è dato da fare per  svecchiare il paese che, al sud, è da svecchiare  più che al nord. In molti settori. A cominciare dai tetti che al Parlamento siciliano,  presidente dell'Assemblea  Miccichè in testa, ritengono troppo bassi  e perciò impediscono di puntare  in alto e guardare, rasserenati, l'azzurro cielo di Sicilia.

 Contro di lui, potente colonnello della destra in Sicilia, si è mosso  un oscuro  consigliere, di nome Figuccia, gentile nel nome, determinato ma impotente, al punto che, inascoltato, ha rassegnato le dimissioni, a due mesi dalla elezione e insediamento e  a legislatura neppure cominciata.

Il gigante Miccichè ritiene che i tetti siano illegali perché oltre che impedire ai consiglieri di guardare il cielo dalle sale dorate di Palazzo dei Normanni, li rendano infelici, e perciò poco efficaci e poco attivi nell'azione di governo. Figuccia,  che non la pensa come lui, ricorre alle dimissioni dalla giunta.

I tetti che Miccichè vuole abolire, però, sono di un genere tutto particolare. Sono i tetti agli stipendi, sui quali  da tempo immemorabile, relativamente ai consiglieri siciliani, si è fatta feroce ironia.
Il tetto dei 240.000 Euro - che è poi l'appannaggio del Presidente della repubblica - è troppo asfissiante per un deputato siciliano e perciò va sfondato.Questa la tesi di Miccichè. 

Ad esempio, il segretario generale dell'Assemblea, sostiene Miccichè, dove poter prendere sui 400.000 Euro, perchè se li merita, essendo il suo incarico e la mole di lavoro  considerevoli, e  e lui da retribuire a dovere. Se potrà guadagnare quasi il doppio del Presidente della Repubblica, sarà felice, lavorerà meglio, e la mattina quando esce di casa, canterà tutto gongolante: si va all'assemblea/ a fottere, per ora, la gente etnea/  e da sera a mane/  tutte le genti isolane.

 A scendere, l'abbattimento dei tetti stipendiali riguarderanno tutti: consiglieri, dirigenti, funzionari e forse anche gli uscieri che arriveranno a guadagnare più di un professore universitario e di un primario di ospedale.

In questo accesissima discussione, il principe governatore Musumeci, politico affidabile raccomandato dalla Meloni, il quale, durante la campagna elettorale aveva detto - se la memoria nostra non ci inganna - che avrebbe messo un tetto  agli emolumenti dell'Assemblea siciliana, vergognosi! appare impotente contro Miccichè. Ma il suo maggior rammarico riguarda le promesse fatte ai tanti 'muratori' isolani ai quali aveva assicurato, una volta andato al potere,  che gli avrebbe dato un sacco di lavoro, costruendo tetti su tetti. Musumeci, in contrasto con Miccichè, ha detto che entro breve quei tetti in parte abbattuti da Miccichè  saranno rimessi, ed i muratori , almeno loro, finalmente gioiranno, per l'atteso lavoro.

P.S. Miccichè si è dovuto arrendere di fronte alle numerose proteste ed alle dimissioni di Figuccia, assessore ai Rifiuti, al quale, giusto la posizione di Miccichè, era stato impedito di raccogliere e destinare al tritatutto sociale  i rifiuti umani dell'ARS.

mercoledì 13 dicembre 2017

La politica. non è una risorsa ma un problema in Italia

Ieri Dibba ha preso la parola in Parlamento, esordendo: 'E l'ultima volta che parlo in Parlamento'. Dai banchi dell'opposizione, a questo esordio solenne da fine del mondo più che da fine legislatura - ormai prossima, questione di giorni - si sono levati dei mugugni, del tipo : "e che sarà mai, mica è la fine del mondo; quando non ci sarai più cercheremo di sopravvivere, ce ne faremo comunque una ragione...'. Ai quali, riprendendo il tono solenne, Dibba ha rilanciato: "  anche molti di  voi, non ci saranno più nel Parlamento prossimamente, quindi anche per molti di voi è l'ultima volta che hanno l'occasione di parlare... magari non hanno nulla da dire e taceranno, come del resto molti  di voi hanno fatto nel corso dell'intera legislatura giunta ormai al capolinea, e via dicendo...", proseguendo con toni apocalittici, tipici non solo suoi, ma di molti esponenti del Movimento Cinquestelle che si vuole accreditare come  'millenaristico'.

E, in effetti, a dare un tono apocalittico a questa fine legislatura ci ha pensato anche il presidente di Confindustria, Boccia, il quale dopo aver rassicurato tutti sul miglioramento della situazione economica ed aver anticipato che l'anno prossimo il PIL sarà superiore a quello previsto, ha minacciato, nel solco di Dibba: " salvo che la politica non crei dei guai". Ecco il punto.

La politica che  dovrebbe essere per il paese una risorsa, in grado di individuare i problemi ed offrire soluzioni oltre che accompagnare con azioni mirate la crescita e lo sviluppo, in Italia,  in maniera più evidente che altrove, la politica crea problemi, non li risolve.
E le elezioni ormai prossime - tutti  pensano alla data del prossimo 4 marzo, con le Camere sciolte addirittura prima della fine dell'anno - rappresentano una incognita, solo negativa. Da subito.

Nella discussione della Legge finanziaria il solito assalto alla diligenza, in prospettiva elettorale:  chiunque fra quelli che hanno scaldato gli scranni in Parlamento per un quinquennio, fanno a gara  a mettere i bastoni fra le ruote al carro degli avversari, reclamando regalie o elemosine di ogni genere per il proprio elettorato, giocando al rialzo con pretese talvolta irragionevoli, noncuranti del bene del paese. Al quale, però, tutti si richiamano, quando non fanno politica, ma chiacchierano soltanto.

In questi giorni tale richiamo al bene del paese ed alla responsabilità risuona ovunque, mentre ci sono cambi di casacche, spostamenti da destra a sinistra e tutti, gruppi, movimenti e partiti sono in fibrillazione per la compilazione delle liste.

 In conseguenza delle quali, molti parlamentari, come faceva notare  Dibba, possono dire addio a Montecitorio o a Palazzo Madama perchè non  saranno neanche candidati o non eletti. Con la consolazione, unica, che  essendo la legislatura arrivata alla sua conclusione naturale , quando raggiungeranno l'età dei 65 anni, avranno il beneficio del vitalizio.

Il quale, a detta della Meloni, spiritosissima: quest'anno il vitalizio è stato rimandato all'anno prossimo!

domenica 30 luglio 2017

Mara Carfagna for premier. In mente Berlusconi

L'altra sera a 'In onda' de La 7 c'era ospite Mara Carfagna, la parlamentare di Forza Italia, già ministro con un governo Berlusconi ed anche consigliera comunale, stravotata, a Napoli- se abbiamo capito bene.
 L'indiscrezione che la riguardava , riportata da Huffington Post - in studio rappresentato d De Angelis - diceva di Lei  come possibile anzi probabile candidata premier per Forza Italia, almeno 'in mente Berlusconi'. Lei si è giustamente schermita, dicendosi comunque onorata, ma ribadendo che trattavasi solo di una voce, anche non controllata, e della quale Lei non sapeva assolutamente nulla.

Ad essere meravigliati  per tale voce, più della stessa Carfagna, siamo stati noi. che abbiamo pensato come le sorti dell'Italia vengano affidate a mani  non proprio espertissime, alle quali Berlusconi non affiderebbe neanche la più piccola delle sue imprese. Il discorso vale naturalmente per il cinquestelle Di Maio, per il leghista Salvini e  per la pasionaria Meloni di Fratelli (e sorelle) d'Italia.

Ma del nostro  stesso parere non era Marcello Sorgi, giornalista di lungo corso, presente in studio, il quale interpellato sull'affaire, ha testualmente risposto: perchè no? La Carfagna è donna, e questo conta, come conta anche il fatto che è giovane e dunque rappresenta un volto nuovo - non ha aggiunto che è anche bella, perchè altrimenti gli sarebbero fischiate le orecchie,  per i fischi dei telespettatori, che non possono ascoltare simili scemenze. Ed ha aggiunto: poi è stata ministro ed ha quindi esperienza di governo, ed infine, è fra i parlamentari una di quelle che non è stata mai coinvolta in storie non proprio belle - Sorgi intendeva storie di mazzette, di malgoverno, ecc.. assai comuni nel Parlamento italiano.

Uno dei conduttori della trasmissione, ha aggiunto, sottolineandolo a dovere, che la Carfagna è una parlamentare che non si vede spesso in tv, come tante altre di tutti gli schieramenti. E l'interessata ha spiegato che Lei non va spesso e volentieri in tv, perchè la politica la fa in Parlamento e non in tv, dove credono di farla parlamentari prezzemolini.

Ora, nel corso della serata, ci ha colpito soprattutto l'intervento di Sorgi, riflettendo sul quale e sulle ragioni addotte in favore della Carfagna probabile candidata premier, abbiamo capito come fanno giornalisti anche bravi, come lo è il nostro, a mantenersi perennemente a galla.

sabato 1 luglio 2017

Forse Fratelli d'Italia riuscirà a farsi riconoscere inno italiano nazionale, non più solo 'ufficiale'

Ci sono voluti  71 anni prima che Fratelli d'Italia, inno risorgimentale di Mameli-Novaro, assunto, dall'indomani della proclamazione della Repubblica, come inno ufficiale 'provvisorio', lo diventi finalmente 'definitivo'. Non è detta ancora l'ultima parola, ma può darsi che prima della fine della 17 legislatura, l'attuale, Fratelli d'Italia venga finalmente riconosciuto inno nazionale italiano.
 Perciò chi oggi si lamenta, fra quanti vivono, studiano o lavorano, e sono anche nati, del troppo tempo che la legge richiederebbe per ottenere la cittadinanza, si consoli con il lunghissimo tempo di attesa di Fratelli d'Italia.  Che da oltre settant'anni  fa le funzioni dell'inno nazionale senza essere definitivamente riconosciuto tale.

Una accelerazione a tale riconoscimento,  meglio. all'iter parlamentare per raggiungerlo, l'ha data un deputato-patriota di Fratelli d'Italia, il partito della Meloni, che di nome fa Gaetano Nastri, ed anche un altro, ma del PD. La proposta di legge dei due verrà esaminata a giorni nella Commissione 'Affari costituzionali'-  se l'affare si ingrossa ,chissà che trovi ostacoli sulla sua strada.
Anzi,  di ostacoli ne ha già trovati, perchè emendamenti sono stati presentati da altri due illustri parlamentari. Francesco Paolo Sisto  di Forza Italia, propone che Fratelli d'Italia venga denominato nella legge  inno 'nazionale' e non 'ufficiale' come  risulta dalla determinazione del Parlamento italiano del 12 ottobre 1946.

 Il deputato centrista Gian Luigi Gigli, altro parlamentare dalla storia gloriosissima, di emendamenti ne ha proposti due: uno per  abolire Fratelli d'ITalia; e l'altro per indire un concorso per un nuovo inno nazionale che prenda il posto dell'attuale,  non importa se ormai riconosciuto  ed insegnato anche nelle scuole.

 Gigli rispolvera la vecchia polemica su Fratelli d'Italia, una polemica che aveva spinto i più fantasiosi  ed acculturati fra parlamentari e capi partito, fra i quali primeggiava Bossi - il fondatore della Lega e padre del 'Trota', laureato a Tirana - a proporre i più svariati sostituti, da Va pensiero a O Sole mio, a  Volare.

Insomma per il nostro Gigli (psichiatra, succeduto a Casini nella presidenza del famoso 'Movimento per la vita') anche la strenua difesa dell'Inno nazionale operata da Ciampi è valsa a nulla, di fronte al suo manifesto attaccamento alla nazione, ai suoi valori e alle sue attuali emergenze.

lunedì 6 giugno 2016

ELEZIONI AMMINISTRATIVE A ROMA. E se Raggi... Giachetti... Fassina... Meloni e Marchini...

Il primo turno si è appena concluso con un successo -prevedibile - della Raggi ed un secondo posto certamente non scontato di Giachetti, mentre Meloni piange e Fassina  e Marchini devono ripensare al loro futuro, anche prossimo.
 Fra quindici giorni il ballottaggio, che è tutta un'altra partita, con palla al centro, dimenticando i risultati del primo.
  Raggi con il Movimento 5 stelle  ha messo paura, secondo alcuni; è stata la vittima sacrificale del complotto ai suoi stessi danni, secondo altri.
 Giachetti, zitto zitto, pur uscendo da un tunnel che lo stesso PD ha creato sul suo cammino, è riuscito, seppure a poca distanza a lasciarsi alle spalle la sua più temibile concorrente, Giorgia Meloni; mentre con la Raggi, almeno al primo turno, non c'era  nè ci poteva essere storia.
 Adesso nei prossimi quindici giorni che separano dal voto del secondo turno i partiti devono riorganizzarsi e dimostrare la forza reciproca.
 Raggi deve presentare la sua squadra, per non perdere eventualmente tempo dopo, deve illustrare il programma di governo completo, magari con una scansione temporale precisa e chiamare a raccolta anche quelli che al primo turno non l'hanno votata, altrimenti la vittoria è stato come un fuoco di fiamma e niente più.
 Chi pensa che questa vittoria sia stata fatta a tavolino per mostrare i piedi d'argilla del movimento forse ha torto ma evidenzia la paura che serpeggia, dopo l'euforia iniziale, nello stesso Movimento che a Roma si gioca ala faccia, anche quella nazionale. Perchè Roma non è né Parma né Livorno e neppure Pomezia,  cittadine dove, con vicende alterne (positiva almeno a Pomezia ed anche a Parma, a parte i dissidi interni al Movimento, negativa a Livorno ed anche altrove, come in Campania) il Movimento già governa.
Veltroni,  nei rari interventi durante la campagna elettorale, ha messo sull'avviso gli elettori, ammonendoli a non scegliere gli 'apprendisti' amministratori, specie per Roma,città difficilissima e disastrata che forse neppure un miracolo o un Giubileo perpetuo riuscirebbero a rimetter in ordine.
 E' questa la vera incognita che pesa sulla vittoria finale della Raggi, che non è affatto scontata.
 Giachetti, la sua squadra e il programma deve averlo già pronto, stando alle prime dichiarazioni della vigilia elettorale, ora li confermi e ribadisca il suo impegno con elementi concreti. Lui deve far dimenticare chi l'ha preceduto anche del suo stesso partito, un vero disastro che ora qualcuno minimizza addebitando la caduta di Marino a faide interne allo stesso suo partito. No, Marino è stato un vero disastro per tutti, e s'è fatto male anche da solo. Il contrario di Veltroni che non ha sbagliato mai un colpo all'apparenza, ma che forse ha governato poco se è riuscito a imbarcare nel suo gabinetto mascalzoni e ladroni, senza accorgersene, perché ogni giorno più impegnato in inaugurazioni e tagli di nastri per opere pie. Sì Veltroni è stato uno dei migliori sindaci degli ultimi anni, soprattutto a parole, meno nei fatti, tanto da lasciare via libera ad Alemanno che ha proseguito e portato a termine il disastro di Roma.
 Giachetti che speranza ha? Noi crediamo che lui possa farcela. Non è successo già in Austria alle ultime presidenziali, quando il candidato di destra, dato per vincitore assoluto al primo turno ( 'destra' che Raggi naturalmente non è, ma comunque candidata antisistema, come  quello austriaco)  è stato battuto, al secondo turno, dal capo partito dei Verdi?
Giachetti vincerà (forse?) ma deve essere disposto, e non solo perchè glielo ordina il PD o Renzi,  a portare  sulle spalle una croce pesante assai, ma nel salire il suo calvario- ci si perdoni la bestemmia! - non può né fermarsi ( per farsi asciugare il sudore della fronte) né cadere, altrimenti né lui né il suo PD potranno più rialzarsi. Una sfida non da poco. Ma prima ancora di salire al Campidoglio, deve convincere  quelli del suo stesso partito che si fanno da soli la guerra a non darsi martellate sulle p... sport che coltivano con appassionata totale dedizione e bravura.

sabato 14 maggio 2016

Per un Pizzarotti che si vuole 'dimesso' c'è un Nogarin che si sostiene nella resistenza. Cinquestelle dynasty

Due sindaci 'cinquestelle', uno perfettamente integrato nella dynasty  'Casaleggio&Figlio' e l'altro ai margini, dissenziente. Ambedue raggiunti da un avviso di garanzia.
Per Nogarin, sindaco di Livorno,  la dynasty invita a leggere bene le carte e ad attendere l'evolversi dell'inchiesta, per poi decidere se dimetterlo o meno, perché non tutti gli avvisi di garanzia sono uguali; l'altro, sindaco di Parma, sul quale da due mesi indaga la procura di Parma, per le nomine al Teatro Regio, che non ha messo al corrente la dynasty, che ora si vorrebbe, perché dissenziente dalla medesima, dimesso sic et simpliciter.
Ma gli avvisi di garanzia, non aveva detto la dynasty che non sono tutti uguali, mentre per quelli che raggiungono esponenti di altri partiti suonano, senza indugio, alle orecchie della Casaleggio & Figlio come condanne già definitive?
 Gli avvisi di garanzia non sono tutti uguali , come non dargli ragione; ma anche gli oggetti di tali avvisi non sono tutti uguali. E allora? O si dice che occorre  guardare ai singoli casi prima di decidere - sempre ! - anche perché, comunque gli avvisi possono essere, talvolta, anche 'atti dovuti', oppure al loro invio debbono suonare come condanna,  che necessita immediatamente  delle dimissioni da ogni incarico pubblico. Come la dynasty chiede ora a Pizzarotti e, invece, non chiede a Nogarin.
 Intanto a proposito delle prossime elezioni amministrative, il cui clima infuocato non può non influenzare anche queste vicende, registriamo alcuni particolari della campagna romana.
 Innanzitutto che le sorellastre Mussolini  gareggiano su fronti opposti; che la Pivetti, in cerca di nuovo lavoro, dopo aver fatto senza molto successo ma per tirare a campare perfino la soubrette, s'è rimessa il foulard alla gola,  stile  presidente della camera di un tempo, per seguire come la sua ombra quel gentiluomo di Salvini; che le uscite ultime di Marchini inducono a  celebrare come genio,  Mariastella Gelmini, ex ministro dell'Istruzione, indimenticabile, per aver almeno parlato del tunnel, segretissimo, che collega Ginevra al Gran Sasso, entro il quale far passare la materia ( grigia?); e poi il rilievo dello slogan, ma forse solo quello, della principessina Ruspoli ( candidata con la Meloni) 'meglio nobili che ignobili! ( azzeccato!, perfino geniale); mentre fa piangere quello della Raggi che gioca sul suo cognome nello slogan: coRAGGIo di cambiare!
 Tornando a Pizzarotti. Sull'argomento 'Teatro Regio', e prima ancora sull'assessore alla cultura pizzarottiana, Luigi Boschi, nel suo blog (che la magistratura ha voluto mettere a tacere, perchè metteva bocca su fatti e misfatti parmigiani) ha raccontato tutto, anche in questi giorni, tornando a quella storia che ormai data qualche anno, quella cioè delle nomine al Regio, del direttore generale e della incaricata ai 'progetti speciali', per le quali aveva richiesto una 'manifestazione di interesse' agli aspiranti, i cui curriculum furono sottoposti ad una commissione che, alla fine dei lavori, stilò una lista di 7 candidati con le carte in regola. Quella commissione non s'è mai capito  se fosse presieduta da Cristiano Chiarot, sovrintendente a Venezia, o se Chiarot fosse uno dei membri, forse il più titolato fra gli esaminatori, se non altro per la carica che ha. In questa rosa di nomi eccelleva come astro luminosissimo Carmelo Di Gennaro che, vistosi escluso dall'incarico di direttore generale, se ne lamentò pubblicamente con una lettera aperta.
 Chi pensa che simili storture, che calpestano il curriculum honorum di uno dei più noti direttori artistici che l'Europa si contende a suon di dimenticanze e che perciò s'è messo in proprio, Di Gennaro appunto, sappia che la provincialissma Parma non è seconda neppure alla centralissima  Roma del Mibac di Franceschini, il quale per le sue (del ministero) commissioni consultive, a seguito di  richiesta di manifestazione di interesse, se ne è fottuto dei curriculum - che forse non era neppure in grado di valutare o che ha valutato secondo criteri di 'obbedienza e sottomissione'- per metterci chi gli pareva. Perciò chi se la prende con Pizzarotti, non si dimentichi di Franceschini. Resta solo da vedere chi farà meno danni,  se i nominati di Pizzarotti o di Franceschini.

lunedì 21 marzo 2016

Sulla scena del Campidoglio altri due campioni: Tosi da Verona e Razzi l'abruzzese

Meloni, Storace, Bertolaso, Giachetti, Marchini, Raggi non bastano; nella  lunga fila di improbabili candidati a sindaco di Roma, spunta anche Marino, ancora Marino, di nuovo lui, che però è combattuto  tra il presentare la sua candidatura e presentare il suo libro in uscita, e sembra che alla fine sceglierà di presentare il suo nuovo libro, perchè gli hanno consigliato di tenersi fuori dalla tenzone, per non fare ancora un'altra figuraccia. Lui la pensa diversamente.  Per ora non sappiamo, sta prendendo la decisione in questi giorni, e noi, Roma con noi, già tremiamo di paura che l'incapace chirurgo voglia nuovamente tornare al capezzale dell'agonizzante Roma, in rianimazione nonostante la sua cura, convinto che un nuovo più pesante intervento chirurgico possa salvarla.
La discussione sui candidati si è accesa di più nelle ultime settimane  soprattutto sulla candidatura di mamma Meloni. Può una donna che aspetta un bambino fare il sindaco? Certo che può! E può farlo anche di una città come Roma? Sicuro! Ma la Meloni ha una qualche esperienza amministrativa per svolgere tale gravoso lavoro anche con il pargolo in braccio? Domanda tabù, su di lei come su altri candidati. Vale l'esperienza della Madia, della Lorenzin, della Gelmini e financo della De Biase, signora Franceschini, nel suo ruolo di mamma e consigliera comunale a Roma. ma il sindaco.... zitto tu!
 Ora  dichiara di voler scendere in campo anche Tosi, il leader leghista che s'è messo contro tutti, senza fare un granchè alla sua città. Si dice che a consigliarlo sia stato il ministro Franceschini dopo che ha saputo che Tosi sta ipotizzando la copertura dell'Arena, il tempio della lirica che vorrebbe attivo durante tutto l'anno, piova o tiri vento. Perchè così Franceschini, con Tosi al fianco, potrebbe finalmente coronare il suo progetto di  riaprire il Colosseo alle lotte con le belve feroci ed alle passerelle di  moda ed altro ancora: con la platea ricostruita e  la copertura totale forse si potrà distogliere l'attenzione sulle buche, sulla sporcizia, sul traffico bestiale e sulle mille emergenze della disastrata Capitale.
 Ma tra i nuovi candidati c'è anche un fuoriclasse, il grande Antonio Razzi, quello che ha fatto la fortuna di Crozza, con il suo ideale di vita: 'fatti i c... tuoi'. Ha detto presentandosi che è stanco del teatrino della politica  e che lui scende in campo perchè può contare sui quasi 500.000 abruzzesi residenti nella Capitale che lo voterebbero ad occhi chiusi ed in massa, anche perché promette e fa sperare più allegre e divertenti giornate, durante la sua permanenza al Campidoglio.
 Ma lui non cambiato il suo ideale di vita in vista di tale candidatura. Alludendo agli abruzzesi residenti a Roma, il suo  celebre motto. l'ha così tradotto: se mi candido io, con la massa di abruzzesi al seguito,  cari politici, "so' cazzi!".

giovedì 17 marzo 2016

Non è solo Roma ad aver bisogno di un cura, ma i molti che si sono candidati a somministrargliela. Una cura di capoccia

Non riusciamo più neanche a ridere, perché la cosa si sta facendo molto seria, se non tragica per la povera Roma che necessita di cure forti ed immediate.
Ogni giorno la cronaca ci racconta di un nuovo medico volontario che si prefigge di prestare alla disastrata città, le cure necessarie. Il tragico è, però, che quasi  nessuno  di questi medici volontari  ha fatto gli studi necessari e propedeutici all'esercizio di tale professione.
 Ora sotto inchiesta ed osservazione è forse uno dei medici volontari che, a dispetto delle gaffe, inanellate in rapida sequenza (ma, come sempre, alcune di queste  nascondono verità sacrosante e toccano il punto della questione) ha dalla sua parte  qualche numero per candidarsi a vegliare al capezzale della Capitale preagonica, e cioè quel Bertolaso, medico di professione, già a capo della Protezione civile, abituato a gestire emergenze.
Che però, prima con l'uscita sulla città terremotata che lui sa come far risorgere  - che ha generato vivaci proteste nella popolazione aquilana, a nostro parere ingrata;  perchè sì la ricostruzione, cosiddetta, ha creato quei mostri urbani che sono le cittadelle satellite, però tutti gli sfollati, ed erano tanti, hanno trovato in breve tempo una sistemazione provvisoria, certo non la migliore, ma comunque una sistemazione; e che, inoltre, se qualche azienda, con la benedizione del premier di allora, Berlusconi ed anche degli amministratori, incapaci, del capoluogo abruzzesse, hanno fatto affari con la tragedia, non incolpiamo anche di questo Bertolaso - e poi con quella sulla Meloni si è messo, senza aver detto niente di grave,  tutti contro. Cosa c'è di così irrispettoso e sconvolgente nel dire che la guida di una città disastrata, terremotata, qual è Roma, è impegno troppo gravoso per una giovane donna, in maternità,  e che non ha nessuna esperienza di governo della città?
Gli si sono rivoltati contro tutti, oltre l'interessata, perfino la Santanchè - che a Berlusconi ha detto: stai zitto tu!- la Boldrini, paladina dei diritti delle donne - ed anche la signora Franceschini, al secolo Michela De Biase, che ha fatto la consigliera a Roma  prima e dopo il parto, senza problemi.
Tutta questa sceneggiata per apparire ad ogni costo,  'corretti politicamente' mentre invece la scorrettezza in questo caso sarebbe d'obbligo, come ad esempio ha fatto notare per il caso della candidata Bedori a Milano, il nobel Dario Fo, quando ha detto pubblicamente di lei che  ha troppo poco tempo per imparare a fare il sindaco prima di cominciare.
 E' questa la vera tragedia di molti candidati volontari a tentare una cura da cavallo per Roma, ammalata grave, per la quale gli unici che hanno le carte in regola per bussare alla porta dell'ammalata, disastrata, terremotata e inquinata Capitale, sono Bertolaso e Giachetti. Tutti gli altri no, per la salute e la salvezza di Roma, neanche la Raggi, acqua e sapone e basta.

giovedì 18 febbraio 2016

Bertolaso e Gabrielli. Il terremoto a L'Aquila ha testato i due possibili 'salvatori' di Roma

Bertolaso e Gabrielli li conosciamo bene, dai tempi del terremoto aquilano, quando insegnavamo al Conservatorio della città  e dirigevamo la rivista, da noi inventata, Music@, edita dal Conservatorio. Nelle loro mani, ESPERTE, si pensa di mettere le sorti della disastrata Roma, in perenne emergenza. Non si può ripetere il disastro di Marino che, con la faccia tosta che si ritrova, vuole riprovarci, per affossare del tutto Roma.
 Subito dopo il terremoto del 2009, nel corso della diaspora delle classi di studio e mentre fervevano i lavori per la costruzione del nuovo conservatorio 'A.Casella', gli incontri  in Conservatorio, con Bertolaso,  capo della Protezione civile, e Gabrielli, prefetto a L'Aquila, furono frequenti. E noi stessi difendemmo il capo della Protezione civile su Music@, e per questo ci ringraziò personalmente, quando tutti gli davano addosso, dimenticando che il problema principale dell'emergenza abitativa lui lo risolse senza far passare troppi mesi. Poi il cosiddetto progetto CASE si è rivelato un furto ma  Bertolaso il suo dovere l'aveva fatto. Indagare ora su quell'eventuale furto spetta alla magistratura.
Noi non potevamo dimenticare che il Conservatorio, unico fra le istituzioni scolastiche, ebbe una sede 'provvisoria' nuova (fondamentale l'azione intelligente e tempestiva dell'allora direttore del Conservatorio, Bruno Carioti, ora alla guida dell'Accademia nazionale di danza a Roma), che rischia di diventare definitiva, anche quando non sarà più all'altezza del compito, e questo per lo scaricabarile dei responsabili, anche comunali, e forse - perché non dirlo - per l'incapacità della nuova direzione del Conservatorio - nonostante faccia di tutto per apparire che si sbracci sulla questione del nuovo Conservatorio - di perseguire l'obiettivo della nuova sede che , di anno in anno, diventa sempre più impellente.
 Perciò Berlusconi ha fatto bene a pensare a Bertolaso che di emergenze ne ha affrontate; mentre - lo  si dica  chiaramente -  la proposta di  Rita Dalla Chiesa, avanzata dalla povera Meloni,  fa capire in quale dispregio ella tenga il governo della città. E lo stesso dicasi per i leghisti che conosciamo per le sole imprese folcloristiche cui danno vita in Parlamento e per gli scandali che ogni giorno li stanno investendo, mai per una corretta gestione della cosa pubblica, nel quale giudizio  accomuniamo anche il movimento dell'ex Grillo, che alla vigilia di possibili responsabilità - che dio voglia scamparci da una simile sciagura -  ha pensato bene di tirarsi fuori e tornare a fare il comico, presagendo che, arrivando dopo gli scandali, nessuno più gli presterà attenzione neanche come comico. Ora fanno le 'comunarie', alle quali si presenta gente di ogni risma e velleità,  ma preparazione ed esperienza nulle.
 Questi buffoni che abbiamo mandato in Parlamento, pensano che governare una città sia come fare spettacoli in pubblico. Non è la stessa cosa. E loro fingono che lo sia, tirando in ballo il popolo della rete.
 Bertolaso, che sa cosa vuol dire risolvere una emergenza, quando gli è stato chiesto per chi avrebbe votato, lui ha detto Giachetti, perchè lo conosce bene dai tempi di Rutelli e perchè  ha già esperienza amministrativa e conosce la città.
 La semplice ipotesi della candidatura di Rita Dalla Chiesa è un insulto che andrebbe sancito con l'accusa di 'vilipendio alla Repubblica'. Ed invece la piccola Meloni continua a sbraitare, come fosse una vera statista.