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giovedì 1 febbraio 2018

Elezioni Politiche del 4 marzo.Si attendono le analisi

 A giudicare da quello che dicono tutti, senza eccezione, i protagonisti della corrente campagna elettorale  che porterà alle votazioni del 4 marzo - sia politiche che regionali - niente è ancora chiaro di come evolverà la situazione politica in Italia.

Intanto Mattarella, il presidente, ha messo un cane da guardia, nella persona di Gentiloni, nel caso ci fosse un assalto alle derrate o alla diligenza - come del resto tanti temono.

Tutti vanno raccontando che vinceranno le elezioni: ne sono certi i Cinquestelle che saranno incoronati primo partito d'Italia -  gli elettori non si faranno condizionare dalle brutte esperienze amministrative, come quella romana della Raggi che, comunque, in queste settimane si sta dando tanto da fare per non danneggiare  ancora di più il Movimento.

Ostentano sicurezza anche le destre che, come coalizione, superano anche i Cinquestelle e potrebbero anche avere la maggioranza richiesta per governare. Sì, ma chi? Berlusconi, che tiene insieme  con uno sforzo sovrumano ( così sovrumano che in questi giorni ha avuto un affaticamento ed ha dovuto interrompere le sue comparse pubbliche e tv), non può, anche perchè Strasburgo non risponderà alla sua richiesta di 'riabilitazione' politica prima di quelle data; Salvini, neanche lui, anche se lui vorrebbe mentre non lo vuole nessun altro, neppure Berlusconi che è costretto a rassicurare i partners europei  sulla 'incandidabilità' del suo socio 'preelettorale' per tutt'altre ragioni rispetto alle sue.

 Sarà il partito di Renzi a vincere le elezioni? Lo va dicendo dopo che in queste ultime ore c'è stato un balzo in avanti, come di una tartaruga, nei sondaggi del PD. Renzi sbandiera che ha pronta la squadra più efficiente e preparata ( ma naturalmente, anche se non lo dice, Renzi, non pensa alla squadra guidata da Gentiloni, mai  sbaraccata per volontà di Mattarella che teme il peggio), e pensa ancora che a guidarla possa essere richiamato per la seconda volta  proprio lui. Chi altro?

 Tutti come si vede sembrano malati di una identica malattia, quella della sopravvalutazione delle proprie forze, dimenticando che lo stress elettorale può giocare un brutto scherzo a chi non sa riposarsi ogni tanto dalle fatiche, prendere fiato e proporre ricette sensate per guarire definitivamente il nostro paese dai suoi mali: di impreparazione, millanteria, impresentabilità soffrono molti chiamati a consulto  al capezzale della nazione febbricitante. E poi il debito pubblico, che pesa come un macigno, preme sul petto dell'Italia, impedendole di respirare a pieni polmoni e di guarire.

E per questo tutti attendono  gli esami del 4 marzo. Gli esami delle URINE.

martedì 23 gennaio 2018

Con che faccia Vasco Errani si è dimesso da Commissario per il terremoto del Centro Italia per candidarsi con LeU?

Come si legge nell'articolo del Fatto dell'agosto scorso - da noi ripreso parzialmente nel post precedente - il Commissario straordinario per il terremoto del Centro Italia, nominatovi da Renzi nell'agosto 2016 (appena due mesi dopo che aveva dovuto lasciare la presidenza della Regione Emilia-Romagna per guai giudiziari), Vasco Errani,  perchè già Commissario per il terremoto nella sua regione, dunque con  grande esperienza in materia, alla fine di agosto 2017 avrebbe terminato il suo mandato, qualora il suo mandato, con  tutto quello che comportava, fosse stato portato a termine e non si volesse affidare ad altri la prosecuzione di  quell'incarico o si volesse procedere altrimenti, dando, ad esempio, più poteri ai sindaci.

Errani alla fine di agosto si dichiarò  soddisfatto per ciò che aveva fatto e, alla scadenza  fissata del suo mandato, non intese prorogarlo. Il Governo, passato nelle mani di Gentiloni e il Partito democratico alle prese con le scissioni interne, non avevano dunque nulla a che fare con le dimissioni di Errani. Del quale tutti dissero che era una persona seria, che non si dimetteva perchè irresponsabile, ma solo per fine mandato. E che lungi da lui  era qualsiasi idea di prepararsi, con le dimissioni, ad una candidatura per la Camera dei Deputati, in una delle costole scissioniste del PD, quella che non faceva capo  nè a Renzi  nè  a Gentiloni. Al diffondersi di tali voci, Errani ed il suo entourage smentirono categoricamente. Vasco non è un accaparratore di poltrone - come se non ne avesse ancora occupate mai ( ci furono contestazioni quando si candidò per la terza volta a Governatore dell'Emilia Romagna, riuscendone eletto).

 E, invece, quelle voci che lo davano dimissionario per candidarsi nell'ala del partito non più di Renzi segretario, erano  vere. Come si è saputo proprio in questi giorni in cui i pariti procedono alle candidature.

Evidentemente anche per  Vasco Errani, pezzo da novanta del PD della rossa Emilia-Romagna, il terremoto conta meno della sua poltrona  in Parlamento, alla quale  aspirava dal giorno in cui decise di dimettersi, andando successivamente a fondare il nuovo partito che aveva abbandonato la 'casa' comune.

E' di oggi la notizia che  in tutt'altro schieramento, senza terremoti da commissariare, un giornalista dell'azienda Berlusconi si è dimesso,  Giorgio Mulè, direttore del settimanale 'Panorama'. E si è dimesso per  una ragione personalissima: la sua candidatura prossima in Parlamento, nelle file del partito del suo datore di lavoro, Silvio Berlusconi. 

sabato 23 dicembre 2017

Il Fatto Quotidiano e il governatore pugliese Emiliano non ammetteranno MAI le sconfitte

Cominciamo dal secondo caso che è quello più drammatico, perchè coinvolge le sorti di ventimila lavoratori circa e il futuro di una intera città, Taranto per l'affare ILVA. Quando sembrava ad un buon punto la trattativa con il gruppo indiano che la acquisterà, arriva l'IRRESPONSABILE altolà del governatore  pugliese e del sindaco di Taranto che si mettono di traverso sulla strada che Calenda, il ministro per lo sviluppo economico, stava tentando di condurre in porto. E presentano un ricorso al TAR, il cui esito non è noto e potrebbe richiedere anche tempo, comunque troppo per un industriale che non comprerebbe una azienda che ha infiniti problemi, senza sapere quale sorpresa, ad acquisto avvenuto, potrebbe riservargli la sentenza del tribunale amministrativo regionale.

 Calenda si reca a Taranto con il ramoscello di ulivo per gli amministratori pugliesi, Emiliano - che già per la seconda volta o la terza ( ricordate la sua candidatura alla segreteria del PD finita nel nulla  sonoramente bocciata?) non vuole ammettere di aver fatto un passo falso ; anzi sembra addirittura che voglia rifarsi della precedente sconfitta, FREGANDOSENE del destino dei tarantini e dell'ILVA.

 Calenda gli ha chiesto di ritirare il ricorso, la stessa cosa ha fatto Gentiloni, ma lui non sembra disposto a farlo, anzi minaccia: Calenda è un immaturo, Gentiloni ricattatore. E lui? Lui un irresponsabile. Neanche i sindacati che temono il peggio e perciò  si sono schierati a favore della mediazione del Governo - memori di altre vertenze finite male,  anzi malissimo, come Alitalia, quando hanno appoggiato i lavoratori che tiravano la corda senza accorgersi che stava per rompersi come poi è accaduto - sono riusciti a far desistere il corpulento governatore dalle sue posizioni bellicose ma disfattiste.

Se si rompe il negoziato con Mittal su ILVA il pericolo reale è che l'impianto venga spento entro la prima decade di gennaio, e addio sogni di lavoro ed anche di risanamento. Senza l'accordo non ci sarà lavoro, e neppure il risanamento della fabbrica che inquina. E così i tarantini moriranno per l'inquinamento ma anche per  la disperazione perchè senza lavoro.

 Che faranno allora i ventimila di Taranto? Andranno a casa di Emiliano, dove la tavola è sempre apparecchiata, e a Natale perfino con frutti di mare prelibati, quando in molte famiglie tarantine  comincerà ad essere impresa dura mettere insieme il pranzo con la cena? Perchè Emiliano non ammette la sconfitta, ritira il ricorso al TAR e riavvia le trattative per concordare con Governo e nuovi proprietari tutte le misure possibili per assicurare ai cittadini coinvolti lavoro e salute, che lui proclama  di difendere, ma SOLO A PAROLE?

Qualcosa di simile accade anche alla direzione de 'Il Fatto quotidiano', a causa della sua voracità  giornalistica che non conosce limiti, e del delirio di onnipotenza ed infallibilità dei suoi vertici?
 Ha dato addosso di brutto al sindaco di Mantova - anche perchè del PD di Renzi?- coinvolto in una brutta storia. Poi quando si scopre che la signora che aveva architettato questa diffamazione  aveva falsificato tutto per accusare il sindaco,  che viene perciò scagionato dall'accusa, non si dice soddisfatto perchè la magistratura ha sventato un imbroglio, ma ricorda che  scagionato dall'accusa più infamante, ne restano contro di lui altre. Accuse che in altri casi, come quando hanno riguardato i Cinquestelle amici, hanno precisato che non tutte sono uguali, come ad esempio una di quelle rivolte al sindaco di Mantova e cioè 'abuso di ufficio'. Perchè,  ha spiegato Travaglio, un amministratore è facile incorra in tale reato; e che comunque non può essere messo sullo stesso piano del reato di truffa, o di associazione o di concorso esterno in associazione mafiosa.

 Allora perché alla magistratura si crede quando conviene  e quando non conviene, perchè non si vuole ammettere l'errore e scusarsi, non si crede?


lunedì 18 dicembre 2017

Maria Elena, sii bbuona, dimettiti!

Il cerchio intorno a Maria Elena Boschi, detta 'la zarina',  per incoronazione ufficiale dell'amico Matteo Renzi , va sempre più stringendosi e, prima o poi, si trasformerà, inevitabilmente, in una sorta di cappio che ne strangolerà la carriera politica, già ormai compromessa, anche prescindendo dalle dichiarazioni che si attendono oggi e domani dai testimoni convocati dalla Commissione parlamentare di indagine sulle banche, e cioè il Governatore di Bankitalia, Visco,  e Ghizzoni, ex numero uno di Unicredit.

Ieri l'ennessimo colpo alla sua credibilità inferto dal sempre discreto e misurato ministro dell'Economia Padoan. Nessun ministro - ha detto, e poi anche precisato in un comunicato ufficiale del suol Ministero - è stato mai da noi autorizzato ad occuparsi delle banche, né autorizzazione è stata mai chiesta. Delle banche si occupa il ministro competente, cioè Padoan, d'accordo con il capo del Governo, Renzi o Gentiloni ed il Governatore di Bankitalia, Visco. Più chiaro di così!

Dunque se Maria Elena sia intervenuta, come sembra sempre più evidente, lo ha fatto  a titolo personale, senza averne diritto, incarico e delega di chicchessia.

 Allora Renzi la smetta di difenderla a spad, tratta tirando in ballo che l'offensiva  ormai generale contro la zarina  sia conseguenza della ricerca di un 'capro espiatorio'. Lei si è messa in questo casino e Renzi sicuramente ne era a conoscenza, Padoan no (o forse anche lui, senza poter agire, conoscendo i rapporti tra la ministra ed il capo del governo); e forse negli attacchi a Visco, accusato di scarsa vigilanza, si potrebbe celare  qualche opposizione  alla zarina e  a Renzi, lo zar, alle loro richieste di aiuto  per la banca nella quale vice presidente era il 'babbo' della Maria Elena.

Senza dimenticare che  se scarsa vigilanza c'è stata, ammesso che ci sia stata da parte di Bankitalia, chi ha potuto agire tranquillamente sono stati i vertici delle banche che si sono comportati nei confronti dei comuni cittadini, come degli imbroglioni e ladri professionisti. Non vorranno Matteo e Maria Elena, farci credere che la storia delle 'guardie e dei ladri', va riscritta  a ruoli inversi? No, non siamo idioti fino a questo punto, da bere la loro  versione.

Il Governo e la magistratura devono scovare i ladri, far tirar loro fuori il malloppo che hanno nascosto o in paradisi fiscali o attribuendone la titolarità a parenti, e fargli pagare in solido e da dietro le sbarre.

 E Maria Elena? E Matteo? Maria Elena dovrebbe dimettersi da subito. E Matteo non dovrebbe ricandidarla. A meno che non abbia deciso fin d'ora che lui ed il suo partito debbano uscire con le ossa rotte dalla prossima competizione elettorale nazionale. Perchè così finirà la storia se non cambiano le cose. Le sorti della zarina non valgono le sorti future di un partito come il PD. Consigli alla sua amica, se non lo fa lei 'sua sponte', di dimettersi. Subito.

venerdì 27 ottobre 2017

Renzi, zitto e mosca su Visco, propone Gentiloni e nomina Mattarella

Oggi, come già anticipato, il Consiglio dei Ministri proporrà al Presidente della Repubblica la riconferma per il secondo mandato di Visco a Governatore di Bankitalia, riconferma avversata ferocemente dall'ex zar, Renzi, e dalla sempre zarina, Boschi, che,  nelle vesti di Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio parteciperà di diritto alla riunione del gabinetto Gentiloni, e con scorno, neppure tanto dissimulato, dovrà ingoiare la riconferma del Governatore, gradita anche alla BCE di Draghi.

 Tale nomina segna lo smarcamento del Presidente Gentiloni dal suo predecessore che, da segretario del partito al governo, intende continuare a fare da balia - fino ad ora, almeno - al suo successore e a  dettare legge sull'azione di governo.

Gentiloni ha potuto disubbidire ed ha disubbidito, anche perchè oggi si sente più forte, avendo constatato che il suo gradimento presso i cittadini è abbastanza alto, e comunque  molto più alto di Renzi, il quale scalpita. E, non contento dello scompiglio in cui stava gettando, consigliato anche dalla zarina, una delle istituzioni più importanti del paese, ha perso l'occasione di tacere anche dopo la decisione annunciata di Gentiloni, dichiarando che lui Visco non lo avrebbe riconfermato. Ma lui non è, attualmente, Presidente del Consiglio, dunque zitto e mosca!; perchè a nessuno frega sapere  che cosa avrebbe fatto lui.

sabato 21 ottobre 2017

Un partito di sinistra (PD) ed il suo segretario (Renzi) non possono stare dalla parte dei banchieri, ma dei consumatori. Ma anche dei cattivi amministratori e dei ladri?

Ha ragione Renzi, ed il suo partito con lui,  quando dice che la sinistra non può stare dalla parte dei banchieri, ma da quella dei consumatori; e rivendica, con i decreti del suo governo, di aver salvato - il salvabile - dei risparmi dei piccoli investitori truffati ed imbrogliati dalle banche. E si spera che prosegua su questa strada.

 Ma del crac delle banche, compresa Banca Etruria, quella nella quale è stato Vice presidente il padre della sottosegretaria Boschi, Renzi ( Maria Elena Boschi) e il suo partito non possono incolpare  Visco e la Banca d'Italia per omessa o negligente vigilanza. Perchè, nel caso la Banca centrale fosse stata negligente, o quanto meno indulgente, verso i banchieri, non si può non ammettere che gli imbrogli e i furti, veri e propri, siano stati perpetrati dai banchieri a danno dei consumatori e risparmiatori, non da Bankitalia.

 E allora perchè quella mozione di sfiducia - in seconda battuta ridotta a 'lecita espressione di parere o di critica' - nei confronti di Banca Italia e del governatore Visco, alla vigilia della scadenza del suo mandato, quando tutto lasciava prevedere che sarebbe stato riconfermato dal Governo e dal Presidente Mattarella?

 C'entra qualcosa in questa accelerazione di sfiducia la sottosegretaria Boschi che, a detta del Fatto Quotidiano è l'estensore materiale di quella mozione, definita da molti atto irresponsabile e forse anche  vendetta personale della Boschi contro Visco, a causa della Banca del papà?

Può una giovane sottosegretaria creare problemi ad una delle istituzioni più prestigiose e di garanzia del nostro paese? Perchè adesso, dopo quella mozione di sfiducia, ogni cosa  riguardante la Banca d'Italia ed anche il suo prestigio internazionale potrebbe essere messa in discussione..

Se il Governo e Mattarella confermassero Visco, lo metterebbero in una situazione di vulnerabilità, nella quale, dato il suo ruolo non potrebbe tirare avanti a lungo; se non lo confermassero, tutti direbbero che Governo e Mattarella sono stati ostaggio della 'zarina', la vendicatrice Boschi, assecondata da Renzi che, pur scalzato dal suo trono, continua a regnare per mezzo di Gentiloni.

 Una lettura 'benevola'  ed 'annacquata' della mozione, con la quale si intende discolpare la Boschi da una responsabilità che Lei evidentemente ha più di tutti, la considera come il modo per non farsi scavalcare dai Cinquestelle che hanno presentato analoga mozione di sfiducia  per Visco e la sua riconferma.

 Come se ne esce? Non è facile immaginare una via di uscita. Al momento onorevole soprattutto per Visco il cui mandato scade fra pochi giorni.. Mentre una via d'uscita che rimetta ordine  ed equilibrio fra i poteri ci sarebbe se la si volesse percorrere: Maria Elena Boschi riconosce  il suo tragico errore e si dimette, subito, senza attendere neanche un minuto.
La Commissione parlamentare indaga svelta sul crac, ascolta Visco, legge i documenti che la Banca d'Italia le ha fornito a prova della sua non omessa vigilanza - e quindi discolpa sia il Governatore che Bankitalia - e condanna, anche in solido, i veri responsabili. Fra i quali c'è anche il padre della sottosegretaria Boschi, a questo punto ex.

Solo dopo, Bankitalia ed il suo Governatore - anche Visco, perchè no -  potrebbero tronare a svolgere con autorevolezza il loro ruolo di vigilanza e  di garanzia, nazionale ed internazionale. Ma la Boschi, a quel punto, deve essere già partita per una lunga vacanza.

mercoledì 18 ottobre 2017

Guardie e ladri. Banca d'Italia e le altre banche. Il famoso film Renzi e i suoi vogliono riscriverlo a modo loro

Nella storia che agita la politica in queste ultime or: rinnovo e sostituzione di Visco, attuale governatore della Banca d'Italia, si sono inseriti con una irruenza spropositata il PD di Renzi ed i suoi luogotenenti, Maria Elena Boschi fra i primi.
 Al Parlamento il PD ha fatto approvare una mozione di sfiducia nei confronti di Visco, mettendo una ipoteca sul  suo rinnovo  alla testa della Banca, che vigila sull'intero sistema bancario italiano . C'è stato chi ha fatto notare che il PD e il Parlamento non hanno competenza sull'argomento, che invece spetta al Presidente della Repubblica ed al Governo. Ma non è sfuggita a nessuno  la gravità  di tale sfiducia che  indirettamente  si rivolge anche al Governo, cioè a Gentiloni che del PD è espressione, su concessione di Renzi, che decide la sua azione ed anche i tempi della sua permanenza.

Gentiloni ancor anon si esprime, attende che Renzi e le sue truppe gli dicano apertamente se deve restare o andarsene, si fa sentire, invece, Mattarella che invita tutti a farsi i c... propri - naturalmente la Presidenza dell Repubblica non usa questa espressione, ma la sostanza del discorso è la stessa.

Renzi e la zarina  in prima fila rimproverano a Visco di non aver vigilato abbastanza bene, a tempo debito, e come avrebbe dovuto,  onde evitare il crac di alcuni istituti di credito. E forse  potrebbero aver ragione.

Ma dove non hanno ragione è quando vogliono riscrivere dall'inizio alla fine la storia che il famoso film 'Guardie e Ladri' raccontava. Dove, come accade nella realtà, spesso i ladri sono più solerti delle guardie, le quali per arrivare ad acciuffarli ci mettono sempre un pò, perchè spesso sbagliano obiettivo.

Ciò che Renzi, ma in questo caso soprattutto la zarina, vogliono farci credere che  le guardie (Visco e Banca Italia) sono diventati essi stessi ladri, e che i ladri- che hanno nomi e cognomi - dal padre della Boschi  a Zonin, tanto per farne un paio soltanto- che sono poi i ladri veri e gli imbroglioni - dovrebbero nel film riscritto  fare la parte di poveri cittadini inermi che non sono riusciti a difendere i loro risparmi.
 Questo vorrebbero farci credere. Che gli amministratori non hanno rubato, mentre lo hanno fatto ( come di mostrano anche le recenti richieste di danni che forse finiranno a puttane come accade spesso in questo paese), anche  e forse perchè la Banca d'Italia non è riuscita a smascherarli prima.

Ma la realtà è che i ladri sono ladri e le guardie giardie. Se poi in casi particolari gli uni sono più svelti degli altri...

sabato 16 settembre 2017

Dieci domande ( come già a Berlusconi e Boschi) a...Fabio Fazio, detto 'Fabbio', sono troppe. Basterebbe una sola

Aveva cominciato La Repubblica di Ezio Mauro la quale, ai tempi dei numerosi scandali in cui venne coinvolto, a torto o ragione,  pose  a Silvio Berlusconi dieci domande, rispondendo alle quali si sarebbe salvata l'anima, come assicurava il quotidiano  romano. Berlusconi non rispose e preferì dannarsela, l'anima.

Ha fatto la stessa cosa, in tempi più recenti Il Fatto Quotidiano diretto da Travaglio; che dieci domande dieci  ha rivolto alla ministra Maria Elena Boschi, sul 'salvataggio ' cosiddetto di Banca Etruria e sui suoi buoni uffici in favore della banca presso l'allora ad di Unicredit, come l'accusò De Bortoli. Anche la ministra, come il cavaliere ha preferito non rispondere, fottendosene delle conseguenze, tanto lei è rimasta 'zarina' anche in assenza dello zar (Matteo) e nel nuovo consiglio di 'reggenza', quello con Gentiloni a capo, è pure salita di grado.

Temiamo che la stessa sorte, toccata  alle dieci domande più dieci rivolte a Berlusconi e Boschi,  ora toccherà alle dieci domande che proprio oggi, Selvaggia Lucarelli pone dalle pagine del giornale di Travaglio a Fabio Fazio, detto 'Fabbio'. In sintesi la giornalista chiede al collega un pò di trasparenza sui suoi guadagni in Rai, quest'anno e per i prossimi quattro, sempre con il suo programma, trasferito anzi promosso e perciò anche meglio pagato, a Rai 1, del quale è autore, conduttore, proprietario del format - la Lucarelli ironizza sul 'format': uno o  più ospiti seduti in poltrona od intorno ad un tavolo e lui, 'Fabbio' che intervista. E' questo un format per il quale Fabbio percepisce alcune centinaia di migliaia di Euro l'anno? -  e proprietario, per il 50%, della società che lo produce (Officina), e perciò percettore finale per tutte queste voci e forse anche per  altre.

Fabbio non risponderà, non inviterà mai Selvaggia neanche come ospite, perchè ha osato Lei porre le domande all'intervistatore per eccellenza, né potrà mai dar seguito alla richiesta della giornalista di essere accolta fra i suoi autori che, si illude la Lucarelli, anche loro siano ben pagati.
Sicuramente anche lì, Fabbio riesce a far risparmiare alla Rai, prendendo i suoi collaboratori fra gli allievi dei suoi corsi universitari. Insegna anche all'Università?  Comunicazione televesiva o Economia aziendale?

Vediamo se a noi tocca sorte migliore della Lucarelli, ponendo a 'Fabbio' una sola domanda? Perchè ha promesso di dedicarsi al lavoro dei campi fra quattro anni, quando uscirà definitivamente dagli schermi televisivi? La domanda è: perchè non lo ha fatto ora? Non ha ancora abbastanza soldi per assicurarsi una vecchiaia tranquilla? Non ha messo a frutto i miliardi che si fece dare dalla tv che ora si chiama La7, senza aver mai lavorato?Prese i soldi e scappò! Lei di soldi ne ha guadagnati tanti, senza rischiare mai nulla , perchè sempre le hanno dato ciò che chiedeva - come potevano rifiutarsi di premiare economicamente la tv intelligente?

Lei, 'Fabbio', ha preso la stessa malattia di Renzi il nostro ex premier, quella di promettere anzitempo qualcosa che sa bene che non manterrà, perchè fra quattro anni si inventerà una storia per cui sarà costretto a restare, a grande richiesta, e a rimandare l'uscita di scena.

 'Fabbio', Lei  non è tra quelli che un giorno sì e l'altro pure si accalora parlando con persone solitamente sue coetanee del lavoro dei giovani che in Italia non c'è?
 Allora sia  bravo, dia un segno. Per mettere a tacere tutte le voci sul suo carattere ligure, attaccato ai soldi, molli la tv subito e così libera un posto per qualche giovane bravo che certamente ci sarà in Italia. O pensa che con Lei la stirpe si è esaurita?

E se lo farà Lei, Fabbio, tanto stimato ed ascoltato, vedrà che altri la seguiranno, del mondo dei dinosauri che, prima di lei, avevano promesso che si sarebbero ritirati al compimento degli ottanta, non dei settanta, e, invece, continuano imperterriti a parlare di lavoro giovanile che in Italia manca, ed a lavorare ancora anche in tv, profumatamente retribuiti.  Sicuramente allora, per non essere da meno, seguiranno il suo esempio, non so... Piero Angela, Corrado Augias ed altri di cui al momento non ricordiamo, per colpa dell'età, la nostra, i nomi.

sabato 10 giugno 2017

SOS salute.Vitamine per il governo Gentiloni e vaccini per i Grillini

Cominciamo dai vaccini  la cui  somministrazione sembra più urgente, dopo la firma del Quirinale al decreto Lorenzin e la pubblicazione del medesimo sulla Gazzetta ufficiale.
 Preoccupano le voci giunte da alcune asl sulla mancanza di vaccini disponibili e sul  differimento della loro somministrazione all'autunno, quando le scorte saranno nuovamente  disponibili.

Ora però occorre, ad ogni costo, che il vaccino 'trivalente' capace, forse, di immunizzare contro la stupidità, la paranoia e la dissociazione di personalità, venga  fornito alla Asl parlamentare per la vaccinazione obbligatoria dei parlamentari grillini, particolarmente affetti da tali malattie professionali. A cominciare dal parlamentare Sibilia il quale, a sua volta, ha consigliato sempre alla asl del Parlamento di procurarsi il vaccino da somministrare alla Lorenzin, contro la decretazione vaccinale, dalla quale a suo paranoico parere, sembrerebbe affetta. E speriamo che la vaccinazione sortisca i suoi effetti; perchè la sua efficacia potrebbe essere annullata  dall'età avanzata e dallo stato di salute 'mentale' già compromesso dei vaccinandi. Vaccinar non nuoce.

Dai vaccini alle vitamine.  Nei giorni scorsi  più d'un giornale ha elencato tutte le leggi che con le elezioni anticipate avrebbero interrotto il loro cammino parlamentare per l'approvazione, notando che si tratta di leggi importanti che farebbero compiere al nostro paese un passo avanti  decisivo sul cammino delle riforme che da anni si attendono.

Ora, scongiurate - come sembrano -  le elezioni anticipate, il Governo Gentiloni ha bisogno di una robusta iniezione di vitamine per proseguire nel suo cammino riformatore, non strombazzato (alla maniera di Renzi) ma  continuo. Forse con una robusta dose di vitamine anche lo stesso Gentiloni che appare un pò impallidito, prenderebbe  più vigore, e potrebbe fare orecchie da mercante alle lusinghe delle sirene che continuamente vogliono indicargli la strada de seguire ( vedi Renzi). Gentiloni sa che non verrà rieletto, e che forse otterrà, o potrebbe ottenere un ministero nel prossimo gabinetto, anche se per uno che è stato capo del governo, non sarebbe il massimo.

E allora, visto che ha davanti ancora un semestre o poco più di governo, nel quale dimostrerà tutte le sue capacità, governi e faccia, senza sentire nessuno, ciò che crede necessario al futuro del nostro paese. Non serve ingraziarsi nessuno, se farà il premier come il paese si attende da lui, avrà fatto il massimo.

Oltre le vitamine, a Gentiloni serviebbe anche un aiutino dei presidenti delle due Camere. Visto che ora sono salvi i vitalizi degli eletti per la prima volta - secondo la legge vigente - che almeno  Camera e Senato discutano la proposta di legge Richetti, per la quale, vitalizi presenti, e futuri, siano ricalcolati TUTTI, secondo il sistema contributivo. Sarebbe un segnale, non da poco.

martedì 6 giugno 2017

Senso di responsabilità: la virtù che i politici coltivano di più

Tutti la invocano per ogni decisione di peso. La invocano gli alfaniani - da intendersi  quelli del partito di Alfano; li indichiamo con il nome del loro capo, perchè non sappiamo quale sia la sigla aggiornata del loro partitino. L'hanno fatto questi giorni ricordando una vicenda dei mesi passati, quando furono sollecitati da Renzi, in febbraio - stando alle loro rivelazioni - a far cadere il governo Gentiloni e loro non lo fecero per... senso di responsabilità... verso il paese, per il cui bene sono impegnati in politica.
 Hanno anche rivelato che Renzi promise loro che, nella nuova legge elettorale, avrebbe abbassato al 3% la soglia per far entrare in Parlamento anche loro. Ma l'hanno detto adesso quando sembra che tale soglia, nella nuova legge elettorale, sarà alzata al 5%, lasciandoli inevitabilmente fuori dal Parlamento. Ma loro per... senso di responsabilità... il governo Gentiloni non lo faranno cader neanche ora. Potrebbero pensarci altri.

Come i Cinquestelle che non vedono l'ora di mandare a casa questo Governo,  che fa leggi su misura per perpetuare privilegi della casta. Con i Cinquestelle al governo, in cima ad ogni decisione , per ...senso di responsabilità ... ci sarà il bene del paese. E chi sbaglia o fa i propri interessi  andrà all'istante a casa.
Tale ...senso di responsabilità... verso il paese lo esercitano da ora, tanto per impratichirsi, non mandando a casa per esempio la Raggi, benchè non sia capace di governare Roma, che sta diventando, per colpa di chi l'ha governata prima e degli stessi romani, una delle grande città delle periferie del mondo. Ma lei non ne ha colpa!

 E come anche il PD  che ogni giorno va professando la sua fiducia a Gentiloni, che "sta lavorando bene e che ha ancora molto da fare" e che quindi per ... senso di responsabilità... verso il Paese e per lealtà verso Gentiloni, loro sosterranno. Finchè sta in piedi. Ma, per...senso di responsabilità...se altri dovesse far cadere il Governo,  per non lasciare il Paese senza guida,  anche loro chiederanno elezioni anticipate. Ma per ora -  almeno fino a luglio - confermano la loro fiducia al Governo Gentiloni. Sempre per... senso di responsabilità.


sabato 3 giugno 2017

Gentiloni, Boldrini e Grasso: tre amici al bar a scommettere sulla fine prossima o naturale della legisaltura

Ieri, poco prima che iniziasse la sfilata per la Festa della Repubblica, il premier ed i presidenti delle due Camere si sono ritrovati al bar per un 'coffee' di lavoro. Che ne dite, ha chiesto Gentiloni, il mio governo cade o arriva al traguardo? Certamente non gli hanno risposto, all'unisono, Boldrini e Grasso: stai sereno, perchè subito anche il nobile Gentiloni avrebbe fatto i debiti scongiuri, alla 'romana', o forse no in presenza di una signora.

L'hanno comunque rassicurato sulla loro lealtà e sull'impegno assunto di portare al varo le numerose leggi o decreti lasciati in sospeso, che sono tanti, e che loro vorrebbero varati definitivamente prima della fine della legislatura. Anche per non fare davanti al paese la figura di color oche se ne fottono, e basta.

L'elenco delle leggi da approvare in via definitiva, anche escludendo quella 'elettorale', è lungo una quaresima. Gentiloni ha ascoltato soddisfatto, sperando che i Parlamentari si mettano una mano sulla coscienza ed una nel portafoglio ( così scattano anche i vitalizi) e restino in carica fino alla fine della legislatura, per 'senso di responsabilità'  - l'espressione che è sulla bocca di tutti in questi frangenti, specie su quella di molti politici alla Razzi, con o senza  l'aggiunta di Crozza.

In quell'elenco tanto lungo, naturalmente non c'era  più spazio per la revisione dei vitalizi presenti e futuri, secondo la proposta Richetti, trattandosi di poca cosa. E perciò l'avevano cassata dagli ordini del giorno dei lavori, in aula (in commissione era già passata, sembra, e lì riposa). Sempre 'per senso di responsabilità' verso il Paese, che si attende da loro, decisioni molto più importanti.

venerdì 19 maggio 2017

A Roma tolgo il saluto e alla ministra Fedeli la parola; mentre Renzi alla Orlandi toglie il posto

Si saluta chi si conosce, si fa così di norma, salvo i casi in cui non si voglia salutare chiunque si abbia ad incrociare per strada o altrove. Altrimenti non  si saluta. Ma accade anche che non si saluti una persona di nostra conoscenza, che non vediamo da molto,  qualora abbia subito tali e tante offese  dal tempo  e dai malanni, da rendercelo irriconoscibile. Sta accadendo anche con Roma, ogni volta che la giriamo, lontano dai luoghi solitamente frequentati,  e  la troviamo sempre più irriconoscibile: sporca oltre ogni limite, caciarona, invasa da bancarelle e paccottiglie le più diverse,  pizzerie, fast food. la Roma che conoscevamo e che amavamo non c'è e perciò le togliamo il saluto.

E alla ministra dell'istruzione Fedeli vorremmo togliere la parola. Perchè dopo la bocciatura della sua proposta contraria alla obbligatorietà delle vaccinazioni, forse ringalluzzita dal sostegno che le è venuto da  Pierluigi Battista ( Corriere della Sera). Il quale, a difesa della Fedeli  contro la Lorenzin ha presentato il caso limite di un ragazzo di dieci anni che si presenta a scuola, accompagnato dai genitori, e che non è vaccinato. Che fa la scuola lo manda a casa? No, caro Battista, lo si fa immediatamente vaccinare e la cosa è risolta. Adesso la Fedeli torna a polemizzare con la Lorenzin sull'età entro la quale le vaccinazioni sono obbligatorie. Secondo la ministra Fedeli fino a sei anni, secondo la Lorenzin che, immaginiamo, si faccia portavoce della medicina, fino a dieci. Perchè prima di quell'età il ciclo di vaccinazioni con i richiami previsti non è completo.
 E' a tutti evidente come la Fedeli,  nonchè ministro, sulle vaccinazioni non ha diritto di parola. Non spetta a Lei stabilire quando il ciclo di vaccinazioni può ritenersi completo. Lo devono stabilire e medici e lei dovrà attenersi, zitta mosca.

Renzi, pur dall'esterno di Palazzo Chigi, continua a dettar legge come ne fosse ancora l'inquilino, mentre ad abitarvi ora è Gentiloni,  anche se alle dipendenze di Renzi. L'ultimo diktat riguarda la direttrice dell'Agenzia delle Entrate, donna energica che in tutti questi anni non si è fatta mai beccare per nessuna cosa, e che ha portato tanti soldi nelle casse dello Stato. Il suo mandato è in scadenza nel giro di un mese, e Lei che evidentemente sta sul c. a Renzi e, si dice anche a Padoan, a dispetto dei risultati raggiunti,  deve sloggiare, per far posto ad un  fedelissimo dell'ex premier,  il prof. Ruffini, figlio di ministro, nipote di cardinale.
 Dunque nell'era Renzi e post Renzi, chi fa bene può anche essere rimosso, basta che stia sul c. a qualcuno e che al suo posto voglia andarci un altro. E' possibile che si sia giunti a tale punto di barbarie,? Perchè gli interessi generali  e pubblici non devono essere curati con la stessa deiligenza con cui si curano, solitamente, i propri?


domenica 14 maggio 2017

Barzellettieri della politica: Macron, Raggi ecc.. Mondiali!

Meglio di Macron, la Merkel ed anche Letta, Renzi e Gentiloni. Tutti sposati più o meno felicemente, e tutti, ad eccezione di Macron, con i coniugi che stanno sempre un passo indietro.  C'è qualche ragione? Non sappiamo del ménage familiare dei signoli, ma alla fin fine a noi che ci frega? O no?
Quando pensiamo al ruolo che le varie messaline, nella storia, hanno avuto sul destino dei loro mariti, l'ascesa di Macron (e Brigitte) alla presidenza della Repubblica francese  non può non far riflettere. Se un giorno dovesse accadere qualcosa con la sua Brigitte,  di cosa non sarebbe capace Macron? Holland col casco mimetico che, in motorino, va trovare, in gran segreto, la sua amante, è, al confronto di una possibile futura catastrofe, un quadretto di tenerezza familiare.

Il caso Macron- Brigitte richiama alla mente i casi italiani degli ultimi governi , dove i premier hanno sempre goduto dell'appoggio di un badante, il presidente Napolitano - più anziano di loro, e non il contrario - senza il quale niente di importante avrebbero fatto o potuto fare.
Il caso francese è più complicato, perché Brigitte non è solo la badante del giovane presidente, ma anche la sua donna, per la quale forse lui sarebbe capace di sacrificare l'intera nazione. Bastava osservarlo mentre, nel corso della cerimonia ufficiale di insediamento, le bacia di continuo la mano. Senza vergogna. Ma chi è il presidente: Manuel o Brigitte?
Brigitte avrà un ruolo istituzionale, non di semplice rappresentanza da 'première dame' (di compagnia). Il giovane presidente l'ha detto esplicitamente, quando ha affermato  che fra gli obiettivi dei suoi primi cento giorni di governo,  c'è la MORALIZZAZIONE della vita pubblica. Fa parte di questo grande progetto di moralizzazione della vita pubblica l'ascesa di Brigitte. Paura!

Il caso Raggi, legato alla monnezza a Roma, è in fondo roba da ragazzaccia. La sindaca che ha parlato della finta emergenza dei rifiuti a Roma, è solo una  barzellettiera, anche se di questa sua barzelletta i romani, dopo la risata, sentono il puzzo, mentre nel caso della barzelletta francese (Macron Brigitte) chissà quale Hermes, Chanel o Dior emanerà dall'Eliseo e dovunque la coppia presidenziale si mostrerà.
La Raggi l'ha detto: a Roma non esiste l'emergenza 'monnezza'; dopo una settimana di  intervento straordinario dell'AMA, la città è pulita. Ma quando?
 E, infatti, quando le hanno fatto notare che la città è sporca e tale resta, perché non è sufficiente una pulizia straordinaria, nella settimana precedente la discesa delle  ramazze renziane, lei ha cambiato versione, aggiungendo barzelletta a barzelletta: chi ha sporcato, pulisce! come il PD che  negli anni del suo governo cittadino, e sono stati tanti, ha sporcato la città. Ora è giusto che lo stesso PD si incarichi di ripulirla. E questa è la barzelletta n. 2.
Ma allora il governo Raggi a Roma, visto che non riesce a tenerla pulita, a coprire le buche, a salvaguardare il decoro delle aree pregiate della città, a curare il verde pubblico, ad eliminare le sterpaglie che sorgono ovunque, a risolvere i problemi del traffico, ad organizzare nulla in tempo, a formare definitivamente una giunta stabile, che governo è?

sabato 13 maggio 2017

Chi non ha titolo, come non lo abbiamo anche noi, a parlare delle vaccinazioni e della loro obbligatorietà per iscriversi a scuola, e ha parlato, ora si tappi la bocca

Se avessimo voglia e tempo per stilare un elenco di coloro i quali sono abilitati a parlare riguardo ad  alcuni precisi settori ed a tacere su tutti gli altri, scopriremmo che, riguardo ad alcun questioni, anche di grande interesse,  la gran parte di coloro che parlano non ha titolo per farlo e dunque dovrebbe tacere.
 Come, ad esempio, delle vaccinazioni e della loro obbligatorietà, di cui oggi tanto si discute in Italia, per via che il morbillo ha ricominciato a colpire con una frequenza maggiore di anni passati.

Occorre vaccinarsi o no? e la vaccinazione deve essere obbligatoria o no? Ne discutono, anche animatamente, Grillo e i suoi( che invocano  contro la scelta obbligatoria, quella informata), qualche deputato, alcuni assessori alla sanità - che hanno quell'incarico non perché siano medici o sappiano di medicina - qualche ministro, senza laurea come chi, comunque, siede a Viale Trastevere a reggere il dicastero dell'Istruzione ed altri ancora, compresa la Lorenzin il cui unico titolo a parlare è la sua nomina a Ministro della salute.
 Gli unici che hanno diritto ad esprimersi sono i medici e le organizzazioni sanitarie nazionali ed internazionali, i quali, insieme, danno voce e fiato alla Lorenzin che alle loro determinazioni, per fortuna, si attiene scrupolosamente; e non dovrebbe mai fare altrimenti.

 La ministra Fedeli - abilitata a star zitta nel caso specifico - è stata la prima a mettersi di traverso al decreto della Lorenzin, accampando il diritto allo studio che l'obbligatorietà delle vaccinazioni per tutti coloro che frequentano una scuola, metterebbe in forse. Per fortuna che poi le cose sembrano essere tornate alla giusta casella, quando l'ex premier, Renzi, ha fatto sentire la sua voce all'attuale capo del governo, Gentiloni che, verso il decreto Lorenzin sembrava tiepido, per aver ascoltato pareri di ministri che non avrebbero dovuto parlare.  Il decreto sarà presto approvato, perchè il diritto alla salute viene prima di quello all'Istruzione. Capito Fedeli? 
 Se li avessero vaccinati contro il parlare a vuoto, oggi, non solo nel campo sanitario ma in molti altri, staremmo certamente meglio tutti, per l'effetto gregge che viene invocato anche per la obbligatorietà delle vaccinazioni.

giovedì 23 marzo 2017

Errata corrige: papa Francesco non scappa

Ieri, all'oscuro della visita in Vaticano dei capi di governo dei 27 paesi dell'Unione prevista per questo pomeriggio, avevamo scritto su una presunta 'fuga  Milano' del Papa, presupponendo un suo disaccordo sull'attuale politica europea in rapporto a certi temi caldi: povertà, lavoro, immigrazione.
 Leggiamo, invece, oggi sui giornali che la visita ci sarà, è prevista per questo pomeriggio alle 18. Papa Francesco riceverà i governanti Europei, con le massime cariche dell'Unione, nella Sala regia, dove  saluterà i convenuti prima il nostro premier Gentiloni e poi il Presidente del Parlamento europeo Tajani. L'inconro si chiuderà con il discorso del Papa.
Prima di lasciare il Vaticano i capi di governo europeo e le delegazioni dei Paesi membri visiteranno la Cappella Sistina.
 Chiediamo scusa ai nostri lettori per la 'falsa' notizia di ieri.
 Il Papa c'è e sicuramente si farà sentire  dall'Europa: gli 'darà la sveglia'- come si dice. Ne siamo certi. Poi domani la visita pastorale a Milano.

lunedì 20 marzo 2017

Cose dell'altro mondo. Il funzionario promosso, l' extracomunitaria accolta dalla Boldrini e le donne che fanno figli a Bolzano

Ricordate il caso della visita del presidente iraniano a Roma,  in onore del quale in Campidoglio - pare senza che nessuna richiesta ufficiale fosse arrivata al cerimoniale - si coprirono i nudi delle statue classiche esposte nel corridoio che il presidente avrebbe dovuto percorrere?  Ricorderete anche che  alla folle decisione parteciparono in tanti, compresa la responsabile del cerimoniale di Palazzo Chigi la quale doveva essere Lei coperta di vergogna e dimessa, e che forse è ancora lì al suo posto.
 Tra i funzionari addetti al cerimoniale del Comune, Gentiloni ne ha scelto uno  per palazzo Chigi - non sappiamo se per sostituire la signora finalmente dimessa. Ma il caso ha voluto che fosse scelto uno di quelli che partecipò all'insana decisione.

Una studentessa extracomunitaria, secondo la folle legislazione italiana che ritiene ancora extracomunitaria una persona che risiede in Italia da vent'anni, ed ora ne ha solo 22, è stata premiata in Parlamento come migliore studentessa universitaria che si è laureata con il massimo dei voti. Il premio le è stato consegnato nello stesso Parlamento. Ma quando la studentessa ha chiesto di fare una visita dell'intero palazzo di Montecitorio, qualcuno le ha detto che non poteva in quanto extracomunitaria. Quando la Boldrini è venuta a conoscenza dell'accaduto ha invitato la  brillante studentessa a visitare il Parlamento ricevendola personalmente. Giustizia è fatta? No. Perchè ci piacerebbe sapere se colui /colei che le ha negato l'autorizzazione alla visita sia ancora al suo posto, e non sia stato/a raggiunto/a da richiamo alcuno.

In Italia, stando ai dati relativi al 2015  ci sono state meno nascite, in rapporto agli anni precedenti. Un bel guaio, se a tale diminuzione delle nascite fa da pendant l'aumento dei pensionati. Ma non è così in tutta Italia. Quantomeno non lo è nella provincia autonoma, ma sempre italiana, di Bolzano, dove la percentuale delle nascite per famiglia è superiore a quella di tutte le altre famiglie delle restanti regioni. E sapete perchè? Perchè Bolzano attua una politica della famiglia che  non è praticata nelle altre regioni. In nessuna delle altre regioni. Ma Bolzano è in Italia o no? E se Bolzano può farlo, perché non anche tutte le altre province e regioni italiane? da dove prende i soldi Bolzano se non dallo Stato italiano? E perchè Bolzano può destinare parte dei suoi fondi alla politica  della famiglia mentre le altre province non possono? Che ci fanno con quegli stessi fondi che Bolzano dirotta  alle politiche familiari?

venerdì 10 marzo 2017

Luigi Di Maio, candidato premier - Dio ci scampi e liberi - perde,blaterando,l' ennesima occasione per fare bella figura

Le parole pronunciate l'altro ieri dall'aitante esponente del Movimento di Grillo, vice presidente del Parlamento,  Luigi Di Maio, nella stessa aula di Montecitorio, che egli spesso presiede guidando i lavori, dopo l'intervento del premier Gentiloni che riferiva dell'imminente incontro a Bruxelles dei capi di stato e di governo, fanno capire a quanti non avessero già capito che faccia di... bronzo abbia quel giovane politicante, deciso a scalare le vette del potere,  non importa come ed a quale prezzo.

Perché non  avrebbe dovuto dire ciò che ha detto e forse fatto meglio a tacere, nonostante il clima generale della politica politicante sia infuocato, con la minaccia sempre presente di future non lontanissime elezioni?
Semplicemente perchè, volgendo lo sguardo  agli affari di casa, la casa in cui alcuni esponenti del suo stesso Movimento stanno governando - sgovernando -   si sarebbe dovuto convincere che la scelta del silenzio  era migliore del lancio di accuse in altra direzione, quantomeno scgliere di moderare i termini.

Di Maio ha detto a Gentiloni di andare a casa, non senza essere andato prima a palazzo Chigi a spegnere le luci e chiudere a chiave.

Di Maio, l'accusatore, ha letto ciò che da tempo i giornali vanno scrivendo sullo scanalo del governo Cinquestelle della Capitale? Fa finta di non capire che egli è fra gli accusati?  Per rinfrescargli la memoria- sebbene si tratti di cose che anche lui conosce bene, scorazzando per le strade indecenti di Roma - i giornali hanno scritto tutti indistintamente che la Capitale è ora in uno stato vergognoso, sotto ogni aspetto, dal traffico alla pulizia ai servizi pubblici, perchè la sindaca Virginia Raggi - laureata 'incapace' nel governare -  ha da pensare ogni giorno a guai nuovi,  prodotti dalla sua stessa incapacità. Dai vari collaboratori rivelatisi suggeritori occulti per propri interessi,  al via vai dei vari assessori, l'ultimo del quali, quello che dovrebbe sostituire Berdini, non si sa ancora quando potrà fare l'assessore, perché dovrà prima dimettersi dal suo studio, in evidente conflitto di interessi con il suo assessorato.
Insomma un pasticcio dietro l'altro, che coinvolge in prima persona la sindaca che  nelle valutazioni dell'opinione pubblica è agli ultimi posti nelle varie classifiche che regolarmente si compilano sulla qualità della vita nelle varie città e sulla loro amministrazione.
Beh, Roma, anche per colpa di Virginia Raggi e del Movimento che ogni giorno invia in Campidoglio qualche nuovo badante, prendendolo direttamente dall'EST che per Grillo, è rappresentato dalla sua Liguria, più precisamente da Genova (esattamente come Renzi ha fatto con  il cosiddetto Giglio magico toscano!) è scesa agli ultimi posti.

 Di Maio ha alzato la voce anche per un altro motivo. Nei giorni scorsi Repubblica ha pubblicato i risultati di un sondaggio effettuato ai primi di marzo, dunque fresco di giornata. Da tale sondaggio risultano evidenti due fattori allarmanti per il Movimento di Grillo, per nascondere i quali Di Maio fa il guappo. Al ballottaggio una bella fetta degli elettori di Virginia Raggi proveniva dalle file di coloro che avevano, al primo turno, votato per la Meloni di FdI. Dunque non da quelli che avevano votato per Giachetti. E questo già mette pensiero ai grillini. Ma il secondo elemento è ancora più grave del primo. E più allarmante.
 Due su tre degli interpellati, che si erano dichiarati elettori di Virginia Raggi, hanno affermato convinti che non la rivoteranno. Due su tre. Dichiarazioni da far tremare il già traballante trono dei grillini e dello stesso Di Maio che,  anche per questo, si alza in piedi e, come un bullo e spaccone qualsiasi, arringa il popolo.

giovedì 2 marzo 2017

Cinquestelle esultanti per il Caso Consip. E la Raggi e il suo malgoverno a Roma?

Sembrano aver tirato un sospiro di sollievo i Cinquestelle, soprattutto quelli che governano malamente,  e che quelli che comandano - ma chiacchierano solo; e a chiacchiere tutti sono bravi! - per il fatto che l'attenzione mediatica si sia spostata, almeno per un pò, dalla loro inefficienza nell'amministrare, alle irregolarità accertate e ipotizzate nel fronte avverso, quello del partito di Matteo Renzi, sul quale, invece, sembrerebbe essersi abbattuto un ciclone che non  lascia scampo. Tutto in un attimo, senza preavviso, e all'improvviso a ridosso del congresso e delle primarie, si scopre che il partito, per lo meno quello che è rimasto con Renzi, e la stessa famiglia del premier, padre in testa, sia un covo di malfattori e profittatori. Che hanno approfittato del potere loro concesso per fare o avviare affari tutt'altro che leciti.

Tutto in un attimo. E, a fianco dei Cinquestelle, che tuttavia non possono mettersi comodi, perchè la loro vergognosa gestione amministrativa a Roma, è sempre sotto gli occhi di tutti, scendono ora i fuorusciti dal Pd, gli iscritti al 'Movimento Democratici e Progressisti', i quali colgono la palla al balzo per mandare a dire a Renzi, attraverso Lotti, chiamato in causa nella faccenda, nonostante egli si professi innocente e del tutto estraneo, che il sottosegretario con delega allo sport deve presentarsi in Parlamento a spiegare, e, nel caso, dimettersi. Con conseguenze anche sul governo? Non  lo dicono apertamente ma lo fanno presagire. Proprio quelli che alla vigilia della direzione del Partito PD chiedevano a Renzi di dichiarare apertamente il suo appoggio al governo Gentiloni fino alla fine della legislatura.
Ora la cinquantina di fuorusciti minaccia di togliere la fiducia al governo per il quale sostenevano la necessità di restare in carica fino al completamento della legislatura. E, naturalmente, tutto questo non per una faida interna o per un regolamento di conti, per carità non sia mai, ma solo per il BENE del PAESE.
Nulla di nuovo e di inedito nella storia dei governi della sinistra, fatti cadere dagli stessi sinistri, la qual cosa avvenne anche per i governi di Berlusconi, abbattuti dai leghisti.

Ma c'è anche un altro capitolo, non inedito, ma che andrebbe nuovamente esaminato, quello dell'irruzione della magistratura nelle vicende politiche. Piercamillo Davigo, presidente della ANM dovrebbe spiegare, con la parlantina che gli conosciamo, come mai, ogni volta, in prossimità di  appuntamenti elettorali nel nostro paese, c'è qualche magistrato che interviene, a 'gamba tesa' - come dicono i parlatori non a digiuno di gergo sportivo - nell'agone.
 Lui, l'ha sostenuto più volte, non vorrebbe che i magistrati passino dalle aule dei tribunali a quelle parlamentari - e si tratta di un parere rispettabile - però Davigo deve spiegare  come mai, senza passare di fatto dalle aule dei tribunali a quelle parlamentari ( come però accade per taluni) essi entrino nella lotta politica, sempre 'a gamba tesa' e sempre in prossimità di appuntamenti politici di rilievo. Non può spiegarlo con la scoperta del malaffare. perchè allora verrebbe da chiedergli come mai tale scoperta avviene sempre  in certi momenti, dando l 'impressione che certe procure decidano quando fare certe indagini e quando renderle note attraverso il semplice avviso di garanzia, con un occhio al calendario civile e politico: mai in periodi di vacanza e mai quando la palude politica non presenta  increspature rilevanti.
 Noi forse immaginiamo cosa Davigo potrebbe rispondere, senza cancellare tutti i nostri dubbi. E cioè che la corruzione in Italia è talmente diffusa che dove vai a scoperchiare  pentole esce sempre  fuori una puzza orrenda. Ad eccezione delle pentole della giustizia,  presidente Davigo?

martedì 31 gennaio 2017

Beni culturali. Il non governo di Franceschini

La  presenza di Franceschini in quello che lui stesso ha definito ad inizio legislatura il ministero 'più importante' è per il nostro paese una vera sciagura, pari solo ai danni che in questi mesi continuano a rovinare il nostro patrimonio archeologico e monumentale, mentre lui pensa a costruire la platea lignea del Colosseo o a fare nuove nomine, come di recente ha fatto per il settore della 'fotografia'-  settore che per ingraziarselo non testimonierà mai il degrado dei nostri beni culturali che non si è mai arrestato sotto il suo ministero.

Notizie di questi giorni ci parlano di due crolli a Pompei - ma non erano da tempo iniziati i lavori di normale manutenzione del grande sito? - affidato ad Osanna ( si chiama così il sovrintendente), del crollo di una bella fetta delle Mura Aureliane, a Roma, e dei lavori non fatti per mettere in sicurezza i beni archeologici e monumentali ed anche quelli museali delle zone terremotate, come tragicamente sta emergendo proprio in queste ore, con le continue scosse che danno ogni volta un duro colpo al nostro patrimonio.

Lui, Franceschini, è occupato a far da arbitro fra le due diverse sovrintendenze attive a Roma, quella statale e quella comunale, alla quale ultima intende fregare una bella quantità di fondi, che sono poi quelli derivanti  dallo sbigliettamento al Colosseo e al Foro Romano, nella porzione più importante e perciò più visitata e dunque più redditizia.

Vien da pensare che se dal Ministero passasse a presiedere il governo - come tutti abbiamo temuto alla vigilia dell'incarico a Gentiloni, forse per il settore che noi abbiamo particolarmente a cuore, sarebbe meglio, tanto ridurre il paese peggio di come è messo, non sarebbe in grado di fare neanche  'mezzodisasatro' Franceschini.

giovedì 12 gennaio 2017

Ministero dell'Istruzione. Dalla rettora Giannini alla sindacalista Fedeli. Chi farà meglio fra le due?

Siamo soliti pensare, nella nostra buona fede, che se  una persona competente in un certa materia, viene chiamata a governare il settore di sua competenza, farà certamente bene, perchè di quella materia conosce - dovrebbe conoscere - tutto alla perfezione.

Ora accade che il settore dell'Istruzione, il relativo Ministero, il premier Renzi lo abbia affidato a persona comptetente, la ministra Giannini, già rettora dell'Università per stranieri di Perugia. Giannini, non Gelmimi, che l'aveva preceduta, per volontà di Berlusconi; lei che per passare l'esame da avvocato era andata in Calabria dalla nativa Lombardia, perchè altrimenti chissà quante volte l'avrebbe  dovuto ripetere quell'esame. Ora dei guai procurati alla scuola italiana dalla poveretta - Gelmini - non c'è bisogno di dire. Restano indimenticabili i tagli apportati ai fondi per la scuola e le sue boutade che rivelavano una profonda ignoranza. Ma da Lei, avvocato per grazia ricevuta, seppure laureata, non ci si poteva attendere di più.
L'arrivo della Giannini aveva fatto tirare un sospiro di sollievo - benchè prima di lei c'era già stato un altro rettore a governare il medesimo ministero, ma di lui non ci ricordiamo affatto, forse per la sua breve durata, e per il passaggio assolutamente privo di qualunque peso e colore.

Giannini, rettore di università, avrebbe messo le cose a posto - tutti ne eravamo convinti.  Così dopo la sua destituzione nel governo Gentiloni, sostituita dalla ex sindacalista Fedeli, provvista solo del diploma di scuola superiore o forse neanche di quello, tutti abbiamo temuto che il settore dell'Istruzione, nelle mani di una non laureata, sarebbe ripiombato nel buio degli anni della Gelmini, maria stella solo di nome.
 Ora della Fedeli non possiamo ancora dire, essendosi installata a Viale Trastevere da neppure un mese. Vedremo se la diplomata Fedeli saprà fare meglio delle laureate , provenienti dal rettorato universitario.

Intanto le somme della gestione Giannini possiamo tirarle: disastrose. La cosiddetta 'buona scuola', frutto della sua gestione, ha procurato altri danni alla scuola già abbastanza malmessa.
 Professori immessi in ruolo - ma questo naturalmente non è merito suo - e dispersi per tutta Italia, senza criterio, semplicemente per dare ascolto ad un  algoritmo che aveva idee confuse più della stessa ministra. Così che ora si è costretti a fare marcia indietro, per ricongiungere quelle famiglie che, con un pò di senno, si poteva non disgregare. La Giannini, rettore a Perugia, la materia la conosceva, o l'avrebbe dovuta conoscere? Allora?
 L'immissione in ruolo avrebbe dovuto stabilizzare molti professori nelle rispettive cattedre, evitando agli studenti il via vai di professori ancora in corso a gennaio, dopo che la scuola sta per giungere a metà del cammino del presente anno scolastico.
 Lei anche di questo non sapeva nulla, nè poteva prevederlo?

Tralasciamo la scarsissima considerazione nella quale il suo ministero tiene i professori, e l'elargizione - una vera elemosina -  del bonus a quelli più meritevoli, quasi offensivo.
 Ma allora perchè ricorrere a rettori di università, quando una semplice diplomata, ex sindacalista potrebbe non far peggio, o fare gli stessi danni della rettora, alla scuola italiana, al punto che osiamo perfino sperare che faccia anche meglio, almeno un pò, della rettora?