Il messaggio del moderno 'uomo delle nevi' chic, Carlo De Benedetti, è giunto forte e chiaro allo società editoriale le cui sorti sono ora nelle mani di Rodolfo, suo erede, che sembra fare orecchie da mercante?
Carlo De Benedetti, che si è vantato con Aldo Cazzullo del 'Corriere', cui ha rilasciato una controversa intervista, di essere l'unico imprenditore italiano a cedere ai suoi eredi un impero, senza nulla pretendere in cambio, ha bollato il fondatore di 'Repubblica' - a proposito di una dichiarazione televisiva : 'Berlusconi o Di Maio', similitudine moderna della pilatesca 'Barabba o Gesù', con la scelta di Barabba/Berlusconi, senza che Di Maio possa considerarsi un nuovo messia - come un irresponsabile, che ormai non sa quello che dice e che, per restare in pista, nonostante anche lui sappia di essere cotto e decotto, le spara grosse, e non si rende conto di aver recato danno al quotidiano da lui fondato e sul quale ancora tiene la sua omelia domenicale ecc...
Insomma Carlo De Benedetti, lo Yeti riscoperto sulle nevi di Santk Moritz, ha tirato a colpire Scalfari e il quotidiano che aveva fondato, ' La Repubblica', arrivando anche a dire che la scelta dell'attuale amministratore di affiancare al direttore Calabresi un condirettore, Cerno, è sbagliata e lui non la condivide.
Ci è sembrato di leggere nei proclami dello Yeti al foglio nemico, alcune critiche che, altrove, sia Pansa, ex cofondatore di 'Repubblica', va muovendo all'attuale gestione del quotidiano che, a suo parere, ha perso di autorevolezza, anche perchè sono più d'uno i galli che ivi cantano; come anche Valentini, dalle pagine del 'Fatto Quotidiano', ha spesso mosso a De Benedetti, raccontando retroscena che neanche Scalfari, mentre avrebbe potuto, non ha mai rivelato.
Ancora più curioso risulta, alla luce di tutto ciò, ciò che ha scritto Padellaro che del 'Fatto Quotidiano' è presidente, in difesa di De Benedetti/Yeti, per il quale rivendica il diritto a dire quello che pensa, anche in nome della ammirazione, ' profonda e divertita ' che egli, come anche uno storico direttore del gruppo, Claudio Rinaldi, nutrivano - e lui ancora nutre - per il il comune ex amministratore delegato e padrone.
Nella disputa è dovuto intervenire anche l'erede dello Yeti, sollecitato dal CdR del quotidiano romano, per dire che il messaggio dello Yeti non corrisponde al pensiero ed alla strategia editoriale degli attuali amministratore del gruppo, ai quali, non interessa cosa pensa lo Yeti, dove sembra di leggervi, per la legge del contrappasso, qualcosa di assai simile a ciò che Carlo De Benedetti ha detto di Scalfari.
Lotte al vertice, profonde diversità di vedute, gioco delle parti, spinte in avanti per non arretrare troppo'? Le ipotesi su questo gioco 'di ruolo' sono tante. E, forse, non una sola, ma tutte sono da tirare in ballo.
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martedì 19 dicembre 2017
GEDI, Gruppo Editoriale, ha scoperto uno Yeti sulle nevi di Sankt Moritz, di nome Carlo De Benedetti
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martedì 19 settembre 2017
Il vero scandalo non è Veronica Oliva, ma Fabio Fazio, detto 'Fabbio'
Nella nostra quotidiana puntatina all'edicola sotto casa, oltre i soliti quotidiani, ci siamo fatti convincere dalla copertina, ad acquistare anche un noto settimanale, sulla quale campeggiava, un titolone: 'Per questa donna Fazio è nella bufera', settimanale che mai e poi mai avremmo comprato per il resto dei servizi.
La copertina ritrae anche Fazio in compagnia di una giovane donna, Veronica Oliva, che è fra le autrici di 'Che tempo che fa' e lo è stata anche delle trasmissioni extra di Fazio. Della quale, altri settimanali, specializzati in gossip e rivelazione sui vip e sulle persone del loro circondario, hanno scritto che aveva iniziato come 'guardarobiera' della trasmissione di Fazio, e che poi aveva scalato tutti i gradini intermedi fino a raggiungere, e a stabilirvisi, quello di 'autore'. I giornali accennano anche ad altro, e cioè che fra Fabbio e la Veronica ci sia del tenero, e che il mega contratto che Lei ha sottoscritto con la società Officina CHE PRODUCE IL PROGRAMMA, è di proprietà anche di Fabbio, il quale le assegna la bella cifra di 300.000 Euro circa, superiore anche a quello del direttore generale Rai, Mario Orfeo.
Avesse lavorato in Rai, dipendente o in qualunque altra maniera, ancor più se collaboratrice, appena superata la cifra di 80.000 Euro come compenso, il suo nome figurava nell'elenco dei dipendenti e collaboratori, di pubblico dominio. Ma lì il suo nome non c'è. Dunque se anche percepisce quel compenso - non male, direbbe Selvaggia Lucarelli che un compenso simile ambirebbe ricevere dal Fatto Quotidiano, ma Travaglio e Padellaro fanno orecchie da mercante; e per questo ha chiesto a Fazio di arruolarla fra i suoi autori, pagandola anche meno, ma non di tanto, di Veronica Oliva - il compenso glielo dà la società produttrice che è anche di Fazio. Fabbio un corno, perchè la società si fa pagare il prodotto dalla Rai, e se lo fa pagare profumatamente - per poter compensare anche profumatamente la Oliva?
Ora non è scandaloso che una ragazza, partita come guardarobiera sia diventata, applicandosi ed applicandosi, autrice del programma nel quale si era introdotta, con un lavoro fra i più umili.
Non sarebbe il primo caso e neppure l'ultimo. Conoscete la diva del canto Anna Netrebko, bella brava e strapagata? Lei, da giovane, tanto era l'amore per l'opera, che per entrare al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, s'era fatta assumere come donna delle pulizie. Ed oggi è una diva dei teatri d'opera, dal cachet stellare.
E non è neppure scandaloso che fra lei e Fabbio, qualora fosse vero, sia scoccato l'amore. beati loro. Come non lo è neanche il suo compenso, che possiamo almeno definire generoso?
LO scandalo, quello vero è Fabbio che riesce sempre a farsi dare, dai dirigenti consenzienti e di manica larga ma con i soldi pubblici Rai, quello che vuole, non vergognandosi lui che poi fa il moralista e predicatore, dal suo pulpito della domenica sera. Quello è il vero scandalo, e la giustificazione che lui si fa pagare per quello che vale e secondo il mercato, è una giustificazione del c... . Peggio ancora fanno coloro che le sue richieste esosissime ed anche un pò scandalose assecondano, nel finto timore che il giovanotto dalle uova d'oro - più per il suo pollaio che per quello della televisione pubblica - vada a deporle altrove. E tutto per quell'altra idiota storia del political correct di cui Fabbio si ritiene essere l'incarnazione.
La copertina ritrae anche Fazio in compagnia di una giovane donna, Veronica Oliva, che è fra le autrici di 'Che tempo che fa' e lo è stata anche delle trasmissioni extra di Fazio. Della quale, altri settimanali, specializzati in gossip e rivelazione sui vip e sulle persone del loro circondario, hanno scritto che aveva iniziato come 'guardarobiera' della trasmissione di Fazio, e che poi aveva scalato tutti i gradini intermedi fino a raggiungere, e a stabilirvisi, quello di 'autore'. I giornali accennano anche ad altro, e cioè che fra Fabbio e la Veronica ci sia del tenero, e che il mega contratto che Lei ha sottoscritto con la società Officina CHE PRODUCE IL PROGRAMMA, è di proprietà anche di Fabbio, il quale le assegna la bella cifra di 300.000 Euro circa, superiore anche a quello del direttore generale Rai, Mario Orfeo.
Avesse lavorato in Rai, dipendente o in qualunque altra maniera, ancor più se collaboratrice, appena superata la cifra di 80.000 Euro come compenso, il suo nome figurava nell'elenco dei dipendenti e collaboratori, di pubblico dominio. Ma lì il suo nome non c'è. Dunque se anche percepisce quel compenso - non male, direbbe Selvaggia Lucarelli che un compenso simile ambirebbe ricevere dal Fatto Quotidiano, ma Travaglio e Padellaro fanno orecchie da mercante; e per questo ha chiesto a Fazio di arruolarla fra i suoi autori, pagandola anche meno, ma non di tanto, di Veronica Oliva - il compenso glielo dà la società produttrice che è anche di Fazio. Fabbio un corno, perchè la società si fa pagare il prodotto dalla Rai, e se lo fa pagare profumatamente - per poter compensare anche profumatamente la Oliva?
Ora non è scandaloso che una ragazza, partita come guardarobiera sia diventata, applicandosi ed applicandosi, autrice del programma nel quale si era introdotta, con un lavoro fra i più umili.
Non sarebbe il primo caso e neppure l'ultimo. Conoscete la diva del canto Anna Netrebko, bella brava e strapagata? Lei, da giovane, tanto era l'amore per l'opera, che per entrare al Teatro Mariinsky di San Pietroburgo, s'era fatta assumere come donna delle pulizie. Ed oggi è una diva dei teatri d'opera, dal cachet stellare.
E non è neppure scandaloso che fra lei e Fabbio, qualora fosse vero, sia scoccato l'amore. beati loro. Come non lo è neanche il suo compenso, che possiamo almeno definire generoso?
LO scandalo, quello vero è Fabbio che riesce sempre a farsi dare, dai dirigenti consenzienti e di manica larga ma con i soldi pubblici Rai, quello che vuole, non vergognandosi lui che poi fa il moralista e predicatore, dal suo pulpito della domenica sera. Quello è il vero scandalo, e la giustificazione che lui si fa pagare per quello che vale e secondo il mercato, è una giustificazione del c... . Peggio ancora fanno coloro che le sue richieste esosissime ed anche un pò scandalose assecondano, nel finto timore che il giovanotto dalle uova d'oro - più per il suo pollaio che per quello della televisione pubblica - vada a deporle altrove. E tutto per quell'altra idiota storia del political correct di cui Fabbio si ritiene essere l'incarnazione.
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lunedì 18 settembre 2017
Candidato premier 'cinquestelle' Luigi Di Maio: non so se ridere o piangere - l'ha bollato Giampaolo Pansa
Ieri sera, invitato nel salotto televisivo de La7 dalla padrona di casa Lilli Gruber, per presentare il suo nuovo libro, Giampaolo Pansa, richiesto di esprimere un parere sull'attuale momento politico e prima ancora sulla candidatura di Luigi Di Maio, rispondeva, senza mezzi termini: non so se ridere o piangere, o se ridere e piangere insieme. Per la 'pochezza' del candidato Cinquestelle. E per la buffonata delle primarie, relative alla sua candidatura, per le quali si sono ritirati, richiamati all'ordine dell'ex comico fondatore, tutti gli altri candidati forti - in un movimento assai debole! - e cioè Fico e Di Battista, lasciando a competere a Di Maio la candidatura, semplici comparse che non faranno ombra né al candidato designato prima delle primarie, e né alla decisione del padre padrone del movimento, l'ex comico Grillo, proprio nel momento in cui sembra svoltare verso i partiti tradizionali, con la differenza che nel partito di Grillo chi comanda ancora è Grillo e solo lui. Peggio pure di Berlusconi che, a differenza di Grillo, per contare ha sempre pagato.
Grillo, intanto, per far dimenticare il suo attuale momento critico che lo vede dimenarsi come un serpentello cui hanno tagliato la coda, gira in Sicilia con un risciò, in compagnia del candidato governatore, fa pendere dalla finestra del suo albergo romano, delle lenzuola legate, come fanno i carcerati nei tentativi di fuga ( lui o tutti i candidati alle primarie? il 'comunicatore' del Movimento, tale Cozzolino, addottorato all'Università 'estiva' di Miami Beach, non l'ha precisato), e va pronunciando frasi e slogan che inducono al riso (amaro!), nel tentativo di distogliere i cittadini dal riflettere sulla tragicità del momento per il suo movimento; che, a dispetto di tutto, sembra premiato, come purtroppo sembra - ma non ci fideremmo poi tanto - dai sondaggi e dalle 'promesse' di voto che settimanalmente i vari telegiornali offrono al paese; e che gli altri esponenti del suo Movimento al governo delle varie municipalità dimostrino la loro incapacità e quindi dovrebbero mettere sull'avviso che i Cinquestelle al governo del paese, con tutti i difetti degli altri partiti, sarebbero una vera tragedia nazionale. Una iattura, dalla quale chissà se riuscirà poi a tirarsi fuori, il paese .
Mette pensiero il fatto che dopo l'esempio disastroso del governo della Capitale, da parte di una Cinquestelle, i sondaggi li diano per vincenti, dopo che in 15 mesi dal loro insediamento in Campidoglio NON HANNO ANCORA RISOLTO L'EMERGENZA RIFIUTI, e riducendo Roma peggio dei precedenti amministratori. Una discarica a cielo aperto, paradiso di piccioni e gabbiani, con i cassonetti che immancabilmente cintinuino a vomitare monnezza, che solo Grillo non vede, con la faccia di c... che può avere un buffone che , solo in palcoscenico, può inventarsi una realtà inesistente - mentre lui lo fa giù dal palcoscenico. La prossima volta che gira per la città si affacci, ad esempio, in Via Nomentana, all'altezza del palazzo di vetro dell'INAIL e vedrà che gli sembrerà di trovarsi, in viaggio vacanza, a Beirut, bombardata e piena di rifiuti.
Panza ha avuto parole durissime, anche parlando dell'attuale momento politico e sociale, quando ha fatto calare il gelo nello studio televisivo, profetizzando che il paese è sull'orlo di una guerra civile; e precisando, che non si meraviglierebbe se prossimamente qualcuno scendesse in piazza non in corteo per protestare, ma con i fucili per sparare.
Padellaro e Damilano, e la stessa Gruber, hanno replicato che non vedono un tale pericolo imminente, e che il nostro paese alla fine si fa scivolare addosso qualsiasi situazione anche grave. Pansa ha risposto: risentiamoci fra qualche tempo. Perché, nonostante alcuni dati dovrebbero far sperare sull'efficacia della cura da cavallo somministrata al paese che sembra stia uscendo dalla crisi, i benefici di tale meno negativa situazione non arrivano ancora a tutti i cittadini, con stipendi e pensioni fermi, con consumi al palo, e con la fiducia nel futuro che è pari a zero, specie nelle giovani generazioni, tuttora afflitte, drammaticamente, dalla disoccupazione.
Chi metterebbe alla guida di un paese in una situazione ancora fluida fra crisi e timida ripresa, come l'Italia, uno come Di Maio che non ha nè arte nè parte, e che sembra un clone perfetto della Raggi, più manichino della sindaca ma incompetente ed incapace quanto Lei?
I Cinquestelle, almeno fino ad ora, saranno pure, per la maggior parte, onesti, ma se sono 'mezzepippe'- come ha definito acutamente ma alla sua maniera, il governatore De Luca, la coppia Di Maio, Di Battista - meglio allora tutti gli altri, anche se nella maggior parte ladri, ai quali comunque si si spera che un domani si arrivi a tagliare le mani, ma che, di fronte alle emergenze, saprebbero cosa fare.
Grillo, intanto, per far dimenticare il suo attuale momento critico che lo vede dimenarsi come un serpentello cui hanno tagliato la coda, gira in Sicilia con un risciò, in compagnia del candidato governatore, fa pendere dalla finestra del suo albergo romano, delle lenzuola legate, come fanno i carcerati nei tentativi di fuga ( lui o tutti i candidati alle primarie? il 'comunicatore' del Movimento, tale Cozzolino, addottorato all'Università 'estiva' di Miami Beach, non l'ha precisato), e va pronunciando frasi e slogan che inducono al riso (amaro!), nel tentativo di distogliere i cittadini dal riflettere sulla tragicità del momento per il suo movimento; che, a dispetto di tutto, sembra premiato, come purtroppo sembra - ma non ci fideremmo poi tanto - dai sondaggi e dalle 'promesse' di voto che settimanalmente i vari telegiornali offrono al paese; e che gli altri esponenti del suo Movimento al governo delle varie municipalità dimostrino la loro incapacità e quindi dovrebbero mettere sull'avviso che i Cinquestelle al governo del paese, con tutti i difetti degli altri partiti, sarebbero una vera tragedia nazionale. Una iattura, dalla quale chissà se riuscirà poi a tirarsi fuori, il paese .
Mette pensiero il fatto che dopo l'esempio disastroso del governo della Capitale, da parte di una Cinquestelle, i sondaggi li diano per vincenti, dopo che in 15 mesi dal loro insediamento in Campidoglio NON HANNO ANCORA RISOLTO L'EMERGENZA RIFIUTI, e riducendo Roma peggio dei precedenti amministratori. Una discarica a cielo aperto, paradiso di piccioni e gabbiani, con i cassonetti che immancabilmente cintinuino a vomitare monnezza, che solo Grillo non vede, con la faccia di c... che può avere un buffone che , solo in palcoscenico, può inventarsi una realtà inesistente - mentre lui lo fa giù dal palcoscenico. La prossima volta che gira per la città si affacci, ad esempio, in Via Nomentana, all'altezza del palazzo di vetro dell'INAIL e vedrà che gli sembrerà di trovarsi, in viaggio vacanza, a Beirut, bombardata e piena di rifiuti.
Panza ha avuto parole durissime, anche parlando dell'attuale momento politico e sociale, quando ha fatto calare il gelo nello studio televisivo, profetizzando che il paese è sull'orlo di una guerra civile; e precisando, che non si meraviglierebbe se prossimamente qualcuno scendesse in piazza non in corteo per protestare, ma con i fucili per sparare.
Padellaro e Damilano, e la stessa Gruber, hanno replicato che non vedono un tale pericolo imminente, e che il nostro paese alla fine si fa scivolare addosso qualsiasi situazione anche grave. Pansa ha risposto: risentiamoci fra qualche tempo. Perché, nonostante alcuni dati dovrebbero far sperare sull'efficacia della cura da cavallo somministrata al paese che sembra stia uscendo dalla crisi, i benefici di tale meno negativa situazione non arrivano ancora a tutti i cittadini, con stipendi e pensioni fermi, con consumi al palo, e con la fiducia nel futuro che è pari a zero, specie nelle giovani generazioni, tuttora afflitte, drammaticamente, dalla disoccupazione.
Chi metterebbe alla guida di un paese in una situazione ancora fluida fra crisi e timida ripresa, come l'Italia, uno come Di Maio che non ha nè arte nè parte, e che sembra un clone perfetto della Raggi, più manichino della sindaca ma incompetente ed incapace quanto Lei?
I Cinquestelle, almeno fino ad ora, saranno pure, per la maggior parte, onesti, ma se sono 'mezzepippe'- come ha definito acutamente ma alla sua maniera, il governatore De Luca, la coppia Di Maio, Di Battista - meglio allora tutti gli altri, anche se nella maggior parte ladri, ai quali comunque si si spera che un domani si arrivi a tagliare le mani, ma che, di fronte alle emergenze, saprebbero cosa fare.
mercoledì 28 settembre 2016
D'Alema s'è fatto un litro. Del suo vino?
La 7 quest'anno ogni sera cambia pelle. Da Lilly sono apparsi prima Renzi e Travaglio, il secondo molto simile ad una serpe velenosa che non guarda mai in faccia l'avversario ma che è pronto a morderlo - anche se spesso senza iniettargli veleno velenoso, perchè non ne ha di efficace nella sacca in cui lo raccoglie - mentre l'altro le spara ogni giorno più grosse - il 'promessificio' di Renzi non ha limiti - benchè qualcosa a Travaglio gliela spieghi, nonostante che lui faccia finta di non capire o non vuol proprio capire.
Nei giorni successivi, sempre Lilly, nel suo salottino soft, post Mentana, ha ospitato due coppie salite ma sul ring 'parrocchiale', nonostante fingano di lottare. Una sera Padellaro/Augias e l'altra Severgnini/ Scalfari .
Nella coppia Padellaro/ Augias chi tira pugni è Padellaro. Augias sembra uno che le ha prese di santa ragione ed ancora non si è ripreso, mentre con buone maniere ammanta banalità ed ovvietà e risponde picche alle domande della Gruber che gli chiede di politica, e che lui dichiara di non conoscere a fondo. Peché allora c'è andato sul ring? Per presentare il suo nuovo libro?
Nella seconda coppia, salita sul finto ring, Severgnini - che ha sempre l'aria di 'primo della classe' cui non sfugge nulla in nessun campo, non proprio il massimo della simpatia nonostante i suoi forzi sovrumani per apparire 'piacione', e che invidiamo soprattutto perchè parla sempre inglese che noi non consociamo - e Scalfari che, oltre che per l'età e la lentezza conseguente, porta i segni dei pugni che c'ha preso che l'hanno reso anche incontinente. Altrimenti quei fatterelli relativi al cimitero e soprattutto alla garconnière berlusconiani poteva risparmiarseli, richiesto semplicemente di fare gli auguri per gli ottant'anni a Berlusconi.
Sul primo ring fra i due un accenno di lotta c'era, mentre si allenavano a mandare al tappeto in ambedue gli incontri Renzi ed il suo referendum; sul secondo era tutta una finta, anzi i due hanno fatto a gara, pur agendo sulla carta stampata (di appartenenza) su fronti diversi, a difendere sia Renzi che il referendum. Qualche pugno, innocuo, hanno fatto finta anche loro di tirarselo, ma niente di serio.
Dal salotto di Lilly alla piazza di Giovanni (Floris). Qui, come in piazza, si parla di tutto e così passa la serata, ci si ritrova dopo cena e si resta a cazzeggiare fino a notte inoltrata, quando i regolamenti comunali consigliano a tutti di andare a casa se non si vogliono prendere multe per schiamazzi.
C'è anche Massimo D'Alema che dà veramente l'impressione di essersi scolato un bel litro di vino a cena, non sappiamo se del suo. Certo è che gli ha fatto male. Se Giovanni non lo avesse più volte chiamato per nome, incalzandolo con le domande - come del resto hanno fatto poi anche altri due giornalisti invitati nella piazza - chiunque avrebbe potuto pensare che su quella poltrona non c'era D'Alema bensì Brunetta e in certi momenti Salvini o Grillo, e financo Travaglio.
Ma come può presentarsi in tv, con quale faccia intendiamo, uno che è del PD e sparare a zero su tutto e per tutto contro Renzi? Non gli sta bene la data del referendum - mancanza di rispetto per gli italiani che dovranno andare a votare in un periodo freddo, suvvia - la riduzione dei parlamentare, l'abolizione del Senato, il risparmio. Nulla, proprio nulla. Tanto che - ma non è la prima volta che gli si chiede - Giovanni gli chiede cosa gli abbia mai fatto Renzi per avercela così tanto con lui. Ha biascicato qualche parola per rispondere alla domanda delle domande, lasciando intendere che Renzi è per lui, per il Pd e per l'Italia tutta l'incarnazione del male assoluto.
Alla prossima beva meno e cambi fornitore, perchè il vino che s'è scolato poteva essere avariato.
Nei giorni successivi, sempre Lilly, nel suo salottino soft, post Mentana, ha ospitato due coppie salite ma sul ring 'parrocchiale', nonostante fingano di lottare. Una sera Padellaro/Augias e l'altra Severgnini/ Scalfari .
Nella coppia Padellaro/ Augias chi tira pugni è Padellaro. Augias sembra uno che le ha prese di santa ragione ed ancora non si è ripreso, mentre con buone maniere ammanta banalità ed ovvietà e risponde picche alle domande della Gruber che gli chiede di politica, e che lui dichiara di non conoscere a fondo. Peché allora c'è andato sul ring? Per presentare il suo nuovo libro?
Nella seconda coppia, salita sul finto ring, Severgnini - che ha sempre l'aria di 'primo della classe' cui non sfugge nulla in nessun campo, non proprio il massimo della simpatia nonostante i suoi forzi sovrumani per apparire 'piacione', e che invidiamo soprattutto perchè parla sempre inglese che noi non consociamo - e Scalfari che, oltre che per l'età e la lentezza conseguente, porta i segni dei pugni che c'ha preso che l'hanno reso anche incontinente. Altrimenti quei fatterelli relativi al cimitero e soprattutto alla garconnière berlusconiani poteva risparmiarseli, richiesto semplicemente di fare gli auguri per gli ottant'anni a Berlusconi.
Sul primo ring fra i due un accenno di lotta c'era, mentre si allenavano a mandare al tappeto in ambedue gli incontri Renzi ed il suo referendum; sul secondo era tutta una finta, anzi i due hanno fatto a gara, pur agendo sulla carta stampata (di appartenenza) su fronti diversi, a difendere sia Renzi che il referendum. Qualche pugno, innocuo, hanno fatto finta anche loro di tirarselo, ma niente di serio.
Dal salotto di Lilly alla piazza di Giovanni (Floris). Qui, come in piazza, si parla di tutto e così passa la serata, ci si ritrova dopo cena e si resta a cazzeggiare fino a notte inoltrata, quando i regolamenti comunali consigliano a tutti di andare a casa se non si vogliono prendere multe per schiamazzi.
C'è anche Massimo D'Alema che dà veramente l'impressione di essersi scolato un bel litro di vino a cena, non sappiamo se del suo. Certo è che gli ha fatto male. Se Giovanni non lo avesse più volte chiamato per nome, incalzandolo con le domande - come del resto hanno fatto poi anche altri due giornalisti invitati nella piazza - chiunque avrebbe potuto pensare che su quella poltrona non c'era D'Alema bensì Brunetta e in certi momenti Salvini o Grillo, e financo Travaglio.
Ma come può presentarsi in tv, con quale faccia intendiamo, uno che è del PD e sparare a zero su tutto e per tutto contro Renzi? Non gli sta bene la data del referendum - mancanza di rispetto per gli italiani che dovranno andare a votare in un periodo freddo, suvvia - la riduzione dei parlamentare, l'abolizione del Senato, il risparmio. Nulla, proprio nulla. Tanto che - ma non è la prima volta che gli si chiede - Giovanni gli chiede cosa gli abbia mai fatto Renzi per avercela così tanto con lui. Ha biascicato qualche parola per rispondere alla domanda delle domande, lasciando intendere che Renzi è per lui, per il Pd e per l'Italia tutta l'incarnazione del male assoluto.
Alla prossima beva meno e cambi fornitore, perchè il vino che s'è scolato poteva essere avariato.
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