Tempi e casi in cui al governo, addirittura di qualche paese, si potevano trovare esimi musicisti ( Paderewsky, il caso più eclatante, titolare delle più alte cariche pubbliche nella Polonia, dopo la Grande guerra) sono lontani, lontanissimi e sempre più rari. Perchè gli artisti, soprattutto, sanno che la politica, se assunta con l'impegno necessario, rischia di mettere fine alla attività principale per la quale essi stessi sono conosciuti ed apprezzati. In tempo recenti si registra il caso di Havel ed altri non se ne ricordano.
La candidatura di Riccardo Muti alla Presidenza della Repubblica, proposta da Vittorio Sgarbi è fortunatamente naufragata. Fortunatamente soprattutto per Muti che potrà continuare a fare il direttore, dove rende meglio che in qualunque altra possibile attività.
Oggi, filosofi ed artisti, preferiscono attività ed impegni più redditizi. Almeno fino a quando non scoprono che con certi incarichi politici, talvolta impegnativi, si possono avere benefici anche grandi, perfino più grandi di quelli che direttamente o indirettamente, alla luce del sole o sottobanco si ricevono assumendo incarichi dirigenziali in istituzioni culturali (sovrintendenze, direzioni artistiche, direzioni di celebri istituti culturali ecc...), talvolta senza nemmeno domandarli, perchè qualche servo che si prostra ai piedi di chi comanda, anche se non richiesto, è sempre dietro l'angolo, pronto a farsi avanti ed offrirsi.
Ma in anni molto recenti, con nostra sorpresa, troviamo due giovani musicisti, compositori per la precisione, che hanno assunto incarichi politici; in un caso, di grande peso, e cioè quello di Assessore alla cultura del Comune di Milano, nel gabinetto Pisapia, rinnovato anche da Sala, assunto da Filippo Del Corno, di cui non si è mai sentito parlare tanto, ma che forse proprio dietro la facciata silenziosa agisce e svolge con impegno e dedizione il suo delicato compito, come ha fatto quando ha dovuto risolvere il problema della successione a Francesco Micheli ed al suo gruppo, alla guida del festival Mito, affidato da Del Corno alle cure artistiche di un suo compagno di avventure musicali, come Nicola Campogrande, i cui esiti sorprendentemente entusiasmanti abbiamo sentito sottolineare dallo stesso direttore artistico e dai suoi sodali della stampa milanese. E le cui fortune artistiche sicuramente andranno a gonfie vele nei prossimi mesi od anni, cosa che non ci sembra sia accaduto a Del Corno - ma forse Milano è per noi troppo lontana perchè ci giungano gli echi della sue strabilianti imprese musiciali. Del Corno che sembra, dunque, aver trovato una buona soluzione per il Festival Mito, forse non è intervenuto con identica partecipazione e convinzione, assieme al suo sindaco, nella questione che ha visto Torino e Milano, contrapposte nel settore dei libri, per via della scissione prodottasi all'interno dell' AIE.
Ma ora un altro caso, con una responsabilità meno prestigiosa, seppure impegnativa altrettanto, è venuto alla luce, almeno per noi. Quello di Cristian Carrara, una altro compositore, friulano d'origine ma stabilitosi a Roma, dove ha fatto una discreta carriera nelle ACLI ed anche nelle sezioni dei partiti politici, riuscendo a vincere le elezioni regionali ultime, e divenendo, nel gabinetto Zingaretti, Presidente della Commissione cultura.
Il suo nome, nelle cronache musicali, dalle Alpi alla Sicilia, compare spesso e noi lo abbiamo notato con piacevole ricorrente sorpresa,ancora più grande dal momento che riscontriamo come tale e tanta attività musicale, almeno negli ultimi quattro o cinque anni, già prima del suo incarico in Regione, è convissuta con un impegno sociale civile e politico di qualche peso. E tuttora continua. Bravo!
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lunedì 3 ottobre 2016
Il governo delle città agli artisti, oltre che ai filosofi. Insomma ad oligarchie illuminate
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martedì 2 dicembre 2014
Riccardo Muti lasciatelo salire sul podio, non sul colle del Quirinale
E' già la seconda volta, nel giro di pochi mesi (la prima quando ci fu la rielezione di Napolitano) che Riccardo Muti, il grande direttore, vien tirato in ballo come candidato alla presidenza della Repubblica. Qualche tempo prima, all'epoca della nomina di eminenti personalità a senatori a vita da parte di Napolitano, era rispuntato il suo nome accanto a quello di Abbado; ed anche in questo caso si sa come andarono le cose. Napolitano, forse già a conoscenza dei riemersi problemi gravissimi di salute di Abbado, preferì nominare l'ottantenne direttore al posto di Muti, per il quale ci sarebbe stato sempre tempo, essendo molto più giovane di Abbado.
Ora si torna a parlare di Muti come Presidente della Repubblica, forse pensando ad altre grandi personalità del mondo dell cultura e dell'arte che, in passato, furono eletti a tale prestigiosissima carica; si pensi al poeta e drammaturgo Havel per la Cecoslovacchia. Ma forse chi fa tale paragone dimentica che Vlaclav Havel, poeta e drammaturgo, poteva vantare una militanza politica di lunga data, in nome ed in ragione della quale era stato anche in carcere. Muti è sempre vissuto fra casa teatro e podio. Il carcere, per ragioni politiche, sa solo che esiste.
Muti fa bene il direttore, oggi è il direttore per eccellenza in Italia e fra i primi nel mondo. Perchè allora volergli far cambiare professione, non sapendo con quali risultati, mentre i risultati dal podio sono certi e grandissimi?
Ciascuno - lo ha detto anche l'interessato - deve fare il mestiere che sa fare. E poi Muti non ha fatto capire che vuole vivere a Ravenna, la città in cui si vive meglio di ogni altra in Italia, e dalla quale non verrebbe via neanche se lo solleticassero con il Palazzo del Quirinale?
Ora si torna a parlare di Muti come Presidente della Repubblica, forse pensando ad altre grandi personalità del mondo dell cultura e dell'arte che, in passato, furono eletti a tale prestigiosissima carica; si pensi al poeta e drammaturgo Havel per la Cecoslovacchia. Ma forse chi fa tale paragone dimentica che Vlaclav Havel, poeta e drammaturgo, poteva vantare una militanza politica di lunga data, in nome ed in ragione della quale era stato anche in carcere. Muti è sempre vissuto fra casa teatro e podio. Il carcere, per ragioni politiche, sa solo che esiste.
Muti fa bene il direttore, oggi è il direttore per eccellenza in Italia e fra i primi nel mondo. Perchè allora volergli far cambiare professione, non sapendo con quali risultati, mentre i risultati dal podio sono certi e grandissimi?
Ciascuno - lo ha detto anche l'interessato - deve fare il mestiere che sa fare. E poi Muti non ha fatto capire che vuole vivere a Ravenna, la città in cui si vive meglio di ogni altra in Italia, e dalla quale non verrebbe via neanche se lo solleticassero con il Palazzo del Quirinale?
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