Abbiamo scritto di una 'vittoria di Pirro' a proposito del pubblico delle 15 repliche del balletto 'Lo schiaccianoci' all'Opera di Roma durante queste vacanze natalizie. Il balletto a Natale è una felice tradizione di molti teatri, ed è anche felice tradizione che il balletto sia molto seguito, nonostante che i corpi di ballo dei teatri siano stati sciolti quasi tutti.
La notizia che ci aveva colpiti l'avevamo ascoltata ieri sera al TG3. Giuriamo che il giornalista aveva parlato di 18 .000 presenza in 15 repliche, dal che noi avevamo dedotto che ben 6.300 dei posti disponibili erano rimasti vuoti.
Apprendiamo successivamente, leggendo i giornali di oggi che i biglietti venduti ( sempre che corrispondano ai posti occupati. Non sempre è così) sarebbero invece stati 21.000. E' evidente che se così è i posti rimasti vuoti sono stati 'appena' 3.300, molto meno dei 6.300, calcolati sulla base della notizia appresa dal TG3, salvo che le nostre orecchie non abbiano ascoltato male.
Siamo contenti. Però... i giornali di oggi, tutti, all'unisono - forse perché i giornalisti si leggono l'un l'altro nel pensiero quando scrivono, non osando riproporre alla lettera qualunque cosa gli venga passati dagli uffici stampa - scrivono anche che 'dopo il successo della Rusalka ( quale successo? vero o presunto? e i dati perchè non sono stati sbandierati, come s'è fatto ora con 'lo schiaccianoci'?) e scrivono anche che il successo di pubblico del balletto natalizio è frutto anche 'della rinnovata campagna di comunicazione dell'Opera'. Certamente. In tale campagna - ci dica Fuortes se diciamo il vero o sbagliamo - è anche previsto che ai giornalisti che osano criticare il timoniere e la sua ciurma, non siano inviate informazioni di sorta, da quell'ottimo professionista che è Arriva e che non parte ancora?
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lunedì 5 gennaio 2015
domenica 30 novembre 2014
Muti ha finalmente fatto chiarezza sulla ragione della sua fuga da Roma e prima da Milano
Nei giorni scorsi s'erano diffuse voci, talune evidentemente false, sulla fuga del grande direttore dalla Capitale. S'era detto che con la nuova gestione del teatro, che doveva risanare i conti, il grande Maestro non avrebbe più trovato i cordoni della borsa sempre allargati ad ogni sua richiesta, perché così si sarebbe rischiato non il semplice (semplice, tanto per dire ) licenziamento degli orchestrali e coristi, ma la chiusura totale, per fallimento, del teatro. E queste voci s'erano fatte insistenti quando, alla prima di Rusalka, costata di allestimento appena 50.000 Euro, erano venute fuori che il costo dell'Aida cancellata, causa 'diserzione' del noto direttore, sarebbe stato di1.500.000 Euro che, uniti forse ad una cifra pari o di poco inferiore al costo delle future 'Nozze di Figaro' avrebbe reso ancor più drammatico il deficit del teatro. Ora con la cancellazione dei due titoli 'mutiani', gli allestimenti fatti in casa (che non è detto siano sempre e comunque peggiori di quelli faraonici come si usano nei nostri teatri abituati a spendere e spandere, anche inutilmente ) e le più miti pretese di orchestra e coro rientrati in teatro, il sovrintendente - quello attuale o chi gli dovesse succedere, come noi speriamo per la figuraccia di Fuortes di fronte al mondo musicale - potrà riprendere la navigazione, sempre che i sindacati non producano nuovi scossoni ( con scioperi od altre azioni dimostrative), con maggiore tranquillità.
Dunque le ristrettezze del bilancio potrebbero aver costretto Muti a tagliare la corda ? Non è detto che sia stata la vera ragione, perché poi il Maestro, al di là degli allestimenti, quel che sa fare bene è far suonare l'orchestra e cantare i cantanti, solisti e coro. E questo lo sanno bene i suoi nemici, perfino quelli che mettono l'accento sul suo cattivo carattere.
E Milano, A Milano era successo qualcosa di analogo, Muti aveva lasciato la capitale del nord, perché non si sentiva più bene in quel teatro, dopo una ventina d'anni di permanenza stabile, e perchè non andava più d'accordo con il 'coniuge' amministrativo della Scala, cioè Fontana. Queste ragioni possono aver influito sulla decisione traumatica anche lì di Muti di abbandonare il teatro, nel quale sarà difficile che egli faccia ritorno, la qual cosa vale anche per Roma. E vale ancora di più, dopo che è divenuta chiarissima la ragione principale del duplice abbandono, dove i problemi con Roma e Milano c'entrano poco.
Muti e famiglia non vogliono più passare lunghi periodi in città nelle quali la qualità della vita non è buona. Da ciò la decisione di ritirarsi, in Italia, a Ravenna, risultata la città in cima alla classifica delle città italiane in cui si vive meglio.
L'avevamo sospettato.
Dunque le ristrettezze del bilancio potrebbero aver costretto Muti a tagliare la corda ? Non è detto che sia stata la vera ragione, perché poi il Maestro, al di là degli allestimenti, quel che sa fare bene è far suonare l'orchestra e cantare i cantanti, solisti e coro. E questo lo sanno bene i suoi nemici, perfino quelli che mettono l'accento sul suo cattivo carattere.
E Milano, A Milano era successo qualcosa di analogo, Muti aveva lasciato la capitale del nord, perché non si sentiva più bene in quel teatro, dopo una ventina d'anni di permanenza stabile, e perchè non andava più d'accordo con il 'coniuge' amministrativo della Scala, cioè Fontana. Queste ragioni possono aver influito sulla decisione traumatica anche lì di Muti di abbandonare il teatro, nel quale sarà difficile che egli faccia ritorno, la qual cosa vale anche per Roma. E vale ancora di più, dopo che è divenuta chiarissima la ragione principale del duplice abbandono, dove i problemi con Roma e Milano c'entrano poco.
Muti e famiglia non vogliono più passare lunghi periodi in città nelle quali la qualità della vita non è buona. Da ciò la decisione di ritirarsi, in Italia, a Ravenna, risultata la città in cima alla classifica delle città italiane in cui si vive meglio.
L'avevamo sospettato.
Muti a Roma non ci torna, e Machiavelli prende le misure al cervello del principe (Renzi)
Un amico di lunga data del maestro Muti, Paolo Isotta, recensendo ieri la Rusalka che ha inaugurato la stagione dell'Opera di Roma - naturalmente ottima per effetto delle scelte del massimo direttore artistico al mondo, Alessio Vlad - accenna alla crisi appena conclusa ed ai dissidi apparentemente ricomposti fra personale artistico e dirigenza dell'Opera di Roma; ma trova lo spazio, allo stesso tempo, e in poche e scandite righe di dire che Muti non tornerà all'Opera. La ragione - detta da Isotta che di Muti può essere considerato l'esegeta ufficiale - è che nessuno di quelli che avrebbero dovuto invitarlo a tornare, pregandolo in tutti i modi, l'ha fatto. L'affermazione è abbastanza grave ed ha il senso di una accusa aperta di Muti, sebbene fatta per interposta persona.
Avrebbero dovuto pregare Muti perchè ritornasse sicuramente Fuortes, che non l'ha fatto; Marino che non l'ha fatto, Franceschini, che non l'ha fatto, e forse anche l'orchestra che non l'ha fatto.
Sì, a parole l'hanno fatto taluni, ma senza crederci e senza esserne convinti, sperando in fondo che non torni, e che anzi sparisca nelle nebbie del giro internazionale che, come era naturale, si potrebbe contendere Muti anche a suon di milioni di Euro, come sicuramente sta facendo.
Sul programma di sala della Rusalka, ci diceva un nostro amico, il suo nome è in testa alla fondazione del teatro con il titolo onorifico , a questo punto anche ironico - di 'direttore onorario a vita'.
Il rapporto fra Muti e l'Opera di Roma, sembra uno di quei casi di innamorati che si regalano le mezze lune per significare quale rapporto si augurano fra loro: metà a lui e metà all'altra, sulle quali c'è scritto 'Uniti ma divisi'; da leggersi, nel caso di Muti: egli resta sempre direttore a vita, seppure onorario, ma meglio se sta alla larga dal teatro dell'Opera. Il quale alla serata inaugurale sì è beccato uno schiaffo istituzionale, a causa dell'assenza delle autorità cittadine e nazionali dal teatro.
Tornando da un viaggio, questa mattina, ascoltavamo in macchina Radio tre. Si parlava della evoluzione della lingua italiana, e si citava Machiavelli ed il suo 'Principe'. Di una cosa scritta dal grande fiorentino vogliamo porgere notizia al presidente del Consiglio, Renzi, suo incolpevole concittadino. Diceva Machiavelli che il 'cervello' del principe si misura dalla scelta dei suoi ministri. Non serve commento.
Come non serve neppure commentare l'episodio di quel mascalzone di Di Stefano, deputato PD, che avrebbe intascato una bella stecca di quasi due milioni di Euro, ma, più grave ancora, avrebbe 'comprato' la laurea presso una università telematica (tutti gli esami di quattro anni in una sola sessione!),il cui rettore era stato compensato 'del disturbo' con una consulenza. Fra lui e il 'trota' nazionale che differenza c'è?
Avrebbero dovuto pregare Muti perchè ritornasse sicuramente Fuortes, che non l'ha fatto; Marino che non l'ha fatto, Franceschini, che non l'ha fatto, e forse anche l'orchestra che non l'ha fatto.
Sì, a parole l'hanno fatto taluni, ma senza crederci e senza esserne convinti, sperando in fondo che non torni, e che anzi sparisca nelle nebbie del giro internazionale che, come era naturale, si potrebbe contendere Muti anche a suon di milioni di Euro, come sicuramente sta facendo.
Sul programma di sala della Rusalka, ci diceva un nostro amico, il suo nome è in testa alla fondazione del teatro con il titolo onorifico , a questo punto anche ironico - di 'direttore onorario a vita'.
Il rapporto fra Muti e l'Opera di Roma, sembra uno di quei casi di innamorati che si regalano le mezze lune per significare quale rapporto si augurano fra loro: metà a lui e metà all'altra, sulle quali c'è scritto 'Uniti ma divisi'; da leggersi, nel caso di Muti: egli resta sempre direttore a vita, seppure onorario, ma meglio se sta alla larga dal teatro dell'Opera. Il quale alla serata inaugurale sì è beccato uno schiaffo istituzionale, a causa dell'assenza delle autorità cittadine e nazionali dal teatro.
Tornando da un viaggio, questa mattina, ascoltavamo in macchina Radio tre. Si parlava della evoluzione della lingua italiana, e si citava Machiavelli ed il suo 'Principe'. Di una cosa scritta dal grande fiorentino vogliamo porgere notizia al presidente del Consiglio, Renzi, suo incolpevole concittadino. Diceva Machiavelli che il 'cervello' del principe si misura dalla scelta dei suoi ministri. Non serve commento.
Come non serve neppure commentare l'episodio di quel mascalzone di Di Stefano, deputato PD, che avrebbe intascato una bella stecca di quasi due milioni di Euro, ma, più grave ancora, avrebbe 'comprato' la laurea presso una università telematica (tutti gli esami di quattro anni in una sola sessione!),il cui rettore era stato compensato 'del disturbo' con una consulenza. Fra lui e il 'trota' nazionale che differenza c'è?
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sabato 29 novembre 2014
Rusalka ha fatto boom!
Come sia andata l'altra sera, all'Opera di Roma, con la serata inaugurale di stagione, non ci è dato di sapere, nonostante che abbiamo letto la maggior parte dei quotidiani.
Di certo si dava Rusalka, approdata all'Opera prima d'ora già otto anni fa (Roma è forse l'unico teatro dove in meno di 10 anni abbiano rappresentato due volte l'opera di Dvorak), il direttore, al suo debutto a Roma, è stato strattonato dalla critica sia di destra che di sinistra ( è importante segnalarlo perché la critica di destra e quella di sinistra si spartiscono i compiti) il regista era Krief che ha avuto a disposizione appena 50.000 Euro per l'allestimento (forse ne ha presi di più per la regia, dovendosi egli spremere le meningi per pescare nei magazzini del teatro tutto quello che poteva essere utile per il nuovo /vecchio allestimento) ha inscheletrito il mondo favolistico; e le voci, la principale delle quali, femminile, è stata sostituita per indisposizione negli ultimi giorni, non sappiamo di che pasta fossero fatte. Chi dice che erano assolutamente inadatte, chi ne salva la metà chi le promuove in toto, a seconda che fossero di destra o sinistra - i critici s'intende. Fra i quali c'erano i vedovi o le vedove di Muti , che lo rimpiangeranno in eterno (dimenticando di annotare che l'allestimento e il cast dell' Aida andata in fumo costava all'incirca 1.500.000 Euro) e che, inconsolate, vagano per le sabbie egizie; coloro i quali, anzi uno, che raccontava per l'ennesima volta la storia di Rusalka - che palle! - per non sporcarsi le mani, e, nel frattempo, prendeva tempo e spiava le mosse degli altri ( era un pezzo, bello corposo, da pubblicare alla vigilia e che, per mancanza di spazio, è finito all'indomani della prima); e poi c'era il cantore/poeta con il pensiero sempre verso Muti e famiglia ( altrimenti non gli avrebbero fatto presentare al festival ravennate, una sua opera: beccato, diavoletto di un critico!) ma che ora vuole salvare capra e cavoli, dove i cavoli sono i suoi rapporti anche lavorativi con Fuortes, da Roma a Bari e ritorno.
L'univo forse che dava conto, in breve, con un pezzo tozzo, era un critico 'da destra': poche annotazioni anche sull'esito della serata. Abbiamo anche letto di applausi di cortesia, ed anche di nove minuti di applausi. Vi meravigliate? Nove minuti di applausi possono essere di sola cortesia. Zitti!
Alla serata inaugrale, per non offendere il compaesano Riccardo, il presidente Napolitano non aveva partecipato, perchè - secondo il comunicato ufficiale del Quirinale, non richiesto - stava già preparando le valigie per il prossimo autosfratto; e neppure Franceschini il quale aveva prenotato un lungo fine settimana in Marocco con la sua bella, con la quale da quando s'è sposato non gli era riuscito ancora di portarla fuori; Marino era assente perchè ci aveva da fare (gli si era bucata la ruota della bicicletta sul Raccordo e stava attendendo il 113), e Zingaretti era impicciato con la sagra dell'olio ai Castelli, e perciò ha girato alla larga da Piazza Beniamino Gigli.
In compenso però c'era, al gran completo, il solito generone romano agghindato come la madonna di Pompei; c'era il ministro Padoan, unico caso di forte presenza istituzionale (per mantenere la promessa fatta alla sua signora: domani ti porto all'Opera!) - e c'era l'assessore Marinelli, altro sponsor di Fuortes.
Poi, scendendo giù giù (non si sono letti i nomi dei consiglieri di amministrazione né del direttore artistico che erano tutti impegnati o in altri teatri o a preparare l'albero di Natale) c'era Piovani e c'era anche Cagli. Non starà mica pensando di accasarsi per l'ennesima volta, al Teatro dell'Opera, ora che ha deciso di lasciare, dopo una ventina d'anni, Santa Cecilia? La santa della musica ci protegga!
Di certo si dava Rusalka, approdata all'Opera prima d'ora già otto anni fa (Roma è forse l'unico teatro dove in meno di 10 anni abbiano rappresentato due volte l'opera di Dvorak), il direttore, al suo debutto a Roma, è stato strattonato dalla critica sia di destra che di sinistra ( è importante segnalarlo perché la critica di destra e quella di sinistra si spartiscono i compiti) il regista era Krief che ha avuto a disposizione appena 50.000 Euro per l'allestimento (forse ne ha presi di più per la regia, dovendosi egli spremere le meningi per pescare nei magazzini del teatro tutto quello che poteva essere utile per il nuovo /vecchio allestimento) ha inscheletrito il mondo favolistico; e le voci, la principale delle quali, femminile, è stata sostituita per indisposizione negli ultimi giorni, non sappiamo di che pasta fossero fatte. Chi dice che erano assolutamente inadatte, chi ne salva la metà chi le promuove in toto, a seconda che fossero di destra o sinistra - i critici s'intende. Fra i quali c'erano i vedovi o le vedove di Muti , che lo rimpiangeranno in eterno (dimenticando di annotare che l'allestimento e il cast dell' Aida andata in fumo costava all'incirca 1.500.000 Euro) e che, inconsolate, vagano per le sabbie egizie; coloro i quali, anzi uno, che raccontava per l'ennesima volta la storia di Rusalka - che palle! - per non sporcarsi le mani, e, nel frattempo, prendeva tempo e spiava le mosse degli altri ( era un pezzo, bello corposo, da pubblicare alla vigilia e che, per mancanza di spazio, è finito all'indomani della prima); e poi c'era il cantore/poeta con il pensiero sempre verso Muti e famiglia ( altrimenti non gli avrebbero fatto presentare al festival ravennate, una sua opera: beccato, diavoletto di un critico!) ma che ora vuole salvare capra e cavoli, dove i cavoli sono i suoi rapporti anche lavorativi con Fuortes, da Roma a Bari e ritorno.
L'univo forse che dava conto, in breve, con un pezzo tozzo, era un critico 'da destra': poche annotazioni anche sull'esito della serata. Abbiamo anche letto di applausi di cortesia, ed anche di nove minuti di applausi. Vi meravigliate? Nove minuti di applausi possono essere di sola cortesia. Zitti!
Alla serata inaugrale, per non offendere il compaesano Riccardo, il presidente Napolitano non aveva partecipato, perchè - secondo il comunicato ufficiale del Quirinale, non richiesto - stava già preparando le valigie per il prossimo autosfratto; e neppure Franceschini il quale aveva prenotato un lungo fine settimana in Marocco con la sua bella, con la quale da quando s'è sposato non gli era riuscito ancora di portarla fuori; Marino era assente perchè ci aveva da fare (gli si era bucata la ruota della bicicletta sul Raccordo e stava attendendo il 113), e Zingaretti era impicciato con la sagra dell'olio ai Castelli, e perciò ha girato alla larga da Piazza Beniamino Gigli.
In compenso però c'era, al gran completo, il solito generone romano agghindato come la madonna di Pompei; c'era il ministro Padoan, unico caso di forte presenza istituzionale (per mantenere la promessa fatta alla sua signora: domani ti porto all'Opera!) - e c'era l'assessore Marinelli, altro sponsor di Fuortes.
Poi, scendendo giù giù (non si sono letti i nomi dei consiglieri di amministrazione né del direttore artistico che erano tutti impegnati o in altri teatri o a preparare l'albero di Natale) c'era Piovani e c'era anche Cagli. Non starà mica pensando di accasarsi per l'ennesima volta, al Teatro dell'Opera, ora che ha deciso di lasciare, dopo una ventina d'anni, Santa Cecilia? La santa della musica ci protegga!
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venerdì 28 novembre 2014
Dio c'è: i giornali non pubblicano le pagine 'Eventi' ( a pagamento) sulla 'grande opera' di Roma
Immaginiamo due scenari possibili, ambedue ci confermano nell'idea che alla fine esiste un limite per l'indecenza. Dunque Dio c'è.
Primo scenario. Il Teatro dell'Opera di Roma Capitale, per la sua 'grande opera', domanda ai giornali di riservargli due pagine per la solita inserzione - a pagamento - che anticipi ed illustri la stagione, la nuova stagione che ieri ha preso l'avvio con la Rusalka di Dvorak; e i giornali rispondono che questa volta devono, malvolentieri, fare a meno dei soldi del Teatro dell'Opera perchè quelle due pagine sarebbero più vergognose della vergognosa situazione nella quale il Teatro si dibatte da molti mesi in qua. Insomma i giornali, ben sapendo che quelle pagine, sotto comando dei soldi, servono a magnificare l'istituzione che le prenota - a pagamento - hanno fatto sapere all'Opera di Roma che non avrebbero trovato parole per passare sopra le disavventure del teatro, facendo finta di niente, e lodandone il nuovo corso di rilancio nazionale ed internazionale, come va dicendo quell'altro poveretto di Marino.
Secondo scenario. Il Teatro dell'Opera di Roma Capitale, vista la vergogna che si è abbattuta sul teatro, anche per colpa dei dirigenti medesimi, e il primo colpevole della vergognosa situazione è il sovrintendente ( alle prime armi nella conduzione di un grande teatro con personale fisso , cosa molto diversa dal 'condominio' di 'Musica per Roma' che non ha personale artistico fisso proprio!), che non ha immediatamente, dal primo momento, cercato ed avviato un colloquio con gli scioperanti, specie i più facinorosi ed irriducibili, ha pensato bene di non prenotare - a pagamento - sui giornali quelle famigerate pagine sulle quali da anni leggiamo delle autentiche barzellette. E di barzellette, ne abbiamo lette in quantità eccessiva, negli anni passati, anche sul Teatro dell'Opera di Roma Capitale, mentre affondava.
Adesso la dirigenza del teatro, cogliendo a volo la giustificazione della mancanza di pecunia, ha approfittato per non chiedere ai giornali di compiere l'ennesimo sfregio alla decenza. e , per questo, solo per questo, ci siamo confermati nell'idea che Dio c'è.
Abbiamo sottolineato che quelle pagine che appaiono regolarmente su Repubblica, Corriere e Sole 24 Ore (la domenica) sono pagine che le istituzioni, non solo musicali, in particolari occasioni, pagano, rivelandosi nel complesso una bella entrata pubblicitaria per i giornali. I quali contraccambiano tanta sensibilità fregandosene di riparlare delle istituzioni medesime.
Primo scenario. Il Teatro dell'Opera di Roma Capitale, per la sua 'grande opera', domanda ai giornali di riservargli due pagine per la solita inserzione - a pagamento - che anticipi ed illustri la stagione, la nuova stagione che ieri ha preso l'avvio con la Rusalka di Dvorak; e i giornali rispondono che questa volta devono, malvolentieri, fare a meno dei soldi del Teatro dell'Opera perchè quelle due pagine sarebbero più vergognose della vergognosa situazione nella quale il Teatro si dibatte da molti mesi in qua. Insomma i giornali, ben sapendo che quelle pagine, sotto comando dei soldi, servono a magnificare l'istituzione che le prenota - a pagamento - hanno fatto sapere all'Opera di Roma che non avrebbero trovato parole per passare sopra le disavventure del teatro, facendo finta di niente, e lodandone il nuovo corso di rilancio nazionale ed internazionale, come va dicendo quell'altro poveretto di Marino.
Secondo scenario. Il Teatro dell'Opera di Roma Capitale, vista la vergogna che si è abbattuta sul teatro, anche per colpa dei dirigenti medesimi, e il primo colpevole della vergognosa situazione è il sovrintendente ( alle prime armi nella conduzione di un grande teatro con personale fisso , cosa molto diversa dal 'condominio' di 'Musica per Roma' che non ha personale artistico fisso proprio!), che non ha immediatamente, dal primo momento, cercato ed avviato un colloquio con gli scioperanti, specie i più facinorosi ed irriducibili, ha pensato bene di non prenotare - a pagamento - sui giornali quelle famigerate pagine sulle quali da anni leggiamo delle autentiche barzellette. E di barzellette, ne abbiamo lette in quantità eccessiva, negli anni passati, anche sul Teatro dell'Opera di Roma Capitale, mentre affondava.
Adesso la dirigenza del teatro, cogliendo a volo la giustificazione della mancanza di pecunia, ha approfittato per non chiedere ai giornali di compiere l'ennesimo sfregio alla decenza. e , per questo, solo per questo, ci siamo confermati nell'idea che Dio c'è.
Abbiamo sottolineato che quelle pagine che appaiono regolarmente su Repubblica, Corriere e Sole 24 Ore (la domenica) sono pagine che le istituzioni, non solo musicali, in particolari occasioni, pagano, rivelandosi nel complesso una bella entrata pubblicitaria per i giornali. I quali contraccambiano tanta sensibilità fregandosene di riparlare delle istituzioni medesime.
giovedì 20 novembre 2014
Benedetta Tobagi, Gherardo Colombo, Riccardo Muti, CDA RAI, Fuortes conosce solo Bietti. Letto sui giornali
Ci chiediamo spesso con che altro potremo divertirci il giorno in cui decidessimo di non acquistare più giornali, come facciamo da oltre 35 anni tutti i giorni, senza saltarne uno, portandoci a casa una media di tre quotidiani al giorno, oltre naturalmente a settimanali e mensili italiani ed esteri. Gli spunti di divertimento che giornalmente ci offre la lettura dei giornali non è facile reperirli in altri settori; forse ve ne sono, magari anche meno costosi, ma noi ancora non li conosciamo.
Oggi ad esempio. Come non sbellicarsi dalle risate nel leggere della decisione di ieri del CDA della RAI, di proprietà del Tesoro, che ha deciso di impugnare la richiesta del governo dei 150 milioni di Euro , proprio nel giorno in cui l'ingresso in Borsa della Rai, per i suoi impianti di trasmissione, è stato accolto benissimo dagli investitori? Uno, subito, pensa che a favore di questa mozione abbiano votato i consiglieri 'in quota' della destra, invidiosi del successo dell'esordio in Borsa. No, la mozione l'ha proposta un ex maggiordomo di Berlusconi, è vero, ma a lui si sono uniti quasi tutti gli altri e perfino i due consiglierucci indicati, anzi graziati, dal PD, e cioè la Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo che se non avessero fatto il grande gesto, ci saremmo dimenticati persino della loro esistenza. Nessun altra traccia, e neppure sottotraccia, del loro passaggio esiste nei piani alti di Viale Mazzini, oltre la presenza dei loro nomi nei libri contabili RAI, per la paghetta come consiglieri di amministrazione. Sarebbe opportuno che almeno loro due spiegassero al popolo ignorante il senso di quel folle gesto. E poi dicono che Renzi non ha ragione quando ammonisce che presto va cambiata la governance della RAI. Come si fa a dargli torto, quando si viene a sapere che, in Australia, per seguire il G 20, sono arrivati 5 troupe RAI? Per quello che dicono e per la pochezza temporale dei servizi, non ne bastava una per tutte le testate giornalistiche RAI? Certo che sì, una bastava ed avanzava. Ed invece abbiamo mandato in Australia, a nostre spese - soldi veramente buttati - una quindicina di persone, invece di due o tre.
In rete si sono scatenati contro Riccardo Muti che sarebbe sì, a detta di molti navigatori, un grande direttore - non manca qualcuno che mette in dubbio finanche le sue capacità direttoriali - ma una pessima persona. E giù altre accuse: perchè ha taciuto sull'Opera di Roma in questi ultimi travagliati mesi? Perchè, appena ha visto acque increspate, prima di quelle agitate, s'è dato a nuoto alla fuga? Gli rimproverano anche questo, ed infine, il fatto di portarsi appresso, ogni volta che si muove, moglie figlia amici e servitori. Non gli hanno fatto nessuno sconto in nome della fama e della bravura, tanto che ci vien voglia di difenderlo, ad ogni costo, dimenticando i difetti, qualora ne avesse.
Fuortes, che unisce a grande capacità imprenditoriale nel mondo della cultura, una conoscenza fuori dell'ordinario dell'ambiente musicale - ragione per cui è stato chiamato a dare un'aggiustatina all'Opera di Roma, come ha poi fatto, un momento prima di rischiare di distruggerla del tutto - ha avviato con l'inaugurazione della nuova stagione della 'grande opera' a Roma, una serie di incontri o conferenze di presentazione delle opere in cartellone. E, come ha fatto all'Auditorium di cui resta ancora amministratore delegato, con le lezioni di musica e al Teatro Petruzzelli di Bari negli intensi mesi in cui è stato commissario, risanando i conti e lasciando un buco di un paio di milioni quando è andato via, ha chiamato ogni volta tutti più grandi musicologi al mondo che alla conoscenza della materia trattata uniscono anche capacità comunicativa eccelsa: Giovanni Bietti all'Auditorium, Giovanni Bietti al Petruzzelli, e Giovanni Bietti all'Opera di Roma.
Tutti gli auguriamo, prima che assuma la sacrosanta decisione di abbandonare il campo, che l'opera inaugurale veda il botteghino del teatro con file chilometriche, perchè se non ci saranno, anche di questo darà la colpa a qualcun altro, invece che a se stesso, che di gestione di una stagione non capisce un tubo, per cui sostituisce Aida con Rusalka - una donne con un altra - con la massima prosopopea possibile.
Oggi ad esempio. Come non sbellicarsi dalle risate nel leggere della decisione di ieri del CDA della RAI, di proprietà del Tesoro, che ha deciso di impugnare la richiesta del governo dei 150 milioni di Euro , proprio nel giorno in cui l'ingresso in Borsa della Rai, per i suoi impianti di trasmissione, è stato accolto benissimo dagli investitori? Uno, subito, pensa che a favore di questa mozione abbiano votato i consiglieri 'in quota' della destra, invidiosi del successo dell'esordio in Borsa. No, la mozione l'ha proposta un ex maggiordomo di Berlusconi, è vero, ma a lui si sono uniti quasi tutti gli altri e perfino i due consiglierucci indicati, anzi graziati, dal PD, e cioè la Benedetta Tobagi e Gherardo Colombo che se non avessero fatto il grande gesto, ci saremmo dimenticati persino della loro esistenza. Nessun altra traccia, e neppure sottotraccia, del loro passaggio esiste nei piani alti di Viale Mazzini, oltre la presenza dei loro nomi nei libri contabili RAI, per la paghetta come consiglieri di amministrazione. Sarebbe opportuno che almeno loro due spiegassero al popolo ignorante il senso di quel folle gesto. E poi dicono che Renzi non ha ragione quando ammonisce che presto va cambiata la governance della RAI. Come si fa a dargli torto, quando si viene a sapere che, in Australia, per seguire il G 20, sono arrivati 5 troupe RAI? Per quello che dicono e per la pochezza temporale dei servizi, non ne bastava una per tutte le testate giornalistiche RAI? Certo che sì, una bastava ed avanzava. Ed invece abbiamo mandato in Australia, a nostre spese - soldi veramente buttati - una quindicina di persone, invece di due o tre.
In rete si sono scatenati contro Riccardo Muti che sarebbe sì, a detta di molti navigatori, un grande direttore - non manca qualcuno che mette in dubbio finanche le sue capacità direttoriali - ma una pessima persona. E giù altre accuse: perchè ha taciuto sull'Opera di Roma in questi ultimi travagliati mesi? Perchè, appena ha visto acque increspate, prima di quelle agitate, s'è dato a nuoto alla fuga? Gli rimproverano anche questo, ed infine, il fatto di portarsi appresso, ogni volta che si muove, moglie figlia amici e servitori. Non gli hanno fatto nessuno sconto in nome della fama e della bravura, tanto che ci vien voglia di difenderlo, ad ogni costo, dimenticando i difetti, qualora ne avesse.
Fuortes, che unisce a grande capacità imprenditoriale nel mondo della cultura, una conoscenza fuori dell'ordinario dell'ambiente musicale - ragione per cui è stato chiamato a dare un'aggiustatina all'Opera di Roma, come ha poi fatto, un momento prima di rischiare di distruggerla del tutto - ha avviato con l'inaugurazione della nuova stagione della 'grande opera' a Roma, una serie di incontri o conferenze di presentazione delle opere in cartellone. E, come ha fatto all'Auditorium di cui resta ancora amministratore delegato, con le lezioni di musica e al Teatro Petruzzelli di Bari negli intensi mesi in cui è stato commissario, risanando i conti e lasciando un buco di un paio di milioni quando è andato via, ha chiamato ogni volta tutti più grandi musicologi al mondo che alla conoscenza della materia trattata uniscono anche capacità comunicativa eccelsa: Giovanni Bietti all'Auditorium, Giovanni Bietti al Petruzzelli, e Giovanni Bietti all'Opera di Roma.
Tutti gli auguriamo, prima che assuma la sacrosanta decisione di abbandonare il campo, che l'opera inaugurale veda il botteghino del teatro con file chilometriche, perchè se non ci saranno, anche di questo darà la colpa a qualcun altro, invece che a se stesso, che di gestione di una stagione non capisce un tubo, per cui sostituisce Aida con Rusalka - una donne con un altra - con la massima prosopopea possibile.
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sabato 15 novembre 2014
Roma, non ancora allagata, fa acqua da tutte le parti, dal Campidoglio all'Opera. Marino, ma anche Fuortes, dovrebbero ritirarsi in buon ordine.
I giornali locali di questi giorni sembrano bollettini di guerra, meglio: di vigilia di resa. Tutto il PD contro il sindaco della capitale - che è del PD. Il divorzio minacciato è ora annunciato, fra Ignazio Marino e il governo della città, e fra Ignazio Marino e il Presidente - anzi la Presidente della 'Commissione Cultura', l'avvenente battagliera Michela Di Biase, sposata Franceschini, la quale nella riunione del partito di ieri l'ha quasi insultato dicendo che non c'è cosa che egli sappia fare al momento giusto, compreso quella sortita tardiva fra la 'ggente di Tor Sapienza, nonostante tutti glielo avessero consigliato anzi chiesto da giorni e prima che il fuoco divampasse. Egli non demorde, vuole restare in cima alla classifica del più grande gaffeur che la storia recente di Roma ricordi, contendendo in detta classifica il primo posto all'ex rettore della Sapienza, Frati, che di gaffes ne inanellava una al giorno, e di una in particolare, noi stessi fummo testimoni in un tragicomica serata nell'Aula magna, al cospetto di Riccardo Muti cui il rettore consegnava il diploma di laurea honoris causa.
No Marino, anche a seguito del suo appoggio all'altro improponibile personaggio di questi giorni, Carlo Fuortes, nel suo insensato progetto di esternalizzare orchestra e coro dell'Opera, per il quale il mondo intero gli ha riso dietro, non può restare. Non ne ha indovinata una, anche senza parlare del Caso Valle, che lui magari si vanterà di aver risolto mentre invece i rivoltosi occupanti hanno solo ascoltato un invito, al quale non potevano dire di no, del potente direttore di Radio 3 e dell'Argentina, Marino Sinibaldi oltre che della veterana Giovanna Marinelli, promossa assessora, con grande scontento della Di Biase che a quell'incarico teneva e forse ci teneva anche suo marito Franceschini. Naturalmente passiamo sopra il pasticcio delle strisce blu per i parcheggi e mille altre cose nelle quali ha dato prova di essere quell'incapace che da subito i cittadini hanno stigmatizzato.
Con quale faccia crede di poter restare dopo la sconfessione generale dei cittadini e del suo stesso partito, non si capisce; come non si capisce neanche come faccia a restare, il suo sodale Fuortes, quand'anche alla fine riuscisse a mettere una toppa al disastro che ha contribuito ad aumentare all'Opera di Roma, dove cominciano a venir giù pezzi, quasi alla viglia della prima - mancano solo dieci giorni. Il soprano scritturato per Rusalka ha dichiarato forfait - per motivi di salute, si legge in un comunicato, ma noi temiamo che la sua malattia sia diplomatica, per non dispiacere a Muti; e non è ancora detto che gli altri pezzi tengano tutti; da qui al 27 potrebbero cadere anche altri, sempre che dal CDA del prossimo 23 si metta finalmente fine alla tragicommedia, messa in scena da Marino e Fuortes nello storico Costanzi.
Dal quale sempre il Fuortes incompetente, fa sapere che il Maestro Muti gli ha detto espressamente che egli non intende rinunciare alla sua carica di 'direttore onorario a vita', altra barzelletta che, comunque, si può inscenare anche a distanza, e cioè non mettendo più piede nel teatro dell'Opera di Roma.
No Marino, anche a seguito del suo appoggio all'altro improponibile personaggio di questi giorni, Carlo Fuortes, nel suo insensato progetto di esternalizzare orchestra e coro dell'Opera, per il quale il mondo intero gli ha riso dietro, non può restare. Non ne ha indovinata una, anche senza parlare del Caso Valle, che lui magari si vanterà di aver risolto mentre invece i rivoltosi occupanti hanno solo ascoltato un invito, al quale non potevano dire di no, del potente direttore di Radio 3 e dell'Argentina, Marino Sinibaldi oltre che della veterana Giovanna Marinelli, promossa assessora, con grande scontento della Di Biase che a quell'incarico teneva e forse ci teneva anche suo marito Franceschini. Naturalmente passiamo sopra il pasticcio delle strisce blu per i parcheggi e mille altre cose nelle quali ha dato prova di essere quell'incapace che da subito i cittadini hanno stigmatizzato.
Con quale faccia crede di poter restare dopo la sconfessione generale dei cittadini e del suo stesso partito, non si capisce; come non si capisce neanche come faccia a restare, il suo sodale Fuortes, quand'anche alla fine riuscisse a mettere una toppa al disastro che ha contribuito ad aumentare all'Opera di Roma, dove cominciano a venir giù pezzi, quasi alla viglia della prima - mancano solo dieci giorni. Il soprano scritturato per Rusalka ha dichiarato forfait - per motivi di salute, si legge in un comunicato, ma noi temiamo che la sua malattia sia diplomatica, per non dispiacere a Muti; e non è ancora detto che gli altri pezzi tengano tutti; da qui al 27 potrebbero cadere anche altri, sempre che dal CDA del prossimo 23 si metta finalmente fine alla tragicommedia, messa in scena da Marino e Fuortes nello storico Costanzi.
Dal quale sempre il Fuortes incompetente, fa sapere che il Maestro Muti gli ha detto espressamente che egli non intende rinunciare alla sua carica di 'direttore onorario a vita', altra barzelletta che, comunque, si può inscenare anche a distanza, e cioè non mettendo più piede nel teatro dell'Opera di Roma.
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mercoledì 12 novembre 2014
Ciò che Fuortes non spiega alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati. E cioè l'esternalizzazione
Dal Sole 24 Ore apprendiamo che Fuortes è stato ascoltato dalla Commissione Cultura della Camera dei Deputati, dove ha fatto la rivelazione della sua azione salvatrice degli 'esuberi'- non erano 'licenziati'? - come li chiama il quotidiano, non sappiamo se l'ha detto Fuortes o è stato inventato dal giornale.
Fuortes ha detto che siamo ormai sulla buona strada per ritirare i licenziamenti, essendo stato individuato il modo per coprire il deficit di quasi 4 milioni di Euro che si annuncia, senza correzioni e risparmi, nel bilancio del 2015.
Ma per la stagione che sta per cominciare - come accade ormai da tempo per i dati economici del nostro paese, sempre più negativi delle previsioni - temiamo che l'assurdo titolo inaugurale ( Rusalka) al posto di 'Aida', che avrebbe dovuto dirigere Muti, si rivelerà al botteghino un fiasco. L'ennesimo di un teatro che non è ben governato, a cominciare dal sovrintendente che capisce molto poco di quello che fa.
Però ha anche rivelato che Muti, ormai fuggito a gambe levate da Roma, ha manifestato la sua intenzione di restare comunque 'direttore onorario a vita' dall'Opera di Fuortes. Una barzelletta ( il titolo offerto ed accettato dal maestro, che non voleva esser coinvolto nel teatro con un incarico vero) che si tinge di tragicità.
Comunque Fuortes, se l'è fatta sotto, ed adesso corre ai ripari, volendo dimostrare, dopo aver fatto il casino, che sa come cancellarlo. Lui ha già in tasca la ricetta per sistemare tutto, ritirando preventivamente i licenziamenti, decisione che annuncerà ufficialmente dopo il CDA del prossimo 23 novembre, quando sottoporrà ai consiglieri il piano di rientro del deficit, in base al quale non si renderanno più necessari i licenziamenti.
Ciò che però Fuortes non ha spiegato nè alla Commissione del Parlamennto e neppure all'opinione pubblica è la ragione - ed anche il suggeritore occulto, ma non tanto ( Nastasi) - di quella folle idea di esternalizzare orchestra e coro in un teatro che si prefigge di aumentare di molto la produttività. Sì, pensava follemente il Fuortes incompetente, aperto tutti i giorni ma con orchestra esterna.
Perchè non ha spiegato a nessuno ancora come mai mezzo mondo gli si sia rivoltato contro dicendo che non capiva ciò che faceva e solo per questo si doveva togliere di mezzo? Perché da tutta Europa gli si è dato dell'incompetente? Perché nessuno al mondo capisce come si governa un teatro e solo lui lo sa? Forse che sono tutti sfaticati - anche dove i teatri restano aperti tutte le sere - e quindi vogliono difendere situazioni di privilegio? Perchè il suo progetto di 'esternalizzare' è stato tacciato di follia distruttrice?
Se glielo ha suggerito Nastasi lo dica, e faccia prendere anche a lui la dose di fischi e di insulti che da tempo si merita; non li tenga tutti per sè, anche se tra 'fratelli' - come più d'uno va insinuando - ci si dà sempre una mano. Fratelli sì, ma perchè anche fessi (o criminali)? Aspettiamo.
Oggi o domani, prima che esca di scena, o magari anche dopo, una spiegazione della sua folle idea Fuortes deve fornirla. perchè se non rivelerà il creatore di tale follia, la sua carriera, già compromessa, sarà finita del tutto, nonostante i successi all'Auditorium e la fiorente attività della sua società, IZI spa, che fornisce pareri alla pubblica amministrazione, dove forse sarebbe da cercare il successo stratosferico venutogli negli ultimissimi anni.
Fuortes ha detto che siamo ormai sulla buona strada per ritirare i licenziamenti, essendo stato individuato il modo per coprire il deficit di quasi 4 milioni di Euro che si annuncia, senza correzioni e risparmi, nel bilancio del 2015.
Ma per la stagione che sta per cominciare - come accade ormai da tempo per i dati economici del nostro paese, sempre più negativi delle previsioni - temiamo che l'assurdo titolo inaugurale ( Rusalka) al posto di 'Aida', che avrebbe dovuto dirigere Muti, si rivelerà al botteghino un fiasco. L'ennesimo di un teatro che non è ben governato, a cominciare dal sovrintendente che capisce molto poco di quello che fa.
Però ha anche rivelato che Muti, ormai fuggito a gambe levate da Roma, ha manifestato la sua intenzione di restare comunque 'direttore onorario a vita' dall'Opera di Fuortes. Una barzelletta ( il titolo offerto ed accettato dal maestro, che non voleva esser coinvolto nel teatro con un incarico vero) che si tinge di tragicità.
Comunque Fuortes, se l'è fatta sotto, ed adesso corre ai ripari, volendo dimostrare, dopo aver fatto il casino, che sa come cancellarlo. Lui ha già in tasca la ricetta per sistemare tutto, ritirando preventivamente i licenziamenti, decisione che annuncerà ufficialmente dopo il CDA del prossimo 23 novembre, quando sottoporrà ai consiglieri il piano di rientro del deficit, in base al quale non si renderanno più necessari i licenziamenti.
Ciò che però Fuortes non ha spiegato nè alla Commissione del Parlamennto e neppure all'opinione pubblica è la ragione - ed anche il suggeritore occulto, ma non tanto ( Nastasi) - di quella folle idea di esternalizzare orchestra e coro in un teatro che si prefigge di aumentare di molto la produttività. Sì, pensava follemente il Fuortes incompetente, aperto tutti i giorni ma con orchestra esterna.
Perchè non ha spiegato a nessuno ancora come mai mezzo mondo gli si sia rivoltato contro dicendo che non capiva ciò che faceva e solo per questo si doveva togliere di mezzo? Perché da tutta Europa gli si è dato dell'incompetente? Perché nessuno al mondo capisce come si governa un teatro e solo lui lo sa? Forse che sono tutti sfaticati - anche dove i teatri restano aperti tutte le sere - e quindi vogliono difendere situazioni di privilegio? Perchè il suo progetto di 'esternalizzare' è stato tacciato di follia distruttrice?
Se glielo ha suggerito Nastasi lo dica, e faccia prendere anche a lui la dose di fischi e di insulti che da tempo si merita; non li tenga tutti per sè, anche se tra 'fratelli' - come più d'uno va insinuando - ci si dà sempre una mano. Fratelli sì, ma perchè anche fessi (o criminali)? Aspettiamo.
Oggi o domani, prima che esca di scena, o magari anche dopo, una spiegazione della sua folle idea Fuortes deve fornirla. perchè se non rivelerà il creatore di tale follia, la sua carriera, già compromessa, sarà finita del tutto, nonostante i successi all'Auditorium e la fiorente attività della sua società, IZI spa, che fornisce pareri alla pubblica amministrazione, dove forse sarebbe da cercare il successo stratosferico venutogli negli ultimissimi anni.
giovedì 6 novembre 2014
Fuortes finalmente ha fatto la grazia della 'disponibilità' a trattare. Ma lui, dopo aver messo una toppa al casino che ha procurato, deve lasciare
Lo si attendeva da tempo, da oltre un mese, da quando cioè è venuta fuori quella sua idea folle di 'esternalizzare' orchestra e coro dell'Opera di Roma, per la quale Fuortes - ma non solo lui, perchè dalla sua aveva anche Marino, Franceschini e Nastasi - si è beccato secchiate di merda in faccia da parte del mondo musicale italiano ed europeo che ha gridato alla scandalo ed alla incompetenza degli attuali vertici ( Fuortes, per essere chiari) del teatro romano, come anche anche del Campidoglio e del Ministero che hanno caldeggiato e poi appoggiato il progetto. Non si dimentichi che Nastasi non ha mai fatto mistero di essere di questo stesso parere e di accarezzare il progetto di smantellare il sistema dei teatri lirici in Italia.
Alla viglia della dichiarazione di 'disponibilità' a trattare con i sindacati, in cambio della revoca dei licenziamenti, ed a studiare un modo onorevole per uscire dallo stallo nel quale lui ha cacciato il teatro che dovrebbe governare, Fuortes l'ultima secchiata di merda in faccia, dopo la penultima rilanciatagli da Barenboim, se l'è beccata da parte di Pollini che in occasione della presentazione del cofanetto discografico delle Sonate di Beethoven, ha detto:" E' deprecabile che Muti abbia lasciato l'Italia ma è grave che il Teatro dell'Opera e la sua dirigenza non abbiano individuato una via utile di riscatto collettivo senza radicali rotture". Parole meno forti di tanti altri accusatori, ma il senso chiarissimo, di condanna di ciò che sta accadendo a Roma. Ed ha anche aggiunto, all'indirizzo di Franceschini che: le 14 fondazioni liriche italiane non sono troppe, sono poche: "ci vogliono tutte ma occorre che lavorino più e meglio con migliore qualità e maggiore interazione con le città".
Ieri sera il telegiornale regionale del Lazio, mostrava Fuortes, terreo in volto, che dichiarava di voler trattare con i sindacati i quali avevano già manifestato la loro volontà di una moratoria sugli scioperi per due anni e di voler discutere con il sovrintendente del contratto, della produttività ecc... Li avrebbe finalmente incontrati, cosa che avrebbe dovuto fare anche molto prima invece di mandare altri agli incontri, preferendo andare a presentare i programmi di Musica per Roma - a proposito quando vi fa ritorno definitivamente all'Auditorium, lasciando, causa amara sconfitta, l'Opera? - per poi riferire, sul piano B, quello del salvataggio secondo la legge Bray, al prossimo consiglio di amministrazione che avrà luogo il prossimo 23 novembre, alla viglia dell'inaugurazione della stagione con Rusalka, ennesimo svarione suo, di Fuortes, e del direttore artistico Vlad ( ambedue devono andare a casa: il primo perchè ha fallito completamente, il secondo perchè senza Muti, suo padre putativo, lui che ci sta a fare all'Opera?).
Dopo di che, arrivati ad un accordo che faccia rientrare i licenziamenti in massa e la cosiddetta ignobile esternalizzazione, Fuortes deve andare via e il Campidoglio ed il nuovo consiglio di amministrazione indicare il nuovo sovrintendente. Questa volta facendo attenzione non alle appartenenza politiche, bensì alla competenza, da tutti predicata ed invocata e poi messa sotto i piedi ancora da tutti.
Alla viglia della dichiarazione di 'disponibilità' a trattare con i sindacati, in cambio della revoca dei licenziamenti, ed a studiare un modo onorevole per uscire dallo stallo nel quale lui ha cacciato il teatro che dovrebbe governare, Fuortes l'ultima secchiata di merda in faccia, dopo la penultima rilanciatagli da Barenboim, se l'è beccata da parte di Pollini che in occasione della presentazione del cofanetto discografico delle Sonate di Beethoven, ha detto:" E' deprecabile che Muti abbia lasciato l'Italia ma è grave che il Teatro dell'Opera e la sua dirigenza non abbiano individuato una via utile di riscatto collettivo senza radicali rotture". Parole meno forti di tanti altri accusatori, ma il senso chiarissimo, di condanna di ciò che sta accadendo a Roma. Ed ha anche aggiunto, all'indirizzo di Franceschini che: le 14 fondazioni liriche italiane non sono troppe, sono poche: "ci vogliono tutte ma occorre che lavorino più e meglio con migliore qualità e maggiore interazione con le città".
Ieri sera il telegiornale regionale del Lazio, mostrava Fuortes, terreo in volto, che dichiarava di voler trattare con i sindacati i quali avevano già manifestato la loro volontà di una moratoria sugli scioperi per due anni e di voler discutere con il sovrintendente del contratto, della produttività ecc... Li avrebbe finalmente incontrati, cosa che avrebbe dovuto fare anche molto prima invece di mandare altri agli incontri, preferendo andare a presentare i programmi di Musica per Roma - a proposito quando vi fa ritorno definitivamente all'Auditorium, lasciando, causa amara sconfitta, l'Opera? - per poi riferire, sul piano B, quello del salvataggio secondo la legge Bray, al prossimo consiglio di amministrazione che avrà luogo il prossimo 23 novembre, alla viglia dell'inaugurazione della stagione con Rusalka, ennesimo svarione suo, di Fuortes, e del direttore artistico Vlad ( ambedue devono andare a casa: il primo perchè ha fallito completamente, il secondo perchè senza Muti, suo padre putativo, lui che ci sta a fare all'Opera?).
Dopo di che, arrivati ad un accordo che faccia rientrare i licenziamenti in massa e la cosiddetta ignobile esternalizzazione, Fuortes deve andare via e il Campidoglio ed il nuovo consiglio di amministrazione indicare il nuovo sovrintendente. Questa volta facendo attenzione non alle appartenenza politiche, bensì alla competenza, da tutti predicata ed invocata e poi messa sotto i piedi ancora da tutti.
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mercoledì 15 ottobre 2014
Rusalka al posto di Aida per inaugurare l'Opera di Roma. Il sindaco Marino sagrestano del sovrintendente Fuortes
Anche questa decisione del sovrintendente Fuortes, appoggiata apertamente da Marino, pone seriamente il problema della sua sostituzione. Fuortes non può assumere decisioni suicide che gli faranno dire, quando le recite della nuova opera non saranno esaurite che sarà colpa della cattiva fama e della cattiva stampa piovuta sul Teatro dell'Opera di Roma, dopo l'uscita di Riccardo Muti, a causa del clima non sereno in teatro, a seguito degli scioperi degli orchestrali, ultimi quelli a Caracalla.
Se Muti ha disdetto il contratto - ne aveva uno? e con lui ne avevano anche i cantanti ed il regista? che fine hanno fatto, cancellandosi l'opera? - il direttore artistico trova un altro direttore per dirigere l'Aida. Non è possibile che siccome Muti è andato via, anche l'opera che avrebbe avuto la sua direzione deve essere cancellata - al mondo siamo tutti utili, ma nessuno è indispensabile ed insostituibile - e del resto se il grande direttore ha lasciato il podio non è pensabile che non vi sia al mondo un altro direttore capace di sostituirlo per quel titolo, senza naturalmente essere un altro Muti. Invece il direttore artistico, emanazione di Muti, si chiama fuori, e il sovrintendente che a tutti sta dimostrando quanto capisca di opera e di gestione di un grande teatro, sostituisce il titolo popolarissimo con un'opera che certamente - scommettiamo? - non riempirà il teatro. Dunque Fuortes ha tirato fuori dal suo cilindro un titolo sconosciuto e con un direttore altrettanto sconosciuto, mentre avrebbe potuto averne uno conosciuto per l'Aida orfana di Muti. L'unico nome noto è quello del regista, Krief - perchè la regia è forse l'unico settore del quale Fuortes sa qualcosa, come ha dimostrato, almeno un pò, già a Bari; mentre la musica non gli appartiene, non entra nei suoi orizzonti, mentre qualche nome di registi lo mastica anche lui.
E, naturalmente, come nelle migliori tradizioni delle istituzioni italiane, con un cast tutto straniero, dell'est europeo, cosa ovvia per un'opera non di repertorio e da cantarsi, come è normale, nella lingua originale, ma per nulla ovvio in un teatro in gravi difficoltà economiche. E in questo anche lui va ad inserirsi nel solco di una ignobile tradizione.
Molti manager ai vertici delle nostre istituzioni culturali, infilativi dalla politica, non solo aggiungono disastri a disastri, ma stanno anche eliminando la musica italiana. Due grandi istituzioni come l'Accademia di S. Cecilia e l'Orchestra sinfonica nazionale della RAI, che hanno in comune qualche dirigente - il vice presidente dell'Accademia è Sovrintendente dell'Orchestra Rai, e si chiama Michele Dall'Ongaro - la pensano in maniera quasi identica sui musicisti italiani, e cioè non li stimano affatto, visto che le due stagioni si fanno senza di loro. Leggere i rispettivi cartelloni per verificare. Sicuramente i vertici dell'una e dell'altra istituzione, di rimando, possono anche immaginare quel che i musicisti italiani pensano di loro: e cioè che non li stimano affatto, attribuendo loro la gravissima colpa di distruggere la musica italiana a vantaggio di quella straniera, sostenuta da agenzie con le quali - perché non manifestare apertamente anche tale dubbio? - potrebbero avere interessi comuni, non esclusivamente artistici.
E il mondo musicale assiste impotente alla sua distruzione ad opera dei suoi stessi esponenti.
Se Muti ha disdetto il contratto - ne aveva uno? e con lui ne avevano anche i cantanti ed il regista? che fine hanno fatto, cancellandosi l'opera? - il direttore artistico trova un altro direttore per dirigere l'Aida. Non è possibile che siccome Muti è andato via, anche l'opera che avrebbe avuto la sua direzione deve essere cancellata - al mondo siamo tutti utili, ma nessuno è indispensabile ed insostituibile - e del resto se il grande direttore ha lasciato il podio non è pensabile che non vi sia al mondo un altro direttore capace di sostituirlo per quel titolo, senza naturalmente essere un altro Muti. Invece il direttore artistico, emanazione di Muti, si chiama fuori, e il sovrintendente che a tutti sta dimostrando quanto capisca di opera e di gestione di un grande teatro, sostituisce il titolo popolarissimo con un'opera che certamente - scommettiamo? - non riempirà il teatro. Dunque Fuortes ha tirato fuori dal suo cilindro un titolo sconosciuto e con un direttore altrettanto sconosciuto, mentre avrebbe potuto averne uno conosciuto per l'Aida orfana di Muti. L'unico nome noto è quello del regista, Krief - perchè la regia è forse l'unico settore del quale Fuortes sa qualcosa, come ha dimostrato, almeno un pò, già a Bari; mentre la musica non gli appartiene, non entra nei suoi orizzonti, mentre qualche nome di registi lo mastica anche lui.
E, naturalmente, come nelle migliori tradizioni delle istituzioni italiane, con un cast tutto straniero, dell'est europeo, cosa ovvia per un'opera non di repertorio e da cantarsi, come è normale, nella lingua originale, ma per nulla ovvio in un teatro in gravi difficoltà economiche. E in questo anche lui va ad inserirsi nel solco di una ignobile tradizione.
Molti manager ai vertici delle nostre istituzioni culturali, infilativi dalla politica, non solo aggiungono disastri a disastri, ma stanno anche eliminando la musica italiana. Due grandi istituzioni come l'Accademia di S. Cecilia e l'Orchestra sinfonica nazionale della RAI, che hanno in comune qualche dirigente - il vice presidente dell'Accademia è Sovrintendente dell'Orchestra Rai, e si chiama Michele Dall'Ongaro - la pensano in maniera quasi identica sui musicisti italiani, e cioè non li stimano affatto, visto che le due stagioni si fanno senza di loro. Leggere i rispettivi cartelloni per verificare. Sicuramente i vertici dell'una e dell'altra istituzione, di rimando, possono anche immaginare quel che i musicisti italiani pensano di loro: e cioè che non li stimano affatto, attribuendo loro la gravissima colpa di distruggere la musica italiana a vantaggio di quella straniera, sostenuta da agenzie con le quali - perché non manifestare apertamente anche tale dubbio? - potrebbero avere interessi comuni, non esclusivamente artistici.
E il mondo musicale assiste impotente alla sua distruzione ad opera dei suoi stessi esponenti.
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