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sabato 10 marzo 2018

DI BIASE, FASSINA, MELONI, GIACHETTI ed altri ... con il piede in due scarpe

 Li conosciamo tutti e quattro:  sono paladini dell'impegno, dell'interesse verso la nazione, della politica moralizzata. Gente pulita, votata al sacrifico per salvare il paese.  Per ora sono esclusi, ma solo dall' elenco, leghisti berlusconiani, cinquestellisti.  Tutti, comunque, sia questi che quelli  possiamo essere certi che vivono e lavorano per salvare il paese, nell'esclusivo interesse della nazione. E lavorano indefessamente, senza mai risparmiarsi;  ritengono di essere indispensabili alla causa, al punto che  loro, come altri assenti da quest'elenco sommario, hanno contemporaneamente almeno due incarichi elettivi politici.

 Se vi venisse subito da pensare che percepiscano anche due indennità contemporaneamente: da parlamentare e consigliere comunale o regionale, siete in errore, vi sbagliate di grosso. Loro mai e poi mai si farebbero beccare che rubano in due posti differenti. Basta uno. E guarda caso - qui possiamo scommettere, senza conoscere la scelta dei singoli  politici -  tutti hanno scelto l'indennità minore.

 La Meloni, ad esempio, quella di consigliere comunale, lasciando nelle casse pubbliche quella di parlamentare, più pesante - la politica si fa con passione e senza interessi privati! - e la stessa cosa hanno fatto sia Giachetti che Fassina.

Non conosciamo, invece, la scelta  della Di Biase, che  suo marito Franceschini avrebbe voluto candidare al Parlamento; ma , per un minimo di decenza, non l'ha fatto, mentre l'ha fatto una coppia milanese cinquestellista;  la quale, invece, da capogruppo PD in Campidoglio, che a suo tempo fece man bassa di voti - battagliera, non c'è che dire - s'è candidata alla Regione, sostenendo Zingaretti. Ha annunciato che le due cariche, in Campidoglio ed alla Pisana, non sono incompatibili -  che è poi  la tesi sostenuta  anche dai costituzionalisti 'di stagione' che mantengono il doppio incarico - e che anzi sono l'uno il proseguimento dell'altro, il suo complemento e completamento. Lascerà solo l'incarico di Capogruppo in Campidoglio, e percepirà una sola indennità delle due che le spetterebbero. E sicuramente  opterà per mantenere quella più esigua, quella da consigliera comunale, ora che suo marito, bocciato sonoramente a Ferrara, è stato ripescato e dunque manterrà la sua poltrona in Parlamento. E così  con l'indennità da Parlamentare di lui e quella capitolina di lei, vivranno felici e contenti.  Ma in povertà. Non come in passato c'è capitato di constatare con la serafica e poetica coppia  Bondi, FI, che portava a casa ogni mese, per cinque anni, una trentina di migliaia di Euro. Un vita di stenti!

Alla fine della storia dobbiamo anche ringraziarli - il paese tutto deve farlo - questi nostri eroi, che fanno risparmiare alla Stato un bel gruzzolo! Se poi non si pongono il problema di affidare ad altri, forse più liberi ed anche più capaci di loro, uno dei due incarichi politici, è una minuzia!

domenica 18 febbraio 2018

Mollicone, Di Biase, Guerrini. Eroi della Commsisione Cultura del Campidoglio

"Mollicone lo conosce? A Roma conosco solo Morricone" - fu la risposta caustica di Riccardo Muti quando gli riferirono che era stato un certo Mollicone a bocciare la proposta di conferirgli  la cittadinanza romana. Muti non poteva immaginare la dirittura morale e coerenza politica del Mollicone - non Morricone - in questione, allora, Alemanno imperante, a capo della Commissione Cultura del Campidoglio. Egli aveva rifiutato la proposta della cittadinanza romana a Muti, perchè il direttore "non aveva mantenuto la promessa di assumere un incarico stabile all'Opera", come avevano preannunciato Alemanno e Vespa, dopo il loro incontro con il direttore a Salisburgo, ma che Muti non aveva mai avallato chiaramente. Mollicone aveva così ragionato: chi non mantiene la parola data non è degno di  essere 'cittadino romano' seppur onorario. Per questo Mollicone passerà alla storia della cultura a Roma, non certo perchè oggi ha l'incarico di 'portavoce' della candidata premier Meloni e del suo partito 'Fratelli d'Italia'. Successivamente la cittadinanza a Muti venne data - come  accadde anche  per la laurea honoris causa alla Sapienza ( attribuitagli in una occasione di  feroci contestazioni al rettore dell'epoca e consegnatagli  ufficialmente qualche anno dopo) - ma solo per il buon cuore di Mollicone- come sta a dire anche il suo cognome. Ed ancora oggi, grazie al successivo gesto conciliante  di Mollicone, Muti a Roma è cittadino onorario, laureato honoris causa alla Sapienza e perfino direttore onorario, a vita, dell'Opera di Roma. Proprio lui che dopo tre anni di presenza nel Teatro romano, aveva detto 'non è cosa', e se ne era andato.

Quando Alemanno andò a casa, battuto da Marino (mai vittoria fu più infausta!), anche la Commissione cultura del Campidoglio passò in altre mani,  di una donna, Michela Di Biase, esile minuta ma determinata, battagliera. Sposata successivamente a Dario Franceschini che le faceva da sponda e da supporter al Ministero. E comunque  la Di  Biase qualcosa di buono ha fatto ( se non ricordiamo male fu  sua  l'indicazione di esonerare, perdurando la crisi, le sale cinematografiche, da una certa tassazione che ne avrebbe causato la cancellazione dal territorio italiano). Oggi, da consigliera PD, fa sentire la sua voce contro la giunta Raggi che certo non fa mancare occasioni di critica ai suoi avversari politici.

Con il 'gabinetto Raggi'  è arrivata alla Commissione cultura capitolina, da vice presidente, ma facente funzione di presidente, Gemma Guerrini, consigliera grillina, di solida formazione classica ( studi universitari in lettere antiche e tutto quello che di antico esiste),  salita agli onori della cronaca per una dichiarazione che fa il paio con quella, infausta di Mollicone, dimostrando come si possono buttare alle ortiche anni di studi  seri e di formazione classica, quando c'è da difendere la pagnotta, la causa del suo partito che l'ha portata in Campidoglio, ed anche la sua tranquillità domestica.

 Di Gemma Guerrini nessuno avrebbe mai conosciuto l'esistenza né il ruolo  nell'amministrazione della Capitale - anche perchè  Luca Bergamo, l'intellettuale assessore della Giunta Raggi ed anche vicesindaco, non  consente a nessuno  nè di fargli ombra nè di  disonorarne l'azione, ci pensa da solo - se non  si fosse autocrocifissa con quella dichiarazione idiota sui capolavori del cinema che vengono proiettati da alcune estati in qua, nella Piazza di San Cosimato, a cura del gruppo dei  'giovani' del Cinema America. Proiettare film del passato non è cultura, ha detto, ecc... come abbiamo riprodotto alla lettera nel post precedente. Le sue dichiarazioni hanno scatenato una reazione generale nel mondo del cinema italiano che ha chiesto le dimissioni oltre che della Guerrini - ovvio, vergogna della Giunta! - anche di Bergamo, attaccato alla sua poltrona come nessun  altro, che si è giustificato  sottolineando che anche lui ha condannato la Guerrini per quelle sue dichiarazioni e che non si può dimettere lui se chi ha sbagliato di grosso è stata la Guerrini.
 La quale abita in Piazza san Cosimato. E ciò spiega tutto!

venerdì 9 settembre 2016

Ministro Franceschini, se esisti dacci un segno

E' venuta l'ora in cui anche Franceschini, smettendo i panni del ministro 'mezzodisastro', noto per gli annunci a sorpresa ( anche questo blog  ne ha  elencanti a decine, forse centinaia) o delle sorprese di fronte ai disastri, batta un colpo e ci dica se esiste.
Fra un paio di giorni a Roma ci sarà la riunione dei  responsabili dei due saloni del libro in lotta - quello storico di Torino e quello neonato milanese, da battezzare  in aprile, in diretta concorrenza con il fratello maggiore; vedrà nel suo ufficio i rappresentanti delle due associazioni di editori (quella grande che patrocina Milano e la minore, più combattiva e più motivata a difesa del salone torinese) oltre al sindaco di Torino, Appendino al presidente della Regione, Chiamparino, ed il seguito di ciascuno.
 Alle inaugurazioni del Festival MiTo, si sono seduti uno accanto all'altro i sindaci delle due capitali del nord Italia; e questo semplice fatto ha spinto alcuni a pensare che Appendino e Sala avessero potuto firmare un patto di non belligeranza fra le due città in nome del libro. Ragionando come fosse del tutto inutile anzi dannoso che per difendere il libro  e la lettura in Italia si affondasse di fatto  il mercato, con una guerra intestina fra editori, e si suonasse la campana a morto per una manifestazione che, con tutti i problemi, ha fatto tanto per il libro, senza sapere ancora se il neonato, i cui lineamenti sono ancora ignoti, farà meglio del suo antenato; mentre si sa solo che già da piccolo, ma con maggiori possibilità economiche raggruppando l'AIE, presieduta da Motta, tutti i grandi editori italiani,  gli vuol fare la guerra, e comincia con le azioni di disturbo un mese prima della data fissata per il salone torinese, cioè ad aprile, data in cui è già fissata a Rho, la 'fiera' milanese del libro.
 Franceschini cosa dovrebbe fare per far sapere che c'è ancora?  Lui assieme alla collega Giannini hanno firmato - se ricordiamo bene - una intesa con il Salone torinese per  far entrare come soci i rispettivi loro dicasteri, versando un contributo.
Nell'uno come nell'altro caso, sia ben chiaro, si tratta di iniziative private, anche se per il salone torinese, non si sbaglia parlando di una sua certa 'istituzionalizzazione' se non altro per gli ormai lunghi anni di esistenza. L'assessore alla cultura milanese, il compositore Del Corno, alla vigilia della guerra guerreggiata, ha precisato che il Comune non c'entrava nell'iniziativa dell'AIE, iniziativa privata, lavandosene le mani. Ma così non si governa!
Non vorremmo che Franceschini, come Del Corno, sfuggisse alle sue responsabilità di far ragionare gli uni e gli altri, inducendoli a firmare un pace duratura, per lavorare ambedue a favore del libro e della cultura, senza pestarsi i piedi, come è evidente che voglia fare l'AIE presieduta da Motta.
 Almeno una volta prenda esempio da sua moglie , l'ex presidente della Commissione cultura del Comune di Roma, al tempo di Marino, Michela Di Biase, la quale, un tempo silenziosa, da quando  Virginia Raggi è salita al Campidoglio non passa giorno  senza che intervenga contro i suoi avversari politici che invita a prendere posizioni nette, ad assumere decisioni in favore della città. Franceschini dovrebbe apparire altrettanto determinato, magari evitandone il broncio che ne  oscura la bellezza tutta romana.

P:S: Dario Franceschini è anche un prolifico scrittore che ha pubblicato i suoi romanzi, più d'uno, presso Bompiani. Mentre non sappiamo con  quali fortune editoriali, sappiamo, invece, che se vorrà farsi sentire  - come gli auguriamo - dovrà fare la voce grossa anche con il suo editore.

lunedì 13 giugno 2016

La tragedia infinita del teatro Valle a Roma non è ancor giunta alla fine



Tre mesi fa abbiamo scritto  per l'ennesima volta del Teatro Valle ( come si potrà leggere nel post che riproduciamo qui sotto), chiuso ed abbandonato da due anni, senza che nulla accadesse dopo, nonostante le assicurazioni di assessori ( Barca prima e Marinelli poi) proni al sindaco 'faccia di Marino', e di operatori culturali guidati da Marino Sinibaldi( direttore di Radio3, direttore Teatro di Roma, direttore di mille altre cose, candidato ad assessore alla cultura in caso di vittoria di Giachetti. Che altro deve fare? ) che doveva fungere da garante per l'esercito di occupanti 'ILLEGALI' dello storico teatro. 
Passano due anni e nulla accade, tre mesi fa viene firmata la convenzione fra Stato e Comune per il passaggio di proprietà, e lo stanziamento, che loro definiscono 'spedito', di 3 milioni necessari al restauro del teatro, precedente la sua riapertura, che veniva data per sicura, a marzo, in tempo per la prossima  stagone teatrale.
Passano ancora tre mesi e ieri si  viene a sapere che  il finanziamento spedito  non è stato ancora spedito, e che ci vorrà ancora del tempo e che, infine , in lavori non potranno essere appaltati se non verso la fine dell'anno. E quindi addio anche alla prossima stagione, se ne riparlerà, se tutto andrà a buon fine- come nessuno spera più- per la stagione 2017-18.
 E Franceschini e la sua bella Di Biase (  che aveva nella passata legislatura comunale il ruolo di presidente della Commissione cultura del Campidoglio, e che nelle recenti elezioni è risultata la più votata a Roma, oltre che la più bella consigliera, alla quale il marito ha regalato una importante  operazione di 'recupero' nella sua circoscrizione elettorale, facendo apertamente campagna elettorale per Lei ma con i soldi nostri) che fanno? Latitano. Il commissario Tronca ormai è con un piede fuori, e i prossimi candidati al Campidoglio neppure sanno che esiste il problema  Teatro Valle 'bene comune'.
 Ieri Pierluigi Battista, sul Corriere, giustamente faceva notare che egli  non sostenne l'occupazione ritenendola illegale. Ma ora, il povero giornalista che non può che inveire e denunciare, è costretto a denunciare che nulla si può fare con il governo del paese e della città ugualmente illegali, perchè inadempienti rispetto agli impegni assunti per il Teatro Valle.  Ma contro di loro non si può mandare la polizia per stanarli e portarli nella pubblica piazza dove li attendono gli insulti e non solo gli insulti dei cittadini. Al contrario, proprio l'altro ieri, la 'seconda' occupazione degli ex occupanti del Valle che si sono sentiti presi in giro, in poco tempo è stata  sventata dalla polizia. 


Solo oggi abbiamo appreso che la proprietà dello storico teatro Valle, a Roma, è passata dallo Stato al Comune di Roma, e che ambedue i soggetti metteranno insieme circa 3 milioni di Euro per procedere - loro dicono 'speditamente' - al restauro completo dell'edificio ed al suo ammodernamento e successivamente  alla riapertura ed all'affidamento, probabilmente al Teatro di Roma - asso pigliatutto - gestito dai compagnucci del partitino al governo della città e che ha già la gestione, oltre che del Teatro Argentina, di altri spazi teatrali. Insomma un vero e proprio circuito teatrale destinato a soddisfare, passando ogni volta di mano ad ogni cambio di governo della città, gli appetiti di cosiddetti operatori culturali nati e formati all'ombra di qualche sezione di partito.
 E noi che pensavamo - visto che il teatro è chiuso dall'estate del 2014 - che i solertissimi Franceschini e la sua compagna ed ora moglie De Biase, e Marino e la Marinelli  avevano  già avviato i lavori di restauro e ripristino della storica sala, oltre che della sua illustre facciata del Valadier. No, tutto come due anni fa circa, nel frattempo il teatro è rimasto chiuso e forse il suo deperimento strutturale è andato ancora avanti.
 Nella discussione sul futuro del teatro Valle si è inserita ora la Fondazione Romaeuropa, apparentemente alla chetichella, ma per vantare una specie di diritto di prelazione sulla gestione del teatro, per bocca di  Fabrizio Grifasi direttore generale ed artistico della Fondazione e dell'omonimo festival, e membro del CdA  'A VITA'.
 Dice Grifasi: prima di destinare lo spazio  nel centro di Roma a qualcuno, si discuta della sua finalità, di quale progetto impiantarvi, perché anche il Teatro Valle non può finire ad essere una scatola che vive di 'ospitate'. Grifasi naturalmente, senza dirlo apertamente, fa capire di poter   vantare qualche diritto, se quello spazio viene destinato a 'coltivare' la nuova creazione teatrale', nel quale campo la fondazione da lui diretta 'A VITA' si è specializzata. A proposito di Grifasi ed anche della Veaute, anch'ella Presidente 'A VITA' della medesima fondazione, specializzatasi anche in 'VITALIZI', perché non schiodano lasciando, dopo molti anni ormai, il posto ad altri?
Non lo diciamo perché abbiamo qualche mira, noi non siamo più in età da essere considerati all'altezza. Dunque lo diciamo per  i 'Nuovi teatranti' ai quali la Fondazione terrebbe immensamente,  a suo  dire, mentre è governata da vecchi ( meglio 'adulti' che però diventeranno anche vecchi restando sempre lì, ' A VITA'), attaccati alle poltrone, come nessun altro.
 Ora, si sa anche della mancanza cronica di spazi teatrali nei quali ospitare le manifestazioni del festival che dopo essere stato condensato per anni nella stagione estiva, e su palcoscenici allestiti ad hoc ( negli ultimi anni a Santa Croce in Gerusalemme) ora ha una programmazione autunnale, spalmata lungo due o tre mesi, ospitata dove può.
E' evidente che Grifasi e la sua Fondazione,  di cui è membro 'A VITA', guardano al Valle anche come ad un possibile spazio nel quale trasferire buona parte della programmazione festivaliera. Insomma come si dice a Roma, con 'una fava due piccioni', sbattendo in faccia soltanto la nobilissima idea che chi avrà la gestione del Valle , l'otterrà con un progetto ed una finalità  degne del teatro e di  una autonoma consistenza culturale. Come soltanto la Fondazione Romaeuropa potrebbe garantire - che è ciò che vuol dire Grifasi, ma che non ci trova d'accordo.
Perchè se Romaeuropa continua a fare ciò che ha sempre fatto -  magari ogni tanto con nuovi filoni di interesse e nuovi artisti, mentre invece per la gran parte sono sempre gli stessi;  questo  basta e avanza - al Valle possono provvedere altri. O bisogna pensare che senza Grifasi la cultura a Roma rischia di dissolversi?

martedì 24 maggio 2016

Il COMMISSARIO TRONCA UNO DUE E TRE

Il commissario straordinario di Roma che fra qualche settimana è in partenza per altri lidi ma che molti vorrebbero commissario per tutta la prossima legislatura e magari anche per le seguenti - e non se ne capiscono i grandi meriti - oggi ha fatto alcune sortite pubbliche  imbarazzanti,  e per la loro inutilità pratica  e per l'evidente  contraddittorietà  con altre sue recenti determinazioni.

 Passiamo sopra volentieri alla faccenda delle case e dei beni immobili del Comune, sulla quale sembrava deciso e determinato ad andare fino in fondo, ma della quale non si sa più nulla da tempo, dopo il clamore iniziale, al punto da far promettere ai candidati sindaci,  cogliendo la palla al balzo, che, a differenza di Tronca, il giorno dopo l'elezione pubblicherebbero l'elenco completo - senza riguardo per nessuno - degli attuali occupanti, per sbugiardarli davanti a tutti, soprattutto a quelli che hanno veramente bisogno di una casa, ne avrebbero anche diritto e non l'hanno, perché la casa che spetterebbe a loro è stata offerta a prezzi di favore e fuori mercato al potente 'ladrone'  di turno.

Oggi dalla convocazione di Tronca sulla cultura ed i suoi bisogni tutti si attendevano non solo le cifre dei bisogni ma anche quelle dei fondi disponibili. E, invece, la solita lagna, esattamente come faceva il sindaco che lui è venuto a sostituire. "Il patrimonio artistico della città , elencato nel dettaglio quello bisognoso di cure ordinarie e straordinarie, è immenso" - grazie per avercelo detto. "Gli interventi necessari hanno bisogno di 500 milioni di Euro" - ed anche questo più o meno lo si sapeva. Ciò che di nuovo ha detto Tronca, e questo davvero non lo si sapeva, è che "c'è bisogno di mecenati privati", ai quali si è rivolto con un appello accorato e sincero. Ma inutile.
Marino, almeno un piccolo sforzo l'aveva fatto, andando nei paesi arabi per sensibilizzare i ricchi sceicchi e donare fondi per mantenere lo splendore abbastanza appannato della grande Roma - che non è la squadra di pallone, anche quella appannata nello splendore e percorsa da polemiche.
Lui, Tronca, invece, cerca soldi, come il principe che cercava moglie ma che la trovo' solo dopo che si era dato da fare.
A che serve l'appello di Tronca se lui, o chi per lui, non si muovono concretamente? Pensa forse che i mecenati, sentito il suo straziante appello, si mettano in fila per bussare alle porte del suo ufficio, chiedendo di poter riempire di denaro fresco la cassa comunale? E perché non si è rivolto a Franceschini, magari  per il tramite della sua consorte, Michela Di Biase, già a capo della Commissione cultura del Comune con Marino, per avere da lui la prima tranche di fondi di una ventina di milioni - poca cosa, ma per cominciare vanno anche bene - distogliendoli da quell'insano inutile progetto di ricostruire in legno la platea del Colosseo?

E poi sul finire della sua conferenza, Tronca, si è rivolto ai singoli cittadini con un appello, questo davvero nuovo ed inatteso. "Vorrei che ogni cittadino, un privato cittadino, adotti la sua strada per curarne il decoro". Ma va, Tronca, chi te l'ha data questa geniale idea, in Italia fuori moda e non praticata? Sarebbe bello, anzi bellissimo. Solo che... non più tardi di qualche settimana fa, abbiamo letto sui giornali che il  Comune - forse non era quello di Tronca, o Tronca pensava ad altro, o ha lasciato fare? - ha ingiunto a dei cittadini che curavano la manutenzione delle aiuole della loro strada di desistere,  se non volevano incorrere in multe salate, perchè era compito dell'assessorato al decoro del Comune che, come  si capisce ed era facile immaginare nel disastro generale della città commissariata da Tronca, le hanno fatte andare in malora. Allora Tronca?

 O lei è andato in confusione, ed è quindi giunta l'ora che si prenda un periodo di riposo, oppure deve controllare ogni volta ciò che gli scrivono e gli dicono di dire, perchè c'è qualcuno che vuol farla scivolare platealmente;  e se le accadesse sarebbe impossibile ricostruirsi una onorabilità.

mercoledì 30 dicembre 2015

Ninni Cutaia al posto di Salvo Nastasi al Ministero, come Direttore generale dello Spettacolo dal vivo

Ad ottobre, all'indomani dell'uscita di Nastasi dal MIBACT, per insediarsi a Palazzo Chigi, come Vice segretario generale, ed a Bagnoli come Commissario al risanamento, arriva dal Ministero la promozione a Ninni Cutaia, il dirigente  di più alto grado al Ministero, addentro ai misteri italiani dello spettacolo dal vivo.
 Fino ad oggi  neanche una voce flebile, uscita dalla sua bocca,  è filtrata all'esterno, relativamente alla toppa da mettere  all'ultimo disastro compiuto da Nastasi, prima di andarsene, e cioè a come risolvere con un minimo di logica vera, l'applicazione della legge del luglio 2014, per la spartizione del FUS,  che Nastasi ha affidato ad un algoritmo, che avrebbe  dovuto introdurre criteri di equità, basati su parametri certi, ed invece ha gettato nel panico e nella disperazione  buona parte delle istituzioni, piccole medie e grandi, finanziate da sempre dal FUS: oltre centocinquanta soggetti sono stati fatti fuori, senza preavviso e ad attività già avanzata se non conclusa, da quell'infame algoritmo, benedetto da Nastasi e Francechini ( è inutile che anche 'mezzo disastro' Franceschini si nasconda dietro il paravento dell'algoritmo!).
 Franceschini, che quando si tratta di aprire bocca  non ci pensa due volte, s'è difeso dicendo: chiedevate che la politica uscisse fuori dalla gestione dei fondi della cultura? Lo abbiamo fatto, affidando tale compito ad un algoritmo, ora non potete lamentarvi quando l'algoritmo ha fatto piazza pulita.  Certo, 'mezzo disastro', lei ha ragione. Solo che l'algoritmo pilotato da Nastasi, non ha fatto piazza pulita (altrimenti non si capirebbero gli stanziamenti  aggiuntivi della legge finanziaria al mondo dello Spettocolo  - tre milioni per festival , cori e bande; come non si capiscono gli stanziamenti del ministero al MAXXI delle amiche Melandri e Veaute, o al Teatro Valle, per favorire la mogliettina Di Biase, ex presidente della Commissione cultura al Comune di Roma), bensì tabula rasa. In un sol colpo ha  distrutto quanto costruito in decenni.
 Una cosa non abbiamo capito di questa operazione barbarica a firma Nastasi e Franceschini: i soldi risparmiati  dove sono andati a finire? A finanziare  le istituzioni amiche o a ridurre la dotazione del FUS  destinata allo spettacolo dal vivo, magari per ricostruire la platea del Colosseo che farà passare 'mezzo disastro' Franceschini, come il ministro 'delle ricostruzioni'?
 Adesso, a fine anno, si  fa sentire anche Cutaia, a proposito dell'ultima tegola piovuta sulle Fondazioni liriche, a seguito della pronuncia della Consulta, sollecitata da un lavoratore ingiustamente licenziato dalla Fondazione del Maggio Fiorentino - come si chiamava un tempo - che ora, invece, ha mutato la sua ragione sociale in 'Opera di Firenze'.
 Il caso era stato portato all'attenzione di tutti, per la sua possibile grave incidenza sui bilanci futuri delle fondazioni, che a fatica si stanno risollevando dalla allegra gestione degli anni passati, dal quotidiano 'Il messaggero', qualche giorno fa (in  tale occasione ne abbiamo scritto su questo blog) con un articolo di Valeria Arnaldi che aveva sentito anche il presidente dell'associazione che riunisce le Fondazioni liriche italiane, Cristiano Chiarot, sovrintendente di  quella veneziana. il quale, preoccupato dei possibili futuri risvolti della cause tuttora pendenti nelle varie fondazioni ( circa un migliaio) aveva annunciato la costituzione di un pool di giuristi che aiutassero a sbrigare la matassa, e la richiesta di aiuto al ministero senza la cui mediazione difficilmente una situazione simile poteva risolversi.
 A stretto di giro di posta, appena qualche giorno dopo, sempre dal Messaggero, e sempre Valeria Arnaldi, intervista  sull'argomento Ninni Cutaia il quale autorevolmente dichiara: abbiamo interpellato un pool di giuristi per capire come uscirne ( ma è lo stesso pool delle Fondazioni o un secondo?). E basta. Non dice altro, oltre che la situazione rischia di mandare a monte il lavoro di risanamento che si sta svolgendo nelle Fondazioni. E c'era bisogno  che ce lo dicesse lui?
Temiamo che questa  inutile uscita di Cutaia serva al Messaggero per accreditarsi come 'portavoce' delle soffiate del ministero, allo stesso modo in cui lo ha fatto con Nastasi in tutti questi anni.
Ma se Cutaia vuol fare sapere che esiste e lavora, batta un colpo, quando ha qualcosa da dire. Come  ci piacerebbe sentire anche la voce di un altro alto dirigente del mondo dello spettacolo, e cioè di Carlo Fontana che, da quando si è insediato alla presidenza dell'AGIS, abbiamo saputo solo che ha salutato Nastasi, ringraziandolo per la collaborazione - ringraziamento reciproco - ai danni dello spettacolo,  ed ha incontrato Cutaia che ha preso il suo posto. E poi? E poi basta!

giovedì 29 ottobre 2015

Ignazio Marino sprint. Alla fine ha messo il turbo.

Il sindaco di Roma, uscente, ha messo il turbo. Quello che non ha fatto, nè ha voluto e saputo fare ma che poteva fare, nei due anni di governo della città, vuole farlo negli ultimi giorni,  nelle utlime ore, rischiando di creare ancora problemi come non fossero sufficienti quelli creati alla città, e tenendo tutti sulla corda sulle sue vere o presunte dimissioni che ad ogni istante minaccia di ritirare.
Contro il parere del Ministero del suo amico Franceschini. che però è sposato con la sua, del sindaco, nemica Di Biase, la quale zitta zitta, ha preso una posizione dura sull'argomento che preme tanto al sindaco uscente, questi oggi porterà in giunta la pedonalizzazione completa dei Fori, comprendendovi anche la via 'dell'Impero', cioè Via dei fori imperiali.
 Marino insiste, lasciando un boccone avvelenato alla città. Perchè quasi sicuramente, se riuscirà a farlo votare dalla giunta - ma che esiste ancor una giunta se vice sindaco, Causi, assessore alla mobilità, Esposito, e  assessore ai lavori pubblici, Pucci, si sono  manifestamente sfilati e qualcun altro latita, come Sabella ? -  sarà, immediatamente dopo contestato, trattandosi di materia che va sotto una doppia responsabilità, comunale e statale.
Perchè corre tanto solo nelle ultime ore del suo mandato, mentre invece, nel caso ad esempio degli scandali agostani, se l'è presa comoda non riducendo neanche di un minuto la sua vacanza americana?
 Se non si fosse addormentato, per non vedere i mali della città, per due interi anni, forse oggi Roma non sarebbe ridotta nello stato pietoso in cui si trova in molti, quasi tutti, i settori.
 Dobbiamo tenercelo Marino solo perché ha scoperchiato la pattumiera di 'Mafia capitale'? Che , ad essere precisi, non è stato lui a scoperchiare bensì il procuratore Pignatone?
 Lui è convinto che lo si vuole dimissionario per la faccenda degli scontrini, dimostrando di non capire come precaria ed indifendibile sia la sua posizione, ma non per gli scontrini. Ciò che tentano di fargli capire tutti ( ieri sera, in casa di Causi, ci hanno provato per l'ennesima volta, sia Causi che Orfini a fargli capire che la sua corsa in  bicicletta è terminata, ma lui non solo non vede, ma finge anche di non sentire e capire), è che non ha più la fiducia dei cittadini che l'hanno votato, e che tutti quelli che l'hanno votato, ignari della sua competenza e capacità amministrativa,  non possono essere rappresentati da quei duemila sostenitori che gli hanno chiesto in piazza di restare ( si sa da chi era composto quello sparuto drappello di sostentitori? si è verificato se c'erano infiltrati che pur di recare ulteriori danni al PD si sono finti  estimatori del sindaco per il quale,  negli ultimi tempi,  a moltissimi è venuto il sospetto che abbia bisogno di cure mediche, quanto meno di sostengo psicologico?).
Come non bastasse, per domani, venerdì 30 ottobre , ha convocato una conferenza stampa a Musica per Roma - la convocazione l'ha fatta Aurelio Regina, uno dei suoi, presidente  dell'ex CDA riconfermato da Marino, appunto - per presentare il nuovo CDA, sul quale pure la sua totale inefficienza  ha fatto cadere un altro macigno, quello della nomina dell'amministratore delegato che, secondo gli esperti, non lui ma il consiglio di amministrazione avrebbe dovuto nominare. Lui se ne è partito in vacanza, il giorno in cui aveva da tempo prenotato il biglietto, se ne è fottuto di nominare il CDA ed ha creato altri pasticci, ben noti. Ora non si pone il problema che altri ne potrebbero derivare da questa ulteriore decisione dell'ultimo minuto?
 E poi il 1 novembre, chissà con quale faccia, ma con la fascia a tracolla, andrà a salutare il Papa in visita al Verano, per la commemorazione dei defunti, che nel calendario liturgico ricorre all'indomani.
Marino, per la città di Roma, per il prossimo Giubileo, ma anche per se stesso, è meglio che  vada via a riposarsi. Si prenda ora una meritata vacanza, anche lunga.

lunedì 5 ottobre 2015

Michela Di Biase e Dario Franceschini. Quando le mogli sono migliori dei mariti, ma...

Michela Di Biase ,giovane, bella, attenta  osservatrice e brava propositrice, è l'attuale moglie del ministro Dario Franceschini, dal quale ha avuto una figlia, di nome Irene. I due sono felici e contenti, si fanno vedere nelle occasioni e nei luoghi deputati, ma...la signora  sta dimostrando di essere più brava del marito.
 La signora che, va detto subito, è consigliera comunale a Roma,  eletta nelle file del PD - non sappiamo se nella corrente Franceschini - ed occupa un posto di grande responsabilità all'interno del governo di Roma Capitale. E' la presidente della Commissione cultura quella che sotto Alemanno era occupata da Mollicone. Vuoi mettere la Di Biase con Mollicone? un miliardo di volte meglio, in tutti i sens, anche perchè  di Mollicone,  si ricorda solo una delle sue uscite memorabili, quella  quando negò l'attribuzione della cittadinanza onoraria  a Muti, il quale, appresa la notizia, dichiarò, generando l'ilarità  di tutti: a Roma conosco solo Morricone, nessun mollicone. Dicevamo che Di Biase è miliardi di volte meglio di Mollicone. E vi  dimostriamo , fatti alla mano, perchè.
 E' di oggi una sua proposta assai interessante. Sostiene Di Biase, in Franceschini, che il mondo dello spettacolo nella Capitale - ma anche in tutta Italia - sta soffrendo molto in questi anni, per i ridotti investimenti pubblici - a dispetto di quello che va dicendo Franceschini , in Di Biase - che hanno come conseguenza e ricaduta immediata la diminuzione dei posti di lavoro nel settore.
E allora, lei ha proposto di detassare le sale cinematografiche e teatrali di tutte le tasse comunali, quali IMU Tasi ecc,. almeno per alleggerirle di spese che per molti esercenti stanno diventando insostenibili. Ed ha aggiunto che le coperture per simili sgravi ci sono. Vista la grinta, non è detto che non le riesca. Servirebbe ciò a smarcarsi, nel suo piccolo ma non tanto piccolo, da Marino che ogni giorno, ormai in totale confusione, ne combina una, e non si sa se l'opinione pubblica e la pazienza dei romani lo reggeranno ancora per molto e fin dopo il Giubileo.
 Ma... la Di Biase, che certamente vede Franceschini molto più di ogni altro cittadino italiano, non poteva, giacchè c'era, intervenire anche sul maritino, per fargli alzare gli stanziamenti del FUS, facendogli notare che proprio il disinteresse oggettivo del gabinetto Renzi per il mondo della cultura e dello spettcolo, ha fatto sì che dall'Art Bonus,  arrivassero solo briciole, e non quegli stanziamenti consistenti che  tutti e Franceschini per primo si attendevano?
 Approfittiamo, infine, per suggerire alla Di Biase di consigliare Franceschini ad intervenire prestissimo sui numerosi ricorsi che l'azione insensata e barbarica del suo tuttofare Nastasi - finalmente mandato a far danni, uno più uno meno, a Bagnoli - ha prodotto con il micidiale algoritmo applicato al FUS.

mercoledì 8 luglio 2015

Presentato a Roma l'11° Rapporto annuale di Federculture. Roberto Grossi denuncia: 'non abbiamo', 'manca'; Dario Franceschini risponde: 'abbiamo', 'c'è'.

La gazzella contro l'elefante. Federculture di Roberto Grossi -  alla quale si è iscritta ( 'meglio tardi che mai'), come ha annunciato il direttore generale Gubitosi, la Rai, con la promessa che dal prossimo autunno Rai 1 trasmetterà ogni sera, sul tardi, un programma di 'Rai Cultura', la nuova struttura affidata alla Calandrelli -  contro il Ministero di Dario Franceschini e Salvo Nastasi (il nome di Nastasi non dimentichiamolo mai, lui conta  quanto un ministro ed anche più di un ministro, a causa dell'inesperienza dei responsabili del dicastero e del loro avvicendarsi a ritmo continuo). Il primo, a forza di leggere dati e riflettere sul presente, guarda avanti, ipotizzando obiettivi per il futuro ed i piani per raggiungerli,  veloce come una gazzella; il secondo, lento, pachidermico come un elefante con tutta la sua mole, non riesce che a spiattellare  quel poco che ha fatto, mentre ogni giorno, accanto a qualche piccola vittoria, che pure c'è ma sul campo della 'normalità', registra sconfitte  clamorose.
 Insomma il Franceschini che all'indomani del suo insediamento a Via del Collegio romano, dichiarava che  era consapevole di avere ricevuto il dicastero più importante in un paese con l'Italia, fa orecchi  da mercante a quanto per un'oretta circa gli ha sbattuto in faccia Roberto Grossi, e ripiega sull'elenco delle piccole vittorie, di parecchie delle quali però l'esito decisivo si avrà in futuro.
Quelle poche vittorie occorre assegnargliele, per sottolineare a dovere poi tutte le sconfitte passate presenti e purtroppo anche future, sapendo come va questo mondo; e sarebbero:
- la fermata della discesa del FUS - ma è stato lui o il ministro di Letta, Bray o addirittura Ornaghi  e Galan( i due sotto il cui ministero s'è avuto il latrocinio autorizzato alla Biblioteca dei Girolamini, attraverso il grande bibliofilo De Caro, mentre Nastasi era distratto perchè occupato a sistemare la cugina di sua moglie,  Giovanna Melandri, al Maxxi e suo suocero,Giovanni Minoli, a Torino, in un museo; oltre che sua moglie, Giulia Minoli, al Museo del Teatro San Carlo:scandaloso!)?
 - la detrazione del 65% sui soldi destinati da singoli e società alla cultura;
 - la nuova fisionomia giuridica di una ventina di musei per i cui dirigenti ha fatto un concorso internazionale che deve ancora concludersi ( speriamo senza pasticci); e poi ... e poi per cosa altro vorrà che lo si ricordi come ministro? Per la copertura dei sotterranei del Colosseo? Per le colonne antiche sostenute con cemento armato all'interno del Foro? Per il consiglio di inserire nei libri di testo accanto a Leopardi, e Manzoni ( Alessandro, da non confondere con Giacomo, il compositore milanese) e Carducci e Dante naturalmente - che secondo lui hanno fatto il loro tempo - Guccini, De Andrè e gli altri poeti cantautori?
 Qualche vittoria, alcune di Pirro, Franceschini può rivendicarle; ma il paese descritto da Roberto Grossi è un paese non diciamo alla deriva, ma senz'altro bisognoso di una sterzata che Franceschini non è in grado di dare.
 Se Grossi dice che due dei nostri siti più visitati, Pompei e il Colosseo, non compaiono nei social network, Franceschini risponde: perchè non hai citato - i due si danno del tu, anche in pubblico; una delle novità di questo  11° Rapporto di Federculture - i siti che sono presenti sui social; e se si dice che il Louvre ha visitatori più di qualunque museo italiano, Franceschini, velocissimo, risponde che i 400 musei italiani, quelli statali, dei 4000 in totale, fanno ogni anno 40 milioni di visitatori, più di tutti i grandi musei europei messi insieme ( perchè poi, occorre dirlo, Franceschini a furia di essere  giornalmente accusato per le manchevolezze sue e del suo ministero, ha imparato a rispondere colpo su colpo ad ogni accusa, rivoltando - come si dice - la frittata), e quando gli si fa notare di musei ed altre strutture culturali prive di personale per l'apertura necessaria e la custodia, risponde che sta predisponendo, per l'autunno, un bando per l'affidamento a istituzioni no profit.
Insomma ad ogni accusa lui sa rispondere, salvo poi a riscontrare - siamo in estate, basta aspettare qualche giorno per annotare altri casi di disservizio - che le cose da noi vanno sempre allo stesso modo: file davanti ai musei, siti chiusi per riunioni sindacali, scioperi selvaggi senza preavviso, mancanza di strutture di accoglienza come i grandi musei stranieri hanno a fottere.
 E i giovani? E quelli che studiano nei campi artistici, specializzandosi pure, che poi non hanno nessuna prospettiva di lavoro? che risponde Franceschini? Sta zitto? No, una risposta pronta ce l'ha . Se fosse veloce ed efficace nell'azione come lo è nel fornire risposte soddisfacenti o no, avremmo il ministro migliore del mondo.
Che ha risposto? Che nel decreto sulla 'buona scuola' che si sta approvando in queste ore in Parlamento  c'è una norma che provvede a  considerare 'lauree' a tutti gli effetti i diplomi conseguiti presso scuole di eccellenza in Italia nel campo artistico. Questo avverrà dopo l'approvazione delle legge  sulla scuola e dopo che il suo ministero ed il MIUR concorderanno i termini dell'accordo per tale cambiamento epocale che da tempo viene promesso - lo promise perfino la Gelmini, signora delle lettere e delle arti_ ma non è cosa di domani, come sembrava far intendere Franceschini.
 Non è stata toccata nè la situazione 'romana' di Palaexpo, nè del  Teatro Valle, tanto per fare due esempi. Perchè Grossi non l'ha fatto, visto che era intervenuto nei giorni scorsi per criticare aspramente Marino e Marinelli sul Palaexpo? Non c'entra nulla il fatto che Michela Di Biase, felice e fresca mamma, presidente della Commissione Cultura del Comune di Roma, è la moglie del ministro Franceschini, che l'ha sposata la scorsa estate?
 La risposta al prossimo rapporto di Federculture, il 12°. E nulla o quasi cambierà.

venerdì 19 giugno 2015

Così Franceschini e Nastasi danno i soldi ai loro amici

 Se si va sul sito del Ministero, al capitolo 'atti alla firma' o appena firmati dal Ministro si legge di come, alla chetichella, si danno soldi agli amici e tolgono ai nemici - ma per avere notizia di questi ultimi bisogna passare intere giornate davanti al computer, perché sono nascoste in chissà quale piega dei siti.
Ora il Ministro, dietro saggio consiglio del suo capocabinetto e direttore generale, il vero grande manovratore del ministero affidato di volta in volta a persone a digiuno della materia, la cui presenza aumenta ogni giorno il potere del dirigente, ha attribuito una somma pari a 1.300.000 Euro circa ciascuno alla Scala ed all'Opera di Roma, in data 5 maggio, a seguito di relazioni pervenute al Ministero  una alla fine di aprile e l'altra al principio - vedete come la burocrazia corre, abbandonando l'antica lentezza  (quando vuole!)? Vien da chiedersi la ragione di tale stanziamento aggiuntivo, e la risposta si trova negli articoli 6 e 7 della Legge n.800, del 14 agosto 1967, dove si legge che La Scala è 'ente di particolare interesse nazionale nel campo musicale'; e che l'Opera di Roma ha la la particolare 'funzione di rappresentanza svolta nella sede della Capitale d'Italia'. Se avessero i due enti, anzi Fondazioni, aggiunto di recente meriti particolari a tale loro funzione 'genetica' e dunque senza merito alcuno,  l'aggiunto finanziamento avrebbe avuto un senso. Invece, e lo diciamo particolarmente per Roma, dove il teatro altro che rappresentanza, ha dato scandalo negli ultimi tempi, ora lo si va anche a premiare. Bravo Franceschini, marito della Di Biase, che continua ad avere qualche stretto rapporto con l'Amministrazione capitolina da cui dipende l'Opera di Roma, e bravo Nastasi sempre pronto a correre in soccorso degli amici,  ed a saltare sul loro carro, anche se non sono vincitori.

sabato 18 aprile 2015

Gran ballo al Colosseo. La grande trovata del ministro Franceschini, fra crolli abbandoni e disfacimenti

Ci chiediamo spesso cosa si prefigga un ministro  al momento in cui prende possesso del suo dicastero. Ad esempio Franceschini cosa vuole fare, di cosa vuole che si parli in futuro per gli anni in cui ha governato il Ministero dei beni e delle attività culturali, aiutato da quella brava persona che è Salvo Nastasi - nel caso specifico del Colosseo- solo con un sostegno morale, quello pratico avverrà più avanti.
 Scavi e siti che vanno in rovina, musei chiusi in giorni di grande affluenza di pubblico,  interventi fuori luogo a proposito di opere d'arte da mandare in giro... soprattutto di questo ci si ricorderà in futuro di Franceschini. ma anche di tutti gli altri ministri che lo hanno preceduto,  e che ricordiamo noi negli ultimi vent'anni, da  Rutelli a Urbani, a Buttiglione, a Bondi, a Ornaghi a Galan. Per queste disfatte soprattutto li ricorderemo, e  qualcuno perchè ha messo dei beni che avrebbe dovuto custodire e proteggere nelle mani  di qualche ladrone, come nel caso di Galan - che dietro consiglio di Dell'Utri, mette un ottimo ladrone di libri antichi alla Biblioteca dei Girolamini di Napoli. Il ministro si chiamava Galan, ladro anch'egli come si evince dall'inchiesta veneziana relativa al Mose.
Ma Franceschini, no, vuole essere ricordato anche per altro. Franceschini ha ben altri progetti per la testa, per i quali ha in casa un' ottima consigliera, la sua  nuova consorte che presiede la Commissione cultura del Comune di Roma. Franceschini si è messo in testa di fare un gran ballo annuale al Colosseo. Solo allora gli sarà di grande aiuto la consulenza di Nastasi. E per fare ciò che, a detta del ministro, sicuramente porterà tanti soldi nelle casse dello Stato, a causa dei diritti televisivi, ha deciso di rifare, in legno (speriamo non gli venga in mente di usare il cemento armato, come è accaduto al Teatro Grande di Pompei, dove nessuno ancora è finito in galera, ma ci sono parecchi inquisiti, anche del suo ministero) la platea del grande anfiteatro che coprirà interamente i sotterranei che forse potrebbero essere addirittura protetti da tale intervento.
 Con quali soldi signor ministro? Non va ogni giorno dicendo che molto ci sarebbe da fare per proteggere il nostro patrimonio e che non ha i soldi per farlo e perciò chiede aiuto ai privati, come del resto sì è messo a fare anche il suo amico Ignazio Marino- dietro consiglio sempre di sua moglie Di Biase? No, per questo intervento, per il quale i posteri parleranno di Franceschini i soldi ci sono. Ma dove li ha trovati? E perchè  non li ha destinati alla protezione, o alla salvaguardia del nostro immenso patrimonio, che è uno dei motori di sviluppo e crescita del nostro paese, come anche ieri ha dichiarato il premier Renzi?
 Franceschini vuole essere ricordato come il Ministro che ha riportato il Colosseo ad essere luogo di spettacolo come accadeva fino all'Ottocento. E non solo per questo, ora che ricordiamo una delle sue  strabilianti recenti uscite pubbliche. Anche per aver sollecitato ministro dell'Istruzione e insegnanti a portare a scuola e far studiare i testi delle canzoni dei nostri cantautori, alla stessa maniera con cui si fanno studiare Dante,  Leopardi, Pascoli Carducci o Foscolo, che si studino anche Dalla, De André, Vecchioni.

domenica 8 febbraio 2015

Indennità di disagio ai vigili di Roma Capitale; Crudeli garantisce per Pollini e Marino cerca i soldi dello stipendio a Fuortes

Una bella vittoria dei sindacati, per ora solo  annunciata, ma probabilmente anche in tasca fra breve, se le trattative con il Campidoglio volgeranno a loro favore. In queste settimane  sindacati e Comune stanno discutendo del cosiddetto 'salario accessorio', e cioè quelle somme che i lavoratori trovano in busta paga, oltre il salario base,  a seguito di accordi di categoria.
 I sindacati sono sul punto di ottenere dal Comune l'indennità di 'disagio', cosiddetta, per i soli vigili che lavorano in strada per regolare il traffico, ma soprattutto per far contravvenzioni e rimpinguare le casse comunali, dalle quali prelevare, in proporzione  con le somme estorte ai cittadini con le contravvenzioni vessatorie, il loro salario accessorio e l 'indennità 'di disagio'.
 Insomma il corpo di vigili urbani di Roma Capitale verrebbe assunto a concorso per stare negli uffici; e perciò quando il comando li invia per strada - incarico per il quale loro non erano stati selezionati - vengono gratificati con quella bella indennità. Intendiamoci qualche centinaio di euro in più al mese, niente di particolare, eppure ai sindacati sono pervenute già almeno un paio di richieste da parte di altrettante categorie di lavoratori che si ritengono 'disagiati'. I professori chiedono l'indennità ' di cattedra' per tutte le ore che insegnano, e i chirurghi quella di 'camera operatoria' per le ore che passano ad operare, mentre loro sognavano di  restare nei propri studi a ricevere il pubblico , tanto ad operare ci avrebbero pensato gli infermieri chirurghi.
 Il Corriere della Sera, da una settimana, vende in edicola, insieme al quotidiano, una collezione di CD incisi da Maurizio Pollini e dedicati interamente a Chopin. Uno per settimana a formare, a conclusione della iniziativa discografica, la raccolta di tutte le incisioni chopiniane di Pollini.
 E Sette, settimanale del Corriere, per spingere  all'acquisto ha affidato a Peppe Aquaro  una breve presentazione. Peppe Aquaro, a sua volta,  ha avuto una idea geniale, quella di accreditare  Maurizio Pollini, quale interprete di Chopin, attraverso le attestazioni  di una famosissima pianista italiana, Marcella Crudeli, fondatrice di una Associazione Chopin, che organizza anche un Concorso Chopin nella Capitale - davvero? noi conoscevamo solo quello di Varsavia - concertista e insegnante conosciuta in tutto il mondo, oltre duemila concerti in ogni Istituto di cultura italiana del globo ecc... ecc... Pollini ringrazia, senza  Crudeli chissà se avrebbe venduto tanto.
 Marino, sindaco di Roma,  non  dorme più la notte, da quando ha di fatto nominato Fuortes sovrintendente dell'Opera di Roma - la nomina del Ministro è pura formalità, come gli ha assicurato la sua 'presidente' della Commissione Cultura, Michela Di Biase, sposata Franceschini.
 Marino è contento  su tutta la linea, salvo che per il fatto che non sa dove trovare i soldi per pagarlo. Fuortes pretenderà certamente i 240.000 Euro che aveva all'Auditorium che ora deve lasciare, perchè due incarichi nella stessa città e in due istituzioni abbastanza importanti, non possono coesistere - secondo la vulgata  capitolina più recente- e Marino dovrà darglieli anche per premiarlo della 'faccia feroce' che ha fatto nei mesi scorsi con orchestra e coro del suo teatro.

giovedì 5 febbraio 2015

Michela di Biase. Una soluzione per i CDA di Opera e Musica per Roma.

Al Ministero come anche al Comune e pure alla Regione si stanno scervellando e forse anche scannando sui nomi da proporre nelle controllate culturali cittadine, di cui sono soci fondatori, dall'Opera di Roma a Musica per Roma, dove i rispettivi CDA sono in scadenza,  e quello dell'Opera deve essere ridotto di due unità. Il Ministero giocando d'anticipo, e per non farsi fregare ha proposto l'ex vice sindaco cattolico della città, Maria Pia Garavaglia - che c'entra verrebbe da dire, ma si sa le vie dei signori sono infinite. La Garavagli era già stata consigliera dell'Arena di Verona, sempre per nomina ministeriale. E con questo ha acquistato la competenza 'ministeriale'  che la abilita a farsi un giro in tutte le fondazioni liriche.  Ma forse potrebbe ripensarci, a seguito della proposta che stiamo per fargli.  Il sindaco ancora nicchia, forse lui come Renzi ha un asso nella manica che tirerà fuori all'ultimo minuto, tanto deve nominarlo lui, e nessuno può votargli contro.
 Zingaretti che, evidentemente ha altro cui pensare riproporrebbe lo stesso nome della sua precedente rappresentante e cioè la Chialà, esperta di 'comunicazione' - poi si lamentano che succedono cose strane e che i consigli di amministrazione si chiamano fuori da disastri economici prodotti dagli amministratori ( ma ora forse le cose dovrebbero cambiare con la nuova fisionomia giuridica dei cosiddetti 'consigli di indirizzo', come si chiameranno i CDA, nelle fondazioni liriche).
 Non sappiamo  se la designazione della Garavaglia sia definitiva e se Marino non abbia già in tasca il nome del suo rappresentante che potrebbe  anche avere il ruolo di vice presidente del teatro. Noi il nome ce lo avremmo, da indicare al ministro come al sindaco, con il vantaggio che potrebbero ridurre i membri del Consiglio da 7 a 4.  Il suo nome è Michela Di Biase, la bella moglie, in  dolce attesa, di Franceschini, che è già  presidente della commissione cultura della giunta Marino, in Campidoglio. Chi meglio di lei a rappresentare entrambi? Farebbe anche risparmiare tempo in eventuali consultazioni fra Comune e Ministero.
 E, perchè no, potrebbe avere lo stesso ruolo di  rappresentanza nel CDA di Musica per Roma.

venerdì 3 ottobre 2014

Orfini, Franceschini & Di Biase, Zingaretti, Marino su Fuortes e sul Teatro dell'Opera di Roma

Domanda che sorge spontanea. Poteva Franceschini non appoggiare il piano di Marino e Fuortes - ma suggerito da Nastasi,  dei cui consigli,  inutili e dannosi, non riesce a liberarsi al Ministero, come non se ne sono liberati altri ministri prima di lui, da Rutelli a Bondi ad Ornaghi a Galan?
 No, non poteva. Avesse anche avuto qualcosa da ridire, e non l'ha avuta perchè non ha neanche gli elementi per riflettere sulla questione dell'Opera di Roma e la tragedia  che stanno rappresentando anche con la sua firma, deve prendere per oro colato ciò che, tragicamente, gli dice Nastasi. E non solo lui. Da qualche giorno appena lui è marito di Michela Di Biase, presidente della Commissione 'cultura' del Comune di Roma, voluta da Marino, che  avrebbe anche potuto darle l'assessorato alla cultura, ma non glielo ha dato per non sentirsi dire che fanno tutto in famiglia.
 E già Michela Di Biase non avrebbe potuto permettere che ci fosse fra  il Ministero di suo marito e  il Comune del suo padrone su una questione che riguarda entrambi - il Teatro dell'Opera di Roma - difformità di vedute. E da ciò il suo, di Franceschini, totale assenso alla decisione folle di Marino e Fuortes, estorto dalla Di Biase, nel corso di una cenetta romantica fuori casa, messa in conto a Marino, fra le sue spese 'strumentali all'esercizio della professione', ovvio. Non solo, Franceschini ha dichiarato il suo totale appoggio a Fuortes ed alla sua azione risolutiva della crisi; come in passato s'era pornunciato altrettanto apertamente contro Nastasi. Mentre Matteo Orfini, presidente del PD, e in precedenza reponsabile 'cultura ed informazione' del partito, ha forte e chiaro  negato il suo sostegno a Fuortes. E Zingaretti, nell'imbarazzo generale, si è limitato a dichiarare che  tutti stanno lavorando al rilancio dell'Opera. Era meglio se taceva, avrebbe evitato di rovinarsi la buona fama che si è andato costruendo in questi mesi con una buona politica e scelte coraggiose ed azzeccate.
 Qualche sindacalista, senza neanche essere un grande  pensatore, s'è chiesto come mai fino a qualche settimana fa, dopo il referendum, l'Opera si poteva salvare, senza sacrifici 'umani', e appena qualche giorno dopo la salvezza dell'Opera, secondo Fuortes e compagni   veniva fatta dipendere direttamente  dal licenziamento in massa di orchestra e coro?
 Come dargli torto a quel sindacalista?  E poi Fuortes altra c...quando ha detto: gli sponsor sono andati via, lui aveva un appuntamento con quattro di essi,  e loro l'hanno disdetto a seguito degli ultimi fatti che quindi avrebbero causato un ulteriore danno al Teatro dell'Opera. Non dica bugie, é da 10 mesi all'Opera e solo ora aveva tutti questi appuntamenti? Sponsor di  un certo peso - come quelli che ha la Scala, per intenderci - l'Opera non ne ha avuti neanche in questi anni con Muti, figuriamoci ora; e poi, Fuortes se non sa governare le masse artistiche del teatro come fa a convincere gli sponsor  ad investire su un teatro alla sbando, anche e soprattutto per colpa sua? Lui parla a vanvera e ormai non incanta più nessuno, all'infuori di Marino e Franceschini che se dicessero quello che veramente  pensano, dovrebbero confessare che mai scelta fu più disastrosa della nomina di Fuortes,  manager esperto di problemi di 'economia della cultura'  che si è rivelato del tutto incapace, e che è riuscito, per farsi bello e accreditare la fama di 'duro' agli occhi dei suoi padrini politici,  a mandare tutto a puttane.
 Comunque la partita non è definitivamente chiusa, ed il bello potrebbe venire ora. Ma se non si        decidono a  cacciare Fuortes, le cose andranno ancora peggio, e il teatro rischia di chiudere definitivamente, con i 280 fra tecnici ed impiegati ( inutili ed in sovrannumero per la maggior parte, questi ultimi) asserragliati  all'interno  in difesa del fortino.

mercoledì 30 luglio 2014

Per fortuna che c'è Marino sindaco

Contrordine , il clima  di guerra all'interno dei teatri romani non s'è  dissolto, come ci avevano fatto intendere alcuni fatti dei giorni scorsi. Affatto. All'Opera i sindacati degli scioperanti, sia quelli che alla fine hanno firmato che quelli irriducibili - letteralmente 'una pulce' che  vuol farsi sentire dalla maggioranza - hanno semplicemente  rimandato la ripresa delle ostilità, a dopo che il piano industriale sarà approvato ( ?) e a settembre quando con Marino e Fuortes verrà discussa la pianta organica del teatro. Ora regna una pace finta e surreale, con la promessa (minaccia) che i fucili hanno sempre i colpi in canna. E loro se non soddisfatti daranno fuoco alle armi. Alla ripresa autunnale. In vacanza ci vanno tutti, scioperanti compresi.
 Il ruolo di Marino nella soluzione di questa crisi è stato fondamentale, come abbiamo capito dai ringraziamenti che ha rivolto al consiglio di amministrazione che in questi giorni drammatici si è espresso più d'una volta con posizione decisa e passione, per la soluzione del caso. Ed anche quando ha annunciato che 'dall'autunno il melodramma sarà diffuso nelle periferie', da considerarsi a tutti gli effetti l'annuncio del secolo, anche se non abbiamo capito cosa volesse dire e che necessità avrebbero le periferie della diffusione nei loro territori del melodramma.
 Ma dove il ruolo di Marino è stato decisivo su tutta la linea è nella  storia del Teatro Valle, una sorta di porto franco dell'arte, pagata dagli altri, esterni. Occupato ormai da tre anni, in totale anarchia, nonostante la bontà dei progetti, con le spese di gestione che se li accolla il Comune, prima l'interventista Alemanno che però si è rannicchiato sotto la  sua scrivania al Campidoglio ed ha gridato a chi lo cercava: ' qui comando io e sto dove mi pare; al Valle no, non ci vado, mi menano!', e poi Marino che da mesi promette una soluzione senza che questa  arrivi mai, perchè anche quella di oggi, e cioè  che entro domani il Valle deve essere liberato per lavori urgenti (o per sfrattare gli occupanti?), nonostante la mediazione degli amici Marinelli-Sinibaldi-Calbi, è stata respinta: "noi di qui non ce ne andremo, se vogliono facciano venire la polizia a prenderci, ci dovranno portar via dal palcoscenico". Dunque anche qui Marino ha fatto cilecca. Non gliene va bene una, perchè anche nel caso del Teatro Eliseo ( terzo caso non risolto, ma rimandato a settembre) chi ci è andato è stato Franceschini ed anche la Marinelli, Marino no.
 Finalmente, invece, una buona notizia per Marino, che viene dal matrimonio di Franceschini con la Di Biase, presidente della commissione cultura del Campidoglio. Il ministero, ha detto Franceschini, entrerà nel Festival del Cinema di Roma, purchè resti una festa popolare  e presti attenzione alle periferie'. Daje, ma quella delle periferie è una fissa! E solo su questa fissa ministro e sindaco, mediati dalla Di Biase, si trovano d'accordo.  Inneggiamo ad un matrimonio fra persone per il bene del paese.

venerdì 11 luglio 2014

Libri per Dell'Utri; Casa Verdi a Busseto acquistata dalla Siae. Flavia Barca si schiera con gli occupanti del Valle;ancora Giovanna Marinelli?

'Più libri, più liberi', il motto inventato per una fiera di libri, ha fatto paura alla direzione del carcere di Parma che ha negato a Marcello Dell'Utri, di avere più di un libro o due che sarebbero quelli consentiti. Evidentemente sia il legislatore che il direttore dell'istituto di pena parmigiano che osserva la legge  parola per parola, incapace di interpretarla anche a costo di esporsi al ridicolo, avrà pensato che dando più libri a Dell'Utri, era come volerlo rendere più libero. Ecco perché il legislatore  ha limitatore il possesso di liberi in carcere, si sarà detto ed ha fatto.. Però... la prossima volta non processate Dell'Utri ancora per concorso 'esterno' in associazione mafiosa, dopo che l'avete messo in un istituto di pena dove c'è già Totò Riina. Semmai  sarete voi carcerieri ad esser processati per concorso 'interno' in associazione mafiosa. Cosa pretendete da un pover'uomo, senza libri, a stretto contatto con la mafia in persona?
Palazzo Orlandi a Busseto, abitato da Verdi e, se non andiamo errati, di proprietà della prima moglie del musicista, non sarà messo all'asta, né lasciato andare in malora; almeno si spera dopo che la SIAE ha deciso di avquistarlo per farne un centro di studi verdiani.
 Flavia Barca, ora che è uscita definitivamente dalle stanze di Piazza Campitelli, dove ha sede l'Assessorato alla cultura di Roma, si toglie qualche sassolino, dicendosi al fianco degli occupanti del valle, ed aggiungendo che il progetto di Marino di 'fare un bando' - il sindaco ama i bandi e i tempi lunghi: ha anche promesso che  in tre anni toglierà l'immondizia dalla capitale, nel frattempo cosa facciamo, sindaco? - non ha senso, meglio allora collegare il valle all'Argentina , in una cogestione fruttuosa.
 marino non ha ancora capito che in certe situazioni conta il tempo. Dovrebbe saperlo, se non lo sa ancora gli servirà un banale esempio dalla sua professione medica. E' come se lui, chirurgo, ordinasse di portare un malato in sala operatoria, di addormentarlo, assicurando che arriverà entro brevissimo tempo per operarlo, e poi se ne dimentichi. Che ne sarà del malato? Che ne sarà di Roma e dei suoi tanti problemi con il sindaco LENTO?
 Ancora insoluto il caso della successione a Flavia Barca,Mentre torna in lizza il nome di Giovanna Marinelli, al Comune ai tempi di Veltroni e Borgna e poi premiata, a fine mandato, con la presidenza dell'Argentina. Possibile che i vecchi mostri tornano sempre? Si fa anche il nome della Rummo, che viene dal Ministero, per rinsaldare i rapporti con Franceschini. Inutile, c'è già Michela Di Biase.

giovedì 3 luglio 2014

Istantanee indecenti dal mondo della politica.Grillo, Farage,Lupi,Boldrini. Appendice Franceschini,Di Biase

Parlamento europeo 1. Grillo e Farage alla prima seduta ufficiale del Parlamento Europeo. Farage ha voltato le spalle all'Inno alla gioia della 'Nona sinfonia' di Beethoven - Inno dell'Europa - e Grillo ha protestato per la sua esecuzione. Due campioni delle teste di c...  che se la prendono con Beethoven. E Grillo, in particolare, vive momenti di terrore perchè teme che l'abbraccio di Renzi lo faccia sparire definitivamente.
Parlamento europeo 2. A proposito di teste di c... bene ha fatto il leghista eletto che si è presentato nel Parlemtno con la faccia coperta da un velo nero; ha evitato ai parlamentari europei di notare la sua faccia di c... ( campione, intendiamo, qui come sopra).
Camera dei deputati. La presidente Boldrini a chi le faceva notare che i parlamentari hanno una assistenza sanitaria da nababbi,  pagata naturalmente con soldi pubblici, estesa anche al coniuge o convivente, anche dello stesso sesso - il parlamento medesimo che contro i cosiddetti matrimoni gay fa finta di non sentirci da quell'orecchio - ha risposto: 'ora non ci stiamo occupando di questo problema' e ha tagliato la corda. Bella roba.
Governo. Il ministro Lupi che ha rinunciato al seggio europeo preferendogli il dicastero  dello sviluppo economico che occupa nel gabinetto Renzi con onore e religiosa passione, richiesto di spiegare se i paperoni statali dagli stipendi stratosferici si adegueranno- come la legge recente prescrive - al taglio dello stipendio che non potrà superare i 238.000 Euro- una miseria per i paperoni che, in questi anni, fra stipendi e premi di produzione ( per le aziende che sono andate sotto anche del 20% del loro valore) e buonuscita hanno beccato dieci o venti milioni di Euro, con la sua faccia di c...iellino) ha risposto: "ci stiamo lavorando".
APPENDICE:Governo e Roma Capitale. Ci piacerebbe capire se, , quando il ministro Franceschini avrà sposato la sua Di Biase, la presidente  della commissione cultura farà gli interessi del ministero di suo marito, o del Comune del sindaco Marino, dove la signora potrebbe avere presto un assessorato.

domenica 29 giugno 2014

Di Biase - Franceschini.Finalmente sposi nel nome della cultura.

Tra breve, nel borgo di Sutri, Dario Franceschini e Michela Di Biase si uniranno in matrimonio, con rito civile, essendo il ministro reduce da un precedente matrimonio naufragato. Auguri  agli sposi.
 Adesso però con il rimpasto in giunta al Comune di Roma, l'affaire sentimentale Franceschini-Di Biase potrebbe complicarsi nel senso che Marino, per riconoscenza  nei confronti della Di Biase, che come presidente della Commissione cultura del Campidoglio sembra spendersi  con professionalità, potrebbe nominarla Assessore alla cultura, incarico al quale  era già candidata quando le fu preferita la Barca, ed anche perchè altra scelta femminile- come va dicendo che sarà-  non pare goda di grandi chances. Ci riferiamo alla Marinelli,  già dirigente dell'assessorato capitolino alla cultura, ai tempi di Veltroni il quale, la premiò prima della sua dipartita dal Campidoglio, con la direzione dell?Argentina, ora finita in altre mani. La Marinelli, di scuola e protezione veltroniana, difficilmente potrebbe tornare in campo. Ed altri nomi, sempre di donne - perchè occorre rispettare le quote: fessi/e ed incapaci che siano non importa - non se ne fanno, a meno che Marino non tiri fuori dal suo cilindro  bucato un altro nome strano . La  Melandri o la Veaute non sembrano le candidate del sindaco. Dunque sarà la signora Di Biase-Franceschini ad occupare l'assessorato alla cultura, per nome e volontà del ministro della cultura.  In nome della quale l'una e l'altro si sono piaciuti ed amati ed ora si sposano.

venerdì 25 aprile 2014

Letto sui giornali.I Berliner si fanno i dischi da soli. Abbado invece di Allevi. L'Opera di Roma tira la cinghia. L'Argentina è lontana

I Berliner hanno deciso di dar vita ad una propria etichetta discografica, sganciandosi dall'etichella 'gialla' Deutsche Grammophon, alla quale sono stati legati per lunghissimi anni. L'Orchestra  ha preso la decisione d'accordo con il suo attuale direttore Rimon Rattle. Si tratta di una primizia? Per i Berliner sì, ma non è una primizia in assoluto. L'hanno già fatto, anni fa, Gergiev e il suo Mariinskij di San Pietroburgo, per lungo tempo legati alla Philips; e successivamente l'ha fatto anche  Jordi Savall con il suo complesso Hesperion che ha creato l'etichetta Alia Vox, con la quale incide nuovi dischi e riedita quelli passati di cui h acquistato i diritti dalla precedente casa discografica, e tutti hanno una grande visibilità.
La Radio della Rai elimina Allevi e ci mette Abbado. Fino a poco tempo fa le trasmissioni si aprivano con l'Inno di Mameli diretto ( o forse bistrattato) da Allevi - solo la radio di un paese sottosviluppato poteva osare tanto - ma d'ora in avanti si apriranno con lo stesso Inno nazionale ma suonato dai Berliner, diretti da Abbado. Se capiamo Abbado, non comprendiamo i Berliner. Dalla padella alla brace della sciatteria. Quando Rai Tre cambierà la sua sigletta ( Schubert/Berio, ma solo Berio - ora i suoi eredi - prende i diritti!!!)  che inonda l'intera programmazione quotidiana?
L'Opera di Roma deve tirare la cinghia. Nel bilancio di previsione per il 2014, la cultura a Roma deve restringersi, a cominciare dall'Opera, dotata ora di un nuovo sovrintendente che tutti lodano ' ANTE DIEM RATIONIS', per dirla liturgicamente, che deve procurarsi soldi da sè, tagliare le consulenze - a proposito giorni fa avevamo segnalato qualche consulenza sospetta, che si aspetta a tagliarla?- ridurre costi e personale - e questo l'ha già fatto cominciando con il piede sbagliato, dai ballerini ( un sovrintendente che capisce i problemi dell'arte, avrebbe cominciato dagli uffici, dove sono accatastati dipendenti su dipendenti messi lì ad ondate con le varie sovrintendenze), perchè il Comune ridimensionerà il suo contributo annuale che, fino ad oggi - complici i vari sindaci, nessuno escluso - era il più alto d'Italia, dopo quelli di decenni fa che in Sicilia arrivavano al Teatro Massimo, quando i sovrintendenti erano amici e fiancheggiatori degli amministratori comunali e regionali di turno. Comunque la si giri, la politica in ogni settore e ad ogni  latitudine ha fatto sempre disastri, a spese di tutti.
 L'Argentina è lontana. Le vicende che riguardano la direzione del Teatro Argentina di Roma non accennano ad essere risolte. Da tempo s'è insediato il presidente, direttamente dalla Rai, Marino Sinibaldi; poi, dopo faticosissimo travaglio, si era fatto il nome di Ninni Cutaja come direttore, senonché il ministero di Franceschini ha posto il veto, ma preventivamente aveva dato il via libera. Un pentimento! La comunicazione al Comune è arrivata all'assessore Barca ed al presidente della Commissione Cultura, Di Biase, compagna del ministro Franceschini, e già in corsa per l'assessorato, poi assunto dalla Barca. Ora che la Barca  fa acqua, nel laghetto di Villa Borghese, che che Marino ha solcato 'in solitaria' - che pena! - la compagna del ministro potrebbe nuovamente essere candidata all'assessorato, questa volta forse con maggiori chance, e non perchè sia la compagna del ministro,  sia chiaro, semplicemente perchè prima non s'erano accorti di quanto fosse brava.
 Intanto Marino, Barca, Di Biase e Sinibaldi si sono riuniti per decidere. Mancava Franceschini? Non sarebbe stato meglio invitarlo per evitare ripensamenti? Franceschini c'era, non in carne ed ossa ma in spirito,  rappresentato dalla sua compagna.