Applausi per Kasia Smutniak che in febbraio, qualche settimana prima che il terremoto distruggesse il Nepal ha aperto in quel paese una scuola, finanziandone la costruzione e dedicandola al suo ex marito defunto Pietro Taricone. Il terremoto l'ha risparmiata.
Se vi capita sotto gli occhi una foto di Pietro Taricone, fategli la chioma argentata e fluente, e vedrete che somiglia a Domenico Procacci, attuale marito, il secondo, della bella attrice.
Applausi per Shakira, la cantante attrice, destina parte delle sue ricchezze per alfabetizzare i bambini dei paesi più poveri del mondo. Brava
Applausi per Eleonora Abbagnato , ballerina, da poco direttrice del corpo di ballo dell'Opera di Roma che dopo domani terrà un recital agli Arcimboldi di Milano il cui ricavato andrà interamente a finanziare una rete Wi-Fi per un reparto pediatrico di ospedale milanese. La quale rete consentirà ai giovani degenti di mantenere, seppure a distanza, i rapporti con il mondo dal quale la malattia li ha isolati.
FISCHI per il ministro Franceschini, che ha annunciato che nel giro di cinque anni, e con una spesa di una ventina di milioni di Euro (quando vuole i soldi li trova!), il Colosseo tornerà ad essere come era un tempo, avendo perfino le ingegnose macchine che facevano sbucare direttamente nel circo belve e gladiatori. Nel frattempo però la GNAM, cioè la galleria Nazionale di Arte Moderna non ha custodi sufficienti per garantirne l'apertura; ed una mostra di artisti di oggi prorogata per il successo di pubblico deve essere chiusa anzitempo perchè mancano i soldi per i custodi. Franceschini, invece, pensa alle belve. Se lo mangino!
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sabato 6 giugno 2015
lunedì 29 settembre 2014
Franceschini,zingaretti,marino, fuortes,marinelli: riuniti per non decidere. Il clima dell'Opera non è sereno. Bella scoperta!
Ministro, governatore, sindaco, sovrintendente, assessore riuniti al Collegio romano per sbrogliare la matassa dell'Opera di Roma, dopo l'uscita di scena di Muti. Dopo attento ed approfondito esame constatano che il clima in teatro non è pacificato. La constatazione meriterebbe una semplice ed immediata riflessione: bella scoperta. Pensavate forse che la notizia della vostra inutile riunione avrebbe disteso gli animi dei contendenti rabbiosi che si fronteggiano in teatro? Fuortes credeva che facendo la faccia feroce, avrebbe addomesticato le belve feroci; voi, sul suo esempio, pensate di non prendere decisioni e di rimandare tutto al Consiglio di amministrazione - che ricordiamo a chi non dovesse conoscere bene le cose, è espressione del ministero, regione, comune, insomma di tutti, manca solo la Santa sede? Il consiglio di amministrazione, espressione dei riuniti di oggi, dovrebbe prendere una decisione che i 'mandanti', riuniti oggi, non hanno preso, saputo prendere? Forse semplicemente si vuol prendere tempo? altri due giorni per contatti informali?
Forse il problema del ritorno alla normalità passa anche attraverso la permanenza o l'uscita di scena, per far ritorno alla più rassicurante casa di 'Musica per Roma', di Fuortes che agli occhi dei dimostranti è causa dei dissapori. Certo permanendo le ragioni di dissidio fra le fazioni ed il management il teatro non tornerà mai alla normalità. E, ne consegue, che persistendo tale clima nessun direttore voglia assumersi la responsabilità di gettarsi nella mischia di Aida, pensando di commettere uno sgarbo ( quale sgarbo? Muti non è certo l'unico direttore al mondo) nei confronti di Muti ( ma potrebbe gioire se la sua uscita dovesse essere l'inizio della fine? Non possiamo pensare simile cinismo) o temendo di dover, a prove avviate, dare forfait per il clima irrespirabile in teatro che metterebbe a rischio il lavoro di concertazione? Bella parola, tanto necessaria oggi!
E poi, che fine ha fatto la giovane bella direttrice, Fratta, che dovrebbe fare il grande salto professionale, giacchè nelle sue mani Marino vorrebbe riporre le sorti future dell'Opera? C'è da augurarsi che Marino per un pò stia zitto, non sapendo quel che dice anche a tal proposito.
Con Fuortes subito fuori, i problemi potrebbero risolversi? Rimandando o addirittura cancellando le opere affidate a Muti e quindi di fatto rimandando di oltre due mesi l'inizio della stagione, il teatro dell'Opera di Roma Capitale - è una beffa già il semplice nome; e che dire poi della pubblicità che i romani leggono sulle fiancate degli autobus: La grande opera. Sta per iniziare una nuova stagione?) ne trarrebbe un qualche vantaggio?
La stagione deve cominciare il 27 novembre con Aida, si trovi un bravo direttore, ve ne sono tanti che all'Opera di Roma non sono stati mai invitati; a casa Vald, van Hoecke ( i 'mutiani') doc; Fuortes tiri avanti fino alla fine dell'anno, ma annunciando in anticipo il suo ritorno a Musica per Roma: missione fallita. Nel frattempo si risolvano i problemi, e sono tanti, all'origine della grave conflittualità del teatro. E intanto si cerchi un vero sovrintendente, un vero direttore musicale ed un altrettanto vero direttore artistico, e, da ultimo, anche una vera direttrice del ballo, come forse la Abbagnato non sarebbe ! A casa anche il capo dell'Ufficio stampa, Arriva (tardi!), che in questi anni ha fatto il megafono dell'imbroglio: neanche lui sapeva nulla? ma come, lui così intelligente e sveglio non ha visto nè capito nulla? Tutti a casa, a trovarsi un altro padrone, come saggiamente faceva Leporello seguito da tutti gli altri attori del 'Don Giovanni' mozartiano.
Ma sin d'ora non si pensi o creda, illudendosi, che rimandando l'apertura e la risoluzione dei problemi, all'Opera accada qualcosa di buono.
E il ministero di quell'elefante di Nastasi per una volta provi a correre come una gazzella, cancellando tutte le occasioni di balzelli ingiuriosi - indennità per qualunqne cosa - che gettano fango e discredito sul comparto dei teatri italiani.
Forse il problema del ritorno alla normalità passa anche attraverso la permanenza o l'uscita di scena, per far ritorno alla più rassicurante casa di 'Musica per Roma', di Fuortes che agli occhi dei dimostranti è causa dei dissapori. Certo permanendo le ragioni di dissidio fra le fazioni ed il management il teatro non tornerà mai alla normalità. E, ne consegue, che persistendo tale clima nessun direttore voglia assumersi la responsabilità di gettarsi nella mischia di Aida, pensando di commettere uno sgarbo ( quale sgarbo? Muti non è certo l'unico direttore al mondo) nei confronti di Muti ( ma potrebbe gioire se la sua uscita dovesse essere l'inizio della fine? Non possiamo pensare simile cinismo) o temendo di dover, a prove avviate, dare forfait per il clima irrespirabile in teatro che metterebbe a rischio il lavoro di concertazione? Bella parola, tanto necessaria oggi!
E poi, che fine ha fatto la giovane bella direttrice, Fratta, che dovrebbe fare il grande salto professionale, giacchè nelle sue mani Marino vorrebbe riporre le sorti future dell'Opera? C'è da augurarsi che Marino per un pò stia zitto, non sapendo quel che dice anche a tal proposito.
Con Fuortes subito fuori, i problemi potrebbero risolversi? Rimandando o addirittura cancellando le opere affidate a Muti e quindi di fatto rimandando di oltre due mesi l'inizio della stagione, il teatro dell'Opera di Roma Capitale - è una beffa già il semplice nome; e che dire poi della pubblicità che i romani leggono sulle fiancate degli autobus: La grande opera. Sta per iniziare una nuova stagione?) ne trarrebbe un qualche vantaggio?
La stagione deve cominciare il 27 novembre con Aida, si trovi un bravo direttore, ve ne sono tanti che all'Opera di Roma non sono stati mai invitati; a casa Vald, van Hoecke ( i 'mutiani') doc; Fuortes tiri avanti fino alla fine dell'anno, ma annunciando in anticipo il suo ritorno a Musica per Roma: missione fallita. Nel frattempo si risolvano i problemi, e sono tanti, all'origine della grave conflittualità del teatro. E intanto si cerchi un vero sovrintendente, un vero direttore musicale ed un altrettanto vero direttore artistico, e, da ultimo, anche una vera direttrice del ballo, come forse la Abbagnato non sarebbe ! A casa anche il capo dell'Ufficio stampa, Arriva (tardi!), che in questi anni ha fatto il megafono dell'imbroglio: neanche lui sapeva nulla? ma come, lui così intelligente e sveglio non ha visto nè capito nulla? Tutti a casa, a trovarsi un altro padrone, come saggiamente faceva Leporello seguito da tutti gli altri attori del 'Don Giovanni' mozartiano.
Ma sin d'ora non si pensi o creda, illudendosi, che rimandando l'apertura e la risoluzione dei problemi, all'Opera accada qualcosa di buono.
E il ministero di quell'elefante di Nastasi per una volta provi a correre come una gazzella, cancellando tutte le occasioni di balzelli ingiuriosi - indennità per qualunqne cosa - che gettano fango e discredito sul comparto dei teatri italiani.
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domenica 30 marzo 2014
Il gran cuore degli italiani si chiude alla cultura?
L'econonomista e critico musicale Giuseppe Pennisi, nonchè nostro amico, ha esaminato i risultati di alcune inchieste, condotte da società ad hoc, relative alle donazioni degli italiani, solitamente di buon cuore. Ed ha rilevato che gli italiani hanno davvero un cuore 'grande così'; ma che la loro munificenza, straordinaria, si rivolge soprattutto ai settori della ricerca medica e che la cultura e lo spettacolo ne sono beneficiari in modo assolutamente marginale. Questa non è storia nuova, perchè già alcuni anni fa venne fuori questo dato, allorchè il ministero rese noto l'elenco d elle istituzioni culturali alle quali gli italiani avevano devoluto il loro 5 per mille, al momento della dichiarazione dei redditi.
Tale percentuale era bassissima - noi lo rilevammo su Music@- e i donatori in numero davvero esiguo, al punto che , se non ricordiamo male, per la Scala, neanche un numero uguale agli abbonati avevano donato al loro teatro - al quale sia chiaro avevano già versato il costo dell'abbonamento - una briciola del loro 5 per mille. Scrivemmo allora che quei dati non erano affatto esaltanti, come andò dichiarando, ad esempio, Walter Vergnano sovrintendente del Regio di Torino, che,al contrario, erano deprimenti assai. E del resto come poteva l'italiano, seppure di buon cuore, devolvere il suo 5 per mille ad istituzioni che sappiamo essere mal governate, dove i politici destinano i loro servitori, sempre ben pagati per i servizi resi nella vita precedente, o a Pompei, la vergogna del mondo per il cui sito anche l'attuale ministro parla parla e lì, giorno dopo giorno, tutto va in malora, perchè non si attende che il ministro si muova effettivamente. Di fronte a tale sconsolante panorama non c'è da meravigliarsi che il cuore degli italiani resti impietrito ed insensibile, mentre poi si umanizza - giustissimamente - quando si parla di bambini ed anziani malati o di persone affette da malattie incurabili.
C'è da aggiungere che la disaffezione degli italiani verso il mondo della cultura, verso il quale per molti altri versi si mostra assai sensibile, ha come pendant l'indifferenza dello Stato, il quale promette e promette da decenni la possibilità di detrarre completamente o quasi dalle tasse per i si singoli le donazioni per enti culturali e non lo fa mai, mentre appena si parla di finanziamento privato dei partiti, immediatamente alza la percentuale della detraibilità di tali donazioni dal reddito, nel timore di restare senza soldi da rubare.
Perciò a nulla serve che Franceschini venga a dirci che il suo è il ministero più importante del nostro paese, come ha ribadito anche ad Obama, nel brevissimo incontro all'ombra del Colosseo, e che il suo è il mestiere più bello del mondo, dovendo occuparsi, per mandato governativo, della bellezza e della sua conservazione; mentre nei fatti non fa che assistere impotente alla sua lenta graduale inarrestabile distruzione.
Sulla nostra bellezza non lo Stato ma il cinema fa soldi ed anche i privati, come ad esempio l'associazione CIVITA - chi la presiede? Gianni Letta . Come ti sbagli ? - che gestisce servizi di vario genere in molti siti museali e gallerie italiani.Guadagnandoci.Lo Stato no, Civita Sì.
Tale percentuale era bassissima - noi lo rilevammo su Music@- e i donatori in numero davvero esiguo, al punto che , se non ricordiamo male, per la Scala, neanche un numero uguale agli abbonati avevano donato al loro teatro - al quale sia chiaro avevano già versato il costo dell'abbonamento - una briciola del loro 5 per mille. Scrivemmo allora che quei dati non erano affatto esaltanti, come andò dichiarando, ad esempio, Walter Vergnano sovrintendente del Regio di Torino, che,al contrario, erano deprimenti assai. E del resto come poteva l'italiano, seppure di buon cuore, devolvere il suo 5 per mille ad istituzioni che sappiamo essere mal governate, dove i politici destinano i loro servitori, sempre ben pagati per i servizi resi nella vita precedente, o a Pompei, la vergogna del mondo per il cui sito anche l'attuale ministro parla parla e lì, giorno dopo giorno, tutto va in malora, perchè non si attende che il ministro si muova effettivamente. Di fronte a tale sconsolante panorama non c'è da meravigliarsi che il cuore degli italiani resti impietrito ed insensibile, mentre poi si umanizza - giustissimamente - quando si parla di bambini ed anziani malati o di persone affette da malattie incurabili.
C'è da aggiungere che la disaffezione degli italiani verso il mondo della cultura, verso il quale per molti altri versi si mostra assai sensibile, ha come pendant l'indifferenza dello Stato, il quale promette e promette da decenni la possibilità di detrarre completamente o quasi dalle tasse per i si singoli le donazioni per enti culturali e non lo fa mai, mentre appena si parla di finanziamento privato dei partiti, immediatamente alza la percentuale della detraibilità di tali donazioni dal reddito, nel timore di restare senza soldi da rubare.
Perciò a nulla serve che Franceschini venga a dirci che il suo è il ministero più importante del nostro paese, come ha ribadito anche ad Obama, nel brevissimo incontro all'ombra del Colosseo, e che il suo è il mestiere più bello del mondo, dovendo occuparsi, per mandato governativo, della bellezza e della sua conservazione; mentre nei fatti non fa che assistere impotente alla sua lenta graduale inarrestabile distruzione.
Sulla nostra bellezza non lo Stato ma il cinema fa soldi ed anche i privati, come ad esempio l'associazione CIVITA - chi la presiede? Gianni Letta . Come ti sbagli ? - che gestisce servizi di vario genere in molti siti museali e gallerie italiani.Guadagnandoci.Lo Stato no, Civita Sì.
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