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mercoledì 12 luglio 2017

Il palco dell'opera rock, Divo Nerone, UN NUOVO RUDERE SUL PALATINO. Cronache del 2020

Chi smonterà quello spropositato palco di ferro sul Palatino e quell'immensa platea di tremila posti, dei quali in alcune sere, delle meno di dieci in tutto in cui  l'opera è stata rappresentata, appena una trentina erano occupati?  La società produttrice?  Difficile, se già ora, nonostante abbia preso il milione circa dalla poco avveduta società della Regione Lazio, Lazio Innova, PUBBLICA (non 'Laziale' PRIVATA, siamo  precisi!) non ha pagato attori, due di essi sono sono stati sfrattati dal residence in cui alloggiavano per mancato pagamento, comparse e hostess? Con quali soldi smonteranno quell'insulto alla storia ed alla civiltà?

Le cose  potranno andare più o meno così. Le  rappresentazioni dovrebbero - il condizionale è in questo caso davvero obbligatorio! - dal 9 agosto e se non saranno affollate dovranno  concludersi prima del previsto, con conseguenti mancati incassi  che aggiungeranno debiti a debiti.

Allora chi smonterà quello sgorbio? La società?  E con quali soldi? Interverrà la magistratura che, forse, fra qualche anno, darà definitivamente torto alla società ( nella quale fra i soci c'è anche un  ex pezzo grosso dei giovani di Forza Italia, Casella. Capito?), ma questa avrà ancor prima portato i libri in tribunale per fallimento.E allora chi smonterà lo sgorbio ormai arrugginito se non la società? Il ministero? Non sia mai. Non ha soldi per la gestione normale, come può averli per spese extra? E poi anche li avesse, e li aveva, li ha impegnati tutti per dar corpo a quell'altra pazzia venuta in testa a Franceschini, e cioè alla platea lignea del Colosseo.

Nel frattempo le scenografie dell'antica Roma neroniana, giaceranno sul palcoscenico, non avendo i soldi  neanche per ripararle in un deposito scene. E perciò  anche l'idea di realizzare ricostruzioni in 3D  sarà coronata.

Per questa ed altre ragioni, senza neanche contare i finti centurioni che  ronzano attorno al Colosseo - che  nei giorni scorsi abbiamo viso come falchi rapaci aggirarsi anche nei pressi di Fontana di Trevi, sotto gli occhi poco vigili dei vigili di Roma Capitale 'dello sfascio' - ai turisti che dalla prossima estate - tempo qualche pioggia e sole successivo per fare arrugginire i tubi - visiteranno il Palatino, quelle rovine  di metallo, finte antiche, verranno inglobate di diritto fra quelle antiche originali:" qui alla vostra destra - si ascolterà dalle guide turistiche - la Domus Aurea, ricostruita secondo un progetto 3D degli scenografi 'premi Oscar' Ferretti-Lo Schiavo. I quali, pure, come hanno fatto dalle comparse agli attori, si sono rivolti agli avvocati perchè agiscano contro la società produttrice, che di augusto aveva solo il nome, latino,' NERO DIVINE Venture. ventura finita certo  molto male, anche se non fino ad un rovinoso secondo incendio della città.

domenica 20 novembre 2016

Valerio Toniolo di BUONACULTURA vuol fare OTTIMIAFFARI all'Auditorium della Conciliazione

Valerio Toniolo, manager culturale di successo, quarantenne, fondatore dell'associazione 'Buona Cultura', i cui interessi lambiscono anche il Giubileo della Misericordia ( l'Auditorium è di proprietà del Vaticano!), optato nelle Commissioni centrali ( musica, danza, teatro) del Ministero, dove passa da una all'altra con grande nonchalance  e non altrettanta competenza, ai vertici dell'Agis di Fontana, sembra aver ridato nuova vita all'Auditorium della Conciliazione, che gestisce attraverso la soc. 'I Borghi' passata già due volte di mano: dai Cesa a Carducci e Toniolo. E che, nell'interregno, è stato tenuto aperto dai finanziamenti della Polverini e Marrazzo che l'avevano eletto a sede di rappresentanza della Regione Lazio, dopo che era stato restaurato con i soldi di ARCUS: e già questa sfilza di nomi rende chiarissimi gli intrecci politici  del suddetto auditorium e dei suoi amministratori. Tutte cose note, che si sono lette più d'una volta sui giornali, dunque nulla di nuovo.
 L'auditorium, che  ha ospitato per anni, dopo l'abbandono dell'Accademia di Santa Cecilia, all'inizio degli anni Duemila, i concerti sinfonici del m. Francesco La Vecchia - fondatore a Roma di un'orchestra ed anche di un'accademia, ma del quale si sono perse le tracce, dopo la chiusura dell'orchestra, a causa del mancato finanziamento da parte della Fondazione bancaria che l'aveva voluta in vita -  ora funziona come l'Auditorium ' Parco della Musica', quello diretto per un decennio da Fuortes, ospita cioè spettacoli e manifestazioni di ogni genere ( lo abbiamo riconosciuto anche  nello spettacolo di Rai1 'Prodigi' trasmesso proprio ieri sera ; già, perchè la Rai non ha sedi prestigiose nelle quali ospitare le sue produzioni!!!) che offre al suo pubblico a prezzi veramente accattivanti- leggi: esorbitanti, eccessivi, ingiustificati.
 Ad esempio, all'inizio di dicembre, è in programma la proiezione di Harry Potter, con la musica eseguita dal vivo da un'orchestra di cui consociamo il nome ' Orchestra italiana del cinema' , ma non il suo organico stabile e che sappiamo  lavora negli studi di registrazione cinematografica,  ospitati a Roma, a Piazza Euclide.
 La proiezione di un film celebre, con l'esecuzione della musica dal vivo, non è fatto nuovo, e nel tempo era stata giustificata per 'insonorizzare' la proiezione di film muti, o per far ascoltare la colonna sonora opportunamente  ritrascritta, restaurata e rieseguita.
 L'ha fatto nella passata stagione, a Roma, anche Santa Cecilia, offrendo al pubblico tale singolare riproposta - di cui sinceramente non capiamo le ragioni di opportunità - ma a prezzi calmierati, come del resto lo sono in genere i prezzi di tutti i concerti di stagione, che ospitano regolarmente star  della musica.
 Per l'Harry Potter alla Conciliazione, con musica eseguita dal vivo, uno spettacolo che ha come pubblico privilegiato quelli dei piccoli,  l'Auditorium di Toniolo  propone prezzi esorbitanti, preavvertendo che anche i bambini pagano prezzo pieno, e che qualche sconto è concesso a chi ha più di 65 anni, o a gruppi famigliari con non meno di 4 persone.
 Allora calcoliamo che due genitori vogliamo portare il proprio figlio a rivedere quel film - al bambino poco importa che la musica venga eseguita dal vivo, ed ancor meno importa la qualità dell'esecuzione (che non è garantita; sotto la direzione dell' americano, Justin Freer, fondatore di una società di nome 'Cine Concert'- si vede che la cosa tira! - e con il quale ai possessori dei biglietti più costosi promette anche un incontro!) - se acquistano i biglietti più popolari devono tirar fuori dal portafoglio Euro 149,00, perché i biglietti più popolari costano 43,00 Euro e le poltronissime 188,00, insomma più di quanto non costassero i biglietti  dei passati analoghi concerti dell'Accademia di Santa Cecilia, e quasi allo steso livello dei costi dei biglietti del Teatro dell'Opera - e l'opera è ben altra cosa.
 Inutile fare i conti in tasca a quelli che i soldi ce l'hanno ma noi li facciamo comunque. Se decidono di andare alla Conciliazione di Toniolo, quello della 'BuonaCultura', per guardarsi un film  ed ascoltare la colonna sonora suonata dal vivo, devono tirar fuori quasi 600,00 Euro. Non è troppo per un film, anche se proiettato in 3D.

P.S. Al fine di essere completi nell'informazione facciamo presente che i prezzi dei biglietti sia al Teatro dell'Opera che all'Accademia di Santa Cecilia sono di gran lunga inferiori a quelli richiesti da Toniolo per vedere un film, pur con la colonna sonora eseguita dal vivo, nell'Auditorium della Conciliazione.
 - Teatro dell'Opera. da 23 a 160 Auro ( per le 'prime'), da 17 a 115 Euro per tutte le altre recite;
 - Accademia di Santa Cecilia: da 19  a 52 Euro per la stagione sinfonica, per quella da camera ancora meno.
E allora i 43 Euro di un biglietto di ultima fila , o i 188,00 Euro per una poltronissima dell'Auditorium della Conciliazione, non vi sembrano un furto? 

lunedì 3 ottobre 2016

Il governo delle città agli artisti, oltre che ai filosofi. Insomma ad oligarchie illuminate

Tempi e casi in cui al governo, addirittura di qualche paese, si potevano trovare esimi musicisti ( Paderewsky, il caso più eclatante, titolare delle più alte cariche pubbliche nella Polonia, dopo la Grande guerra) sono lontani, lontanissimi e sempre più rari. Perchè gli artisti, soprattutto, sanno che la politica, se assunta con l'impegno necessario, rischia di mettere fine alla attività principale per la quale essi stessi sono conosciuti ed apprezzati.  In tempo recenti si registra il caso di Havel ed altri non se  ne ricordano.
La candidatura di Riccardo Muti alla Presidenza della Repubblica, proposta da Vittorio Sgarbi è fortunatamente naufragata. Fortunatamente soprattutto per Muti che potrà continuare  a fare il direttore, dove rende meglio che in qualunque altra possibile attività.

Oggi, filosofi ed artisti, preferiscono attività ed impegni più redditizi. Almeno fino a quando non scoprono che con certi incarichi politici, talvolta impegnativi, si possono avere benefici anche grandi, perfino più grandi di quelli che direttamente o indirettamente, alla luce del sole o sottobanco si ricevono assumendo incarichi dirigenziali in istituzioni culturali (sovrintendenze, direzioni artistiche, direzioni di celebri istituti culturali ecc...), talvolta senza nemmeno domandarli, perchè qualche servo che si prostra ai piedi di chi comanda, anche se non richiesto, è sempre dietro l'angolo, pronto a farsi avanti ed offrirsi.

Ma in anni molto recenti, con nostra sorpresa, troviamo due giovani musicisti, compositori per la precisione, che hanno assunto incarichi politici; in un caso, di grande peso, e cioè quello di Assessore alla cultura del Comune di Milano, nel gabinetto Pisapia, rinnovato anche da Sala, assunto da Filippo Del Corno, di cui non si è mai sentito parlare tanto, ma che forse proprio dietro la facciata silenziosa agisce e svolge con impegno e dedizione il suo delicato compito, come ha fatto quando ha dovuto risolvere il problema della successione a Francesco Micheli ed al suo gruppo, alla guida del festival Mito, affidato da Del Corno alle cure artistiche di un suo compagno di avventure  musicali, come Nicola Campogrande, i cui esiti sorprendentemente entusiasmanti abbiamo sentito sottolineare dallo stesso direttore artistico e dai suoi sodali della stampa milanese. E le cui fortune artistiche sicuramente andranno a gonfie vele nei prossimi mesi od anni, cosa che non ci sembra sia accaduto a Del Corno - ma forse Milano è per noi troppo lontana perchè ci giungano gli echi della sue strabilianti imprese musiciali. Del Corno che sembra, dunque, aver trovato una buona soluzione per il Festival Mito, forse non è intervenuto con identica partecipazione e convinzione, assieme al suo sindaco, nella questione che ha visto Torino e Milano, contrapposte nel settore dei libri, per via della scissione prodottasi all'interno dell' AIE.

Ma ora un altro caso, con una responsabilità meno prestigiosa, seppure impegnativa altrettanto, è venuto alla luce, almeno per noi. Quello di Cristian Carrara, una altro compositore, friulano d'origine ma stabilitosi a Roma, dove ha fatto una discreta carriera nelle ACLI ed anche nelle sezioni dei partiti politici, riuscendo a  vincere le elezioni regionali ultime, e divenendo, nel gabinetto Zingaretti, Presidente della Commissione cultura.
 Il suo nome, nelle cronache musicali, dalle Alpi alla Sicilia, compare spesso e noi lo abbiamo notato con piacevole ricorrente sorpresa,ancora più grande  dal momento che riscontriamo come tale e tanta attività musicale, almeno negli ultimi quattro o cinque anni,  già prima  del suo incarico in Regione, è convissuta con un impegno sociale civile e politico di qualche peso. E tuttora continua. Bravo!

sabato 17 ottobre 2015

Marrazzo è tornato ed io non sono contento

Da giorni Piero Marrazzo completamente reintegrato in tv ci racconta, corrispondente da Gerusalemme, la nuova tragica intifada. E tutto sommato non la racconta male, dopo aver rinfrescato con un corso accelerato, rispolverandolo, il mestiere di cronista.
Ma non è lo stesso Marrazzo, governatore del Lazio ( per meriti televisivi, competenza zero!) che per lungo tempo si faceva portare ogni sera - ma anche di pomeriggio, se ricordiamo bene - dalla macchina di servizio, e con la scorta, nello studio-alcova di un trans, nelle cui vicinanze poi, macchina di servizio e scorta, l'attendevano, dopo che egli aveva aperto il suo cuore al suo confidente?
 Certo che è lui. Che ne è venuto alla sua professione da quel comportamento reiterato che certamente non gli fa onore, e non per ragioni moralistiche ? Punizioni? censure? Manco per sogno.
 Sua moglie, Roberta Serdoz, che, giustamente ha chiesto la separazione - e forse anche  il divorzio - ha ottenuto di essere assunta, lei precaria, al TG3, dove la Berlinguer avrebbe dovuta assumerla da prima, mentre invece l'ha fatto solo a seguito dei fatti che la riguardavano indirettamente, protagonista suo marito.
 E lui? Lui è rientrato in RAI - perchè a tutti, belli e brutti, buoni o cattivi, un incarico pubblico non gli fa perdere  il precedente posto di lavoro, anzi glielo tiene in caldo in attesa che egli schioda dalla poltrona, qualunque cosa abbia fatto. Dopo qualche inchiesta,  affidatagli più per ricordare a tutti che lui è il figlio di Giò Marrazzo che per altro,  l'hanno mandato a Gerusalemme, con un incarico di prestigio. Non basta.
Dopo la sua ingloriosa permanenza alla Regione, dal 2005 al 2009, è riuscito anche a guadagnarsi una bella pensioncina ( non così 'ina': oltre 3.000 Euro che percepisce da sei anni!)  che cumula con il ricco stipendio di corrispondente RAI a Gerusalemme; ricomincia a farsi vedere in giro anche a casa, Roma, nelle feste che raccolgono tutto il mondo che conta, esercitandosi in baciamani malandrini.
 A che altro poteva aspirare? In fondo il passaggio inglorioso in Regione è stato per lui e la sua famiglia, un AFFARE.

domenica 17 maggio 2015

Piero Marrazzo, vitello grasso a spese della regione Lazio.

Il Giornale ha fatto i conti: Piero Marrazzo, campione di indegnità, costretto a dimettersi perchè frequentava abitualmente dei trans utilizzando macchine di servizio e scorta, ed anche perchè lo avevano incastrato con droga fatta trovare nell''appartamento di uno dei trans  di più assidua frequenza, per i meriti conquistati con questo suo comportamento, da anni percepisce una pensione di oltre 3.000 Euro mensili. In cinque anni di pensione - da tanto la percepisce - ha  RUBATO allo Stato oltre 200.000 Euro, cinque volte i  miseri contributi versati. E di questo certamente lui non si vergogna, lo facciamo noi per lui, ma a lui frega poco, anzi niente.
Ma al di là di questi ragioneristici conteggi, resta il fatto che un indegno cittadino, che doveva sentirsi onorato di rappresentare lo Stato in Regione e comportarsi di conseguenza, ha infangato il suo nome e quello della carica, e  nonostante tutto, viene pensionato da subito, e poi richiamato in RAI con tante scuse, dove naturalmente ha uno stipendio di tutto rispetto. Capite, come vanno le cose in Italia?
 I casi  Fiorito non sono i soli, ma nesusno fa nulla. A Marrazzo dopo l'intervemto del TAR del Lazio sui vitalizi, non gli si può togliere il suo, perchè non se lo merita e perchè pochissimo ha versato in rappooto per meritarselo. No, sembra rispondere anche Marrazzo contento di prendere per i fondelli il paese. Ecco perchè il mondo della politica fa schifo. e non si merita niente.