giovedì 1 ottobre 2026

Putin: il nucleare esiste, prima o poi qualcuno lo userà. Le guerre ci saranno sempre.( da Corriere della Sera, di Marco Imarisio). Grazie, Putin, per le rosee previsioni sul nostro futuro ( P.A.)

  

Povero Anton Cechov, ormai citato per una sola frase, sempre usata a sproposito. «Se all'inizio di uno spettacolo, una pistola è appesa a un muro, prima o poi qualcuno sparerà» dice Vladimir Putin a proposito di un possibile uso del nucleare, citando il grande scrittore russo. «La legge della sopravvivenza si applica non solo nel mondo naturale, ma anche nelle comunità sociali», aggiunge, dimostrando di non avere capito molto della citazione appena fatta. Ma tant’è, in questo caso conta il messaggio.

L’edizione annuale degli incontri del club Valdai si sarebbe dovuta tenere a Sochi, ma il mese scorso gli attacchi dei droni ucraini sul Mar Nero avevano indotto gli organizzatori a ripiegare sulla cittadina di Istra, a quaranta chilometri da Mosca. L’associazione venne creata nel 2004 su diretto impulso del Cremlino, che all’epoca flirtava ancora con l’Occidente e si ispirava dichiaratamente al modello dei think tank americani. Molto tempo è passato e all’atto conclusivo di ieri con ospite d’onore il presidente, è andato in scena il consueto atto d’accusa verso l’Europa, solo più virulento del solito; sarà il cambio di stagione.

«Responsabilità per il futuro: i limiti del possibile oppure possibilità senza limite?»: era questo il tema che ha riunito 120 studiosi di 40 Paesi. Con l’altrettanto abituale ritardo di circa due ore e un quarto sull’orario stabilito, Putin ha risposto a modo suo al quesito. Secondo il leader russo, la «cieca fiducia» dei leader dell'URSS nei confronti dell'Occidente ha avuto un «ruolo distruttivo» nel garantire la stabilità mondiale. L'Occidente, a suo dire, «nonostante i numerosi tentativi della Russia di diventare parte della civiltà occidentale», ha cercato di «destabilizzarci per appropriarsi dell'eredità sovietica». La digressione storica con annesso attacco a Mikhail Gorbaciov e Boris Eltsin, senza per altro mai nominarli, è una delle poche novità. Quella più grande e che ci interessa maggiormente è l’ulteriore inasprimento dei toni, se possibile.

«Non siamo stati noi a volere e non siamo stati noi a iniziare la guerra, ma con noi è stata iniziata una guerra: la Russia è stata deliberatamente messa in una situazione in cui è stata costretta a difendersi con le armi in mano». Dopo l’altrettanto abituale ribaltamento delle responsabilità in tema di Ucraina, «uno Stato che non può esistere in modo indipendente, perché è gestito dall’esterno e ha ormai perso la sua sovranità», Putin si è dedicato all’eventualità di un conflitto russo-europeo. «L’escalation non è mai unilaterale, e il momento in cui non si può più cambiare o tornare indietro può arrivare molto rapidamente per tutti. I rischi di utilizzo a livello globale di armi in grado di distruggere ogni forma di vita sono sempre maggiori». Parlando della possibilità di utilizzare le armi nucleari, ha usato Cechov per dire che non esclude questa eventualità. «Bisogna accettare il fatto che le guerre sono state, sono e saranno parte della nostra vita», ha concluso il presidente russo, tra gli applausi.

Fino a qui il suo discorso. Poi c’è stata l’intervista con il fido Fiodor Lukianov, uno dei dirigenti del Valdai e presidente del Consiglio per la politica estera e di difesa. Quarantasei minuti della sua visione del mondo odierno. «L’Europa sta spingendo i propri cittadini verso una pericolosa linea di confronto con la Russia»; «Siamo preoccupati dai piani di militarizzazione del Giappone, e nel caso reagiremo». La proposta di interrompere i bombardamenti su obiettivi economicamente importanti dell’Ucraina in cambio della rinuncia di Kiev agli attacchi contro le raffinerie russe è stata liquidata come «assurda». Putin ha poi proposto un incontro trilaterale con Xi Jinping e Donald Trump, «ma prima è necessario definire una agenda». Con Xi ha detto di intendersi a meraviglia, anche senza traduttori. Ma se ce ne fosse bisogno, ha aggiunto, i suoi nipoti parlano cinese.

Quanto al possibile dominio dell’intelligenza artificiale, ha ricordato il tenente colonnello Stanislav Petrov, che nel 1983 era in servizio di combattimento quando ricevette un segnale dal sistema di allarme per attacchi missilistici ma dubitò dell’accuratezza del segnale, evitando così lo scoppio di un conflitto nucleare mondiale. «Se al suo posto ci fosse stata l'intelligenza artificiale, le cose sarebbero potute andare molto diversamente». Chissà se in giro da una parte e dall’altra c’è ancora disponibile qualche colonnello Petrov.

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