Non l'amaro calice - come chiedeva il birbante avventore all'ignaro oste - ma le affermazioni avventate, quelle senza fondamento, quelle notoriamente false, buttate lì per disorientare ecc...
Ieri è stato messo un punto fermo nella tormentata vicenda dei licenziamenti all'Opera di Roma di orchestra e coro: il CDA avrebbe dato mandato al sovrintendente di sottoporre i punti dell'accordo ai dipendenti, vincolando il ritiro dei licenziamenti all'accettazione generale di quei punti( perdita di ancronistici privilegi economici, aumento della produzione. si dirà un capestro.; sì, ma necessario)
Oggi la risposta, che si presume positiva, per non mandare a carte quarantotto il teatro. E proprio oggi i giornali tornano a rivangare l'intera avventura dei licenziamenti, i quali alla fine avrebbero costretto anche le sigle sindacali più recalcitranti a scender a patti per non creare nuovi più gravi e definitivi disastri.
Alcuni giornali sottolineano che l'accordo raggiunto è più penalizzante di quello prospettato, prima dei licenziamenti, dal sovrintendente, sulla base della cosiddetta legge Bray, che permetteva l'accesso al fondo straordinario, a certe condizioni, allo scopo di risanare il bilancio in rosso del teatro. E facevano capire ai sindacati che la prossima volta sarà meglio riflettere prima per non andare incontro al peggio. Inutile insistere, a questo punto, anzi infierire, forse per aizzare.
Perchè è vero che i sindacati hanno tirato troppo la corda pensando che l'andazzo di un tempo potesse valere anche oggi. Non è più così, ed anche i teatri - come del resto innumerevoli altri settori che si ritengono intangibili dalla crisi, a spesse della comunità - devono capirlo. tutti devono capirlo, senza eccezione.
Ed è anche vero che forse - diciamo: forse - la minaccia senza precedenti del licenziamento in massa, ha portato all'accordo che oggi si spera venga sottoscritto definitivamente dalle parti.
Ciò che, invece, non riusciamo a capire, mentre vediamo che la maggior parte dei commentatori vi insiste, è proporre la ricetta dell'esternalizzazione di orchestra e coro come l'eldorado delle fondazioni liriche e forse anche delle grandi istituzioni musicali. In questo equivoco cade anche Oscar Giannino che dice essersi persa una occasione preziosa per modernizzare il sistema dei teatri in Italia.
Con tutto il rispetto per Oscar Giannino, dobbiamo credere che di teatri ne sappia quanto ne sa di economia, e che ne sappia addirittura più dei Berliner - il cui rappresentante ha stigmatizzato come 'folle' il progetto dell'Opera di Roma - che egli cita a dimostrazione della sua tesi, dimenticando che anche i Berliner hanno dato del matto a Fuortes? Come hanno fatto i tre Teatri di Berlino, coralmente e all'unisono, ed anche il sovrintendente dell'Opera di Vienna? E non sono gli unici? Tutti questi esponenti del mondo teatrale europeo avrebbero protestato contro il cosiddetto 'modello Roma' per timore di perdere privilegi, rendite di posizione, e non perchè avendo diretta esperienza della vita di un teatro sanno che l'esternalizzazione è una vera pazzia? E perchè, temono, che in Italia sarebbe soltanto l'anticamera dello sfacelo generale, che qualcuno - che non è certamente Giannino - persegue da tempo?
Gli esempi citati da chi la da a bere, assunti ciecamente da chi la beve senza pensarci, sono improponibili ed imparagonabili. Ci riferiamo ad un teatro viennese ( an der Wien) ad uno parigino ( Champs-Elysées) ed all'Opera olandese. Se si vede la loro programmazione, sui rispettivi siti, si capirà in quale maniera e per quale ragione di volta in volta si avvalgono di orchestre esterne ed in che misura. Ma è inutile ritornarci sopra. il sovrintendente dell'Opera di Vienna lo abbiamo capito vale molto meno del cronista di un qualunque giornale, insomma è più fesso del più fesso cronista.Inutile far tesoro del suo parere.
Infine la questione sovrintendenza, in scadenza come il CDA il 31 dicembre. Sovrintendente - gli hanno chiesto - resterà?
Risposta: dovranno essere rinnovati gli organi di governo del teatro ( il prossimo Consiglio di Indirizzo da nominare ex novo sarà composto da cinque contro gli otto membri attuali, dovrà segnalare un nome al ministro e questi lo nominerà, con poteri e responsabilità maggiori di quelli di oggi. Fuortes: non è prevista l'autocandidatura. Ma perchè lui si autocandiderebbe, nonostante la figuraccia che ha fatto di fronte a tutti, fuorchè a Marino, Franceschini, Marinelli e Nastasi?
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martedì 25 novembre 2014
Sempre sull'Opera di Roma e sui licenziamenti ritirati, finalmente.Esiste chi la dà a bere perchè esiste chi la beve
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lunedì 24 novembre 2014
La sveglia per RAI News 24 non è ancora suonata
La testata giornalistica RAI più grande non è al passo con i tempi e non è soprattutto al passo con le notizie.
Prendiamo il caso dell'Opera di Roma, di cui ieri leggevamo appunto sul suo sito che
il CDA aveva ritirato i licenziamenti ed oggi l'accordo dovrebbe ricevere, presumibilmente, salvo sconquassi dell'ultimo momento che nessuno si augura, la convalida dei dipendenti e divenire operativa.
Ma l'acuto estensore della nota non si contentava di riferire l'aggiornamento atteso e sperato. No, tornava sulla storia della esternalizzazione dell'orchestra e del coro del teatro. Voleva insomma dimostrare che lui la storia la conosceva bene e l'aveva seguita con attenzione. Ed aggiungeva che l'esternalizzazione era applicata con grande soddisfazione e con risultati artistici ragguardevoli da grandi istituzioni musicali estere , come i Berliner, ed anche in Italia, riferendosi al caso del Teatro Regio di Parma.
E' chiaro che l'acuto ed attento estensore era rimasto qualche mese indietro rispetto all'evolversi della situazione, non avendo preso nota delle dichiarazioni ufficiali venute da grandi istituzioni musicali straniere, Berliner compresi, ma anche dai tre teatri di Berlino, dal sovrintendente dell'Opera di Vienna e da singoli notissimi musicisti, come Barenboim, addentro alla questione.
Cosa avevano detto questi attenti e competenti osservatori stranieri? Che Fuortes, e Marino e Franceschini che l'appoggiavano, s'erano fatti qualche canna, perchè non capivano l'assurdità della soluzione proposta.
E tanto per citare almeno uno degli accusatori della folle proposta di Fuortes, il sovrintendente dell'Opera di Vienna, spiegava - come un maestro ad uno scolaretto ignorante - che un teatro che ha almeno un centinaio di alzate di sipario all'anno, non può fare a meno di una orchestra interna, non potrebbe tenere il ritmo. Barenboim alzava i toni dando dall'ignorante ed incapace a Fuortes. E la stessa cosa diceva, ma più velatamente, anche Pappano, trattenuto dalla sua condizione di inquilino di Fuortes, all'Auditorium.
Tutto questo all'acuto estensore di RAI News 24, oberato di lavoro, era sfuggito, tornando egli a riproporre, per il futuro, di nuovo il sistema dell'esternalizzazione, per ora solo accantonato ma che potrebbe tornare comodo prossimamente, giacché si tratta di un modello che in Italia dovrebbe essere messo in atto e non solo all'Opera di Roma. Questo egli ribadiva.
Il giornalista di RAI News 24 aveva ricevuto suggerimenti oltre che da Fuortes, Marino e Franceschini, anche dall'assessore Marinelli - tutte persone che di teatro d'opera non capiscono un tubo - ed anche dal 'grande grosso' direttore generale del ministero, Nastasi, inamovibile anche per la mole, che da tempo persegue, passo dopo passo, il progetto di smantellare il sistema della musica in Italia, come ha avuto modo di dichiarare pubblicamente in più d'una occasione, convincendo anche il suo ministro ignorante, Franceschini, il quale di recente ha dichiarato che 14 fondazioni liriche in Italia sono troppe, e perciò la gran parte andrebbe chiusa.
Prendiamo il caso dell'Opera di Roma, di cui ieri leggevamo appunto sul suo sito che
il CDA aveva ritirato i licenziamenti ed oggi l'accordo dovrebbe ricevere, presumibilmente, salvo sconquassi dell'ultimo momento che nessuno si augura, la convalida dei dipendenti e divenire operativa.
Ma l'acuto estensore della nota non si contentava di riferire l'aggiornamento atteso e sperato. No, tornava sulla storia della esternalizzazione dell'orchestra e del coro del teatro. Voleva insomma dimostrare che lui la storia la conosceva bene e l'aveva seguita con attenzione. Ed aggiungeva che l'esternalizzazione era applicata con grande soddisfazione e con risultati artistici ragguardevoli da grandi istituzioni musicali estere , come i Berliner, ed anche in Italia, riferendosi al caso del Teatro Regio di Parma.
E' chiaro che l'acuto ed attento estensore era rimasto qualche mese indietro rispetto all'evolversi della situazione, non avendo preso nota delle dichiarazioni ufficiali venute da grandi istituzioni musicali straniere, Berliner compresi, ma anche dai tre teatri di Berlino, dal sovrintendente dell'Opera di Vienna e da singoli notissimi musicisti, come Barenboim, addentro alla questione.
Cosa avevano detto questi attenti e competenti osservatori stranieri? Che Fuortes, e Marino e Franceschini che l'appoggiavano, s'erano fatti qualche canna, perchè non capivano l'assurdità della soluzione proposta.
E tanto per citare almeno uno degli accusatori della folle proposta di Fuortes, il sovrintendente dell'Opera di Vienna, spiegava - come un maestro ad uno scolaretto ignorante - che un teatro che ha almeno un centinaio di alzate di sipario all'anno, non può fare a meno di una orchestra interna, non potrebbe tenere il ritmo. Barenboim alzava i toni dando dall'ignorante ed incapace a Fuortes. E la stessa cosa diceva, ma più velatamente, anche Pappano, trattenuto dalla sua condizione di inquilino di Fuortes, all'Auditorium.
Tutto questo all'acuto estensore di RAI News 24, oberato di lavoro, era sfuggito, tornando egli a riproporre, per il futuro, di nuovo il sistema dell'esternalizzazione, per ora solo accantonato ma che potrebbe tornare comodo prossimamente, giacché si tratta di un modello che in Italia dovrebbe essere messo in atto e non solo all'Opera di Roma. Questo egli ribadiva.
Il giornalista di RAI News 24 aveva ricevuto suggerimenti oltre che da Fuortes, Marino e Franceschini, anche dall'assessore Marinelli - tutte persone che di teatro d'opera non capiscono un tubo - ed anche dal 'grande grosso' direttore generale del ministero, Nastasi, inamovibile anche per la mole, che da tempo persegue, passo dopo passo, il progetto di smantellare il sistema della musica in Italia, come ha avuto modo di dichiarare pubblicamente in più d'una occasione, convincendo anche il suo ministro ignorante, Franceschini, il quale di recente ha dichiarato che 14 fondazioni liriche in Italia sono troppe, e perciò la gran parte andrebbe chiusa.
mercoledì 29 ottobre 2014
Anche Ennio Morricone dà del 'pirla ' a Fuortes e Marino
La lista di quelli che, intendendosene, definiscono folle il progetto di Fuortes e Marino - che ritengono incompetenti: 'pirla' per dirla più efficacemente - e cioè il progetto di esternalizzare l'Orchestra ed il Coro dell'Opera di Roma, licenziandoli in blocco, prima di considerarne l'eventuale riassunzione con diverso profilo normativo ed economico, si allunga ogni giorno.
In questa lista compaiono il sovrintendente dell'Opera di Vienna - capirà qualcosa nell'aministrazione di un grande teatro, comunque molto di più di Fuortes che non capisce un tubo - i responsabili dei tre teatri di Berlino, gli stessi Berliner Philharmoniker (si tratta di teatri chiamati in causa come modelli del nuovo assetto che si vuole dare dai 'pirla' romani all'Opera di Roma) e poi anche Scala e Santa Cecilia, e la Bartoli e Barenboim e Pappano ( fa nulla che un giornale cittadino che, evidentemente, appoggia il disastroso progetto di Fuortes, abbia di proposito modificato le dichiarazione di Barenboim che ha apertamente condannato il progetto romano).
Ed ora si aggiunge anche Ennio Morricone, con una lettera aperta, nella quale esprime " pubblicamente come cittadino e musicista, la più ferma indignazione per quello che sta avvenendo in queste ore all'orchestra e coro dell'Opera di Roma... il licenziamento di una realtà artistica e musicale con un secolo di vita è un atto gravissimo, irreparabile, una ferita portata non solo alla musica e alla cultura tutta, ma anche ai valori fondanti del nostro vivere civile... non è con le cosiddette esternalizzazioni o precarizzazioni che si migliora la qualità artistica. Brucia ancora la sciagurata chiusura delle orchestre e cori RAI di Roma Milano e Napoli: fermiamoci e non annunciamo con la chiusura anche dell'Opera di Roma, un altro triste capitolo per la cultura e la convivenza in Italia".
Fermiamoci, scrive Morricone, intendendo 'Fermiamoli'. Qualcuno fermi Fuortes e Marino, anzi, sua sponte, entrambi si dimettano, lascino fare ad altri più competenti, anche se ormai la figura di 'pirla' agli occhi del mondo l'hanno fatta. Anche per questo, quale che sia la soluzione che si prospetterà, loro non possono più restare al loro posto, sono squalificati agli occhi di tutti. Devono andarsene. E per quel che riguarda Fuortes, anche i suoi inquilini di Santa Cecilia gli hanno detto apertamente: ma che c... stai facendo?
I giornali di oggi riportano in modo più o meno completo notizia della lettera aperta di Morricone( Repubblica, Corriere); ad eccezione del maggior giornale cittadino( Messaggero) che non ne parla affatto e che, nel caso di Barenboim che condannava l'operazione che si vuole mettere in atto a Roma, non riportava la dichiarazione del celebre direttore, semplicemente perché ha deciso di spalleggiare l'azione di Fuortes. Forse non gli è bastata la lezione dell'appoggio a De Martino, che poi si è rivelato il peggior amministratore degli ultimi anni all'Opera.
In questa lista compaiono il sovrintendente dell'Opera di Vienna - capirà qualcosa nell'aministrazione di un grande teatro, comunque molto di più di Fuortes che non capisce un tubo - i responsabili dei tre teatri di Berlino, gli stessi Berliner Philharmoniker (si tratta di teatri chiamati in causa come modelli del nuovo assetto che si vuole dare dai 'pirla' romani all'Opera di Roma) e poi anche Scala e Santa Cecilia, e la Bartoli e Barenboim e Pappano ( fa nulla che un giornale cittadino che, evidentemente, appoggia il disastroso progetto di Fuortes, abbia di proposito modificato le dichiarazione di Barenboim che ha apertamente condannato il progetto romano).
Ed ora si aggiunge anche Ennio Morricone, con una lettera aperta, nella quale esprime " pubblicamente come cittadino e musicista, la più ferma indignazione per quello che sta avvenendo in queste ore all'orchestra e coro dell'Opera di Roma... il licenziamento di una realtà artistica e musicale con un secolo di vita è un atto gravissimo, irreparabile, una ferita portata non solo alla musica e alla cultura tutta, ma anche ai valori fondanti del nostro vivere civile... non è con le cosiddette esternalizzazioni o precarizzazioni che si migliora la qualità artistica. Brucia ancora la sciagurata chiusura delle orchestre e cori RAI di Roma Milano e Napoli: fermiamoci e non annunciamo con la chiusura anche dell'Opera di Roma, un altro triste capitolo per la cultura e la convivenza in Italia".
Fermiamoci, scrive Morricone, intendendo 'Fermiamoli'. Qualcuno fermi Fuortes e Marino, anzi, sua sponte, entrambi si dimettano, lascino fare ad altri più competenti, anche se ormai la figura di 'pirla' agli occhi del mondo l'hanno fatta. Anche per questo, quale che sia la soluzione che si prospetterà, loro non possono più restare al loro posto, sono squalificati agli occhi di tutti. Devono andarsene. E per quel che riguarda Fuortes, anche i suoi inquilini di Santa Cecilia gli hanno detto apertamente: ma che c... stai facendo?
I giornali di oggi riportano in modo più o meno completo notizia della lettera aperta di Morricone( Repubblica, Corriere); ad eccezione del maggior giornale cittadino( Messaggero) che non ne parla affatto e che, nel caso di Barenboim che condannava l'operazione che si vuole mettere in atto a Roma, non riportava la dichiarazione del celebre direttore, semplicemente perché ha deciso di spalleggiare l'azione di Fuortes. Forse non gli è bastata la lezione dell'appoggio a De Martino, che poi si è rivelato il peggior amministratore degli ultimi anni all'Opera.
domenica 5 ottobre 2014
Dario Franceschini : il delirio dell'ignoranza
Prima Franceschini aveva taciuto, tanto ci pensavano Marino e Fuortes a dire stronzate - oggi, ci sia perdonato il linguaggio colorito, non riusciamo davvero ad evitarlo - poi ha pensato di intervenire in prima persona, secondo lo stile di tanti politici deliranti, causa ignoranza.
Fuortes non aveva altra scelta ed ha agito bene. Le stronzate - perdonate il bis - che anche Franceschin aveva detto nei giorni scorsi oggi se le è rimangiate. Ci riferiamo a quelle affermazioni fuori da ogni sano ragionare, secondo cui il caso 'Roma' potrebbe servire di esempio alle altre fondazioni che hanno problemi. Oggi ha detto che 'Roma' è un caso a sé che non può essere applicato a nessun altro. Ieri lui, Marino e Fuortes avevano anche detto che le altre fondazioni, seguendo l'esempio di Roma, sarebbero potute entrate nel novero delle grandi istituzioni internazionali, garantendo anche in Italia, sulla scorta di quelle 'internazionali', la qualità che il settore delle fondazioni liriche deve avere.
Dopo le dichiarazioni del sovrintendente dell'Opera di Vienna, chiamato in causa perchè desse forza al disastro di Roma, il quale, senza dirlo, dava dell'ignorante a Fuortes innanzitutto, ma anche ai suoi complici e sostenitori, Marino e Franceschini. anche questa 'stronzata' ( abbiamo fatto tris. basta!) ora evitano di dirla. Un teatro di qualità, con attività continua non può diventare un centro di scambio di orchestre che vanno e vengono od anche di una sola, ma esterna, che entra ed esce. Purtroppo Marino e Franceschini non sanno nulla di orchestre e di teatri; ma allo stesso livello di ignoranza si rivela anche il sovrintendente Fuortes, che, ancora una volta dimostra quanto sia stato avventato da parte di Marino metterlo a capo dell'Opera. Fuortes non può capire che è impossibile fare questo mentre che si svolgono prove di ogni genere - come il melodramma richiede.
Ancora non si è sentita nessuna voce autorevole alzarsi dai giornali e dalle sedi istituzionali per denunciare il tentativo di sfasciare la musica in Italia; e per questo i cronisti diventati specialisti nel 'casino roma' continuano a scrivere le loro idiozie ( De Cicco anche oggi sul Messaggero, porta l' esempio di Berlino e Parma. Sarebbe stato sufficiente che egli avesse avuto una minima nozione di quei due casi, per evitare l'ennesimo 'sentito dire' falso) o a far da megafono ai politici, quelli di sopra i quali, non lo ripetiamo per l'ennesima volta, dicono str...
Oggi Fuortes replica a coloro i quali gli hanno sbattuto in faccia l'art.18, tuttora in vigore. No, ha detto l'economista della cultura, qui non si applica ( anche Franceschini lo ha detto che l'art.18 non è applicabile alle fondazioni liriche. chissà perché) l'art.18, perché parliamo di 'eccellenze ' e di 'artisti'; ed un economista di valore ha aggiunto che non può essere applicato perché si tratta non di un licenziamento di singoli ma di un'intera orchestra, come se l'orchestra non fosse composta da singoli, ai quali arriveranno le lettere di licenziamento una per ciascuno. E si affrettano a dire che non è vero che saranno licenziati, perché torneranno a lavorare in teatro. Ma se sarà questo l'epilogo ci volete spiegare perché vi tenete ancora Fuortes che di questo casino è l'artefice principale?
Insomma gli artefici di questo disastro che l'unica cosa buona a fare sarebbe che tornassero indietro sulla loro decisione ( naturalmente non vogliamo tenere fuori i sindacati scioperanti oltranzisti che, oggi, solo oggi, stanno capendo che disastro da parte loro hanno procurato al teatro) parlano e vanno avanti. Franceschini, poi, per dimostrare a tutti quanto non capisca nulla della materia del suo ministero, paragona l'Opera di Roma disastrata alla virtuosa Santa Cecilia, dimenticando un piccolo fattore di diversità: il teatro vive di allestimenti, i concerti no, con tutto quel che ne segue.
A proposito di Santa Cecilia, pur complimentandoci questa volta per la campagna abbonamenti in stile 'animalier' (fagotto illustrato con l'animale con marsupio da fagotto animale), abbiamo letto l'inserzione pubblicitaria della sua prossima stagione, nella quale sono elencati le star del programma; tolti Biondi e Brunello, non c'è neanche un altro italiano fra gli interpreti.
Ecco un punto sul quale Franceschini se fosse un ministro con le palle ( scusate ci è scappato di nuovo!) dovrebbe intervenire, come anche sull'abolizione di tutte le indennità - molte delle quali sono solo un ricordo, ma le altre potrebbero tutte essere eliminate. Il ministro che intende risparmiare e chiama la cultura a fare 'sacrifici' è lo stesso ministro che inaugura con la sua benedizione e con opere di bene un nuovo festival, in quel di Pompei ( dove - come s'è letto - nell'anteprima di quest'anno nei mille posti c'erano più invitati che pubblico pagante) mettendolo in mani che negli ultimi anni hanno procurato danni ovunque si sono posate.
Ora il Ministro vuol fare sul serio in termini di risparmio, ma guarda un pò, si accanisce sulle fondazioni liriche che danno lustro all'Italia nel mondo, ma non usa lui ed i suoi colleghi tutti, la scure sui privilegi assurdi ( altro che indennità frac dei teatri!) di quanti vivono e lavorano nel palazzo che rappresentano in molti casi una vergogna per l'Italia, anche se eletti. Con quei risparmi ci sarebbe da riempire il caveau di una banca, solo con i risparmi; al cui confronto quelli delle fondazioni liriche non sono che briciole.
D'ora in avanti, ha sentenziato il ministro incompetente - sì lui parla, ma è Nastasi che gli suggerisce - la gestione delle fondazioni liriche sarà sottoposta al vaglio e controllo del ministero che dovrà verificare la correttezza amministrativa, la composizione dell'organico e la qualità dell'attività, a giudicare la quale di recente è stata costituita una nuova commissione i cui membri, fanno soltanto ridere: uno è un vecchio servitore di Nastasi, dall'epoca di Rutelli, un altro è un oscuro direttore di coro siciliano ed il terzo una giovane compositrice ( le donne non possono mancare!) che di gestione dei teatri certo capisce assai poco, esattamente come Franceschini. E, di conseguenza, chi deciderà ancora una volta tutto sarà Nastasi, fino a quando qualcuno - che purtroppo deve ancora nascere - non gli darà un calcio in culo scaraventandolo fuori dal palazzo di Santa Croce in Gerusalemme.
E mentre molti che dovrebbero parlare tacciono ancora, oggi si sono fatti sentire due esponenti del nostro mondo musicale che non ci hanno delusi, per il loro modo di cantare chiaro e forte. Primo Quirino Principe ( Sole 24 ore) che a Marino e Franceschini le canta giuste ( poverini, si sa qual è, per loro, la 'grande' musica. e allora cosa si pretende? Marino,poi, avrebbe mai licenziato in blocco 182 tranvieri? col c... poche righe sufficienti a far capire quale terribile china si sia presa a Roma), e poi Gianluigi Gelmetti che chiama direttamente in causa Muti che se ne sta alla finestra e non spende neanche una parola per la tragica decisione di Fuortes, denunciandone l'incomprensibile comportamento, ed aggiungendo che chi porta come giustificazione dello scempio romano i teatri del resto del mondo, non sa quel che dice, mentre lui sì, che di teatri nella sua ormai lunga carriera ne ha girati tanti.
Insomma come tutti convengono sul fatto che la decisione migliore sarebbe quella di tornare indietro sull' aberrante decisione già assunta, mandando a casa Fuortes, convegnono tutti anche sul fatto che tale decisione non verrà presa. Per difendere l'indifendibile: Fuortes che sta affondando l'Opera di Roma
Fuortes non aveva altra scelta ed ha agito bene. Le stronzate - perdonate il bis - che anche Franceschin aveva detto nei giorni scorsi oggi se le è rimangiate. Ci riferiamo a quelle affermazioni fuori da ogni sano ragionare, secondo cui il caso 'Roma' potrebbe servire di esempio alle altre fondazioni che hanno problemi. Oggi ha detto che 'Roma' è un caso a sé che non può essere applicato a nessun altro. Ieri lui, Marino e Fuortes avevano anche detto che le altre fondazioni, seguendo l'esempio di Roma, sarebbero potute entrate nel novero delle grandi istituzioni internazionali, garantendo anche in Italia, sulla scorta di quelle 'internazionali', la qualità che il settore delle fondazioni liriche deve avere.
Dopo le dichiarazioni del sovrintendente dell'Opera di Vienna, chiamato in causa perchè desse forza al disastro di Roma, il quale, senza dirlo, dava dell'ignorante a Fuortes innanzitutto, ma anche ai suoi complici e sostenitori, Marino e Franceschini. anche questa 'stronzata' ( abbiamo fatto tris. basta!) ora evitano di dirla. Un teatro di qualità, con attività continua non può diventare un centro di scambio di orchestre che vanno e vengono od anche di una sola, ma esterna, che entra ed esce. Purtroppo Marino e Franceschini non sanno nulla di orchestre e di teatri; ma allo stesso livello di ignoranza si rivela anche il sovrintendente Fuortes, che, ancora una volta dimostra quanto sia stato avventato da parte di Marino metterlo a capo dell'Opera. Fuortes non può capire che è impossibile fare questo mentre che si svolgono prove di ogni genere - come il melodramma richiede.
Ancora non si è sentita nessuna voce autorevole alzarsi dai giornali e dalle sedi istituzionali per denunciare il tentativo di sfasciare la musica in Italia; e per questo i cronisti diventati specialisti nel 'casino roma' continuano a scrivere le loro idiozie ( De Cicco anche oggi sul Messaggero, porta l' esempio di Berlino e Parma. Sarebbe stato sufficiente che egli avesse avuto una minima nozione di quei due casi, per evitare l'ennesimo 'sentito dire' falso) o a far da megafono ai politici, quelli di sopra i quali, non lo ripetiamo per l'ennesima volta, dicono str...
Oggi Fuortes replica a coloro i quali gli hanno sbattuto in faccia l'art.18, tuttora in vigore. No, ha detto l'economista della cultura, qui non si applica ( anche Franceschini lo ha detto che l'art.18 non è applicabile alle fondazioni liriche. chissà perché) l'art.18, perché parliamo di 'eccellenze ' e di 'artisti'; ed un economista di valore ha aggiunto che non può essere applicato perché si tratta non di un licenziamento di singoli ma di un'intera orchestra, come se l'orchestra non fosse composta da singoli, ai quali arriveranno le lettere di licenziamento una per ciascuno. E si affrettano a dire che non è vero che saranno licenziati, perché torneranno a lavorare in teatro. Ma se sarà questo l'epilogo ci volete spiegare perché vi tenete ancora Fuortes che di questo casino è l'artefice principale?
Insomma gli artefici di questo disastro che l'unica cosa buona a fare sarebbe che tornassero indietro sulla loro decisione ( naturalmente non vogliamo tenere fuori i sindacati scioperanti oltranzisti che, oggi, solo oggi, stanno capendo che disastro da parte loro hanno procurato al teatro) parlano e vanno avanti. Franceschini, poi, per dimostrare a tutti quanto non capisca nulla della materia del suo ministero, paragona l'Opera di Roma disastrata alla virtuosa Santa Cecilia, dimenticando un piccolo fattore di diversità: il teatro vive di allestimenti, i concerti no, con tutto quel che ne segue.
A proposito di Santa Cecilia, pur complimentandoci questa volta per la campagna abbonamenti in stile 'animalier' (fagotto illustrato con l'animale con marsupio da fagotto animale), abbiamo letto l'inserzione pubblicitaria della sua prossima stagione, nella quale sono elencati le star del programma; tolti Biondi e Brunello, non c'è neanche un altro italiano fra gli interpreti.
Ecco un punto sul quale Franceschini se fosse un ministro con le palle ( scusate ci è scappato di nuovo!) dovrebbe intervenire, come anche sull'abolizione di tutte le indennità - molte delle quali sono solo un ricordo, ma le altre potrebbero tutte essere eliminate. Il ministro che intende risparmiare e chiama la cultura a fare 'sacrifici' è lo stesso ministro che inaugura con la sua benedizione e con opere di bene un nuovo festival, in quel di Pompei ( dove - come s'è letto - nell'anteprima di quest'anno nei mille posti c'erano più invitati che pubblico pagante) mettendolo in mani che negli ultimi anni hanno procurato danni ovunque si sono posate.
Ora il Ministro vuol fare sul serio in termini di risparmio, ma guarda un pò, si accanisce sulle fondazioni liriche che danno lustro all'Italia nel mondo, ma non usa lui ed i suoi colleghi tutti, la scure sui privilegi assurdi ( altro che indennità frac dei teatri!) di quanti vivono e lavorano nel palazzo che rappresentano in molti casi una vergogna per l'Italia, anche se eletti. Con quei risparmi ci sarebbe da riempire il caveau di una banca, solo con i risparmi; al cui confronto quelli delle fondazioni liriche non sono che briciole.
D'ora in avanti, ha sentenziato il ministro incompetente - sì lui parla, ma è Nastasi che gli suggerisce - la gestione delle fondazioni liriche sarà sottoposta al vaglio e controllo del ministero che dovrà verificare la correttezza amministrativa, la composizione dell'organico e la qualità dell'attività, a giudicare la quale di recente è stata costituita una nuova commissione i cui membri, fanno soltanto ridere: uno è un vecchio servitore di Nastasi, dall'epoca di Rutelli, un altro è un oscuro direttore di coro siciliano ed il terzo una giovane compositrice ( le donne non possono mancare!) che di gestione dei teatri certo capisce assai poco, esattamente come Franceschini. E, di conseguenza, chi deciderà ancora una volta tutto sarà Nastasi, fino a quando qualcuno - che purtroppo deve ancora nascere - non gli darà un calcio in culo scaraventandolo fuori dal palazzo di Santa Croce in Gerusalemme.
E mentre molti che dovrebbero parlare tacciono ancora, oggi si sono fatti sentire due esponenti del nostro mondo musicale che non ci hanno delusi, per il loro modo di cantare chiaro e forte. Primo Quirino Principe ( Sole 24 ore) che a Marino e Franceschini le canta giuste ( poverini, si sa qual è, per loro, la 'grande' musica. e allora cosa si pretende? Marino,poi, avrebbe mai licenziato in blocco 182 tranvieri? col c... poche righe sufficienti a far capire quale terribile china si sia presa a Roma), e poi Gianluigi Gelmetti che chiama direttamente in causa Muti che se ne sta alla finestra e non spende neanche una parola per la tragica decisione di Fuortes, denunciandone l'incomprensibile comportamento, ed aggiungendo che chi porta come giustificazione dello scempio romano i teatri del resto del mondo, non sa quel che dice, mentre lui sì, che di teatri nella sua ormai lunga carriera ne ha girati tanti.
Insomma come tutti convengono sul fatto che la decisione migliore sarebbe quella di tornare indietro sull' aberrante decisione già assunta, mandando a casa Fuortes, convegnono tutti anche sul fatto che tale decisione non verrà presa. Per difendere l'indifendibile: Fuortes che sta affondando l'Opera di Roma
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sabato 4 ottobre 2014
Fuortes e Marino danno i numeri sull'Opera di Roma con Orchestra esternalizzata
Il PD è un curioso partito. Da Franceschini a Zingaretti a Marino ed alla federazione romana con Cosentino sono tutti dalla parte di Fuortes, nonostante l'evidente incapacità sua a gestire l'emergenza e l'impotenza, ancora sua, a prospettare una soluzione che sia una soluzione. L'unico che gliele canta a Fuortes è il presidente del partito, del PD intendiamo, Matteo Orfini che ha detto chiaramente che Fuortes deve andare a casa, per evidente incapacità, e Cofferati conferma tale giudizio.
Gli scioperi e la continua belligeranza armata di fronde sindacali hanno messo nei guai il teatro, fanno sapere, ridimensionato gli abbonamenti ( ma allora perchè Marco Lodoli scrive oggi, su Repubblica, di aver visto con i suoi occhi file di persone al botteghino, ieri proprio ieri, per abbonarsi, e fra essi anche giovani? Ma allora che vanno raccontando?) e allontanato gli sponsor, che sarebbero arrivati - guarda caso - nonostante Fuortes avesse prospettato la sua infame decisione. Non si può credere a queste bugie su bugie 'pro domo sua', di Fuortes, che non è la stessa domus del Teatro dell'Opera. Nemmeno Muti avrebbe avuto tanti sponsor in fila a spingere per entrare.
Poi l'ennesima bugia e falsità riguardante i grandi teatri europei. Oggi il sovrintendente dell'Opera di Vienna ha mandato a dire all'ignorante Fuortes che i grandi teatri del mondo hanno un'orchestra stabile, interna, e non potrebbe essere altrimenti, se vogliono svolgere attività continua. Se poi intendono fare tre recite al mese, beh allora è un'altra storia. Ma Fuortes ha già detto che aumenterà di molto le recite del teatro, portandole ad oltre cento ( diciamo che in queste cento sono compresi melodramma, balletto e qualche altra cosa) altrimenti i finti risparmi ( quasi 4 milioni) con l'orchestra esternalizzata sfumerebbero. Anche su questo particolare il sovrintendente di Vienna precisa: se un teatro fa sulle cento recite l'anno non può non avere un'orchestra stabile ed interna. Non potrebbe avere questo ritmo di programmazione con una orchestra esterna. E il sovrintendente dell'Opera di Vienna che fa 300 alzate di sipario l'anno e che condivide con il Musikverein i Wiener queste cose immaginiamo che le sappia e parli con cognizione di causa, la stessa che Fuortes non ha e non sa neanche dove è di casa, venendo lui dall'esperienza di Musica per Roma che è un residence, affittato ora a questo ora a quello. Non è un caso che Santa Cecilia che, nel residence di Fuortes ha affittato due sale, ed ha una programmazione concertistica settimanale, tre concerti a settimana, tre di prove ed uno di riposo, non potrebbe fare a meno dell'orchestra stabile. Fuortes non riesce ad immaginare che con un andirivieni di orchestre, anche s è sempre la stessa , che esce ed entra, avrà più guai che risparmi. Proverà, in caso di inefficienza a protestare l'orchestra? Ma come può protestare l'orchestra che Muti dice essere la migliore di Italia?
Le incognite sulla miracolosa soluzione di Fuortes e Marino sono infinite, e potrebbero anche portare ad una fine ancor più disastrosa del teatro che dicono di voler salvare.
Infine, il capitolo stagione, a cominciare dall'Aida inaugurale orfana di Muti. Si farà, non si farà? C'è discordanza di pareri al vertice: secondo Fuortes e Marino: se si troverà un direttore per sostituire Muti, si farà. Ma lo stanno cercando o vogliono dar la colpa anche di questo agli scioperanti, quando invece rivela altre crepe nella dirigenza, questa volta soprattutto nella direzione artistica che privata del suo protettore Riccardo, mostra la sua incapacità a fronteggiare situazioni di emergenza che un teatro deve mettere in conto? Oggi, però Battistelli ha dichiarato che l'Aida salterà perché non ci sarà un direttore che voglia sostituire Muti. Che baggianate. Ma allora la Scala avrebbe dovuto chiudere dopo l'uscita di Muti. Ed invece non ha chiuso ed è andata avanti come un treno, con tutte le critiche che uno può muovere alla gestione Lissner. La differenza vera con la Scala è che Lissner è un manager che sa il fatto suo, e Fuortes dei fatti relativi alla gestione di un teatro sa poco. Anzi a voler giudicare dagli sfracelli di questa sua gestione, ci tocca dire che non sa proprio nulla.
E i sindacati? Anime nobili? No, la politica dei farabutti li aveva abituati a pensare che anche tirando e tirando, la corda comunque non si sarebbe mai rotta, perchè poco prima della rottura sarebbe giunto Zorro, il salvatore mascherato ora da Alemanno ora da... non ci vengono in mente in nomi degli inutili reggitori del teatro. E, invece, questa volta la corda , tira e tira, si è rotta. Adesso si pentono di averla fatta rompere, ma ormai il danno è fatto, anche perchè sulla loro strada non hanno trovato un abile amministratore che li facesse ragionare dicendo loro che il paese di bengodi di un tempo, anche recente, come quello di De Martino - che non ebbe alcuna opposizione in teatro dal capo della CGIL, che con De Martino aveva sottoscritto un patto di pace, avendone sposata la sorella - quel paese non c'è più. E se non si dimostra intelligenza si rischia di fare disastri peggiori di quelli dai quali ogni volta si finge di volersi tirar fuori. Che Dio gliela mandi buona al teatro ed alla sua orchestra.
Comunque a fine anno i consigli di amministrazione delle cosiddette fondazioni lirico sinfoniche che per la legge - altra famigerata decisione!- Veltroni sono diventati enti di diritto privato, decadranno , al loro posto verranno nominati i consigli di 'indirizzo'- una rivoluzione epocale - il sovrintendente dovrà esser nominato dal Ministero e al Ministero rendere conto della sua amministrazione. Ma il Ministero non diceva che era sua volontà liberarsi dei 'carrozzoni' teatrali?
Allora, tutto ritornerà nella mani di Nastasi, altro irremovibile, nonostante i disastri che recano la sua firma distruttrice, il quale nel ministero è il vero burattinaio che muove tutti i ministri incompetenti, che sono la totalità.
Gli scioperi e la continua belligeranza armata di fronde sindacali hanno messo nei guai il teatro, fanno sapere, ridimensionato gli abbonamenti ( ma allora perchè Marco Lodoli scrive oggi, su Repubblica, di aver visto con i suoi occhi file di persone al botteghino, ieri proprio ieri, per abbonarsi, e fra essi anche giovani? Ma allora che vanno raccontando?) e allontanato gli sponsor, che sarebbero arrivati - guarda caso - nonostante Fuortes avesse prospettato la sua infame decisione. Non si può credere a queste bugie su bugie 'pro domo sua', di Fuortes, che non è la stessa domus del Teatro dell'Opera. Nemmeno Muti avrebbe avuto tanti sponsor in fila a spingere per entrare.
Poi l'ennesima bugia e falsità riguardante i grandi teatri europei. Oggi il sovrintendente dell'Opera di Vienna ha mandato a dire all'ignorante Fuortes che i grandi teatri del mondo hanno un'orchestra stabile, interna, e non potrebbe essere altrimenti, se vogliono svolgere attività continua. Se poi intendono fare tre recite al mese, beh allora è un'altra storia. Ma Fuortes ha già detto che aumenterà di molto le recite del teatro, portandole ad oltre cento ( diciamo che in queste cento sono compresi melodramma, balletto e qualche altra cosa) altrimenti i finti risparmi ( quasi 4 milioni) con l'orchestra esternalizzata sfumerebbero. Anche su questo particolare il sovrintendente di Vienna precisa: se un teatro fa sulle cento recite l'anno non può non avere un'orchestra stabile ed interna. Non potrebbe avere questo ritmo di programmazione con una orchestra esterna. E il sovrintendente dell'Opera di Vienna che fa 300 alzate di sipario l'anno e che condivide con il Musikverein i Wiener queste cose immaginiamo che le sappia e parli con cognizione di causa, la stessa che Fuortes non ha e non sa neanche dove è di casa, venendo lui dall'esperienza di Musica per Roma che è un residence, affittato ora a questo ora a quello. Non è un caso che Santa Cecilia che, nel residence di Fuortes ha affittato due sale, ed ha una programmazione concertistica settimanale, tre concerti a settimana, tre di prove ed uno di riposo, non potrebbe fare a meno dell'orchestra stabile. Fuortes non riesce ad immaginare che con un andirivieni di orchestre, anche s è sempre la stessa , che esce ed entra, avrà più guai che risparmi. Proverà, in caso di inefficienza a protestare l'orchestra? Ma come può protestare l'orchestra che Muti dice essere la migliore di Italia?
Le incognite sulla miracolosa soluzione di Fuortes e Marino sono infinite, e potrebbero anche portare ad una fine ancor più disastrosa del teatro che dicono di voler salvare.
Infine, il capitolo stagione, a cominciare dall'Aida inaugurale orfana di Muti. Si farà, non si farà? C'è discordanza di pareri al vertice: secondo Fuortes e Marino: se si troverà un direttore per sostituire Muti, si farà. Ma lo stanno cercando o vogliono dar la colpa anche di questo agli scioperanti, quando invece rivela altre crepe nella dirigenza, questa volta soprattutto nella direzione artistica che privata del suo protettore Riccardo, mostra la sua incapacità a fronteggiare situazioni di emergenza che un teatro deve mettere in conto? Oggi, però Battistelli ha dichiarato che l'Aida salterà perché non ci sarà un direttore che voglia sostituire Muti. Che baggianate. Ma allora la Scala avrebbe dovuto chiudere dopo l'uscita di Muti. Ed invece non ha chiuso ed è andata avanti come un treno, con tutte le critiche che uno può muovere alla gestione Lissner. La differenza vera con la Scala è che Lissner è un manager che sa il fatto suo, e Fuortes dei fatti relativi alla gestione di un teatro sa poco. Anzi a voler giudicare dagli sfracelli di questa sua gestione, ci tocca dire che non sa proprio nulla.
E i sindacati? Anime nobili? No, la politica dei farabutti li aveva abituati a pensare che anche tirando e tirando, la corda comunque non si sarebbe mai rotta, perchè poco prima della rottura sarebbe giunto Zorro, il salvatore mascherato ora da Alemanno ora da... non ci vengono in mente in nomi degli inutili reggitori del teatro. E, invece, questa volta la corda , tira e tira, si è rotta. Adesso si pentono di averla fatta rompere, ma ormai il danno è fatto, anche perchè sulla loro strada non hanno trovato un abile amministratore che li facesse ragionare dicendo loro che il paese di bengodi di un tempo, anche recente, come quello di De Martino - che non ebbe alcuna opposizione in teatro dal capo della CGIL, che con De Martino aveva sottoscritto un patto di pace, avendone sposata la sorella - quel paese non c'è più. E se non si dimostra intelligenza si rischia di fare disastri peggiori di quelli dai quali ogni volta si finge di volersi tirar fuori. Che Dio gliela mandi buona al teatro ed alla sua orchestra.
Comunque a fine anno i consigli di amministrazione delle cosiddette fondazioni lirico sinfoniche che per la legge - altra famigerata decisione!- Veltroni sono diventati enti di diritto privato, decadranno , al loro posto verranno nominati i consigli di 'indirizzo'- una rivoluzione epocale - il sovrintendente dovrà esser nominato dal Ministero e al Ministero rendere conto della sua amministrazione. Ma il Ministero non diceva che era sua volontà liberarsi dei 'carrozzoni' teatrali?
Allora, tutto ritornerà nella mani di Nastasi, altro irremovibile, nonostante i disastri che recano la sua firma distruttrice, il quale nel ministero è il vero burattinaio che muove tutti i ministri incompetenti, che sono la totalità.
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