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mercoledì 17 maggio 2017

'Padri e figli' oggi e 'Poteri forti (o quasi)' ieri, risolleveranno le sorti dell'editoria in Italia?

Nel breve volgere di una settimana appena, in Italia, è il libro ad essere sbattuto in prima pagina, con grande gioia degli editori, ma anche degli autori. Non accadeva da anni. Neppure la Fiera del libro bis, a  Milano, ha suscitato altrettanto scalpore.

Prima il libro di De Bortoli (pubblicato dalla nuova casa editrice della Sgarbi, alla quale darà sicuramente ossigeno) nel quale, scalpore ha fatto una decina di righe con la  rivelazione attribuita al manager di Unicredit, Ghizzoni, relativa a presunte pressioni della ministra Boschi - la stanno strattonando quasi ogni giorno; lasciatela stare, rischiate di sgualcirla.,mentre a noi piace com'è - per fargli salvare la banca dove suo papà era vicepresidente; poi quello di Lillo - che proprio oggi arriva in edicola ( edito da il Fatto quotidiano; una manna per un giornale  le cui vendite non sono esaltanti), nel quale un'altra vicenda di 'padre e figlio' giusto il titolo,  si impone all'attenzione, e cioè i rapporti fra Renzi e suo padre Tiziano, sulla vicenda Consip.

Il presidente del PD, Orfini, proprio ieri ha messo in guardia. Le due rivelazioni,  ma soprattutto la seconda, non è soltanto 'indebita' rivelazione di intercettazione - che la Procura di Roma ha bollato come illegale, aprendo un'indagine su chi avrebbe fatto uscire la notizia - ma una minaccia per la democrazia, per la tenuta del sistema democratico.

E' evidente che Orfini l'ha sparata grossa. Come può la semplice rivelazione di una intercettazione, dove fra l'altro - ammesso che i protagonisti non abbiano giocato 'a guardie e ladri' - il prossimo candidato premier del PD ci fa una bella figura, da 'guardia', mettere in pericolo la tenuta democratica? Come può Orfini, l'Italia squassata giornalmente da rivelazioni di ben altri scandali, senza che nessuno si preoccupi essere in fibrillazione per una intercettazione rivelata? Siamo tutti convinti  che Roma, che di scandali ne ha visti e subiti, ma è ancora là, magari acciaccata ma sopravvissuta, supererà anche quest'ennesimo scandaletto.

Il Vangelo, infine, ci ricorda che 'è necessario che gli scandali avvengano', senza spiegare con chiarezza il perché. Che invece ci spiegano sia la casa editrice di Sgarbi che quella del quotidiano. Senza scandali, come facciamo a sopravvivere?

giovedì 29 ottobre 2015

Ignazio Marino sprint. Alla fine ha messo il turbo.

Il sindaco di Roma, uscente, ha messo il turbo. Quello che non ha fatto, nè ha voluto e saputo fare ma che poteva fare, nei due anni di governo della città, vuole farlo negli ultimi giorni,  nelle utlime ore, rischiando di creare ancora problemi come non fossero sufficienti quelli creati alla città, e tenendo tutti sulla corda sulle sue vere o presunte dimissioni che ad ogni istante minaccia di ritirare.
Contro il parere del Ministero del suo amico Franceschini. che però è sposato con la sua, del sindaco, nemica Di Biase, la quale zitta zitta, ha preso una posizione dura sull'argomento che preme tanto al sindaco uscente, questi oggi porterà in giunta la pedonalizzazione completa dei Fori, comprendendovi anche la via 'dell'Impero', cioè Via dei fori imperiali.
 Marino insiste, lasciando un boccone avvelenato alla città. Perchè quasi sicuramente, se riuscirà a farlo votare dalla giunta - ma che esiste ancor una giunta se vice sindaco, Causi, assessore alla mobilità, Esposito, e  assessore ai lavori pubblici, Pucci, si sono  manifestamente sfilati e qualcun altro latita, come Sabella ? -  sarà, immediatamente dopo contestato, trattandosi di materia che va sotto una doppia responsabilità, comunale e statale.
Perchè corre tanto solo nelle ultime ore del suo mandato, mentre invece, nel caso ad esempio degli scandali agostani, se l'è presa comoda non riducendo neanche di un minuto la sua vacanza americana?
 Se non si fosse addormentato, per non vedere i mali della città, per due interi anni, forse oggi Roma non sarebbe ridotta nello stato pietoso in cui si trova in molti, quasi tutti, i settori.
 Dobbiamo tenercelo Marino solo perché ha scoperchiato la pattumiera di 'Mafia capitale'? Che , ad essere precisi, non è stato lui a scoperchiare bensì il procuratore Pignatone?
 Lui è convinto che lo si vuole dimissionario per la faccenda degli scontrini, dimostrando di non capire come precaria ed indifendibile sia la sua posizione, ma non per gli scontrini. Ciò che tentano di fargli capire tutti ( ieri sera, in casa di Causi, ci hanno provato per l'ennesima volta, sia Causi che Orfini a fargli capire che la sua corsa in  bicicletta è terminata, ma lui non solo non vede, ma finge anche di non sentire e capire), è che non ha più la fiducia dei cittadini che l'hanno votato, e che tutti quelli che l'hanno votato, ignari della sua competenza e capacità amministrativa,  non possono essere rappresentati da quei duemila sostenitori che gli hanno chiesto in piazza di restare ( si sa da chi era composto quello sparuto drappello di sostentitori? si è verificato se c'erano infiltrati che pur di recare ulteriori danni al PD si sono finti  estimatori del sindaco per il quale,  negli ultimi tempi,  a moltissimi è venuto il sospetto che abbia bisogno di cure mediche, quanto meno di sostengo psicologico?).
Come non bastasse, per domani, venerdì 30 ottobre , ha convocato una conferenza stampa a Musica per Roma - la convocazione l'ha fatta Aurelio Regina, uno dei suoi, presidente  dell'ex CDA riconfermato da Marino, appunto - per presentare il nuovo CDA, sul quale pure la sua totale inefficienza  ha fatto cadere un altro macigno, quello della nomina dell'amministratore delegato che, secondo gli esperti, non lui ma il consiglio di amministrazione avrebbe dovuto nominare. Lui se ne è partito in vacanza, il giorno in cui aveva da tempo prenotato il biglietto, se ne è fottuto di nominare il CDA ed ha creato altri pasticci, ben noti. Ora non si pone il problema che altri ne potrebbero derivare da questa ulteriore decisione dell'ultimo minuto?
 E poi il 1 novembre, chissà con quale faccia, ma con la fascia a tracolla, andrà a salutare il Papa in visita al Verano, per la commemorazione dei defunti, che nel calendario liturgico ricorre all'indomani.
Marino, per la città di Roma, per il prossimo Giubileo, ma anche per se stesso, è meglio che  vada via a riposarsi. Si prenda ora una meritata vacanza, anche lunga.

venerdì 9 ottobre 2015

Ignazio Marino ha avviato la bonifica di Roma, togliendosi di mezzo.

Ignaro Marino le ha tentate tutte in questi mesi per difendersi, da ultimo s'è asserragliato nel suo fortino in Campidoglio dal quale non voleva più uscire, mentre ripeteva ai suoi più stretti collaboratori che lo consigliavano a mollare il ritornello della famosa barzelletta: qui comando io e sto dove mi pare!. E ciò,  mentre la città precipitava nelle buche omicide che lui stesso non riusciva a far riempire di asfalto, lui e l'assessore Pucci, arrivato da poco e che aveva promesso il miracolo della rinascita di Roma, ben sapendo che quando si parla di miracoli non si va oltre la promessa. Perché i miracoli non avvengono mai; perfino quelli della Chiesa vengono troppo spesso messi in discussione anche dalle stesse autorità ecclesiastiche.
 Poi all'inefficienza dell'amministratore si è aggiunto lo scandalo di  'Mafia Capitale', nel quale anche il suo partito, dal quale ha preso le distanze per togliersi qualche sassolino dalle scarpe, era coinvolto.  Ed ha convinto il commissario Orfini che da lì ricominciava la rinascita, dopo tale prima bonifica della Capitale. E Orfini , fino a ieri l'ha difeso, anche con il premier Renzi, il quale - è bene dirlo- con l'uscita di Marino si trova a dover provvedere in tempi brevi il PD romano di un candidato capace di togliere il Campidoglio a i '5 stelle', gli aspiranti al ruolo di sindaco con maggiori chances, fatta fuori la destra che con lo scandalo di 'mafia capitale' è stata affossata definitivamente, per le enormi responsabilità dell'amministrazione di Alemanno.
 Marino avrebbe dovuto mettersi al lavoro e farsi finalmente apprezzare da amministratore, anche in vista del Giubileo. Ma che? Marino ci ricasca. Parte per le vacanze, dimentica di firmare i decreti relativi a CdA e AD di Musica per Roma. Nuovo grattacapo che si presenta al suo ritorno quando non si può più rimediare. Nel frattempo c'è stato ancora un problema  con il funerale del capoclan Casamonica, mentre lui era in vacanza, da dove non ha fatto ritorno neanche un'ora prima di quando aveva stabilito in partenza.
 Non contento ancora riparte per gli Stati Uniti, al 'seguito del Papa' - lui dice,  temerario assai. A questo punto, alla vigilia del Giubileo, crea imbarazzo anche in Vaticano tanto da costringere Papa Francesco a dover scandire che  lui Marino non lo ha invitato in America. CHIARO?
E Marino, ormai fuori di testa - lo temono tutti - risponde anche in tv che lui, fosse stato Papa Francesco, non avrebbe fatto quella precisazione. Marino da quel momento in avanti non deve solo dimettersi ma deve essere preso in cura da una struttura sanitaria per il trattamento obbligatorio, cosi ci chiama, previsto in simili casi.
 E poi, l'ultimo capitolo, quelle delle cene e pranzi, pagati con la carta di credito del Comune, a ai cittadini addebitate. Ha detto una cesta enorme di bugie sui suoi commensali e sugli scopi di tali incontri conviviali. Smentiscono le sue ricostruzione i trattori dai quali egli si è fatto servire piatti anche costosi e vini che forse neanche per casa sua, benchè li conosca, compra mai; e dai suoi ipotetici ospiti che non possono tutti dire il falso, allo scopo di prendere le distanze dal sindaco.
 E' chiaro che tutte le ricostruzioni giustificative di tali incontri a tavola sono FALSE. Ma allora c'è da dubitare degli sventolati, a mo' di minaccia,' suoi diari nei quali per filo e per segno ogni sera scrive ciò che ha fatto o gli è stato fatto. Con questi diari aveva minacciato anche il suo partito quando aveva detto che avrebbe rivelato le numerose pressioni del partito al momento delle nomine della giunta. Se tanto mi dà tanto,  anche quelle ricostruzioni sono false, e lui le ha minacciate sapendo di dire il falso, nella grande maggioranza dei casi.
 Quando il sindaco, di una grande città, anzi della Capitale di un paese, fa questi scivoloni che vanno ad aggiungersi alla sua evidente incapacità di governare, allora vuol dire che è arrivato il momento di farsi da parte. E espatriare.
 Perché nessuno gli affiderebbe più incarichi amministrativi di responsabilità e perché ogni volta che verrebbe mandato a comprare qualcosa gli si chiederebbe, seduta stante, lo scontrino ed il resto, fino all'ultimo centesimo. Come si fa con i servi, dopo che si è scoperto che sono ladruncoli e  che fanno la cresta sulla spesa.
Marino come Cota, come Fiorito ( Batman, per il Consiglio del Lazio),Bossi e tanti altri colti sul fatto, sorpresi con le mani nel barattolo della marmellata, come si dice.  Peccati da uomini, meno le donne, Fra le pochissime beccate in simili traffici, si ricorda solo un caso eclatante, quello di Giovanna Maglie, corrispondente RAi da New York, con la differenza che lei non era un pubblico amministratore mentre Marino e gli altri ladruncoli da quattro soldi lo sono stati.
  A che serve a questo punto minacciare che le dimissioni appena date potrebbe egli stesso revocarle, come prevede la legge? Che altra follia vuole fare? Il PD stia attento, lo faccia curare perchè un uomo della notorietà di Marino che essendosi imbarcato in una impresa più grande di lui, fa buca, può commettere qualunque cosa. E noi, sinceramente, senza essere nè psicologi nè psichiatri, lo temiamo davvero.

mercoledì 30 settembre 2015

Marino, Chailly, Benni, Nastasi

Ogni giorno aggrava la sua posizione il sindaco di Roma Ignazio Marino, chiamato a parlare in America sul tema : chirurgia e rianimazione della capitale, Roma che, per incapacità del medico curante sta morendo. Perfino il papa è 'imbufalito' - secondo l'espressione di mons. Paglia, chiamato a riferire sul caso da un finto Renzi  - per quell'imbucato di Marino, che il PD non può purtroppo scaricare immediatamente per due ragioni: l'imminente Giubileo e l'impossibilità di sostituirlo con un candidato forte, dal che consegue la difesa, ormai comica e pietosa di Orfini, commissario  PD a Roma.
 Riccardo Chailly proclamato da una rivista di musica 'direttore dell'anno' in assoluto - ormai il feeling della stampa internazionale  con Pappano sembra affievolito -annuncia che torneranno alla Scala certi direttori che da tempo vi erano assenti, che nella buca d'orchestra del teatro milanese non entreranno più giovanotti di belle speranze, perché la Scala è 'un punto d'arrivo' ( come non lo era stato per lui agli inizi di carriera quando, a 23 anni, divenne assistente di Abbado della Scala di papà Luciano Chailly, ed a 25 debuttava a Chicago) e dice anche , senza mezzi termini che l'Elisir all'aeroporto di Malpensa non era fra le cose che lui avrebbe fatto. Poi, riflette un attimo e fa marcia indietro, per non dispiacere il suo capo e il noto melomane  Bobo Maroni.
 Stefano Benni il noto scrittore  ha rifiutato il 'Premio De Sica' che avrebbe dovuto ricevere dalle mani di Franceschini, peer protestare contro anche questo governo che della cultura se ne fotte. Curioso che tale dichiarazione compaia proprio all'indomani di un'annuncio- del tutto falso e di facciata- di Renzi che chiede al mondo di reagire ai delitti contro il patrimonio artistico nel mondo, e promette una squadra di carabinieri specializzati in tale difesa. Che se li tenesse in casa nostra a fare altrettanto saerbbe più credibile.
Salvo Nastasi, ex direttore generale del Ministero dei beni ed attività culturali, spostato a Palazzo Chigi da Renzi come vice segretario generale, è stato inviato  a bonificare Bagnoli dai veleni, con decreto del premier. Il quale non ha ancora stabilito, d'accordo con 'mezzo disastro' Franceschini, chi andrà a bonificare - la bonifica è necessaria, anche dagli ultimi casini creati dall'algoritmo scelto da Nastasi per dispensare il FUS - il Ministero dai veleni di Nastasi.

mercoledì 23 settembre 2015

Ignazio marino, quali altre bugie deve dire, quali altri gravi danni recare a Roma, perchè Gabrielli lo dimetta?

Il sindaco di Filadelfia che avrebbe invitato Marino per la presenza del Papa in città, l'avrebbe chiamato per avere da lui ragguagli circa i sistemi di sicurezza.  Ma è Marino la persona giusta cui domandare simili consigli, al sindaco Marino che se la sta già facendo addosso per la paura che possa accadere qualcosa durante il Giubileo?
Non poteva scegliersi consigliere peggiore, il povero ignaro sindaco di Filadelfia. Il quale, colmo dei colmi, ha chiesto a Marino che, a suo dire, va negli Stati Uniti, per trovare altri mecenati disposti ad investire sui monumenti della Capitale, dunque viaggia per Roma - mentre proprio oggi scorrendo l'elenco dei mecenati già acquisiti si nota che sono tutti italiani, ad eccezione di un uzbeko che  non è stato certamente Marino a procurare alla città - di tenere una conferenza sul suo duplice lavoro di chirurgo e reggitore di una grande città. Sarebbe interessante sapere cosa dirà della sua seconda occupazione, disastrosa, sotto gli occhi di tutti.
 E resta naturalmente in piedi, a Roma, mentre lui va a spasso per l'America, il grave problema del CDA dell'Auditorium e del suo AD, per risolvere il quale avrebbe chiesto al governo una deroga ad una legge da poco promulgata sui componenti dei CDA. Che vuol dire che il pasticcione Marino che , per la sua trasferta estiva in America, ha combinato anche questo casino, infangando un gioiello agli occhi del mondo, ora chiede aiuto, supplicando il governo di sconfessare se stesso, con una deroga ad una sua legge da poco emanata.
 Una dietro l'altra,  le occasioni che dimostrano la incapacità di Marino di restare al governo della Città. E, nonostante le continue prove, Orfini e Gabrielli, lo salvano ogni volta.

P.S. Sul volo per NewYork un passeggero si è sentito male, il comandante ha chiesto l'intervento di un medico; Marino, che era in volo, si è fatto avanti e con qualche  cura ha risolto il problema di salute del malcapitato passeggero.
 Ah, se Marino tornasse a fare il medico, forse salverebbe qualche vita umana, mentre a Roma ne sta dannando infinite vite dei suoi concittadini.

martedì 22 settembre 2015

Faccia di m... arino. Ignazio Marino

Ignazio ha proprio la faccia da Marino, la sua, non ci  si crede. Per fortuna che, almeno in parte, dalla barba è in parte celata l' immensa vergogna, che si è conquistato da quando è sindaco di Roma
Non si sono ancora spenti gli echi del suo viaggio in USA per vacanze, che già riparte ancora in USA, mentre  Roma continua a convivere con i suoi malanni: il traffico impossibile, la sporcizia ormai proverbiale, e i cantieri del Giubileo che stentano ad essere aperti. Lui assicura che viaggia gratuitamente, perchè invitato dagli USA per le giornate americane del Papa, che avrebbe potuto vedere da vicino, percorrendo  al massimo qualche chilometro, chiedendo udienza in Vaticano.
 Io -  romani in malafede!- vado in America per il bene di Roma, ha spiegato. Lo ha difeso Orfini dicendo che è impensabile che il sindaco di una  capitale - certo Roma è una capitale, anche se mal ridotta - non possa e non debba avere impegni istituzionali internazionali. E Marino ha aggiunto che ha pronto in tasca il nome di un grande finanziatore americano intenzionato ad elargire per le aree archeologiche romane una cinquantina di milioni circa. Solo che deve ancora definire gli ultimi particolari, cosa che farà in USA in questi giorni.
Mentre il rinnovo, urgentissimo, del contratto di servizio con AMA attende la firma, come altra regolarizzazione attende il vuoto scandaloso della governance dell'Auditorium creato proprio  dalle sue vacanze americane, per le quali non ha potuto firmare entro il 15 agosto, perchè se ne stava in spiaggia a Miami, ed altra firma - la terza, per quel che ne sappiamo - attende l'AD di Musica per Roma, Noriega che, da Madrid,  insulta il sindaco inadempiente e minaccia di sfilarsi dall'incarico che da tre mesi attende di essere regolarizzato e formalizzato dal sindaco scordarello e viaggiatore.
 Insomma il sindaco dello sfacelo cittadino riparte, ma non senza aver prima promesso al Festival Romaeuropa, che quest'anno sarà in platea. Convinto? Non sarà che lo ha detto solo per far piacere al suo vice Causi, la cui signora, Monique Veaute, è l'anima del festival, da quando è nato?
 Il quale vice sindaco richiesto di fondi  urgenti per la conservazione dei beni architettonici ed archeologici - che va detto producono ricchezza , è bene non dimenticarlo - ha risposto che se mancano i soldi per tappare le buche  come si può pensare di destinare fondi alla conservazione? E magari dopo che qualche risorsa è  già stata impegnata per il Festival Romaeuropa, faro internazionale di cultura, giunto alla trentesima edizione; mentre è stato negato, prima volta dopo un secolo, alla IUC della famiglia Fortuna, la cui erede Francesca, a capo dell'istituzione, non si riesce a capire quanto percepisca di compenso annuo. Perchè Lei  insiste a non scriverlo  nella pagina 'Amministrazione trasparente' del sito dell'istituzione, ed il Ministero, che dovrebbe vigilare, non gliene chiede conto.

mercoledì 22 luglio 2015

Forse è arrivato il momento che ci liberiamo di Salvo Nastasi dal ministero della cultura

Come gli sarà venuta a Renzi l'idea di mandare Salvo Nastasi a commissariare l'area di Bagnoli, ricca di veleni e che da tempo attende di essere risanata e riconvertita per usi sociali e culturali, togliendolo alla cultura, per la felicità di tutti? Perchè mandarlo in trincea liberando la sua grossa poltrona alla Cultura è davvero una idea geniale.
 Da molto tempo si chiacchiera di Nastasi,  per molte delle sue decisioni, avallate da tutti i ministri incompetenti che si sono succeduti a via del Collegio romano,  i quali hanno dato ascolto al loro direttore generale (per lo spettacolo dal vivo) non sapendo cosa ribattere alle proposte, spesso bislacche ( noi ne abbiamo segnalate parecchie i anche in questo blog) del loro dirigente.
 Sembra comunque che la nomina debba stia per essere resa pubblica da uno dei prossimi consigli dei ministri. Il problema dello stipendio lo risolveranno, magari con una nuova mano del gioco delle tre carte.
 L'idea è venuta a Renzi o qualcun altro gliel'ha suggerita? La scelta di  un direttore generale dello spettacolo mandato a bonificare un'area piena di veleni e malavita, potrebbe essere venuta dal suo fedelissimo Nardella, il quale - da quello che si legge sui giornali e riportato fedelmente dalla rete - è amicissimo del direttore generale ed è anche ospite abituale del suo salotto romano.
 Ma perchè Napoli e non altri casi lampanti di malgoverno da affidare alla cura risanatrice di Nastasi? Perchè Nastasi a Napoli - si legge sui giornali - ha già commissariato un Teatro, il San Carlo, dove ha anche creato un Museo per metterci la sua mogliettina, Giulietta Minoli, come coordinatrice.  Se ha bonificato il San carlo saprà bonificare anche Bagnoli. Colpisce in tale scelta il fatto che un grande teatro, il più antico  ed anche uno dei più belli, 'risanato', soi disant da Nastasi, venga preso ad esempio per un  terreno da bonificare, quasi fosse una sorta di discarica culturale. Il paragone lo suggeriscono i giornali quando mettono in relazione il San Carlo con Bagnoli.
Non Franceschini ma Orfini ha più d'una volta lanciato accuse contro Nastasi pubblicamente. Ma Renzi ovviamente se ne fotte, se lo rassicura il fedelissimo Nardella.
 A noi, mettendo da parte ogni altra  considerazione, fa  una grande gioia se , merito della discarica di Bagnoli, possiamo toglierci dalle scatole della cultura 'grande & grosso' Nastasi.

sabato 11 luglio 2015

Il Comune di Roma affonda, Marino resta a galla.

Cos'altro deve succedere? IL segretario generale del Comune si è dimesso, l'incaricato per al trasparenza è finito in galera e come lui tanti altri consiglieri di destra e sinistra. Il municipio di Ostia va sciolto e così tanti altri municipi della Capitale, per infiltrazioni mafiose - capito il reato? - a guisa delle pagelle negative che ha dato alle varie sezioni del Pd l'ex ministro Barca. E Marino? Marino è innocente. Lui va salvato, lo salva Orfini commissario PD, lo salva Renzi, anche se gli da la svegli, neppure tanto convinta, lo salva Gabrielli che si trova nella imbarazzante situazione di dover sciogliere un Comune fra breve atteso all'appuntamento del Giubileo, lui che il Governo vuole  mettere alla guida della macchina comunale del Giubileo che non si èmessa ancora ennche in moviemento.
L'unico che, di fatto, non assolve Marino, per aver omesso il suo dovere di vigilanza, è il procuratore capo di Roma, Pignatone, quello che ha dato il via all'inchiesta 'Mafia capitale', il quale definisce Marino 'INCONSAPEVOLE' e 'INERME',  che suona  più dura di una condanna per un amministratore che non riesce neppure ad accorgersi che guida una banda di ladri.
Marino, miracolato dal Giubileo, resterà, mentre la città va in rovina, ogni giorno di più, a causa dlla sua incapacità di governare.
Ma fa riflettere la richiesta del senatore Augello, della Destra, il quale chiede le dimissioni di Marino, anche lui; ma nulla dice di Alemanno,  sotto il cui governo cittadino il sistema di 'Mafia Capitale'-  l'ha detto con chiarezza Pignatone - è stato messo in atto e si è perfezionato.
 A questo punto, nonostante Alemanno sia indagato e Marino no, anche per Alemanno potrà essere invocata la scusante dell'inconsapevole ed inerme, invocata per salvare Marino; che suona, invece, come una terribile condanna. Insomma due amministratori  della Capitale d'Italia, che durante il loro mandato di governo, non si sono accorti che  perfino in Comune oltre che  dappertutto, era tutto un ruba ruba, vengono lasciati liberi; e il secondo, Marino, libero anche di fare ancora danni.

venerdì 12 giugno 2015

ROMA:Politica, Musica. Un commissario per il Giubileo- il Conservatorio suona più di quanto non studi - Al PD rubano soldi anche con le tessere - Il RCMF ha un nuovo direttore

Può darsi che questa volta ce la facciano a zittire Ignazio Marino che questi giorni è investito , per responsabilità della giunta e di consiglieri del suo stesso partito, dall'onda di 'Mafia capitale', sul capitolo Giubileo, in previsione del quale promette che Roma sarà irriconoscibile, allo stesso modo modo con cui  ha promesso da tempo una città senza più buche, una città che non si allaga ad ogni temporale, una città con un traffico meno disastroso. Ed ultimamente anche una città che aprirà, al Teatro dell'Opera, un collegio per i futuri Roberto Bolle'. Ci mancava. Ora sembra che arrivi a Roma un Commissario per il Giubileo, un commissario,non due- speriamo che Marino abbia capito dall'orecchio dal quale non voleva sentire ragioni di perdere la responsabilità di amministrare il Giubileo. E pare che questo commissario sarebbe Gabrielli, il prefetto di Roma, a seguito del quale cui incarico si spera metta il freno sul minacciato scioglimento del Comune tutto per 'Mafia',  Ignazio Marino escluso.

E il PD romano, nella bufera - inutile nasconderselo - i cui esponenti si sono rubati anche l'anima, cosa s'inventa per moralizzare le sezioni della Capitale? Intanto  chiude un centinaio dei cinquecento circa circoli presenti sul territorio, ma non basta; ha avuto anche l'idea - che deve essere del Commissario di pubblica moralità Orfini - di aumentare la quota di tesseramento, legandola alle entrate dei singoli tesserati: l'equivalente del compenso di una giornata di lavoro. Insomma il partito chiede ancora soldi ai tesserati che ha smerdato con tutti quei ladri e farabutti che ha messo ai suoi vertici ed ha infiltrato nelle istituzioni per addestrarli al furto continuo con scasso. E i tesserati mascalzoni dovrebbero essere dissuasi dalle quote del nuovo tesseramento. Lo sarebbero Carminati ed anche Buzzi, ma non solo loro, perchè una loro giornata vale  almeno qualche centinaio di migliaia di euro?
A questo punto  è chiaro che Renzi sa già che  la tessera n.1  del PD di Roma, sarà quella di Marchionne,  che da solo potrebbe rimpinguare le casse che si sono prosciugate  i ladri di professione; e, dopo Marchionne, anche altri pezzi da novanta vi si iscriveranno.  Renzi prima  li metterà ai vertici di importanti aziende e poi, a nomina avvenuta,  li costringerà ad iscribversi al PD. Una cinquantina di  simili iscritti, o della sottospecie Marchionne, e le casse del PD romano tornano ad essere piene, pronte per la prossima rapina con la complicità dei suoi stessi custodi.

Secondo Il Messaggero, a firma Roberto Petronio, che se ne intende, il Rome Chamber Music Festival (RCMF) ha un nuovo direttore  nella persona di Jacopa Stinchelli, mentre il violinista Robert McDuffie è soltanto un suonatore del medesimo festival romano appena conclusosi, nel silenzio più totale.

Al Conservatorio di Santa Cecilia quando si studia? Se lo stanno chiedendo in molti fra quelli che stanno pensando di iscriversi ai corsi del musicomio romano, i quali, aprendo ogni giorno i giornali, leggono del Conservatorio che terrà una stagione di concerti all'Eliseo,  e ne tiene ora una tutta nuova sulle rive del Tevere  - musica da camera, anzi da sponda, con i suoi migliori allievi che manda ad annegare fra i flutti del fiume -  fa concerti al Maxxi ed in mille altri posti . E non è detto che non partecipi anche al bando per il 'Festival delle Nazioni'  per assicurarsene l'affidamento,  il festival romano che negli anni ha assicurato un concerto al giorno d'estate ed inverno, col bello e cattivo tempo, con giovani musicisti mandati allo sbaraglio e qualche nome tanto per confondere le note.
Ma quando studiano?

sabato 4 ottobre 2014

Fuortes e Marino danno i numeri sull'Opera di Roma con Orchestra esternalizzata

Il PD è un curioso partito. Da Franceschini a Zingaretti a Marino ed alla federazione  romana con Cosentino sono tutti dalla parte di Fuortes, nonostante l'evidente incapacità sua  a gestire l'emergenza e  l'impotenza, ancora sua, a prospettare una soluzione che sia una soluzione. L'unico che gliele canta a Fuortes è il presidente del partito, del PD intendiamo, Matteo Orfini che  ha detto chiaramente che Fuortes deve andare a casa, per evidente incapacità, e Cofferati conferma tale giudizio.
  Gli scioperi e la continua belligeranza armata di fronde sindacali hanno messo nei guai il teatro, fanno sapere, ridimensionato gli abbonamenti ( ma allora perchè Marco Lodoli  scrive oggi, su Repubblica, di aver visto con i suoi occhi file di persone al botteghino, ieri proprio ieri, per abbonarsi, e fra essi anche giovani? Ma allora che vanno raccontando?) e allontanato gli sponsor, che  sarebbero arrivati - guarda caso - nonostante Fuortes avesse prospettato la sua infame decisione.  Non si può credere a queste bugie su bugie 'pro domo sua', di Fuortes, che  non è la stessa domus del Teatro dell'Opera. Nemmeno Muti avrebbe avuto tanti sponsor in  fila a spingere per entrare.
Poi l'ennesima bugia e falsità riguardante i grandi teatri europei. Oggi il sovrintendente dell'Opera di Vienna  ha mandato a dire all'ignorante Fuortes che i grandi teatri del mondo hanno un'orchestra stabile, interna, e non potrebbe essere altrimenti, se vogliono svolgere attività continua. Se poi intendono fare tre recite al mese, beh allora è un'altra storia. Ma  Fuortes ha già detto che aumenterà di molto le recite del teatro, portandole ad oltre cento ( diciamo che in queste cento sono compresi melodramma, balletto e qualche altra cosa) altrimenti i finti risparmi ( quasi 4 milioni) con l'orchestra esternalizzata sfumerebbero. Anche su questo particolare il sovrintendente di Vienna precisa: se un teatro fa sulle cento recite l'anno non può non avere un'orchestra stabile ed interna. Non potrebbe avere questo ritmo di programmazione con una orchestra esterna. E il sovrintendente dell'Opera di Vienna che fa 300 alzate di sipario l'anno e che condivide con il Musikverein i Wiener queste cose  immaginiamo che le sappia e parli con cognizione di causa, la stessa che Fuortes non ha e non sa neanche dove è di casa, venendo lui dall'esperienza di Musica per Roma che è un residence, affittato ora a questo ora a quello. Non è un caso che Santa Cecilia che, nel residence di Fuortes ha affittato due sale,  ed ha una programmazione concertistica settimanale, tre concerti a settimana, tre di prove ed uno di riposo, non potrebbe fare a meno dell'orchestra stabile.  Fuortes non riesce ad immaginare che con un andirivieni di orchestre, anche s è sempre la stessa , che esce ed entra, avrà più guai che risparmi.  Proverà, in caso di inefficienza a protestare l'orchestra? Ma come può  protestare l'orchestra che Muti dice essere la migliore di Italia?
 Le incognite  sulla miracolosa soluzione di Fuortes e Marino sono infinite, e potrebbero anche portare ad una fine ancor più disastrosa del teatro che dicono di voler salvare.
 Infine, il capitolo stagione, a cominciare dall'Aida inaugurale orfana di Muti. Si farà, non si farà? C'è discordanza di pareri  al vertice: secondo Fuortes e Marino: se si troverà un direttore  per sostituire Muti, si farà. Ma lo stanno cercando o vogliono dar la colpa anche  di questo agli scioperanti, quando invece rivela  altre crepe nella dirigenza,  questa volta soprattutto nella direzione artistica che privata  del suo protettore Riccardo, mostra la sua incapacità a fronteggiare situazioni di emergenza che un teatro deve mettere in conto? Oggi, però Battistelli ha dichiarato che l'Aida salterà perché non ci sarà un direttore che voglia sostituire Muti. Che baggianate. Ma allora la Scala avrebbe dovuto chiudere dopo l'uscita di Muti. Ed invece non ha chiuso ed è andata avanti come un treno, con tutte le critiche che uno può muovere alla gestione Lissner. La differenza vera con la Scala è che Lissner  è un manager che sa il fatto suo, e Fuortes dei fatti  relativi alla gestione di un teatro sa poco. Anzi a voler giudicare dagli sfracelli di questa sua gestione,  ci tocca dire che non sa proprio nulla.
 E i sindacati?  Anime nobili? No, la politica dei farabutti li aveva abituati a pensare che anche tirando e tirando, la corda comunque non si sarebbe mai rotta, perchè poco prima della rottura  sarebbe giunto Zorro, il salvatore mascherato ora da Alemanno ora da... non ci vengono in mente in nomi degli inutili reggitori del teatro.  E, invece, questa volta la corda , tira e tira, si è rotta. Adesso si pentono di averla fatta rompere, ma ormai il danno è fatto, anche perchè sulla loro strada non hanno trovato un abile amministratore che li facesse ragionare dicendo loro che il paese di bengodi di un tempo, anche recente, come quello di De Martino - che non  ebbe alcuna opposizione in teatro dal capo della CGIL, che con De Martino aveva sottoscritto un patto di pace, avendone sposata la sorella - quel paese non c'è più. E se non si dimostra intelligenza si rischia di  fare disastri peggiori di quelli dai quali ogni volta si finge di volersi tirar fuori.  Che Dio gliela mandi buona al teatro ed alla sua orchestra.
Comunque a fine anno i consigli di amministrazione delle cosiddette fondazioni lirico sinfoniche che per la legge - altra famigerata decisione!- Veltroni sono  diventati enti di diritto privato,  decadranno , al loro posto verranno nominati i consigli di 'indirizzo'- una rivoluzione epocale - il sovrintendente dovrà esser nominato dal Ministero e al Ministero rendere conto della sua amministrazione. Ma il Ministero non diceva che era sua volontà liberarsi dei 'carrozzoni' teatrali?
 Allora, tutto  ritornerà nella mani di Nastasi, altro irremovibile, nonostante i disastri che recano la sua firma distruttrice, il quale nel  ministero è il vero burattinaio che muove tutti i ministri incompetenti, che sono la totalità.

venerdì 3 ottobre 2014

Orfini, Franceschini & Di Biase, Zingaretti, Marino su Fuortes e sul Teatro dell'Opera di Roma

Domanda che sorge spontanea. Poteva Franceschini non appoggiare il piano di Marino e Fuortes - ma suggerito da Nastasi,  dei cui consigli,  inutili e dannosi, non riesce a liberarsi al Ministero, come non se ne sono liberati altri ministri prima di lui, da Rutelli a Bondi ad Ornaghi a Galan?
 No, non poteva. Avesse anche avuto qualcosa da ridire, e non l'ha avuta perchè non ha neanche gli elementi per riflettere sulla questione dell'Opera di Roma e la tragedia  che stanno rappresentando anche con la sua firma, deve prendere per oro colato ciò che, tragicamente, gli dice Nastasi. E non solo lui. Da qualche giorno appena lui è marito di Michela Di Biase, presidente della Commissione 'cultura' del Comune di Roma, voluta da Marino, che  avrebbe anche potuto darle l'assessorato alla cultura, ma non glielo ha dato per non sentirsi dire che fanno tutto in famiglia.
 E già Michela Di Biase non avrebbe potuto permettere che ci fosse fra  il Ministero di suo marito e  il Comune del suo padrone su una questione che riguarda entrambi - il Teatro dell'Opera di Roma - difformità di vedute. E da ciò il suo, di Franceschini, totale assenso alla decisione folle di Marino e Fuortes, estorto dalla Di Biase, nel corso di una cenetta romantica fuori casa, messa in conto a Marino, fra le sue spese 'strumentali all'esercizio della professione', ovvio. Non solo, Franceschini ha dichiarato il suo totale appoggio a Fuortes ed alla sua azione risolutiva della crisi; come in passato s'era pornunciato altrettanto apertamente contro Nastasi. Mentre Matteo Orfini, presidente del PD, e in precedenza reponsabile 'cultura ed informazione' del partito, ha forte e chiaro  negato il suo sostegno a Fuortes. E Zingaretti, nell'imbarazzo generale, si è limitato a dichiarare che  tutti stanno lavorando al rilancio dell'Opera. Era meglio se taceva, avrebbe evitato di rovinarsi la buona fama che si è andato costruendo in questi mesi con una buona politica e scelte coraggiose ed azzeccate.
 Qualche sindacalista, senza neanche essere un grande  pensatore, s'è chiesto come mai fino a qualche settimana fa, dopo il referendum, l'Opera si poteva salvare, senza sacrifici 'umani', e appena qualche giorno dopo la salvezza dell'Opera, secondo Fuortes e compagni   veniva fatta dipendere direttamente  dal licenziamento in massa di orchestra e coro?
 Come dargli torto a quel sindacalista?  E poi Fuortes altra c...quando ha detto: gli sponsor sono andati via, lui aveva un appuntamento con quattro di essi,  e loro l'hanno disdetto a seguito degli ultimi fatti che quindi avrebbero causato un ulteriore danno al Teatro dell'Opera. Non dica bugie, é da 10 mesi all'Opera e solo ora aveva tutti questi appuntamenti? Sponsor di  un certo peso - come quelli che ha la Scala, per intenderci - l'Opera non ne ha avuti neanche in questi anni con Muti, figuriamoci ora; e poi, Fuortes se non sa governare le masse artistiche del teatro come fa a convincere gli sponsor  ad investire su un teatro alla sbando, anche e soprattutto per colpa sua? Lui parla a vanvera e ormai non incanta più nessuno, all'infuori di Marino e Franceschini che se dicessero quello che veramente  pensano, dovrebbero confessare che mai scelta fu più disastrosa della nomina di Fuortes,  manager esperto di problemi di 'economia della cultura'  che si è rivelato del tutto incapace, e che è riuscito, per farsi bello e accreditare la fama di 'duro' agli occhi dei suoi padrini politici,  a mandare tutto a puttane.
 Comunque la partita non è definitivamente chiusa, ed il bello potrebbe venire ora. Ma se non si        decidono a  cacciare Fuortes, le cose andranno ancora peggio, e il teatro rischia di chiudere definitivamente, con i 280 fra tecnici ed impiegati ( inutili ed in sovrannumero per la maggior parte, questi ultimi) asserragliati  all'interno  in difesa del fortino.

L'Opera di Roma è come una nave che, per fare l'inchino a Muti, si è fracassata sugli scogli

Solo un pazzo poteva assumere la decisione di esternalizzare - termine orrendo quanto e forse più della decisione medesima che esprime - Orchestra e Coro dell'Opera di Roma,  ritenendoli non più indispensabili ed interni -  come invece ritengono i più grandi teatri del mondo, e tutti quelli anche minori non governati da schizofrenici -  per un teatro che ogni giorno dovrebbe - come, però, non è mai stato per l'Opera di Roma - aprire le sue porte per rappresentare il nostro grande melodramma.
La decisione l'ha assunto non un pazzo ma due, e cioè Marimo e Fuortes. Anzi, stando a quello che ha rivelato la finta svampita di Simona Marchini (l'unica a parlare mentre gli altri componenti il CDA sono diventati muti, con la lettera minuscola) la decisione è stata solo avallata formalmente dal CDA, perchè l'avevano assunta non due ma quattro pazzi, incoscienti ed ignoranti: Franceschini, Zingaretti, Marino e Fuortes. Del quale ultimo, Fuortes almeno, a gran voce chiede le dimissione il PD Orfini - sacrosante - motivandole con la sua incapacità a reggere un teatro. E poi giungono, anche se tiepide, per non infastidire il manovratore occulto di questa tragedia, le richieste di dimissioni di Salvo Nastasi. Ad eccezione di Merlo che sul suo giornale, La Repubblica, fa una  lucida analisi della situazione,  seconda dopo quella di qualche giorno fa altrettanto lucida, giungendo alle stesse conclusioni, tutta la stampa canta in coro la vittoria di Fuortes.
Chi ha preso questa decisione  non è che un pazzo o un comitato di pazzi, se arriva persino a dichiarare che " si tratta di una decisione dura e dolorosa per tutti - ipocriti ! - ma se applicata su scala nazionale potrebbe riportare la lirica italiana a livelli internazionali". E la solerte cronista del Messaggero aggiunge di suo " ad una eccellenza degna della patria del melodramma dove , invece , al momento, vivono in stato di precarietà la maggior parte delle 14 fondazioni liriche alimentate dal FUS e dagli enti locali e dissanguate da contratti integrativi. Provi ad applicare lo stesso ragionamento alla sua redazione, e tiri poi le medesime conclusioni dei 'matti all'Opera'.
  Vogliamo rammentare ai disinformati cronisti che i massimi teatri del mondo - dove non sono abituati a buttare soldi nè a lavorare  poco - hanno loro proprie orchestre. Perchè Pappano, che da anni ne guida uno, non si è fatto neppure sentire in questa occasione per gridare a tutti, Fuortes compreso, di non dire sciocchezze? E perché non si è letta nessuna dichiarazione del presidente dell'AGIS, Fontana, uno che di teatri ne capisce, e neanche del Presidente dell'associazione che riunisce i teatri lirici italiani? Dove sono finiti?
 Ciò che non si vuole capire, seguendo le farneticazioni dei 'matti all'Opera', è che per evitare scioperi,  che si potevano e dovevano evitare da parte di FUORTES, il principale responsabile del disastro romano, si  è mandato all'aria un complesso che secondo Muti era il massimo che si potesse avere, ma che ora viene rimandato a dicembre e poi riassunto, sempre che poi si mettano d'accordo. E se non si accordassero? Accadrebbe che quello stesso complesso che, a dire di Muti, era il massimo italiano, venga respinto e disperso. Naturalmente tutti si prodigano a dire e gridare che  questa ricchezza non può essere dilapidata ( la ricchezza sarebbe l'orchestra, perchè invece la ricchezza dell'Opera è stata interamente dilapidata da alcuni mascalzoni mezzi ai vertici!), e che tutti torneranno da gennaio ad essere l'Orchestra dell'Opera, Solo che non potranno più scioperare perchè se lo faranno saranno rimandati a casa ed al loro posto ne verrà un'altra. Ma quale? quella del prossimo teatro che adotterà la magnifica soluzione romana e licenzierà la sua orchestra, riducendo in meno di un anno le fondazioni liriche da 14 a 5 o 6, ad essere generosi, se non addirittura a due sole: Scala e Santa Cecilia. Con grande gioia e soddisfazione di Nastasi, protetto come tutti sanno da Letta, ma non il nipote, lo zio: il cardinale.
 E se dovessero arrivare  opposizioni dei sindacati  in base al famoso art. 18 qui cancellato ancor prima che lo faccia il Parlamento? Il nostro  continua ad essere un paese incredibile: i cittadini solitamente lenti, superano in velocità il Parlamento e perfino il velocissimo premier Renzi.
E se venisse fuori che la nave dell'Opera è andata a sbattere sugli scogli perchè ha avuto come comandanti, in due diverse traversate vicine, prima De Martino-Alemanno, e poi Marino-Fuortes,  brilli tutti, ai quali è stato intimato di fare l'inchino a Muti, negli anni di sua permanenza a capo della compagnia? E che , per fare quell'inchino, pur di tenerselo, non hanno badato a spese,  e, finito il carburante, sono andati a sbattere, facendo male ad alcuni passeggeri, quelli con gli strumenti che, se colpe hanno, non le hanno tutte, e comunque non quante ne hanno i timonieri ubriachi?

mercoledì 1 ottobre 2014

Il giorno del giudizio sull'Opera di Roma Capitale

E siamo arrivati al redde rationem. Ieri i giornali ex amici  e fiancheggiatori del teatro, e soprattutto della precedente amministrazione, non hanno badato a spese, scritturando economisti e opinionisti forse all'oscuro del lavoro specifico dei musicisti e della situazione reale in Italia e all'estero, per sostenere la tesi di Fuortes, sapendo che è la tesi di Nastasi, che conosciamo da tempo. Il grande grosso direttore generale dello spettacolo che ha trovato un posto fisso anche a sua moglie, Giulietta Minoli, al San Carlo di Napoli, costringendo la poveretta ad andare su e giù per un tozzone di pane,  vuole precarizzare  tutte le orchestre,  nel preciso intento di ridurne drasticamente il numero e di far girare le poche sopravvissute da nord a sud della penisola come trottole. Con quali vantaggi per la musica non l'ha mai spiegato ( ma anche per le finanze), perchè non lo sa, non capendoci un fico secco.
 Per ridurre, anzi eliminare - giustamente - la possibilità che lo sciopero di un gruppetto, al quale si oppone la maggioranza, mandi all'aria una recita per ragioni non sempre comprensibili e difendibili, la ricetta che si propone è: sciogliamo l'orchestra (ma anche il coro) e rifondiamola, facendo  contratti a tempo ( stagione, annuale o triennale), esternalizzando l'elemento principale di un teatro: i musicisti, che fornirebbero le loro prestazioni, secondo contratto e per le recite stabilite, lasciando loro la possibilità di esercitare anche e contemporaneamente la libera professione, prima proibita
da un decreto del solito Nastasi, un paio d'anni fa, salvo che non fosse di iniziativa dell'ente dal quale i musicisti dipendevano ( la clausola serviva a salvare la Filarmonica della Scala, emanazione della stessa orchestra del teatro, dal quale è autorizzata, e che permette ai musicisti, organizzati  in  autonomia (diciamo così) di guadagnare molto, restando nel ventre della Scala medesima.
 L'esternalizzazione e la conseguente precarietà del rapporto di lavoro dei musicisti dovrebbe , secondo Fuortes (leggi: Nastasi) essere il toccasana per ogni male al Teatro dell'Opera di Roma, per cominciare. E non è detto che il modello sperimentato a Roma non possa poi esser esportato - che è ciò che Nastasi vuole e va accarezzando da tempo e continuerà a farlo, fino a quando qualcuno non si sveglia e lo manda a casa, come sembrava  volere anche Orfini, ora al vertice del PD di Renzi, non più tardi di un anno fa, parlando delle difficoltà dei teatri. E del resto che questo modello 'all'italiana' non funzionerà ce lo ha raccontato già l'esperienza disastrosa, e più costosa, del Regio di Parma, sotto la gestione Meli ( con un'orchestra che è costata di più ma che in termini di qualità ha reso di meno. Chi volesse informarsi di quella tragedia legga  il blog di Luigi Boschi, nel quale è stata raccontata per filo e per segno anche negli aspetti tragicomici oltre che giudiziari) o quella del Petruzzelli, modello Fuortes, che ha assoldato giovani musicisti, tramite concorso, li ha contrattualizzati per un triennio e dopo si vedrà. Poi quando è andato via, il successore, Biscardi, ha dovuto cancellare due titoli dal cartellone, per mancanza di soldi ( in quello stesso bilancio che Fuortes aveva risanato, come dice di aver già fatto in pochi mesi anche a Roma. ma chi gli può credere?) ed il direttore principale Rustioni ha preferito lasciare.  Il posto fisso occorre dimenticarselo. ma questo andrebbe detto anche a Fuortes e pure a Nastasi che siedono saldi, incollati, alle loro poltrone da anni , almeno un decennio.
 Fuortes e Nastasi hanno suggerito ai giornali amici le pezze d'appoggio di tale loro progetto disastroso: le più grandi orchestre straniere, specie quelle europee, hanno una organizzazione simile.  Sì, simile, forse, ma Nastasi e Fuortes dimenticano di dire che  le storie dei Wiener o dei Berliner sono molto diverse.
 Con questa buffonata si vuole coprire l'incapacità degli amministratori - in ciò Fuortes e Marino sono dei campioni - di governare l'emergenza. I giornali ieri ci riferivano di scioperi anche a Chicago, per le stesse ragioni per cui in tutto il mondo si sciopera: stipendi e garanzie - come a dire che gli scioperi inseguono il m. Muti - a seguito dei quali un concerto di Muti era saltato; ma dopo quello sciopero i concerti sono ripresi regolarmente. Se Fuortes avesse saputo gestire l'emergenza forse il caos presente non si sarebbe mai neppure materializzato. E del resto anche al MET c'è stato qualcosa di simile. Gelb ha detto ai sindacati che di soldi ce ne erano meno e che quindi i compensi andavano ridotti.  Di fronte a simili  realtà che fare? Accettare, suggerisce la ragione e così hanno fatto a New York; esternalizzare vuole la triade Fuortes-Nastasi(Franceschini)-Marino: i barbari.
 Infine. Mentre credono di poter realizzare facilmente questa rivoluzione copernicana , per cominciare a Roma, per poi estenderla altrove, all'Opera non sono capaci di trovare un direttore per l'Aida inaugurale abbandonata da Muti. Ma che c. ci stanno a fare? Pensano che rendendo ancor apiù difficile la situazione  faranno ingoiare il rospo della ristrutturazione?

sabato 14 giugno 2014

Per Matteo Orfini. Promemoria

Un altro Matteo alla ribalta politica. Matteo Orfini, PD turco, è stato eletto a stragrande maggioranza alla Presidenza del PD italiano, succedendo al dimissionario Gianni Cuperlo. 'Li due Mattei' stanno ora al vertice del PD.
Orfini l'abbiamo ascoltato qualche volta in pubblico, in una di queste occasioni, precisamente nella Sala Santa Cecilia dell'Auditorium, nel corso di una assemblea agitativa  delle rappresentanze sindacali del settore dello spettacolo, e più precisamente  delle Fondazioni lirico-sinfoniche - alla quale furono invitati e presero la parola anche i sovrintendenti di Venezia, Chiarot, e Napoli, Purchia - Orfini fece un discorso molto articolato e convincente, chiamando assai spesso in causa il suo partito ed il neo ministro Bray,  sulle riforme  che il settore attendeva da tempo e da tempo  eluse, rimandate o pasticciate. E nel corso del suo intervento ebbe a dire senza mezzi termini che molte disfunzioni nel campo delle Fondazioni lirico-sinfoniche e dello spettacolo dal vivo erano da addebitarsi ai vertici del Ministero, per i quali sollecitava pubblicamente il neoministro, a non prestarvi ascolto, anzi a spedirli in altro settore. Il riferimento era chiaro, anzi chiarissimo,  anche perché già numerose volte il grande-grosso direttore generale Nastasi era stato chiamato in causa, come la causa di molti mali del settore.
 L'uditorio e noi per primi restammo meravigliati  del fatti che Orfini veniva a fare in pubblico un discorso che avrebbe dovuto fare al ministro del suo stesso partito, Bray. In quel caso Orfini parlava come responsabile del settore cultura del partito. Oggi Orfini è assieme a Renzi la massima autorità del PD italiano, mentre allora lo era soltanto per i turchi del PD, e perciò può, anzi deve non solo consigliare ma  ordinare - con la necessaria grazia ma con altrettanta determinazione  - a Franceschini, di torgliersi di torno il grande grosso direttore generale, Nastasi, protetto da Gianni Letta, come tutti sanno. Finirebbe così di far altri danni e dimostrerebbe a tutti che il potere, apparentemente intramontabile, di Gianni Letta, comincia a perdere colpi.

sabato 15 febbraio 2014

Un nuovo governo di fighette ed anche fighetti. Quando la rinuncia è una buona notizia

Che nel nuovo governo presieduto da Matteo Renzi ci fossero delle fighette ma di sinistra, era noto a quanti seguendo le cronache di queste ultime convulse giornate, hanno potuto ammirare, ad esempio, la Boschi, 'Carfagna' di sinistra ma di colore castano, il cui nome si appunta su parecchi ministeri; alcuni troppo impegnativi per un giovane avvocato (Giustizia), o altri, più calibrati per Lei, come quello delle Riforme o dei Rapporti con il Parlamento. Naturalmente la differenza  tra fighette di destra e sinistra non sta solo nella parte dell'emiciclo di Montecitorio dove  siedono. Ancora della Boschi, oltre la sua aristocratica disinvolta avvenenza, non sappiamo molto, mentre invece delle fighette di destra sappiamo quasi tutto.   Si riconoscono perchè griffate dalla testa ai piedi, disposte a lanciarsi in azioni spericolate per salvare il loro salvatore; ma anche le griffes che si sono guadagnate impegnandosi  nella lotta. Preferiscono discoteche e pub a sale da concerto e teatri, dicono di  aver visitato mostre che , invece , si sono guardate, facendole scorrere sull'iPAD. Ed, infine, che  a causa del loro dichiarato impegno in qualunque attività le venisse assegnata dal salvatore, sono state impiegate in settori di cui non conoscevano forse neanche l'esistenza, e, comunque,  quasi sempre al di là di ogni loro seppur minima competenza. Si spera, anche se  non è possibile per ora averne certezza, che il Renzi furioso le impieghi le sue fighette in ambiti in cui possono da subito ben figurare, come non sarà nel caso della povera Madia, spaesata, non timida, come qualcuno va difendendola.  Poi c'è anche da sistemare la Moretti, che dall'essere l'ombra di Bersani, neanche  un anno fa, s'è votata 'anema e core' a san Matteo fiorentino.
 Dunque per quanto nutriamo seri timori,  speriamo nel meglio.
 Dove invece non speriamo affatto nel meglio è nel settore fighetti, dati per certi nella nuova compagine governativa. I fighetti di sinistra si riconoscono perchè aborriscono le griffes e preferiscono lo stramiciamento e per questo riconoscibilissimi. E poi perchè sono sinceramente detestabili, e snob.
Da giorni  corrono sulle bocche cucite di tutti, sottovoce, alcuni nomi, per un ministero al quale siamo direttamente interessati, quello dal quale va subito  a casa Bray: il dicastero della cultura e turismo. S'erano fatti i nomi di Farinetti che sicuramente amerebbe la cultura italiana e la difenderebbe come ama e difende il Bel Paese , od anche quello di Orfini, già responsabile della cultura per  il PD che noi abbiamo ascoltato qualche mese fa in una pubblica manifestazione delle istituzioni musicali dire parole chiare, anche sulla svolta decisiva da imprimere al Ministero ( fuori Nastasi! lo disse chiaramente).
 E, invece, viene fuori il nome di Alessandro Baricco, il fighetto più snob della sinistra lontana dal potere. Non possiamo dimenticare quello che negli ultimi tempi ha scritto su 'Repubblica', a proposito delle istituzioni musicali, per le quali vanta una certa competenza,  già espressa in qualche saggio e in quelle sue trasmissioni, per superintelligenti , a Rai Tre, ' L'amore è un dardo'.
Baricco scriveva che i teatri, case del melodramma che il mondo ci invidia e per il quale soprattutto ci conosce e che, ancora oggi, ama, forse più di quanto l'amiamo noi stessi, andrebbero chiusi, perché sanno di vecchio, e quei soldi a loro destinati, tanti in  termini assoluti, girati alla televisione,  unica vera espressione di cultura popolare di oggi, come esattamente due o tre secoli fa lo fu il melodramma.
 Capito  quali chiari di luna ci attendono con il  fighetto di sinistra Baricco ministro? Noi tifiamo per Farinetti e Orfini.
 Alla fine Baricco, interpellato direttamente da Renzi, sì è chiamato fuori, rinunciando definitivamente alla sua candidatura a Ministro della cultura. Per noi è una buona notizia.