Finalmente anche il Teatro dell'Opera di Roma sembra allinearsi, nella sua attività, alle regole di tutti i teatri che si rispettano, cominciando ad annunciare le stagioni con notevole anticipo ( mentre non e accaduto con la stagione invernale, ma si può sempre migliorare!) nella speranza di intercettare il numeroso pubblico di turisti che a Roma è consistente e che l'anno prossimo potrebbe aumentare ancora, per l'EXPO. A Salisburgo, tanto per fare un solo esempio, alla fine di un festival si ha quasi per intero il calendario del festival successivo.
A Caracalla, la prossima stagione estiva, ci saranno nientemeno che 20 repliche complessive dei tre titoli d'opera pucciniani in cartellone: Bohème,Turandot e Butterfly. Prevedendo la logica obiezione che 20 repliche sono ancora poche, dal Campidoglio - dove è stata annunciata la stagione, ma senza i cantanti che saranno resi noti fra qualche settimana - hanno detto che potrebbero esserci anche altre date.
Ma, soprattutto, dal Campidoglio hanno anche fatto sapere che la situazione all'Opera, così come oggi si configura dopo l'uscita di Muti, si è ormai stabilizzata: va fuori solo il Direttore del Corpo di ballo, Micha Van Hoeke, 'mutiano' di strettissima osservanza, come altrettanto non si è rivelato Alessio Vlad che, senza Muti, sarebbe rimasto ancora alle Muse anconiane. Per il ballo, si sa che Fuortes e Marino punterebbero ad aver la Abbagnato, alla sua prima esperienza, eventuale, di direttrice.
Tutto il resto rimane com'è. E soprattutto resta Fuortes che agli occhi di Marino è il salvatore e per questo lo ringrazia 'per il grande sforzo, a costo bassissimo' ( appena 1000 Euro al mese, che vanno a rimpinguare, naturalmente, i 250.000 Euro di Musica per Roma), che fa mantenendo il piede in due scarpe, di qua e di là dal Tevere, mentre aveva promesso che da una delle due scarpe , a fine anno, avrebbe tolto il piede.
Noi pensavamo che avrebbe lasciato l'Opera dopo la figuraccia internazionale della 'esternalizzazione ' di orchestra e coro, fortunatamente rientrata, ma la figuraccia no. C'era invece chi si aspettava che lasciasse Musica per Roma, il cui contratto terminava al 31 dicembre 2014, sostenendo che ormai anche senza Fuortes l'Auditorium funziona bene, avendo consolidato le sue attività ed avendo per ognuna di esse il direttore artistico specifico. Che ci sta a fare allora all'Auditorium? Per soldi? Per il timore che un giorno o l'altro qualche altra tegola gli caschi sulla testa all'Opera e, perciò, ritiene che l'incarico all'Auditorium sia molto più solido di quello all'Opera?
Infine, ancora bugie sull'uscita di Muti che, secondo Marino e Fuortes, non è definitiva, e nella certezza che il maestro tornerà, fingono di non aver letto quel che di contro ha scritto Paolo Isotta, amico del maestro, sul Corriere, e quel che ha detto lo steso Muti in varie occasioni in questi mesi. Insomma all'Opera tutti fingono di pensare che Muti ritornerà. Illusi, per necessità e contro ogni evidenza.
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giovedì 15 gennaio 2015
lunedì 29 settembre 2014
Franceschini,zingaretti,marino, fuortes,marinelli: riuniti per non decidere. Il clima dell'Opera non è sereno. Bella scoperta!
Ministro, governatore, sindaco, sovrintendente, assessore riuniti al Collegio romano per sbrogliare la matassa dell'Opera di Roma, dopo l'uscita di scena di Muti. Dopo attento ed approfondito esame constatano che il clima in teatro non è pacificato. La constatazione meriterebbe una semplice ed immediata riflessione: bella scoperta. Pensavate forse che la notizia della vostra inutile riunione avrebbe disteso gli animi dei contendenti rabbiosi che si fronteggiano in teatro? Fuortes credeva che facendo la faccia feroce, avrebbe addomesticato le belve feroci; voi, sul suo esempio, pensate di non prendere decisioni e di rimandare tutto al Consiglio di amministrazione - che ricordiamo a chi non dovesse conoscere bene le cose, è espressione del ministero, regione, comune, insomma di tutti, manca solo la Santa sede? Il consiglio di amministrazione, espressione dei riuniti di oggi, dovrebbe prendere una decisione che i 'mandanti', riuniti oggi, non hanno preso, saputo prendere? Forse semplicemente si vuol prendere tempo? altri due giorni per contatti informali?
Forse il problema del ritorno alla normalità passa anche attraverso la permanenza o l'uscita di scena, per far ritorno alla più rassicurante casa di 'Musica per Roma', di Fuortes che agli occhi dei dimostranti è causa dei dissapori. Certo permanendo le ragioni di dissidio fra le fazioni ed il management il teatro non tornerà mai alla normalità. E, ne consegue, che persistendo tale clima nessun direttore voglia assumersi la responsabilità di gettarsi nella mischia di Aida, pensando di commettere uno sgarbo ( quale sgarbo? Muti non è certo l'unico direttore al mondo) nei confronti di Muti ( ma potrebbe gioire se la sua uscita dovesse essere l'inizio della fine? Non possiamo pensare simile cinismo) o temendo di dover, a prove avviate, dare forfait per il clima irrespirabile in teatro che metterebbe a rischio il lavoro di concertazione? Bella parola, tanto necessaria oggi!
E poi, che fine ha fatto la giovane bella direttrice, Fratta, che dovrebbe fare il grande salto professionale, giacchè nelle sue mani Marino vorrebbe riporre le sorti future dell'Opera? C'è da augurarsi che Marino per un pò stia zitto, non sapendo quel che dice anche a tal proposito.
Con Fuortes subito fuori, i problemi potrebbero risolversi? Rimandando o addirittura cancellando le opere affidate a Muti e quindi di fatto rimandando di oltre due mesi l'inizio della stagione, il teatro dell'Opera di Roma Capitale - è una beffa già il semplice nome; e che dire poi della pubblicità che i romani leggono sulle fiancate degli autobus: La grande opera. Sta per iniziare una nuova stagione?) ne trarrebbe un qualche vantaggio?
La stagione deve cominciare il 27 novembre con Aida, si trovi un bravo direttore, ve ne sono tanti che all'Opera di Roma non sono stati mai invitati; a casa Vald, van Hoecke ( i 'mutiani') doc; Fuortes tiri avanti fino alla fine dell'anno, ma annunciando in anticipo il suo ritorno a Musica per Roma: missione fallita. Nel frattempo si risolvano i problemi, e sono tanti, all'origine della grave conflittualità del teatro. E intanto si cerchi un vero sovrintendente, un vero direttore musicale ed un altrettanto vero direttore artistico, e, da ultimo, anche una vera direttrice del ballo, come forse la Abbagnato non sarebbe ! A casa anche il capo dell'Ufficio stampa, Arriva (tardi!), che in questi anni ha fatto il megafono dell'imbroglio: neanche lui sapeva nulla? ma come, lui così intelligente e sveglio non ha visto nè capito nulla? Tutti a casa, a trovarsi un altro padrone, come saggiamente faceva Leporello seguito da tutti gli altri attori del 'Don Giovanni' mozartiano.
Ma sin d'ora non si pensi o creda, illudendosi, che rimandando l'apertura e la risoluzione dei problemi, all'Opera accada qualcosa di buono.
E il ministero di quell'elefante di Nastasi per una volta provi a correre come una gazzella, cancellando tutte le occasioni di balzelli ingiuriosi - indennità per qualunqne cosa - che gettano fango e discredito sul comparto dei teatri italiani.
Forse il problema del ritorno alla normalità passa anche attraverso la permanenza o l'uscita di scena, per far ritorno alla più rassicurante casa di 'Musica per Roma', di Fuortes che agli occhi dei dimostranti è causa dei dissapori. Certo permanendo le ragioni di dissidio fra le fazioni ed il management il teatro non tornerà mai alla normalità. E, ne consegue, che persistendo tale clima nessun direttore voglia assumersi la responsabilità di gettarsi nella mischia di Aida, pensando di commettere uno sgarbo ( quale sgarbo? Muti non è certo l'unico direttore al mondo) nei confronti di Muti ( ma potrebbe gioire se la sua uscita dovesse essere l'inizio della fine? Non possiamo pensare simile cinismo) o temendo di dover, a prove avviate, dare forfait per il clima irrespirabile in teatro che metterebbe a rischio il lavoro di concertazione? Bella parola, tanto necessaria oggi!
E poi, che fine ha fatto la giovane bella direttrice, Fratta, che dovrebbe fare il grande salto professionale, giacchè nelle sue mani Marino vorrebbe riporre le sorti future dell'Opera? C'è da augurarsi che Marino per un pò stia zitto, non sapendo quel che dice anche a tal proposito.
Con Fuortes subito fuori, i problemi potrebbero risolversi? Rimandando o addirittura cancellando le opere affidate a Muti e quindi di fatto rimandando di oltre due mesi l'inizio della stagione, il teatro dell'Opera di Roma Capitale - è una beffa già il semplice nome; e che dire poi della pubblicità che i romani leggono sulle fiancate degli autobus: La grande opera. Sta per iniziare una nuova stagione?) ne trarrebbe un qualche vantaggio?
La stagione deve cominciare il 27 novembre con Aida, si trovi un bravo direttore, ve ne sono tanti che all'Opera di Roma non sono stati mai invitati; a casa Vald, van Hoecke ( i 'mutiani') doc; Fuortes tiri avanti fino alla fine dell'anno, ma annunciando in anticipo il suo ritorno a Musica per Roma: missione fallita. Nel frattempo si risolvano i problemi, e sono tanti, all'origine della grave conflittualità del teatro. E intanto si cerchi un vero sovrintendente, un vero direttore musicale ed un altrettanto vero direttore artistico, e, da ultimo, anche una vera direttrice del ballo, come forse la Abbagnato non sarebbe ! A casa anche il capo dell'Ufficio stampa, Arriva (tardi!), che in questi anni ha fatto il megafono dell'imbroglio: neanche lui sapeva nulla? ma come, lui così intelligente e sveglio non ha visto nè capito nulla? Tutti a casa, a trovarsi un altro padrone, come saggiamente faceva Leporello seguito da tutti gli altri attori del 'Don Giovanni' mozartiano.
Ma sin d'ora non si pensi o creda, illudendosi, che rimandando l'apertura e la risoluzione dei problemi, all'Opera accada qualcosa di buono.
E il ministero di quell'elefante di Nastasi per una volta provi a correre come una gazzella, cancellando tutte le occasioni di balzelli ingiuriosi - indennità per qualunqne cosa - che gettano fango e discredito sul comparto dei teatri italiani.
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sabato 27 settembre 2014
Quale futuro per i nostri teatri d'opera? Il vuoto di Muti difficile da colmare
In questi giorni, come accade ormai periodicamente, allo scoppiare di un nuovo caso che riguarda il mondo italiano del melodramma, ed ora il nuovo caso è l'addio di Muti all'Opera di Roma, si torna a discutere sul futuro dei nostri teatri lirici. Si dice: fra quelli importanti, le cosiddette Fondazioni liriche ( ed anche sinfoniche, per via dell'esistenza dell'Accademia di Santa Cecilia nell'elenco), in Italia ne abbiamo tredici + una. Troppi. L'Italia, che neanche prima poteva permetterseli, ancor meno può permetterseli in un periodo di crisi nera. Occorre ridurne il numero, tenerne solo pochi. Qualcuno, fra i più temerari, arriva anche ad ipotizzare un paese come l'Italia con un solo teatro lirico nazionale ( Scala) ed una grande istituzione sinfonica nazionale ( Santa Cecilia) e gli altri teatri trasformati in sedi di distribuzione, non più di produzione; via perciò orchestre, tecnici ed amministrativi.
Cioè a dire in un paese come il nostro nel quale si hanno due camere parlamentari, ed una è di troppo e nonostante ciò non si riesce a chiudere, benchè costosa ed inconcludente; regioni tante quante sono, e sono tante, ed alcune a statuto speciale divoratrici di montagne di soldi; province oltre cento e tutte insieme un esercito di dipendenti ed eletti, ben pagati che oltre tutto rubano - e l'accusa non è nostra bensì delle magistratura - e ancora 'authority' in ogni campo, anche inutili, e poi enti inutili chiusi ma ancora aperti ecc... ecc... insomma un paese come il nostro che presenta sprechi come un colabrodo, dominato da 'ladroni di Stato', non può mantenere in vita una decina di teatri che rappresentano il nostro vanto agli occhi del mondo, come invece non rappresentano tutte le altre sanguisughe inutili, alcune delle quali soltanto abbiamo ora elencate?
In questa crociata anti teatri - nella quale in passato si sono esercitate anche illustri personalità dello stesso mondo musicale, ma solo fino a prima di mettere piede in tale mondo, dal quale poi hanno tratto benefici artistici e non solo - si esercitano anche alcuni volti noti del panorama culturale italiano, come Corrado Augias, giornalista scrittore che negli ultimi tempi va facendo conferenze su Chopin e Beethoven e Verdi e Traviate, mostrando un dilettantismo che, nel caso dei teatri, dovrebbe consigliargli il silenzio. No, lui interviene e afferma perentorio che 13 +1 sono troppi e che andrebbe ro chiusi parecchi, assumendosi lui il ruolo di memoria storica vivente e mobile della musica e del melodramma.
Il caso dell'Opera di Roma è aggravato dal fatto che il deficit - creato dalla gestione disastrosa sotto Alemanno che ora accusa il sindaco Marino di voler distruggere l'Opera di Roma - che ora è stato 'miracolosamente' sanato da Fuortes, si accompagna all'uscita di Muti che fa perdere al teatro qualunque appeal, se non si trova subito una soluzione adeguata, sia artistica che finanziaria.
Dalle parole, in verità poche, uscite in questi giorni dalla bocca amareggiata di Fuortes, sembrerebbe che a fine anno voglia abbandonare a se stessa la nave e tornarsene al timone più tranquillo di Musica per Roma - che comunque non ha mai abbandonato - dichiarando 'missione fallita'. La congiuntura non l'ha certo aiutato ma lui, sant'iddio, come pensava di andare avanti mettendosi di traverso con i sindacati ed il teatro intero? Lui pensava che tenendo duro avrebbe risolto tutto, ed invece si ritrova di fronte alla prima durissima sconfitta professionale , a seguito della quale ben pochi gli daranno credito per nuove avventure. Per questo non ha mai voluto mollare l'Auditorium, quando avrebbe dovuto farlo e da tempo, per non stare contemporaneamente qui e là, senza far bene né qui e né là.
I sindacati dicono che l'uscita di Muti è un'accusa per il manager e non per loro che a Muti non hanno mai fatto mancare il sostegno. Si vocifera che le richieste, alcune sacrosante del direttore,ma non tutte, in questo momento non sarebbe stato più possibile soddisfare ed altro ancora, frutto magari di malumori e semplici congetture, frutto del classico gioco allo scaricabarile.
Ora entro la fine dell'anno scadono alcuni contratti, oltre quello di Fuortes, come quello del direttore artistico Vlad - attenti colleghi: lui non è il direttore musicale, già fatica a fare il direttore artistico... - quello del direttore del corpo di ballo, Micha van Hoecke; ambedue voluti da Muti e dunque fuori appresso a Muti; per il corpo di ballo, Marino verrebbe assecondato nel suo progetto di riempire di donne il teatro: ci è pronta la Abbagnato (sarà in grado di fare il direttore del corpo di ballo? Non importa, secondo Marin, basta che sia donna e giovane, ed anche bella). Anche con queste sostituzioni, resta il problema principe: a chi dare in mano le sorti del teatro? Serve un nuovo sovrintendente - nonostante Fuortes sia fortemente sostenuto da Marino e dalla Marinelli e forse anche da Franceschini - ed un direttore musicale, e poi un direttore artistico e via dicendo. E, per il caso del direttore musicale non si può cascare dalle stelle alle stalle, come le idee pazze di Marino fanno temere. Si tornerà a parlare di Cristiano Chiarot, già in corsa al tempo di De Martino, quando Alemanno, il ministro e forse anche lo stesso Muti lo preferirono all'ottimo sovrintendente della Fenice?
Ieri avevamo consigliato ai più stretti collaboratori di Marino di internarlo, oggi ci accontenteremmo se riuscissero almeno ad interdirlo, prima che possa nuocere anche all'Opera. Non sappiamo se ci riusciranno. Noi intanto preghiamo e facciamo fioretti per tale causa.
Cioè a dire in un paese come il nostro nel quale si hanno due camere parlamentari, ed una è di troppo e nonostante ciò non si riesce a chiudere, benchè costosa ed inconcludente; regioni tante quante sono, e sono tante, ed alcune a statuto speciale divoratrici di montagne di soldi; province oltre cento e tutte insieme un esercito di dipendenti ed eletti, ben pagati che oltre tutto rubano - e l'accusa non è nostra bensì delle magistratura - e ancora 'authority' in ogni campo, anche inutili, e poi enti inutili chiusi ma ancora aperti ecc... ecc... insomma un paese come il nostro che presenta sprechi come un colabrodo, dominato da 'ladroni di Stato', non può mantenere in vita una decina di teatri che rappresentano il nostro vanto agli occhi del mondo, come invece non rappresentano tutte le altre sanguisughe inutili, alcune delle quali soltanto abbiamo ora elencate?
In questa crociata anti teatri - nella quale in passato si sono esercitate anche illustri personalità dello stesso mondo musicale, ma solo fino a prima di mettere piede in tale mondo, dal quale poi hanno tratto benefici artistici e non solo - si esercitano anche alcuni volti noti del panorama culturale italiano, come Corrado Augias, giornalista scrittore che negli ultimi tempi va facendo conferenze su Chopin e Beethoven e Verdi e Traviate, mostrando un dilettantismo che, nel caso dei teatri, dovrebbe consigliargli il silenzio. No, lui interviene e afferma perentorio che 13 +1 sono troppi e che andrebbe ro chiusi parecchi, assumendosi lui il ruolo di memoria storica vivente e mobile della musica e del melodramma.
Il caso dell'Opera di Roma è aggravato dal fatto che il deficit - creato dalla gestione disastrosa sotto Alemanno che ora accusa il sindaco Marino di voler distruggere l'Opera di Roma - che ora è stato 'miracolosamente' sanato da Fuortes, si accompagna all'uscita di Muti che fa perdere al teatro qualunque appeal, se non si trova subito una soluzione adeguata, sia artistica che finanziaria.
Dalle parole, in verità poche, uscite in questi giorni dalla bocca amareggiata di Fuortes, sembrerebbe che a fine anno voglia abbandonare a se stessa la nave e tornarsene al timone più tranquillo di Musica per Roma - che comunque non ha mai abbandonato - dichiarando 'missione fallita'. La congiuntura non l'ha certo aiutato ma lui, sant'iddio, come pensava di andare avanti mettendosi di traverso con i sindacati ed il teatro intero? Lui pensava che tenendo duro avrebbe risolto tutto, ed invece si ritrova di fronte alla prima durissima sconfitta professionale , a seguito della quale ben pochi gli daranno credito per nuove avventure. Per questo non ha mai voluto mollare l'Auditorium, quando avrebbe dovuto farlo e da tempo, per non stare contemporaneamente qui e là, senza far bene né qui e né là.
I sindacati dicono che l'uscita di Muti è un'accusa per il manager e non per loro che a Muti non hanno mai fatto mancare il sostegno. Si vocifera che le richieste, alcune sacrosante del direttore,ma non tutte, in questo momento non sarebbe stato più possibile soddisfare ed altro ancora, frutto magari di malumori e semplici congetture, frutto del classico gioco allo scaricabarile.
Ora entro la fine dell'anno scadono alcuni contratti, oltre quello di Fuortes, come quello del direttore artistico Vlad - attenti colleghi: lui non è il direttore musicale, già fatica a fare il direttore artistico... - quello del direttore del corpo di ballo, Micha van Hoecke; ambedue voluti da Muti e dunque fuori appresso a Muti; per il corpo di ballo, Marino verrebbe assecondato nel suo progetto di riempire di donne il teatro: ci è pronta la Abbagnato (sarà in grado di fare il direttore del corpo di ballo? Non importa, secondo Marin, basta che sia donna e giovane, ed anche bella). Anche con queste sostituzioni, resta il problema principe: a chi dare in mano le sorti del teatro? Serve un nuovo sovrintendente - nonostante Fuortes sia fortemente sostenuto da Marino e dalla Marinelli e forse anche da Franceschini - ed un direttore musicale, e poi un direttore artistico e via dicendo. E, per il caso del direttore musicale non si può cascare dalle stelle alle stalle, come le idee pazze di Marino fanno temere. Si tornerà a parlare di Cristiano Chiarot, già in corsa al tempo di De Martino, quando Alemanno, il ministro e forse anche lo stesso Muti lo preferirono all'ottimo sovrintendente della Fenice?
Ieri avevamo consigliato ai più stretti collaboratori di Marino di internarlo, oggi ci accontenteremmo se riuscissero almeno ad interdirlo, prima che possa nuocere anche all'Opera. Non sappiamo se ci riusciranno. Noi intanto preghiamo e facciamo fioretti per tale causa.
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mercoledì 23 aprile 2014
Roma e 'La Roma' di Eleonora Abbagnato. E Muti resta a guardare o sta meditando l'abbandono?
Eleonora Abbagnato, l'incantevole ballerina ed étoile dell'Opéra di Parigi, aveva già manifestato, mesi fa, l'intenzione, anzi il desiderio ardente di lavorare all'Opera di Roma, come direttrice del Corpo di ballo, posto occupato da van Hoecke, per decisione di Riccardo Muti, ancora per il 2014. Oggi l'étoile è stata vista in Campidoglio, a colloquio con Marino. Nel corso dell'incontro, ha fatto sapere il sindaco, la Abbagnato ha dichiarato la sua disponibilità a collaborare con la città di Roma, giacchè suo marito collabora con 'La Roma', ed ambedue - ma più per il lavoro del marito che per il suo futuro eventuale incarico - abitano a Roma, mentre prima l'étoile abitava a Parigi, lei siciliana come Marino, dove aveva compiuto i suoi studi e la prima parte della sua carriera, se ricordiamo bene.
Ha le carte in regola la Abbagnato per proporsi come direttrice del Corpo di ballo dell'Opera di Roma, la cui compagnia recentemente è stata prosciugata di un buon numero di ballerini, che saranno in parte sostituiti in settembre, stando alle promesse fatte di recente da Fuortes? Non sarà che Fuortes sta pensando, con Marino, di mettere mano ad un cambio radicale nella struttura e nel vertice del corpo di ballo dell'Opera? E Muti è d'accordo con Marino ed anche con Fuortes?
E' qui il primo problema, al di là delle capacità della étoile Abbagnato di proporsi come direttrice del corpo di ballo': Muti, cioè, accetterà che il suo protetto Micha van Hoecke - come del resto lo è anche Vlad, delle cui capacità di reggere un grande teatro nessuno ha chiesto conto all'inizio del suo mandato, per lui garantiva Muti e questo bastava! - venga disarcionato per far posto alla bella e brava étoile Abbagnato, ma forse non altrettanto brava per il ruolo di direttrice? Il 'metodo renzi', o 'della rottamazione' (finora tenuto fuori dalle grandi istituzioni culturali e musicali in primis, dove l'età ha un qualche peso in fatto di esperienza e notorietà, sebbene i giovani vengano coccolati, qualche volta senza ragione) entra anche nelle fondazioni liriche e nei corpi di ballo?
Due domande, spontanee - come diceva Lubrano:
1- Ammesso e non concesso che la Abbagnato ottenga da Marino ed anche da Fuortes, l'incarico che desidera 'ardentemente' ( quanto ardentemente?), quando il suo compagno da 'La Roma' dovesse cambiare squadra, lei chiederà di essere trasferita da 'Roma' ad altro corpo di ballo, magari sparando che lei a Roma non si è trovata bene?
2- Non sarà il primo timido segnale del disimpegno di Muti dall'Opera di Roma? Muti accetterà mai che un suo protetto venga sostituito da altri? E, a seguire, che anche il suo direttore artistico possa fare la stessa fine, sostituito da qualcuno del giro di Fuortes, sulla cui fortuna e capacità professionali grava, già ora, un punto interrogativo grande quanto una casa?
Ha le carte in regola la Abbagnato per proporsi come direttrice del Corpo di ballo dell'Opera di Roma, la cui compagnia recentemente è stata prosciugata di un buon numero di ballerini, che saranno in parte sostituiti in settembre, stando alle promesse fatte di recente da Fuortes? Non sarà che Fuortes sta pensando, con Marino, di mettere mano ad un cambio radicale nella struttura e nel vertice del corpo di ballo dell'Opera? E Muti è d'accordo con Marino ed anche con Fuortes?
E' qui il primo problema, al di là delle capacità della étoile Abbagnato di proporsi come direttrice del corpo di ballo': Muti, cioè, accetterà che il suo protetto Micha van Hoecke - come del resto lo è anche Vlad, delle cui capacità di reggere un grande teatro nessuno ha chiesto conto all'inizio del suo mandato, per lui garantiva Muti e questo bastava! - venga disarcionato per far posto alla bella e brava étoile Abbagnato, ma forse non altrettanto brava per il ruolo di direttrice? Il 'metodo renzi', o 'della rottamazione' (finora tenuto fuori dalle grandi istituzioni culturali e musicali in primis, dove l'età ha un qualche peso in fatto di esperienza e notorietà, sebbene i giovani vengano coccolati, qualche volta senza ragione) entra anche nelle fondazioni liriche e nei corpi di ballo?
Due domande, spontanee - come diceva Lubrano:
1- Ammesso e non concesso che la Abbagnato ottenga da Marino ed anche da Fuortes, l'incarico che desidera 'ardentemente' ( quanto ardentemente?), quando il suo compagno da 'La Roma' dovesse cambiare squadra, lei chiederà di essere trasferita da 'Roma' ad altro corpo di ballo, magari sparando che lei a Roma non si è trovata bene?
2- Non sarà il primo timido segnale del disimpegno di Muti dall'Opera di Roma? Muti accetterà mai che un suo protetto venga sostituito da altri? E, a seguire, che anche il suo direttore artistico possa fare la stessa fine, sostituito da qualcuno del giro di Fuortes, sulla cui fortuna e capacità professionali grava, già ora, un punto interrogativo grande quanto una casa?
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