Ieri abbiamo scritto delle diverse leggi 'ad institutionem' che negli ultimi anni il Governo, con l'approvazione del Parlamento, ha emanato per foraggiare gli amici degli amici, senza altra ragione se non quella del favoritismo.
Ed abbiamo riferito, fra le tante, di due leggi speciali, inserite nella legge di stabilità - decreto 'milleproroghe' ( monnezza al governo!) - dello scorso dicembre riguardanti il Festival Verdi e la Fondazione Romaeuropa, con l'omonimo Festival. Trattandosi di provvedimenti che scivolano via, come il ladro nella notte dalle case che ha appena derubato, il loro definitivo via libera si ha solo dopo che i due rami del Parlamento le hanno votate. Fino all'ultimo ci può sempre essere un gruppetto che riesce a tirare dalla propria parte un gruppo più numeroso di parlamentari che votano contro, per nobili ragioni, fra le quali quella di metterla in c... ai parlamentari del gruppo rivale.
Il contenuto ed i destinatari di dette leggi speciali, nella logica con cui vengono stilate ed approvate, sono secondari, benchè, nel nostro caso specifico, contenuti e destinatari - come abbiamo scritto in lungo e largo - siano meritevoli,. Noi contestiamo lo strumento della legge speciale - TRUFFALDINA sia per le modalità di approvazione che per la singolarità delle condizioni contenutevi - essendoci il FUS deputato a finanziare simili attività. Insomma alta politica, come ognuno potrà capire!
Bene, navigando in rete, abbiamo scoperto che una legge speciale per il Festival Verdi, era stata già presentata l'anno precedente, nel 2015. Essa prevedeva che per tale manifestazione lo Stato assicurasse uno stanziamento annuale di 1 milione di Euro. Dunque stesso destinatario e stesso finanziamento approvato nel 2016, ma respinto nel 2015. Nel 2015 non c'era quello per il Festival Romaeuropa, per la cui richiesta forse, anzi sicuramente, si sarà speso anche Causi, onde farne dono a sua moglie Monique Veaute, presidente del Festival e della relativa Fondazione? Chissà
Perchè la legge per il Festival Verdi non era passata nel 2015? Per l'opposizione dei deputati del Movimento 5 stelle e della Lega ( non sappiamo come hanno votato i grillini nel 2016). E la ragione vera del Movimento era quella di 'metterla in c.... al povero Pizzarotti', transfuga del Movimento, suo malgrado, presidente di diritto del Festival parmense.
Ora il Movimento sta mettendo insieme la squadra di governo da presentare agli elettori per le prossime politiche, quando è sicuro di prendere il potere. In detta squadra non compare ancora il nome del candidato ministro alla cultura. E forse non ci sarà, l'interim potrebbe averlo l'intellettuale grillino che farà da premier. Perchè? Perchè, cultura o non cultura, loro sanno già come comportarsi in simili situazioni: il sindaco della città in cui ha sede la istituzione richiedente è grillino, avrà ciò che chiede, se non lo è o è stato espulso, anche a sua insaputa dal Movimento, si prepari per andare a bussare ad altre porte.
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sabato 22 luglio 2017
giovedì 29 giugno 2017
Cherchez le parlementaire ou le senateur!
Pourquoi - viene voglia di rispondere con una delle quattro parole di francese che ricordiamo ancora.
Pourqoi, se uno vuol far valere le proprie ragioni in Parlamento, ottenendo una legge a proprio favore, deve cercarsi deputati o senatori che l'appoggino, sposando la sua causa.
Perchè ormai in Parlamento si naviga a vista e chi ha una vista più acuta di un altro, si butta avanti e indica la strada a chi ci vede poco o fa finta di vederci poco, in attesa che si invertano le parti.
La cultura, naturalmente, è il terreno preferito di simili scorribande piratesche, e la musica in particolare - che è quella che ci interessa maggiormente.
L'invito o consiglio a cercarsi il parlamentare 'amico' è venuto, con enfasi, da Luca Barbareschi che, con questo sistema, nonostante il parere contrario dei ministri Franceschini e di Padoan, sì è visto regalato - in parte meritato, per qualche verso - un doppio premio di 4.000.000 di Euro cadauno, al Teatro Eliseo, di sua proprietà e gestione, a rischio chiusura per deficit.
Prima di Barbareschi, ci avevano provato altri due, con la legge finanziaria di fine 2016, nella quale il decreto 'milleproroghe', famigerato ma intoccabile, elargisce elemosine e premi a tutti quelli che contano.
Ad esempio al Festival Verdi di Parma, e, visto che erano con le mani in pasta, anche alla Fondazione Romaeuropa ( Causi, che potrebbe aver pensato di fare un regalo alla mogliettina Monique, ce'entra qualcosa, nel caso di Roma?). Non sappiamo quale sia stato l'esito della scappatoia (un decreto a parte che assicurava, ogni anno per il futuro, alle due istituzioni, un finanziamento statale di 1.000.000 di Euro, extra FUS), se i ciechi erano nel frattempo guariti dalla cecità ed avevano voluto vederci chiaro. Ma forse non sono arrivati in tempo, e il decreto per le due istituzioni alla fine passò.
Adesso la Sereni, PD, e forse altri parlamentari umbri, tentano un nuovo colpo - ci stanno provando in questi giorni - chiedendo di approvare un nuovo decreto, extra FUS, per Umbria Jazz. Riusciranno i nostri parlementaires e senateurs ( senatrices)?
Qualcuno potrebbe pensare che noi siamo, in linea di principio ma anche per i soggetti nominati, contrari al loro finanziamento. No, non lo siamo affatto, specie se pensiamo ai mille rivoli attraverso i quali lo Stato finanzia istituzioni, avvenimenti ed altro, troppo spesso inutili e di bassa qualità.
Vorremo solo che simili finanziamenti fossero attribuiti in base al merito oggettivo ( lasciamo stare gli algoritmi fasulli di Nastasi) ed in un quadro generale di sostegno dello Stato alla cultura, senza figli e figliastri, attraverso il FUS ( altrimenti potrebbe accadere che 'i figli della gallina bianca' diventino sempre di più e per loro si dovrà pensare ad un FUS bis).
Mentre ora accade che basta trovarsi il padrino in Parlamento e la richiesta di soldi va in porto, nell'indifferenza generale o nella previsione che in futuro toccherà ad altri richiedere il medesimo appoggio. E così diritti cosiddetti 'acquisiti' si aggiungono a diritti 'acquisiti' cosiddetti, nella confusione generale.
Pourqoi, se uno vuol far valere le proprie ragioni in Parlamento, ottenendo una legge a proprio favore, deve cercarsi deputati o senatori che l'appoggino, sposando la sua causa.
Perchè ormai in Parlamento si naviga a vista e chi ha una vista più acuta di un altro, si butta avanti e indica la strada a chi ci vede poco o fa finta di vederci poco, in attesa che si invertano le parti.
La cultura, naturalmente, è il terreno preferito di simili scorribande piratesche, e la musica in particolare - che è quella che ci interessa maggiormente.
L'invito o consiglio a cercarsi il parlamentare 'amico' è venuto, con enfasi, da Luca Barbareschi che, con questo sistema, nonostante il parere contrario dei ministri Franceschini e di Padoan, sì è visto regalato - in parte meritato, per qualche verso - un doppio premio di 4.000.000 di Euro cadauno, al Teatro Eliseo, di sua proprietà e gestione, a rischio chiusura per deficit.
Prima di Barbareschi, ci avevano provato altri due, con la legge finanziaria di fine 2016, nella quale il decreto 'milleproroghe', famigerato ma intoccabile, elargisce elemosine e premi a tutti quelli che contano.
Ad esempio al Festival Verdi di Parma, e, visto che erano con le mani in pasta, anche alla Fondazione Romaeuropa ( Causi, che potrebbe aver pensato di fare un regalo alla mogliettina Monique, ce'entra qualcosa, nel caso di Roma?). Non sappiamo quale sia stato l'esito della scappatoia (un decreto a parte che assicurava, ogni anno per il futuro, alle due istituzioni, un finanziamento statale di 1.000.000 di Euro, extra FUS), se i ciechi erano nel frattempo guariti dalla cecità ed avevano voluto vederci chiaro. Ma forse non sono arrivati in tempo, e il decreto per le due istituzioni alla fine passò.
Adesso la Sereni, PD, e forse altri parlamentari umbri, tentano un nuovo colpo - ci stanno provando in questi giorni - chiedendo di approvare un nuovo decreto, extra FUS, per Umbria Jazz. Riusciranno i nostri parlementaires e senateurs ( senatrices)?
Qualcuno potrebbe pensare che noi siamo, in linea di principio ma anche per i soggetti nominati, contrari al loro finanziamento. No, non lo siamo affatto, specie se pensiamo ai mille rivoli attraverso i quali lo Stato finanzia istituzioni, avvenimenti ed altro, troppo spesso inutili e di bassa qualità.
Vorremo solo che simili finanziamenti fossero attribuiti in base al merito oggettivo ( lasciamo stare gli algoritmi fasulli di Nastasi) ed in un quadro generale di sostegno dello Stato alla cultura, senza figli e figliastri, attraverso il FUS ( altrimenti potrebbe accadere che 'i figli della gallina bianca' diventino sempre di più e per loro si dovrà pensare ad un FUS bis).
Mentre ora accade che basta trovarsi il padrino in Parlamento e la richiesta di soldi va in porto, nell'indifferenza generale o nella previsione che in futuro toccherà ad altri richiedere il medesimo appoggio. E così diritti cosiddetti 'acquisiti' si aggiungono a diritti 'acquisiti' cosiddetti, nella confusione generale.
lunedì 8 maggio 2017
Virginia Raggi si dimetta, e con Lei tutta la sua squadra. E Roma venga affidata a mani più capaci
Non passa giorno senza che le cronache raccontino errori, inciampi inefficienze passi falsi di Virginia Raggi e della sua giunta. E non passa giorno che tutto questo non ci venga raccontato soprattutto dalle pagine del Corriere della Sera che, da quando Sergio Rizzo ha assunto la direzione della redazione romana, sembra tenere la sindaca e la sua amministrazione sotto stretta sorveglianza. Anche se, occorre dirlo, di tale stretta sorveglianza non ci sarebbe neanche bisogno, perché errori, scivoloni, manchevolezze ed inefficienze della sindaca, quasi quotidiani, sotto gli occhi di tutti. L'aggiornamento per gli ultimi giorni è presto fatto.
Primo: emergenza rifiuti. Ci risiamo, l'impianto di Rocca Cencia - ci pare si chiami così - è fuori uso da qualche giorno. Motivo addotto dalla sindaca: sabotaggio. Che fa il paio con l'incidente dei 'frigoriferi' lasciati per strada, di qualche mese fa, quando la sindaca gridò al 'complotto'. Conseguenze: la città è nuovamente invasa dai rifiuti con il riemergere dei soliti problemi di salute per i cittadini : puzzo terribile, topi che fanno festa ecc... Virginia Raggi incolpa la regione, cioè Zingaretti, il qual rimanda alla sindaca l'accusa, addebitandole l'incapacità a gestire lo smaltimento dei rifiuti che, da quando è al governo - e cioè da un anno ormai - ritorna, puntuale, ciclicamente. Basta un nulla per farla riemergere nella sua drammaticità.
Secondo: incendio a Pomezia, il cui Comune è retto da un sindaco della stessa galassia stellare della Raggi - cioè a cinque stelle. Da venerdì, da quando cioè si è verificato l'incendio, erano le otto circa del mattino, i comunicati dei due sindaci si sono seguiti, intrecciati ed alternati in evidente contraddizione fra loro: prima per tranquillizzare i cittadini del Comune di Pomezia ed anche quelli dei paesi vicini, poi per allarmarli; prima con l'invito a non uscire di casa ed a tenere le finestre chiuse, poi per rassicurarli che l'aria era pulita ( per moto di dire, perché pulita certamente non era, ma era comunque priva di diossina); prima l'assicurazione che nel fabbricato deposito di rifiuti non c'era amianto e poi la certezza che l'amianto c'era. A sottolineare che nel Comune laziale c'è identica inefficienza amministrativa che ogni giorno si verifica a Roma, i comunicati della ASL cittadina che avrebbe dovuto autorizzare o vietare lo svolgersi di un evento sportivo. Una confusione quasi istituzionale. E che dire della denuncia fatta agli Uffici Comunali di Pomezia di irregolarità in quell'impianto, ignorata?
Terzo: limitandoci a Roma, l'illuminazione delle strade, stravolta da quelle luci più adatte ad un negozio di generi alimentari o ad un bagno pubblico (ammesso che ve ne sia ancora qualcuno a Roma) che a strade, vicoli e piazze monumentali o suggestive della Capitale; e successivo dietrofront a seguito di aspre critiche corali della cittadinanza.
Quarto: mancata conservazione e tutela dei monumenti. L'allarme viene ormai lanciato quasi ogni giorno. I monumenti, anche quelli restaurati di recente, subiscono quotidianamente assalti incivili e barbari. E la sindaca , come anche il suo vice, l'assessore alla 'ricrescita' culturale Bergamo, non sanno che opporre l'invito ad educare i cittadini al rispetto dei monumenti. Giusto invito. Ma mentre i monumenti vengono nuovamente imbrattati e profanati che si fa, in attesa che i cittadini siano educati? Nè la Raggi nè Bergamo sanno dare una risposta. Negli ultimi giorni sono intervenuti il presidente di Bulgari ed il proprietario dell'Hotel Hassler per invitare l'autorità cittadina a provvedere con la vigilanza soprattutto. Nessuna risposta dai destinatari dell'ammonimento.
Quinto, Sesto: buche, strade dissestate, verde pubblico trascurato, trasporti pubblici in tilt. La città appare ormai agli occhi di tutti, romani e non allo sbando abbandonata, trascurata, sull'orlo della sua rovina.
Sesto: dove consumare i posta 'a sacco'.Una proposta, certamente non venuta dall'inconcludente amministrazione capitolina, relativa alla consumazioni di pasti 'a sacco' da parte di pellegrini e turisti (ma solo di quelli che non possono permettersi l'albergo). Ci si lamenta giustamente che consumano i pasti, ad esempio, sulla scalinata di Trinità dei Monti, ma anche altrove. Ma non si indica una soluzione alternativa, perché è evidente che i turisti e i pellegrini che arrivano e ripartono in giornata da Roma, in qualche posto devono consumare il loro pasto 'a sacco'. Dove, allora? Perchè non si attrezzano, a tale scopo, le rive del Tevere, quelle che ogni estate vengono occupate da gazebo e bancarelle dove esporre mercanzie e paccottiglia civile o religiosa, e da spettacoli con musica a tutto volume, anche a due passi da ospedali che quiete cercherebbero? Attrezziamo le rive e diamo a pellegrini e turisti una alternativa.
Settimo: vogliamo aggiungere anche dell'altro, come la stazione ferroviaria completa nuovissima, a Vigna Clara, chiusa, in attesa della sentenza del Tar, a seguito di ricorso di un gruppo di cittadini ( ci si mette anche un tribunale amministrativo a creare confusione); o l'appalto per i lavori di sistemazione di Piazza Augusto Imperatore, dove il restauro del mausoleo è cominciato, che è bloccato - come ha raccontato l'altro ieri l'ex assessore Causi, sempre dalle pagine del Corriere?
Insomma, anche senza continuare nell'elenco dei disastri cittadini, il campionato dell'inefficienza e cattiva amministrazione, nel quale capolista è la Raggi e la sua squadra, non accenna a concludersi con la retrocessione nella serie 'dilettanti' - come ormai pensa la quasi totalità di chi visita Roma o segue le cronache quasi giornaliere della incombente rovina generale.
Che aspetta allora Virginia Raggi a ritirarsi in buon ordine, ammettendo incapacità e inefficienza amministrativa?
Primo: emergenza rifiuti. Ci risiamo, l'impianto di Rocca Cencia - ci pare si chiami così - è fuori uso da qualche giorno. Motivo addotto dalla sindaca: sabotaggio. Che fa il paio con l'incidente dei 'frigoriferi' lasciati per strada, di qualche mese fa, quando la sindaca gridò al 'complotto'. Conseguenze: la città è nuovamente invasa dai rifiuti con il riemergere dei soliti problemi di salute per i cittadini : puzzo terribile, topi che fanno festa ecc... Virginia Raggi incolpa la regione, cioè Zingaretti, il qual rimanda alla sindaca l'accusa, addebitandole l'incapacità a gestire lo smaltimento dei rifiuti che, da quando è al governo - e cioè da un anno ormai - ritorna, puntuale, ciclicamente. Basta un nulla per farla riemergere nella sua drammaticità.
Secondo: incendio a Pomezia, il cui Comune è retto da un sindaco della stessa galassia stellare della Raggi - cioè a cinque stelle. Da venerdì, da quando cioè si è verificato l'incendio, erano le otto circa del mattino, i comunicati dei due sindaci si sono seguiti, intrecciati ed alternati in evidente contraddizione fra loro: prima per tranquillizzare i cittadini del Comune di Pomezia ed anche quelli dei paesi vicini, poi per allarmarli; prima con l'invito a non uscire di casa ed a tenere le finestre chiuse, poi per rassicurarli che l'aria era pulita ( per moto di dire, perché pulita certamente non era, ma era comunque priva di diossina); prima l'assicurazione che nel fabbricato deposito di rifiuti non c'era amianto e poi la certezza che l'amianto c'era. A sottolineare che nel Comune laziale c'è identica inefficienza amministrativa che ogni giorno si verifica a Roma, i comunicati della ASL cittadina che avrebbe dovuto autorizzare o vietare lo svolgersi di un evento sportivo. Una confusione quasi istituzionale. E che dire della denuncia fatta agli Uffici Comunali di Pomezia di irregolarità in quell'impianto, ignorata?
Terzo: limitandoci a Roma, l'illuminazione delle strade, stravolta da quelle luci più adatte ad un negozio di generi alimentari o ad un bagno pubblico (ammesso che ve ne sia ancora qualcuno a Roma) che a strade, vicoli e piazze monumentali o suggestive della Capitale; e successivo dietrofront a seguito di aspre critiche corali della cittadinanza.
Quarto: mancata conservazione e tutela dei monumenti. L'allarme viene ormai lanciato quasi ogni giorno. I monumenti, anche quelli restaurati di recente, subiscono quotidianamente assalti incivili e barbari. E la sindaca , come anche il suo vice, l'assessore alla 'ricrescita' culturale Bergamo, non sanno che opporre l'invito ad educare i cittadini al rispetto dei monumenti. Giusto invito. Ma mentre i monumenti vengono nuovamente imbrattati e profanati che si fa, in attesa che i cittadini siano educati? Nè la Raggi nè Bergamo sanno dare una risposta. Negli ultimi giorni sono intervenuti il presidente di Bulgari ed il proprietario dell'Hotel Hassler per invitare l'autorità cittadina a provvedere con la vigilanza soprattutto. Nessuna risposta dai destinatari dell'ammonimento.
Quinto, Sesto: buche, strade dissestate, verde pubblico trascurato, trasporti pubblici in tilt. La città appare ormai agli occhi di tutti, romani e non allo sbando abbandonata, trascurata, sull'orlo della sua rovina.
Sesto: dove consumare i posta 'a sacco'.Una proposta, certamente non venuta dall'inconcludente amministrazione capitolina, relativa alla consumazioni di pasti 'a sacco' da parte di pellegrini e turisti (ma solo di quelli che non possono permettersi l'albergo). Ci si lamenta giustamente che consumano i pasti, ad esempio, sulla scalinata di Trinità dei Monti, ma anche altrove. Ma non si indica una soluzione alternativa, perché è evidente che i turisti e i pellegrini che arrivano e ripartono in giornata da Roma, in qualche posto devono consumare il loro pasto 'a sacco'. Dove, allora? Perchè non si attrezzano, a tale scopo, le rive del Tevere, quelle che ogni estate vengono occupate da gazebo e bancarelle dove esporre mercanzie e paccottiglia civile o religiosa, e da spettacoli con musica a tutto volume, anche a due passi da ospedali che quiete cercherebbero? Attrezziamo le rive e diamo a pellegrini e turisti una alternativa.
Settimo: vogliamo aggiungere anche dell'altro, come la stazione ferroviaria completa nuovissima, a Vigna Clara, chiusa, in attesa della sentenza del Tar, a seguito di ricorso di un gruppo di cittadini ( ci si mette anche un tribunale amministrativo a creare confusione); o l'appalto per i lavori di sistemazione di Piazza Augusto Imperatore, dove il restauro del mausoleo è cominciato, che è bloccato - come ha raccontato l'altro ieri l'ex assessore Causi, sempre dalle pagine del Corriere?
Insomma, anche senza continuare nell'elenco dei disastri cittadini, il campionato dell'inefficienza e cattiva amministrazione, nel quale capolista è la Raggi e la sua squadra, non accenna a concludersi con la retrocessione nella serie 'dilettanti' - come ormai pensa la quasi totalità di chi visita Roma o segue le cronache quasi giornaliere della incombente rovina generale.
Che aspetta allora Virginia Raggi a ritirarsi in buon ordine, ammettendo incapacità e inefficienza amministrativa?
domenica 14 febbraio 2016
Vittorio Emiliani interviene su Affittopoli a Roma, ma non ci convince.
Come non ci aveva convinto Paolo Fallai, sul Corriere, il quale dopo aver ingranato le marce alte per andare a sbattere contro 'affittopoli' a Roma, aveva messo il freno - 'non sarà che ora se la prendono con la povera gente?' - non ci convince ugualmente Vittorio Emiliani.
Si era letto nei giorni precedenti l'intervento di Fallai che gli intellettuali ed artisti in centro, a poche lire, erano arrivati dopo la guerra, per incentivare il meticciato abitativo, inteso a non ridurre tutto il centro storico a ghetto per poveracci. E intellettuali ed artisti, controvoglia ma incentivati da affitti irrisori, si trasferirono nei centri storici onde evitarne il degrado umano e sociale. Accadeva negli anni Cinquanta o ai primi Sessanta, e sono trascorsi già cinquant'anni da quella deportazione pilotata.
Poi è arrivata la moda dei centri storici, in alcuni casi risanati - ma non a Roma, per lo meno non tutta Roma, con un centro storico vastissimo - e si è chiesto al mercato di gestire queste zone, divenute di pregio.
Come fare, se in moltissimi di quegli alloggi, proprio a causa di quella come di altre deportazioni pilotate, abitano tanti poveri che le varie amministrazioni comunali hanno sistemato non avendo mai incentivato nuove costruzioni di edilizia popolare?
Vittorio Emiliani, dopo aver constatato che dai centri storici, Roma inclusa, sono sparite tanta gente comune, botteghe artigiane, giovani non autosufficienti, si chiede se non si vuole farne delle isole per soli ricchi, gli unici che possono permettersi affitti o acquisti di abitazioni storiche - questo si domanda Emiliani che fa capire di non volere centri storici per soli ricchi. ( Ci sia consentito anche aggiungere, per Emiliani, che sotto Rutelli e Veltroni, per iniziativa di Causi, molte abitazioni in cui abitavano ricchi e privilegiati furono vendute a quegli stessi inquilini, a prezzi di favore; e che anche a questo furto legalizzato, Tronca dovrebbe rimediare, nonostante siano passati alcuni anni).
Neanche noi li vogliamo i centri storici per soli ricchi, specie quando ricchi, potenti e privilegiati, che vi abitano da tempo, pagano affitti da poveri.
Sta qui il punto dove il ragionamento di Emiliani non ci convince. I poveri che abitano in centro non possono essere sfrattati alla stessa maniera con cui vanno subito sfrattati i ricchi, se non hanno titolo a restare in quegli immobili - che qualcuno chiama 'alloggi', per non dare nell'occhio; tutte le situazioni vanno esaminate una per una - e ,se si è fatto tutto lo schifo possibile per anni e decenni, si potrà venire incontro a gente davvero bisognosa, magari chiedendo un adeguamento - dove possibile, senza favoritismi - del canone d'affitto.
Ma ciò che Tronca deve assolutamente fare è mandare via, se non pagano il dovuto, tutti i ricchi, i privilegiati e gli imbroglioni - ve ne sono anche fra politici ed ex politici - che pagano, con l'inganno, affitti da poveracci, anche per immobili adibiti ad uso commerciale. Tronca deve essere chiaro su questo punto: la pacchia è finita, Roma per loro non è il paese di 'bengodi' . Se vogliono restare paghino il giusto, chi non vuole va via. Sono questi i casi che non devono più verificarsi e che vanno sanzionati in quarantott'ore, lasciando in pace i poveri cristi che non hanno altra possibilità di ripararsi sotto un tetto.
Perciò, caro Emiliani, le cose stanno diversamente da come lei teme: i ricchi devono sloggiare dal centro storico. E sono tanti. Sono i casi che tutta Roma chiede a Tronca di risolvere. Non il contrario.
Si era letto nei giorni precedenti l'intervento di Fallai che gli intellettuali ed artisti in centro, a poche lire, erano arrivati dopo la guerra, per incentivare il meticciato abitativo, inteso a non ridurre tutto il centro storico a ghetto per poveracci. E intellettuali ed artisti, controvoglia ma incentivati da affitti irrisori, si trasferirono nei centri storici onde evitarne il degrado umano e sociale. Accadeva negli anni Cinquanta o ai primi Sessanta, e sono trascorsi già cinquant'anni da quella deportazione pilotata.
Poi è arrivata la moda dei centri storici, in alcuni casi risanati - ma non a Roma, per lo meno non tutta Roma, con un centro storico vastissimo - e si è chiesto al mercato di gestire queste zone, divenute di pregio.
Come fare, se in moltissimi di quegli alloggi, proprio a causa di quella come di altre deportazioni pilotate, abitano tanti poveri che le varie amministrazioni comunali hanno sistemato non avendo mai incentivato nuove costruzioni di edilizia popolare?
Vittorio Emiliani, dopo aver constatato che dai centri storici, Roma inclusa, sono sparite tanta gente comune, botteghe artigiane, giovani non autosufficienti, si chiede se non si vuole farne delle isole per soli ricchi, gli unici che possono permettersi affitti o acquisti di abitazioni storiche - questo si domanda Emiliani che fa capire di non volere centri storici per soli ricchi. ( Ci sia consentito anche aggiungere, per Emiliani, che sotto Rutelli e Veltroni, per iniziativa di Causi, molte abitazioni in cui abitavano ricchi e privilegiati furono vendute a quegli stessi inquilini, a prezzi di favore; e che anche a questo furto legalizzato, Tronca dovrebbe rimediare, nonostante siano passati alcuni anni).
Neanche noi li vogliamo i centri storici per soli ricchi, specie quando ricchi, potenti e privilegiati, che vi abitano da tempo, pagano affitti da poveri.
Sta qui il punto dove il ragionamento di Emiliani non ci convince. I poveri che abitano in centro non possono essere sfrattati alla stessa maniera con cui vanno subito sfrattati i ricchi, se non hanno titolo a restare in quegli immobili - che qualcuno chiama 'alloggi', per non dare nell'occhio; tutte le situazioni vanno esaminate una per una - e ,se si è fatto tutto lo schifo possibile per anni e decenni, si potrà venire incontro a gente davvero bisognosa, magari chiedendo un adeguamento - dove possibile, senza favoritismi - del canone d'affitto.
Ma ciò che Tronca deve assolutamente fare è mandare via, se non pagano il dovuto, tutti i ricchi, i privilegiati e gli imbroglioni - ve ne sono anche fra politici ed ex politici - che pagano, con l'inganno, affitti da poveracci, anche per immobili adibiti ad uso commerciale. Tronca deve essere chiaro su questo punto: la pacchia è finita, Roma per loro non è il paese di 'bengodi' . Se vogliono restare paghino il giusto, chi non vuole va via. Sono questi i casi che non devono più verificarsi e che vanno sanzionati in quarantott'ore, lasciando in pace i poveri cristi che non hanno altra possibilità di ripararsi sotto un tetto.
Perciò, caro Emiliani, le cose stanno diversamente da come lei teme: i ricchi devono sloggiare dal centro storico. E sono tanti. Sono i casi che tutta Roma chiede a Tronca di risolvere. Non il contrario.
giovedì 4 febbraio 2016
A' Tronca, stai scoprendo l'acqua calda. Parola di Marco Causi, ex assessore al Bilancio
Tronca, come suppongono alcuni, starebbe alzando un gran polverone sul caso 'affittopoli' a Roma, perché vuole guadagnarsi sul campo - dove resterà ancora per pochi mesi e dunque deve fare in fretta - il lasciapassare per arrivare al comando della polizia, dove aspira anche Gabrielli che in questi ultimi mesi lavora 'nel silenzio'.
Anche se Marco Causi, ex assessore al bilancio nelle giunte Rutelli e Veltroni e vice sindaco per poco con Marino, non lo sostiene direttamente, comunque, manda a dire a Tronca che sta per scoprire l'acqua calda. Se ne accorgerà quando verrà a sapere tutto su 'affittopoli', caso sul quale sta alzando un inutile polverone. Perché la storia di 'affittopoli' è nota da tempo; lui quando era assessore avviò la vendita di parte del patrimonio immobiliare di Roma, vendita fermata poi da Alemanno. Nel corso di quel censimento, ai fini della vendita del patrimonio immobiliare di Roma - che per metà circa degli immobili fu attuata - si venne a sapere che per buona parte - dice Causi " si tratta di unità abitative che non sono alloggi popolari ma che, nel corso del tempo, sono stati assegnati a soggetti che erano titolati ad avere una casa popolare".
Sostiene Causi che molti aventi diritto ad una casa popolare, furono loro malgrado assegnatari di appartamenti a Palazzo Barberini, a Palazzo Borghese, a Piazza Navona e a Via del Corso. Loro non volevano, ma furono costretti ad accettare, questo in sintesi dice Causi, che aggiunge: c'era proprio bisogno di fare un censimento ulteriore, se tutto il patrimonio immobiliare del Comune di Roma è censito ed è consultabile on-line?
Perchè non li avete venduti tutti - chiede a Causi il giornalista di Repubblica? E lui risponde: " Perchè c'erano problematiche di tipo sociale. Dagli accertamenti risultò che gli inquilini erano anziani a basso reddito, famiglie in difficoltà, con disabili o disoccupati. E questi sono esattamente quelli SCOPERTI da Tronca".
Tronca sta facendo un gran casino per niente, tutto quello che vuole scoprire può saperlo già, perché di censimenti ne sono stati fatti due: sotto Veltroni e Rutelli.
Dunque non c'è nulla da scoprire, semmai - punta il dito Causi - "l'inefficienza gestionale e l'opportunismo dei locatari, uniti talvolta alla corruzione hanno fatto sì che chi un tempo aveva i titoli per occupare un alloggio ( bel termine: alloggio, pare di star al campo!) del Comune, se lo sia poi tenuto, passandolo magari ai digli o in subaffitto. E ciò perché i censimenti, I CUI RISULTATI SONO ON-LINE vanno mantenuti e aggiornati. Alemanno non lo fece, Marino sì". E poi?
E poi termina: "quando nel 2014 si varò la delibera di riordino con gli sfratti di morosi ed abusivi, ne nacque un enorme contenzioso ( spiegaci bene , Causi!). Questo associato all'inerzia amministrativa e a episodi di vera e propria illegalità, conferma una volta di più il malfunzionamento dell'istituzione capitolina", della quale anche lui ha avuto responsabilità in ben due gabinetti, anzi tre.
Allora la conclusione cui Causi giunge, senza dirlo apertamente, è che Tronca farà un buco nell'acqua, e che l'ennesimo censimento porterà a concludere che gli illeciti sono pochissimi e che gran parte di quegli alloggi sono occupati da persone indigenti.
Non abbiamo ragioni per non credere a Causi, perchè lui la macchina amministrativa 'illegale' e 'mal funzionante' del Comune la conosce bene. Però abbiamo il sospetto che Causi voglia chiudere subito il discorso per non aprirlo, ad esempio, sul caso delle sedi di partito, o dei politici e potenti beneficiari a prezzi stracciati di 'alloggi' MAGARI A DUE PASSI DAL COLOSSEO O DAL PANTHEON. E non ci riferiamo naturalmente ai casi di poveracci che vivono in 30 metri quadri ed hanno una pensione sociale di 300/400 Euro.
AUGURIAMO A CAUSI DI NON ESSERE SMENTITO DA TRONCA, ALTRIMENTI DOVREMMO PENSARE CHE LA SUA DIFESA VOGLIA NASCONDERE I NUMEROSI CASI DI APPARTAMENTI AFFITTATI AGLI AMICI DEGLI AMICI. A lui forse no, altrimenti non si sarebbe esposto.
Anche se Marco Causi, ex assessore al bilancio nelle giunte Rutelli e Veltroni e vice sindaco per poco con Marino, non lo sostiene direttamente, comunque, manda a dire a Tronca che sta per scoprire l'acqua calda. Se ne accorgerà quando verrà a sapere tutto su 'affittopoli', caso sul quale sta alzando un inutile polverone. Perché la storia di 'affittopoli' è nota da tempo; lui quando era assessore avviò la vendita di parte del patrimonio immobiliare di Roma, vendita fermata poi da Alemanno. Nel corso di quel censimento, ai fini della vendita del patrimonio immobiliare di Roma - che per metà circa degli immobili fu attuata - si venne a sapere che per buona parte - dice Causi " si tratta di unità abitative che non sono alloggi popolari ma che, nel corso del tempo, sono stati assegnati a soggetti che erano titolati ad avere una casa popolare".
Sostiene Causi che molti aventi diritto ad una casa popolare, furono loro malgrado assegnatari di appartamenti a Palazzo Barberini, a Palazzo Borghese, a Piazza Navona e a Via del Corso. Loro non volevano, ma furono costretti ad accettare, questo in sintesi dice Causi, che aggiunge: c'era proprio bisogno di fare un censimento ulteriore, se tutto il patrimonio immobiliare del Comune di Roma è censito ed è consultabile on-line?
Perchè non li avete venduti tutti - chiede a Causi il giornalista di Repubblica? E lui risponde: " Perchè c'erano problematiche di tipo sociale. Dagli accertamenti risultò che gli inquilini erano anziani a basso reddito, famiglie in difficoltà, con disabili o disoccupati. E questi sono esattamente quelli SCOPERTI da Tronca".
Tronca sta facendo un gran casino per niente, tutto quello che vuole scoprire può saperlo già, perché di censimenti ne sono stati fatti due: sotto Veltroni e Rutelli.
Dunque non c'è nulla da scoprire, semmai - punta il dito Causi - "l'inefficienza gestionale e l'opportunismo dei locatari, uniti talvolta alla corruzione hanno fatto sì che chi un tempo aveva i titoli per occupare un alloggio ( bel termine: alloggio, pare di star al campo!) del Comune, se lo sia poi tenuto, passandolo magari ai digli o in subaffitto. E ciò perché i censimenti, I CUI RISULTATI SONO ON-LINE vanno mantenuti e aggiornati. Alemanno non lo fece, Marino sì". E poi?
E poi termina: "quando nel 2014 si varò la delibera di riordino con gli sfratti di morosi ed abusivi, ne nacque un enorme contenzioso ( spiegaci bene , Causi!). Questo associato all'inerzia amministrativa e a episodi di vera e propria illegalità, conferma una volta di più il malfunzionamento dell'istituzione capitolina", della quale anche lui ha avuto responsabilità in ben due gabinetti, anzi tre.
Allora la conclusione cui Causi giunge, senza dirlo apertamente, è che Tronca farà un buco nell'acqua, e che l'ennesimo censimento porterà a concludere che gli illeciti sono pochissimi e che gran parte di quegli alloggi sono occupati da persone indigenti.
Non abbiamo ragioni per non credere a Causi, perchè lui la macchina amministrativa 'illegale' e 'mal funzionante' del Comune la conosce bene. Però abbiamo il sospetto che Causi voglia chiudere subito il discorso per non aprirlo, ad esempio, sul caso delle sedi di partito, o dei politici e potenti beneficiari a prezzi stracciati di 'alloggi' MAGARI A DUE PASSI DAL COLOSSEO O DAL PANTHEON. E non ci riferiamo naturalmente ai casi di poveracci che vivono in 30 metri quadri ed hanno una pensione sociale di 300/400 Euro.
AUGURIAMO A CAUSI DI NON ESSERE SMENTITO DA TRONCA, ALTRIMENTI DOVREMMO PENSARE CHE LA SUA DIFESA VOGLIA NASCONDERE I NUMEROSI CASI DI APPARTAMENTI AFFITTATI AGLI AMICI DEGLI AMICI. A lui forse no, altrimenti non si sarebbe esposto.
giovedì 29 ottobre 2015
Ignazio Marino sprint. Alla fine ha messo il turbo.
Il sindaco di Roma, uscente, ha messo il turbo. Quello che non ha fatto, nè ha voluto e saputo fare ma che poteva fare, nei due anni di governo della città, vuole farlo negli ultimi giorni, nelle utlime ore, rischiando di creare ancora problemi come non fossero sufficienti quelli creati alla città, e tenendo tutti sulla corda sulle sue vere o presunte dimissioni che ad ogni istante minaccia di ritirare.
Contro il parere del Ministero del suo amico Franceschini. che però è sposato con la sua, del sindaco, nemica Di Biase, la quale zitta zitta, ha preso una posizione dura sull'argomento che preme tanto al sindaco uscente, questi oggi porterà in giunta la pedonalizzazione completa dei Fori, comprendendovi anche la via 'dell'Impero', cioè Via dei fori imperiali.
Marino insiste, lasciando un boccone avvelenato alla città. Perchè quasi sicuramente, se riuscirà a farlo votare dalla giunta - ma che esiste ancor una giunta se vice sindaco, Causi, assessore alla mobilità, Esposito, e assessore ai lavori pubblici, Pucci, si sono manifestamente sfilati e qualcun altro latita, come Sabella ? - sarà, immediatamente dopo contestato, trattandosi di materia che va sotto una doppia responsabilità, comunale e statale.
Perchè corre tanto solo nelle ultime ore del suo mandato, mentre invece, nel caso ad esempio degli scandali agostani, se l'è presa comoda non riducendo neanche di un minuto la sua vacanza americana?
Se non si fosse addormentato, per non vedere i mali della città, per due interi anni, forse oggi Roma non sarebbe ridotta nello stato pietoso in cui si trova in molti, quasi tutti, i settori.
Dobbiamo tenercelo Marino solo perché ha scoperchiato la pattumiera di 'Mafia capitale'? Che , ad essere precisi, non è stato lui a scoperchiare bensì il procuratore Pignatone?
Lui è convinto che lo si vuole dimissionario per la faccenda degli scontrini, dimostrando di non capire come precaria ed indifendibile sia la sua posizione, ma non per gli scontrini. Ciò che tentano di fargli capire tutti ( ieri sera, in casa di Causi, ci hanno provato per l'ennesima volta, sia Causi che Orfini a fargli capire che la sua corsa in bicicletta è terminata, ma lui non solo non vede, ma finge anche di non sentire e capire), è che non ha più la fiducia dei cittadini che l'hanno votato, e che tutti quelli che l'hanno votato, ignari della sua competenza e capacità amministrativa, non possono essere rappresentati da quei duemila sostenitori che gli hanno chiesto in piazza di restare ( si sa da chi era composto quello sparuto drappello di sostentitori? si è verificato se c'erano infiltrati che pur di recare ulteriori danni al PD si sono finti estimatori del sindaco per il quale, negli ultimi tempi, a moltissimi è venuto il sospetto che abbia bisogno di cure mediche, quanto meno di sostengo psicologico?).
Come non bastasse, per domani, venerdì 30 ottobre , ha convocato una conferenza stampa a Musica per Roma - la convocazione l'ha fatta Aurelio Regina, uno dei suoi, presidente dell'ex CDA riconfermato da Marino, appunto - per presentare il nuovo CDA, sul quale pure la sua totale inefficienza ha fatto cadere un altro macigno, quello della nomina dell'amministratore delegato che, secondo gli esperti, non lui ma il consiglio di amministrazione avrebbe dovuto nominare. Lui se ne è partito in vacanza, il giorno in cui aveva da tempo prenotato il biglietto, se ne è fottuto di nominare il CDA ed ha creato altri pasticci, ben noti. Ora non si pone il problema che altri ne potrebbero derivare da questa ulteriore decisione dell'ultimo minuto?
E poi il 1 novembre, chissà con quale faccia, ma con la fascia a tracolla, andrà a salutare il Papa in visita al Verano, per la commemorazione dei defunti, che nel calendario liturgico ricorre all'indomani.
Marino, per la città di Roma, per il prossimo Giubileo, ma anche per se stesso, è meglio che vada via a riposarsi. Si prenda ora una meritata vacanza, anche lunga.
Contro il parere del Ministero del suo amico Franceschini. che però è sposato con la sua, del sindaco, nemica Di Biase, la quale zitta zitta, ha preso una posizione dura sull'argomento che preme tanto al sindaco uscente, questi oggi porterà in giunta la pedonalizzazione completa dei Fori, comprendendovi anche la via 'dell'Impero', cioè Via dei fori imperiali.
Marino insiste, lasciando un boccone avvelenato alla città. Perchè quasi sicuramente, se riuscirà a farlo votare dalla giunta - ma che esiste ancor una giunta se vice sindaco, Causi, assessore alla mobilità, Esposito, e assessore ai lavori pubblici, Pucci, si sono manifestamente sfilati e qualcun altro latita, come Sabella ? - sarà, immediatamente dopo contestato, trattandosi di materia che va sotto una doppia responsabilità, comunale e statale.
Perchè corre tanto solo nelle ultime ore del suo mandato, mentre invece, nel caso ad esempio degli scandali agostani, se l'è presa comoda non riducendo neanche di un minuto la sua vacanza americana?
Se non si fosse addormentato, per non vedere i mali della città, per due interi anni, forse oggi Roma non sarebbe ridotta nello stato pietoso in cui si trova in molti, quasi tutti, i settori.
Dobbiamo tenercelo Marino solo perché ha scoperchiato la pattumiera di 'Mafia capitale'? Che , ad essere precisi, non è stato lui a scoperchiare bensì il procuratore Pignatone?
Lui è convinto che lo si vuole dimissionario per la faccenda degli scontrini, dimostrando di non capire come precaria ed indifendibile sia la sua posizione, ma non per gli scontrini. Ciò che tentano di fargli capire tutti ( ieri sera, in casa di Causi, ci hanno provato per l'ennesima volta, sia Causi che Orfini a fargli capire che la sua corsa in bicicletta è terminata, ma lui non solo non vede, ma finge anche di non sentire e capire), è che non ha più la fiducia dei cittadini che l'hanno votato, e che tutti quelli che l'hanno votato, ignari della sua competenza e capacità amministrativa, non possono essere rappresentati da quei duemila sostenitori che gli hanno chiesto in piazza di restare ( si sa da chi era composto quello sparuto drappello di sostentitori? si è verificato se c'erano infiltrati che pur di recare ulteriori danni al PD si sono finti estimatori del sindaco per il quale, negli ultimi tempi, a moltissimi è venuto il sospetto che abbia bisogno di cure mediche, quanto meno di sostengo psicologico?).
Come non bastasse, per domani, venerdì 30 ottobre , ha convocato una conferenza stampa a Musica per Roma - la convocazione l'ha fatta Aurelio Regina, uno dei suoi, presidente dell'ex CDA riconfermato da Marino, appunto - per presentare il nuovo CDA, sul quale pure la sua totale inefficienza ha fatto cadere un altro macigno, quello della nomina dell'amministratore delegato che, secondo gli esperti, non lui ma il consiglio di amministrazione avrebbe dovuto nominare. Lui se ne è partito in vacanza, il giorno in cui aveva da tempo prenotato il biglietto, se ne è fottuto di nominare il CDA ed ha creato altri pasticci, ben noti. Ora non si pone il problema che altri ne potrebbero derivare da questa ulteriore decisione dell'ultimo minuto?
E poi il 1 novembre, chissà con quale faccia, ma con la fascia a tracolla, andrà a salutare il Papa in visita al Verano, per la commemorazione dei defunti, che nel calendario liturgico ricorre all'indomani.
Marino, per la città di Roma, per il prossimo Giubileo, ma anche per se stesso, è meglio che vada via a riposarsi. Si prenda ora una meritata vacanza, anche lunga.
sabato 26 settembre 2015
il Cda e l'AD dell'Auditorium ancora nella bufera. E il Campidoglio contribuisce alla confusione
Stesso giorno, due giornali, due diverse, opposte valutazioni. Tutto ieri, le due principali testate giornalistiche nazionali, nel dorso romano di ambedue.
Sul 'Corriere' si leggeva che Musica per Roma, cioè l'Auditorium macina successi su successi, la programmazione non conosce soste, interruzioni ed ostacoli, con Fuortes sempre al timone; mentre pochi giorni prima - crediamo sempre sul Corriere - si poteva leggere che erano guai se non si risolveva immediatamente il problema della governance dell'Auditorium, ancora in alto mare, a causa delle vacanze estive dell'Ignaro Marino.
Il quale prima di partire non aveva firmato, ed avrebbe dovuto, i relativi decreti di nomina per l'AD e dei membri del CdA. In breve, prima di Ferragosto, il Cda poteva essere di 16 membri; c'era già l'elenco, dentro ci avevano messo tutto il generone romano dei soliti noti, da Letta a Malagò, mentre dopo Ferragosto solo cinque; riduzione che ha messo in imbarazzo tutti, e prima di ogni altro lo stesso Campidoglio e Marino che non sanno come uscire da questo vicolo cieco e dove allocare tutto il generone, al quale, lo capiscono tutti, non si può dire: ci siamo sbagliati, andate a casa. Senonchè ieri il 'Corriere' diceva tutto a posto all'Auditorium, anche se c'è il casino generale.
La 'Repubblica' che, specie nella cronaca romana, non è mai stata tenera con Marino - e chi potrebbe ragionevolmente esserlo con un sindaco scordarello, vacanziero, gaffeur e incapace, in una parola?- segnalava l'ennesimo vicolo cieco nel quale il caso Auditorium sta finendo per decisione del capo di gabinetto di Marino, il quale avrebbe proposto, per rimediare al grave errore del sindaco, una soluzione così cervellotica ed astrusa che sicuramente aggiungerà confusione a confusione. Si dovrebbe convocare il CdA, in carica per la normale amministrazione, ed esso procedere non si sa bene a cosa.A nominare il nuovo? E Marino? Boh!
Il problema vero è che nessuno prende la palla al balzo per far dimettere Marino rimandandolo negli Stati Uniti, dove si trova in questo momento, magari in un ospedale, dove sicuramente farebbe meno danni di quanti ne sta facendo a Roma, in Campidoglio.
Dove, a prescindere da ogni altro problema, si comincia già ad ipotizzare che la nuova giunta, insediatasi appena un paio di mesi fa, possa avere i giorni contati per divergenze di vedute macroscopiche fra il sindaco 'americano' e Causi e Genovese, due assessori 'pesanti' messi lì da Renzi.
Sul 'Corriere' si leggeva che Musica per Roma, cioè l'Auditorium macina successi su successi, la programmazione non conosce soste, interruzioni ed ostacoli, con Fuortes sempre al timone; mentre pochi giorni prima - crediamo sempre sul Corriere - si poteva leggere che erano guai se non si risolveva immediatamente il problema della governance dell'Auditorium, ancora in alto mare, a causa delle vacanze estive dell'Ignaro Marino.
Il quale prima di partire non aveva firmato, ed avrebbe dovuto, i relativi decreti di nomina per l'AD e dei membri del CdA. In breve, prima di Ferragosto, il Cda poteva essere di 16 membri; c'era già l'elenco, dentro ci avevano messo tutto il generone romano dei soliti noti, da Letta a Malagò, mentre dopo Ferragosto solo cinque; riduzione che ha messo in imbarazzo tutti, e prima di ogni altro lo stesso Campidoglio e Marino che non sanno come uscire da questo vicolo cieco e dove allocare tutto il generone, al quale, lo capiscono tutti, non si può dire: ci siamo sbagliati, andate a casa. Senonchè ieri il 'Corriere' diceva tutto a posto all'Auditorium, anche se c'è il casino generale.
La 'Repubblica' che, specie nella cronaca romana, non è mai stata tenera con Marino - e chi potrebbe ragionevolmente esserlo con un sindaco scordarello, vacanziero, gaffeur e incapace, in una parola?- segnalava l'ennesimo vicolo cieco nel quale il caso Auditorium sta finendo per decisione del capo di gabinetto di Marino, il quale avrebbe proposto, per rimediare al grave errore del sindaco, una soluzione così cervellotica ed astrusa che sicuramente aggiungerà confusione a confusione. Si dovrebbe convocare il CdA, in carica per la normale amministrazione, ed esso procedere non si sa bene a cosa.A nominare il nuovo? E Marino? Boh!
Il problema vero è che nessuno prende la palla al balzo per far dimettere Marino rimandandolo negli Stati Uniti, dove si trova in questo momento, magari in un ospedale, dove sicuramente farebbe meno danni di quanti ne sta facendo a Roma, in Campidoglio.
Dove, a prescindere da ogni altro problema, si comincia già ad ipotizzare che la nuova giunta, insediatasi appena un paio di mesi fa, possa avere i giorni contati per divergenze di vedute macroscopiche fra il sindaco 'americano' e Causi e Genovese, due assessori 'pesanti' messi lì da Renzi.
martedì 22 settembre 2015
Faccia di m... arino. Ignazio Marino
Ignazio ha proprio la faccia da Marino, la sua, non ci si crede. Per fortuna che, almeno in parte, dalla barba è in parte celata l' immensa vergogna, che si è conquistato da quando è sindaco di Roma
Non si sono ancora spenti gli echi del suo viaggio in USA per vacanze, che già riparte ancora in USA, mentre Roma continua a convivere con i suoi malanni: il traffico impossibile, la sporcizia ormai proverbiale, e i cantieri del Giubileo che stentano ad essere aperti. Lui assicura che viaggia gratuitamente, perchè invitato dagli USA per le giornate americane del Papa, che avrebbe potuto vedere da vicino, percorrendo al massimo qualche chilometro, chiedendo udienza in Vaticano.
Io - romani in malafede!- vado in America per il bene di Roma, ha spiegato. Lo ha difeso Orfini dicendo che è impensabile che il sindaco di una capitale - certo Roma è una capitale, anche se mal ridotta - non possa e non debba avere impegni istituzionali internazionali. E Marino ha aggiunto che ha pronto in tasca il nome di un grande finanziatore americano intenzionato ad elargire per le aree archeologiche romane una cinquantina di milioni circa. Solo che deve ancora definire gli ultimi particolari, cosa che farà in USA in questi giorni.
Mentre il rinnovo, urgentissimo, del contratto di servizio con AMA attende la firma, come altra regolarizzazione attende il vuoto scandaloso della governance dell'Auditorium creato proprio dalle sue vacanze americane, per le quali non ha potuto firmare entro il 15 agosto, perchè se ne stava in spiaggia a Miami, ed altra firma - la terza, per quel che ne sappiamo - attende l'AD di Musica per Roma, Noriega che, da Madrid, insulta il sindaco inadempiente e minaccia di sfilarsi dall'incarico che da tre mesi attende di essere regolarizzato e formalizzato dal sindaco scordarello e viaggiatore.
Insomma il sindaco dello sfacelo cittadino riparte, ma non senza aver prima promesso al Festival Romaeuropa, che quest'anno sarà in platea. Convinto? Non sarà che lo ha detto solo per far piacere al suo vice Causi, la cui signora, Monique Veaute, è l'anima del festival, da quando è nato?
Il quale vice sindaco richiesto di fondi urgenti per la conservazione dei beni architettonici ed archeologici - che va detto producono ricchezza , è bene non dimenticarlo - ha risposto che se mancano i soldi per tappare le buche come si può pensare di destinare fondi alla conservazione? E magari dopo che qualche risorsa è già stata impegnata per il Festival Romaeuropa, faro internazionale di cultura, giunto alla trentesima edizione; mentre è stato negato, prima volta dopo un secolo, alla IUC della famiglia Fortuna, la cui erede Francesca, a capo dell'istituzione, non si riesce a capire quanto percepisca di compenso annuo. Perchè Lei insiste a non scriverlo nella pagina 'Amministrazione trasparente' del sito dell'istituzione, ed il Ministero, che dovrebbe vigilare, non gliene chiede conto.
Non si sono ancora spenti gli echi del suo viaggio in USA per vacanze, che già riparte ancora in USA, mentre Roma continua a convivere con i suoi malanni: il traffico impossibile, la sporcizia ormai proverbiale, e i cantieri del Giubileo che stentano ad essere aperti. Lui assicura che viaggia gratuitamente, perchè invitato dagli USA per le giornate americane del Papa, che avrebbe potuto vedere da vicino, percorrendo al massimo qualche chilometro, chiedendo udienza in Vaticano.
Io - romani in malafede!- vado in America per il bene di Roma, ha spiegato. Lo ha difeso Orfini dicendo che è impensabile che il sindaco di una capitale - certo Roma è una capitale, anche se mal ridotta - non possa e non debba avere impegni istituzionali internazionali. E Marino ha aggiunto che ha pronto in tasca il nome di un grande finanziatore americano intenzionato ad elargire per le aree archeologiche romane una cinquantina di milioni circa. Solo che deve ancora definire gli ultimi particolari, cosa che farà in USA in questi giorni.
Mentre il rinnovo, urgentissimo, del contratto di servizio con AMA attende la firma, come altra regolarizzazione attende il vuoto scandaloso della governance dell'Auditorium creato proprio dalle sue vacanze americane, per le quali non ha potuto firmare entro il 15 agosto, perchè se ne stava in spiaggia a Miami, ed altra firma - la terza, per quel che ne sappiamo - attende l'AD di Musica per Roma, Noriega che, da Madrid, insulta il sindaco inadempiente e minaccia di sfilarsi dall'incarico che da tre mesi attende di essere regolarizzato e formalizzato dal sindaco scordarello e viaggiatore.
Insomma il sindaco dello sfacelo cittadino riparte, ma non senza aver prima promesso al Festival Romaeuropa, che quest'anno sarà in platea. Convinto? Non sarà che lo ha detto solo per far piacere al suo vice Causi, la cui signora, Monique Veaute, è l'anima del festival, da quando è nato?
Il quale vice sindaco richiesto di fondi urgenti per la conservazione dei beni architettonici ed archeologici - che va detto producono ricchezza , è bene non dimenticarlo - ha risposto che se mancano i soldi per tappare le buche come si può pensare di destinare fondi alla conservazione? E magari dopo che qualche risorsa è già stata impegnata per il Festival Romaeuropa, faro internazionale di cultura, giunto alla trentesima edizione; mentre è stato negato, prima volta dopo un secolo, alla IUC della famiglia Fortuna, la cui erede Francesca, a capo dell'istituzione, non si riesce a capire quanto percepisca di compenso annuo. Perchè Lei insiste a non scriverlo nella pagina 'Amministrazione trasparente' del sito dell'istituzione, ed il Ministero, che dovrebbe vigilare, non gliene chiede conto.
mercoledì 29 luglio 2015
L'unica cosa sulla quale siamo d'accordo con Causi, nuovo assessore al Bilancio del Comune di Roma
Interrogato, a poche ore dall'accettazione dell'assessorato al Bilancio del Comune di Roma, su come ha trovato il Campidoglio, dopo otto anni di assenza, Causi ha risposto che l'aveva trovato cambiato in peggio, relativamente alla sala consigliare, il cui arredamento - aggiungiamo noi - è stato rifatto da quegl'incolti e cafoni dell'amministrazione Alemanno. Ed ha ragione, ce ne rendiamo conto e ci arrabbiamo per lo sfregio, ogni volta che la tv mostra qualche ignobile spettacolo della sala consigliare e di tutti i suoi abitanti scalmanati.
Da tempo pensavamo di scriverlo, avendo visitato quella sala una sola volta, prendendo posto negli scranni dei consiglieri, quando fu presentato il CD del Pontefice, il primo nella storia in cui il papa cantava. Chi fosse non lo ricordiamo. Allora quella sala aveva gli scranni, per i consiglieri e della giunta, di una volta; poi nell'era Alemanno tutto è stato cambiato , mettendoci al loro posto dei bruttissimi scranni levigati, contro i quali - chissà perchè - non ci è sembrato mai che Sgarbi si sia scagliato. Chissà quale clan avrà foraggiato per tanto orrendo arredamento.
Ci ha fatto la stessa impressione di incultura, inciviltà e cattivo gusto che ci fece qualche anno fa un giro nella Toscana senese, visitando alcune case dei contadini. I quali avevano venduto il loro mobilio antico in cambio di credenze, tavoli e sedie di formica. Una cosa orrenda, la stessa fatta dall' amministrazione Alemanno.
Ma Causi donde deriva tanta sensibilità artistica? Dalla sua dolce metà, Monique Veaute, stabilitasi nella Capitale ormai quasi da una quarantina d'anni, salvo brevi intervalli per trasferte lavorative a Parigi e Venezia, ma con un piede sempre a Roma. Veaute, da altrettanti anni è al vertice della Fondazione Romaeuropa e relativo omonimo festival romano - che ora avrà dall'assessore al bilancio del Comune di Roma, suo marito, una maggiore attenzione (finanziaria!) - e da poco anche nella triade che regge il MAXXI ( che proprio ieri era chiuso alle visite, piazzale compreso!!!).
Da tutte le accuse che Causi si è sentito muovere in questi giorni lui s'è difeso dicendo che se il Comune aveva chiuso i due precedenti bilanci in pareggio lo si deve alla gestione commissariale richiesta da Alemanno, dopo l' uscita dalla giunta Veltroni, dalla finanza allegra - questo hanno ancora scritto i giornali- che lui ha gestito negli anni di Veltroni.
A proposito di Veltroni, c'è venuta in mente qualche battuta di Renzi che ha dato la sua benedizione all'arrivo di Causi in Campidoglio. Intervistato da PIF, sul tema PD, sottolineava la necessità di cambiare, 'rottamare' il termine più recente da lui usato. Perchè da quando lui era alla prima esperienza di votante, nel PD, fino ad oggi, nulla è cambiato: c'è sempre il clan D'Alema con il suo capoclan, Massimo, in perpetua lotta contro il clan Veltroni ed il suo capoclan, Uolter, l'americano.
Ed ancora oggi, dopo l'ascesa al potere di Renzi, D'Alema e Veltroni - nel caso di Causi - comandano ancora. Segno evidente che nulla è cambiato, salvo l'arredo orrendo e cafone della sala consigliare del Campidoglio.
Da tempo pensavamo di scriverlo, avendo visitato quella sala una sola volta, prendendo posto negli scranni dei consiglieri, quando fu presentato il CD del Pontefice, il primo nella storia in cui il papa cantava. Chi fosse non lo ricordiamo. Allora quella sala aveva gli scranni, per i consiglieri e della giunta, di una volta; poi nell'era Alemanno tutto è stato cambiato , mettendoci al loro posto dei bruttissimi scranni levigati, contro i quali - chissà perchè - non ci è sembrato mai che Sgarbi si sia scagliato. Chissà quale clan avrà foraggiato per tanto orrendo arredamento.
Ci ha fatto la stessa impressione di incultura, inciviltà e cattivo gusto che ci fece qualche anno fa un giro nella Toscana senese, visitando alcune case dei contadini. I quali avevano venduto il loro mobilio antico in cambio di credenze, tavoli e sedie di formica. Una cosa orrenda, la stessa fatta dall' amministrazione Alemanno.
Ma Causi donde deriva tanta sensibilità artistica? Dalla sua dolce metà, Monique Veaute, stabilitasi nella Capitale ormai quasi da una quarantina d'anni, salvo brevi intervalli per trasferte lavorative a Parigi e Venezia, ma con un piede sempre a Roma. Veaute, da altrettanti anni è al vertice della Fondazione Romaeuropa e relativo omonimo festival romano - che ora avrà dall'assessore al bilancio del Comune di Roma, suo marito, una maggiore attenzione (finanziaria!) - e da poco anche nella triade che regge il MAXXI ( che proprio ieri era chiuso alle visite, piazzale compreso!!!).
Da tutte le accuse che Causi si è sentito muovere in questi giorni lui s'è difeso dicendo che se il Comune aveva chiuso i due precedenti bilanci in pareggio lo si deve alla gestione commissariale richiesta da Alemanno, dopo l' uscita dalla giunta Veltroni, dalla finanza allegra - questo hanno ancora scritto i giornali- che lui ha gestito negli anni di Veltroni.
A proposito di Veltroni, c'è venuta in mente qualche battuta di Renzi che ha dato la sua benedizione all'arrivo di Causi in Campidoglio. Intervistato da PIF, sul tema PD, sottolineava la necessità di cambiare, 'rottamare' il termine più recente da lui usato. Perchè da quando lui era alla prima esperienza di votante, nel PD, fino ad oggi, nulla è cambiato: c'è sempre il clan D'Alema con il suo capoclan, Massimo, in perpetua lotta contro il clan Veltroni ed il suo capoclan, Uolter, l'americano.
Ed ancora oggi, dopo l'ascesa al potere di Renzi, D'Alema e Veltroni - nel caso di Causi - comandano ancora. Segno evidente che nulla è cambiato, salvo l'arredo orrendo e cafone della sala consigliare del Campidoglio.
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venerdì 24 luglio 2015
causi,causi, veaute, veaute
Pensano al prof. Causi, economista di fama, parlamentare, sposato Veaute - con la quale forma una delle pochissime coppie di successo della Capitale - assessore al Bilancio della giunta Veltroni, come al salavtaore della giunta Marino, il chirurgo prestato alla politica con scarsa efficacia.
A dire il vero a pensarci più di tutti è lui, Causi, che ora va chiedendo a destra ed a manca di sostenerlo nella candidatura. E già. Perchè senza di lui il Comune affonderebbe.
Però c'è chi non solo non è d'accordo, ma è nettamente contrario. E fra questi coloro che ricordano al professore che negli anni - otto all'incirca - in cui ebbe la responsabilità del Bilancio della Capitale, sotto Veltroni - che in tutto questo polverone sta zitto e gira per festival cinematografici - riempì il 'portafoglio' comunale di 'derivati' e debiti, al punto che quando cadde la giunta Veltroni, Alemanno fu costretto a chiamare un commissario per risanare i conti del Comune lasciati da Veltroni, in profondo rosso per parecchi miliardi di Euro, la quale cosa il Commissario, ancora attivo, sta facendo e continuerà a fare chissà per quanto tempo ancora.
Ora che vogliamo? Vogliamo riportare Causi al Comune così qualche altro debituccio riesce a farlo, tanto miliardo più miliardo meno, c'è sempre lo Stato che con le sue leggi 'salva Roma' ripiani i deficit, cosa che però solo con decreto non è riuscito a fare per i sette miliardi circa di debiti che ha lasciato il serafico Veltroni, sostenuto dall'acuto Causi?
E allora forse è meglio che Causi stia a casa, o dove altro vuole, con la sua Veaute, e Veltroni continui a girare film; solo così riusciranno a fare meno danni che stando al Comune, dove comunque Marino ci pensa da solo.
A dire il vero a pensarci più di tutti è lui, Causi, che ora va chiedendo a destra ed a manca di sostenerlo nella candidatura. E già. Perchè senza di lui il Comune affonderebbe.
Però c'è chi non solo non è d'accordo, ma è nettamente contrario. E fra questi coloro che ricordano al professore che negli anni - otto all'incirca - in cui ebbe la responsabilità del Bilancio della Capitale, sotto Veltroni - che in tutto questo polverone sta zitto e gira per festival cinematografici - riempì il 'portafoglio' comunale di 'derivati' e debiti, al punto che quando cadde la giunta Veltroni, Alemanno fu costretto a chiamare un commissario per risanare i conti del Comune lasciati da Veltroni, in profondo rosso per parecchi miliardi di Euro, la quale cosa il Commissario, ancora attivo, sta facendo e continuerà a fare chissà per quanto tempo ancora.
Ora che vogliamo? Vogliamo riportare Causi al Comune così qualche altro debituccio riesce a farlo, tanto miliardo più miliardo meno, c'è sempre lo Stato che con le sue leggi 'salva Roma' ripiani i deficit, cosa che però solo con decreto non è riuscito a fare per i sette miliardi circa di debiti che ha lasciato il serafico Veltroni, sostenuto dall'acuto Causi?
E allora forse è meglio che Causi stia a casa, o dove altro vuole, con la sua Veaute, e Veltroni continui a girare film; solo così riusciranno a fare meno danni che stando al Comune, dove comunque Marino ci pensa da solo.
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