Per il massmediologo Marco Travaglio, il destino della sindaca di Roma, Virginia Raggi, che lui ha ribattezzato 'Spelacchia', fa il paio con quello di 'Spelacchio': per giorni e giorni nella polvere, ed ora sull'altare del successo.
Quell'albero di Natale, battezzato 'Spelacchio' perchè si è rinsecchito ed ha perso subito gli aghi, come una vittima di forte depressione, che è divenuto il monumento, esposto nella pubblica piazza, alla incapacità della Giunta Raggi nel governo della Capitale, oggi vive il suo momento di gloria.
Nonostante le condizioni fisiche in cui versa - che naturalmente non sono le stesse della sindaca Raggi, sul cui volto splende beltà e giovinezza e che, quando si veste a festa, come ha fatto per la serata inaugurale all'Opera di Roma, riesce a far strabuzzare gli occhi anche al sovrintendente Carlo Fuortes - pare che diverse istituzioni culturali pubbliche se lo stiano contendendo. Lo vogliono al Maxxi, retto da quella intellettuale, premio Nobel, ex ministra, Giovanna Melandri, che spera, con questa mossa, che i giornali si interessino anche al suo Museo, come sembrano aver fatto per l'albero che un destino crudele e la incapacità palese e certificata a governare della Giunta Raggi hanno condannato ad una fine prematura e miserevole.
E che Raggi/Spelacchia stia risalendo nel gradimento pubblico, nonostante tutto, al pari di Spelacchio, nell'acuta analisi di Marco Travaglio, lo dimostra la soluzione della emergenza dei rifiuti nella Capitale.
E' accaduto che, su richiesta del Campidoglio, sia intervenuto il governatore Zingaretti che ha chiesto l'intervento del suo omologo emiliano il quale ha acconsentito di smaltire e trattare 15.000 tonnellate circa di rifiuti della Capitale. Poi Spelacchia si è resa conto che tale aiuto di Zingaretti non sarebbe stato del tutto disinteressato. Lui l'avrebbe fatto valere al momento delle prossime elezioni regionali, il 4 marzo, vantandosi di aver, parzialmente, risolto il problema dei rifiuti che la giunta Spelacchia non è riuscita ancora a risolvere, dopo un anno e mezzo di governo cittadino. E allora Spelacchia ha fatto marcia indietro, tirando fuori che i costi per il trasferimento sarebbero stati troppo alti e dunque la rinuncia, con grande gioia e soddisfazione dei romani che non vogliono più staccarsi da quelle montagne multicolori che ormai fanno parte del paesaggio urbano, con il consenso di Spelacchia.
Ma c'è anche la storia del processo che la riguarda la cui prima udienza, saltata quella 'preliminare', è stata fissata a giugno, a elezioni avvenute. E Marco Travaglio la giustifica, Spelacchia: il calendario giudiziario non è la sindaca a fissarlo, e se avessero fissato la prima udienza, saltando quella preliminare, a febbraio o marzo, lei non si sarebbe sfilata. Lei quindi, certa della propria innocenza, non temeva affatto la coincidenza della udienza con le elezioni, tanto i Cinquestelle stravinceranno - secondo la previsione del massmediologo Travaglio. E' stato il Tribunale di Roma a rimandarla.
E infine l'inaugurazione della Metro, stazione San Giovanni , che Raggi/Spelacchia ha fatto sapere sarà inaugurata il 4 marzo, ed un suo assessore, ha precisato: tra febbraio e marzo, per non correre il rischio di non poter mantenere la data fissata.
Nonostante tutto questo bailamme di disastri amministrativi, la sindaca Raggi, battezzata Spelacchia, vanta un gradimento in continua crescita, proprio come Spelacchio, il povero albero di Natale impiantato a Piazza Venezia prima delle feste e già morto e defunto dopo pochi giorni, e che ora tutti fanno a gara per resuscitarlo in una diversa esistenza, quella artistica.
E Spelacchia? Al Museo delle cere, prossimamente, in attesa di definirne la sezione di esposizione, che quasi certamente sarà quella dei grandi statisti.
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lunedì 8 gennaio 2018
domenica 20 marzo 2016
Cultura a molte facce. Disagi al Colosseo; ancora chiusoi i teatri ' di cintura' a Roma; lauti finanziamenti al MAXXI
Franceschini, il ministro, la faccia ce la mette, ma sempre e solo dove è certo di raccogliere consensi ed applausi, mai dove esistono criticità che ogni giorno i giornali segnalano e di cui il ministro tace.
Si apre al pubblico una nuova Domus a Pompei, e Franceschini c'è; finalmente è visibile la magnificenza della chiesa sul Palatino, definita, per il ciclo di affreschi, la Sistina medievale, e lui è lì a tagliare il nastro.
Ma nella lunga fila a serpentone che l'altro ieri - e per le vacanze pasquali certamente si allungherà ed ispessirà - si vedeva davanti al Colosseo, dove le entrate sono soltanto due - lui non c'è, resta a casa a giocare con la sua erede; si discute a Roma della chiusura durata troppo a lungo dei teatri 'di cintura' cosiddetti - una specie di salvagente civile lanciato alle periferie disastrate - e lui è assente, mentre presentissimo era alla firma della cessione del teatro valle al Comune di Roma. Nel caso del Colosseo, il monumento più visitato in Italia ed uno dei primi al mondo, non si può aprire una terza ed anche quarta entrata perché non c'è personale.
Ma il Colosseo non è lo stesso monumento per il quale lui avrebbe trovato, dalla sera alla mattina, una ventina di milioni di Euro per farci l'ascensore interno e ricostruire la platea per esibirsi nella danza delle irresponsabilità?
E che si aspetta ad affidare la gestione dei vari teatri di cintura il cui bando pare sia fermo in qualche cassetto dell'avveduto Tronca il quale , per farsi bello di fronte anche al ministro oltre che a Renzi, ha fato tagli ulteriori per una sessantina di milioni, 12 dei quali li ha tolti alla cultura? E Franceschini?
Dobbiamo augurarci, per vederlo di nuovo attivo su questi fronti emergenziali che la sua bella mogliettina Michela De Biase - quella che con la bambina ha continuato a fare la consigliera a Roma ed anche la presidente dellla Commissione 'cultura' del Campidoglio, torni nel suo incarico, e lui allora le darà una mano anche lì oltre che in famiglia?
No, Franceschini non sta con le mani in mano in alcuni altri campi, oltre quelli in cui risulta superattivo. Ieri, il Corriere segnalava una grave anomalia, nel campo dei finanziamenti pubblici all'arte contemporanea. Al Maxxi di Roma va il 50% dei finanziamenti disponibili, al Maxxi gestito dalla Giovanna Melandri, amica e parente di mezzo governo, nel cui CDA siede anche la signora Causi, Monique Veaute. Insomma gli amici degli amici... per significare che nulla cambierà mai sotto il cielo della poltiica.
Si apre al pubblico una nuova Domus a Pompei, e Franceschini c'è; finalmente è visibile la magnificenza della chiesa sul Palatino, definita, per il ciclo di affreschi, la Sistina medievale, e lui è lì a tagliare il nastro.
Ma nella lunga fila a serpentone che l'altro ieri - e per le vacanze pasquali certamente si allungherà ed ispessirà - si vedeva davanti al Colosseo, dove le entrate sono soltanto due - lui non c'è, resta a casa a giocare con la sua erede; si discute a Roma della chiusura durata troppo a lungo dei teatri 'di cintura' cosiddetti - una specie di salvagente civile lanciato alle periferie disastrate - e lui è assente, mentre presentissimo era alla firma della cessione del teatro valle al Comune di Roma. Nel caso del Colosseo, il monumento più visitato in Italia ed uno dei primi al mondo, non si può aprire una terza ed anche quarta entrata perché non c'è personale.
Ma il Colosseo non è lo stesso monumento per il quale lui avrebbe trovato, dalla sera alla mattina, una ventina di milioni di Euro per farci l'ascensore interno e ricostruire la platea per esibirsi nella danza delle irresponsabilità?
E che si aspetta ad affidare la gestione dei vari teatri di cintura il cui bando pare sia fermo in qualche cassetto dell'avveduto Tronca il quale , per farsi bello di fronte anche al ministro oltre che a Renzi, ha fato tagli ulteriori per una sessantina di milioni, 12 dei quali li ha tolti alla cultura? E Franceschini?
Dobbiamo augurarci, per vederlo di nuovo attivo su questi fronti emergenziali che la sua bella mogliettina Michela De Biase - quella che con la bambina ha continuato a fare la consigliera a Roma ed anche la presidente dellla Commissione 'cultura' del Campidoglio, torni nel suo incarico, e lui allora le darà una mano anche lì oltre che in famiglia?
No, Franceschini non sta con le mani in mano in alcuni altri campi, oltre quelli in cui risulta superattivo. Ieri, il Corriere segnalava una grave anomalia, nel campo dei finanziamenti pubblici all'arte contemporanea. Al Maxxi di Roma va il 50% dei finanziamenti disponibili, al Maxxi gestito dalla Giovanna Melandri, amica e parente di mezzo governo, nel cui CDA siede anche la signora Causi, Monique Veaute. Insomma gli amici degli amici... per significare che nulla cambierà mai sotto il cielo della poltiica.
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mercoledì 19 agosto 2015
Anna Coliva, Romana, l'unica che resta. A proposito della selezione dei direttori dei maggiori musei italiani e della commissione presieduta da Paolo Baratta. Il Maxxi diretto dall'italo-americana Melandri
La Commissione internazionale voluta da Franceschini per individuare venti professionisti da mettere a capo dei principali musei italiani - che , da quanto si apprende dovrebbero avere autonomia di gestione, ma sui particolari di tale autonomia nulla ancora si sa, a selezione conclusa - e presieduta dal sempiterno Paolo Baratta ( a capo della Biennale, con mandato in scadenza e che non disdegnerebbe di essere rinominato per la terza volta consecutiva, dopo incarichi anche precedenti sempre alla Biennale, e con nessuna voglia di farsi da parte per avviare il ricambio che , su invito di Franceschini, ha tentato di mettere in atto con la commissione da lui presieduta) ha concluso i lavori fornendo al ministro Franceschini, - ' mezzo disastro', ma con tanta voglia di comparire a tutti i costi - la lista dei venti prescelti.
Baratta ha anche spiegato che l'esame delle candidature si è svolto in due momenti. Il primo attraverso la valutazione, con assegnazione di punteggio, in base ai titoli - e in molti casi la somma di essi ha visto parecchi candidati in lizza per il medesimo incarico, con un punteggio uguale od assai simile - il secondo con un colloquio - lo ha dichiarato Paolo Baratta - della durata di una quindicina di minuti nel quale agli aspiranti candidati è stato chiesto - sempre la stessa domanda- come vedrebbe valorizzato il museo alla cui direzione si è candidato.
Ha ragione perciò chi ha contestato i risultati della selezione, sul piano del merito e delle competenze e non per eventuali contestazioni legali e di svolgimento, al di là del fatto che dei venti sette sono stranieri - e nulla lo vieta. Lo vieterebbe semmai il fatto che alcuni di essi, sono sì studiosi, ma con esperienze dirette nel campo della direzione dei musei praticamente nulle. Dove forse per uno o due di essi l'attività all'estero li vedrebbe più preparati professionalmente nel cosiddetto campo della 'valorizzazione' dei musei italiani, forse carenti sotto questo profilo, fra i quali sono compresi i massimi del nostro paese, anche Uffizi e Brera.
Non sarà sfuggito a nessuno il caso della grande mostra su Pompei, con materiali provenienti dall'Italia, a Londra, per la quale si è registrato un sorprendente inusuale numero di presenze di visitatori ed anche enormi entrate. Reperti italiani che a Londra sono stati valorizzati ed in Italia giacciono magari nei depositi.
A proposito di Pompei, Ieri in tv hanno mostrato la Pompei di questi giorni. Un disastro, che ci fa venire qualche dubbio sul reportage di diversissimo segno che Giuliano Ferrara aveva fatto su 'Il Fogli'o, dove Pompei che lui aveva visitato non era quello schifo di inefficienze sporcizia ecc... che i giornali ogni giorno, ed anche la televisione ieri sera, mostrano, bensì un giardino di delizie e meraviglie.
E c'è poi anche il problema che il permanere immobile della burocrazia ministeriale forse non aiuterebbe i nuovi direttori. Che farà un direttore tedesco - si è anche detto che Renzi ha svenduto alcuni Musei italiani alla Merkel - di fronte ad una assemblea sindacale che fa restare chiuso un museo, magari con preavviso di poche ore?
Ieri in un accesissimo dibattito tv sull'argomento - de La 7, al quale non si capisce perchè abbiano invitato anche la Polverini che certamente cosa sia un museo o la cultura in genere poco sa; ma lei va tanto di moda, come va di moda anche la Gelmini, alla quale sul medesimo settore di cui ha parlato la Polverini andrebbe inibita la parola per la mancata conoscenza dell'argomento e per i danni procurati alla scuola italiana nei mesi in cui è stata ministro dell'Istruzione; sì, lei che per superare un concorso è andata a farlo in Calabria, dove sperava di poter farla franca alla commissione, vergogna!- tutte queste obiezioni sono emerse con rara chiarezza, negli interventi infuocati di Sgarbi, il più duro, con conoscenza di causa, contro le scelte della commissione.
Ciò che non è mai venuto fuori è l'eccezione romana, della romana Anna Coliva, direttrice della galleria Borghese, l'unica che resta al suo posto, nonostante le contestazioni dei mesi precedenti su grandi feste ospitate nella pubblica galleria d'arte con scarso rispetto per le strutture della medesima ed anche altro.
Noi non abbiamo i titoli per discutere delle competenze dalla Coliva - sulle quali nessuno ha mosso dubbi, ci pare - ci colpisce però il fatto che lei sia l'unica a restare. Non sarà che chi sta a Roma riesce ad allungare i suoi tentacoli dappertutto fino ad abbracciare tutti? Lei tutti quelli che comandano a Roma, li conosce, e con loro magari vanta anche amicizie, dal Ministro a Baratta. e perciò lei non si tocca, nessuno la tocca, neppure l'integerrimo ( ahahahah!) Baratta può farlo.
A proposito di questi concorsi internazionali o delle 'cosiddette manifestazioni di interesse' che piacciono tanto al ministro, va detto che si tratta in molti casi di fumo negli occhi, perché poi la valutazione delle singole candidature non si basa sugli effettivi titoli o meriti, perché alla fine quasi sempre ogni commissione nomina chi c... gli pare. Come si è visto anche nelle Commissioni centrali del Ministero che dovrebbero fornire al Ministro valutazioni qualitative nei vari settori dello spettacolo. Possiamo dirlo anche per esperienza diretta, sfidiamo anche l'ex direttore generale Nastasi a smentirci.
Anche all'Auditorium si è scelto un capo azienda straniero, spagnolo. Bene, ma poi il consiglio di amministrazione appena ricostituito, è fatto dei soliti noti, di quelli che troviamo contemporaneamente seduti su diverse poltrone, dove fanno sempre lo stesso gioco, quello di chi li ha messi lì.
E c'è, infine, il caso del Maxxi, dove per le ultime piogge si sarebbe aperta una crepa sul tetto - sì proprio una crepa, in un museo progettato da una notissima archistar, consegnato da pochissimi anni! Sul cancello del Museo è stato affisso un cartello in due lingue, e quello in lingua inglese, nel museo diretto da una pdiessina notissima, parlamentare ed anche ministra, faceva uso di un imbarazzante inglese maccheronico , degno di un film di Totò.
Ma non la dirige quella galleria una italo-americana, nata addirittura a New York, appunto Giovanna Melandri che avrebbe potuto mettere una di seguito all'altra quattro parole, in un inglese non maccheronico, su quel cartello che dichiarava la galleria chiusa per lavori, senza specificare quali, alla cui lettura molti sono scoppiati a ridere?
Baratta ha anche spiegato che l'esame delle candidature si è svolto in due momenti. Il primo attraverso la valutazione, con assegnazione di punteggio, in base ai titoli - e in molti casi la somma di essi ha visto parecchi candidati in lizza per il medesimo incarico, con un punteggio uguale od assai simile - il secondo con un colloquio - lo ha dichiarato Paolo Baratta - della durata di una quindicina di minuti nel quale agli aspiranti candidati è stato chiesto - sempre la stessa domanda- come vedrebbe valorizzato il museo alla cui direzione si è candidato.
Ha ragione perciò chi ha contestato i risultati della selezione, sul piano del merito e delle competenze e non per eventuali contestazioni legali e di svolgimento, al di là del fatto che dei venti sette sono stranieri - e nulla lo vieta. Lo vieterebbe semmai il fatto che alcuni di essi, sono sì studiosi, ma con esperienze dirette nel campo della direzione dei musei praticamente nulle. Dove forse per uno o due di essi l'attività all'estero li vedrebbe più preparati professionalmente nel cosiddetto campo della 'valorizzazione' dei musei italiani, forse carenti sotto questo profilo, fra i quali sono compresi i massimi del nostro paese, anche Uffizi e Brera.
Non sarà sfuggito a nessuno il caso della grande mostra su Pompei, con materiali provenienti dall'Italia, a Londra, per la quale si è registrato un sorprendente inusuale numero di presenze di visitatori ed anche enormi entrate. Reperti italiani che a Londra sono stati valorizzati ed in Italia giacciono magari nei depositi.
A proposito di Pompei, Ieri in tv hanno mostrato la Pompei di questi giorni. Un disastro, che ci fa venire qualche dubbio sul reportage di diversissimo segno che Giuliano Ferrara aveva fatto su 'Il Fogli'o, dove Pompei che lui aveva visitato non era quello schifo di inefficienze sporcizia ecc... che i giornali ogni giorno, ed anche la televisione ieri sera, mostrano, bensì un giardino di delizie e meraviglie.
E c'è poi anche il problema che il permanere immobile della burocrazia ministeriale forse non aiuterebbe i nuovi direttori. Che farà un direttore tedesco - si è anche detto che Renzi ha svenduto alcuni Musei italiani alla Merkel - di fronte ad una assemblea sindacale che fa restare chiuso un museo, magari con preavviso di poche ore?
Ieri in un accesissimo dibattito tv sull'argomento - de La 7, al quale non si capisce perchè abbiano invitato anche la Polverini che certamente cosa sia un museo o la cultura in genere poco sa; ma lei va tanto di moda, come va di moda anche la Gelmini, alla quale sul medesimo settore di cui ha parlato la Polverini andrebbe inibita la parola per la mancata conoscenza dell'argomento e per i danni procurati alla scuola italiana nei mesi in cui è stata ministro dell'Istruzione; sì, lei che per superare un concorso è andata a farlo in Calabria, dove sperava di poter farla franca alla commissione, vergogna!- tutte queste obiezioni sono emerse con rara chiarezza, negli interventi infuocati di Sgarbi, il più duro, con conoscenza di causa, contro le scelte della commissione.
Ciò che non è mai venuto fuori è l'eccezione romana, della romana Anna Coliva, direttrice della galleria Borghese, l'unica che resta al suo posto, nonostante le contestazioni dei mesi precedenti su grandi feste ospitate nella pubblica galleria d'arte con scarso rispetto per le strutture della medesima ed anche altro.
Noi non abbiamo i titoli per discutere delle competenze dalla Coliva - sulle quali nessuno ha mosso dubbi, ci pare - ci colpisce però il fatto che lei sia l'unica a restare. Non sarà che chi sta a Roma riesce ad allungare i suoi tentacoli dappertutto fino ad abbracciare tutti? Lei tutti quelli che comandano a Roma, li conosce, e con loro magari vanta anche amicizie, dal Ministro a Baratta. e perciò lei non si tocca, nessuno la tocca, neppure l'integerrimo ( ahahahah!) Baratta può farlo.
A proposito di questi concorsi internazionali o delle 'cosiddette manifestazioni di interesse' che piacciono tanto al ministro, va detto che si tratta in molti casi di fumo negli occhi, perché poi la valutazione delle singole candidature non si basa sugli effettivi titoli o meriti, perché alla fine quasi sempre ogni commissione nomina chi c... gli pare. Come si è visto anche nelle Commissioni centrali del Ministero che dovrebbero fornire al Ministro valutazioni qualitative nei vari settori dello spettacolo. Possiamo dirlo anche per esperienza diretta, sfidiamo anche l'ex direttore generale Nastasi a smentirci.
Anche all'Auditorium si è scelto un capo azienda straniero, spagnolo. Bene, ma poi il consiglio di amministrazione appena ricostituito, è fatto dei soliti noti, di quelli che troviamo contemporaneamente seduti su diverse poltrone, dove fanno sempre lo stesso gioco, quello di chi li ha messi lì.
E c'è, infine, il caso del Maxxi, dove per le ultime piogge si sarebbe aperta una crepa sul tetto - sì proprio una crepa, in un museo progettato da una notissima archistar, consegnato da pochissimi anni! Sul cancello del Museo è stato affisso un cartello in due lingue, e quello in lingua inglese, nel museo diretto da una pdiessina notissima, parlamentare ed anche ministra, faceva uso di un imbarazzante inglese maccheronico , degno di un film di Totò.
Ma non la dirige quella galleria una italo-americana, nata addirittura a New York, appunto Giovanna Melandri che avrebbe potuto mettere una di seguito all'altra quattro parole, in un inglese non maccheronico, su quel cartello che dichiarava la galleria chiusa per lavori, senza specificare quali, alla cui lettura molti sono scoppiati a ridere?
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