Roberto D'Agostino che si è presentato anche lui alla serata glam dell'Opera di Roma in tenuta da cavernicolo ( pizzolungo, codino... ma quando crescerà?) ma con ai polsi gemelli 'cazzuti'( anzi 'cazzetti' di corallo, che scoperta!), ha voluto sul suo cliccatissimo sito (Dagospia) fare il difensore d'ufficio della Capitale, che si sta riscattando, dopo che negli ultimi anni l' ha condannato a tutti i gironi dell'inferno, cominciando intanto dal luccicante Teatro dell' Opera, contro il quale, proprio in ragione della sua rinascita - di cui la Traviata era esempio palese - c'è chi complotta, temendone il riscatto definitivo che ad altri teatri ( uno solo, inutile farne il nome: Scala) che, da sempre, hanno monopolizzato l'attenzione italiana ed internazionale, non può in alcun modo piacere.
Ha dalla sua parte, D'Agostino, anche la paginata nel 'New York Times' - quando mai prima d'ora? solo ai tempi di Veltroni sindaco, quando nel seno del Campidoglio allevava anche quella serpe di Odevaine) dedicata alla Traviata di Verdi - per il giornale USA era la Traviata di Valentino e di Coppola - e lo sfavillante red carpet di attrici, modelle, ex calciatori e qualche politico, interessato a farsi vedere per raccattare qualche voto, che hanno affollato la serata mondana targata Valentino. Nessuno contesta tutto questo.
Perchè allora prendere le difese dell'Opera di Roma e denunciare il complotto ai suoi danni, se già questi elementi per l'acuto e cattivissimo fustigatore Dagospia - che era una volta! - raccontano che il vento è cambiato?
Perchè, a quanto si legge in un circostanziato articolo del suo sito, nel quale si dà il lungo elenco degli ospiti glam della serata, le pochissime, ininfluenti recensioni dei cattivi critici musicali - figurarsi, ormai non esistono più neanche i critici - sarebbero state pagate , oltre che suggerite, forse addirittura dettate dal quel poveretto di Pereira, sovrintendente milanese, il quale teme che il risveglio dell'Opera di Roma possa nuocere al suo teatro, la Scala di Milano.
In fondo quei due gufi di critici musicali che hanno mosso qualche appunto alla Traviata di Roma hanno solo detto che dalla regista Coppola ci si attendeva un lavoro più approfondito e personale, pur senza stravolgimenti, sull'opera verdiana, e che per la parte musicale l'opera non poteva contare sugli stessi numeri del red carpet, affollato certo più per via di Valentino e di Coppola, per la quale ultima anche da New York erano arrivate a Roma sue amiche, che per Verdi, la cui Traviata si può vedere ed ascoltare anche altrove, con migliori esiti. Anche a Milano.
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venerdì 27 maggio 2016
Dagospia ha perso la tramontana. Ancora sulla Traviata glam di Valentino, Coppola ( e Verdi)
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sabato 6 giugno 2015
Se tua moglie ti mette le corna, puoi anche chiudere un occhio se hai qualcosa da farti perdonare; ma se spaccia e fa rapine e tu fai finta di nulla, allora...
Le storie parallelle di Odevaine-Veltroni e Venafro-Zingaretti continuano a tormentarci, non riusciamo a trovare una ragione plausibile della distrazione dei due politici sull'operato dei loro capi gabinetto. Ci spieghiamo.
In tante famiglie può accadere che uno dei coniugi metta di tanto in tanto le corna all'altro; cos'è una scappatella che in fondo non mina un rapporto solido? - così ci si giustifica; anzi talvolta potrebbe anche rinsaldare il legame fra i coniugi una scappatella o forse anche due di ciascuno dei coniugi. I quali, si spera, prima di convolare a giuste nozze hanno conosciuto se non bene ( le sorprese sono sempre possibili) almeno discretamente, chi si mettevano in casa stabilmente e con chi avrebbero diviso ogni sera il talamo.
Ma se oltre qualche corno, uno dei coniugi - facciamo la moglie - spaccia regolarmente o fa rapine, e l'altro non se ne accorge per lungo tempo oppure lascia andare fino a quando qualcun altro, magari la polizia o la magistratura, non gli apre gli occhi, allora le corna se le è proprio meritate, perchè è un coglione, oppure gli faceva comodo che la moglie contribuisse al menage famigliare, e non si sono mai chiesti dove prendeva tutti quei soldi. E in questo secondo caso sono dei papponi.
Mutatis mutandis, nel caso delle due coppie politiche chi ha fornito a Veltroni e Zingaretti i nomi rispettivamente di Odevaine o Venafro? Il partito, cioè quel covo di malfattori che si sta rivelando, cancellando una volta per tutte la superiorità morale ed ideale che il partito di sinistra ha sempre vantato sugli altri, i quali altri, non si dimentichi, non scherzano? Oppure sono stati loro medesimi a sceglierli nel mazzo? E in tutti gli anni in cui sono stati gomito a gomito con quei due farabutti, non si sono accorti mai di nulla? Beh, allora non hanno nessuna giustificazione; e di avere al loro servizio diretto due farabutti se lo sono proprio meritati. Ma ora non possono chiamarsi fuori, ergendosi a paladini della moralità pubblica, loro vanno mandati a casa perchè non hanno neppure capito che le loro 'mogli' , non solo gli mettevano le corna, ma erano autentiche puttane, spacciavano e facevano rapine a mano armata. E ciò vale naturalmente anche per Marino che ha mezza giunta ed un quarto dei consiglieri comunali del suo partito in galera, e vale altrettanto per Alemanno che ha governato prima e che di guai ne ha prodotti e lasciati tanti, tantissimi, come le recenti inchieste di 'Mafia Capitale' vanno scoprendo e spiattellando ogni giorno.
In tante famiglie può accadere che uno dei coniugi metta di tanto in tanto le corna all'altro; cos'è una scappatella che in fondo non mina un rapporto solido? - così ci si giustifica; anzi talvolta potrebbe anche rinsaldare il legame fra i coniugi una scappatella o forse anche due di ciascuno dei coniugi. I quali, si spera, prima di convolare a giuste nozze hanno conosciuto se non bene ( le sorprese sono sempre possibili) almeno discretamente, chi si mettevano in casa stabilmente e con chi avrebbero diviso ogni sera il talamo.
Ma se oltre qualche corno, uno dei coniugi - facciamo la moglie - spaccia regolarmente o fa rapine, e l'altro non se ne accorge per lungo tempo oppure lascia andare fino a quando qualcun altro, magari la polizia o la magistratura, non gli apre gli occhi, allora le corna se le è proprio meritate, perchè è un coglione, oppure gli faceva comodo che la moglie contribuisse al menage famigliare, e non si sono mai chiesti dove prendeva tutti quei soldi. E in questo secondo caso sono dei papponi.
Mutatis mutandis, nel caso delle due coppie politiche chi ha fornito a Veltroni e Zingaretti i nomi rispettivamente di Odevaine o Venafro? Il partito, cioè quel covo di malfattori che si sta rivelando, cancellando una volta per tutte la superiorità morale ed ideale che il partito di sinistra ha sempre vantato sugli altri, i quali altri, non si dimentichi, non scherzano? Oppure sono stati loro medesimi a sceglierli nel mazzo? E in tutti gli anni in cui sono stati gomito a gomito con quei due farabutti, non si sono accorti mai di nulla? Beh, allora non hanno nessuna giustificazione; e di avere al loro servizio diretto due farabutti se lo sono proprio meritati. Ma ora non possono chiamarsi fuori, ergendosi a paladini della moralità pubblica, loro vanno mandati a casa perchè non hanno neppure capito che le loro 'mogli' , non solo gli mettevano le corna, ma erano autentiche puttane, spacciavano e facevano rapine a mano armata. E ciò vale naturalmente anche per Marino che ha mezza giunta ed un quarto dei consiglieri comunali del suo partito in galera, e vale altrettanto per Alemanno che ha governato prima e che di guai ne ha prodotti e lasciati tanti, tantissimi, come le recenti inchieste di 'Mafia Capitale' vanno scoprendo e spiattellando ogni giorno.
Veltroni un tempo, ed ora Zingaretti gomito a gomito con due mascalzoni
Chi era Odevaine? Il capo gabinetto dell'allora sindaco di Roma Veltroni, Uolter per tutti. E Venafro? Il capo gabinetto del governatore Zingaretti. Veltroni e Zingaretti diranno che erano capi gabinetto ed ora non lo sono più, e per Venafro, Zingaretti aggiungerebbe s'è dimesso da tempo e successivamente è finito dietro le sbarre. Non fosse stato per la indagine della Porcura di Roma, quando mai saremmo venuti a capo di questa cloaca umana all'ombra della politica? La stessa cosa potrebbe dire Uolter del suo ex capo gabinetto, il quale, caro ex sindaco, deve aver cominciato molto tempo fa a curare i suoi affari criminali, non l'altro ieri. Naturalmente non parliamo della gestione Alemanno e dei consiglieri comunali o regionali, di tutti gli schieramenti, finiti dietro le sbarre.
Ora due politici di lungo corso si sono allevati ed hanno tenuto stretti due autentici malfattori che hanno lucrato perfino sugli sputi da pulire per terra, per non parlare degli appalti per lavori pubblici e per iniziative assistenziali come quelle destinate ai Rom o agli immigrati?
Ma ci dicano allora dove vanno a scegliersi i collaboratori Uolter e Zingaretti, per incarichi di grande responsabilità come lo è quello di capo gabinetto? Nel partito che è diventato un allevamento intensivo di ladri ed autentici delinquenti? Ma come fa il cittadino a fidarsi di politici che non si accorgono - così dichiarano, protestando la loro totale ed assoluta estraneità, alla quale non si può non credere - di che pasta di merda sono fatti i loro più stretti collaboratori?
E se politici come loro, onesti ed anche bravi e capaci non si accorgono del malaffare o si girano dall'altra parte per non vedere, cosa dovremmo pensare di tanti loro colleghi, ai vertici delle istituzioni, che hanno consentito il malaffare proprio e dei loro più stretti collaboratori, in un giro di ricatti e collusioni ignobili?
Perchè a questi politici il paese dovrebbe riservare un trattamento di favore dovuto ai soli servitori dello Stato e della Comunità? Non bastavano le mazzette che si sono rubati per ogni cosa, al punto che nell'ambiente della malavita organizzata con i quali avevano stretti rapporti, i loro nomi venivano indicati con aggettivi del tipo 'signor trentamila euro'.
Bella storia, e Uolter e Zingaretti, onesti, come anche il pur onesto Marino non possono chiamarsi fuori. Chi ha suggerito loro i nomi di questi farabutti? Possibile che solo loro erano all'oscuro dei loschi traffici di questi collaboratori, noti a tutti come i signori del 5 o 10 o 20 % su ogni spesa anche quelle di carità?
Filippo Ceccarelli oggi su Repubblica sussurra un'altra ipotesi, rammentando che il cavallo di Caligola aveva come nome 'incitatus', e chi se non Caligola era il suo incitatore? che traduce così Ceccarelli: ricordate il caso di Andreotti e di Evangelisti, suo braccio destro e suo 'esattore' dai vari imprenditori, come il più famoso di tutti Gaetano Caltagirone che, alla sola vista di Evangelisti gli domandava, prima che aprisse bocca: 'A Fra' che te serve'? ed anche il caso della segretaria di Galan. perchè - dice Ceccarelli- ci deve essere nel paese del malaffare quello che si sporca le mani per conto del capo che deve rimanere, almeno all'apparenza, puro come un giglio. Ma non dimentica di ricordare sempre Ceccarelli che in questi due casi, alla fine del rapporto, per incidenti giudiziari, i due principali collaboratori hanno buttato la croce sulle spalle dei loro capi, come accadde con Andreotti ed anche con Galan, al quale le accuse più forti furono rivolte dalla sua ex Claudia Minutillo; e c'è anche il caso Marco Milanese che alla fine gettò anche lui la croce sulle spalle del suo ex capo, il ministro Tremonti.
Ora due politici di lungo corso si sono allevati ed hanno tenuto stretti due autentici malfattori che hanno lucrato perfino sugli sputi da pulire per terra, per non parlare degli appalti per lavori pubblici e per iniziative assistenziali come quelle destinate ai Rom o agli immigrati?
Ma ci dicano allora dove vanno a scegliersi i collaboratori Uolter e Zingaretti, per incarichi di grande responsabilità come lo è quello di capo gabinetto? Nel partito che è diventato un allevamento intensivo di ladri ed autentici delinquenti? Ma come fa il cittadino a fidarsi di politici che non si accorgono - così dichiarano, protestando la loro totale ed assoluta estraneità, alla quale non si può non credere - di che pasta di merda sono fatti i loro più stretti collaboratori?
E se politici come loro, onesti ed anche bravi e capaci non si accorgono del malaffare o si girano dall'altra parte per non vedere, cosa dovremmo pensare di tanti loro colleghi, ai vertici delle istituzioni, che hanno consentito il malaffare proprio e dei loro più stretti collaboratori, in un giro di ricatti e collusioni ignobili?
Perchè a questi politici il paese dovrebbe riservare un trattamento di favore dovuto ai soli servitori dello Stato e della Comunità? Non bastavano le mazzette che si sono rubati per ogni cosa, al punto che nell'ambiente della malavita organizzata con i quali avevano stretti rapporti, i loro nomi venivano indicati con aggettivi del tipo 'signor trentamila euro'.
Bella storia, e Uolter e Zingaretti, onesti, come anche il pur onesto Marino non possono chiamarsi fuori. Chi ha suggerito loro i nomi di questi farabutti? Possibile che solo loro erano all'oscuro dei loschi traffici di questi collaboratori, noti a tutti come i signori del 5 o 10 o 20 % su ogni spesa anche quelle di carità?
Filippo Ceccarelli oggi su Repubblica sussurra un'altra ipotesi, rammentando che il cavallo di Caligola aveva come nome 'incitatus', e chi se non Caligola era il suo incitatore? che traduce così Ceccarelli: ricordate il caso di Andreotti e di Evangelisti, suo braccio destro e suo 'esattore' dai vari imprenditori, come il più famoso di tutti Gaetano Caltagirone che, alla sola vista di Evangelisti gli domandava, prima che aprisse bocca: 'A Fra' che te serve'? ed anche il caso della segretaria di Galan. perchè - dice Ceccarelli- ci deve essere nel paese del malaffare quello che si sporca le mani per conto del capo che deve rimanere, almeno all'apparenza, puro come un giglio. Ma non dimentica di ricordare sempre Ceccarelli che in questi due casi, alla fine del rapporto, per incidenti giudiziari, i due principali collaboratori hanno buttato la croce sulle spalle dei loro capi, come accadde con Andreotti ed anche con Galan, al quale le accuse più forti furono rivolte dalla sua ex Claudia Minutillo; e c'è anche il caso Marco Milanese che alla fine gettò anche lui la croce sulle spalle del suo ex capo, il ministro Tremonti.
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