Prima del lungo servizio di ieri su Repubblica, a firma Sergio Rizzo, sui dirigenti pubblici, nel quale si spiegava che sono, anche dopo il taglio ai loro compensi dovuto al tetto massimo introdotto per legge, ancora fra i meglio pagati e non solo in Europa, un trafiletto con titolo bugiardo era apparso sul medesimo quotidiano, del seguente tenore: dipendenti pubblici meglio pagati ecc...
Letto il titolo, evidentemente falso a prima vista agli occhi di chi, come noi nella scuola, nel pubblico impiego ha lavorato per anni, nel breve trafiletto che anticipava l'articolo successivo , quello di Rizzo ben documentato, si diceva che l'età media degli impiegati pubblici in Italia è abbastanza alto. Alto rispetto a chi e che cosa? Rispetto all'età media dei dipendenti pubblici di paesi europei.
E poi si specificava, correggendo il titolo bugiardo, che in Italia erano ben pagati i dirigenti degli uffici pubblici, non i dipendenti. I quali hanno i loro stipendi al palo da ormai molti anni, e non è che prima fossero ben pagati al punto da giustificare l'arresto temporaneo dei loro compensi.
Già un'altra volta, con nostra grande meraviglia, avevamo letto che negli ultimi anni - evidentemente prima dell'arresto salariale - gli aumenti c'erano stati.
Noi, che negli ultimi trent'anni abbiamo insegnato in un Conservatorio, possiamo testimoniare che ombra di aumenti, neppure le ombre, si sono viste da molti anni a questa parte. E che da tempo immemorabile il nostro stipendio è rimasto identico, fra i più bassi d'Europa anche a fine carriera( in realtà in Italia nel pubblico impiego,scuola compresa, non c'è carriera di nessun genere, neanche salariale) senza parlare del dimezzamento che la conversione in Euro ha prodotto a nostro svantaggio.
Nei giorni scorsi si sono lette anche lamentele da parte di coloro che dicono, pensando alla scuola, che la priorità non può essere lo stipendio degli insegnanti ( c'è stata, a tal proposito, anche la minaccia di protesta eclatante alla prossima sessione di esami nell'università!). Sbagliano . Perchè l'investimento nella scuola parte dalla qualità degli insegnanti ai quali in buona parte va ricondotta la responsabilità sulla qualità ed incisività dell'insegnamento. E se gli insegnanti non svolgono il loro lavoro oltre che con professionalità anche con passione, i risultati si toccano con mano. E, del resto, a cosa attribuire, il mancato accesso all'università di molti giovani dopo le scuole superiori, se non al fatto che gli insegnanti - tralasciando altre difficoltà di natura familiare e sociale - non hanno saputo instillare nei giovani la necessità ed opportunità, per il loro futuro non solo professionale, dell'istruzione? E così il nostro paese è fra quelli d'Europa che ha la percentuale più bassa di laureati.
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lunedì 17 luglio 2017
mercoledì 12 luglio 2017
Dopo le nuove finte rovine sul Palatino urgono SPIEGAZIONI
Ha ragione Sergio Rizzo - passato da poco a 'Repubblica' - quando dalle colonne del suo nuovo giornale invoca spiegazioni urgenti sulla lunga catena di inefficienze, leggerezze,colpe che hanno condotto. messe assieme, a quello sgorbio di metallo eretto sul Palatino ed alla figuraccia internazionale della quale nessuno sembra preoccuparsi. Passi per la sindaca Raggi, per la quale una figuraccia in più non la farà cadere dal cavallo di Mar' Aurelio, sul quale continua a destreggiarsi tenendosi aggrappata alle redini imperiali, ma neppure Franceschini si dà pena, e neanche Zingaretti, governatore e Prosperetti, sovrintendente. Tutti implicati in questa afaire vergognoso che ancora una volta stigmatizza in quali mani siamo finiti noi e a chi AFFIDIAMO LA CUSTODIA E SALVARGUARDIA DELLA NOSTRA MEMORIA STORICA, QUEL PETROLIO CHE DOVREBBE ARRICCHIRCI E CHE E' GESTITO DA INCAPACI ANALFABETI.
In cima alla piramide di inefficienze ed incapacità gestionali siede Franceschini, il quale quando gli hanno presentato il progetto sulla carta ha dato immediatamente il suo benestare. Entusiasta.
Anche il sovrintendente Prosperetti non si è potuto sottrarre. Non ci ha neppure provato a vigiliare, ma forse neanche lui avrebbe trovato nulla da ridire, perchè 'ubi major...,. dopo che Franceschini aveva detto sì, poteva lui, povero, dire no, oppure ni? Ha parlato invece dopo che ha visto il mostro di metallo obbrobriare il Palatino. Ma il sovrintendente , a differenze del ministro 'mezzodisastro' è un tecnico. E se anche lui che è un tecnico non ci capisce, potrebbe chiedere lumi a qualcuno più bravo e competente di lui 8 (sebbene il competente dovrebbe essere lui... che è poi quello implicato nello scandalo delle statue coperte per la visita in Campidoglio del Presidente iraniano. Poi però a cose fatte, ha dichiarato a Repubblica, che lui non se lo aspettava fosse così gigantesco il mostro di tubi sul Palatino. Una figura di merda, si dice a Roma , in Italia e dovunque. Eppure resta al suo posto, dimostrando che dopo la figura di merda, ha anche una faccia di culo.
Poi c'è Zingaretti, che sicuramente sarà stato informato della cosa, dato il lauto finanziamento attraverso una società della Regione. Oppure occorre alla fine constatare che anche lì c'è una mancia di coglioni che non capiscono nulla del mestiere che sono incaricati a svolgere?
Uno potrebbe obiettare che se ci sono cascati Ferretti e Lo Schiavo, forse coinvolti dal regista Landi, allora è possibile che ci siano cascati, come loro, anche chi avrebbe dovuto vigilare sul progetto prima di dare il via libera, E vigilare sia dal punto di vista tecnico che artistico.
Di questo secondo aspetto, quello artistico, non parliamo neppure, perché grida vendetta più dello scandalo tecnico. Nessuno si è preso la briga di vedere, leggere, sentire la materia di cui si componeva la cosiddetta 'opera rock' che andava a rappresentarsi sul colle più famoso per la storia di Roma, incuranti della figura che si faceva agli occhi del mondo intero.
Poi naturalmente ci sarebbe da capire le ragioni per cui il Comune ha dato il patrocinio allo schifo sul Palatino. ma forse sia Raggi che il suo vice Bergamo , assessore 'alla ricrescita culturale', avrammo, a loro volta pensato: hanno detto sì Francechini, Prosperetti, Zingaretti... per una volta diamogli in contentino di non metterci di traverso.
IN questa vicenda ci sono molti lati oscuri che i diretti interessati, che non sono la produzione e gli autori - che andrebbero cassati dalla SIAE e dalla Camera di Commercio - che hanno pensato di fottere con un progetto ignobile le pubbliche istituzioni che hanno avallato e finanziato l'oscenità neroniana, ma proprio quelle pubbliche istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e non hanno vigilato, facendosi mettere nel sacco da affaristi senza scrupoli.
Se le domande non possono restare inevase, le risposte devono essere immediate e precise; e ad esse deve seguire che qualche testa cada.
Precisazione: abbiamo una volta usato un linguaggio da caserma... quando ci vuole ci vuole, e la caserma sta qui per la galera. E se non proprio la galera, almeno le dimissioni e la interdizione dai pubblici uffici.
In cima alla piramide di inefficienze ed incapacità gestionali siede Franceschini, il quale quando gli hanno presentato il progetto sulla carta ha dato immediatamente il suo benestare. Entusiasta.
Anche il sovrintendente Prosperetti non si è potuto sottrarre. Non ci ha neppure provato a vigiliare, ma forse neanche lui avrebbe trovato nulla da ridire, perchè 'ubi major...,. dopo che Franceschini aveva detto sì, poteva lui, povero, dire no, oppure ni? Ha parlato invece dopo che ha visto il mostro di metallo obbrobriare il Palatino. Ma il sovrintendente , a differenze del ministro 'mezzodisastro' è un tecnico. E se anche lui che è un tecnico non ci capisce, potrebbe chiedere lumi a qualcuno più bravo e competente di lui 8 (sebbene il competente dovrebbe essere lui... che è poi quello implicato nello scandalo delle statue coperte per la visita in Campidoglio del Presidente iraniano. Poi però a cose fatte, ha dichiarato a Repubblica, che lui non se lo aspettava fosse così gigantesco il mostro di tubi sul Palatino. Una figura di merda, si dice a Roma , in Italia e dovunque. Eppure resta al suo posto, dimostrando che dopo la figura di merda, ha anche una faccia di culo.
Poi c'è Zingaretti, che sicuramente sarà stato informato della cosa, dato il lauto finanziamento attraverso una società della Regione. Oppure occorre alla fine constatare che anche lì c'è una mancia di coglioni che non capiscono nulla del mestiere che sono incaricati a svolgere?
Uno potrebbe obiettare che se ci sono cascati Ferretti e Lo Schiavo, forse coinvolti dal regista Landi, allora è possibile che ci siano cascati, come loro, anche chi avrebbe dovuto vigilare sul progetto prima di dare il via libera, E vigilare sia dal punto di vista tecnico che artistico.
Di questo secondo aspetto, quello artistico, non parliamo neppure, perché grida vendetta più dello scandalo tecnico. Nessuno si è preso la briga di vedere, leggere, sentire la materia di cui si componeva la cosiddetta 'opera rock' che andava a rappresentarsi sul colle più famoso per la storia di Roma, incuranti della figura che si faceva agli occhi del mondo intero.
Poi naturalmente ci sarebbe da capire le ragioni per cui il Comune ha dato il patrocinio allo schifo sul Palatino. ma forse sia Raggi che il suo vice Bergamo , assessore 'alla ricrescita culturale', avrammo, a loro volta pensato: hanno detto sì Francechini, Prosperetti, Zingaretti... per una volta diamogli in contentino di non metterci di traverso.
IN questa vicenda ci sono molti lati oscuri che i diretti interessati, che non sono la produzione e gli autori - che andrebbero cassati dalla SIAE e dalla Camera di Commercio - che hanno pensato di fottere con un progetto ignobile le pubbliche istituzioni che hanno avallato e finanziato l'oscenità neroniana, ma proprio quelle pubbliche istituzioni che avrebbero dovuto vigilare e non hanno vigilato, facendosi mettere nel sacco da affaristi senza scrupoli.
Se le domande non possono restare inevase, le risposte devono essere immediate e precise; e ad esse deve seguire che qualche testa cada.
Precisazione: abbiamo una volta usato un linguaggio da caserma... quando ci vuole ci vuole, e la caserma sta qui per la galera. E se non proprio la galera, almeno le dimissioni e la interdizione dai pubblici uffici.
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lunedì 8 maggio 2017
Virginia Raggi si dimetta, e con Lei tutta la sua squadra. E Roma venga affidata a mani più capaci
Non passa giorno senza che le cronache raccontino errori, inciampi inefficienze passi falsi di Virginia Raggi e della sua giunta. E non passa giorno che tutto questo non ci venga raccontato soprattutto dalle pagine del Corriere della Sera che, da quando Sergio Rizzo ha assunto la direzione della redazione romana, sembra tenere la sindaca e la sua amministrazione sotto stretta sorveglianza. Anche se, occorre dirlo, di tale stretta sorveglianza non ci sarebbe neanche bisogno, perché errori, scivoloni, manchevolezze ed inefficienze della sindaca, quasi quotidiani, sotto gli occhi di tutti. L'aggiornamento per gli ultimi giorni è presto fatto.
Primo: emergenza rifiuti. Ci risiamo, l'impianto di Rocca Cencia - ci pare si chiami così - è fuori uso da qualche giorno. Motivo addotto dalla sindaca: sabotaggio. Che fa il paio con l'incidente dei 'frigoriferi' lasciati per strada, di qualche mese fa, quando la sindaca gridò al 'complotto'. Conseguenze: la città è nuovamente invasa dai rifiuti con il riemergere dei soliti problemi di salute per i cittadini : puzzo terribile, topi che fanno festa ecc... Virginia Raggi incolpa la regione, cioè Zingaretti, il qual rimanda alla sindaca l'accusa, addebitandole l'incapacità a gestire lo smaltimento dei rifiuti che, da quando è al governo - e cioè da un anno ormai - ritorna, puntuale, ciclicamente. Basta un nulla per farla riemergere nella sua drammaticità.
Secondo: incendio a Pomezia, il cui Comune è retto da un sindaco della stessa galassia stellare della Raggi - cioè a cinque stelle. Da venerdì, da quando cioè si è verificato l'incendio, erano le otto circa del mattino, i comunicati dei due sindaci si sono seguiti, intrecciati ed alternati in evidente contraddizione fra loro: prima per tranquillizzare i cittadini del Comune di Pomezia ed anche quelli dei paesi vicini, poi per allarmarli; prima con l'invito a non uscire di casa ed a tenere le finestre chiuse, poi per rassicurarli che l'aria era pulita ( per moto di dire, perché pulita certamente non era, ma era comunque priva di diossina); prima l'assicurazione che nel fabbricato deposito di rifiuti non c'era amianto e poi la certezza che l'amianto c'era. A sottolineare che nel Comune laziale c'è identica inefficienza amministrativa che ogni giorno si verifica a Roma, i comunicati della ASL cittadina che avrebbe dovuto autorizzare o vietare lo svolgersi di un evento sportivo. Una confusione quasi istituzionale. E che dire della denuncia fatta agli Uffici Comunali di Pomezia di irregolarità in quell'impianto, ignorata?
Terzo: limitandoci a Roma, l'illuminazione delle strade, stravolta da quelle luci più adatte ad un negozio di generi alimentari o ad un bagno pubblico (ammesso che ve ne sia ancora qualcuno a Roma) che a strade, vicoli e piazze monumentali o suggestive della Capitale; e successivo dietrofront a seguito di aspre critiche corali della cittadinanza.
Quarto: mancata conservazione e tutela dei monumenti. L'allarme viene ormai lanciato quasi ogni giorno. I monumenti, anche quelli restaurati di recente, subiscono quotidianamente assalti incivili e barbari. E la sindaca , come anche il suo vice, l'assessore alla 'ricrescita' culturale Bergamo, non sanno che opporre l'invito ad educare i cittadini al rispetto dei monumenti. Giusto invito. Ma mentre i monumenti vengono nuovamente imbrattati e profanati che si fa, in attesa che i cittadini siano educati? Nè la Raggi nè Bergamo sanno dare una risposta. Negli ultimi giorni sono intervenuti il presidente di Bulgari ed il proprietario dell'Hotel Hassler per invitare l'autorità cittadina a provvedere con la vigilanza soprattutto. Nessuna risposta dai destinatari dell'ammonimento.
Quinto, Sesto: buche, strade dissestate, verde pubblico trascurato, trasporti pubblici in tilt. La città appare ormai agli occhi di tutti, romani e non allo sbando abbandonata, trascurata, sull'orlo della sua rovina.
Sesto: dove consumare i posta 'a sacco'.Una proposta, certamente non venuta dall'inconcludente amministrazione capitolina, relativa alla consumazioni di pasti 'a sacco' da parte di pellegrini e turisti (ma solo di quelli che non possono permettersi l'albergo). Ci si lamenta giustamente che consumano i pasti, ad esempio, sulla scalinata di Trinità dei Monti, ma anche altrove. Ma non si indica una soluzione alternativa, perché è evidente che i turisti e i pellegrini che arrivano e ripartono in giornata da Roma, in qualche posto devono consumare il loro pasto 'a sacco'. Dove, allora? Perchè non si attrezzano, a tale scopo, le rive del Tevere, quelle che ogni estate vengono occupate da gazebo e bancarelle dove esporre mercanzie e paccottiglia civile o religiosa, e da spettacoli con musica a tutto volume, anche a due passi da ospedali che quiete cercherebbero? Attrezziamo le rive e diamo a pellegrini e turisti una alternativa.
Settimo: vogliamo aggiungere anche dell'altro, come la stazione ferroviaria completa nuovissima, a Vigna Clara, chiusa, in attesa della sentenza del Tar, a seguito di ricorso di un gruppo di cittadini ( ci si mette anche un tribunale amministrativo a creare confusione); o l'appalto per i lavori di sistemazione di Piazza Augusto Imperatore, dove il restauro del mausoleo è cominciato, che è bloccato - come ha raccontato l'altro ieri l'ex assessore Causi, sempre dalle pagine del Corriere?
Insomma, anche senza continuare nell'elenco dei disastri cittadini, il campionato dell'inefficienza e cattiva amministrazione, nel quale capolista è la Raggi e la sua squadra, non accenna a concludersi con la retrocessione nella serie 'dilettanti' - come ormai pensa la quasi totalità di chi visita Roma o segue le cronache quasi giornaliere della incombente rovina generale.
Che aspetta allora Virginia Raggi a ritirarsi in buon ordine, ammettendo incapacità e inefficienza amministrativa?
Primo: emergenza rifiuti. Ci risiamo, l'impianto di Rocca Cencia - ci pare si chiami così - è fuori uso da qualche giorno. Motivo addotto dalla sindaca: sabotaggio. Che fa il paio con l'incidente dei 'frigoriferi' lasciati per strada, di qualche mese fa, quando la sindaca gridò al 'complotto'. Conseguenze: la città è nuovamente invasa dai rifiuti con il riemergere dei soliti problemi di salute per i cittadini : puzzo terribile, topi che fanno festa ecc... Virginia Raggi incolpa la regione, cioè Zingaretti, il qual rimanda alla sindaca l'accusa, addebitandole l'incapacità a gestire lo smaltimento dei rifiuti che, da quando è al governo - e cioè da un anno ormai - ritorna, puntuale, ciclicamente. Basta un nulla per farla riemergere nella sua drammaticità.
Secondo: incendio a Pomezia, il cui Comune è retto da un sindaco della stessa galassia stellare della Raggi - cioè a cinque stelle. Da venerdì, da quando cioè si è verificato l'incendio, erano le otto circa del mattino, i comunicati dei due sindaci si sono seguiti, intrecciati ed alternati in evidente contraddizione fra loro: prima per tranquillizzare i cittadini del Comune di Pomezia ed anche quelli dei paesi vicini, poi per allarmarli; prima con l'invito a non uscire di casa ed a tenere le finestre chiuse, poi per rassicurarli che l'aria era pulita ( per moto di dire, perché pulita certamente non era, ma era comunque priva di diossina); prima l'assicurazione che nel fabbricato deposito di rifiuti non c'era amianto e poi la certezza che l'amianto c'era. A sottolineare che nel Comune laziale c'è identica inefficienza amministrativa che ogni giorno si verifica a Roma, i comunicati della ASL cittadina che avrebbe dovuto autorizzare o vietare lo svolgersi di un evento sportivo. Una confusione quasi istituzionale. E che dire della denuncia fatta agli Uffici Comunali di Pomezia di irregolarità in quell'impianto, ignorata?
Terzo: limitandoci a Roma, l'illuminazione delle strade, stravolta da quelle luci più adatte ad un negozio di generi alimentari o ad un bagno pubblico (ammesso che ve ne sia ancora qualcuno a Roma) che a strade, vicoli e piazze monumentali o suggestive della Capitale; e successivo dietrofront a seguito di aspre critiche corali della cittadinanza.
Quarto: mancata conservazione e tutela dei monumenti. L'allarme viene ormai lanciato quasi ogni giorno. I monumenti, anche quelli restaurati di recente, subiscono quotidianamente assalti incivili e barbari. E la sindaca , come anche il suo vice, l'assessore alla 'ricrescita' culturale Bergamo, non sanno che opporre l'invito ad educare i cittadini al rispetto dei monumenti. Giusto invito. Ma mentre i monumenti vengono nuovamente imbrattati e profanati che si fa, in attesa che i cittadini siano educati? Nè la Raggi nè Bergamo sanno dare una risposta. Negli ultimi giorni sono intervenuti il presidente di Bulgari ed il proprietario dell'Hotel Hassler per invitare l'autorità cittadina a provvedere con la vigilanza soprattutto. Nessuna risposta dai destinatari dell'ammonimento.
Quinto, Sesto: buche, strade dissestate, verde pubblico trascurato, trasporti pubblici in tilt. La città appare ormai agli occhi di tutti, romani e non allo sbando abbandonata, trascurata, sull'orlo della sua rovina.
Sesto: dove consumare i posta 'a sacco'.Una proposta, certamente non venuta dall'inconcludente amministrazione capitolina, relativa alla consumazioni di pasti 'a sacco' da parte di pellegrini e turisti (ma solo di quelli che non possono permettersi l'albergo). Ci si lamenta giustamente che consumano i pasti, ad esempio, sulla scalinata di Trinità dei Monti, ma anche altrove. Ma non si indica una soluzione alternativa, perché è evidente che i turisti e i pellegrini che arrivano e ripartono in giornata da Roma, in qualche posto devono consumare il loro pasto 'a sacco'. Dove, allora? Perchè non si attrezzano, a tale scopo, le rive del Tevere, quelle che ogni estate vengono occupate da gazebo e bancarelle dove esporre mercanzie e paccottiglia civile o religiosa, e da spettacoli con musica a tutto volume, anche a due passi da ospedali che quiete cercherebbero? Attrezziamo le rive e diamo a pellegrini e turisti una alternativa.
Settimo: vogliamo aggiungere anche dell'altro, come la stazione ferroviaria completa nuovissima, a Vigna Clara, chiusa, in attesa della sentenza del Tar, a seguito di ricorso di un gruppo di cittadini ( ci si mette anche un tribunale amministrativo a creare confusione); o l'appalto per i lavori di sistemazione di Piazza Augusto Imperatore, dove il restauro del mausoleo è cominciato, che è bloccato - come ha raccontato l'altro ieri l'ex assessore Causi, sempre dalle pagine del Corriere?
Insomma, anche senza continuare nell'elenco dei disastri cittadini, il campionato dell'inefficienza e cattiva amministrazione, nel quale capolista è la Raggi e la sua squadra, non accenna a concludersi con la retrocessione nella serie 'dilettanti' - come ormai pensa la quasi totalità di chi visita Roma o segue le cronache quasi giornaliere della incombente rovina generale.
Che aspetta allora Virginia Raggi a ritirarsi in buon ordine, ammettendo incapacità e inefficienza amministrativa?
martedì 27 dicembre 2016
Il governo della città di Roma affidato alla troppo fragile Virginia Raggi. Difficile possa durare ancora a lungo
Sergio Rizzo, approdato da qualche mese alla guida delle pagine romane del Corriere, proprio oggi annota che le due parole che la Raggi va pronunciando ogni giorno sono: stiamo lavorando. Le va ripetendo su tutti i fronti dove il Comune è impegnato, e sono ormai tanti. Solo che i frutti, in nessuno dei casi di 'lavoro' in cui la Raggi recita la giaculatoria di governo, si vede mai la fine e qualche pur piccolo frutto. E questo la rende ancora più vulnerabile, rinforzando in tutti la convinzione che Lei è persona incapace di governare per sua fragilità politica. Non personale.
Perciò quando abbiamo letto sui giornali, sempre oggi, del suo pianto, durante la messa natalizia nella sede della Caritas di Roma, la cosa ci ha lasciati indifferenti. L'avremmo capita apprezzata e sostenuta se quelle lacrime si fossero accompagnate ad una azione di governo costante e produttiva: anche la 'dura' Raggi ha un cuore. Ma... se un sindaco non riesce a concludere nulla di ciò per cui è stata eletta, cosa possono farci quelle lacrime? Sono semplicemente inutili.
Alla sua fragilità si accompagna l'incapacità di governare anche dei suoi collaboratori. La faccenda del Concertone di fine anno e l'alternativa proposta dall'assessore-vice sindaco Bergamo, pasticcione come la Raggi e forse ancor più pasticciato della Raggi, prima sui ponti del Tevere, dalle 3 del 1 gennaio in poi e , in parte, spostata al Circo Massimo fa semplicemente ancora una volta pensare che anche il suo gabinetto sia incapace di dar corso al mandato elettorale.
A questo punto con molte delle emergenze ancora irrisolte, nonostante lei ' stia lavorando', a vuoto, ciò che viene da augurare alla città di Roma, anche con tutto il prevedibile scombussolamento che potrebbe creare, è la rimessa del suo mandato e le sue dimissioni. Lei è troppo fragile ed incapace a reggere una città, e con Lei anche il suo movimento che, vien da ridere, attribuisce questa generale débacle, alla non corretta comunicazione - la Raggi sarebbe all'altezza del compito, solo che non riesce a farlo sapere, per la qual cosa il grande Di Maio, l'aspirante premier - Dio ce ne scampi!- ha regalato alla sindaca un esperto italo-greco.
Perciò quando abbiamo letto sui giornali, sempre oggi, del suo pianto, durante la messa natalizia nella sede della Caritas di Roma, la cosa ci ha lasciati indifferenti. L'avremmo capita apprezzata e sostenuta se quelle lacrime si fossero accompagnate ad una azione di governo costante e produttiva: anche la 'dura' Raggi ha un cuore. Ma... se un sindaco non riesce a concludere nulla di ciò per cui è stata eletta, cosa possono farci quelle lacrime? Sono semplicemente inutili.
Alla sua fragilità si accompagna l'incapacità di governare anche dei suoi collaboratori. La faccenda del Concertone di fine anno e l'alternativa proposta dall'assessore-vice sindaco Bergamo, pasticcione come la Raggi e forse ancor più pasticciato della Raggi, prima sui ponti del Tevere, dalle 3 del 1 gennaio in poi e , in parte, spostata al Circo Massimo fa semplicemente ancora una volta pensare che anche il suo gabinetto sia incapace di dar corso al mandato elettorale.
A questo punto con molte delle emergenze ancora irrisolte, nonostante lei ' stia lavorando', a vuoto, ciò che viene da augurare alla città di Roma, anche con tutto il prevedibile scombussolamento che potrebbe creare, è la rimessa del suo mandato e le sue dimissioni. Lei è troppo fragile ed incapace a reggere una città, e con Lei anche il suo movimento che, vien da ridere, attribuisce questa generale débacle, alla non corretta comunicazione - la Raggi sarebbe all'altezza del compito, solo che non riesce a farlo sapere, per la qual cosa il grande Di Maio, l'aspirante premier - Dio ce ne scampi!- ha regalato alla sindaca un esperto italo-greco.
lunedì 17 ottobre 2016
Divisa per due. La Roma storica, fra Stato e Comune. E Franceschini sta zitto
Se hai qualcosa da proporre o un problema da risolvere relativamente alla zona est di via dei Fori Imperiali devi rivolgerti alla Sovrintendenza Comunale; se la proposta o il problema riguarda invece la zona ovest di via dei Fori Imperiali, devi bussare ai palazzi della sovrintendenza nazionale.
Due sovrintendenze, due carrozzoni con centinaia di impiegati e dirigenti che si sono aggiudicati, come si fa con una partita a carte, l'amministrazione dei beni storici ed architettonici della città.
Sembra di vedere uno di quei film polizieschi in cui, per la cattura di un pregiudicato, allo scopo di attribuirsene il merito, si precipitano sul luogo del delitto tutte le forze di polizia. Mai che la cosa avvenga anche in presenza di crimini da reprimere .
L'arrivo di Sergio Rizzo, a capo della cronaca romana del Corriere, promette una panoramica sulla tragedia continua che è l'amministrazione cittadina. Intanto, le due sovrintendenze. Alle quali per porvi rimedio il confusionario Franceschini e e il sindaco nel pallone, Marino, cercarono di parlarsi e pensarono ad un comitato nel quale far confluire rappresentati dell'una e dell'altra, senza però abolirle. Senonchè alla seconda o terza riunione, si finì col litigare su chi avesse diritto alla presidenza e chi alla vice presidenza del comitato, e tutto restò come prima.
E cioè che per muovere un sampietrino ad est della via dei Fori Imperiali, ci si deve ancora rivolgere a Parisi Presicce, mentre per sampietrini da rimuovere o da rimpiazzare ad ovest della medesima via, a Prosperetti. Per fortuna che almeno i cognomi dei due cominciano con la stessa lettera, la 'P' - almeno qualcosa in comune l'hanno.
Poi - racconta Rizzo- arrivò Tronca con ben altri problemi da risolvere e la vita di quel nascituro comitato, andò a farsi bendire. Fortunatamente, aggiunge il giornalista, perchè altrimenti a confusione altra confusione si sarebbe aggiunta.
I problemi, alla faccia di Franceschini che vuole rifare la platea del Colosseo, restano, anche perchè aggiunge Rizzo, non c'è solo la zona est e quella ovest di via dei fori Imperiali, Accade anche che il Colosseo sia di competenza statale, ma sulla zona in cui sorge, invece, la competenza è comunale.
Insomma Franceschini deve decidere se spostare il selciato attuale del Colosseo in zona ovest e portarvi invece quello delle zona est. Oppure, qualora l'operazione sul selciato si rivelasse difficile, se optare per lo spostamento del Colosseo. Visto che siamo in tempo di grandi lavori, ordini che lo si sollevi e lo si impianti in un luogo dove il conflitto di competenza cessi.
Due sovrintendenze, due carrozzoni con centinaia di impiegati e dirigenti che si sono aggiudicati, come si fa con una partita a carte, l'amministrazione dei beni storici ed architettonici della città.
Sembra di vedere uno di quei film polizieschi in cui, per la cattura di un pregiudicato, allo scopo di attribuirsene il merito, si precipitano sul luogo del delitto tutte le forze di polizia. Mai che la cosa avvenga anche in presenza di crimini da reprimere .
L'arrivo di Sergio Rizzo, a capo della cronaca romana del Corriere, promette una panoramica sulla tragedia continua che è l'amministrazione cittadina. Intanto, le due sovrintendenze. Alle quali per porvi rimedio il confusionario Franceschini e e il sindaco nel pallone, Marino, cercarono di parlarsi e pensarono ad un comitato nel quale far confluire rappresentati dell'una e dell'altra, senza però abolirle. Senonchè alla seconda o terza riunione, si finì col litigare su chi avesse diritto alla presidenza e chi alla vice presidenza del comitato, e tutto restò come prima.
E cioè che per muovere un sampietrino ad est della via dei Fori Imperiali, ci si deve ancora rivolgere a Parisi Presicce, mentre per sampietrini da rimuovere o da rimpiazzare ad ovest della medesima via, a Prosperetti. Per fortuna che almeno i cognomi dei due cominciano con la stessa lettera, la 'P' - almeno qualcosa in comune l'hanno.
Poi - racconta Rizzo- arrivò Tronca con ben altri problemi da risolvere e la vita di quel nascituro comitato, andò a farsi bendire. Fortunatamente, aggiunge il giornalista, perchè altrimenti a confusione altra confusione si sarebbe aggiunta.
I problemi, alla faccia di Franceschini che vuole rifare la platea del Colosseo, restano, anche perchè aggiunge Rizzo, non c'è solo la zona est e quella ovest di via dei fori Imperiali, Accade anche che il Colosseo sia di competenza statale, ma sulla zona in cui sorge, invece, la competenza è comunale.
Insomma Franceschini deve decidere se spostare il selciato attuale del Colosseo in zona ovest e portarvi invece quello delle zona est. Oppure, qualora l'operazione sul selciato si rivelasse difficile, se optare per lo spostamento del Colosseo. Visto che siamo in tempo di grandi lavori, ordini che lo si sollevi e lo si impianti in un luogo dove il conflitto di competenza cessi.
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giovedì 29 settembre 2016
ROMA in rovina. Anche i due sovrintendenti, Parisi Presicce e Prosperetti denunciano e sono essi stessi allo sbando
L'appello denuncia di Prosperetti, sovrintendente di qualche cosa a Roma, non importa più quale, ha lanciato ieri un appello. Se non si affidano i singoli monumenti o beni storico/artistici da tutelare a singoli cittadini o istituzioni è finita. Lo Stato non ha soldi per tutelare, restaurare, proteggere l'immenso patrimonio che ci è stato regalato della storia, senza alcun merito nostro, con l'unico incarico di conservarlo per tramandarlo a nostra volta alle generazioni future. E noi non siamo capaci neanche di questo. Lo Stato spendaccione, lo Stato delle 'incompiute' pubbliche messe in cantiere per favorire questo o quella amministrazione, questo o quel potente di turno, non ha i soldi per custodire i nostri beni culturali. E non ha neppure i soldi per custodire, vigilandolo, un bene storico/architettonico di recente restaurato e restituito ai cittadini, la Scalinata di Trinità dei Monti. Per la quale un altro sovrintendente di Roma, non sappiamo a cosa, Parisi Presicce ( noto alle cronache per aver ingabbiato le statue del Campidoglio durante la visita del premier iraniano e per aver attribuito il restauro della Scalinata a Fendi piuttosto che a Bulgari, per ben due volte e in pubblico - evidentemente non ci sta con la testa) ha lanciato il grido di allarme: finora abbiamo avuto due vigili in più per turno per la vigilanza alla restaurata Scalinata di Trinità dei Monti, solo perché avevamo turni straodinari da smaltire. Quando questo smaltimento di turni - che si esaurirà in poco tempo, a differenza dello smaltimento dei rifiuti che è tuttora una criticità - la Scalinata sarà di nuovo 'incustodita', alla mercè di incivili e vandali, sempre in agguato. Che i quattro cartelli, poco visibili, posti due in basso e due in alto, non preserveranno la Scalinata dai suoi barbari frequentatori.
E quando invece non ci sono problemi di soldi, come nel caso del Mausoleo di augusto, in scandaloso abbandono, per il cui restauro si è fatto avanti un donatore, TIM, con sei milioni di Euro, Parisi Presiscce in coppia con i disastrati burocrati del Campidoglio, rischia di annullare la donazione - come ha denunciato Sergio Rizzo ieri dal Corriere della Sera- se i lavori non cominciano entro la fine di questo ottobre. Nè Franceschini, nè Renzi prendono posizione, mandando a casa questi inetti, tanto meno lo fa la Raggi sempre più nel pallone.
E quando invece non ci sono problemi di soldi, come nel caso del Mausoleo di augusto, in scandaloso abbandono, per il cui restauro si è fatto avanti un donatore, TIM, con sei milioni di Euro, Parisi Presiscce in coppia con i disastrati burocrati del Campidoglio, rischia di annullare la donazione - come ha denunciato Sergio Rizzo ieri dal Corriere della Sera- se i lavori non cominciano entro la fine di questo ottobre. Nè Franceschini, nè Renzi prendono posizione, mandando a casa questi inetti, tanto meno lo fa la Raggi sempre più nel pallone.
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