domenica 4 ottobre 2026

Allarme Sanità pubblica. Molti pedici lasciano gli ospedali ( turni massacranti, malpagati. insicurezza nei reparti) e lavorano nel privato ( da Corriere Adriatico)

 

Davide Turchino (Foto: LinkedIn)© Social (Facebook etc)

Solo nel 2025 sono stati 3.767 i medici del settore pubblico che hanno dato le dimissioni, con una piaga particolarmente grave nel Mezzogiorno (che registra 1.166 addetti persi). A lanciare l'allarme è il sindacato Anaao Assomed, che riscontra nelle principali motivazioni turni massacranti e stipendi non allineati all'Europa che fanno fuggire professionisti in carriera.

Tra questi c'è Davide Turchino, chirurgo vascolare, che a 36 anni è passato dal settore sanitario pubblico a quello privato e oggi lavora in una clinica convenzionata a Battipaglia, in provincia di Salerno. Una scelta che rifarebbe senza pensarci due volte: ha più tempo a disposizione e uno stipendio che ritiene finalmente adeguato.

Il taglio in busta paga 

Turchino lavorava come ricercatore con ruolo assistenziale al Policlinico Federico II di Napoli: «Dopo la laurea e la specializzazione il professore mi aveva chiesto di restare. Facevo attività scientifica e mi occupavo anche dei pazienti», ha raccontato a La Repubblica. Come tutti i medici universitari, Turchino era stato assunto con un contratto ibrido: per metà era l'università a pagarlo – circa 1.700 euro al mese – e per metà l'ospedale. In totale riusciva ad arrivare «a 2.900-3.000 euro al mese».

Nel 2025, però, i nuovi accordi tra Regione Campania, ospedali e atenei hanno stravolto la situazione: «Hanno cambiato le retribuzioni e mi sono trovato con una busta paga più bassa di 900 euro - spiega Turchino -. Ho deciso di andarmene, visto che ho avuto un’opportunità nel privato».

Più libertà e uno stipendio adeguato

Oggi il chirurgo lavora in una clinica privata a Battipaglia, nel Salernitano. Lo stipendio base è inferiore (circa 2.200 euro al mese), ma il vero guadagno viene dalla libera professione: «Ho la libertà di fare tutta l’attività privata che voglio senza alcun vincolo, arrivando anche a quadruplicare il fisso che ricevo dalla clinica».

Pur non svolgendo più interventi ad alta complessità come quelli sull'aorta, si ritiene comunque soddisfatto dei lavori che svolge e la sua qualità della vita è cambiata: «A un certo punto bisogna fare una scelta nella vita e io preferisco non avere turni notturni o festivi, reperibilità». E nonostante un'esperienza in Germania, dove gli avevano offerto di rimanere e dove «gli stipendi arrivano anche a 7-8 mila euro al mese», ha preferito tornare a casa.

L'esodo dei medici tra ritmi massacranti e rischio burnout

La vicenda di Turchino è lo specchio di una crisi che attraversa l'intera penisola. Ad abbandonare il settore pubblico non solo solo i camici bianchi prossimi alla pensione, ma soprattutto i giovani e i professionisti nel pieno della maturità clinica, la cui età media si attesta intorno ai 48 anni.

«Non si tratta di una fisiologica mobilità professionale ma di un esodo, guidato da turni massacranti, stipendi non allineati all'Europa, condizioni di lavoro al limite del burnout e aggressioni nei reparti», spiega Pierino Di Silverio, segretario nazionale Anaao Assomed. I dati parlano da sé: «Nel 2025, per ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 si sono dimessi e 77 sono usciti dal sistema pubblico, tra pensionamenti e altre cause».

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