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sabato 29 novembre 2014

Rusalka ha fatto boom!

Come sia andata l'altra sera, all'Opera di Roma, con la serata inaugurale di stagione, non ci è dato di sapere, nonostante che abbiamo letto la maggior parte dei quotidiani.
 Di certo si dava Rusalka, approdata all'Opera prima d'ora già otto anni fa (Roma è forse l'unico teatro dove in meno di 10 anni abbiano rappresentato due volte l'opera di Dvorak), il direttore, al suo debutto a Roma, è stato strattonato dalla critica sia di destra che di sinistra ( è importante  segnalarlo perché la critica di destra e quella di sinistra si spartiscono i compiti) il regista era Krief che ha avuto a disposizione appena 50.000 Euro per l'allestimento (forse ne ha presi di più per la regia, dovendosi egli spremere le meningi per pescare nei magazzini del teatro  tutto quello che poteva essere utile per il nuovo /vecchio allestimento) ha inscheletrito il mondo favolistico; e le voci, la principale delle quali, femminile,  è stata sostituita per indisposizione  negli ultimi giorni, non sappiamo di che pasta fossero fatte. Chi dice che erano assolutamente inadatte, chi ne salva la metà chi le promuove in toto, a seconda che fossero di destra o sinistra - i critici s'intende. Fra i quali c'erano i vedovi o le vedove di Muti , che lo rimpiangeranno in eterno (dimenticando di annotare che l'allestimento e il cast dell' Aida andata in fumo costava all'incirca 1.500.000 Euro) e che, inconsolate, vagano per le sabbie egizie; coloro i quali, anzi uno, che raccontava per l'ennesima volta la storia di Rusalka - che palle! - per non sporcarsi le mani, e, nel frattempo, prendeva tempo e spiava le mosse degli altri ( era un pezzo, bello corposo, da pubblicare alla vigilia e che, per mancanza di spazio, è finito all'indomani della prima); e poi c'era il cantore/poeta con il pensiero sempre verso Muti e famiglia ( altrimenti  non gli avrebbero fatto presentare al festival ravennate, una sua opera: beccato, diavoletto di un critico!) ma che ora vuole salvare capra e cavoli, dove i cavoli sono i suoi rapporti anche lavorativi con Fuortes, da Roma a Bari e ritorno.
 L'univo forse che dava conto, in breve, con un pezzo tozzo, era un critico 'da destra': poche annotazioni anche sull'esito della serata. Abbiamo anche letto di applausi di cortesia, ed anche di nove minuti di applausi. Vi meravigliate?  Nove minuti di applausi  possono essere di sola cortesia. Zitti!
 Alla serata inaugrale, per non offendere il compaesano Riccardo,  il presidente Napolitano non aveva partecipato, perchè -  secondo il comunicato ufficiale del Quirinale, non richiesto - stava già preparando le valigie per il prossimo autosfratto;  e neppure Franceschini  il quale aveva prenotato un lungo fine settimana in Marocco con la sua bella, con la quale da quando s'è sposato non gli era riuscito ancora di portarla fuori; Marino era assente perchè ci  aveva da fare (gli si era bucata la ruota della bicicletta sul Raccordo e stava attendendo il 113), e Zingaretti era impicciato con la sagra dell'olio  ai Castelli, e perciò ha girato alla larga da Piazza  Beniamino Gigli.
 In compenso però c'era, al gran completo, il solito generone romano agghindato come la madonna di Pompei; c'era il ministro Padoan, unico caso di forte presenza istituzionale (per mantenere la promessa fatta alla sua signora: domani ti porto all'Opera!) - e c'era l'assessore Marinelli, altro sponsor di Fuortes.
 Poi, scendendo giù giù (non si sono letti i nomi dei consiglieri di amministrazione né del direttore artistico che erano tutti impegnati o in altri teatri o a preparare l'albero di Natale) c'era Piovani e c'era anche Cagli. Non starà mica pensando di accasarsi per l'ennesima volta, al Teatro dell'Opera, ora che ha deciso di lasciare, dopo una ventina d'anni, Santa Cecilia? La santa della musica ci protegga!

domenica 2 novembre 2014

Finchè c'é Muti, nessuna Aida nel mondo. Alla Scala si pensa già al prossimo primo maggio, quando verrà aperta l'EXPO. Turandot si fa o non si fa?

Finché Muti, il più grande interprete verdiano vivente, è in attività, nessuno tocchi Aida, per cominciare. Poi la stessa cosa  si dirà necessariamente per Trovatore, Rigoletto, Falstaff, Otello. Non per Traviata. perché per Traviata è stato proprio lui a rompere negli anni scaligeri un tabù: come si può - si diceva allora a Milano - riprendere Traviata,  dopo la Callas? Muti,  pensa che ti ripensa, un giorno decide di infrangere il divieto, e presenta in palcoscenico Tiziana Fabbricini. Sono trascorsi molti anni da allora, ed ora non serve neppure rispolverare le cronache del tempo per rinfrescare la memoria sulla  vittoria o meno della giovane cantante, della quale poi non  s'è parlato tanto. Comunque lui  infranse il divieto, dimostrando che si può, anzi si deve cantare Traviata anche dopo la Callas. Si potrà mai fare Aida dopo che Muti ha abbandonato il podio dell'Opera di Roma proprio  quando lo si attendeva con quel titolo verdiano? Muti, in verità, non ha detto alcunché su questo, ma i suoi fedelissimi  hanno creduto di interpretarne il pensiero, quando hanno detto che, andato via Muti, era impossibile trovare un  altro direttore che salisse sul podio  del maestro per dirigervi lo stesso titolo. Nessuno ha voluto rischiare, a detta dei dirigenti dell'Opera, che sono il competentissimo Fuortes, artefice dell'attuale disastro generale, e il suo (di Muti)  fido direttore artistico Alessio Vlad,  ormai alla fine della corsa.
 Forse hanno concluso il cattivo pensiero venuto al maestro, quando, non ancora dimissionario, aveva letto il titolo Aida nella programmazione di Santa Cecilia affidata a Pappano,  e che, secondo alcuni, Muti avrebbe interpretato come una sfida.
 Dunque anche Santa cecilia dovrebbe cancellare Aida per una ragione in più, e cioè  perché Muti non può esser sfidato da Pappano?
  Ed allora tutte le Aide in programma nel mondo dovrebbero essere sostituite da mille Rusalke che certamente non faranno mai le dieci Aide cancellate?
 Che pensieri sono questi? Il 'mondo' verdiano si dovrebbe fermare perché in circolazione c'è un direttore che non ha pari in questo repertorio?
 Parliamo d'altro, di Riccardo Muti. Il quale da Vienna dove ha fatto tappa con la sua orchestra di Chicago ha dichiarato che d'ora in poi non accetterà mai più un incarico stabile. Un volta terminato quello con Chicago? Dappertutto? No, ha risposto il maestro, solo in Italia.  E fa bene, perchè rischierebbe una terza, ancor più ingloriosa, ritirata. Due  bastano ed avanzano, come si dice.
Che succede nel frattempo all'Opera di Roma ed alla Scala?
 A Roma il direttore che sostituisce  Muti, Jensen, non sa cosa accade in teatro, lui sa solo che Aida non avrebbe accettato di dirigerla, perché Muti è ... E il regista Denis Krief, che da anni lavora in Itali, non sa cosa accade a Roma, dove sta per mettere in scena Rusalka; lui vive all'estero e non è informato e neppure si informa  sul teatro dove sta per sbarcare - secondo le dichiarazioni dei due al Corriere, intervistati da Valerio Cappelli.
 E a Milano? Pereira, chiede, in ginocchio, con sei mesi di anticipo, ai lavoratori cosa vogliono fare il primo maggio 2015, quando si inaugurerà l'EXPO e in cartellone c'è la prima di Turandot diretta da Chailly? Avranno la faccia di rispondere che quel giorno è consacrato al riposo, mentre tutta Milano sarà al lavoro?Al posto di Pereira, ricevendone risposta negativa, ingaggerei - con i soldi dei salari decurtati per il giorno di sciopero - l'Orchestra esternalizzata dell'Opera di Roma, magari per una sola recita, con prova d'insieme alla vigilia. Così, per mostrare il nuovo corso della musica in Italia all'Esposizione Universale di Milano.

mercoledì 15 ottobre 2014

Rusalka al posto di Aida per inaugurare l'Opera di Roma. Il sindaco Marino sagrestano del sovrintendente Fuortes

Anche questa decisione del sovrintendente Fuortes, appoggiata apertamente da Marino, pone seriamente il problema della sua sostituzione. Fuortes non può assumere decisioni suicide che gli faranno dire, quando le recite della nuova opera non saranno esaurite che sarà colpa della cattiva fama e della cattiva stampa piovuta sul Teatro dell'Opera di Roma, dopo l'uscita di Riccardo Muti,  a causa del clima non sereno in teatro, a seguito degli scioperi degli orchestrali, ultimi quelli a Caracalla.
 Se Muti  ha disdetto il contratto - ne aveva uno? e con lui ne avevano anche i cantanti ed il regista? che fine hanno fatto, cancellandosi l'opera? - il direttore artistico trova un altro direttore per dirigere l'Aida. Non è possibile che siccome Muti è andato via, anche l'opera che avrebbe avuto la sua direzione deve  essere cancellata - al mondo siamo tutti utili, ma nessuno è indispensabile ed insostituibile - e del resto se il grande direttore ha lasciato il podio non è pensabile che non vi sia al mondo un altro direttore capace di sostituirlo per quel titolo, senza naturalmente essere un altro Muti. Invece il direttore artistico, emanazione di Muti, si chiama fuori, e il sovrintendente che  a tutti sta dimostrando quanto capisca di opera e di gestione di un grande teatro, sostituisce il titolo popolarissimo con un'opera che certamente - scommettiamo? - non riempirà il teatro.  Dunque Fuortes ha tirato fuori dal suo cilindro un titolo sconosciuto  e con un direttore altrettanto sconosciuto, mentre avrebbe potuto averne uno conosciuto per l'Aida orfana di Muti. L'unico nome noto è quello del regista, Krief - perchè la regia è forse l'unico settore del quale Fuortes sa qualcosa, come ha dimostrato, almeno un pò, già a Bari; mentre  la musica non gli appartiene, non entra nei suoi orizzonti, mentre qualche nome di registi lo mastica anche lui.
E, naturalmente, come nelle migliori tradizioni delle istituzioni italiane, con un cast tutto straniero, dell'est europeo, cosa ovvia per un'opera non di repertorio e da cantarsi, come è normale, nella lingua originale, ma per nulla ovvio in un teatro in gravi difficoltà economiche. E in questo anche lui va ad inserirsi nel solco di una  ignobile tradizione.
 Molti manager ai vertici delle nostre istituzioni culturali, infilativi dalla politica, non solo aggiungono disastri a disastri, ma stanno anche eliminando la musica italiana. Due grandi istituzioni come l'Accademia di S. Cecilia e l'Orchestra sinfonica nazionale della RAI, che hanno in comune qualche dirigente - il vice presidente dell'Accademia è Sovrintendente dell'Orchestra Rai, e si chiama Michele Dall'Ongaro - la pensano in maniera quasi identica  sui musicisti italiani, e cioè non li stimano affatto, visto che le due stagioni si fanno senza di loro. Leggere i rispettivi cartelloni per verificare. Sicuramente i vertici dell'una e dell'altra istituzione, di rimando, possono anche immaginare quel che i musicisti italiani pensano di loro: e cioè che non li stimano affatto, attribuendo loro la gravissima colpa di distruggere la musica italiana  a vantaggio di quella straniera, sostenuta da agenzie con le quali - perché non manifestare  apertamente anche tale dubbio? - potrebbero avere interessi comuni, non esclusivamente artistici.
 E il mondo musicale assiste impotente alla sua distruzione ad opera dei suoi stessi esponenti.