Visualizzazione post con etichetta Barca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Barca. Mostra tutti i post
lunedì 13 giugno 2016
La tragedia infinita del teatro Valle a Roma non è ancor giunta alla fine
Tre mesi fa abbiamo scritto per l'ennesima volta del Teatro Valle ( come si potrà leggere nel post che riproduciamo qui sotto), chiuso ed abbandonato da due anni, senza che nulla accadesse dopo, nonostante le assicurazioni di assessori ( Barca prima e Marinelli poi) proni al sindaco 'faccia di Marino', e di operatori culturali guidati da Marino Sinibaldi( direttore di Radio3, direttore Teatro di Roma, direttore di mille altre cose, candidato ad assessore alla cultura in caso di vittoria di Giachetti. Che altro deve fare? ) che doveva fungere da garante per l'esercito di occupanti 'ILLEGALI' dello storico teatro.
Passano due anni e nulla accade, tre mesi fa viene firmata la convenzione fra Stato e Comune per il passaggio di proprietà, e lo stanziamento, che loro definiscono 'spedito', di 3 milioni necessari al restauro del teatro, precedente la sua riapertura, che veniva data per sicura, a marzo, in tempo per la prossima stagone teatrale.
Passano ancora tre mesi e ieri si viene a sapere che il finanziamento spedito non è stato ancora spedito, e che ci vorrà ancora del tempo e che, infine , in lavori non potranno essere appaltati se non verso la fine dell'anno. E quindi addio anche alla prossima stagione, se ne riparlerà, se tutto andrà a buon fine- come nessuno spera più- per la stagione 2017-18.
E Franceschini e la sua bella Di Biase ( che aveva nella passata legislatura comunale il ruolo di presidente della Commissione cultura del Campidoglio, e che nelle recenti elezioni è risultata la più votata a Roma, oltre che la più bella consigliera, alla quale il marito ha regalato una importante operazione di 'recupero' nella sua circoscrizione elettorale, facendo apertamente campagna elettorale per Lei ma con i soldi nostri) che fanno? Latitano. Il commissario Tronca ormai è con un piede fuori, e i prossimi candidati al Campidoglio neppure sanno che esiste il problema Teatro Valle 'bene comune'.
Ieri Pierluigi Battista, sul Corriere, giustamente faceva notare che egli non sostenne l'occupazione ritenendola illegale. Ma ora, il povero giornalista che non può che inveire e denunciare, è costretto a denunciare che nulla si può fare con il governo del paese e della città ugualmente illegali, perchè inadempienti rispetto agli impegni assunti per il Teatro Valle. Ma contro di loro non si può mandare la polizia per stanarli e portarli nella pubblica piazza dove li attendono gli insulti e non solo gli insulti dei cittadini. Al contrario, proprio l'altro ieri, la 'seconda' occupazione degli ex occupanti del Valle che si sono sentiti presi in giro, in poco tempo è stata sventata dalla polizia.
Solo oggi abbiamo appreso che la proprietà dello storico teatro Valle, a Roma, è passata dallo Stato al Comune di Roma, e che ambedue i soggetti metteranno insieme circa 3 milioni di Euro per procedere - loro dicono 'speditamente' - al restauro completo dell'edificio ed al suo ammodernamento e successivamente alla riapertura ed all'affidamento, probabilmente al Teatro di Roma - asso pigliatutto - gestito dai compagnucci del partitino al governo della città e che ha già la gestione, oltre che del Teatro Argentina, di altri spazi teatrali. Insomma un vero e proprio circuito teatrale destinato a soddisfare, passando ogni volta di mano ad ogni cambio di governo della città, gli appetiti di cosiddetti operatori culturali nati e formati all'ombra di qualche sezione di partito.
E noi che pensavamo - visto che il teatro è chiuso dall'estate del 2014 - che i solertissimi Franceschini e la sua compagna ed ora moglie De Biase, e Marino e la Marinelli avevano già avviato i lavori di restauro e ripristino della storica sala, oltre che della sua illustre facciata del Valadier. No, tutto come due anni fa circa, nel frattempo il teatro è rimasto chiuso e forse il suo deperimento strutturale è andato ancora avanti.
Nella discussione sul futuro del teatro Valle si è inserita ora la Fondazione Romaeuropa, apparentemente alla chetichella, ma per vantare una specie di diritto di prelazione sulla gestione del teatro, per bocca di Fabrizio Grifasi direttore generale ed artistico della Fondazione e dell'omonimo festival, e membro del CdA 'A VITA'.
Dice Grifasi: prima di destinare lo spazio nel centro di Roma a qualcuno, si discuta della sua finalità, di quale progetto impiantarvi, perché anche il Teatro Valle non può finire ad essere una scatola che vive di 'ospitate'. Grifasi naturalmente, senza dirlo apertamente, fa capire di poter vantare qualche diritto, se quello spazio viene destinato a 'coltivare' la nuova creazione teatrale', nel quale campo la fondazione da lui diretta 'A VITA' si è specializzata. A proposito di Grifasi ed anche della Veaute, anch'ella Presidente 'A VITA' della medesima fondazione, specializzatasi anche in 'VITALIZI', perché non schiodano lasciando, dopo molti anni ormai, il posto ad altri?
Non lo diciamo perché abbiamo qualche mira, noi non siamo più in età da essere considerati all'altezza. Dunque lo diciamo per i 'Nuovi teatranti' ai quali la Fondazione terrebbe immensamente, a suo dire, mentre è governata da vecchi ( meglio 'adulti' che però diventeranno anche vecchi restando sempre lì, ' A VITA'), attaccati alle poltrone, come nessun altro.
Ora, si sa anche della mancanza cronica di spazi teatrali nei quali ospitare le manifestazioni del festival che dopo essere stato condensato per anni nella stagione estiva, e su palcoscenici allestiti ad hoc ( negli ultimi anni a Santa Croce in Gerusalemme) ora ha una programmazione autunnale, spalmata lungo due o tre mesi, ospitata dove può.
E' evidente che Grifasi e la sua Fondazione, di cui è membro 'A VITA', guardano al Valle anche come ad un possibile spazio nel quale trasferire buona parte della programmazione festivaliera. Insomma come si dice a Roma, con 'una fava due piccioni', sbattendo in faccia soltanto la nobilissima idea che chi avrà la gestione del Valle , l'otterrà con un progetto ed una finalità degne del teatro e di una autonoma consistenza culturale. Come soltanto la Fondazione Romaeuropa potrebbe garantire - che è ciò che vuol dire Grifasi, ma che non ci trova d'accordo.
Perchè se Romaeuropa continua a fare ciò che ha sempre fatto - magari ogni tanto con nuovi filoni di interesse e nuovi artisti, mentre invece per la gran parte sono sempre gli stessi; questo basta e avanza - al Valle possono provvedere altri. O bisogna pensare che senza Grifasi la cultura a Roma rischia di dissolversi?
mercoledì 27 aprile 2016
Tronca azzera la cultura a Roma - Netrebko non canta a Londra - British Museum espone la Sicilia
Per il Natale di Roma, neanche una settimana fa, il commissario Tronca aveva dichiarato di voler investire sulla cultura; ne era così convinto da lanciare la parola d'ordine: 'ROMA CULTURA CAPITALE'. Ma si trattava di una BUFALA, della solita tecnica dell'annuncio smentito a ventiquattr'ore di distanza dallo steso interessato.
I soldi per festeggiare il Natale di Roma li aveva trovati ( dove, ci dica Tronca, se poi non ne ha e non riesce a trovarne per nient'altro), sebbene si trattasse di una celebrazione semi improvvisata; quelli per la cosiddetta 'estate romana' trasformatasi ormai nell'inverno romano (del nostro scontento), non ce li ha e non sa neanche dove trovarli. In realtà non gli frega e quindi neppure si da da fare. Raschiando il fondo del barile, già raschiato da Alemanno, Marino, ha racimolato la bellezza di 500.000 Euro, contro i già insufficienti 750.000 dell'edizione 2015.
E non finisce qui. I criteri per accedere al bando per ottenere alla fine della festa non più di 25.000-30.000 Euro a soggetto partecipante, sono la negazione del concetto di cultura - non è necessario che li stiamo ad elencare; basti solo sapere che quei criteri li stabilì quella mente dell'illuminata Giovanna Marinelli, chiamata da Marino a sostituire la Barca, e che già all'era di Veltroni, a fianco del compianto Borgna, governava la cultura a Roma.
Il prossimo 11 maggio scadono i termini per presentare le domande di partecipazione al bando ( perchè non prorogare addirittura i termini alla fine dell'estate?); e molti soggetti stanno addirittura pensando di non parteciparvi.
Guai a mettere la cultura nelle mani di un commissario; perché anche il più illuminato - e Tronca non sta dando prova di esserlo - sempre commissario resta, e cioè un poliziotto al quale non hanno impartito l'ordine di mettersi a guardia della cultura, anche perché non gli hanno indicato dove trovarla, e lui da solo non sa dov'è.
Che farà il Covent Garden senza Anna Netrebko che ha deciso di non cantare nell'opera inaugurale diretta da Pappano, il prossimo settembre, e cioè 'Norma'? La mia voce si è trasformata in questi ultimi anni, e quello di 'Norma' non è un ruolo adatto a me - ha spiegato la cantante. E Pappano, espertissimo di voci non se ne era accorto? O non lo sapeva? Strano, perchè con lui la Netrebko in questi anni ha cantato spesso e fatto anche dischi. No, Pappano non poteva saperlo quando l'ha ( l'avrebbe - è questa la toppa poco convincente per la cancellazione) scritturata, e cioè quattro anni fa.
Ma chi più si risente della defezione della Netrebko, tanto da prenderla come un' offesa personale è il direttore del teatro londinese, al quale sembra non andargliene una giusta con la celebre cantante che già un'altra volta aveva disdetto un suo impegno a Londra.
Vero, non vero, chissà. L'episodio dovrebbe insegnare a tutti che le regole in vigore nel villaggio globale sono speso fasulle; come quella di scritturare, per accaparrarsele e toglierle alla concorrenza, con molto anticipo, le star.
Al British Museum sì è aperta una mostra che ospita oltre duecento reperti archeologici e storici della Sicilia, prevenienti da un museo palermitano che da anni è chiuso. Ma il fatto interessante è che la mostra sta riscuotendo, almeno dai primi segnali, lo stesso grande successo che anni fa riscosse quella che mostrava molti tesori di Pompei, chiusi nei depositi la gran parte. Un ulteriore esempio di come vengono valorizzati i nostri tesori quando sono affidati a mani straniere (ed esperte, ovvio), e di come noi non siamo capaci neanche di mettere a frutto i tesori che, senza nostro merito, abbiamo ricevuto dalle generazioni precedenti.
Franceschini sarà stato sicuramente presente all'inaugurazione, ma senza le vesti stracciate e il capo cosparso di cenere.
I soldi per festeggiare il Natale di Roma li aveva trovati ( dove, ci dica Tronca, se poi non ne ha e non riesce a trovarne per nient'altro), sebbene si trattasse di una celebrazione semi improvvisata; quelli per la cosiddetta 'estate romana' trasformatasi ormai nell'inverno romano (del nostro scontento), non ce li ha e non sa neanche dove trovarli. In realtà non gli frega e quindi neppure si da da fare. Raschiando il fondo del barile, già raschiato da Alemanno, Marino, ha racimolato la bellezza di 500.000 Euro, contro i già insufficienti 750.000 dell'edizione 2015.
E non finisce qui. I criteri per accedere al bando per ottenere alla fine della festa non più di 25.000-30.000 Euro a soggetto partecipante, sono la negazione del concetto di cultura - non è necessario che li stiamo ad elencare; basti solo sapere che quei criteri li stabilì quella mente dell'illuminata Giovanna Marinelli, chiamata da Marino a sostituire la Barca, e che già all'era di Veltroni, a fianco del compianto Borgna, governava la cultura a Roma.
Il prossimo 11 maggio scadono i termini per presentare le domande di partecipazione al bando ( perchè non prorogare addirittura i termini alla fine dell'estate?); e molti soggetti stanno addirittura pensando di non parteciparvi.
Guai a mettere la cultura nelle mani di un commissario; perché anche il più illuminato - e Tronca non sta dando prova di esserlo - sempre commissario resta, e cioè un poliziotto al quale non hanno impartito l'ordine di mettersi a guardia della cultura, anche perché non gli hanno indicato dove trovarla, e lui da solo non sa dov'è.
Che farà il Covent Garden senza Anna Netrebko che ha deciso di non cantare nell'opera inaugurale diretta da Pappano, il prossimo settembre, e cioè 'Norma'? La mia voce si è trasformata in questi ultimi anni, e quello di 'Norma' non è un ruolo adatto a me - ha spiegato la cantante. E Pappano, espertissimo di voci non se ne era accorto? O non lo sapeva? Strano, perchè con lui la Netrebko in questi anni ha cantato spesso e fatto anche dischi. No, Pappano non poteva saperlo quando l'ha ( l'avrebbe - è questa la toppa poco convincente per la cancellazione) scritturata, e cioè quattro anni fa.
Ma chi più si risente della defezione della Netrebko, tanto da prenderla come un' offesa personale è il direttore del teatro londinese, al quale sembra non andargliene una giusta con la celebre cantante che già un'altra volta aveva disdetto un suo impegno a Londra.
Vero, non vero, chissà. L'episodio dovrebbe insegnare a tutti che le regole in vigore nel villaggio globale sono speso fasulle; come quella di scritturare, per accaparrarsele e toglierle alla concorrenza, con molto anticipo, le star.
Al British Museum sì è aperta una mostra che ospita oltre duecento reperti archeologici e storici della Sicilia, prevenienti da un museo palermitano che da anni è chiuso. Ma il fatto interessante è che la mostra sta riscuotendo, almeno dai primi segnali, lo stesso grande successo che anni fa riscosse quella che mostrava molti tesori di Pompei, chiusi nei depositi la gran parte. Un ulteriore esempio di come vengono valorizzati i nostri tesori quando sono affidati a mani straniere (ed esperte, ovvio), e di come noi non siamo capaci neanche di mettere a frutto i tesori che, senza nostro merito, abbiamo ricevuto dalle generazioni precedenti.
Franceschini sarà stato sicuramente presente all'inaugurazione, ma senza le vesti stracciate e il capo cosparso di cenere.
Etichette:
Alemanno,
anna netrebko,
Barca,
british museum,
covent garden,
estate romana,
franceschini,
marinelli,
Marino,
pappano,
pompei,
sicilia,
tronca,
veltroni
sabato 11 luglio 2015
Il Comune di Roma affonda, Marino resta a galla.
Cos'altro deve succedere? IL segretario generale del Comune si è dimesso, l'incaricato per al trasparenza è finito in galera e come lui tanti altri consiglieri di destra e sinistra. Il municipio di Ostia va sciolto e così tanti altri municipi della Capitale, per infiltrazioni mafiose - capito il reato? - a guisa delle pagelle negative che ha dato alle varie sezioni del Pd l'ex ministro Barca. E Marino? Marino è innocente. Lui va salvato, lo salva Orfini commissario PD, lo salva Renzi, anche se gli da la svegli, neppure tanto convinta, lo salva Gabrielli che si trova nella imbarazzante situazione di dover sciogliere un Comune fra breve atteso all'appuntamento del Giubileo, lui che il Governo vuole mettere alla guida della macchina comunale del Giubileo che non si èmessa ancora ennche in moviemento.
L'unico che, di fatto, non assolve Marino, per aver omesso il suo dovere di vigilanza, è il procuratore capo di Roma, Pignatone, quello che ha dato il via all'inchiesta 'Mafia capitale', il quale definisce Marino 'INCONSAPEVOLE' e 'INERME', che suona più dura di una condanna per un amministratore che non riesce neppure ad accorgersi che guida una banda di ladri.
Marino, miracolato dal Giubileo, resterà, mentre la città va in rovina, ogni giorno di più, a causa dlla sua incapacità di governare.
Ma fa riflettere la richiesta del senatore Augello, della Destra, il quale chiede le dimissioni di Marino, anche lui; ma nulla dice di Alemanno, sotto il cui governo cittadino il sistema di 'Mafia Capitale'- l'ha detto con chiarezza Pignatone - è stato messo in atto e si è perfezionato.
A questo punto, nonostante Alemanno sia indagato e Marino no, anche per Alemanno potrà essere invocata la scusante dell'inconsapevole ed inerme, invocata per salvare Marino; che suona, invece, come una terribile condanna. Insomma due amministratori della Capitale d'Italia, che durante il loro mandato di governo, non si sono accorti che perfino in Comune oltre che dappertutto, era tutto un ruba ruba, vengono lasciati liberi; e il secondo, Marino, libero anche di fare ancora danni.
L'unico che, di fatto, non assolve Marino, per aver omesso il suo dovere di vigilanza, è il procuratore capo di Roma, Pignatone, quello che ha dato il via all'inchiesta 'Mafia capitale', il quale definisce Marino 'INCONSAPEVOLE' e 'INERME', che suona più dura di una condanna per un amministratore che non riesce neppure ad accorgersi che guida una banda di ladri.
Marino, miracolato dal Giubileo, resterà, mentre la città va in rovina, ogni giorno di più, a causa dlla sua incapacità di governare.
Ma fa riflettere la richiesta del senatore Augello, della Destra, il quale chiede le dimissioni di Marino, anche lui; ma nulla dice di Alemanno, sotto il cui governo cittadino il sistema di 'Mafia Capitale'- l'ha detto con chiarezza Pignatone - è stato messo in atto e si è perfezionato.
A questo punto, nonostante Alemanno sia indagato e Marino no, anche per Alemanno potrà essere invocata la scusante dell'inconsapevole ed inerme, invocata per salvare Marino; che suona, invece, come una terribile condanna. Insomma due amministratori della Capitale d'Italia, che durante il loro mandato di governo, non si sono accorti che perfino in Comune oltre che dappertutto, era tutto un ruba ruba, vengono lasciati liberi; e il secondo, Marino, libero anche di fare ancora danni.
mercoledì 13 agosto 2014
Ancora sul Teatro Valle dis-occupato
Nella guerra aperta ai Valliani - così chiamati da noi gli occupanti del Teatro Valle - s'è distinto il Corriere: Paolo Fallai ha accusato gli occupanti anche di ciò che non hanno fatto. Il sopralluogo , infatti, dei tecnici della sovrintendenza e dell'assessore Marinelli, ha messo in chiaro che il teatro è stato tenuto bene dagli occupanti, nonostante che la sala e gli uffici fungessero anche da dormitorio ecc.. Dunque sconfessati tutti quelli che avevano scritto, senza averne le prove, che il teatro era stato devastato da quei barbari. L'accusa, infondata, ci ha fatto venire alla mente una altra accusa fondatissima, riguardante un caso del mio paese d'origine, Trinitapoli, nel Tavoliere pugliese.
Appena fuori del paese era stato costruito un villaggio di alloggi popolari, abitati, dati in uso, a persone bisognose, non proprio a modo; quel villaggio era detto 'l'isola delle donne maledette', con chiaro riferimento ad alcune signore che praticavano la più antica arte del mondo. Appena abitati quegli alloggi popolari dotati anche di bagno con vasca, coloro i quali penetrarono per primi in quella 'zona franca' cittadina' raccontarono di vasche da bagno trasformate in orticelli, perchè tanto loro di lavarsi non avevano intenzione; di finestre con vetri rotti al cui posto erano stati fissati con chiodi indumenti di vario genere. Insomma un vero disastro.
Quando al Valle questo disastro s'è verificato che non c'era stato, allora i giornali accusatori hanno chiamato in causa attori mammut - senza offesa, lo diciamo solo per gli anni sulle spalle - che, simpatizzanti della prima ora, accusavano, alla fine dell'esperienza, i 'teatranti' cosiddetti', che non avevano nessun reale progetto.
Anche questi sono stati messi fuori gioco dalla Marinelli che, non sappiamo se convinta o per opportunità politica e furba strategia, ha dichiarato che il Teatro Valle deve riaprire il prima possibile e che al progetto 'Valle Bene Comune' si deve prestare attenzione e dare seguito. Il primo prossimo appuntamento di dialogo è fissato al 2 settembre, dunque domani. E' chiaro?
Ma perchè in tre anni nessuno ha voluto risolvere politicamente, compreso il loquace Bray che da ministro se ne disinteressò della faccenda, il problema dell'occuapzione del teatro, risolto invece in venti giorni dalla madonna Marinelli? E Marino alla sua gemella al femminile, Marinelli, non poteva pensare prima di mettersi in una Barca che ha fatto acqua assieme a lui trasformandosi in un sottoMarino'?
Appena fuori del paese era stato costruito un villaggio di alloggi popolari, abitati, dati in uso, a persone bisognose, non proprio a modo; quel villaggio era detto 'l'isola delle donne maledette', con chiaro riferimento ad alcune signore che praticavano la più antica arte del mondo. Appena abitati quegli alloggi popolari dotati anche di bagno con vasca, coloro i quali penetrarono per primi in quella 'zona franca' cittadina' raccontarono di vasche da bagno trasformate in orticelli, perchè tanto loro di lavarsi non avevano intenzione; di finestre con vetri rotti al cui posto erano stati fissati con chiodi indumenti di vario genere. Insomma un vero disastro.
Quando al Valle questo disastro s'è verificato che non c'era stato, allora i giornali accusatori hanno chiamato in causa attori mammut - senza offesa, lo diciamo solo per gli anni sulle spalle - che, simpatizzanti della prima ora, accusavano, alla fine dell'esperienza, i 'teatranti' cosiddetti', che non avevano nessun reale progetto.
Anche questi sono stati messi fuori gioco dalla Marinelli che, non sappiamo se convinta o per opportunità politica e furba strategia, ha dichiarato che il Teatro Valle deve riaprire il prima possibile e che al progetto 'Valle Bene Comune' si deve prestare attenzione e dare seguito. Il primo prossimo appuntamento di dialogo è fissato al 2 settembre, dunque domani. E' chiaro?
Ma perchè in tre anni nessuno ha voluto risolvere politicamente, compreso il loquace Bray che da ministro se ne disinteressò della faccenda, il problema dell'occuapzione del teatro, risolto invece in venti giorni dalla madonna Marinelli? E Marino alla sua gemella al femminile, Marinelli, non poteva pensare prima di mettersi in una Barca che ha fatto acqua assieme a lui trasformandosi in un sottoMarino'?
sabato 26 luglio 2014
Richiesta a Fuortes su 'amministrazione trasparente'
Tempo fa segnalammo al sovrintendente, dopo aver letto l'elenco infinito dei collaboratori a vario titolo dell?Opera di Roma, ereditati dalla precedente gestione fallimentare, e tutti pagati profumatamente, ed una più di tutti; una situazione vergognosa che Catello aveva prodotto distribuendo soldi a tutti. Oggi apprendiamo che di soldi ne furono elargiti anche agli artefici di quegli sconci concertini 'una botta e via' reclamizzati come l'ultima novità popolare, allo scopo di far salire, fintamente e vergognosamente, la produttività del teatro che tuttora resta molto molto bassa.
Oggi apprendiamo che il Circolo 'Petroselli' fondato da SEL al teatro dell'Opera, ha inviato prima a Barca e poi a Marinelli, un corposo dossier sugli sprechi, colpevoli, della gestione De Martino. All'arrivo di Fuortes quegli incarichi di consulenza anche triennali, come nel caso da noi segnalato, risultavano in essere, anche dopo la cacciata coatta del sovrintendente spendaccione. Perchè non sono stati annullati per mancanza di soldi?
Fuortes, alcuni non poteva annullarli perchè avrebbe recato dispiacere ad alcuni suoi sodali dell'Auditorium, che per le consulenze all'Opera erano stati i suggeritori - tanto paga pantalone!
Ora scopriamo che dal sito quel lungo schifoso elenco di inutili collaboratori è sparito. A fuortes chiediamo se è sparito solo l'elenco o finalmente è riuscito a mandar via quegli inutili collaboratori, e risparmiare quei soldi letteralmente buttati per fare favori a destra ed a manca.
Oggi apprendiamo che il Circolo 'Petroselli' fondato da SEL al teatro dell'Opera, ha inviato prima a Barca e poi a Marinelli, un corposo dossier sugli sprechi, colpevoli, della gestione De Martino. All'arrivo di Fuortes quegli incarichi di consulenza anche triennali, come nel caso da noi segnalato, risultavano in essere, anche dopo la cacciata coatta del sovrintendente spendaccione. Perchè non sono stati annullati per mancanza di soldi?
Fuortes, alcuni non poteva annullarli perchè avrebbe recato dispiacere ad alcuni suoi sodali dell'Auditorium, che per le consulenze all'Opera erano stati i suggeritori - tanto paga pantalone!
Ora scopriamo che dal sito quel lungo schifoso elenco di inutili collaboratori è sparito. A fuortes chiediamo se è sparito solo l'elenco o finalmente è riuscito a mandar via quegli inutili collaboratori, e risparmiare quei soldi letteralmente buttati per fare favori a destra ed a manca.
venerdì 11 luglio 2014
Alla cultura, meglio un assessore-artista o un assessore-burocrate scelto fra i quadri di partito?Del Corno, daverio,barca,marinelli,carandini
Una cosa è certa. Degli assessori alla cultura anche di città importantissime
non sentiamo mai parlare, anzi non ne conosciamo neanche il nome. Eppure, come ha avuto modo di dire tante volte il neo ministro Franceschini, il ministero - il suo - o l'assessorato alla cultura, in un paese come l'Italia, dovrebbe avere la stessa considerazione del ministero del Tesoro, che invece non ha. Tant'è che i sindaci li scelgono, andando a scovare persone grigie, di nessun valore nè creativo nè amministrativo.
Prendiamo due casi. Milano e Roma. A Milano , con la giunta Pisapia, c'è un assessore musicista, addirittura un compositore con una sua storia importante, rampollo di una altrettanto importante famiglia ecc... Filippo Dal Corno, che il questo momento ha anche importanti responsabilità per il prossimo EXPO.
A Roma, con la giunta Marino, s'è insediata - dopo la solita inutile ed inconcludente girandola di nomi - Flavia Barca, già dimessa, anch'essa appartenente ad una importante famiglia, con militanza nel partito. Nella precedente giunta romana, quella di Alemanno, l'assessore alla cultura, di cui non ricordiamo neanche il nome, era un signor 'nessuno'. Nella stessa giunta, c'era un sovrintendente comunale, Broccoli, con competenza nel settore - IMPORTANTISSIMO - affidatogli, simile alla nostra in astrofisica.
Di Filippo Del Corno mai una notizia trapelata, evidentemente svolge bene il suo lavoro, forse meno creativamente di quanto uno si attenderebbe da un musicista, ma già è tanto, se pensiamo che della Flavia Barca, invece, ci sovvengono molte cose, ma solo dei suoi numerosi passi falsi, scelte errate, rimandi di scelte ecc... un bollettino da guerra persa.
E' lecito allora chiedersi quale profilo di assessore sarebbe più opportuno, anche per non assistere agli scempi di cui le cronache giornalmente riferiscono. L'artista o l'amministratore?
Certo un assessore che unisse queste due qualità sarebbe benedetto, mentre sembra che tale profilo, laddove esistesse, non sia gradito, specie quando in tale profilo è compresa anche l'autonomia di pensiero, pur nella linea politica della giunta, senza la cui condivisione nelle linee generali sarebbe inutile e dannoso accettare l'incarico. Come, infatti, è accaduto a Roma con la Barca, che non ha comandato mai nulla ed è stata sempre in contrasto con il sindaco, ma non ha mai rassegnato per protesta le dimissioni, fino all'altro ieri, affondata dalle critiche.
A Roma, ad esempio, fra i possibili candidati a sostituire la Barca, è spuntato anche il nome di Daverio - già assessore nella giunta del primo sindaco leghista di Milano, anni addietro - accanto a quello di Carandini, persona competentissima oggi presidente del FAI, e della Giovanna Marinelli, del partito, in virtù del quale ha avuto incarichi di prestigio e ha acquistato anche competenza, a prezzo forse di ancor più scarsa indipendenza.
La Marinelli porterebbe la conoscenza della macchina amministrativa ed una certa competenza nel settore teatro, dove nella sua precedente vita il partito la destinò, come premio per gli anni passati in assessorato con Borgna, nella giunta Veltroni. Viene spontaneo da chiedersi se sia semplicemente ipotizzabile che un assessorato del genere possa essere assegnato a persona con competenza prossima a zero del settore. E la risposta, guardando la realtà, è sì. In Italia non c'è città che abbia un assessore che capisca del settore che amministra, con il conseguente degrado amministrativo della cultura. Spesso ci siamo detti e chiesti: il ministro Franceschini andrebbe, per scelta e non per dovere istituzionale, a teatro o a concerto o a visitare un sito archeologico o un museo? La risposta è sì. Abbiamo scelto il suo caso perché sappiamo che lo fa. questo spiega il suo intervento immediato a difesa del Piccolo Eliseo, non altrimenti spiegabile.
La competenza, innanzitutto , l'autonomia di pensiero e la non rieleggibilità per più di due mandati consecutivi, forse sarebbero ottime linee guida nelle scelte degli assessori alla cultura ( come di qualunque altro assessorato). Dopo che uno ha fatto l'assessore alla cultura per dieci anni, basta; torni al suo mestiere. Da nessuna parte deve accadere che esista un tizio che faccia, per mestiere, l' assessore. Si parla tanto di mobilità e la si invoca per modernizzare lo Stato; mentre, in molti, troppi posti di responsabilità al vertice, e di diverso genere, troviamo persone che vi si sono insediate da tempo immemorabile, senza che nessuno riesca più a mandarli a casa perché, nel frattempo, si sono comprati tutti al costo di piccoli favori, e il potente di turno resta ben saldo sul trono.
Vogliamo scommettere che a Roma la vincerà Giovanna Marinelli?
Peccato che non abbiamo scommesso. Stando a ciò che scrive oggi 'Il messaggero', Marino la scelta l'avrebbe già fatta: Giovanna Marinelli.
non sentiamo mai parlare, anzi non ne conosciamo neanche il nome. Eppure, come ha avuto modo di dire tante volte il neo ministro Franceschini, il ministero - il suo - o l'assessorato alla cultura, in un paese come l'Italia, dovrebbe avere la stessa considerazione del ministero del Tesoro, che invece non ha. Tant'è che i sindaci li scelgono, andando a scovare persone grigie, di nessun valore nè creativo nè amministrativo.
Prendiamo due casi. Milano e Roma. A Milano , con la giunta Pisapia, c'è un assessore musicista, addirittura un compositore con una sua storia importante, rampollo di una altrettanto importante famiglia ecc... Filippo Dal Corno, che il questo momento ha anche importanti responsabilità per il prossimo EXPO.
A Roma, con la giunta Marino, s'è insediata - dopo la solita inutile ed inconcludente girandola di nomi - Flavia Barca, già dimessa, anch'essa appartenente ad una importante famiglia, con militanza nel partito. Nella precedente giunta romana, quella di Alemanno, l'assessore alla cultura, di cui non ricordiamo neanche il nome, era un signor 'nessuno'. Nella stessa giunta, c'era un sovrintendente comunale, Broccoli, con competenza nel settore - IMPORTANTISSIMO - affidatogli, simile alla nostra in astrofisica.
Di Filippo Del Corno mai una notizia trapelata, evidentemente svolge bene il suo lavoro, forse meno creativamente di quanto uno si attenderebbe da un musicista, ma già è tanto, se pensiamo che della Flavia Barca, invece, ci sovvengono molte cose, ma solo dei suoi numerosi passi falsi, scelte errate, rimandi di scelte ecc... un bollettino da guerra persa.
E' lecito allora chiedersi quale profilo di assessore sarebbe più opportuno, anche per non assistere agli scempi di cui le cronache giornalmente riferiscono. L'artista o l'amministratore?
Certo un assessore che unisse queste due qualità sarebbe benedetto, mentre sembra che tale profilo, laddove esistesse, non sia gradito, specie quando in tale profilo è compresa anche l'autonomia di pensiero, pur nella linea politica della giunta, senza la cui condivisione nelle linee generali sarebbe inutile e dannoso accettare l'incarico. Come, infatti, è accaduto a Roma con la Barca, che non ha comandato mai nulla ed è stata sempre in contrasto con il sindaco, ma non ha mai rassegnato per protesta le dimissioni, fino all'altro ieri, affondata dalle critiche.
A Roma, ad esempio, fra i possibili candidati a sostituire la Barca, è spuntato anche il nome di Daverio - già assessore nella giunta del primo sindaco leghista di Milano, anni addietro - accanto a quello di Carandini, persona competentissima oggi presidente del FAI, e della Giovanna Marinelli, del partito, in virtù del quale ha avuto incarichi di prestigio e ha acquistato anche competenza, a prezzo forse di ancor più scarsa indipendenza.
La Marinelli porterebbe la conoscenza della macchina amministrativa ed una certa competenza nel settore teatro, dove nella sua precedente vita il partito la destinò, come premio per gli anni passati in assessorato con Borgna, nella giunta Veltroni. Viene spontaneo da chiedersi se sia semplicemente ipotizzabile che un assessorato del genere possa essere assegnato a persona con competenza prossima a zero del settore. E la risposta, guardando la realtà, è sì. In Italia non c'è città che abbia un assessore che capisca del settore che amministra, con il conseguente degrado amministrativo della cultura. Spesso ci siamo detti e chiesti: il ministro Franceschini andrebbe, per scelta e non per dovere istituzionale, a teatro o a concerto o a visitare un sito archeologico o un museo? La risposta è sì. Abbiamo scelto il suo caso perché sappiamo che lo fa. questo spiega il suo intervento immediato a difesa del Piccolo Eliseo, non altrimenti spiegabile.
La competenza, innanzitutto , l'autonomia di pensiero e la non rieleggibilità per più di due mandati consecutivi, forse sarebbero ottime linee guida nelle scelte degli assessori alla cultura ( come di qualunque altro assessorato). Dopo che uno ha fatto l'assessore alla cultura per dieci anni, basta; torni al suo mestiere. Da nessuna parte deve accadere che esista un tizio che faccia, per mestiere, l' assessore. Si parla tanto di mobilità e la si invoca per modernizzare lo Stato; mentre, in molti, troppi posti di responsabilità al vertice, e di diverso genere, troviamo persone che vi si sono insediate da tempo immemorabile, senza che nessuno riesca più a mandarli a casa perché, nel frattempo, si sono comprati tutti al costo di piccoli favori, e il potente di turno resta ben saldo sul trono.
Vogliamo scommettere che a Roma la vincerà Giovanna Marinelli?
Peccato che non abbiamo scommesso. Stando a ciò che scrive oggi 'Il messaggero', Marino la scelta l'avrebbe già fatta: Giovanna Marinelli.
Libri per Dell'Utri; Casa Verdi a Busseto acquistata dalla Siae. Flavia Barca si schiera con gli occupanti del Valle;ancora Giovanna Marinelli?
'Più libri, più liberi', il motto inventato per una fiera di libri, ha fatto paura alla direzione del carcere di Parma che ha negato a Marcello Dell'Utri, di avere più di un libro o due che sarebbero quelli consentiti. Evidentemente sia il legislatore che il direttore dell'istituto di pena parmigiano che osserva la legge parola per parola, incapace di interpretarla anche a costo di esporsi al ridicolo, avrà pensato che dando più libri a Dell'Utri, era come volerlo rendere più libero. Ecco perché il legislatore ha limitatore il possesso di liberi in carcere, si sarà detto ed ha fatto.. Però... la prossima volta non processate Dell'Utri ancora per concorso 'esterno' in associazione mafiosa, dopo che l'avete messo in un istituto di pena dove c'è già Totò Riina. Semmai sarete voi carcerieri ad esser processati per concorso 'interno' in associazione mafiosa. Cosa pretendete da un pover'uomo, senza libri, a stretto contatto con la mafia in persona?
Palazzo Orlandi a Busseto, abitato da Verdi e, se non andiamo errati, di proprietà della prima moglie del musicista, non sarà messo all'asta, né lasciato andare in malora; almeno si spera dopo che la SIAE ha deciso di avquistarlo per farne un centro di studi verdiani.
Flavia Barca, ora che è uscita definitivamente dalle stanze di Piazza Campitelli, dove ha sede l'Assessorato alla cultura di Roma, si toglie qualche sassolino, dicendosi al fianco degli occupanti del valle, ed aggiungendo che il progetto di Marino di 'fare un bando' - il sindaco ama i bandi e i tempi lunghi: ha anche promesso che in tre anni toglierà l'immondizia dalla capitale, nel frattempo cosa facciamo, sindaco? - non ha senso, meglio allora collegare il valle all'Argentina , in una cogestione fruttuosa.
marino non ha ancora capito che in certe situazioni conta il tempo. Dovrebbe saperlo, se non lo sa ancora gli servirà un banale esempio dalla sua professione medica. E' come se lui, chirurgo, ordinasse di portare un malato in sala operatoria, di addormentarlo, assicurando che arriverà entro brevissimo tempo per operarlo, e poi se ne dimentichi. Che ne sarà del malato? Che ne sarà di Roma e dei suoi tanti problemi con il sindaco LENTO?
Ancora insoluto il caso della successione a Flavia Barca,Mentre torna in lizza il nome di Giovanna Marinelli, al Comune ai tempi di Veltroni e Borgna e poi premiata, a fine mandato, con la presidenza dell'Argentina. Possibile che i vecchi mostri tornano sempre? Si fa anche il nome della Rummo, che viene dal Ministero, per rinsaldare i rapporti con Franceschini. Inutile, c'è già Michela Di Biase.
Palazzo Orlandi a Busseto, abitato da Verdi e, se non andiamo errati, di proprietà della prima moglie del musicista, non sarà messo all'asta, né lasciato andare in malora; almeno si spera dopo che la SIAE ha deciso di avquistarlo per farne un centro di studi verdiani.
Flavia Barca, ora che è uscita definitivamente dalle stanze di Piazza Campitelli, dove ha sede l'Assessorato alla cultura di Roma, si toglie qualche sassolino, dicendosi al fianco degli occupanti del valle, ed aggiungendo che il progetto di Marino di 'fare un bando' - il sindaco ama i bandi e i tempi lunghi: ha anche promesso che in tre anni toglierà l'immondizia dalla capitale, nel frattempo cosa facciamo, sindaco? - non ha senso, meglio allora collegare il valle all'Argentina , in una cogestione fruttuosa.
marino non ha ancora capito che in certe situazioni conta il tempo. Dovrebbe saperlo, se non lo sa ancora gli servirà un banale esempio dalla sua professione medica. E' come se lui, chirurgo, ordinasse di portare un malato in sala operatoria, di addormentarlo, assicurando che arriverà entro brevissimo tempo per operarlo, e poi se ne dimentichi. Che ne sarà del malato? Che ne sarà di Roma e dei suoi tanti problemi con il sindaco LENTO?
Ancora insoluto il caso della successione a Flavia Barca,Mentre torna in lizza il nome di Giovanna Marinelli, al Comune ai tempi di Veltroni e Borgna e poi premiata, a fine mandato, con la presidenza dell'Argentina. Possibile che i vecchi mostri tornano sempre? Si fa anche il nome della Rummo, che viene dal Ministero, per rinsaldare i rapporti con Franceschini. Inutile, c'è già Michela Di Biase.
Etichette:
Barca,
borgna,
busseto palazzo orlandi,
Ddell'utri,
di biase,
marinelli,
Marino,
riina,
rummo,
SIAE,
teatro argentina,
teatro valle,
veltroni,
verdi
domenica 29 giugno 2014
Di Biase - Franceschini.Finalmente sposi nel nome della cultura.
Tra breve, nel borgo di Sutri, Dario Franceschini e Michela Di Biase si uniranno in matrimonio, con rito civile, essendo il ministro reduce da un precedente matrimonio naufragato. Auguri agli sposi.
Adesso però con il rimpasto in giunta al Comune di Roma, l'affaire sentimentale Franceschini-Di Biase potrebbe complicarsi nel senso che Marino, per riconoscenza nei confronti della Di Biase, che come presidente della Commissione cultura del Campidoglio sembra spendersi con professionalità, potrebbe nominarla Assessore alla cultura, incarico al quale era già candidata quando le fu preferita la Barca, ed anche perchè altra scelta femminile- come va dicendo che sarà- non pare goda di grandi chances. Ci riferiamo alla Marinelli, già dirigente dell'assessorato capitolino alla cultura, ai tempi di Veltroni il quale, la premiò prima della sua dipartita dal Campidoglio, con la direzione dell?Argentina, ora finita in altre mani. La Marinelli, di scuola e protezione veltroniana, difficilmente potrebbe tornare in campo. Ed altri nomi, sempre di donne - perchè occorre rispettare le quote: fessi/e ed incapaci che siano non importa - non se ne fanno, a meno che Marino non tiri fuori dal suo cilindro bucato un altro nome strano . La Melandri o la Veaute non sembrano le candidate del sindaco. Dunque sarà la signora Di Biase-Franceschini ad occupare l'assessorato alla cultura, per nome e volontà del ministro della cultura. In nome della quale l'una e l'altro si sono piaciuti ed amati ed ora si sposano.
Adesso però con il rimpasto in giunta al Comune di Roma, l'affaire sentimentale Franceschini-Di Biase potrebbe complicarsi nel senso che Marino, per riconoscenza nei confronti della Di Biase, che come presidente della Commissione cultura del Campidoglio sembra spendersi con professionalità, potrebbe nominarla Assessore alla cultura, incarico al quale era già candidata quando le fu preferita la Barca, ed anche perchè altra scelta femminile- come va dicendo che sarà- non pare goda di grandi chances. Ci riferiamo alla Marinelli, già dirigente dell'assessorato capitolino alla cultura, ai tempi di Veltroni il quale, la premiò prima della sua dipartita dal Campidoglio, con la direzione dell?Argentina, ora finita in altre mani. La Marinelli, di scuola e protezione veltroniana, difficilmente potrebbe tornare in campo. Ed altri nomi, sempre di donne - perchè occorre rispettare le quote: fessi/e ed incapaci che siano non importa - non se ne fanno, a meno che Marino non tiri fuori dal suo cilindro bucato un altro nome strano . La Melandri o la Veaute non sembrano le candidate del sindaco. Dunque sarà la signora Di Biase-Franceschini ad occupare l'assessorato alla cultura, per nome e volontà del ministro della cultura. In nome della quale l'una e l'altro si sono piaciuti ed amati ed ora si sposano.
domenica 15 giugno 2014
Salvate Roma dal sindaco Marino
Salvate Roma da Ignazio Marino. Per quale ragione? Non ve ne è una in particolare. Roma ha da essere salvata dal suo sindaco prima che la distrugga completamente. Accusa generica, diranno i lettori benevoli di questo post. No, non è così, perchè occorre salvare Roma dalla monnezza, dal caos del traffico, dalla inettitudine di Marino, al quale, dopo gli ultimi eventi, riconosciamo solo annunci per realizzazioni future - vuole tre anni di tempo - e intitolazioni 'politicamente corrette', prima della lista quella ad Enrico Berlinguer. Meritatissima, chiariamo subito. Ma è possibile che due fra i luoghi più sacri alla storia di Roma devono essere intitolati a due politici, mentre le vere glorie del paese, da De Chirico in poi, devono accontentarsi della più squallida periferia, dove - per dare fumo negli occhi - il costruttore Mezzaroma sta costruendo il quartiere 'Rinascimento', ma sempre periferia resta. Dove, diciamola tutta, si vorrebbe sapere chi ha autorizzato Mezzaroma a cementificare non mezza ma tutta la città, e si rischia pure che cementifichi anche Tivoli a ridosso della Villa di Adriano, con l'avallo del grande architetto Portoghesi, che, d'accordo con il costruttore, sostiene che con la nuova cementificazione verrebbe occultata l'attuale vista della Tivoli periferica davvero brutta.
Ora l'ennesima tragedia sta per abbattersi sulla città di Roma, e Marino sembra non darsene pena. L'intensa attività culturale e di spettacolo che da anni ed anni ha animato le estati romane, e le altre stagioni dell'anno, anche sotto la gestione Alemanno, sta per essere decimata. Il sindaco non sente ragioni. C'è un taglio netto del 50% dei finanziamenti attribuiti alle associazioni - quelle poche che vi saranno ammesse, rispetto alla dotazione dello scorso anno. D'altro canto, dopo l'uscita di scena della Barca, con la quale va ricordato che non c'era con il sindaco accordo su nulla, l'assessorato alla cultura è ancora vacante; e per disastrarlo definitivamente e del tutto, il sindaco ha attribuito a se stesso anche quella delega. Le associazioni sono sul piede di guerra e nei prossimi giorni chiederanno un incontro con Maurizio Pucci che il sindaco ha chiamato a collaborare con il suo gabinetto per i 'grandi eventi'. E quali sarebbero questi grandi eventi per i quali c'era bisogno di un incaricato speciale?
La mannaia dei tagli, come hanno scritto questi giorni i giornali cittadini, sembra volersi abbattere, per mano del sindaco - sempre lui! - anche su tutte le istituzioni culturali della città alle quali verrebbe dimezzato il finanziamento, da Musica per Roma, a Santa Cecilia, all'Opera ed altre che hanno fatto sapere che già oggi sono in sofferenza e che se il taglio ci sarà dovranno tagliare la produzione con le conseguenze negative che è facile immaginare.
A dare una mano a Marino-Attila, flagello della città di Roma, ci si è messo, involontariamente, anche Renzi, con le nuove regole dettate alle Camere di Commercio, fra le quali quella di Roma, presieduta da Cremonesi, abbastanza presente nel finanziamento delle istituzioni culturali della città.
Le Camere di Commercio avranno una dotazione minore, a causa del taglio dei contributi annuali dei singoli iscritti e perciò minori disponibilità da investire per la promozione ed il sostegno culturale.
Ma la tragedia maggiore di tutte - come se tutte queste non fossero sufficienti - sta nel progetto di Marino di voler accorpare in un'unica fondazione tutte le istituzioni culturali della città, da Santa Cecilia all'Opera, al Palazzo delle Esposizioni, al Teatro di Roma a Musica per Roma, per poter risparmiare anche attraverso la mobilità dei singoli da una istituzione all'altra.
Data la follia del progetto, al quale, s'è appreso il sindaco sta facendo lavorare una commissione segreta, l'unica possibile salvezza è che Marino si prenda un periodo lungo di 'riposo e cure del caso' o che Renzi lo costringa, per non fargli fare altri guai, a dimettersi, per la salvezza di Roma.
Ora l'ennesima tragedia sta per abbattersi sulla città di Roma, e Marino sembra non darsene pena. L'intensa attività culturale e di spettacolo che da anni ed anni ha animato le estati romane, e le altre stagioni dell'anno, anche sotto la gestione Alemanno, sta per essere decimata. Il sindaco non sente ragioni. C'è un taglio netto del 50% dei finanziamenti attribuiti alle associazioni - quelle poche che vi saranno ammesse, rispetto alla dotazione dello scorso anno. D'altro canto, dopo l'uscita di scena della Barca, con la quale va ricordato che non c'era con il sindaco accordo su nulla, l'assessorato alla cultura è ancora vacante; e per disastrarlo definitivamente e del tutto, il sindaco ha attribuito a se stesso anche quella delega. Le associazioni sono sul piede di guerra e nei prossimi giorni chiederanno un incontro con Maurizio Pucci che il sindaco ha chiamato a collaborare con il suo gabinetto per i 'grandi eventi'. E quali sarebbero questi grandi eventi per i quali c'era bisogno di un incaricato speciale?
La mannaia dei tagli, come hanno scritto questi giorni i giornali cittadini, sembra volersi abbattere, per mano del sindaco - sempre lui! - anche su tutte le istituzioni culturali della città alle quali verrebbe dimezzato il finanziamento, da Musica per Roma, a Santa Cecilia, all'Opera ed altre che hanno fatto sapere che già oggi sono in sofferenza e che se il taglio ci sarà dovranno tagliare la produzione con le conseguenze negative che è facile immaginare.
A dare una mano a Marino-Attila, flagello della città di Roma, ci si è messo, involontariamente, anche Renzi, con le nuove regole dettate alle Camere di Commercio, fra le quali quella di Roma, presieduta da Cremonesi, abbastanza presente nel finanziamento delle istituzioni culturali della città.
Le Camere di Commercio avranno una dotazione minore, a causa del taglio dei contributi annuali dei singoli iscritti e perciò minori disponibilità da investire per la promozione ed il sostegno culturale.
Ma la tragedia maggiore di tutte - come se tutte queste non fossero sufficienti - sta nel progetto di Marino di voler accorpare in un'unica fondazione tutte le istituzioni culturali della città, da Santa Cecilia all'Opera, al Palazzo delle Esposizioni, al Teatro di Roma a Musica per Roma, per poter risparmiare anche attraverso la mobilità dei singoli da una istituzione all'altra.
Data la follia del progetto, al quale, s'è appreso il sindaco sta facendo lavorare una commissione segreta, l'unica possibile salvezza è che Marino si prenda un periodo lungo di 'riposo e cure del caso' o che Renzi lo costringa, per non fargli fare altri guai, a dimettersi, per la salvezza di Roma.
Etichette:
Alemanno,
Barca,
berlinguer,
cremonesi,
de Chirico,
Marino,
mezzaroma,
muscia per roma,
opera,
palazzoesposzioni,
pucci,
Renzi,
santacecilia,
teatro argentina
martedì 3 giugno 2014
Marino? il perverso capolavoro di Alemanno
Che la gestione Marino faccia acqua e schifo da qualunque parte lo si giri è ormai cosa nota. Lo sa e lo dice anche l'interessato. La città non è governata, lui stesso non ha interesse a farlo, o forse non ne è capace; nei giorni in cui tutti i dipendenti comunali scioperano, mettendo ancor più in ginocchio la città, già in ginocchio, lui vola a Boston per impegni istituzionali. Sembra lo Schettino romano. La sua giunta è perennemente in discussione; il suo stesso partito lo critica, ed il governo lo incalza; è attaccato da ogni parte, perfino dal fuoco amico. Gli unici in piena attività sono i vigili, ma non per governare il traffico, ma a far multe a vantaggio delle casse comunali. Altra schifezza.
Sull'assessorato alla cultura, dopo l'abbandono della Barca, tutti mettono bocca e lui li fa parlare contando, anzi sperando di ottenere appoggi quando qualcuno di autorevole gli dirà di sloggiare per non far fare brutta figura al partito che ha trionfato in Italia. Evidentemente Marino sta ancora a sentire le sirene della vecchia nomenclatura del PD romano ( Bettini, Veltroni). L'altra sera abbiamo sentito su di lui l'ennesima boutade che se fosse vera dovremmo erigere un monumento al genio di Alemanno.
Pierangelo Buttafuoco, parlando in tv della sfascio di Roma e della evidente incapacità di Marino a fare il sindaco, ha detto che l'elezione di Marino potrebbe essere stato l'ultimo perverso capolavoro di Alemanno. Che sarebbe da considerare alla stregua di un genio; mentre genio non è, essendo a tutti noto che il predecessore di Marino, appena più abile del suo successore, incarnava il nulla dello stesso Marino.
Sull'assessorato alla cultura, dopo l'abbandono della Barca, tutti mettono bocca e lui li fa parlare contando, anzi sperando di ottenere appoggi quando qualcuno di autorevole gli dirà di sloggiare per non far fare brutta figura al partito che ha trionfato in Italia. Evidentemente Marino sta ancora a sentire le sirene della vecchia nomenclatura del PD romano ( Bettini, Veltroni). L'altra sera abbiamo sentito su di lui l'ennesima boutade che se fosse vera dovremmo erigere un monumento al genio di Alemanno.
Pierangelo Buttafuoco, parlando in tv della sfascio di Roma e della evidente incapacità di Marino a fare il sindaco, ha detto che l'elezione di Marino potrebbe essere stato l'ultimo perverso capolavoro di Alemanno. Che sarebbe da considerare alla stregua di un genio; mentre genio non è, essendo a tutti noto che il predecessore di Marino, appena più abile del suo successore, incarnava il nulla dello stesso Marino.
giovedì 22 maggio 2014
Storie epistolari di Callas e Verdi e altre storie
"Se io fossi al governo non penserei al bianco, rosso...penserei al pane da mangiare', scriveva Giuseppe Verdi - mai parole furono più attuali in un'Italia che oggi sembra un set cinematografico brulicante di pagliacci, mentre la povertà si allarga sempre più - all'amico Arrivabene, come si legge in una delle 82 lettere del grande compositore messe all'asta da Bolaffi, al prezzo di partenza di 150.000 Euro, lo scorso 13 maggio, e restate invendute. Mentre immediatamente nella medesima asta un privato inglese ha acquistato le lettere che Maria Callas aveva scritto alla sua maestra Elvira de Hidalgo, per la somma di 79.000 Euro. Un destino strano: si acquistano le lettere di una cantante, per quanto fondamentale nella storia dell'interpretazione, mentre quelle di un genio giacciono nel caveau della Bolaffi. Non è proprio così che sono andate le cose. Lo Stato italiano ha avanzato il suo diritto di prelazione su un carteggio così importante di Verdi, ma poi si è tirato indietro, non permettendo che venissero vendute e defilandosi, almeno fino ad oggi, dall' acquisto. Bolaffi, considerata l'importanza di tale carteggio, ha deciso anche di rinunciare alla sua percentuale, purchè le lettere restino in Italia ed ha lanciato l'idea di una sottoscrizione fra quanti tengono all'arte italiana, per l'aquisto del carteggio da destinare ad una biblioteca o museo. Stiamo parlando di 150.000 Euro che, decurtati dei 35.000 di provvigioni, sarebbero poco più di 100.000 Euro. che lo Stato italiano- VERGOGNOSAMENTE- dice di non avere, stando ai fatti.
Ma il caso Callas-Verdi rimanda anche ad un altro cattivo costume che mette quasi sempre gli interpreti al disopra dei compositori. Basti pensare alla cartellonistica dei concerti. In grande, al centro del manifesto, il nome del cantante e dello strumentista, in basso e a caratteri appena visibili: musiche di Verdi, Beethoven.
Un'altra storiella, secondo noi anomala, racconta la cronaca di questi giorni. A Roma si parla di 'rimescolamento' nella giunta Marino. fra gli assessori che lascerebbero ci sarebbe anche la Barca, al suo posto arriverebbe - udite udite- Giovanna Marinelli vecchia conoscenza del PCI ( PD) romano e militante nelle truppe veltroniane. Marinelli, a capo della Commissione cultura del Comune - il posto che ora tiene la Di Biase, compagna di Franceschini - all'epoca di Veltroni, prima che mollasse tutto per andare in Africa dove poi non è più andato, premiò tutti i suoi più stretti collaboratori, da Verini regalandogli il Parlamento, alla Madia, figlia di un suo stretto collaboratore defunto improvvisamente ed ora addirittura ministro (sulla quale la nostra modesta opinione, dobbiamo ammetterlo, sta diventando positiva) alla Marinelli mandata a dirigere il teatro di Roma, a Sturm Truppen, il suo amico scrittore fiorentino dal nome impronunciabile spedito alla Rai o all'Agis e poi al Comunale di Firenze. non ricordiamo più da quale di queste caselle cominciò il viaggio premio pagato da Veltroni.
Veltroni, in questi giorni di elezioni è riapparso all'orizzonte e sui giornali, con il suo film su Berlinguer e accanto a Rutelli, ed alle spalle di ambedue il grande grosso Goffredo Bettini, il vero burattinaio dei due che ancora riesce a piazzare, anche con Marino, le carte del mazzo d'una volta.
Franceschini infine pare abbia fatto varare dal Consiglio dei Ministri, il decreto per il quale chi devolve una somma al settore della cultura e dei beni culturali potrà detrarsela al 65% dal reddito. Finalmente una buona notizia. speriamo che non resti solo notizia.
Ma il caso Callas-Verdi rimanda anche ad un altro cattivo costume che mette quasi sempre gli interpreti al disopra dei compositori. Basti pensare alla cartellonistica dei concerti. In grande, al centro del manifesto, il nome del cantante e dello strumentista, in basso e a caratteri appena visibili: musiche di Verdi, Beethoven.
Un'altra storiella, secondo noi anomala, racconta la cronaca di questi giorni. A Roma si parla di 'rimescolamento' nella giunta Marino. fra gli assessori che lascerebbero ci sarebbe anche la Barca, al suo posto arriverebbe - udite udite- Giovanna Marinelli vecchia conoscenza del PCI ( PD) romano e militante nelle truppe veltroniane. Marinelli, a capo della Commissione cultura del Comune - il posto che ora tiene la Di Biase, compagna di Franceschini - all'epoca di Veltroni, prima che mollasse tutto per andare in Africa dove poi non è più andato, premiò tutti i suoi più stretti collaboratori, da Verini regalandogli il Parlamento, alla Madia, figlia di un suo stretto collaboratore defunto improvvisamente ed ora addirittura ministro (sulla quale la nostra modesta opinione, dobbiamo ammetterlo, sta diventando positiva) alla Marinelli mandata a dirigere il teatro di Roma, a Sturm Truppen, il suo amico scrittore fiorentino dal nome impronunciabile spedito alla Rai o all'Agis e poi al Comunale di Firenze. non ricordiamo più da quale di queste caselle cominciò il viaggio premio pagato da Veltroni.
Veltroni, in questi giorni di elezioni è riapparso all'orizzonte e sui giornali, con il suo film su Berlinguer e accanto a Rutelli, ed alle spalle di ambedue il grande grosso Goffredo Bettini, il vero burattinaio dei due che ancora riesce a piazzare, anche con Marino, le carte del mazzo d'una volta.
Franceschini infine pare abbia fatto varare dal Consiglio dei Ministri, il decreto per il quale chi devolve una somma al settore della cultura e dei beni culturali potrà detrarsela al 65% dal reddito. Finalmente una buona notizia. speriamo che non resti solo notizia.
Etichette:
agis,
arrivabene,
Barca,
beethoven,
bettini,
bolaffi,
callas,
comunale firenze,
dibiase,
franceschini,
hidalgo,
madia,
marinelli,
Rai,
rutelli,
strurmtruppen,
veltroni,
verdi,
verini
venerdì 25 aprile 2014
Letto sui giornali.I Berliner si fanno i dischi da soli. Abbado invece di Allevi. L'Opera di Roma tira la cinghia. L'Argentina è lontana
I Berliner hanno deciso di dar vita ad una propria etichetta discografica, sganciandosi dall'etichella 'gialla' Deutsche Grammophon, alla quale sono stati legati per lunghissimi anni. L'Orchestra ha preso la decisione d'accordo con il suo attuale direttore Rimon Rattle. Si tratta di una primizia? Per i Berliner sì, ma non è una primizia in assoluto. L'hanno già fatto, anni fa, Gergiev e il suo Mariinskij di San Pietroburgo, per lungo tempo legati alla Philips; e successivamente l'ha fatto anche Jordi Savall con il suo complesso Hesperion che ha creato l'etichetta Alia Vox, con la quale incide nuovi dischi e riedita quelli passati di cui h acquistato i diritti dalla precedente casa discografica, e tutti hanno una grande visibilità.
La Radio della Rai elimina Allevi e ci mette Abbado. Fino a poco tempo fa le trasmissioni si aprivano con l'Inno di Mameli diretto ( o forse bistrattato) da Allevi - solo la radio di un paese sottosviluppato poteva osare tanto - ma d'ora in avanti si apriranno con lo stesso Inno nazionale ma suonato dai Berliner, diretti da Abbado. Se capiamo Abbado, non comprendiamo i Berliner. Dalla padella alla brace della sciatteria. Quando Rai Tre cambierà la sua sigletta ( Schubert/Berio, ma solo Berio - ora i suoi eredi - prende i diritti!!!) che inonda l'intera programmazione quotidiana?
L'Opera di Roma deve tirare la cinghia. Nel bilancio di previsione per il 2014, la cultura a Roma deve restringersi, a cominciare dall'Opera, dotata ora di un nuovo sovrintendente che tutti lodano ' ANTE DIEM RATIONIS', per dirla liturgicamente, che deve procurarsi soldi da sè, tagliare le consulenze - a proposito giorni fa avevamo segnalato qualche consulenza sospetta, che si aspetta a tagliarla?- ridurre costi e personale - e questo l'ha già fatto cominciando con il piede sbagliato, dai ballerini ( un sovrintendente che capisce i problemi dell'arte, avrebbe cominciato dagli uffici, dove sono accatastati dipendenti su dipendenti messi lì ad ondate con le varie sovrintendenze), perchè il Comune ridimensionerà il suo contributo annuale che, fino ad oggi - complici i vari sindaci, nessuno escluso - era il più alto d'Italia, dopo quelli di decenni fa che in Sicilia arrivavano al Teatro Massimo, quando i sovrintendenti erano amici e fiancheggiatori degli amministratori comunali e regionali di turno. Comunque la si giri, la politica in ogni settore e ad ogni latitudine ha fatto sempre disastri, a spese di tutti.
L'Argentina è lontana. Le vicende che riguardano la direzione del Teatro Argentina di Roma non accennano ad essere risolte. Da tempo s'è insediato il presidente, direttamente dalla Rai, Marino Sinibaldi; poi, dopo faticosissimo travaglio, si era fatto il nome di Ninni Cutaja come direttore, senonché il ministero di Franceschini ha posto il veto, ma preventivamente aveva dato il via libera. Un pentimento! La comunicazione al Comune è arrivata all'assessore Barca ed al presidente della Commissione Cultura, Di Biase, compagna del ministro Franceschini, e già in corsa per l'assessorato, poi assunto dalla Barca. Ora che la Barca fa acqua, nel laghetto di Villa Borghese, che che Marino ha solcato 'in solitaria' - che pena! - la compagna del ministro potrebbe nuovamente essere candidata all'assessorato, questa volta forse con maggiori chance, e non perchè sia la compagna del ministro, sia chiaro, semplicemente perchè prima non s'erano accorti di quanto fosse brava.
Intanto Marino, Barca, Di Biase e Sinibaldi si sono riuniti per decidere. Mancava Franceschini? Non sarebbe stato meglio invitarlo per evitare ripensamenti? Franceschini c'era, non in carne ed ossa ma in spirito, rappresentato dalla sua compagna.
La Radio della Rai elimina Allevi e ci mette Abbado. Fino a poco tempo fa le trasmissioni si aprivano con l'Inno di Mameli diretto ( o forse bistrattato) da Allevi - solo la radio di un paese sottosviluppato poteva osare tanto - ma d'ora in avanti si apriranno con lo stesso Inno nazionale ma suonato dai Berliner, diretti da Abbado. Se capiamo Abbado, non comprendiamo i Berliner. Dalla padella alla brace della sciatteria. Quando Rai Tre cambierà la sua sigletta ( Schubert/Berio, ma solo Berio - ora i suoi eredi - prende i diritti!!!) che inonda l'intera programmazione quotidiana?
L'Opera di Roma deve tirare la cinghia. Nel bilancio di previsione per il 2014, la cultura a Roma deve restringersi, a cominciare dall'Opera, dotata ora di un nuovo sovrintendente che tutti lodano ' ANTE DIEM RATIONIS', per dirla liturgicamente, che deve procurarsi soldi da sè, tagliare le consulenze - a proposito giorni fa avevamo segnalato qualche consulenza sospetta, che si aspetta a tagliarla?- ridurre costi e personale - e questo l'ha già fatto cominciando con il piede sbagliato, dai ballerini ( un sovrintendente che capisce i problemi dell'arte, avrebbe cominciato dagli uffici, dove sono accatastati dipendenti su dipendenti messi lì ad ondate con le varie sovrintendenze), perchè il Comune ridimensionerà il suo contributo annuale che, fino ad oggi - complici i vari sindaci, nessuno escluso - era il più alto d'Italia, dopo quelli di decenni fa che in Sicilia arrivavano al Teatro Massimo, quando i sovrintendenti erano amici e fiancheggiatori degli amministratori comunali e regionali di turno. Comunque la si giri, la politica in ogni settore e ad ogni latitudine ha fatto sempre disastri, a spese di tutti.
L'Argentina è lontana. Le vicende che riguardano la direzione del Teatro Argentina di Roma non accennano ad essere risolte. Da tempo s'è insediato il presidente, direttamente dalla Rai, Marino Sinibaldi; poi, dopo faticosissimo travaglio, si era fatto il nome di Ninni Cutaja come direttore, senonché il ministero di Franceschini ha posto il veto, ma preventivamente aveva dato il via libera. Un pentimento! La comunicazione al Comune è arrivata all'assessore Barca ed al presidente della Commissione Cultura, Di Biase, compagna del ministro Franceschini, e già in corsa per l'assessorato, poi assunto dalla Barca. Ora che la Barca fa acqua, nel laghetto di Villa Borghese, che che Marino ha solcato 'in solitaria' - che pena! - la compagna del ministro potrebbe nuovamente essere candidata all'assessorato, questa volta forse con maggiori chance, e non perchè sia la compagna del ministro, sia chiaro, semplicemente perchè prima non s'erano accorti di quanto fosse brava.
Intanto Marino, Barca, Di Biase e Sinibaldi si sono riuniti per decidere. Mancava Franceschini? Non sarebbe stato meglio invitarlo per evitare ripensamenti? Franceschini c'era, non in carne ed ossa ma in spirito, rappresentato dalla sua compagna.
martedì 15 aprile 2014
Barca affonda, Nastasi superstar lo vogliamo alla Scala
L'assessore alla cultura del Comune di Roma,Barca, ora parla come da tempo parlano tutte le persone ragionevoli a proposito degli investimenti sulla cultura, mentre la sua collega Morgante ha la stessa voce- sebbene muta - di Tremonti. E perciò Lei si rivolge, in cerca di aiuto a Marino, con il quale - non riveliamo nessun segreto se ricordiamo che - da quando si sono insidiati al Campidoglio non hanno mai avuto identico parere su nulla. Ora la Barca vede in pericolo anche le massime istituzioni della Capitale, da Musica per Roma a Santa Cecilia al Festival del Cinema, non per l'Opera per la quale lei afferma che la questione è diversa, che da quando s'è insediato - 'abbiamo insediato', dica come stanno le cose - Fuortes, le cose vanno bene. Insomma i 16,5 milioni di Euro per l'Opera ci sarebbero comunque, mentre invece il contributo a Santa Cecilia e a Musica per Roma vacillerebbe. Dimentica Barca che, sebbene Musica per Roma abbia entrate proprie, visto che fa anche l'affitta locali, senza il finanziamento comunale chiuderebbe i bilanci in rosso. Non lo dimentichi la Barca, e nel caso in cui avesse a scordarselo, Fuortes glielo ricordi e difenda l'altra metà del suo corpo reggente.
Dai giornali di oggi apprendiamo, attraverso un annuncio pubblicitario, che fra breve avremo da scegliere, a Caracalla, fra le 'stelle del cielo e quelle dell'opera'. A meno di due mesi dall'apertura della stagione estiva se la cavano con questi annunci inutili, quando invece avrebbero già dovuto presentare il programma. Perchè anche gli attuali amministratori, e non solo quelli freschi di nomina, pensano ancora che gli spettatori vanno a Caracalla semplicemente perchè è Caracalla. In qualche parte, seppur modesta, è così, ma una istituzione importante annuncia i programmi con notevole anticipo, specie poi se vuole cominciare la riscossa da Caracalla, a meno che Fuortes non intendesse per Caracalla della riscossa quell'altra realtà per la quale quel sito è conosciuto anche fuori di Roma. Comunque i vistosi buchi di pubblico delle passate stagioni non hanno, evidentemente, insegnato nulla.
Abbiamo spesso scritto che Salvo Nastasi andrebbe rimosso da direttore generale del MIBACT, perchè a lui si devono far risalire molti guai e pasticci del ministero. Oggi dobbiamo fare mea culpa e chiedere, anzi supplicare il neo ministro Franceschini di tenerci in eterno Nastasi al ministero. Avete visto come si è mosso Nastasi nel caso Pereira? Ha scritto nero su bianco che vuole una relazione sul caso, perchè - non dimenticatelo - sono io a convalidare la nomina di Pereira alla Scala. Oggi deve farci sapere tutta la storia degli acquisti da Salisburgo. Bene, bravo.
Se le cose andassero come Nastasi vorrebbe, anche la Scala potrebbe avere finalmente un commissario straordinario. E chi potrebbe essere? Ma il grande e grosso direttore generale del ministero, Salvo Nastasi, del quale già si parlò appena si seppe della partenza di Lissner, come suo probabile successore a Milano. Adesso potrebbe annullare la nomina di Pereira come sovrintendente dal prossimo autunno, ed insediarsi egli medesimo in quel ruolo. E i problemi presenti e futuri della Scala sarebbero risolti una volta per tutte.
Intanto, ad ulteriore dimostrazione che Nastasi non scherza, s'è saputo che la consigliera della Corte dei Conti Laterza, gli ha ingiunto, a Nastasi, di inviare al San Carlo di Napoli un commissario per verificare la resa nel lavoro della coordinatrice del Museo del teatro, Giulia Minoli. Pena il licenziamento in tronco o, in caso positivo,il suo trasferimento al Museo della Scala, se Nastasi dieventasse sovrintendente o Commissario, come tutti a questo punto ci auguriamo e Giulia Minoli per prima.
Dai giornali di oggi apprendiamo, attraverso un annuncio pubblicitario, che fra breve avremo da scegliere, a Caracalla, fra le 'stelle del cielo e quelle dell'opera'. A meno di due mesi dall'apertura della stagione estiva se la cavano con questi annunci inutili, quando invece avrebbero già dovuto presentare il programma. Perchè anche gli attuali amministratori, e non solo quelli freschi di nomina, pensano ancora che gli spettatori vanno a Caracalla semplicemente perchè è Caracalla. In qualche parte, seppur modesta, è così, ma una istituzione importante annuncia i programmi con notevole anticipo, specie poi se vuole cominciare la riscossa da Caracalla, a meno che Fuortes non intendesse per Caracalla della riscossa quell'altra realtà per la quale quel sito è conosciuto anche fuori di Roma. Comunque i vistosi buchi di pubblico delle passate stagioni non hanno, evidentemente, insegnato nulla.
Abbiamo spesso scritto che Salvo Nastasi andrebbe rimosso da direttore generale del MIBACT, perchè a lui si devono far risalire molti guai e pasticci del ministero. Oggi dobbiamo fare mea culpa e chiedere, anzi supplicare il neo ministro Franceschini di tenerci in eterno Nastasi al ministero. Avete visto come si è mosso Nastasi nel caso Pereira? Ha scritto nero su bianco che vuole una relazione sul caso, perchè - non dimenticatelo - sono io a convalidare la nomina di Pereira alla Scala. Oggi deve farci sapere tutta la storia degli acquisti da Salisburgo. Bene, bravo.
Se le cose andassero come Nastasi vorrebbe, anche la Scala potrebbe avere finalmente un commissario straordinario. E chi potrebbe essere? Ma il grande e grosso direttore generale del ministero, Salvo Nastasi, del quale già si parlò appena si seppe della partenza di Lissner, come suo probabile successore a Milano. Adesso potrebbe annullare la nomina di Pereira come sovrintendente dal prossimo autunno, ed insediarsi egli medesimo in quel ruolo. E i problemi presenti e futuri della Scala sarebbero risolti una volta per tutte.
Intanto, ad ulteriore dimostrazione che Nastasi non scherza, s'è saputo che la consigliera della Corte dei Conti Laterza, gli ha ingiunto, a Nastasi, di inviare al San Carlo di Napoli un commissario per verificare la resa nel lavoro della coordinatrice del Museo del teatro, Giulia Minoli. Pena il licenziamento in tronco o, in caso positivo,il suo trasferimento al Museo della Scala, se Nastasi dieventasse sovrintendente o Commissario, come tutti a questo punto ci auguriamo e Giulia Minoli per prima.
Etichette:
Barca,
caracalla,
corte dei conti,
franceschini,
Fuortes,
giulia minoli,
laterza,
Lissner,
Marino,
morgante,
nastasi,
pereira,
Salisburgo,
scala
venerdì 21 febbraio 2014
Tutti piangono lacrime di coccodrillo per l'amico Gianni
Volevano farlo morire prima ancora che ciò accadesse, visto che negli ambienti a lui vicini sapevano della sua malattia che l'ha condotto alla morte l'altro ieri. Inesorabilmente. Non l'hanno fatto perché hanno pensato, sebbene cinicamente, che di lì a poco si doveva di nuovo cercare un presidente per il Teatro di Roma? Sarebbe stata una ragione 'politica' più plausibile. No. L'hanno fatto perché di lui, ormai fuori dai giochi, non importava nulla a nessuno. Stiamo parlando di Gianni Borgna, morto a 67 anni appena, e dei suoi assassini, politici e morali, tutti della sua area politica. Oggi, il sindaco Marino come il presidente della Regione fingono di piangere per la scomparsa dell'amico Gianni. Ma che facevano Marino, la Barca e Zingaretti nei giorni in cui Gianni, proprio lui, più volte candidato alla presidenza del Teatro di Roma, s'era dovuto sfilare dalla corsa al vertice dell'Argentina, perché stufo del 'tira e molla' e dei 'veti incrociati' dei suoi stessi compagni di partito? Si può dire che non l'hanno aiutato a tirarsi fuori dalla malattia, come forse sarebbe potuto accadere, e che l'hanno fanno morire prima che il male se lo portasse effettivamente via? Sì, si può dire.
Siamo convinti di ciò e possiamo scriverlo apertamente perché noi con Borgna non abbiamo mai avuto rapporti lavorativi - come del resto con nessuno dell'uno e dell'altro schieramento - e in virtù del fatto che, considerandoci attenti osservatori - nel nostro piccolo - ci sentiamo autorizzati a parlarne apertamente.
Quando lo fece Alemanno, non ci rammaricammo più di tanto. Che si vuole? Arriva un nuovo sindaco e cambia le persone ai vertici delle istituzioni capitoline da esso dipendenti. Questo è uno degli aspetti del 'made in Italy' politico. A nessuno importa delle capacità e della professionalità, e meno ancora dell'onestà, dei vertici di una istituzione; ogni sindaco vuole mettere i suoi, per compensarli dei servigi resi fino all'ultimo minuto della campagna elettorale, salvo poi a scoprire, a fine mandato, che quegli amministratori sopraggiunti erano delle schifezze umane e professionali. La cronaca romana, anche recentissima, è ricca di esempi.
Alemanno scalzò di sella ( Musica per Roma) Borgna perchè troppo segnato dalla sua appartenenza al PD. Marino non lo ha voluto perché PD, preferendogli Sinibaldi per assicurarsi la radio buona amica.
A 'Musica per Roma', Alemanno ci mise Regina come presidente; mentre lasciò al suo posto Fuortes, amministratore delegato. Perché Fuortes era, forse, meno segnato? Ma se Fuortes ha fatto tutta la sua carriera con Veltroni e Bettini, vogliamo dire che lui, a differenza di Borgna, non è segnato politicamente? Ciao Gianni, fatti una risata, adesso che puoi, sugli integerrimi e sinceri tuoi compagni.
Siamo convinti di ciò e possiamo scriverlo apertamente perché noi con Borgna non abbiamo mai avuto rapporti lavorativi - come del resto con nessuno dell'uno e dell'altro schieramento - e in virtù del fatto che, considerandoci attenti osservatori - nel nostro piccolo - ci sentiamo autorizzati a parlarne apertamente.
Quando lo fece Alemanno, non ci rammaricammo più di tanto. Che si vuole? Arriva un nuovo sindaco e cambia le persone ai vertici delle istituzioni capitoline da esso dipendenti. Questo è uno degli aspetti del 'made in Italy' politico. A nessuno importa delle capacità e della professionalità, e meno ancora dell'onestà, dei vertici di una istituzione; ogni sindaco vuole mettere i suoi, per compensarli dei servigi resi fino all'ultimo minuto della campagna elettorale, salvo poi a scoprire, a fine mandato, che quegli amministratori sopraggiunti erano delle schifezze umane e professionali. La cronaca romana, anche recentissima, è ricca di esempi.
Alemanno scalzò di sella ( Musica per Roma) Borgna perchè troppo segnato dalla sua appartenenza al PD. Marino non lo ha voluto perché PD, preferendogli Sinibaldi per assicurarsi la radio buona amica.
A 'Musica per Roma', Alemanno ci mise Regina come presidente; mentre lasciò al suo posto Fuortes, amministratore delegato. Perché Fuortes era, forse, meno segnato? Ma se Fuortes ha fatto tutta la sua carriera con Veltroni e Bettini, vogliamo dire che lui, a differenza di Borgna, non è segnato politicamente? Ciao Gianni, fatti una risata, adesso che puoi, sugli integerrimi e sinceri tuoi compagni.
Etichette:
Alemanno,
Barca,
borgna,
Fuortes,
Marino,
muscia per roma,
PD,
regina,
sinabldi,
zingaretti
sabato 8 febbraio 2014
De Martino via. Emma Dante professore. La brutta storia del Palladium. Biscardi a Bari. Saggese e il ballerino. Letto sulla stampa di domenica 9 febbraio 2014
Possiamo dirlo che la notizia del licenziamento di De Martino dall'Opera di Roma ci può far sperare che giustizia si può fare, almeno in qualche caso? De Martino all'indomani della sua 'cacciata' come Sovrintendente - al suo posto arrivò Fuortes - riprese il suo ruolo di direttore generale, incarico che aveva al suo arrivo nel teatro, prima di essere nominato sovrintendente, con la benedizione di Alemanno ed anche Muti - diciamola tutta. Il suo nuovo contratto, quinquennale, prevedeva il compenso annuo di 180.000 Euro. In cinque anni, per fare due conti, l'Opera al dissipatore di fondi pubblici (10 milioni ed oltre di deficit nel solo esercizio 2013) assicurava emolumenti per quasi 1 milione di Euro. Bella ricompensa! Ora De Martino va a casa, e dovrà cercarsi un altro lavoro. Quei compensi chi glieli dà, dopo Alemanno? Ma come ha fatto a fare quel buco enorme ? Portavoce Cappelli ( Corriere della Sera): 'Ci sono state scelte artistiche sbagliate, come il giovanile 'Rienzi' wagneriano'. Le scelte artistiche sbagliate e l'amministrazione allegra erano tante;
andrebbe riesaminata l'intera gestione, e le consulenze inutili e costose, cui in questi ultimi giorni i sindacati fanno riferimento. Adesso Fuortes può lavorare senza sentirsi sul collo il fiato del 'deficitatore', e l'insulto della sua presenza in teatro, nonostante i danni procurati. Ora dovrebbero cadere anche altre teste, come il direttore artistico, e Muti deve convincersi che avere al fianco persone competenti ed autonome in fondo porta acqua al suo mulino. Purchè Fuortes non faccia arrivare anche a Roma, come ha fatto a Bari, la compagnia di giro che si porta dietro dappertutto. Teme di avere un calo di rendimento da solo, o in ambiente che reputa ostile.
A Bari, Petruzzelli, è prevalsa la scelta 'pugliese', con la nomina di Biscardi di Monopoli, a sovrintendente, debuttante in tale ruolo. Biscardi per anni, forse più di un decennio, è stato direttore artistico a Cagliari, e negli ultimi tempi ha lavorato a fianco di Abbado con la Mozart ( forse un suggerimento di Meli, amico del maestro e compagno di lavoro in gioventù della figlia del maestro, Alessandra, e sovrintende a Cagliari un tempo, con Biscardi direttore artistico, ora tornato per la seconda volta sul luogo del delitto:deficit).
Si è dato, finalmente, a Dante, Emma ciò che le spetta. Insegnare teatro nella sua città, Palermo, dove la precedente amministrazione l'aveva praticamente dimenticata, anzi esclusa. Forse sarà una delle cose buone per ricordare il sindaco Orlando; e forse riuscirà a farci dimenticare il probabile imminente ritorno del suo assessore Giambrone al timone del Teatro Massimo, dove era già stato già sovrintendente nella precedente amministrazione Orlando.
Il Palladium senza soldi che licenzia dalla direzione artistica la Fondazione RomaEuropa (Grifasi-Veaute), nelle stesse giornate in cui Emma Dante presenta il suo ultimo spettacolo è una brutta storia. Non ci sono soldi, il teatro torna a Roma Tre che ne è la proprietaria; poi, dal cilindro della Regione ( Assessorato alla formazione) sbuca fuori una dotazione per aprirvi una scuola. RomaEuropa commenta 'che scuola?', e sfodera i numeri delle sua passata positiva gestione. Assicurazioni per il futuro, promesse sia dalla Regione che dal Comune, il cui assessore Barca, è il principale imputato di questa come di tante altre criticità culturali della Capitale. Sembra una storia , brutta bruttissima, tutta interna alla sinistra. Mentre - ci è concesso un piccolo suggerimento? - non sarebbe ora che anche nelle istituzioni culturali della città, come RomaEuropa ed altre , ci fosse un ricambio al vertice? Mica possono credersi eterni.
Infine Saggese. per via del ballerino di tango scritturato per far danzare nell'aria i futuri astronauti. E' una delle tante troppe anomalie dell'ASI ( Agenzia Spaziale Italiana) presieduta dall'ingegnere elettronico Saggese, del quale abbiamo appreso dai giornali che deve la sua nomina all'amicizia, nata sui banchi di scuola, con Maurizio Gasparri. Sì, lui che fa nominare il capo dell'ASI che, a sua volta dà da mangiare a tutti gli amici, e spende a spande soldi pubblici. Ma non bastava mantenere Gasparri, del quale non abbiamo ancora capito che ruolo (mestiare) svolga, ci voleva anche Saggese? Anche lui dimesso.
andrebbe riesaminata l'intera gestione, e le consulenze inutili e costose, cui in questi ultimi giorni i sindacati fanno riferimento. Adesso Fuortes può lavorare senza sentirsi sul collo il fiato del 'deficitatore', e l'insulto della sua presenza in teatro, nonostante i danni procurati. Ora dovrebbero cadere anche altre teste, come il direttore artistico, e Muti deve convincersi che avere al fianco persone competenti ed autonome in fondo porta acqua al suo mulino. Purchè Fuortes non faccia arrivare anche a Roma, come ha fatto a Bari, la compagnia di giro che si porta dietro dappertutto. Teme di avere un calo di rendimento da solo, o in ambiente che reputa ostile.
A Bari, Petruzzelli, è prevalsa la scelta 'pugliese', con la nomina di Biscardi di Monopoli, a sovrintendente, debuttante in tale ruolo. Biscardi per anni, forse più di un decennio, è stato direttore artistico a Cagliari, e negli ultimi tempi ha lavorato a fianco di Abbado con la Mozart ( forse un suggerimento di Meli, amico del maestro e compagno di lavoro in gioventù della figlia del maestro, Alessandra, e sovrintende a Cagliari un tempo, con Biscardi direttore artistico, ora tornato per la seconda volta sul luogo del delitto:deficit).
Si è dato, finalmente, a Dante, Emma ciò che le spetta. Insegnare teatro nella sua città, Palermo, dove la precedente amministrazione l'aveva praticamente dimenticata, anzi esclusa. Forse sarà una delle cose buone per ricordare il sindaco Orlando; e forse riuscirà a farci dimenticare il probabile imminente ritorno del suo assessore Giambrone al timone del Teatro Massimo, dove era già stato già sovrintendente nella precedente amministrazione Orlando.
Il Palladium senza soldi che licenzia dalla direzione artistica la Fondazione RomaEuropa (Grifasi-Veaute), nelle stesse giornate in cui Emma Dante presenta il suo ultimo spettacolo è una brutta storia. Non ci sono soldi, il teatro torna a Roma Tre che ne è la proprietaria; poi, dal cilindro della Regione ( Assessorato alla formazione) sbuca fuori una dotazione per aprirvi una scuola. RomaEuropa commenta 'che scuola?', e sfodera i numeri delle sua passata positiva gestione. Assicurazioni per il futuro, promesse sia dalla Regione che dal Comune, il cui assessore Barca, è il principale imputato di questa come di tante altre criticità culturali della Capitale. Sembra una storia , brutta bruttissima, tutta interna alla sinistra. Mentre - ci è concesso un piccolo suggerimento? - non sarebbe ora che anche nelle istituzioni culturali della città, come RomaEuropa ed altre , ci fosse un ricambio al vertice? Mica possono credersi eterni.
Infine Saggese. per via del ballerino di tango scritturato per far danzare nell'aria i futuri astronauti. E' una delle tante troppe anomalie dell'ASI ( Agenzia Spaziale Italiana) presieduta dall'ingegnere elettronico Saggese, del quale abbiamo appreso dai giornali che deve la sua nomina all'amicizia, nata sui banchi di scuola, con Maurizio Gasparri. Sì, lui che fa nominare il capo dell'ASI che, a sua volta dà da mangiare a tutti gli amici, e spende a spande soldi pubblici. Ma non bastava mantenere Gasparri, del quale non abbiamo ancora capito che ruolo (mestiare) svolga, ci voleva anche Saggese? Anche lui dimesso.
Etichette:
Abbado,
Alemanno,
Barca,
biscardi,
Cappelli,
de martino,
emma dante,
Fuortes,
Gasparri,
giambrone,
grifasi,
meli,
muti,
orlando,
palladium,
Petruzzelli,
saggese,
veaute
domenica 27 ottobre 2013
Il ciclone Marino sta per abbattersi sulle istituzioni culturali della Capitale
C'era una volta Ignazio Marino, chirurgo di fama imprestatosi alla politica. L'ex chirurgo, non simpaticissimo in verità - ma si spera che sia almeno bravo a fare i compiti assegnatigli - aveva una assessore, la Barca, fratella ovviamente dell'altro Barca, ex ministro, figlio a sua volta del più famoso di tutti i Barca, quello comunista,Luciano di nome. Fra il chirurgo e la sua 'assistente' culturale i rapporti sono tesi, lo dicono tutti, hanno diversa visione sui manager da mettere a capo delle istituzioni culturali cittadine finanziate con soldi pubblici, e non solo su questo. Al Teatro di Roma, da dove sta per andar via Lavia, Marino vuole mettere Gassmann, il giovane attore, tanto in voga di questi tempi e Barca ( e con lei il ministro Bray) non vuole. Lei preferisce Cutaia, ex ETI, perchè gli attori non hanno mai dato buoni esiti quando vengono messi a comandare una istituzione- ha detto. Così la pensa ministero e Barca. Sulla presidenza tutti d'accordo, sembra: si cambia, anzi no, resta Scaglia - come scoglio immoto! - secondo la vulgata dapontiano/mozartiana. Ma le istituzioni dove bisogna smobilitare gli ex di Alemanno sono anche altre. C'è il palazzo delle Esposizioni che al Comune costa 11.000.000 di Euro. Ha passivi, scrivono i giornali; no, ha attivi da molti anni, ribadisce l'attuale responsabile Simoni; al Macro c'è Pietromarchi che va cambiato. chi ci mettono, non si sa. E all'Opera, che al Comune costa ben 20.000.000 di Euro l'anno - forse il più alto contributo in assoluto di una municipalità alla sua Fondazione lirica - che si fa? Vogliono azzerare il consiglio di amministrazione e metterci un commissario, perché secondo quanto va dicendo nei corridoi Marino, in quel teatro si spende molto a fronte di una produzione abbastanza esigua. All'Opera via Vespa, vice presidente, e i consiglieri di nomina Alemanno per l'arrivo del Commissario Siciliano, figlio di Enzo, attore di professione. Con quali competenze, ammesso che giusto sia il commissariamento? Ha lavorato molto nella campagna elettorale di Marino. E di opera ed amministrazione di una grande azienda culturale? ne sa quasi nulla, anzi nulla. Imparerà sul campo. Bravo, Marino ex chirurgo. Onore al merito. Attento, però, a non farsi scappare Riccardo Muti.
Etichette:
Barca,
bray,
cutaia,
gassmann,
lavia,
Marino,
pietromarchi,
riccardo murti,
scaglia,
siciliano,
simoni,
vespa
martedì 15 ottobre 2013
Rassegna stampa di martedì 15 ottobre. Opera di Roma in Campidoglio, stipendio Epifani, compenso Fazio
Alcuni lavoratori dell'Opera di Roma - una cinquantina, scrivono i giornali - si sono recati ieri presso l'Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, per domandare 'discontinuità' dalla gestione del periodo Alemanno, una 'grammatica' ( che avranno voluto dire?) diversa nella scrittura dell'Opera, cui il Comune destina ben 21 milioni di Euro l'anno, e che forse non vorrebbe più destinare in egual misura, stante l'attuale bassa produttività del teatro. Nel quale, sotto la gestione Alemanno, sono entrati con contratti non regolarissimi, una cinquantina di nuovi dipendenti, del costo complessivo intorno al milione di Euro.
Nelle passate settimane il sindaco Marino accennava alla medesima canzone dei lavoratori del teatro: ' discontinuità vò pensando', e nei giorni scorsi anche l'assessore Barca, ha accennato un egual motivo ' disconinuità voglio imporre', dichiarando di voler ridurre di qualche milione il finanziamento comunale. E non ci si venga a dire che le nostre passate analisi sul caso 'Opera di Roma' erano sbagliate! Quei dimostranti indirettamente, danno una mano alla Barca che vuole cambiare rotta. Glielo chiedono gli stessi lavoratori- potrebbe essere la sua giustificazione.
Epifani ha detto che l'aumento del suo stipendio del 18% in un anno, a partire dal 2004, quando era segretario della CGIL, era stato deciso dalla segreteria del sindacato e non da lui. Nel sindacato, Segretario e segreteria sono cose ben distinte, e per quanto Epifani non lo avesse voluto quell'aumento, anzi lo avesse espressamente rifiutato, gli fu imposto, ed egli, obtorto collo, dovette accettarlo e mantenerlo.
Il compenso di Fazio è divenuto materia di pubblica discussione da quando l'altro ieri il ministro Brunetta vi ha fatto cenno, a brutto muso, al giornalista, nel corso di 'Che tempo che fa'. Il quale giornalista ha detto di essere grato alla Rai del suo compenso, e che egli produce di ritorno guadagni alla Rai stessa, e che la sua trasmissione rende più di ciò che costa, più precisamente: la sua trasmissione è completamente pagata dalla pubblicità. Brunetta ha replicato: non completamente. Ora, vien da chiedersi se le cifre circolate siano compatibili con l'attuale situazione economica e con la dilagante povertà. E' facile farsi difensore dei diritti dei poveri, seduto su una poltrona di milioni. La Rai dovrebbe operare a lui ed anche a parecchi altri un taglio deciso e profondo sui compensi. E le star? vadano dove vogliono. I compensi Rai non li avranno da nessuna altra parte, né da Berlusconi né dalla Sette, come esperienza insegna, con l'aria che tira. Ma, a prescindere, vanno ridotti, anche pe un minimo di decenza.
L'esempio cui tutti si attaccano di papa Francesco, dovrebbe insegnarlo: si è più credibili ed efficaci quando si predica bene, e si è razzolato, e si continua a razzolare anche dal trono papale, ugualmente bene.
Nelle passate settimane il sindaco Marino accennava alla medesima canzone dei lavoratori del teatro: ' discontinuità vò pensando', e nei giorni scorsi anche l'assessore Barca, ha accennato un egual motivo ' disconinuità voglio imporre', dichiarando di voler ridurre di qualche milione il finanziamento comunale. E non ci si venga a dire che le nostre passate analisi sul caso 'Opera di Roma' erano sbagliate! Quei dimostranti indirettamente, danno una mano alla Barca che vuole cambiare rotta. Glielo chiedono gli stessi lavoratori- potrebbe essere la sua giustificazione.
Epifani ha detto che l'aumento del suo stipendio del 18% in un anno, a partire dal 2004, quando era segretario della CGIL, era stato deciso dalla segreteria del sindacato e non da lui. Nel sindacato, Segretario e segreteria sono cose ben distinte, e per quanto Epifani non lo avesse voluto quell'aumento, anzi lo avesse espressamente rifiutato, gli fu imposto, ed egli, obtorto collo, dovette accettarlo e mantenerlo.
Il compenso di Fazio è divenuto materia di pubblica discussione da quando l'altro ieri il ministro Brunetta vi ha fatto cenno, a brutto muso, al giornalista, nel corso di 'Che tempo che fa'. Il quale giornalista ha detto di essere grato alla Rai del suo compenso, e che egli produce di ritorno guadagni alla Rai stessa, e che la sua trasmissione rende più di ciò che costa, più precisamente: la sua trasmissione è completamente pagata dalla pubblicità. Brunetta ha replicato: non completamente. Ora, vien da chiedersi se le cifre circolate siano compatibili con l'attuale situazione economica e con la dilagante povertà. E' facile farsi difensore dei diritti dei poveri, seduto su una poltrona di milioni. La Rai dovrebbe operare a lui ed anche a parecchi altri un taglio deciso e profondo sui compensi. E le star? vadano dove vogliono. I compensi Rai non li avranno da nessuna altra parte, né da Berlusconi né dalla Sette, come esperienza insegna, con l'aria che tira. Ma, a prescindere, vanno ridotti, anche pe un minimo di decenza.
L'esempio cui tutti si attaccano di papa Francesco, dovrebbe insegnarlo: si è più credibili ed efficaci quando si predica bene, e si è razzolato, e si continua a razzolare anche dal trono papale, ugualmente bene.
Etichette:
Alemanno,
Barca,
berlusconi,
bruinetta,
epifani,
fazio,
La 7,
Marino,
Opera di Roma,
papa Francesco,
Rai
domenica 4 agosto 2013
Foro Romano per tutti, eccetto le auto private.Per Marino solo persone competenti
Una decisione sulle prime impopolare quella del neosindaco Ignazio Marino, ma che col passare del tempo, sarà salutata come una delle più azzeccate in assoluto. La festa di ieri, in occasione della 'pedonalizzazione' di Via dei Fori imperiali, è stata disturbata da una squadra di contestatori, guidata da Alemanno che contestava la decisione di Marino, (alzando però cartelli di protesta sulla discarica presso il Divino Amore, santuario caro ai romani). e dall'ex assessore Sveva Belviso, 'faccia d'angelo', che invece appoggiò la decisione dell'ex sindaco Alemanno di 'deportare' i vecchietti di una struttura di riposo in altri spazi che i diretti interessati non volevano. Alla festa ha partecipato anche l'Accademia di Santa Cecilia., diciamo 'tiepidamente', avendo inviato un quartetto dell'orchestra e i componenti dell'Opera studio, la struttura che prepara i giovani al debutto sui palcoscenici, mentre avrebbe dovuto inviare la sua orchestra, trattandosi di una decisione abbastanza importante, forse storica. Qualche volta anche importanti istituzioni fanno fatica a sintonizzarsi sulla stessa lunghezza d'onda di eventi importanti, quantomeno ci arrivano con leggero ritardo sui fatti.
Del sindaco Marino, però, ci ha colpiti una sua dichiarazione alla vigilia della formazione della sua giunta. entreranno fra gli assessori solo coloro che hanno competenza nei vari settori ai quali sono preposti. Orecchie da mercante invece contro i suggerimenti dei partiti. Marino qualche suggerimento l'ha colto, in virtù anche di parentele, che avrebbe potuto evitare, come nel caso dell'assessore Barca, della ben nota famiglia. Non è una novità; non è certo la prima volta che accade ( ci sovviene che qualche anno fa, a capo della segreteria del presidente della Rai, Zaccaria, c'era la sorella di Zanda - vi dice qualcosa questo cognome?) né sarà l'ultima.
Perchè Marino, comunque, ha dovuto ribadirlo? perchè quando sfogliamo i giornali , ad ogni giro di poltrone, ci capita di dover leggere come - solo per fare qualche esempio - l'ex direttore generale della Rai, Lorenza Lei, abbia ricevuto il beneplacito del card. Bertone (leggi: Vaticano!), il quale avrebbe dato la sua benedizione anche alla nomina della attuale presidente, dott. Tarantola. Ma il Vaticano e Bertone non c'hanno già tanti guai ai quali pensare? Che c'entrano con la dirigenza di una tv pubblica? E naturalmente non è solo la tv ad essere ostaggio di politici e poteri occulti. A proposito del MPS, il presidente dalla Fondazione ha rivelato che le nomine ai vertici della banca, avevano ottenuto prima il beneplacito di Rutelli e Letta Gianni, il quale avrebbe anche benedetto la nomina della sovrintendente al Teatro Comunale di Cagliari, e sarebbe il protettore di Salvo Nastasi - dio ce ne liberi!, come vanno dicendo sempre più spesso molti esponenti del settore.
Per questo e per molto altro ancora noi non siamo un paese normale, e quella dichiarazione di Marino non deve meravigliarci.
Del sindaco Marino, però, ci ha colpiti una sua dichiarazione alla vigilia della formazione della sua giunta. entreranno fra gli assessori solo coloro che hanno competenza nei vari settori ai quali sono preposti. Orecchie da mercante invece contro i suggerimenti dei partiti. Marino qualche suggerimento l'ha colto, in virtù anche di parentele, che avrebbe potuto evitare, come nel caso dell'assessore Barca, della ben nota famiglia. Non è una novità; non è certo la prima volta che accade ( ci sovviene che qualche anno fa, a capo della segreteria del presidente della Rai, Zaccaria, c'era la sorella di Zanda - vi dice qualcosa questo cognome?) né sarà l'ultima.
Perchè Marino, comunque, ha dovuto ribadirlo? perchè quando sfogliamo i giornali , ad ogni giro di poltrone, ci capita di dover leggere come - solo per fare qualche esempio - l'ex direttore generale della Rai, Lorenza Lei, abbia ricevuto il beneplacito del card. Bertone (leggi: Vaticano!), il quale avrebbe dato la sua benedizione anche alla nomina della attuale presidente, dott. Tarantola. Ma il Vaticano e Bertone non c'hanno già tanti guai ai quali pensare? Che c'entrano con la dirigenza di una tv pubblica? E naturalmente non è solo la tv ad essere ostaggio di politici e poteri occulti. A proposito del MPS, il presidente dalla Fondazione ha rivelato che le nomine ai vertici della banca, avevano ottenuto prima il beneplacito di Rutelli e Letta Gianni, il quale avrebbe anche benedetto la nomina della sovrintendente al Teatro Comunale di Cagliari, e sarebbe il protettore di Salvo Nastasi - dio ce ne liberi!, come vanno dicendo sempre più spesso molti esponenti del settore.
Per questo e per molto altro ancora noi non siamo un paese normale, e quella dichiarazione di Marino non deve meravigliarci.
Etichette:
Alemanno,
Barca,
Belviso,
Divino Amore,
Fori imperiali,
Lei,
letta,
Marino,
MPS,
nastasi,
Rai,
Tarantola,
Zaccaria,
Zanda
Iscriviti a:
Post (Atom)