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lunedì 8 maggio 2017

Palermo e Roma scoprono l'OPERA CAMION, dopo almeno una ventina d'anni che in Italia viene spesso praticata.

La 'grande' scoperta dell'Opera camion, come se fosse la scoperta dell'America - mentre è solo la scoperta, fuori tempo, dell'acqua calda - che i Teatri lirici di Roma e Palermo vantano come propria e come rivoluzionaria, in effetti, anche in Italia, nella provincia italiana, è scoperta ben nota e praticata.Due soli esempi a cominciare dalla più vicina nel tempo. 

Un camion con l'opera  bell'e pronta per essere  disvelata ed esportata  senza grandi spese, nelle cittadine vicine, l'aveva  già attrezzato la Istituzione Sinfonica Abruzzese, con sede a  L'Aquila,  quand'era diretta da Vittorio Antonellini. Ricordiamo che una volta ce ne parlò con entusiasmo.

 Ma nella provincia italiana, specie quella più provincia delle altre, l'Opera camion l' ha conosciuta molti e  molti anni fa, e di una di queste occasioni fummo noi  personalmente testimoni perché coinvolti. Ci consentirete, d'ora in avanti, di parlarvene in prima persona.

Trinitapoli, che è la cittadina pugliese, dove sono nato e dove, in occasione della festa patronale, le bande musicali facevano e fanno fare alla popolazione una specie di ripasso del grande repertorio, quello più popolare, del melodramma italiano, nell'estate dei primi anni Duemila ospitò una di queste rappresentazioni, alla quale fui invitato a partecipare, meglio a presentare l'opera che si rappresentava, e cioè Tosca. Il sindaco mi aveva chiesto una simile cortesia, avendo visto in tv, Rai 1, la trasmissione 'All'Opera!, presentata da Antonio Lubrano e di cui ero autore. 

 A fianco della Cattedrale di Trinitapoli, in uno spazio raccolto ed idoneo, nel pomeriggio stesso del giorno della rappresentazione, giunse un camion con la scenografia; con un pullman sarebbero giunto più tardi - in effetti molto più tardi, per alcune disavventure occorse al mezzo di locomozione - gli orchestrali e i solisti di canto. L'opera era stata rappresentata il giorno prima in Basilicata o giù di lì. E da lì a Trinitapoli ce ne è di strada. Il camion s'era mosso all'alba per giungere in tempo, il pullman con gli orchestrali ed i cantanti, molto più tardi.
 Gli orchestrali ed i cantanti giunsero con molto ritardo, e nonostante la stanchezza per la rappresentazione del giorno prima, ed il viaggio avventuroso, tennero testa - come sanno fare professionisti navigati, anche se non sulla cresta dell'onda - alla rappresentazione.
 Il sindaco mi disse che aveva ottenuto la rappresentazione pagando la somma di Euro 7-8000 (non ricordo con esattezza) tutto compreso. L'impresa che organizzava quelle rappresentazioni, che ho sempre definito 'spedizioni punitive', a causa dello stress inutile e dannoso, cui vengono sottoposti i musicisti, veniva, con tutto l'armamentario, da uno dei paesi dell'Est Europa (Romania o Bulgaria). Non credo fosse il primo viaggio operistico in Italia, nè penso sia stato l'ultimo. Forse i lettori  di questo blog, delle regioni del meridione d'Italia, potrebbero dare conferma.
 Allora, cosa hanno inventato Giambrone e Fuortes, i due Sovrintendenti che vogliono sembrare sempre un passo avanti agli altri?  Naturalmente fanno bene a posteggiare il camion nelle piazze di Roma e Palermo, offrendo gratuitamente il melodramma, mentre nei loro teatri costerebbe troppo caro ai cittadini. Ma non pensino che da quelle rappresentazioni vissute come un regalo delle istituzioni alle periferie, derivi un biglietto in più venduto ai loro botteghini, perché in pochi potrebbero permetterselo.  Se non ci crdete, date un'occhiata ai prezzi dei biglietti. 

venerdì 12 agosto 2016

Arcangelo Sannicandro, deputato SEL non metalmeccanico io lo conosco

Arcangelo Sannicandro, di un paio d'anni meno giovane di me, lo conosco dai tempi dell'Università, quando già militava nell'allora Partito Comunista, mentre io studiavo teologia. Lo conosco perchè ambedue eravamo di Trinitapoli, sebbene lui fosse nato a Corato. Ci incontravamo e frequentavamo nei mesi estivi, quando io tornavo al mio paese in vacanza. E allora giocavamo, ma con impegno, a fare io 'don Camillo' e lui Peppone, molto più giovani noi dei notissimi protagonisti cinematografici, nati dalla penna di un acuto scrittore (Guareschi). Nessuno di noi due pensava alla possibile abiura dell'avversario, e perciò ambedue ci limitavamo a sfoggiare la rispettiva verve contraddittoria, io tomistica, lui marxiana, ciascuno secondo le proprie capacità.
 Poi il Peppone trinitapolese di un tempo ha fatto tutta la carriera politica sempre nel Partito Comunista ed i suoi derivati; ed io, invece, ho cambiato abito, abitudini ed interessi. Lui alla passione politica ha unito la professione di avvocato; io, smessa la militanza e gli interessi religiosi, mi sono dedicato all'insegnamento ( Storia della musica) ed al giornalismo, militando nella critica musicale.
 Da allora sono passati moltissimi anni, i successivi nostri incontri, sempre estivi, e sempre più sporadici, si limitavano a rivangare le belle serate di un tempo a discutere su religione e marxismo, chiesa e partito comunista. Ora apprendo dai giornali che lui ha fatto i soldi ed io no, il suo UNICO ultimo arriva a 400.000 Euro, il mio non li ha mai sfiorati neppure nei periodi di maggiore ed intensa attività sui due fronti, ed oggi è molto ma molto lontano da quella cifra. Che egli attribuisce, in massima parte, al suo lavoro di avvocato.
 Oggi leggo di lui, a seguito di un intervento alla Camera dei Deputati, nel corso della discussione di   un progetto di legge dei '5 Stelle' che vorrebbero portare l'indennità parlamentare da 10.000 a 5.000 Euro. Un  progetto che Arcangelo ha rigettato, abiurando a prima vista la sua fede di Peppone - della quale agli inizi viveva - affermando: noi non siamo mica metalmeccanici, e rimandando tutti al suo Unico per dimostrare che lui non si opponeva al progetto grillino per soldi - lui ne guadagna  tanti facendo ancora l'avvocato - ma per una questione di principio: il parlamentare è un rappresentante del popolo che lo ha eletto, e non un lavoratore subordinato, un co.co.pro. qualunque. Una ragione in più per non opporsi. Ciao, Arcangelo,  ormai ex Peppone.

mercoledì 13 agosto 2014

Ancora sul Teatro Valle dis-occupato

Nella guerra aperta ai Valliani - così chiamati da noi gli occupanti del Teatro Valle - s'è distinto il Corriere: Paolo Fallai ha accusato gli occupanti anche di ciò che non hanno fatto. Il sopralluogo , infatti, dei tecnici della sovrintendenza e dell'assessore Marinelli, ha messo in chiaro che il teatro è stato tenuto bene dagli occupanti, nonostante che  la sala e gli uffici fungessero anche da dormitorio ecc.. Dunque sconfessati tutti quelli che  avevano scritto, senza averne le prove, che il teatro era stato devastato da quei barbari. L'accusa, infondata, ci ha fatto venire alla mente una altra accusa fondatissima, riguardante un caso del mio paese d'origine, Trinitapoli, nel Tavoliere pugliese.
Appena fuori del paese era stato costruito un villaggio  di alloggi popolari, abitati, dati in uso, a persone bisognose, non proprio a modo; quel villaggio era detto 'l'isola delle donne maledette', con chiaro riferimento ad alcune signore che praticavano la più antica arte del mondo. Appena abitati  quegli alloggi popolari dotati anche di bagno con vasca, coloro i quali penetrarono per primi  in quella 'zona franca' cittadina' raccontarono di vasche da bagno trasformate in orticelli, perchè tanto loro di lavarsi non avevano intenzione; di finestre con vetri rotti al cui posto erano stati fissati con chiodi indumenti di vario genere. Insomma un vero disastro.
 Quando al Valle questo disastro s'è verificato che non c'era stato, allora  i giornali accusatori hanno chiamato in causa attori mammut - senza offesa, lo diciamo solo per gli anni sulle spalle - che, simpatizzanti della prima ora, accusavano, alla fine dell'esperienza, i 'teatranti' cosiddetti', che non avevano nessun  reale progetto.
 Anche questi sono stati messi fuori gioco dalla Marinelli che,  non sappiamo se convinta o per opportunità politica e furba strategia, ha dichiarato che il Teatro Valle deve riaprire il prima possibile e che al progetto 'Valle Bene Comune' si deve prestare attenzione e dare seguito.  Il primo prossimo appuntamento di dialogo è fissato al 2 settembre, dunque domani. E' chiaro?
 Ma perchè in tre anni nessuno ha voluto risolvere  politicamente, compreso il loquace Bray che da ministro se ne disinteressò della faccenda, il problema dell'occuapzione del teatro, risolto invece in venti giorni dalla madonna Marinelli? E Marino alla sua gemella al femminile, Marinelli, non poteva pensare prima di mettersi in una Barca che ha fatto acqua assieme a lui trasformandosi in un sottoMarino'?