Si è aperta qualche giorno fa a Roma, a Palazzo Braschi, una mostra che espone alcuni tesori ( bozzetti e figurini) dell'Archivio storico dell'Opera di Roma come anche storici costumi rimasti nella memoria del pubblico sia perchè legati a certi titoli famosi sia perchè indossati da star internzionali.
Negli stessi giorni in cui a Palazzo Barberini fa bella mostra di sè l'immenso straordinario sipario di Picasso per Parade di Satie - Cocteau (che la Galleria di Arte moderna si fece sfuggire a suo tempo per una cifra irrisoria!), un altro sipario è in mostra a Palazzo Braschi, quello dipinto da De Chirico per l'Otello di Rossini, brutto!
Per presentare la mostra è stato interpellato in tv il sovrintendente dell'Opera, Carlo Fuortes, il quale richiesto di spiegare l'attualità del melodramma, ha filosofeggiato: "L'opera, nonostante appartenga al passato, è attuale perchè è il frutto della collaborazione, della partecipazione di più arti (allo spettacolo operistico), che è una caratteristica dell'arte contemporanea".
Pensiero profondo nonostante cozzi con quanto pensava un altro pensatore, ingiustamente sottovalutato, Federico Fellini - che se fosse ancora vivo sicuramente Fuortes avrebbe coinvolto in uno spettacolo d'opera - il quale, buonanima, sosteneva che l'opera gli riusciva "incomprensibile, perché era il frutto della partecipazione di molte arti, autonome ed autosufficienti, che starebbero meglio e stanno meglio anche da sole".
Passano gli anni, cambiano i gusti, e cambia anche il pensiero filosofico sul melodramma.
Sul quale si è pronunciato anche un altro pensatore, Stefano Valanzuolo, della 'scuola napoletana', sezione staccata di Ravello, dove per qualche tempo è stato assistente del cattedratico Mauro Meli che l'ha invitato nel 'suo' teatro isolano. Lo ha fatto a Cagliari, alla vigilia della prima italiana della Ciociara (da Moravia) di Marco Tutino. Chiamato a presentare al pubblico cagliaritano la novità di Tutino, commissionata dall'Opera di San Francisco e dal Teatro Regio di Torino ( a proposito chissà se ha anche spiegato perchè il Regio di Torino che l'aveva coprodotta non l'ha ospitata) ha delineato il profilo musicale del melodramma di oggi: la gradevolezza, alla quale s'è attenuto Tutino, mettendo fra parentesi un secolo abbondante di musica operistica e di cambiamenti del linguaggio musicale. La musica come l'arte deve essere 'gradevole', e quella di Tutino lo è. Il melodramma, dunque, sia gradevole per piacere.
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lunedì 27 novembre 2017
Pensiero contemporaneo sul melodramma
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domenica 10 maggio 2015
Via Augusto Mascheroni, la strada intitolata al musicista che non esiste. L'ha scoperto Marco Lodoli
Sulla toponomastica siamo intervenuti tante volte. Indignati, in massima parte, quando abbiamo visto che alle glorie del nostro paese sono intitolate strade della più buia periferia, nella migliore delle ipotesi altrimenti vengono ignorati del tutto, mentre a politici, benchè amati, ma di assoluto poco conto, come Petroselli, vengono intitolate strade nel cuore storico della città. Nel caso specifico da Piazza dell'Ara coeli al Circo Massimo. Cercate Rossini, o De Chirico, od anche Beethoven o Mozart, neanche i taxisti più anziani sanno dirvi immediatamente dove si trovano. Forse c'è qualche eccezione per gli operisti più noti che sono stati fatti 'astradare' dalle parti di Villa Borghese e fino a Piazza Verdi, appunto, in un bel quartiere. Forse lo fece il regime.
Dalle parti del cosiddetto Quartiere africano, c'è anche lì una bella sfilza di musicisti a titolare vie e viuzze, mai strade di grande traffico e popolarità. Lì si trovano via Piccinni, Via Rendano, Via Anerio che secondo Marco Lodoli, che ha fatto la scoperta che stiamo per dirvi, sarebbero musicisti di poco valore. Eh no, caro Lodoli, Passi per Rendano, ma soprattutto Piccinni, autore anche del capolavoro 'La Cecchina ossia la buona figliuola' non è davvero un musicista di seconda o terza categoria. E noi lo difendiamo anche perchè nostro conterraneo, pugliese. Si potrebbe dire quasi la stessa cosa di Anerio, maestro rinascimentale romano, di grande notorietà, ma non è un problema se Lodoli non li conosce.
Lodoli però ci rivela un caso davvero curioso. Lì, dietro Viale Somalia - echi dell'Impero effimero italiano! - c'è anche via Augusto Mascheroni, musicista che non esiste. mentre quasi sicuramente nell'intitolargli la strada hanno confuso l'inesistente Augusto, con Vittorio, autore di canzonette - al quale sicuramente Gianni Borgna avrebbe fatto intitolare la strada, lui studioso della canzone italiana - come 'Papaveri e papere', e la 'Casetta in Canadà'. Sicuramente a Vittorio Mascheroni la strada gliel'hanno intitolata subito, dopo neanche un mese dalla sua scomparsa. Mentre De Chirico e molti altri hanno atteso che si sviluppassero periferie, talvolta disumane, prima di vedersi intitolare una strada.
Dalle parti del cosiddetto Quartiere africano, c'è anche lì una bella sfilza di musicisti a titolare vie e viuzze, mai strade di grande traffico e popolarità. Lì si trovano via Piccinni, Via Rendano, Via Anerio che secondo Marco Lodoli, che ha fatto la scoperta che stiamo per dirvi, sarebbero musicisti di poco valore. Eh no, caro Lodoli, Passi per Rendano, ma soprattutto Piccinni, autore anche del capolavoro 'La Cecchina ossia la buona figliuola' non è davvero un musicista di seconda o terza categoria. E noi lo difendiamo anche perchè nostro conterraneo, pugliese. Si potrebbe dire quasi la stessa cosa di Anerio, maestro rinascimentale romano, di grande notorietà, ma non è un problema se Lodoli non li conosce.
Lodoli però ci rivela un caso davvero curioso. Lì, dietro Viale Somalia - echi dell'Impero effimero italiano! - c'è anche via Augusto Mascheroni, musicista che non esiste. mentre quasi sicuramente nell'intitolargli la strada hanno confuso l'inesistente Augusto, con Vittorio, autore di canzonette - al quale sicuramente Gianni Borgna avrebbe fatto intitolare la strada, lui studioso della canzone italiana - come 'Papaveri e papere', e la 'Casetta in Canadà'. Sicuramente a Vittorio Mascheroni la strada gliel'hanno intitolata subito, dopo neanche un mese dalla sua scomparsa. Mentre De Chirico e molti altri hanno atteso che si sviluppassero periferie, talvolta disumane, prima di vedersi intitolare una strada.
mercoledì 8 aprile 2015
Lo Stato non ha più soldi per niente e nessuno, salvo che per i suoi inutili e spesso anche indegni rappresentanti
Alcuni fatti, recenti, ci hanno riempito di gioia, ma nello stesso di tempo di rabbia nei confronti di uno Stato che quando si tratta di spendere per il decoro e l'immagine del paese oltre che per preservare il suo patrimonio storico e artistico dichiara di non avere un solo Euro da destinarvi.
A Sansepolcro, urgeva il restauro di una delle più belle, osannate ed ammirate opere d'arte, l'affresco della 'Resurrezione' di Piero della Francesca, conservato nel Museo cittadino. Occorrevano 125.000 Euro. Non ci sbagliamo, avete capito bene. Appena 125.000 Euro, che evidentemente il Comune non aveva. Per fortuna è intervenuto un finanziatore privato, tale dott. Osti, ex dirigente della Buitoni ed ora cittadino svizzero - il quale quando ha saputo della cosa, si è ricordato del celebre affresco che conosceva bene, dai tempi in cui lavorava alla Buitoni nella cittadina toscana, decidendo di legare il suo nome, di ammiratore di Piero, alla celebre opera, alla sua conservazione - che ha dato 100.000 Euro, ai quali il Comune ha aggiunto i 25.000 mancanti, per il restauro. E così l'affresco nel giro di un anno circa tornerà a risplendere.
A Milano, altri due restauri importanti riguardanti due nostri sommi artisti, De Chirico e Burri, graziati (?) dall'EXPO.
Verrà ricostruito il 'Teatro continuo' progettato da Burri, e costruito nel Parco Sempione, successivamente abbandonato e distrutto dai barbari amministratori milanesi dell'epoca, nella ricorrenza del centenario della nascita dell'artista, forse per iniziativa del comitato nazionale per le celebrazioni - del quale finora si ricorda l'uscita del francobollo commemorativo e forse poco altro - per la gioia degli ammiratori di Burri e dei visitatori dell'EXPO.
Come pure il restauro di una celebre fontana, 'I bagni misteriosi', uscita dalla fantasia del De Chirico 'metafisico' e destinata alla Triennale, ridotta male ed ora finalmente restaurata e tornata alla sua primitiva singolarità di forme e colori.
Ogni volta che si va a bussare alle casse dello Stato per queste necessità, la risposta è sempre che ci sono altre priorità, come quella di continuare a foraggiare tutti i suoi rappresentanti, molti dei quali inutili ed alcuni anche dannosi ed indegni, i cui emolumenti non si possono toccare e nessuno tocca, nonostante promesse e rassicurazioni continue. Da quei soldi, in molti casi, letteralmente buttati, non si possono attingere risorse per cose più utili e redditizie anche agli occhi del mondo.
Evidentemente alla nostra storia chi ci governa, non tiene molto. Come dimostrano piccoli importanti fatti: Renzi, dacchè è premier, non ha trovato un attimo di tempo per andare a rendersi conto di persona dello stato miserevole in cui versa ancora oggi, sei anni dopo il tragico terremoto, la bellissima monumentale città dell'Aquila.
E del resto anche Ornaghi, crediamo fosse lui, all'indomani del terremoto in Emilia, saputo dei problemi recati al Palazzo Ducale di Mantova, non ritenne ovvio e naturale oltre che doveroso, recarsi a visitare quell'unicum rappresentato dal Palazzo mantovano. Infine, Bray, è il ministro al quale la dirigenza della Scala, Lissner, rimproverò di non essersi mai recato in visita ad una delle massime glorie del paese, qual è il teatro milanese.
Come si può pretendere, di conseguenza, da tali politici analfabeti ed insensibili, che poi trovino somme, anche esigue, per provvedere al mantenimento di memorie straordinarie di cui essi stessi non ne riconoscono l'importanza?
A Sansepolcro, urgeva il restauro di una delle più belle, osannate ed ammirate opere d'arte, l'affresco della 'Resurrezione' di Piero della Francesca, conservato nel Museo cittadino. Occorrevano 125.000 Euro. Non ci sbagliamo, avete capito bene. Appena 125.000 Euro, che evidentemente il Comune non aveva. Per fortuna è intervenuto un finanziatore privato, tale dott. Osti, ex dirigente della Buitoni ed ora cittadino svizzero - il quale quando ha saputo della cosa, si è ricordato del celebre affresco che conosceva bene, dai tempi in cui lavorava alla Buitoni nella cittadina toscana, decidendo di legare il suo nome, di ammiratore di Piero, alla celebre opera, alla sua conservazione - che ha dato 100.000 Euro, ai quali il Comune ha aggiunto i 25.000 mancanti, per il restauro. E così l'affresco nel giro di un anno circa tornerà a risplendere.
A Milano, altri due restauri importanti riguardanti due nostri sommi artisti, De Chirico e Burri, graziati (?) dall'EXPO.
Verrà ricostruito il 'Teatro continuo' progettato da Burri, e costruito nel Parco Sempione, successivamente abbandonato e distrutto dai barbari amministratori milanesi dell'epoca, nella ricorrenza del centenario della nascita dell'artista, forse per iniziativa del comitato nazionale per le celebrazioni - del quale finora si ricorda l'uscita del francobollo commemorativo e forse poco altro - per la gioia degli ammiratori di Burri e dei visitatori dell'EXPO.
Come pure il restauro di una celebre fontana, 'I bagni misteriosi', uscita dalla fantasia del De Chirico 'metafisico' e destinata alla Triennale, ridotta male ed ora finalmente restaurata e tornata alla sua primitiva singolarità di forme e colori.
Ogni volta che si va a bussare alle casse dello Stato per queste necessità, la risposta è sempre che ci sono altre priorità, come quella di continuare a foraggiare tutti i suoi rappresentanti, molti dei quali inutili ed alcuni anche dannosi ed indegni, i cui emolumenti non si possono toccare e nessuno tocca, nonostante promesse e rassicurazioni continue. Da quei soldi, in molti casi, letteralmente buttati, non si possono attingere risorse per cose più utili e redditizie anche agli occhi del mondo.
Evidentemente alla nostra storia chi ci governa, non tiene molto. Come dimostrano piccoli importanti fatti: Renzi, dacchè è premier, non ha trovato un attimo di tempo per andare a rendersi conto di persona dello stato miserevole in cui versa ancora oggi, sei anni dopo il tragico terremoto, la bellissima monumentale città dell'Aquila.
E del resto anche Ornaghi, crediamo fosse lui, all'indomani del terremoto in Emilia, saputo dei problemi recati al Palazzo Ducale di Mantova, non ritenne ovvio e naturale oltre che doveroso, recarsi a visitare quell'unicum rappresentato dal Palazzo mantovano. Infine, Bray, è il ministro al quale la dirigenza della Scala, Lissner, rimproverò di non essersi mai recato in visita ad una delle massime glorie del paese, qual è il teatro milanese.
Come si può pretendere, di conseguenza, da tali politici analfabeti ed insensibili, che poi trovino somme, anche esigue, per provvedere al mantenimento di memorie straordinarie di cui essi stessi non ne riconoscono l'importanza?
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domenica 15 giugno 2014
Salvate Roma dal sindaco Marino
Salvate Roma da Ignazio Marino. Per quale ragione? Non ve ne è una in particolare. Roma ha da essere salvata dal suo sindaco prima che la distrugga completamente. Accusa generica, diranno i lettori benevoli di questo post. No, non è così, perchè occorre salvare Roma dalla monnezza, dal caos del traffico, dalla inettitudine di Marino, al quale, dopo gli ultimi eventi, riconosciamo solo annunci per realizzazioni future - vuole tre anni di tempo - e intitolazioni 'politicamente corrette', prima della lista quella ad Enrico Berlinguer. Meritatissima, chiariamo subito. Ma è possibile che due fra i luoghi più sacri alla storia di Roma devono essere intitolati a due politici, mentre le vere glorie del paese, da De Chirico in poi, devono accontentarsi della più squallida periferia, dove - per dare fumo negli occhi - il costruttore Mezzaroma sta costruendo il quartiere 'Rinascimento', ma sempre periferia resta. Dove, diciamola tutta, si vorrebbe sapere chi ha autorizzato Mezzaroma a cementificare non mezza ma tutta la città, e si rischia pure che cementifichi anche Tivoli a ridosso della Villa di Adriano, con l'avallo del grande architetto Portoghesi, che, d'accordo con il costruttore, sostiene che con la nuova cementificazione verrebbe occultata l'attuale vista della Tivoli periferica davvero brutta.
Ora l'ennesima tragedia sta per abbattersi sulla città di Roma, e Marino sembra non darsene pena. L'intensa attività culturale e di spettacolo che da anni ed anni ha animato le estati romane, e le altre stagioni dell'anno, anche sotto la gestione Alemanno, sta per essere decimata. Il sindaco non sente ragioni. C'è un taglio netto del 50% dei finanziamenti attribuiti alle associazioni - quelle poche che vi saranno ammesse, rispetto alla dotazione dello scorso anno. D'altro canto, dopo l'uscita di scena della Barca, con la quale va ricordato che non c'era con il sindaco accordo su nulla, l'assessorato alla cultura è ancora vacante; e per disastrarlo definitivamente e del tutto, il sindaco ha attribuito a se stesso anche quella delega. Le associazioni sono sul piede di guerra e nei prossimi giorni chiederanno un incontro con Maurizio Pucci che il sindaco ha chiamato a collaborare con il suo gabinetto per i 'grandi eventi'. E quali sarebbero questi grandi eventi per i quali c'era bisogno di un incaricato speciale?
La mannaia dei tagli, come hanno scritto questi giorni i giornali cittadini, sembra volersi abbattere, per mano del sindaco - sempre lui! - anche su tutte le istituzioni culturali della città alle quali verrebbe dimezzato il finanziamento, da Musica per Roma, a Santa Cecilia, all'Opera ed altre che hanno fatto sapere che già oggi sono in sofferenza e che se il taglio ci sarà dovranno tagliare la produzione con le conseguenze negative che è facile immaginare.
A dare una mano a Marino-Attila, flagello della città di Roma, ci si è messo, involontariamente, anche Renzi, con le nuove regole dettate alle Camere di Commercio, fra le quali quella di Roma, presieduta da Cremonesi, abbastanza presente nel finanziamento delle istituzioni culturali della città.
Le Camere di Commercio avranno una dotazione minore, a causa del taglio dei contributi annuali dei singoli iscritti e perciò minori disponibilità da investire per la promozione ed il sostegno culturale.
Ma la tragedia maggiore di tutte - come se tutte queste non fossero sufficienti - sta nel progetto di Marino di voler accorpare in un'unica fondazione tutte le istituzioni culturali della città, da Santa Cecilia all'Opera, al Palazzo delle Esposizioni, al Teatro di Roma a Musica per Roma, per poter risparmiare anche attraverso la mobilità dei singoli da una istituzione all'altra.
Data la follia del progetto, al quale, s'è appreso il sindaco sta facendo lavorare una commissione segreta, l'unica possibile salvezza è che Marino si prenda un periodo lungo di 'riposo e cure del caso' o che Renzi lo costringa, per non fargli fare altri guai, a dimettersi, per la salvezza di Roma.
Ora l'ennesima tragedia sta per abbattersi sulla città di Roma, e Marino sembra non darsene pena. L'intensa attività culturale e di spettacolo che da anni ed anni ha animato le estati romane, e le altre stagioni dell'anno, anche sotto la gestione Alemanno, sta per essere decimata. Il sindaco non sente ragioni. C'è un taglio netto del 50% dei finanziamenti attribuiti alle associazioni - quelle poche che vi saranno ammesse, rispetto alla dotazione dello scorso anno. D'altro canto, dopo l'uscita di scena della Barca, con la quale va ricordato che non c'era con il sindaco accordo su nulla, l'assessorato alla cultura è ancora vacante; e per disastrarlo definitivamente e del tutto, il sindaco ha attribuito a se stesso anche quella delega. Le associazioni sono sul piede di guerra e nei prossimi giorni chiederanno un incontro con Maurizio Pucci che il sindaco ha chiamato a collaborare con il suo gabinetto per i 'grandi eventi'. E quali sarebbero questi grandi eventi per i quali c'era bisogno di un incaricato speciale?
La mannaia dei tagli, come hanno scritto questi giorni i giornali cittadini, sembra volersi abbattere, per mano del sindaco - sempre lui! - anche su tutte le istituzioni culturali della città alle quali verrebbe dimezzato il finanziamento, da Musica per Roma, a Santa Cecilia, all'Opera ed altre che hanno fatto sapere che già oggi sono in sofferenza e che se il taglio ci sarà dovranno tagliare la produzione con le conseguenze negative che è facile immaginare.
A dare una mano a Marino-Attila, flagello della città di Roma, ci si è messo, involontariamente, anche Renzi, con le nuove regole dettate alle Camere di Commercio, fra le quali quella di Roma, presieduta da Cremonesi, abbastanza presente nel finanziamento delle istituzioni culturali della città.
Le Camere di Commercio avranno una dotazione minore, a causa del taglio dei contributi annuali dei singoli iscritti e perciò minori disponibilità da investire per la promozione ed il sostegno culturale.
Ma la tragedia maggiore di tutte - come se tutte queste non fossero sufficienti - sta nel progetto di Marino di voler accorpare in un'unica fondazione tutte le istituzioni culturali della città, da Santa Cecilia all'Opera, al Palazzo delle Esposizioni, al Teatro di Roma a Musica per Roma, per poter risparmiare anche attraverso la mobilità dei singoli da una istituzione all'altra.
Data la follia del progetto, al quale, s'è appreso il sindaco sta facendo lavorare una commissione segreta, l'unica possibile salvezza è che Marino si prenda un periodo lungo di 'riposo e cure del caso' o che Renzi lo costringa, per non fargli fare altri guai, a dimettersi, per la salvezza di Roma.
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giovedì 10 aprile 2014
Indignati. Toponomastica sudamericana. L'ex cavaliere disarcionato
Sì siamo indignati, colpa della lettura giornaliera dei giornali. Su 'La Stampa', il cui direttore si dà prossimamente in partenza per Milano, per volere dell'Elkan, leggiamo che ad alcuni manager - poveretti! - starebbero per decurtare lo stipendio di 65.000 Euro, la notizia ci sconvolge più di quella che tempo fa dava per certa una decurtazione delle pensioni al di sopra dei 25.000 Euro lordi. Che hanno da lamentarsi i pensionati che neanche lavorano? Quei poveri manager da oltre 300.000 Euro l'anno dovranno accontentarsi di 238.000 Euro, capito? Mentre non si riesce ancora a capire che, prima di far far fare sacrifici a chi sacrifici ne ha fatti sempre e non può farne più altrimenti farebbero un enorme favore 'collettivo' alle pompe funebri, devono essere tagliati tutti i privilegi, TUT-TIIIII ! Abbiamo letto nei giorni scorsi che mentre a tutti gli impiegati del pubblico impiego era stata tagliata la contingenza che adeguava i loro stipendi all'aumento del costo della vita, ci sono categorie intere di superimpiegati, nei vari settori, come la magistratura, in cui l'adeguamento è sempre stato fatto.
Non è possibile sentirsi ancora dire, o leggere sui giornali che sulla Corte Costituzionale , come anche sui massimi dirigenti di Camera e Senato e di altri organi cosiddetti 'costituzionali' che invece sono 'anticostituzionali' nessuno può intervenire. Ma che cazzo dite?
Siamo indignati anche quando leggiamo che il sindaco Marino, che in gioventù nella sua stanza ha sempre avuto una gigantografia di Enrico Berlinguer - chissenefrega!; noi l'avevamo di Johann Sebastian Bach - ha proposto di intitolare una strada dalle parti di via delle Botteghe oscure, nel cuore di Roma, all'ex segretario del PCI, contro il quale - sia ben chiaro - noi non abbiamo nessun risentimento. Solo che non possiamo accettare che con quella intitolata a Berlinguer salgano a due le strade centralissime della Roma antica intitolata a due personalità politiche , mentre De Chirico o Pasolini, tanto per fare qualche nome, hanno avuto l'onore di una strada nella più lontana periferia. Che il sindaco Petroselli sia stato fra i più amati della capitale, o che Berlinguer sia stato uno degli uomini politici più importanti ed anche integerrimi del nostro paese - perciò merce rarissima - non ne fanno, in prima istanza, dei padri della patria e glorie nazionali e comunque meritevoli automaticamente di una intitolazione, per giunta nel cuore della Roma storica. Una strada intitolata a Berlinguer o a Petroselli dalle parti in cui c'è via De Chirico, sarebbe stato un grande onore per i due come per chiunque altro. E De Chirico avrebbe sopportato, senza protestare.
Dulcis in fundo, in verità dolce non tanto. Oggi c'è stata l'udienza per la decisione del tribunale di Milano sull'esecuzione della sentenza di condanna di Berlusconi: servizi sociali o arresti domiciliari. Berlusconi si proclama vittima di giudici che ce l'hanno con lui. Lui sa bene che le sentenze si possono comprare; qualche tribunale l'ha pure detto solennemente e per questo condannato i compratori in sua( di Berlusconi)vece; chi scrive lo sa bene perchè vittima di una di tali sentenze riguardanti un'azienda del cav( ex), evidentemente comprata e contro la quale ha fatto ricorso al superiore organo di giudizio. Ora tocca a lui osservare la sentenza che lo riguarda. Faccia il cittadino normale per una volta, giacchè molto spesso si è aggiustato le leggi a proprio favore. In fondo nove mesi non son lunghi da passare.
Non è possibile sentirsi ancora dire, o leggere sui giornali che sulla Corte Costituzionale , come anche sui massimi dirigenti di Camera e Senato e di altri organi cosiddetti 'costituzionali' che invece sono 'anticostituzionali' nessuno può intervenire. Ma che cazzo dite?
Siamo indignati anche quando leggiamo che il sindaco Marino, che in gioventù nella sua stanza ha sempre avuto una gigantografia di Enrico Berlinguer - chissenefrega!; noi l'avevamo di Johann Sebastian Bach - ha proposto di intitolare una strada dalle parti di via delle Botteghe oscure, nel cuore di Roma, all'ex segretario del PCI, contro il quale - sia ben chiaro - noi non abbiamo nessun risentimento. Solo che non possiamo accettare che con quella intitolata a Berlinguer salgano a due le strade centralissime della Roma antica intitolata a due personalità politiche , mentre De Chirico o Pasolini, tanto per fare qualche nome, hanno avuto l'onore di una strada nella più lontana periferia. Che il sindaco Petroselli sia stato fra i più amati della capitale, o che Berlinguer sia stato uno degli uomini politici più importanti ed anche integerrimi del nostro paese - perciò merce rarissima - non ne fanno, in prima istanza, dei padri della patria e glorie nazionali e comunque meritevoli automaticamente di una intitolazione, per giunta nel cuore della Roma storica. Una strada intitolata a Berlinguer o a Petroselli dalle parti in cui c'è via De Chirico, sarebbe stato un grande onore per i due come per chiunque altro. E De Chirico avrebbe sopportato, senza protestare.
Dulcis in fundo, in verità dolce non tanto. Oggi c'è stata l'udienza per la decisione del tribunale di Milano sull'esecuzione della sentenza di condanna di Berlusconi: servizi sociali o arresti domiciliari. Berlusconi si proclama vittima di giudici che ce l'hanno con lui. Lui sa bene che le sentenze si possono comprare; qualche tribunale l'ha pure detto solennemente e per questo condannato i compratori in sua( di Berlusconi)vece; chi scrive lo sa bene perchè vittima di una di tali sentenze riguardanti un'azienda del cav( ex), evidentemente comprata e contro la quale ha fatto ricorso al superiore organo di giudizio. Ora tocca a lui osservare la sentenza che lo riguarda. Faccia il cittadino normale per una volta, giacchè molto spesso si è aggiustato le leggi a proprio favore. In fondo nove mesi non son lunghi da passare.
mercoledì 13 novembre 2013
ENIGMI
Ruggero Savinio. Chi è costui? Leggendo i giornali - mi pare l'informatissimo 'Messaggero' - trovo la notizia di una mostra, curata dal nipote di De Chirico. Nipote di De Chirico è un bel biglietto da visita; ma non lo è altrettanto, e forse più, quello di figlio di Alberto Savinio, fratello di Giorgio e geniale- a detta di molti- più di lui? Pittore, scrittore, musicista, giornalista... in ogni campo geniale! Ma forse lui preferisce essere nipote di De Chirico, e la giornalista che non sa neanche chi era Alberto Savinio, lo accredita come nipote di.
Cardinale Domenico Bartolucci. E' morto l'altro ieri. Ieri ne dava l'annuncio sui giornali la Fondazione che porta il suo nome. Oggi un altro necrologio a firma Catello De Martino che a nome del Teatro dell'Opera si dichiara addolorato per la scomparsa del cardinale musicista. Neanche un segno di buona creanza dal salotto 'bbuono' della musica romana, l'Accademia di Santa Cecilia, di cui il cardinale da quasi cinquant'anni era membro effettivo. Dimenticanza? No vendetta post mortem. Qualunque condoglianza è stata vietata dal presidente dell'Accademia, Cagli, e non solo quelle sui giornali - non v'è neanche un comunicato dell'Accademia sul suo sito - perchè il cardinale negli ultimi mesi ha criticato duramente la sua presidenza- sovrintendenza-direzione artistica?
Cardinale Domenico Bartolucci. E' morto l'altro ieri. Ieri ne dava l'annuncio sui giornali la Fondazione che porta il suo nome. Oggi un altro necrologio a firma Catello De Martino che a nome del Teatro dell'Opera si dichiara addolorato per la scomparsa del cardinale musicista. Neanche un segno di buona creanza dal salotto 'bbuono' della musica romana, l'Accademia di Santa Cecilia, di cui il cardinale da quasi cinquant'anni era membro effettivo. Dimenticanza? No vendetta post mortem. Qualunque condoglianza è stata vietata dal presidente dell'Accademia, Cagli, e non solo quelle sui giornali - non v'è neanche un comunicato dell'Accademia sul suo sito - perchè il cardinale negli ultimi mesi ha criticato duramente la sua presidenza- sovrintendenza-direzione artistica?
mercoledì 7 agosto 2013
Toponomastica alla vaccinara
Lorenzo Da Ponte a Roma- aveva lamentato qualche settimana fa un nostro collega- non ha una strada, una piazzetta, un vicolo, un ponticello, uno slargo. Nella toponomastica della Capitale il suo nome non esiste. In fondo - risponderebbe qualche responsabile - chi era Da Ponte? E già: un semplice librettista, un pò abate e un pò furfante, che ha scritto tre dei magnifici libretti per Mozart. E Mozart? A Mozart hanno trovato una stradetta dalle parti del Tiburtino, in direzione della autostrada Roma L'Aquila; Beethoven, invece, ha un viale' all'EUR. Non è più come un tempo quando alle glorie del nostro paese intitolavano strade non periferiche e comunque gliele intitolavano. Per i musicisti avevano individuato una zona, elegante, stretta fra Villa Borghese ed il quartiere Pinciano, dove piazze e strade si chiamano Verdi, Bellini, Donizetti, Paisiello perfino.
Oggi, se vai a domandare se a Roma c'è una strada intitolata, ad esempio, a De Chirico, ti rispondono che non lo sanno; solo qualche ben informato- come i tassinari- ti risponderà di guardare dalle parti di Tor Sapienza e della Prenestina; e se chiedi di Ezra Pound, tanto per non fare discriminazioni razziali, devi guardare dalle parti della Bufalotta. Non vogliamo fare discriminazioni fra centro e periferia, però... la fretta con cui Mollicone, per anni a capo della commissione cultura del Campidoglio, nell'era Alemanno, si sbrigava ad indicare nuovi nomi per strade e piazze o nomi sostitutivi di quelli storici, ci ha fatto temere che se a qualcuno fosse capitata qualche disgrazia, nello svolgimento del proprio lavoro, beh allora avrebbe potuto consolarsi (lui, più verosimilmente i suoi eredi) con una strada a suo nome. Mollicone in questo era sopraffino, come nel caso di una giovane donna malata che aveva rifiutato le cure per portare a termine la gravidanza senza danneggiare il nascituro. Subito Mollicone ha proposto di intitolare una strada a questa eroina dei nostri tempi. Ma, forse, non era meglio che si fosse preoccupato di risolvere qualche problema che il marito della donna e padre del piccolo avrebbe dovuto affrontare, dopo la morte della signora? No, cogliere l'onda della commozione popolare - sacrosanta! - e sfruttarla. Questa la tecnica che sembrava dettare quella politica toponomastica. Che dire di quando hanno proposto di togliere il nome dei Borghese dalla Villa ( da uno dei viali della villa, naturalmente!) per intitolarla ad un cantautore romano? Proseguendo.
Perchè hanno intitolato il Ponte della Musica ad Armando Trovajoli, ottimo musicista, del quale però nessuno di quei pochi che attraverseranno il ponte conosce l'identità? Non sarebbe stato molto meglio lasciarlo come era nato 'Ponte della Musica', o magari intitolarlo ad una delle vere glorie musicali del nostro paese,sempre che il comitato preposto alla toponomastica comunale sapesse chi è Monteverdi o Palestrina o Corelli.
E mentre pensiamo a quel ponte, ci viene in mente un'altra intitolazione, del passato, che ci ha sempre sorpresi ogni volta che abbiamo sfogliato lo stradario di Roma e ci siamo imbattuti nel nome di Luigi Petroselli, sindaco comunista della Capitale, al quale è stata intitolata - ma non da Alemanno ! - la strada che collega via del Teatro di Marcello a piazza Bocca della Verità, che si sarebbe potuta anche chiamare 'via dell'Impero', ma certamente non via Petroselli. Chissà cosa pensano i turisti quando apprendono che Petroselli non è stato uno dei sette re di roma, ma solo uno dei tanti sindaci, benchè amato e retto.
PietroAcquafredda
Oggi, se vai a domandare se a Roma c'è una strada intitolata, ad esempio, a De Chirico, ti rispondono che non lo sanno; solo qualche ben informato- come i tassinari- ti risponderà di guardare dalle parti di Tor Sapienza e della Prenestina; e se chiedi di Ezra Pound, tanto per non fare discriminazioni razziali, devi guardare dalle parti della Bufalotta. Non vogliamo fare discriminazioni fra centro e periferia, però... la fretta con cui Mollicone, per anni a capo della commissione cultura del Campidoglio, nell'era Alemanno, si sbrigava ad indicare nuovi nomi per strade e piazze o nomi sostitutivi di quelli storici, ci ha fatto temere che se a qualcuno fosse capitata qualche disgrazia, nello svolgimento del proprio lavoro, beh allora avrebbe potuto consolarsi (lui, più verosimilmente i suoi eredi) con una strada a suo nome. Mollicone in questo era sopraffino, come nel caso di una giovane donna malata che aveva rifiutato le cure per portare a termine la gravidanza senza danneggiare il nascituro. Subito Mollicone ha proposto di intitolare una strada a questa eroina dei nostri tempi. Ma, forse, non era meglio che si fosse preoccupato di risolvere qualche problema che il marito della donna e padre del piccolo avrebbe dovuto affrontare, dopo la morte della signora? No, cogliere l'onda della commozione popolare - sacrosanta! - e sfruttarla. Questa la tecnica che sembrava dettare quella politica toponomastica. Che dire di quando hanno proposto di togliere il nome dei Borghese dalla Villa ( da uno dei viali della villa, naturalmente!) per intitolarla ad un cantautore romano? Proseguendo.
Perchè hanno intitolato il Ponte della Musica ad Armando Trovajoli, ottimo musicista, del quale però nessuno di quei pochi che attraverseranno il ponte conosce l'identità? Non sarebbe stato molto meglio lasciarlo come era nato 'Ponte della Musica', o magari intitolarlo ad una delle vere glorie musicali del nostro paese,sempre che il comitato preposto alla toponomastica comunale sapesse chi è Monteverdi o Palestrina o Corelli.
E mentre pensiamo a quel ponte, ci viene in mente un'altra intitolazione, del passato, che ci ha sempre sorpresi ogni volta che abbiamo sfogliato lo stradario di Roma e ci siamo imbattuti nel nome di Luigi Petroselli, sindaco comunista della Capitale, al quale è stata intitolata - ma non da Alemanno ! - la strada che collega via del Teatro di Marcello a piazza Bocca della Verità, che si sarebbe potuta anche chiamare 'via dell'Impero', ma certamente non via Petroselli. Chissà cosa pensano i turisti quando apprendono che Petroselli non è stato uno dei sette re di roma, ma solo uno dei tanti sindaci, benchè amato e retto.
PietroAcquafredda
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