venerdì 4 settembre 2026

Venezia, Jane Fonda: viviamo in tempi pericolosi

 Who are Furious about all the Games we've made. Allora

 Non importa se la tua voce nasce sotto i riflettori della fama globale o se viene strappata al silenzio di un trauma indicibile. Quando Jane Fonda trasforma la sua popolarità in uno scudo contro le ingiustizie e i cambiamenti climatici, e quando Gisèle Pelicot pretende le porte aperte in tribunale affinché "la vergogna cambi campo" trasformano la propria biografia in un'arma collettiva. Sono belle e strane l'una accanto all'altra: l'una battagliera e abituata ai riflettori. L'altra timida, ma con uno sguardo che ti attraversa. «Stiamo vivendo tempi spaventosi e pericolosi. Per noi negli Stati Uniti è qualcosa di nuovo. Gli afroamericani hanno conosciuto l'autoritarismo, gli americani bianchi no. Per questo stiamo cercando di capire come reagire e stiamo imparando velocemente. E questo è positivo». La democrazia americana trema, ma per la prima volta la paura è democratica. Secondo l'attrice e attivista Jane Fonda, l'era di Donald Trump ha spezzato un'illusione storica: se la comunità afroamericana ha sempre convissuto con i volti dell'autoritarismo, oggi anche l'America bianca si scopre vulnerabile. A 88 anni, la leggendaria icona dei diritti civili fotografa un Paese sospeso tra il terrore del declino e la rapidità di una nuova resistenza sociale. E lo fa a Venezia, dove ha dolci memorie di famiglia (la quarta moglie di suo padre Henry Fonda era la contessa Afdera Franchetti) su invito di Diane von Furstenberg per ricevere il DVF Award, Jane Fonda - bellissima e luminosa in camicia in seta verde e sontuosa gonna cangiante - ha spiegato che anche una parte dell'elettorato repubblicano e dei sostenitori di Donald Trump non approva ciò che sta accadendo nel Paese

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