L'arrivo di Giovanna Marinelli nell'assessorato romano di Piazza Campitelli, dove per un periodo aveva navigato senza sapere bene dove volgere il timone la Barca, era stato salutato come provvidenziale, specie da tutti quelli che la conoscevano da tempo, essendo la Giovanna sempre stata al Comune di Roma, anche se mai come assessora prima d'ora. Veltroni , andando via , l'aveva premiata per il lungo servizio al campidoglio, mandandola al Teatro Argentina ( Veltroni è stato sempre molto generoso con i suoi fedelissimi ( Walter Verini, deputato a sua insaputa) o con gli amici ( Marianna Madia, prima deputata e poi addirittura ministra in barba alla sua competenza, solo perchè figlia di un suo amico e fedelissimo collaboratore, defunto). Tutti si aspettavano dalla Giovanna che Lei avesse più a cuore della Barca, le sorti della cultura a Roma, visto che di Marino, il sindaco in bicicletta, non ci si poteva fidare, e la Barca non ne capiva tanto. E così è stato.
Assai furbamente all'Argentina è arrivato il direttore di Radio 3, Sinibaldi, uno di quelli cui la sinistra anche più combattiva non può dire di no, anche in casi estremi; e così Marino ( non il sindaco ma Sinibaldi) e Giovanna, alla cultura a Roma stanno rompendo le ossa o spezzando la schiena, come si dice.
Si sono visti all'opera i due prima nel Caso Valle - ' i problemi sono a monte non al Valle', scrivevano ironici gli occupanti dello storico teatro - fatto sloggiare senza troppe proteste, con promesse in parte disattese - per il futuro vedremo: Intanto c'è poco da stare allegri. Dove sono i fondi per l cultura nel bilancio del Comune?.E, mentre la Giovanna e Marino, Ignazio, trasferiscono la cultura d'inverno, in periferia, al centro città ed ai suoi abitanti, s'è fatto sapere che l'estate sarà più dura dell'inverno. Soldi non ce ne sono, e bisogna che tutte le associazioni, oggi riunite sotto l'etichetta 'i festival di Roma' , animata alla combattiva Carmen Pignataro de 'I solisti del teatro', attive nell'estate romana, i soldi se li procurino da soli. Al 'pubblico'- inteso come istituzione, Comune nel caso specifico - dell'Estate romana non fotte più nulla e perciò quest'estate si chiude tutto baracca e burattini. e così la 'missione' della Giovanna e di Sinibaldi, sotto la protezione del Marino in bicicletta, è chiara ed ora si compie.
La protesta si legge più sui giornali - ANCHE REPUBBLICA NEGLI ULTIMI TEMPI è STATA GIUSTAMENTE SEVERA CON MARINO, a firma Giuseppe Cerasa, capo della cronaca - che nei movimenti di opinione e nello stesso PD, al quale questo settore, nelle priorità di governo, è diventato l'ultimo o il penultimo.
ULTIMISSIME. IN NOTTATA NEL BILANCIO DEL COMUNE DI ROMA SONO APPARSI 2 MILIONI PER L'ESTATE ROMANA. SEMPRE SUL FILO DEL RASOIO, SEMPRE ALL'ULTIMO MINUTO. E' BUONA AMMINISTRAZIONE?
Per agitare le acque 'del nulla che fa rumore', Pereira ha annunciato che nella prossima stagione farà un 'Elisir d'amore' a Malpensa, cioè senza palcoscenico. Gli strumentisti in piedi e i cantanti che si muovono fra biglietterie, sale d'aspetto, salsamenterie e gioiellerie, porteranno al popolo che non ne vuol sentire parlare, l'opera di Donizetti. Chi gliel'ha chiesta? Il grande sovrintendente sa già che quelli che restano a terra per scioperi aerei, d'ora in avanti, potranno usufruire dell'opera di Donizetti senza pagare il biglietto e per ingannare l'attesa del nuovo volo.
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sabato 28 marzo 2015
GIOVANNA MARINELLI? TENETEVELA. A MILANO, PEREIRA DA' I NUMERI
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lunedì 16 febbraio 2015
Per la sostituzione di Fuortes all'Auditorium non avevano promesso un bando internazionale? Spunta Van Straten. Chi è?
Promesse al vento. Le promesse si fanno per non mantenerle. Perché poi, alla fine, dopo aver promesso e promesso si decide altrimenti. Non proprio altrimenti, perchè si ricorre alle solite logiche che vedono premiati e prescelti gli amici degli amici, quelli fra gli amici degli amici che stanno in pausa 'incarico' e che attendono di essere rimessi in pista, dopo aver servito con obbedienza e dedizione alla causa. La causa di questo o quel partito questo o quel potente.
Una lunga riflessione per dire che il nome che si fa con frequenza sempre maggiore per il successore di Carlo Fuortes alla guida di 'Musica per Roma', la società che gestisce l'Auditorium, è quello di Giorgio van Straten, 'Sturmtruppen'- per noi che il suo cognome non ricordiamo mai con esattezza - appartiene al doppio cerchio magico di Veltroni e, sicuramente, anche di Renzi, anche se il suo nom, solo da qualche mese non veniva fuori.
Fedelissimo di Veltroni - come Verini e la figlia di Madia, la ministra Marianna, e la Giovanna ( Marinelli) - Sturmtruppen deve a lui tutta la sua carriera pubblica, non quella di romanziere che in parte è parallela a quella di Veltroni: Palexpo, Rai, Maggio Fiorentino, Agis, Orchestra Toscana... le tappe di questa corsa senza fine, dalla cui fatica spossante solo da un paio d'anni sembrava stesse riprendendosi. Ed ora, anche al riposo deve mettere fine, perché hanno deciso che torni a correre.
Per la successione a Fuortes era stato fatto il nome di Croppi, ex assessore del sindaco Alemanno, al quale, uscito dalla giunta, gliele ha cantate in tutte le tonalità, ma evidentemente per il PD Marino, Croppi, competente ma di destra, non garantiva abbastanza.
Che l'Auditorium abbia cercato da sempre appoggi in ogni senso 'a sinistra' - con il clan 'Repubblica' in prima linea - non è un mistero; ma poi, per bilanciare ciò che era sbilanciato, ecco arruolare nel CdA anche Gianni Letta, il quale sta lì anche per altre ragioni.
Ma Fuortes non esce del tutto, perchè il suo nome è stato già annunciato nel consiglio di amministrazione della Festa del cinema in rappresentanza di Musica per Roma: ma non sta per lasciarla, per insediarsi definitivamente all'Opera di Roma? Che casino. Tutto questo casino per non mollare di un solo centimetro il potere acquisito.
E, infine, alla Festa del Cinema, alla cui presidenza sembra stia per arrivare la Detassis, e alla direzione artistica, ancora un 'Repubblica', come il giornalista Antonio Monda, la Giovanna Marinelli ha dichiarato che gli incarichi avranno durata annuale. Perchè assessore? Teme qualche disubbidienza nel corso dei dodici mesi di incarico di questo o quello e vuole tenersi le mani libere per sostituirlo?
P.S. Fuortes che aveva espresso un qualche parere positivo sulla candidatura di Sturmtruppen, ha fatto subito marcia indietro, per non urtare la suscettibilità di Marino, 'americano' come Veltroni, che vuole annunciare lui il nome 'nuovo' per l'Auditorium. Nuovo perchè suggerito da Veltroni ad un sindaco che in materia merita quattro, oltre che zero in condotta per la sua presenza in Campidoglio
Una lunga riflessione per dire che il nome che si fa con frequenza sempre maggiore per il successore di Carlo Fuortes alla guida di 'Musica per Roma', la società che gestisce l'Auditorium, è quello di Giorgio van Straten, 'Sturmtruppen'- per noi che il suo cognome non ricordiamo mai con esattezza - appartiene al doppio cerchio magico di Veltroni e, sicuramente, anche di Renzi, anche se il suo nom, solo da qualche mese non veniva fuori.
Fedelissimo di Veltroni - come Verini e la figlia di Madia, la ministra Marianna, e la Giovanna ( Marinelli) - Sturmtruppen deve a lui tutta la sua carriera pubblica, non quella di romanziere che in parte è parallela a quella di Veltroni: Palexpo, Rai, Maggio Fiorentino, Agis, Orchestra Toscana... le tappe di questa corsa senza fine, dalla cui fatica spossante solo da un paio d'anni sembrava stesse riprendendosi. Ed ora, anche al riposo deve mettere fine, perché hanno deciso che torni a correre.
Per la successione a Fuortes era stato fatto il nome di Croppi, ex assessore del sindaco Alemanno, al quale, uscito dalla giunta, gliele ha cantate in tutte le tonalità, ma evidentemente per il PD Marino, Croppi, competente ma di destra, non garantiva abbastanza.
Che l'Auditorium abbia cercato da sempre appoggi in ogni senso 'a sinistra' - con il clan 'Repubblica' in prima linea - non è un mistero; ma poi, per bilanciare ciò che era sbilanciato, ecco arruolare nel CdA anche Gianni Letta, il quale sta lì anche per altre ragioni.
Ma Fuortes non esce del tutto, perchè il suo nome è stato già annunciato nel consiglio di amministrazione della Festa del cinema in rappresentanza di Musica per Roma: ma non sta per lasciarla, per insediarsi definitivamente all'Opera di Roma? Che casino. Tutto questo casino per non mollare di un solo centimetro il potere acquisito.
E, infine, alla Festa del Cinema, alla cui presidenza sembra stia per arrivare la Detassis, e alla direzione artistica, ancora un 'Repubblica', come il giornalista Antonio Monda, la Giovanna Marinelli ha dichiarato che gli incarichi avranno durata annuale. Perchè assessore? Teme qualche disubbidienza nel corso dei dodici mesi di incarico di questo o quello e vuole tenersi le mani libere per sostituirlo?
P.S. Fuortes che aveva espresso un qualche parere positivo sulla candidatura di Sturmtruppen, ha fatto subito marcia indietro, per non urtare la suscettibilità di Marino, 'americano' come Veltroni, che vuole annunciare lui il nome 'nuovo' per l'Auditorium. Nuovo perchè suggerito da Veltroni ad un sindaco che in materia merita quattro, oltre che zero in condotta per la sua presenza in Campidoglio
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sabato 30 agosto 2014
Anche il ministro Mogherini esce dal cerchio 'interessato' di Wolter Veltroni. Storia della bella Moretti
Come potevamo sbagliarci, stupidi noi che non l'abbiamo neanche immaginato e ipotizzato. Ma vi pare che una persona, pur di valore, avrebbe potuto fare una carriera tanto luminosa ed ancor più fulminea , per giunta donna, senza far parte di qualche combriccola di potere?
Scopriamo oggi, leggendo i giornali che la Mogherini ha militato nella FGCI, si è interessata alle politiche estere, era una secchiona ecc... ma scopriamo anche che la sua carriera politica, dopo la formazione nella sezione di Ponte Milvio, l'avviò il caro Wolter, che aveva il marito nel suo staff. Meglio non saperlo. Per una volta avremmo creduto che uno può farcela anche da solo - meglio ancora se è 'una' a farcela, da sola.
Ora la Mogherini va iscritta di diritto nel clan Veltroni, del quale fanno già parte - fra quelli che conosciamo - verini, marinelli, bettini, von struppen, madia... e chissà quanti altri 'animali', si direbbe con il linguaggio della favola.
Normale amministrazione? Affatto. Ci convinciamo sempre di più che senza mettersi alle costole di un politico, scegliendolo naturalmente fra quelli che contano - come, ad esempio, antonio razzi o scilipoti - non si va da nessuna parte. Non è pensabile che un politico si circondi di persone che non conosce e che quindi vada a cercarsi i collaboratori lontano dai propri orizzonti. Ha bisogno di persone fedeli innanzitutto, poi se sono anche competenti non guasta, ma la competenza non è la caratteristica che loro esigono in primo luogo. Se poi i politici sono delle primedonne, allora la fedeltà basta, perchè tutti devono giurare solennemente di tacere in presenza del capo e guai a chi gli si mette contro o di traverso.
Anche il nostro presidente del Consiglio ha scelto i collaboratori tutti dalla Toscana che conosce, addirittura due dalla stessa famiglia, mettendone uno- che era a capo dei vigili urbani di Firenze- a capo dell'Ufficio legislativo di palazzo Chigi, una signora; e suo fratello, come sottosegretario di un qualche dicastero ( interno o giustizia?).
Quando Renzi andrà a casa, non subito per carità, ma un giorno accadrà, anche lontanissimo, tutta la sua cerchia di amici prima e collaboratori poi, deve andare a casa insieme a lui, non un minuto dopo. Nel caso ci terreno Padoan, gli altri li mandiamo a fare qualche corso accelerato in diverse materie, prima fra tutte l'amministrazione dello Stato. E' mai possibile che la parlamentare di Vicenza, ora legata ad un noto presentatore televisivo, la bella Moretti - quella che nell'incontro con i grillini annuiva col capo, e sorrisino al seguito, e sguardi d'intesa voluttuosa, ad ogni parola del suo creatore Renzi (anzi creatore bis dopo Bersani), proprio come fanno le comparse al seguito dei politici nelle trasmissioni televisive - prima deputata nazionale, immediatamente dopo deputata europea ed ora candidata per qualche ministero, sia diventata in meno di una legislatura, insostituibile nella mappa del potere PD? Ogni giorno le cambiano destinazione, ma che c'avrà mai che noi non sappiamo, qual è la sua arma segreta ma micidiale, per essere considerata una donna per ogni stagione, stazione?
Scopriamo oggi, leggendo i giornali che la Mogherini ha militato nella FGCI, si è interessata alle politiche estere, era una secchiona ecc... ma scopriamo anche che la sua carriera politica, dopo la formazione nella sezione di Ponte Milvio, l'avviò il caro Wolter, che aveva il marito nel suo staff. Meglio non saperlo. Per una volta avremmo creduto che uno può farcela anche da solo - meglio ancora se è 'una' a farcela, da sola.
Ora la Mogherini va iscritta di diritto nel clan Veltroni, del quale fanno già parte - fra quelli che conosciamo - verini, marinelli, bettini, von struppen, madia... e chissà quanti altri 'animali', si direbbe con il linguaggio della favola.
Normale amministrazione? Affatto. Ci convinciamo sempre di più che senza mettersi alle costole di un politico, scegliendolo naturalmente fra quelli che contano - come, ad esempio, antonio razzi o scilipoti - non si va da nessuna parte. Non è pensabile che un politico si circondi di persone che non conosce e che quindi vada a cercarsi i collaboratori lontano dai propri orizzonti. Ha bisogno di persone fedeli innanzitutto, poi se sono anche competenti non guasta, ma la competenza non è la caratteristica che loro esigono in primo luogo. Se poi i politici sono delle primedonne, allora la fedeltà basta, perchè tutti devono giurare solennemente di tacere in presenza del capo e guai a chi gli si mette contro o di traverso.
Anche il nostro presidente del Consiglio ha scelto i collaboratori tutti dalla Toscana che conosce, addirittura due dalla stessa famiglia, mettendone uno- che era a capo dei vigili urbani di Firenze- a capo dell'Ufficio legislativo di palazzo Chigi, una signora; e suo fratello, come sottosegretario di un qualche dicastero ( interno o giustizia?).
Quando Renzi andrà a casa, non subito per carità, ma un giorno accadrà, anche lontanissimo, tutta la sua cerchia di amici prima e collaboratori poi, deve andare a casa insieme a lui, non un minuto dopo. Nel caso ci terreno Padoan, gli altri li mandiamo a fare qualche corso accelerato in diverse materie, prima fra tutte l'amministrazione dello Stato. E' mai possibile che la parlamentare di Vicenza, ora legata ad un noto presentatore televisivo, la bella Moretti - quella che nell'incontro con i grillini annuiva col capo, e sorrisino al seguito, e sguardi d'intesa voluttuosa, ad ogni parola del suo creatore Renzi (anzi creatore bis dopo Bersani), proprio come fanno le comparse al seguito dei politici nelle trasmissioni televisive - prima deputata nazionale, immediatamente dopo deputata europea ed ora candidata per qualche ministero, sia diventata in meno di una legislatura, insostituibile nella mappa del potere PD? Ogni giorno le cambiano destinazione, ma che c'avrà mai che noi non sappiamo, qual è la sua arma segreta ma micidiale, per essere considerata una donna per ogni stagione, stazione?
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sabato 19 luglio 2014
Alberto Burri a cent'anni dalla nascita.Città di Castello in festa
Alberto Burri, una delle glorie nazionali, rivoluzionario in pittura, era di Città di Castello, dove ha perciò luogo una fondazione a lui intitolata che, in città, ingloba anche un museo, ed un secondo grande museo, nei vecchi essiccatoi del tabacco, alle porte della cittadina. L'anno prossimo ricorre il primo centenario dalla nascita e non solo Castello, bensì l'Italia ed il mondo si appresta a celebrarlo. A Roma, nei giorni scorsi, il Ministro Franceschini ha presentato le iniziative messe in cantiere per dette celebrazioni, per le quali s'era speso in Parlamento il deputato castellano Walter Verini, ex di Walter Veltroni, se non altro per dimostrare al suo collegio che è ancora vivo.
Di Città di Castello e Burri vogliamo raccontare una storia.
Nel 2004 gestimmo l'annuale Festival delle Nazioni di Città di Castello e che si espande anche nel suo territorio, toccando cittadine al di là della Regione, come Sansepolcro, in Toscana, che ospiterà, per le celebrazioni di Burri, una mostra 'Burri incontra Piero della Francesca'.
In quell'anno, per sottolineare la vocazione artistica della città, ed anche per allentare l'attenzione dei media dalla cittadina squassata da uno scandalo che aveva lambito, indirettamente, anche qualcuno degli amministratori del festival, arricchimmo il festival con una mostra a Palazzo Vitelli, una mostra di pittura con materiale mai uscito dall'archivio storico dell'Opera di Roma: i bozzetti teatrali di Prampolini, affidandone la cura a Calvesi, che allora era al vertice della Fondazioni Burri.
Naturalmente cogliemmo l'occasione per ospitare anche nel grandioso Museo fuori città, due meravigliosi spettacoli: l'Enoch Arden di Richard Strauss con Piera degli Esposti ed Emanuele Arciuli (per il quale Salvatore Sciarrino, il grande compositore cittadino castellano da tempo, aveva appositamente scritto preludio, interludio e postludio per orchestra da camera) ed uno spettacolo di danza affidato a Roberto Castello; meravigliandoci che uno con quel cognome nessuno aveva pensato di coinvolgere prima in una delle tante edizioni del festival.
Nel corso di quella edizione incontrammo anche Verini, il 'castellano potente'- così lo indicavano - che era, a Roma, come l'ombra di Veltroni. Con lui parlammo del festival in corso - che gli era sembrato fra i più belli della sua storia - di alcune difficoltà di rapporto con alcuni dei castellani che gestivano il festival e che volevano mettere bocca anche nelle scelte artistiche, e parlammo pure dei progetti futuri. Verini ci rassicurò soprattutto della innocuità delle 'serpi' che lui avrebbe pensato ad avvelenare prima che potessero mordere. La qual cosa naturalmente non fece, quando tentarono di morderci il calcagno prima che ce ne accorgessimo, perchè - ragionò il grande politico castellano- le serpi si sarebbero trasformate, al momento giusto, in elettrici ed elettori che avrebbero fatto comodo ad ogni tornata elettorale.
Per l'edizione del 2005 avevamo già in buona parte abbozzato il progetto. Era l'anno prima delle grandi celebrazioni mozartiane, sulle quali avremmo preceduto tutte le altre istituzioni con un programma sui generis di omaggio al grande musicista. Ma nel 2005 cadevano anche i 90 anni dalla nascita di Burri, e perciò per la mostra - una tradizione inaugurata con Prampolini che però volevamo proseguire - pensammo a Burri, e per questo prendemmo contatti con la Scala, l'Opera di Roma, oltre che con la Fondazione, per una mostra dedicata a 'Burri per il teatro', nella quale avremmo esposto anche il bozzetto del teatro fatto costruire per la Triennale e poi distrutto e che ora si intende ricostruire.
Poi le cose, almeno per noi, andarono non come avevamo immaginato e Verini ci aveva rassicurato, nel senso che le serpi morsero il nostro calcagno costringendoci ad andar via. E il progetto svanì. Ci misero un direttore d'orchestra che dirige solo dove ha responsabilità amministrative e che le serpi è ben disposto ad assecondare. Poi cambiò anche il presidente, al posto del prof. Fontana, venne un giornalista, Giuliano Giubilei, che svolge il ruolo di rappresentanza del festival nelle conferenze stampa e basta, che si muove da dieci anni in qua senza infamia e senza lode, mentre il Festival ha ripreso il suo corso di routine, girovagando fra nazioni, e accettando dalle rispettive rappresentanze diplomatiche e culturali in Italia suggerimenti ( e forse anche imposizioni) sulla confezione del programma, mentre il direttore artistico, in attesa di poter salire una volta all'anno sul podio, sta a guardare. Quest'anno, l'Armenia. Paese lontano del quale pochi sono in grado di confrontare il paese reale con l'immagine che a Castello si vuol dare.
Di Città di Castello e Burri vogliamo raccontare una storia.
Nel 2004 gestimmo l'annuale Festival delle Nazioni di Città di Castello e che si espande anche nel suo territorio, toccando cittadine al di là della Regione, come Sansepolcro, in Toscana, che ospiterà, per le celebrazioni di Burri, una mostra 'Burri incontra Piero della Francesca'.
In quell'anno, per sottolineare la vocazione artistica della città, ed anche per allentare l'attenzione dei media dalla cittadina squassata da uno scandalo che aveva lambito, indirettamente, anche qualcuno degli amministratori del festival, arricchimmo il festival con una mostra a Palazzo Vitelli, una mostra di pittura con materiale mai uscito dall'archivio storico dell'Opera di Roma: i bozzetti teatrali di Prampolini, affidandone la cura a Calvesi, che allora era al vertice della Fondazioni Burri.
Naturalmente cogliemmo l'occasione per ospitare anche nel grandioso Museo fuori città, due meravigliosi spettacoli: l'Enoch Arden di Richard Strauss con Piera degli Esposti ed Emanuele Arciuli (per il quale Salvatore Sciarrino, il grande compositore cittadino castellano da tempo, aveva appositamente scritto preludio, interludio e postludio per orchestra da camera) ed uno spettacolo di danza affidato a Roberto Castello; meravigliandoci che uno con quel cognome nessuno aveva pensato di coinvolgere prima in una delle tante edizioni del festival.
Nel corso di quella edizione incontrammo anche Verini, il 'castellano potente'- così lo indicavano - che era, a Roma, come l'ombra di Veltroni. Con lui parlammo del festival in corso - che gli era sembrato fra i più belli della sua storia - di alcune difficoltà di rapporto con alcuni dei castellani che gestivano il festival e che volevano mettere bocca anche nelle scelte artistiche, e parlammo pure dei progetti futuri. Verini ci rassicurò soprattutto della innocuità delle 'serpi' che lui avrebbe pensato ad avvelenare prima che potessero mordere. La qual cosa naturalmente non fece, quando tentarono di morderci il calcagno prima che ce ne accorgessimo, perchè - ragionò il grande politico castellano- le serpi si sarebbero trasformate, al momento giusto, in elettrici ed elettori che avrebbero fatto comodo ad ogni tornata elettorale.
Per l'edizione del 2005 avevamo già in buona parte abbozzato il progetto. Era l'anno prima delle grandi celebrazioni mozartiane, sulle quali avremmo preceduto tutte le altre istituzioni con un programma sui generis di omaggio al grande musicista. Ma nel 2005 cadevano anche i 90 anni dalla nascita di Burri, e perciò per la mostra - una tradizione inaugurata con Prampolini che però volevamo proseguire - pensammo a Burri, e per questo prendemmo contatti con la Scala, l'Opera di Roma, oltre che con la Fondazione, per una mostra dedicata a 'Burri per il teatro', nella quale avremmo esposto anche il bozzetto del teatro fatto costruire per la Triennale e poi distrutto e che ora si intende ricostruire.
Poi le cose, almeno per noi, andarono non come avevamo immaginato e Verini ci aveva rassicurato, nel senso che le serpi morsero il nostro calcagno costringendoci ad andar via. E il progetto svanì. Ci misero un direttore d'orchestra che dirige solo dove ha responsabilità amministrative e che le serpi è ben disposto ad assecondare. Poi cambiò anche il presidente, al posto del prof. Fontana, venne un giornalista, Giuliano Giubilei, che svolge il ruolo di rappresentanza del festival nelle conferenze stampa e basta, che si muove da dieci anni in qua senza infamia e senza lode, mentre il Festival ha ripreso il suo corso di routine, girovagando fra nazioni, e accettando dalle rispettive rappresentanze diplomatiche e culturali in Italia suggerimenti ( e forse anche imposizioni) sulla confezione del programma, mentre il direttore artistico, in attesa di poter salire una volta all'anno sul podio, sta a guardare. Quest'anno, l'Armenia. Paese lontano del quale pochi sono in grado di confrontare il paese reale con l'immagine che a Castello si vuol dare.
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domenica 13 luglio 2014
Daverio poteva essere un buon assessore se Marino non gli avesse preferito la Marinelli
Riassunto delle puntate precedenti. Giovanna Marinelli ha fatto parte della corte di Veltroni dal quale a fine mandato venne promossa per i servizi resi, anche con merito - perchè dubitarne? - assieme a Verini, suo braccio destro, oggi deputato; a von Truppen, scrittore mandato alla RAI al Maggio fiorentino, all'Agis, ovunque pur di farlo stare a galla, ed anche alla giovanissima Marianna Madia, da poco orfana di uno dei principale collaboratori dell'ex sindaco-segretario, candidata al Parlamento in seggio sicuro, la quale ora sta dimostrando di voler a tutti i costi imparare. Ci vorrà ancora del tempo ma alla fine forse ci riuscirà, perchè è brava e si impegna.
Questa è la storia di alcuni dei 'Veltroni's boys & girls'. 'Se Parigi avesse avuto il mare ...' si dice dalle mie parti. Se Marino non avesse preferito la Marinelli di Veltroni, Daverio sarebbe stato un buon assessore. Il critico, noto per la sua presenza costante in tv da anni a raccontare storia ed arte del nostro paese, stava già facendo progetti, nonostante che - a suo dire - nessuno l'avesse mai contattato. Egli pensava che nella scelta di Marino avessero peso le qualità e le competenze dei candidati.
In una intervista aveva anche dichiarato che non avendo più nessun rapporto con la RAI era libero e vergine per assumere quell'incarico-sfida a Roma. Ma - gli chiede l'intervistatore - come nessun rapporto con la RAI, lei continua ad essere in tv con il suo programma. No - risponde il critico - si tratta di puntate vecchie che la RAI continua a mandare in onda. Evidentemente piacciono.
Ha ragione Daverio, che si è precipitato a dichiarare, conoscendo la legislazione vigente, che non sarebbe entrato in conflitto di interessi.
(E' curioso. Tutti sanno che fra certi incarichi ed altri nel settore pubblico c'è un conflitto di interessi e l'assoluta proibizione per legge - noi stessi nell'ultimo numero pubblicato di Music@, abbiamo proposto un elenco dei molti casi di incompatibilità fra l'incarico di professore e incarichi stabili di direzione artistica od amministrativa - ma nessuno si muove per farli cessare; non si muove la Madia che propone altre leggi, non si muove la Giannini alla quale evidentemente non import, e che qualcuno di questi incarichi incomptaibili li aveva sotto gli occhi nella sua Perugia; insomma, non si muove nessuno).
Torniamo alla trasmissione di Daverio in RAI. Non crediamo dipenda dal fatto che quella trasmissione era prodotta dalla Cappelli, personaggio con potenti entrature in RAI, da tempo immemorabile. Ma allora - ci viene spontanea la domanda: perchè la RAI non rimanda in onda anche le belle puntate di 'All'Opera!' , ben sessanta, presentate con successo da Antonio Lubrano su Rai Uno per sei stagioni consecutive, a cavallo degli anni Duemila, accolte da un successo di pubblico ben più alto della trasmissione di Daverio? Tre le risposte possibili:
- 'All'Opera!' non era prodotta dalla Cappelli, bensì dalla RAI;
- dell'opera non importa un bel niente a nessuno in RAI;
- la cultura, ed anche l'opera, purtroppo è in mano, per RAI 1, a Marzullo.
E forse ve ne sono anche delle altre che, al momento, ci sfuggono.
Questa è la storia di alcuni dei 'Veltroni's boys & girls'. 'Se Parigi avesse avuto il mare ...' si dice dalle mie parti. Se Marino non avesse preferito la Marinelli di Veltroni, Daverio sarebbe stato un buon assessore. Il critico, noto per la sua presenza costante in tv da anni a raccontare storia ed arte del nostro paese, stava già facendo progetti, nonostante che - a suo dire - nessuno l'avesse mai contattato. Egli pensava che nella scelta di Marino avessero peso le qualità e le competenze dei candidati.
In una intervista aveva anche dichiarato che non avendo più nessun rapporto con la RAI era libero e vergine per assumere quell'incarico-sfida a Roma. Ma - gli chiede l'intervistatore - come nessun rapporto con la RAI, lei continua ad essere in tv con il suo programma. No - risponde il critico - si tratta di puntate vecchie che la RAI continua a mandare in onda. Evidentemente piacciono.
Ha ragione Daverio, che si è precipitato a dichiarare, conoscendo la legislazione vigente, che non sarebbe entrato in conflitto di interessi.
(E' curioso. Tutti sanno che fra certi incarichi ed altri nel settore pubblico c'è un conflitto di interessi e l'assoluta proibizione per legge - noi stessi nell'ultimo numero pubblicato di Music@, abbiamo proposto un elenco dei molti casi di incompatibilità fra l'incarico di professore e incarichi stabili di direzione artistica od amministrativa - ma nessuno si muove per farli cessare; non si muove la Madia che propone altre leggi, non si muove la Giannini alla quale evidentemente non import, e che qualcuno di questi incarichi incomptaibili li aveva sotto gli occhi nella sua Perugia; insomma, non si muove nessuno).
Torniamo alla trasmissione di Daverio in RAI. Non crediamo dipenda dal fatto che quella trasmissione era prodotta dalla Cappelli, personaggio con potenti entrature in RAI, da tempo immemorabile. Ma allora - ci viene spontanea la domanda: perchè la RAI non rimanda in onda anche le belle puntate di 'All'Opera!' , ben sessanta, presentate con successo da Antonio Lubrano su Rai Uno per sei stagioni consecutive, a cavallo degli anni Duemila, accolte da un successo di pubblico ben più alto della trasmissione di Daverio? Tre le risposte possibili:
- 'All'Opera!' non era prodotta dalla Cappelli, bensì dalla RAI;
- dell'opera non importa un bel niente a nessuno in RAI;
- la cultura, ed anche l'opera, purtroppo è in mano, per RAI 1, a Marzullo.
E forse ve ne sono anche delle altre che, al momento, ci sfuggono.
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giovedì 22 maggio 2014
Storie epistolari di Callas e Verdi e altre storie
"Se io fossi al governo non penserei al bianco, rosso...penserei al pane da mangiare', scriveva Giuseppe Verdi - mai parole furono più attuali in un'Italia che oggi sembra un set cinematografico brulicante di pagliacci, mentre la povertà si allarga sempre più - all'amico Arrivabene, come si legge in una delle 82 lettere del grande compositore messe all'asta da Bolaffi, al prezzo di partenza di 150.000 Euro, lo scorso 13 maggio, e restate invendute. Mentre immediatamente nella medesima asta un privato inglese ha acquistato le lettere che Maria Callas aveva scritto alla sua maestra Elvira de Hidalgo, per la somma di 79.000 Euro. Un destino strano: si acquistano le lettere di una cantante, per quanto fondamentale nella storia dell'interpretazione, mentre quelle di un genio giacciono nel caveau della Bolaffi. Non è proprio così che sono andate le cose. Lo Stato italiano ha avanzato il suo diritto di prelazione su un carteggio così importante di Verdi, ma poi si è tirato indietro, non permettendo che venissero vendute e defilandosi, almeno fino ad oggi, dall' acquisto. Bolaffi, considerata l'importanza di tale carteggio, ha deciso anche di rinunciare alla sua percentuale, purchè le lettere restino in Italia ed ha lanciato l'idea di una sottoscrizione fra quanti tengono all'arte italiana, per l'aquisto del carteggio da destinare ad una biblioteca o museo. Stiamo parlando di 150.000 Euro che, decurtati dei 35.000 di provvigioni, sarebbero poco più di 100.000 Euro. che lo Stato italiano- VERGOGNOSAMENTE- dice di non avere, stando ai fatti.
Ma il caso Callas-Verdi rimanda anche ad un altro cattivo costume che mette quasi sempre gli interpreti al disopra dei compositori. Basti pensare alla cartellonistica dei concerti. In grande, al centro del manifesto, il nome del cantante e dello strumentista, in basso e a caratteri appena visibili: musiche di Verdi, Beethoven.
Un'altra storiella, secondo noi anomala, racconta la cronaca di questi giorni. A Roma si parla di 'rimescolamento' nella giunta Marino. fra gli assessori che lascerebbero ci sarebbe anche la Barca, al suo posto arriverebbe - udite udite- Giovanna Marinelli vecchia conoscenza del PCI ( PD) romano e militante nelle truppe veltroniane. Marinelli, a capo della Commissione cultura del Comune - il posto che ora tiene la Di Biase, compagna di Franceschini - all'epoca di Veltroni, prima che mollasse tutto per andare in Africa dove poi non è più andato, premiò tutti i suoi più stretti collaboratori, da Verini regalandogli il Parlamento, alla Madia, figlia di un suo stretto collaboratore defunto improvvisamente ed ora addirittura ministro (sulla quale la nostra modesta opinione, dobbiamo ammetterlo, sta diventando positiva) alla Marinelli mandata a dirigere il teatro di Roma, a Sturm Truppen, il suo amico scrittore fiorentino dal nome impronunciabile spedito alla Rai o all'Agis e poi al Comunale di Firenze. non ricordiamo più da quale di queste caselle cominciò il viaggio premio pagato da Veltroni.
Veltroni, in questi giorni di elezioni è riapparso all'orizzonte e sui giornali, con il suo film su Berlinguer e accanto a Rutelli, ed alle spalle di ambedue il grande grosso Goffredo Bettini, il vero burattinaio dei due che ancora riesce a piazzare, anche con Marino, le carte del mazzo d'una volta.
Franceschini infine pare abbia fatto varare dal Consiglio dei Ministri, il decreto per il quale chi devolve una somma al settore della cultura e dei beni culturali potrà detrarsela al 65% dal reddito. Finalmente una buona notizia. speriamo che non resti solo notizia.
Ma il caso Callas-Verdi rimanda anche ad un altro cattivo costume che mette quasi sempre gli interpreti al disopra dei compositori. Basti pensare alla cartellonistica dei concerti. In grande, al centro del manifesto, il nome del cantante e dello strumentista, in basso e a caratteri appena visibili: musiche di Verdi, Beethoven.
Un'altra storiella, secondo noi anomala, racconta la cronaca di questi giorni. A Roma si parla di 'rimescolamento' nella giunta Marino. fra gli assessori che lascerebbero ci sarebbe anche la Barca, al suo posto arriverebbe - udite udite- Giovanna Marinelli vecchia conoscenza del PCI ( PD) romano e militante nelle truppe veltroniane. Marinelli, a capo della Commissione cultura del Comune - il posto che ora tiene la Di Biase, compagna di Franceschini - all'epoca di Veltroni, prima che mollasse tutto per andare in Africa dove poi non è più andato, premiò tutti i suoi più stretti collaboratori, da Verini regalandogli il Parlamento, alla Madia, figlia di un suo stretto collaboratore defunto improvvisamente ed ora addirittura ministro (sulla quale la nostra modesta opinione, dobbiamo ammetterlo, sta diventando positiva) alla Marinelli mandata a dirigere il teatro di Roma, a Sturm Truppen, il suo amico scrittore fiorentino dal nome impronunciabile spedito alla Rai o all'Agis e poi al Comunale di Firenze. non ricordiamo più da quale di queste caselle cominciò il viaggio premio pagato da Veltroni.
Veltroni, in questi giorni di elezioni è riapparso all'orizzonte e sui giornali, con il suo film su Berlinguer e accanto a Rutelli, ed alle spalle di ambedue il grande grosso Goffredo Bettini, il vero burattinaio dei due che ancora riesce a piazzare, anche con Marino, le carte del mazzo d'una volta.
Franceschini infine pare abbia fatto varare dal Consiglio dei Ministri, il decreto per il quale chi devolve una somma al settore della cultura e dei beni culturali potrà detrarsela al 65% dal reddito. Finalmente una buona notizia. speriamo che non resti solo notizia.
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mercoledì 25 dicembre 2013
Madia e Verini graziati da Wuolter. Renzi e Burri i loro più recenti benefattori
Contro la povera Madia, giovanissima deputata PD( non chiedeteci a quale corrente appartenga, non sapremmo rispondere, perchè se le è passate tutte!), si sono scagliati tutti, compresi quelli del suo stesso partito, e pure le stesse donne. Perchè? Semplicemente perchè lei non s'intende veramente di nulla e in un caso come nell'altro vuoi la sua incompetenza, vuoi la sua giovinezza o la faccia d'angelo- ora anche di mamma - hanno giocato sempre a suo favore, in un paese meritocratico come lo vorrebbe la sinistra
Wolter la candidò per primo, perchè? Perchè alla morte di suo padre giornalista, figura influente del suo staff di segretario, ministro sindaco, morto govane, pensò che che sua figlia meritasse un bell'aiuto. Ora la giovane Madia s'è sistemata quasi per tutta la vita; e Renzi che, per quanto faccia il gallo nel pollaio, sa che a tutte le galline bisogna dare una qualche attenzione ( qui la gallina non è certo Madia, forse Wolter) l'ha voluta nel suo staff per il settore 'lavoro' nel quale, dati i trascorsi, la Madia mamma è a suo agio. Renzi, ma quante ragazze ci sono in Italia con la stessa faccia d'angelo, mamme anche, che sanno il fatto loro e quindi ben più meritevoli della Madia? Perchè proprio Lei? Mi dirà per le quote rosa? ma se devono esser rosa, devono necessariamente essere incompetenti quanto la Madia che, qualche giorno fa, ha scambiato un ministero con relativo ministro con un altro, nel suo settore?
Verini è un altro dei graziati di Wolter; anzi lui, Wolter come il Wolter nazionale, è uno dei premiati a fine carriera. Dopo aver fatto parte del suo staff per molti anni, il Wolter di Città di Castello viene premiato con la candidatura a parlamentare, naturalmente in circoscrizioni dove l'elezione non è che certissima.
Verini, a differenza della Madia, guidava lo staff del Wolter, dunque un lavoro per il suo capo sapeva farlo, anche perchè per mantenersi a galla con le sole parole occorre avere gente in gamba che lavora per te.
Di Verini deputato s'erano perse le tracce, senonchè lui che è di Città di Castello, in previsione dell'anniversario di Alberto Burri, il grande pittore castellano, s'è fatto promotore di un disegno di legge per onorare il grande artista. E, in questo modo, a buona parte degli italiani è giunta notizia che Verini c'è, tranne che a noi, che Verini lo conosciamo da tempo, da una decina d'anni, come persona affidabile ed amante dell'arte, e non lo abbiamo mai più perso di vista.
Dieci anni fa avemmo l'incarico di direttore artistico del Festival delle Nazioni che si svolge a Città di Castello. Fu in quell'occasione che lo conoscemmo. Non sapevamo di lui - perchè avremmo dovuto sapere?- ma qualcuno ci disse del suo ruolo politico nazionale e ci consigliò di incontrarlo. Lo incontrammo; dopo i saluti ci mise in guardia contro un ex senatore del suo stesso partito che a Castello spadroneggiava, come anche nel festival, e ci consigliò: per qualunque cosa non si preoccupi, venga da me. Naturalmente conducemmo in porto il festival, con un certo successo. Ma... l'ex senatore ed un altro castellano, il farmacista, tentarono di riprendersi il festival perchè non gradivano la nostra autonomia di gestione. A loro non importava il successo del festival, ma solo la possibilità di esercitare lo squallido potere di piccoli notabili cittadini. Naturalmente l'ebbero vinta loro, perchè anche gli altri amministratori castellani, dall'assessore alla cultura allo stesso sindaco, come del resto a Verini, premeva maggiormente favorire chi alle elezioni portava loro voti. Da allora, e dopo di noi, il festival ha un direttore artistico da dieci anni, che fa un festivalino di routine ed accontenta le mire dei due.
E Verini, al di là della sua scomparsa di un tempo, che c'entra? Due anni fa ci fu chiesto di pensare ad una celebrazione per i mille anni di Sansepolcro. Presentammo un progetto al sindaco che l'accettò e lo realizzammo. Nella serata di celebrazione, all'ombra della Resurrezione di Piero della Francesca, eccoti il Verini in compagnia del sottosegretario ai beni culturali. Sembrò assai contento di come si svolse la celebrazione, durante la quale venne eseguito un quartetto per archi commissionato per l'occasione ad uno dei più grandi compositori italiani e tutto finì lì. Qualche tempo dopo sempre il Verini scomparso, ebbe a dire in un salotto attraversato da spifferi che hanno portato fino a noi i suoi profondi pensieri, che si era pagato troppo quel compositore. Quel compositore era stato pagato il giusto, anzi al di sotto del suo 'valore di mercato'.
Piuttosto, redivivo Verini, perchè non hanno chiesto a noi se il suo stipendio di parlamentare sia giusto o no? Risponderemmo , che quel suo stipendio è esorbitante, e sproporzionato rispetto a ciò che fa. Lo scomparso.
Wolter la candidò per primo, perchè? Perchè alla morte di suo padre giornalista, figura influente del suo staff di segretario, ministro sindaco, morto govane, pensò che che sua figlia meritasse un bell'aiuto. Ora la giovane Madia s'è sistemata quasi per tutta la vita; e Renzi che, per quanto faccia il gallo nel pollaio, sa che a tutte le galline bisogna dare una qualche attenzione ( qui la gallina non è certo Madia, forse Wolter) l'ha voluta nel suo staff per il settore 'lavoro' nel quale, dati i trascorsi, la Madia mamma è a suo agio. Renzi, ma quante ragazze ci sono in Italia con la stessa faccia d'angelo, mamme anche, che sanno il fatto loro e quindi ben più meritevoli della Madia? Perchè proprio Lei? Mi dirà per le quote rosa? ma se devono esser rosa, devono necessariamente essere incompetenti quanto la Madia che, qualche giorno fa, ha scambiato un ministero con relativo ministro con un altro, nel suo settore?
Verini è un altro dei graziati di Wolter; anzi lui, Wolter come il Wolter nazionale, è uno dei premiati a fine carriera. Dopo aver fatto parte del suo staff per molti anni, il Wolter di Città di Castello viene premiato con la candidatura a parlamentare, naturalmente in circoscrizioni dove l'elezione non è che certissima.
Verini, a differenza della Madia, guidava lo staff del Wolter, dunque un lavoro per il suo capo sapeva farlo, anche perchè per mantenersi a galla con le sole parole occorre avere gente in gamba che lavora per te.
Di Verini deputato s'erano perse le tracce, senonchè lui che è di Città di Castello, in previsione dell'anniversario di Alberto Burri, il grande pittore castellano, s'è fatto promotore di un disegno di legge per onorare il grande artista. E, in questo modo, a buona parte degli italiani è giunta notizia che Verini c'è, tranne che a noi, che Verini lo conosciamo da tempo, da una decina d'anni, come persona affidabile ed amante dell'arte, e non lo abbiamo mai più perso di vista.
Dieci anni fa avemmo l'incarico di direttore artistico del Festival delle Nazioni che si svolge a Città di Castello. Fu in quell'occasione che lo conoscemmo. Non sapevamo di lui - perchè avremmo dovuto sapere?- ma qualcuno ci disse del suo ruolo politico nazionale e ci consigliò di incontrarlo. Lo incontrammo; dopo i saluti ci mise in guardia contro un ex senatore del suo stesso partito che a Castello spadroneggiava, come anche nel festival, e ci consigliò: per qualunque cosa non si preoccupi, venga da me. Naturalmente conducemmo in porto il festival, con un certo successo. Ma... l'ex senatore ed un altro castellano, il farmacista, tentarono di riprendersi il festival perchè non gradivano la nostra autonomia di gestione. A loro non importava il successo del festival, ma solo la possibilità di esercitare lo squallido potere di piccoli notabili cittadini. Naturalmente l'ebbero vinta loro, perchè anche gli altri amministratori castellani, dall'assessore alla cultura allo stesso sindaco, come del resto a Verini, premeva maggiormente favorire chi alle elezioni portava loro voti. Da allora, e dopo di noi, il festival ha un direttore artistico da dieci anni, che fa un festivalino di routine ed accontenta le mire dei due.
E Verini, al di là della sua scomparsa di un tempo, che c'entra? Due anni fa ci fu chiesto di pensare ad una celebrazione per i mille anni di Sansepolcro. Presentammo un progetto al sindaco che l'accettò e lo realizzammo. Nella serata di celebrazione, all'ombra della Resurrezione di Piero della Francesca, eccoti il Verini in compagnia del sottosegretario ai beni culturali. Sembrò assai contento di come si svolse la celebrazione, durante la quale venne eseguito un quartetto per archi commissionato per l'occasione ad uno dei più grandi compositori italiani e tutto finì lì. Qualche tempo dopo sempre il Verini scomparso, ebbe a dire in un salotto attraversato da spifferi che hanno portato fino a noi i suoi profondi pensieri, che si era pagato troppo quel compositore. Quel compositore era stato pagato il giusto, anzi al di sotto del suo 'valore di mercato'.
Piuttosto, redivivo Verini, perchè non hanno chiesto a noi se il suo stipendio di parlamentare sia giusto o no? Risponderemmo , che quel suo stipendio è esorbitante, e sproporzionato rispetto a ciò che fa. Lo scomparso.
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