lunedì 7 settembre 2026

Le confessioni ( ai giudici) di Lavitola ( da Metropolitan Magazine, di Alessia Spensierato). Il discusso faccendiere sperava che l'amicizia di Ranucci potesse sbiancare la sua fedina sporchissima. Chi gli può credere? ( P.A.)

 

Lavitola oggi ai giudici: «Per l’attentato a Ranucci diedi mandato in bianco ma non doveva fare male»

Valter Lavitola, nel terzo interrogatorio davanti ai giudici all’udienza del Riesame terminato nel pomeriggio, ribadisce il concetto già espresso: “L’attentato del 16 ottobre contro Sigfrido Ranucci era a fin di bene”. Ma c’è un altro dettaglio che emerge dall’interrogatorio del 12 agosto e inserito nella memoria di 7 2 pagine. Lavitola racconta di aver chiesto a Ranucci di ”non far più puntate contro Marcello dell’Utri, ha il tumore e basta”.

Lavitola ammette sostanzialmente la responsabilità dell’operazione, ma sostiene che il movente fosse quello di “far del bene” a Ranucci, proteggerlo e indurlo a prendere sul serio i pericoli che avrebbe corso. La difesa arriva a sostenere che l’esplosione avrebbe ottenuto l’effetto di aumentare la scorta. Lavitola si assume la responsabilità dell’operazione. “Valter Lavitola si è assunto ogni responsabilità sulle modalità esecutive del delitto, ma ha chiarito che l’idea della bomba apparteneva a Gomez, al quale aveva affidato un mandato sostanzialmente in bianco” così ancora i difensori al termine dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, i cui giudici si sono riservati la decisione sulle richieste della difesa. 

Secondo i legali, nel corso dell’interrogatorio Lavitola avrebbe ricostruito il proprio ruolo spiegando di aver incaricato Gomez di occuparsi della vicenda senza indicare le modalità operative. “Gli aveva detto che avrebbe fatto a modo suo, forte della propria esperienza nel settore della sicurezza internazionale e militare. Non gli aveva parlato di un ordigno, ma Lavitola ha comunque deciso di assumersi la responsabilità delle conseguenze di quel mandato”, ha spiegato l’avvocato Sergio Cola. 

Secondo quanto riferiscono gli avvocati “è insussistente il movente politico che la Procura di Roma ipotizza. E in base a quanto ribadito anche oggi da Lavitola, Ranucci non ha mai inteso candidarsi ed entrare in politica. Anzi Ranucci si è spesso lamentato che Lavitola proponesse l’argomento”.

Poi secondo il racconto dei legali Lavitola ha affermato: “Con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me”. Il Riesame si è riservato di decidere in merito alla richiesta di domiciliari che i legali hanno individuato in una casa in Basilicata nella disponibilità dell’indagato. 

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