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sabato 10 marzo 2018

DI BIASE, FASSINA, MELONI, GIACHETTI ed altri ... con il piede in due scarpe

 Li conosciamo tutti e quattro:  sono paladini dell'impegno, dell'interesse verso la nazione, della politica moralizzata. Gente pulita, votata al sacrifico per salvare il paese.  Per ora sono esclusi, ma solo dall' elenco, leghisti berlusconiani, cinquestellisti.  Tutti, comunque, sia questi che quelli  possiamo essere certi che vivono e lavorano per salvare il paese, nell'esclusivo interesse della nazione. E lavorano indefessamente, senza mai risparmiarsi;  ritengono di essere indispensabili alla causa, al punto che  loro, come altri assenti da quest'elenco sommario, hanno contemporaneamente almeno due incarichi elettivi politici.

 Se vi venisse subito da pensare che percepiscano anche due indennità contemporaneamente: da parlamentare e consigliere comunale o regionale, siete in errore, vi sbagliate di grosso. Loro mai e poi mai si farebbero beccare che rubano in due posti differenti. Basta uno. E guarda caso - qui possiamo scommettere, senza conoscere la scelta dei singoli  politici -  tutti hanno scelto l'indennità minore.

 La Meloni, ad esempio, quella di consigliere comunale, lasciando nelle casse pubbliche quella di parlamentare, più pesante - la politica si fa con passione e senza interessi privati! - e la stessa cosa hanno fatto sia Giachetti che Fassina.

Non conosciamo, invece, la scelta  della Di Biase, che  suo marito Franceschini avrebbe voluto candidare al Parlamento; ma , per un minimo di decenza, non l'ha fatto, mentre l'ha fatto una coppia milanese cinquestellista;  la quale, invece, da capogruppo PD in Campidoglio, che a suo tempo fece man bassa di voti - battagliera, non c'è che dire - s'è candidata alla Regione, sostenendo Zingaretti. Ha annunciato che le due cariche, in Campidoglio ed alla Pisana, non sono incompatibili -  che è poi  la tesi sostenuta  anche dai costituzionalisti 'di stagione' che mantengono il doppio incarico - e che anzi sono l'uno il proseguimento dell'altro, il suo complemento e completamento. Lascerà solo l'incarico di Capogruppo in Campidoglio, e percepirà una sola indennità delle due che le spetterebbero. E sicuramente  opterà per mantenere quella più esigua, quella da consigliera comunale, ora che suo marito, bocciato sonoramente a Ferrara, è stato ripescato e dunque manterrà la sua poltrona in Parlamento. E così  con l'indennità da Parlamentare di lui e quella capitolina di lei, vivranno felici e contenti.  Ma in povertà. Non come in passato c'è capitato di constatare con la serafica e poetica coppia  Bondi, FI, che portava a casa ogni mese, per cinque anni, una trentina di migliaia di Euro. Un vita di stenti!

Alla fine della storia dobbiamo anche ringraziarli - il paese tutto deve farlo - questi nostri eroi, che fanno risparmiare alla Stato un bel gruzzolo! Se poi non si pongono il problema di affidare ad altri, forse più liberi ed anche più capaci di loro, uno dei due incarichi politici, è una minuzia!

domenica 19 giugno 2016

Virginia, nun fa la stupida stasera e sempre

 "Dal nuovo sindaco mi aspetto attenzione verso le nostre attività": ha detto il sovrintendente del Teatro dell'Opera di Roma Carlo Fuortes, in merito alle elezioni amministrative nella Capitale. Il sovrintendente, che ha preferito non esprimere la sua preferenza tra i due candidati Giachetti e Raggi al ballottaggio il 19 giugno, ha poi aggiunto di essere sicuro che "chiunque vincerà considererà il Teatro dell'Opera come uno dei grandi valori della città".

lunedì 13 giugno 2016

La tragedia infinita del teatro Valle a Roma non è ancor giunta alla fine



Tre mesi fa abbiamo scritto  per l'ennesima volta del Teatro Valle ( come si potrà leggere nel post che riproduciamo qui sotto), chiuso ed abbandonato da due anni, senza che nulla accadesse dopo, nonostante le assicurazioni di assessori ( Barca prima e Marinelli poi) proni al sindaco 'faccia di Marino', e di operatori culturali guidati da Marino Sinibaldi( direttore di Radio3, direttore Teatro di Roma, direttore di mille altre cose, candidato ad assessore alla cultura in caso di vittoria di Giachetti. Che altro deve fare? ) che doveva fungere da garante per l'esercito di occupanti 'ILLEGALI' dello storico teatro. 
Passano due anni e nulla accade, tre mesi fa viene firmata la convenzione fra Stato e Comune per il passaggio di proprietà, e lo stanziamento, che loro definiscono 'spedito', di 3 milioni necessari al restauro del teatro, precedente la sua riapertura, che veniva data per sicura, a marzo, in tempo per la prossima  stagone teatrale.
Passano ancora tre mesi e ieri si  viene a sapere che  il finanziamento spedito  non è stato ancora spedito, e che ci vorrà ancora del tempo e che, infine , in lavori non potranno essere appaltati se non verso la fine dell'anno. E quindi addio anche alla prossima stagione, se ne riparlerà, se tutto andrà a buon fine- come nessuno spera più- per la stagione 2017-18.
 E Franceschini e la sua bella Di Biase (  che aveva nella passata legislatura comunale il ruolo di presidente della Commissione cultura del Campidoglio, e che nelle recenti elezioni è risultata la più votata a Roma, oltre che la più bella consigliera, alla quale il marito ha regalato una importante  operazione di 'recupero' nella sua circoscrizione elettorale, facendo apertamente campagna elettorale per Lei ma con i soldi nostri) che fanno? Latitano. Il commissario Tronca ormai è con un piede fuori, e i prossimi candidati al Campidoglio neppure sanno che esiste il problema  Teatro Valle 'bene comune'.
 Ieri Pierluigi Battista, sul Corriere, giustamente faceva notare che egli  non sostenne l'occupazione ritenendola illegale. Ma ora, il povero giornalista che non può che inveire e denunciare, è costretto a denunciare che nulla si può fare con il governo del paese e della città ugualmente illegali, perchè inadempienti rispetto agli impegni assunti per il Teatro Valle.  Ma contro di loro non si può mandare la polizia per stanarli e portarli nella pubblica piazza dove li attendono gli insulti e non solo gli insulti dei cittadini. Al contrario, proprio l'altro ieri, la 'seconda' occupazione degli ex occupanti del Valle che si sono sentiti presi in giro, in poco tempo è stata  sventata dalla polizia. 


Solo oggi abbiamo appreso che la proprietà dello storico teatro Valle, a Roma, è passata dallo Stato al Comune di Roma, e che ambedue i soggetti metteranno insieme circa 3 milioni di Euro per procedere - loro dicono 'speditamente' - al restauro completo dell'edificio ed al suo ammodernamento e successivamente  alla riapertura ed all'affidamento, probabilmente al Teatro di Roma - asso pigliatutto - gestito dai compagnucci del partitino al governo della città e che ha già la gestione, oltre che del Teatro Argentina, di altri spazi teatrali. Insomma un vero e proprio circuito teatrale destinato a soddisfare, passando ogni volta di mano ad ogni cambio di governo della città, gli appetiti di cosiddetti operatori culturali nati e formati all'ombra di qualche sezione di partito.
 E noi che pensavamo - visto che il teatro è chiuso dall'estate del 2014 - che i solertissimi Franceschini e la sua compagna ed ora moglie De Biase, e Marino e la Marinelli  avevano  già avviato i lavori di restauro e ripristino della storica sala, oltre che della sua illustre facciata del Valadier. No, tutto come due anni fa circa, nel frattempo il teatro è rimasto chiuso e forse il suo deperimento strutturale è andato ancora avanti.
 Nella discussione sul futuro del teatro Valle si è inserita ora la Fondazione Romaeuropa, apparentemente alla chetichella, ma per vantare una specie di diritto di prelazione sulla gestione del teatro, per bocca di  Fabrizio Grifasi direttore generale ed artistico della Fondazione e dell'omonimo festival, e membro del CdA  'A VITA'.
 Dice Grifasi: prima di destinare lo spazio  nel centro di Roma a qualcuno, si discuta della sua finalità, di quale progetto impiantarvi, perché anche il Teatro Valle non può finire ad essere una scatola che vive di 'ospitate'. Grifasi naturalmente, senza dirlo apertamente, fa capire di poter   vantare qualche diritto, se quello spazio viene destinato a 'coltivare' la nuova creazione teatrale', nel quale campo la fondazione da lui diretta 'A VITA' si è specializzata. A proposito di Grifasi ed anche della Veaute, anch'ella Presidente 'A VITA' della medesima fondazione, specializzatasi anche in 'VITALIZI', perché non schiodano lasciando, dopo molti anni ormai, il posto ad altri?
Non lo diciamo perché abbiamo qualche mira, noi non siamo più in età da essere considerati all'altezza. Dunque lo diciamo per  i 'Nuovi teatranti' ai quali la Fondazione terrebbe immensamente,  a suo  dire, mentre è governata da vecchi ( meglio 'adulti' che però diventeranno anche vecchi restando sempre lì, ' A VITA'), attaccati alle poltrone, come nessun altro.
 Ora, si sa anche della mancanza cronica di spazi teatrali nei quali ospitare le manifestazioni del festival che dopo essere stato condensato per anni nella stagione estiva, e su palcoscenici allestiti ad hoc ( negli ultimi anni a Santa Croce in Gerusalemme) ora ha una programmazione autunnale, spalmata lungo due o tre mesi, ospitata dove può.
E' evidente che Grifasi e la sua Fondazione,  di cui è membro 'A VITA', guardano al Valle anche come ad un possibile spazio nel quale trasferire buona parte della programmazione festivaliera. Insomma come si dice a Roma, con 'una fava due piccioni', sbattendo in faccia soltanto la nobilissima idea che chi avrà la gestione del Valle , l'otterrà con un progetto ed una finalità  degne del teatro e di  una autonoma consistenza culturale. Come soltanto la Fondazione Romaeuropa potrebbe garantire - che è ciò che vuol dire Grifasi, ma che non ci trova d'accordo.
Perchè se Romaeuropa continua a fare ciò che ha sempre fatto -  magari ogni tanto con nuovi filoni di interesse e nuovi artisti, mentre invece per la gran parte sono sempre gli stessi;  questo  basta e avanza - al Valle possono provvedere altri. O bisogna pensare che senza Grifasi la cultura a Roma rischia di dissolversi?

lunedì 6 giugno 2016

ELEZIONI AMMINISTRATIVE A ROMA. E se Raggi... Giachetti... Fassina... Meloni e Marchini...

Il primo turno si è appena concluso con un successo -prevedibile - della Raggi ed un secondo posto certamente non scontato di Giachetti, mentre Meloni piange e Fassina  e Marchini devono ripensare al loro futuro, anche prossimo.
 Fra quindici giorni il ballottaggio, che è tutta un'altra partita, con palla al centro, dimenticando i risultati del primo.
  Raggi con il Movimento 5 stelle  ha messo paura, secondo alcuni; è stata la vittima sacrificale del complotto ai suoi stessi danni, secondo altri.
 Giachetti, zitto zitto, pur uscendo da un tunnel che lo stesso PD ha creato sul suo cammino, è riuscito, seppure a poca distanza a lasciarsi alle spalle la sua più temibile concorrente, Giorgia Meloni; mentre con la Raggi, almeno al primo turno, non c'era  nè ci poteva essere storia.
 Adesso nei prossimi quindici giorni che separano dal voto del secondo turno i partiti devono riorganizzarsi e dimostrare la forza reciproca.
 Raggi deve presentare la sua squadra, per non perdere eventualmente tempo dopo, deve illustrare il programma di governo completo, magari con una scansione temporale precisa e chiamare a raccolta anche quelli che al primo turno non l'hanno votata, altrimenti la vittoria è stato come un fuoco di fiamma e niente più.
 Chi pensa che questa vittoria sia stata fatta a tavolino per mostrare i piedi d'argilla del movimento forse ha torto ma evidenzia la paura che serpeggia, dopo l'euforia iniziale, nello stesso Movimento che a Roma si gioca ala faccia, anche quella nazionale. Perchè Roma non è né Parma né Livorno e neppure Pomezia,  cittadine dove, con vicende alterne (positiva almeno a Pomezia ed anche a Parma, a parte i dissidi interni al Movimento, negativa a Livorno ed anche altrove, come in Campania) il Movimento già governa.
Veltroni,  nei rari interventi durante la campagna elettorale, ha messo sull'avviso gli elettori, ammonendoli a non scegliere gli 'apprendisti' amministratori, specie per Roma,città difficilissima e disastrata che forse neppure un miracolo o un Giubileo perpetuo riuscirebbero a rimetter in ordine.
 E' questa la vera incognita che pesa sulla vittoria finale della Raggi, che non è affatto scontata.
 Giachetti, la sua squadra e il programma deve averlo già pronto, stando alle prime dichiarazioni della vigilia elettorale, ora li confermi e ribadisca il suo impegno con elementi concreti. Lui deve far dimenticare chi l'ha preceduto anche del suo stesso partito, un vero disastro che ora qualcuno minimizza addebitando la caduta di Marino a faide interne allo stesso suo partito. No, Marino è stato un vero disastro per tutti, e s'è fatto male anche da solo. Il contrario di Veltroni che non ha sbagliato mai un colpo all'apparenza, ma che forse ha governato poco se è riuscito a imbarcare nel suo gabinetto mascalzoni e ladroni, senza accorgersene, perché ogni giorno più impegnato in inaugurazioni e tagli di nastri per opere pie. Sì Veltroni è stato uno dei migliori sindaci degli ultimi anni, soprattutto a parole, meno nei fatti, tanto da lasciare via libera ad Alemanno che ha proseguito e portato a termine il disastro di Roma.
 Giachetti che speranza ha? Noi crediamo che lui possa farcela. Non è successo già in Austria alle ultime presidenziali, quando il candidato di destra, dato per vincitore assoluto al primo turno ( 'destra' che Raggi naturalmente non è, ma comunque candidata antisistema, come  quello austriaco)  è stato battuto, al secondo turno, dal capo partito dei Verdi?
Giachetti vincerà (forse?) ma deve essere disposto, e non solo perchè glielo ordina il PD o Renzi,  a portare  sulle spalle una croce pesante assai, ma nel salire il suo calvario- ci si perdoni la bestemmia! - non può né fermarsi ( per farsi asciugare il sudore della fronte) né cadere, altrimenti né lui né il suo PD potranno più rialzarsi. Una sfida non da poco. Ma prima ancora di salire al Campidoglio, deve convincere  quelli del suo stesso partito che si fanno da soli la guerra a non darsi martellate sulle p... sport che coltivano con appassionata totale dedizione e bravura.

domenica 22 maggio 2016

L'Opera di Roma omaggia il cinema e la moda. Serata Valentino per 'Traviata'

Dopo le notizie sullo spropositato costo (1.800.000 Euro) della Traviata che domani sera debutterà sul palcoscenico dell'Opera di Roma, i dirigenti del teatro si sono affannati a precisare, a proposito della 'Serata Valentino', che  quella di ieri sera non era una recita, bensì un'anteprima.
Perchè una simile precisazione? Per chiarire subito che al costo spropositato di questa inutile Traviata non vanno aggiunte altre spese per la serata speciale che è da considerarsi, a tutti gli effetti - ovvero ai soli effetti del pagamento del cachet agli artisti scritturati ! - una prova, ulteriore, prima del debutto ufficiale, con il quale le recite sono pagate ( in Italia le prove non sono retribuite!)
 Assistiamo perplessi a tutto il clamore attorno a questa nuova produzione - costosissima, non ci stancheremo di ripeterlo -  che dovrebbe, dopo tanti anni,  tornare a far splendere la stella dell'Opera di Roma, retta da Carlo Fuortes. E sarebbe questa la grande serata all'Opera?
A noi che per  tanti anni abbiamo frequentato le 'prime' dell'Opera romana tanto clamore ci fa venire in mente lo spettacolo, quasi sempre indecente, al quale ad ogni prima abbiamo assistito, leggendo sulle loro facce, segnate dal tempo ed anche dal ridicolo nello stesso tempo, i segni della indifferenza all'opera. A cominciare dal palco cosiddetto 'reale' dal quale si affacciavano creature indegne di starci, ringalluzzite dalla reggenza Alemanno- De Martino.
Non sappiamo se anche nell'era  Tronca-Fuortes questo indecente spettacolo continui. Certo è che la 'Serata Valentino' da ciò che raccontano le foto al solo guardarle,  ci dicono di tanti volti noti del bel mondo trascinati al Costanzi dal doppio invito degli autori dello spettacolo, e cioè dalla solidale amicizia con Valentino, che per fasciarne alcune dirompenti ha dovuto rinforzare con fil di ferro i suoi abiti, e  con Sofia Coppola.
 Ovvio che in questa cronaca semitragica, non ci sia spazio per dirci dell'esecuzione musicale -  non si trattava di un'opera? - dei cantanti, del direttore, dell'orchestra oltre che della regia.  Senza capire che dopo averci detto che gli abiti disegnati dal grande stilista - che poi ha disegnato solo quelli di Violetta, gli altri recano la firma degli stilisti della maison - erano  'rosso valentino', o 'più valentino del valentino stesso' che altro aggiungere? Che Maria elena Boschi, giunta a braccio con Giachetti, era la peggio vestita ( a Firenze in rosso al nuovo Teatro dell'Opera,  il rosso fuoco del suo abito lungo era meno 'mortaccino' ).
Nelle scarne cronache di ieri sera, affidate per lo più alle immagini delle belle che si sono fiondate da Cannes a Roma, senza neppure cambiarsi d'abito, per far da corona al loro stilista preferito, non c'era spazio per nient'altro, neanche per la cena, nel caso avesse avuto luogo, alla fine della rappresentazione.
Per la prima di domani, sappiamo solo che è d'obbligo l'abito lungo per le signore e lo smoking per i signori. Insomma una serata di gala.
Che Verdi li perdoni.

lunedì 21 marzo 2016

Sulla scena del Campidoglio altri due campioni: Tosi da Verona e Razzi l'abruzzese

Meloni, Storace, Bertolaso, Giachetti, Marchini, Raggi non bastano; nella  lunga fila di improbabili candidati a sindaco di Roma, spunta anche Marino, ancora Marino, di nuovo lui, che però è combattuto  tra il presentare la sua candidatura e presentare il suo libro in uscita, e sembra che alla fine sceglierà di presentare il suo nuovo libro, perchè gli hanno consigliato di tenersi fuori dalla tenzone, per non fare ancora un'altra figuraccia. Lui la pensa diversamente.  Per ora non sappiamo, sta prendendo la decisione in questi giorni, e noi, Roma con noi, già tremiamo di paura che l'incapace chirurgo voglia nuovamente tornare al capezzale dell'agonizzante Roma, in rianimazione nonostante la sua cura, convinto che un nuovo più pesante intervento chirurgico possa salvarla.
La discussione sui candidati si è accesa di più nelle ultime settimane  soprattutto sulla candidatura di mamma Meloni. Può una donna che aspetta un bambino fare il sindaco? Certo che può! E può farlo anche di una città come Roma? Sicuro! Ma la Meloni ha una qualche esperienza amministrativa per svolgere tale gravoso lavoro anche con il pargolo in braccio? Domanda tabù, su di lei come su altri candidati. Vale l'esperienza della Madia, della Lorenzin, della Gelmini e financo della De Biase, signora Franceschini, nel suo ruolo di mamma e consigliera comunale a Roma. ma il sindaco.... zitto tu!
 Ora  dichiara di voler scendere in campo anche Tosi, il leader leghista che s'è messo contro tutti, senza fare un granchè alla sua città. Si dice che a consigliarlo sia stato il ministro Franceschini dopo che ha saputo che Tosi sta ipotizzando la copertura dell'Arena, il tempio della lirica che vorrebbe attivo durante tutto l'anno, piova o tiri vento. Perchè così Franceschini, con Tosi al fianco, potrebbe finalmente coronare il suo progetto di  riaprire il Colosseo alle lotte con le belve feroci ed alle passerelle di  moda ed altro ancora: con la platea ricostruita e  la copertura totale forse si potrà distogliere l'attenzione sulle buche, sulla sporcizia, sul traffico bestiale e sulle mille emergenze della disastrata Capitale.
 Ma tra i nuovi candidati c'è anche un fuoriclasse, il grande Antonio Razzi, quello che ha fatto la fortuna di Crozza, con il suo ideale di vita: 'fatti i c... tuoi'. Ha detto presentandosi che è stanco del teatrino della politica  e che lui scende in campo perchè può contare sui quasi 500.000 abruzzesi residenti nella Capitale che lo voterebbero ad occhi chiusi ed in massa, anche perché promette e fa sperare più allegre e divertenti giornate, durante la sua permanenza al Campidoglio.
 Ma lui non cambiato il suo ideale di vita in vista di tale candidatura. Alludendo agli abruzzesi residenti a Roma, il suo  celebre motto. l'ha così tradotto: se mi candido io, con la massa di abruzzesi al seguito,  cari politici, "so' cazzi!".

giovedì 17 marzo 2016

Non è solo Roma ad aver bisogno di un cura, ma i molti che si sono candidati a somministrargliela. Una cura di capoccia

Non riusciamo più neanche a ridere, perché la cosa si sta facendo molto seria, se non tragica per la povera Roma che necessita di cure forti ed immediate.
Ogni giorno la cronaca ci racconta di un nuovo medico volontario che si prefigge di prestare alla disastrata città, le cure necessarie. Il tragico è, però, che quasi  nessuno  di questi medici volontari  ha fatto gli studi necessari e propedeutici all'esercizio di tale professione.
 Ora sotto inchiesta ed osservazione è forse uno dei medici volontari che, a dispetto delle gaffe, inanellate in rapida sequenza (ma, come sempre, alcune di queste  nascondono verità sacrosante e toccano il punto della questione) ha dalla sua parte  qualche numero per candidarsi a vegliare al capezzale della Capitale preagonica, e cioè quel Bertolaso, medico di professione, già a capo della Protezione civile, abituato a gestire emergenze.
Che però, prima con l'uscita sulla città terremotata che lui sa come far risorgere  - che ha generato vivaci proteste nella popolazione aquilana, a nostro parere ingrata;  perchè sì la ricostruzione, cosiddetta, ha creato quei mostri urbani che sono le cittadelle satellite, però tutti gli sfollati, ed erano tanti, hanno trovato in breve tempo una sistemazione provvisoria, certo non la migliore, ma comunque una sistemazione; e che, inoltre, se qualche azienda, con la benedizione del premier di allora, Berlusconi ed anche degli amministratori, incapaci, del capoluogo abruzzesse, hanno fatto affari con la tragedia, non incolpiamo anche di questo Bertolaso - e poi con quella sulla Meloni si è messo, senza aver detto niente di grave,  tutti contro. Cosa c'è di così irrispettoso e sconvolgente nel dire che la guida di una città disastrata, terremotata, qual è Roma, è impegno troppo gravoso per una giovane donna, in maternità,  e che non ha nessuna esperienza di governo della città?
Gli si sono rivoltati contro tutti, oltre l'interessata, perfino la Santanchè - che a Berlusconi ha detto: stai zitto tu!- la Boldrini, paladina dei diritti delle donne - ed anche la signora Franceschini, al secolo Michela De Biase, che ha fatto la consigliera a Roma  prima e dopo il parto, senza problemi.
Tutta questa sceneggiata per apparire ad ogni costo,  'corretti politicamente' mentre invece la scorrettezza in questo caso sarebbe d'obbligo, come ad esempio ha fatto notare per il caso della candidata Bedori a Milano, il nobel Dario Fo, quando ha detto pubblicamente di lei che  ha troppo poco tempo per imparare a fare il sindaco prima di cominciare.
 E' questa la vera tragedia di molti candidati volontari a tentare una cura da cavallo per Roma, ammalata grave, per la quale gli unici che hanno le carte in regola per bussare alla porta dell'ammalata, disastrata, terremotata e inquinata Capitale, sono Bertolaso e Giachetti. Tutti gli altri no, per la salute e la salvezza di Roma, neanche la Raggi, acqua e sapone e basta.

martedì 15 marzo 2016

Non c'è pace per Roma, ma anche per Napoli e perfino per MIlano

Le prossime elezioni amministrative, che interesseranno almeno quattro grandi città italiane ( Roma, Milano, Napoli, Torino), non fanno dormire sonni tranquilli a nessuno. Ma soprattutto ai romani che si vedono trattati come  un laboratorio sperimentale, affidato per la  gestione ad incapaci patentati.
 In questi giorni, alla tragicommedia delle candidature romane si sono aggiunte le polemiche a Napoli ( Bassolino o Valente) su possibili brogli, e  a Milano, dove la candidata 'cinque stelle' scelta con un referendum della rete dai grillini (forte dei suoi 70 voti su trecento votanti) ha deciso di ritirarsi dalla corsa, e bene ha fatto, ma non per le accuse che lei  ha mosso, bensì per la consapevolezza che già due candidati forti esistono a Milano e che la sua sarebbe stata una sconfitta durissima e certa, ma anche - e questo le fa onore - avendo preso coscienza del fatto che non ci si può improvvisare amministratori di una grande città, solo perchè si è stati scelti dalla rete, che pullula di altrettanti improvvisatori.
 Ma Roma è la città dove la bagarre, a destra e sinistra, è massima.  Per la sinistra sarebbe stato indicato Giachetti, un uomo che conosce la città, e che ha fatto parte di una cabina di regia cittadina , guidata da Rutelli, al tempo del Giubileo del 2000. Ma Giachetti non piace alla minoranza del partito ed alla sinistra sinistra, le quali gli stanno sparando contro un siluro che rischia di far vincere il candidato, quale che sia, già debolissimo delle destre, o  quello dei cinque stelle, la giovane avvocato che s'è attirata già le simpatie  della cittadinanza e della stampa, dopo quelle della rete, sopite le polemiche della prima ora, incuranti delle sue effettive capacità di guidare una grande città.
 Perchè nella destra, dopo un apparente consenso delle numerose anime di quel movimento, sono riemersi i contrasti, sul nome proposto da Berlusconi, e cioè Bertolaso. Prima s'è sfilato quel genio assoluto della politica che è Salvini e poi anche la Meloni che alla fine, dopo l'ennesima gaffe di Bertolaso ('faccia la mamma'!), ha deciso di scendere in campo con tutto il pancione. Tralasciamo, per carità umana, le  altre candidature - da galera o  da ricovero - della Pivetti o della Dalla Chiesa, proposta anche dalla Meloni.
 E già, Bertolaso. Sarebbe una delle poche persone, sulla carata, in gradiodi governare una città difficile come Roma, se non altro perchè ha governato le continue emergenze italiane: ma sembra ogni giorno lavorare contro se stesso: ogni qualvolta apre bocca fa una gaffe, esattamente come il suo sponsor Berlusconi. E allora, pur riconoscendogli tutte le capacità che ha, temiamo di dover passare buona parte del tempo a correggere o precisare le idiozie che gli sfuggono ogni volta dalla bocca.Che almeno taccia fino alle elezioni, se resta in pista.
 A Roma come a Napoli c'è un altro fronte di discussioni e contestazioni fra le varie forze politiche, quello delle cosiddette primarie, per le quali ogni giorno si inventa un nuovo nome.  Si contesta il numero dei votanti e la correttezza degli scrutini. C'è stato anche chi , come il senatore Augello, a capo di 'Cuori italiani' ( meglio 'cuori solitari', vista l'emarginazione del senatore dalla vita politica) ha contestato l'esattezza del numero dei votanti, facendo sottintendere che anche su quello c'è stato un imbroglio, secondo i suoi calcoli. Insomma, non c'è chiarezza  e certezza su nulla. Si può in queste condizioni andare a votare? No! E l'astensione cresce.

giovedì 18 febbraio 2016

Bertolaso e Gabrielli. Il terremoto a L'Aquila ha testato i due possibili 'salvatori' di Roma

Bertolaso e Gabrielli li conosciamo bene, dai tempi del terremoto aquilano, quando insegnavamo al Conservatorio della città  e dirigevamo la rivista, da noi inventata, Music@, edita dal Conservatorio. Nelle loro mani, ESPERTE, si pensa di mettere le sorti della disastrata Roma, in perenne emergenza. Non si può ripetere il disastro di Marino che, con la faccia tosta che si ritrova, vuole riprovarci, per affossare del tutto Roma.
 Subito dopo il terremoto del 2009, nel corso della diaspora delle classi di studio e mentre fervevano i lavori per la costruzione del nuovo conservatorio 'A.Casella', gli incontri  in Conservatorio, con Bertolaso,  capo della Protezione civile, e Gabrielli, prefetto a L'Aquila, furono frequenti. E noi stessi difendemmo il capo della Protezione civile su Music@, e per questo ci ringraziò personalmente, quando tutti gli davano addosso, dimenticando che il problema principale dell'emergenza abitativa lui lo risolse senza far passare troppi mesi. Poi il cosiddetto progetto CASE si è rivelato un furto ma  Bertolaso il suo dovere l'aveva fatto. Indagare ora su quell'eventuale furto spetta alla magistratura.
Noi non potevamo dimenticare che il Conservatorio, unico fra le istituzioni scolastiche, ebbe una sede 'provvisoria' nuova (fondamentale l'azione intelligente e tempestiva dell'allora direttore del Conservatorio, Bruno Carioti, ora alla guida dell'Accademia nazionale di danza a Roma), che rischia di diventare definitiva, anche quando non sarà più all'altezza del compito, e questo per lo scaricabarile dei responsabili, anche comunali, e forse - perché non dirlo - per l'incapacità della nuova direzione del Conservatorio - nonostante faccia di tutto per apparire che si sbracci sulla questione del nuovo Conservatorio - di perseguire l'obiettivo della nuova sede che , di anno in anno, diventa sempre più impellente.
 Perciò Berlusconi ha fatto bene a pensare a Bertolaso che di emergenze ne ha affrontate; mentre - lo  si dica  chiaramente -  la proposta di  Rita Dalla Chiesa, avanzata dalla povera Meloni,  fa capire in quale dispregio ella tenga il governo della città. E lo stesso dicasi per i leghisti che conosciamo per le sole imprese folcloristiche cui danno vita in Parlamento e per gli scandali che ogni giorno li stanno investendo, mai per una corretta gestione della cosa pubblica, nel quale giudizio  accomuniamo anche il movimento dell'ex Grillo, che alla vigilia di possibili responsabilità - che dio voglia scamparci da una simile sciagura -  ha pensato bene di tirarsi fuori e tornare a fare il comico, presagendo che, arrivando dopo gli scandali, nessuno più gli presterà attenzione neanche come comico. Ora fanno le 'comunarie', alle quali si presenta gente di ogni risma e velleità,  ma preparazione ed esperienza nulle.
 Questi buffoni che abbiamo mandato in Parlamento, pensano che governare una città sia come fare spettacoli in pubblico. Non è la stessa cosa. E loro fingono che lo sia, tirando in ballo il popolo della rete.
 Bertolaso, che sa cosa vuol dire risolvere una emergenza, quando gli è stato chiesto per chi avrebbe votato, lui ha detto Giachetti, perchè lo conosce bene dai tempi di Rutelli e perchè  ha già esperienza amministrativa e conosce la città.
 La semplice ipotesi della candidatura di Rita Dalla Chiesa è un insulto che andrebbe sancito con l'accusa di 'vilipendio alla Repubblica'. Ed invece la piccola Meloni continua a sbraitare, come fosse una vera statista.