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mercoledì 4 ottobre 2017

Conflitto di interessi n.1: Enrica Laterza - Salvo Nastasi

Notizia di questi giorni. Enrica Laterza, giudice della Corte dei Conti notissima, preposta alla vigilanza sugli 'enti' (pubblici) potrebbe diventare alla fine di quest'anno la Presidente della Corte. Fino ad oggi, nonostante il suo delicato incarico e qualche parentela forse ingombrante, nessuno ha avuto da ridire su di lei. E così sarà sicuramente in futuro, anche promossa ed eletta Presidente della Corte.

Non molti sanno - o lo sanno tutti? - che la giudice Enrica Laterza è la madre di Salvo Nastasi, attuale vice segretario generale della Presidenza del Consiglio e Commissario per Bagnoli,  per volere di Renzi, dopo essere stato per oltre una decina d'anni il gran manovratore del Ministero della Cultura, dove si sono insediati uno dopo l'altro ministri senza competenza alcuna e quindi bisognosi di un suggeritore. Del tutto disinteressato come Salvo Nastasi?

Ricordiamoci che Nastasi  ha fatto numerosi danni al sistema musicale in Italia, prima di traslocare anche con quel suo algoritmo bestiale ( l'ultima sua trovata prima di abbandonare via del Collegio romano, per insediarsi nel vicino Palazzo Chigi, da dove comunque qualche occhiata al ministro Franceschini sembra continui a darla ), che ha decimato tante istituzioni, medie piccole e qualcuna anche grandicella  ( senza parlare dello scandalo del comportamento del ministero nei confronti dell'Orchestra Verdi di Milano) sparse sul nostro territorio, con anni di lavoro meritorio.

Un esempio che riguarda il passato che, se fosse passato sotto la lente di ingrandimento della giudice Laterza, lo avrebbe sanzionato. Ne siamo certi. Quando era commissario al Teatro San Carlo con il quale il suo ministero era stato, in quel periodo, di manica larga finanziando anche una tournée inutile ma costosa negli USA, Nastasi si inventò un Museo dell'Opera che fece allestire ed aprire, affidandone la cura a sua moglie  Giulia Minoli, figlia di Giovanni e di  Matilde Bernabei, evidentemente in cerca di lavoro, come ogni giovane in Italia. Con la sola differenza che Nastasi per trovar lavoro a sua moglie può anche inventarsi ex novo un museo, mentre nessun altro italiano preoccupato per un figlio disoccupato può fare altrettanto, non avendo la disponibilità di soldi pubblici, come Nastasi.

Giulia venne fatta scappare da Napoli quando lo scandalo venne alla luce, e probabilmente ora non pensa a cercarsi altro lavoro, essendole sopraggiunto quello di mamma. (Auguri sinceri anche al papa! noi sappiamo quanto l'arrivo di un figlio o di un nipotino, come nel nostro caso, possa cambiare la vita di un adulto).

La storia di quel museo deve far riflettere, anche perchè il suo gemello veronese sembra navighi in cattivissime acque, perché costoso ed inutile. A Napoli le cose vanno diversamente? Nessuno parla, neppure la sovrintendente Purchia, di Nastasi fedelissima,  da lui sostenuta ed imposta anche contro il parere del sindaco partenopeo.

Per tornare al conflitto di interessi - che ovviamente è solo sulla carta e nella nostra testa - la presidente Laterza, quando dovrà fare la sua annuale relazione, non farà un Euro di sconto,  neanche al ministero  dove suo figlio è al vertice dirigenziale, perchè quando si tratta di giustizia, non c'è figlio o parente che tenga.

sabato 18 marzo 2017

Opera di Roma. Un premio e una mazzata

Dopo il Premio Abbiati, come migliore 'spettacolo' ad un titolo della passata stagione, non si è fatta attendere la mazzatta per l'Opera di Roma. Una associazione ha, infatti, inoltrato un esposto alla Corte dei Conti perchè indaghi se il finanziamento comunale al Teatro dell'Opera di Roma non sia frutto di eccessivo buon cuore e di troppa benevolenza, dato che è il più alto  destinato dai Comuni alle proprie Fondazioni liriche - forse un tempo lo superava in magnanimità, quello erogato al Teatro Massimo di Palermo; adesso non sappiamo.

Il Comune di Roma, da Alemanno in poi ha dato all'Opera di Roma  dai 16 ai 20 milioni di Euro l'anno. Non male, senonchè il teatro con una gestione di incapaci e sperperatori,  se non anche di mariuoli, s'è trovato nella merda. Con la Raggi in Campidoglio, e l'assessore Bergamo che vuole accorpare - in realtà già anni fa si parlò di accorpare Opera e Santa Cecilia; crediamo fu proprio Fuortes, al massimo della sua creatività, a suggerire l'accorpamento, al momento della ventilata chiusura dell'Opera e dell'Orchestra esternalizzata ( ci viene ancora da ridere al semplice pensiero della follia fuortesiana). Ora quel progetto potrebbe trovare  sbocco nelle intenzioni non più segrete dell'assessore Bergamo che mentre a Bruxelles, a capo di un organismo comunitario fino a qualche mese fa, lottava per tenere invita tutte le istituzioni  culturali del 'vecchio continente', inseditao a Roma, invece, si da da fare per accorparle, in pratica cancellarle dalla faccia della terra.

La questione dei finanziamenti va esaminata da un altro punto di vista. E, per Roma, da un punto di vista del tutto particolare. Sappiamo tutti come le amministrazioni amiche diano tutti i soldi richiesti dalle istituzioni comunali, se a capo vi hanno messo amici o amici degli amici; e che questi soldi tendano immancabilmente a diminuire al cambio di amministrazione se non si è potuto scalzare dai vertici gli amici dei precedenti amministratori.
A Roma, dopo la 'manica larga' di Alemanno con De Martino sovrintendente e Muti  direttore, con l'avvento di Marino e con la prospettiva di mandare fallita l'Opera che presentava una  voragine nei bilanci, nonostante i finanziamenti allegri e l'ancor più allegra gestione dell'epoca, il vento non cambiò, perchè Marino e Franceschini avevano messo in teatro quel salvatore e fattore di miracoli che si chiama Fuortes. Dunque avevano già cambiato timoniere e al 'loro' timoniere assicurarono tutto l'aiuto possibile. Fuortes, inutile negarlo e salvo prova contraria, ha riportato i conti in ordine - ma anche lui ha speso qualche volta oltre misura, come nel caso della Traviata 'con Coppola e Valentino', il cui costo complessivo chissà quando verrà ripagato - ma con l'arrivo dei Cinquestelle il vento è cambiato ancora una volta e i soldi del Comune  sono diminuiti.
 L'indagine della Corte dei Conti dovrebbe stabilire se, comunque, dal 2008 ad oggi il Comune ha finanziato 'con eccesso' l'Opera facendole correre il pericolo di spendere e spandere senza criterio.
 E perciò il tribunale contabile dovrebbe indagare non solo il Comune ma anche l'Opera. Il primo, per capire perchè tanti soldi dati al Teatro - più di qualunque altro Comune a qualunque teatro, Scala inclusa che riceve dal Milano un terzo di quanto riceve l'Opera dal Campidoglio; il secondo, per sapere  se era giusto richiedere tanti soldi e come li ha spesi.

Il nostro personalissimo parere, con tutta l'antipatia non celata che nutriamo nei confronti di Fuortes, è che i soldi spesi in un teatro, se ben amministrato e produttivo come dovrebbe, sono sempre meglio spesi rispetto a quelli impiegati in mazzette, opere fatte male,  favoritismi ed altre indecenze di cui il mondo è pieno. Perchè il teatro vuol dire civiltà, bellezza, crescita culturale e sociale dei cittadini dunque soldi spesi bene.

 Da un punto di vista giuridico e contabile non sappiamo come finirà questa storia. Si parla già di possibile danno erariale a carico sia del Comune che dell'Opera. Ma se si dovesse concludere con la riduzione dei fondi destinati dal Comune all'Opera di Roma - speriamo di no -  l'entità del futuro finanziamento all'Opera deve essere comunicato qualche tempo prima, per non farlo ripiombare nel passivo di bilancio, questa volta per colpa del Comune, della Corte dei Conti e di quella associazione che ha avviato l'indagine e che benemerita non si rivelerà.

mercoledì 8 marzo 2017

L'assessore Luca Bergamo o 'dei ponti'

Che  Luca Bergamo, assessore alla 'ricrescita culturale' del Comune di Roma, avesse una passione smodata per i ponti - e Roma ne ha tanti, alcuni dei quali, per fortuna, negli spazi sottostanti, recano rifugio agli sbandati - lo si era capito a Capodanno, quando non era riuscito ad organizzare il concreto di fine anno al Circo Massimo,  ed aveva ripiegato sui ponti, amatissimi.

 Se non si può fare il 'concertone' di fine anno al Circo Massimo - per esclusiva responsabilità del suo assessorato che, come altre volte, ha mandato fuori il relativo bando il 6 gennaio successivo - di fronte alla critica generale della città, che ti inventa l'assessore alla 'ricrescita culturale e ai ponti'?
Pensa e si rivolge a tutti quelli che dopo mezzanotte usciranno da locali e case private dove hanno partecipato a feste e libagioni. Non andranno mica a casa, tanto l'indomani  è festa - s'è detto l'assessore. E allora, dalle 3 in punto della notte, cominciando dal cosiddetto Ponte della Musica - ribattezzato dai romani 'ponte inutile' - ecco il suo programma di 'inizio anno'. Tutti festeggiano la fine, noi, originalissimi romani, festeggiamo l'inizio.

 E così su quel ponte dovevano suonare un centinaio di violoncellisti guidati da Sollima, il quale ha subito fatto sapere che non sarebbe riuscito ad arrivare a Roma dalla natia Palermo, dopo la festa di mezzanotte. Incuranti dell'umidità. A questo Bergamo non ci aveva pensato; in fondo che gli fregava a lui se i violoncelli temono l'umidità ed anche, magari, la pioggerellina?

Passa del tempo e si vede che l'idea dei ponti a Bergamo continua a piacere. Anzi diventa un suo chiodo fisso. Una dopo l'altra comincia a smantellare qualunque progetto, a chiudere qualunque istituzione culturale della città...perchè  - ha spiegato l'altro ieri nel corso della presentazione dell'ennesimo festival dedicato ai libri ed impiantato da Marino Sinibaldi di Radio 3 - lui non ama i protagonismi incarnati dalle singole istituzioni o manifestazioni, lui vuole accorpare, unire, creare PONTI.

Qualche giornalista l'aveva incalzato sulla chiusura della 'Casa delle Letterature' e sulla defenestrazione di Maria Ida Gaeta. La sua risposta è stata: fra quella casa e il sistema delle biblioteche, abbiamo creato un nuovo ponte; e la Gaeta, che voi considerate defenestrata, è una ricchezza che sfrutteremo, al di fuori del Festival a Massenzio, che Lei aveva inventato e che ha fatto il suo tempo. Ora basta.
 Lo stesso discorso vale per la Casa del Jazz e Musica per Roma - anche lì nuovo ponte - e  fra la Casa del Cinema e l'omonima Festa- Festival di Roma - altro ponte.
 Perciò - ha detto, in conclusione, Bergamo - se vedrete sparire altre istituzioni o manifestazioni, niente allarmismo, non sono sparite, chiedetevi con chi hanno fatto PONTE.

P.S. Ancora ieri  tutti gli 'scomparsi' o in via di 'sparizione' nella cultura di Roma si sono riuniti in associazione - ci si è messa indebitamente, anche la Corte dei Conti che alcuni di loro li vuole in mezzo ad una strada, mentre l'assessore Bergamo sta a guardare e pensa solo a non far perdere al Comune la responsabilità ( in effetti le entrate, i soldi, chiaro?) del Colosseo e dintorni che Franceschini vuole per il Ministero - per far sentire più forte la loro voce. Solo Nicola Piovani pensa di concedere altro tempo al sindaco ed all'Assessore per vedere cosa faranno?

martedì 9 agosto 2016

La Corte dei conti bacchetta mister Tod's o Franceschini, il ministro?

Il restauro del Colosseo, monumento simbolo dell'Italia nel mondo, è un affare che scotta e che dovrebbe produrre bruciature inguaribili più che sulle dita di mister Tod's  su quelle di Franceschini e della sua corte ministeriale.
 Cosa dice di così bruciante la Corte? Dice che i favori resi a mister Tod's, sponsor del restauro del Colosseo, che vi ha messo ben 25 milioni di Euro, sono eccessivi, soprattutto per la durata degli stessi.
 Forse vero, ma senza i soldi di Mister Tod's il Colosseo stava ancora in quelle pietose condizioni nelle quali si trovava prima del restauro. Per il quale il ministero di Franceschini e dei suoi inutili predecessori non era riuscito a trovare soldi. Versati poi  nelle casse del ministero da mister Tod's che ha aperto una fila di sponsor, che speriamo lunga e duratura.
 Lo stesso ministero, che non disponeva  nei suoi fondi di quei 25 milioni per il restauro del monumento, ha invece immediata disposizione di 18 milioni di Euro che il ministro Franceschini ha destinato al suo inutile progetto di ricostruire la platea lignea del monumento, dove ospitare sfilate e spettacoli di funamboli e majorettes ed anche per cene esclusive - come già avvenuto.
 Ma se Franceschini o qualche suo inutile predecessore avesse trovato subito i soldi necessari al restauro del Colosseo, non sarebbe stato costretto dalla necessità ad andare in cerca di sponsor con il cappello in mano.
 La Corte in sostanza dice che il ministero non può fregarsene dei suoi tesori,  mandandoli in malore, dicendo sempre che ha non ha fondi - fondi che poi trova all'istante per progetti come quello della ricostruzione della platea - e poi pretendere dagli sponsor, oltre i soldi che dice di non avere, una sensibilità disinteressata.
 Se altri mister Tod's mettessero mano ai  loro portafogli e dessero tutti i soldi necessari per rimettere in sesto il grande patrimonio italiano, chi gli va a  dire che  pretendono molto nello sfruttamento a loro favore dei beni restaurati?
 Il ritardo nella prosecuzione dei lavori al Colosseo - che  allunga i tempi di sfruttamento concessi a mister Tod's - non è imputabile allo sponsor, bensì al ministero che procede, anche quando ha i soldi, come un pachiderma, ma anche - guarda caso - al progetto folle di Franceschini della platea, la quale ha ritardato l'inizio dei lavori agli ipogei, già finanziati da mister Tod's.
 Ma allora la Corte bacchetti duramente Franceschini e si auguri che di mister Tod's l'Italia ne abbia ancora tanti.
 E poi, come mai nessuno - e neanche l'attentissima Corte - s'è lamentato di quella ignobile carnevalata ospitata nei Fori, pagata da un ricco 'pirata' della Malesia che ha una compagna cantante, intitolata 'Music for Mercy'? Quella orrenda serata, trasmessa anche dalla Rai con la benedizione del Vaticano, è servita solo a far sfilare in passerella quella giovane bella cantante, compagna del pirata.  Ed anche a lui. Non è stata una profanazione del Foro romano, senza che neanche un Euro il ricco malese destinasse alla sua manutenzione?

lunedì 4 agosto 2014

Basta con gli imbrogli nei quali ora si esercita anche la Corte dei Conti. E lasciate in pace le pensioni meritate

 La Corte, che deve controllare i conti dello Stato, accogliendo il ricorso dei diecimila consiglieri regionali e provinciali ecc... ecc... ha deciso che l'utilizzo dei fondi destinati ai gruppi politici per la loro attività di governo od amministrativa è insindacabile, e spetta soltanto ai diretti interessati. Ma se uno con i fondi pubblici paga una prostituta(o)? Non si deve essere maliziosi: il consigliere voleva stabilire un contatto con persone emarginate, sue elettrici o elettori. E se uno sniffa e paga la roba con soldi pubblici? Come fa un amministratore a governare il suo territorio, se non  si da da fare per conoscere di persona e direttamente che cosa accade nel suo territorio? Se tanti sniffano, deve farlo anche lui, se molti vanno a puttane, ci deve andare anche lui. Ma allora tutto è concesso e permesso in nome di tale principio? Sì, ha detto la Corte, salvo che uno non si compri le mutande verdi invece che bianche che costano meno,  solo perché ama quel colore. La Corte ha specificato che le mutande può anzi deve comprarsele, per non andare con il coso di fuori, ma il colore verde, trattandosi di un optional non indispensabile, se lo paga con i soldi suoi. Insomma non v'è proprio nulla che non possa pagarsi con i soldi pubblici l'amministratore, si è chiesto alla Corte? Non può pagare un sicario per scannare il suo peggiore avversario politico. Almeno questo.
 Si è riaperto il capitolo 'prelievo' sulle pensioni. Nei giorni scorsi abbiamo letto dell'infame progetto di  mettere una taglia sulle pensioni superiori a 35.000 Euro lordi. Una vera taglia, pesantissima, e a svantaggio di chi già fatica ad andare avanti. E forse la metteranno questa taglia, tanto a nessuno importa di chi non conta.  Ma come si può pensare di tagliare pensioni che , pur calcolate con il sistema retributivo più vantaggioso, sono state ottenute dopo 40 anni di servizio e contributi versati?
Mentre, invece, non se ne farà niente di un'altra faccenda di cui da tempo si parla, ma che mai verrà risolta, nonostante oggi se ne torni a parlare per l'ennesima volta. Mettere in un modo o nell'altro un freno ai vitalizi immeritati di cui l'Italia del potere è piena zeppa, discutendo sui contributi versati in base ai quali la pensione andrebbe ricalcolata. Chi pensa che il Governo vuole davvero mettere fine a questa ingiustizia non ha capito nulla, perchè è impossibile che la casta ponga fine essa stessa a questa condizione privilegiata  raggiunta dopo tanto lavoro: una legislatura, manco intera!

sabato 12 luglio 2014

Ora basta! Renzi, stammi a sentire

Renzi, basta con gli indugi,  con la correttezza formale ed il rispetto istituzionale. Scrivo a te nel modo che sento, senza pudore. Oggi il TG3 ha mandato in onda un servizio in cui si vedeva un giovane italiano, di Empoli, non lontano da casa tua - perciò apri gli occhi e le orecchie - alla stazione ferroviaria, impossibilitato a salire su un treno, perchè costretto da quando era piccolo a muoversi in carrozzella. Hai capito, Renzi? In quella stazione, a due passi da casa tua, non c'è il marchingegno che permette  ad una persona costretto in carrozzella a prendere un treno. Hai capito, sì?
E allora che aspetti, tu che parli sempre dell'Europa dei cittadini? Un cittadino con tali problemi in Germania è giustamente assistito ed accudito dallo Stato; nell' Italia, che tu ora governi, no.
E allora, manda a fare in culo Grasso e la Boldrini e tutta la Corte Costituzionale e quella dei Conti e le cosiddette Autorità che noi conosciamo prevalentemente per i privilegi che si sono attribuiti nel tempo, fottendosene dei cittadini. Se la Boldrini - ma lo stesso vale per Grasso e per tutti gli altri - ritiene che il suo compenso netto mensile  di 12.000 Euro  non sia sufficiente per soddisfare le sue esigenze, consigliale di trovarsi un secondo lavoro per arrotondare. E ciò vale anche per i giudici costituzionali e per quelli della Corte dei Conti, alcuni dei quali hanno fatto affari con Mazzacurati, all'ombra del Mose.
In un paese che non ha i soldi per mettere in sicurezza le scuole, che non  ha ospedali efficienti, che costringe i più deboli ad ulteriori sacrifici,  che mette in fila gli anziani anche quando devono pagare, beh questo paese non è il paese dei cittadini. Allora  con un decreto manda a fare in culo tutti quelli che godono di privilegi, immeritati, e con quei soldi rendi tutti i cittadini uguali. E le macchine blu, vendile tutte, che sono le 50-60 che hai messo all'asta ? Mezzi e benzina devono averli le forze dell'ordine, i vigili del fuoco , le ambulanze, i mezzi di trasporto dei disabili, non le belle signorine con i tacchi alti che frequentano il parlamento o il consiglio dei ministri; o i parlamentari che possono ancora muovere il culo, visto che  non muovono la testa...  A quel padre della patria che si chiama Calderoli, vogliamo dare anche macchina e segretaria? Ma scherziamo? Lui deve pagare tutti quelli che l'hanno votato, commettendo un errore che, in un paese civile, verrebbe punito con la pena capitale. E  a Casini, tanto per pescare  un altro caso nel mucchio,  possiamo ancora dare ufficio e segreteria oltre ad altri privilegi solo perhcè una tragica debolezza degli elettori parlamentari l'ha eletto presidente per qualche anno. Finchè ci saranno ingiustizie, non ci potranno essere privilegi. Perciò tagliali tutti, e sana le ingiustizie, senza pietà, con determinazione e presto.
Renzi se c'hai le palle questo è il momento di tirarle fuori. E, se ci tieni, accusami pure di oltraggio all'autorità.  Non m'importa, se alla fine i  gravissimi problemi segnalati  verranno  risolti.

martedì 15 aprile 2014

Barca affonda, Nastasi superstar lo vogliamo alla Scala

L'assessore alla cultura del Comune di Roma,Barca, ora parla come da tempo parlano tutte le persone ragionevoli a proposito degli investimenti sulla cultura, mentre la sua collega Morgante ha la stessa voce- sebbene muta - di Tremonti. E perciò Lei si rivolge, in cerca di aiuto a Marino, con il quale - non riveliamo nessun segreto se ricordiamo che - da quando si sono insidiati al Campidoglio non hanno mai avuto identico parere su nulla. Ora la Barca vede in pericolo anche le massime istituzioni della Capitale, da Musica per Roma a Santa Cecilia al Festival del Cinema, non per l'Opera per la quale lei afferma che la questione è diversa,  che da quando s'è insediato - 'abbiamo insediato', dica come stanno le cose - Fuortes, le cose vanno bene. Insomma i 16,5 milioni di Euro per l'Opera ci sarebbero comunque, mentre invece il contributo a Santa Cecilia e a Musica per Roma vacillerebbe. Dimentica Barca che, sebbene Musica per Roma abbia entrate proprie, visto che fa anche l'affitta locali, senza il finanziamento comunale chiuderebbe i bilanci in rosso. Non lo dimentichi la Barca, e nel caso in cui avesse a scordarselo, Fuortes glielo ricordi e difenda l'altra metà del suo corpo reggente.
Dai giornali di oggi apprendiamo, attraverso  un annuncio pubblicitario, che  fra breve avremo da scegliere, a Caracalla, fra le 'stelle del cielo e quelle dell'opera'. A meno di due mesi dall'apertura della stagione estiva se la cavano con questi annunci inutili, quando invece avrebbero già dovuto presentare il programma. Perchè anche gli attuali amministratori, e non solo quelli freschi di nomina, pensano ancora che gli spettatori vanno a Caracalla semplicemente perchè è Caracalla. In qualche parte, seppur modesta, è così, ma una istituzione  importante annuncia i programmi con notevole anticipo, specie poi se vuole cominciare la riscossa da Caracalla, a meno che Fuortes non intendesse per Caracalla della riscossa quell'altra realtà  per la quale quel sito è conosciuto anche fuori di Roma. Comunque i  vistosi buchi di pubblico delle passate stagioni non hanno, evidentemente, insegnato nulla.
 Abbiamo spesso scritto che Salvo Nastasi andrebbe rimosso da direttore generale del MIBACT, perchè a lui si devono far risalire molti guai e pasticci del ministero. Oggi dobbiamo fare mea culpa e chiedere, anzi supplicare il neo ministro Franceschini di tenerci in eterno Nastasi al ministero. Avete visto come si è mosso Nastasi nel caso Pereira? Ha scritto nero su bianco che vuole una relazione sul caso, perchè - non dimenticatelo - sono io a convalidare la nomina di Pereira alla Scala. Oggi deve farci sapere tutta la storia degli acquisti da Salisburgo. Bene, bravo.
 Se le cose andassero come Nastasi vorrebbe, anche la Scala potrebbe avere finalmente un commissario straordinario. E chi potrebbe essere? Ma il grande e grosso direttore generale del ministero, Salvo Nastasi, del quale già si parlò appena  si seppe della partenza di Lissner, come suo probabile successore a  Milano. Adesso potrebbe annullare la nomina di Pereira come sovrintendente dal prossimo autunno, ed insediarsi egli medesimo in quel ruolo. E i problemi presenti e futuri della Scala sarebbero risolti una volta per tutte.
 Intanto,  ad ulteriore dimostrazione che Nastasi non scherza, s'è saputo che la consigliera della Corte dei Conti  Laterza,  gli ha ingiunto, a Nastasi, di inviare al San Carlo di Napoli un commissario per verificare  la resa nel lavoro della coordinatrice del Museo del teatro, Giulia Minoli. Pena il licenziamento in tronco o, in caso positivo,il suo trasferimento al Museo della Scala, se Nastasi dieventasse sovrintendente o Commissario, come tutti a questo punto ci auguriamo e Giulia Minoli per prima.

venerdì 24 gennaio 2014

A napoli, al teatro san carlo, arriva il commissario

Questa è una assoluta novità che nessuno avrebbe potuto immaginare. Un commissario governativo al teatro San Carlo. Il quale, da due anni, ha il bilancio in ordine - nonostante l'attività artistica frenetica ( neanche un centinaio di alzate di sipario l'anno!!!!!) - ma ha uno sbilanciamento patrimoniale enorme, di oltre venti milioni di Euro. Dunque per la prima volta arriva al San Carlo un commissario per vigilare che  l'accesso al fondo della legge Bray avvenga secondo le regole.
 Ma è proprio la prima volta che Napoli, in anni recenti, ha un commissario al San Carlo? No, ed il ministero dovrebbe ricordarlo, prima di inviare nuovamente un commissario, perchè fino a due o tre anni fa c'era già stato un commissario, nella persona del direttore generale dello spettacolo, Salvo Nastasi, l'enfant prodige messo lì da Urbani e mai più rimosso nonostante  le  numerose scivolate ed i madornali errori - ma dietro c'è la longa manus di Letta, lo zio naturalmente che è dietro ogni cosa dello spettacolo e non e che, come ha giustamente fatto notare Berlusconi, tutti gli schieramenti politici gli invidiano; e forse anche l'altrettanto longa, sebbene anche amorevole, della madre di Nastasi, giudice della Corte dei Conti preposta alla vigilanza sugli enti pubblici (che coincidenza!  che conflitto familiare!). Nastasi è stato al San Carlo per qualche anno, ha salvato il teatro - come del resto ha fatto anche altrove, vedi Firenze, ma anche Genova dove ha mandato suoi emissari, teatri questi precipitati nei vortici del debito, come anche a Cagliari dove è arrivata la bella Crivellenti, tranese, sempre con l'appoggio di Nastasi e Letta,  un altro casino davvero sorprendente.
Insomma dove Nastasi mette le mani accade il miracolo del risanamento, salvo poi - di nome e di fatto - che il teatro non si ritrovi da lì a poco tempo, nuovamente nei guai. Ma allora Nastasi non ha fatto nessun miracolo? No, un miracolo l'ha fatto, anche nel disastrato San Carlo, dove i lavoratori chiedono le dimissioni dei vertici, dalla Purchia a De Vivo, due campioni dell'organizzazione musicale internazionale. Ha messo sua moglie a dirigere il neonato - Nastasi levatrice -  Museo del Teatro, nonostante che la Giulia lo supplicasse in tutti i modi a non metterla lì.
I mezzi er trovare lavoro, o soldi anche senza lavoro, li ha dalla famiglia d'origine. Anche perchè la mossa di Nastasi getta ombra di impotenza sulla potente famiglia Minoli-Bernabei.