Sicuramente l'ex sovrintendente capitolino del gabinetto Alemanno, Umberto Broccoli, avrebbe fatto meglio dell'attuale, Claudio Parisi Presicce, messo lì da Marino, in una questione scandalosa sotto gli occhi di tutti, riguardante il grande fregio di William Kentridge sui muraglioni del Tevere.
L'altro ieri la mondanità convenuta all'Opera di Roma per la Traviata di Valentino-Coppola (ed anche di Giuseppe Verdi, se vogliamo dirla tutta) aveva inneggiato al risveglio culturale di Roma citando appunto oltre che l'opera nel teatro della capitale, la notte dei musei e il grande fregio di Kentridge; e già oggi su quel fregio arrivano i primi schizzi di merda 'Capitale'.
Sulle banchine del Tevere si stanno montando le tende, che ospiteranno le bancarelle, per la kermesse dell'Estate che Tronca ha quasi decimato lasciando in piedi proprio la fetta sulle rive del Tevere che suona di offesa all'opera del grande artista, la occultano, e frantumano. Il prossimo artista invitato a lavorare per la Capitale ci penserà due volte prima di accettare, con questi chiari di luna.
Kentridge, sconsolato, alza le mani al cielo, non sa che dire; il sovrintendente, invece, azzarda perfino che le bancarelle promuoveranno l'opera di Kentridge, perché i visitatori delle bancarelle avranno occhi solo per quella singolare opera. E che loro andranno lì attratti dall'opera di Kentridge, e non per le cianfrusaglie esposte sulle bancarelle.
Faccia di bronzo di un sovrintendente che, nel tentativo di tirarsi fuori dal pasticcio in cui s'è cacciato da solo, ha anche detto che quando s'è parlato con Tronca dell'Estate romana, lui ha dato il suo assenso allo svolgimento della kermesse sulle rive del fiume. E le bancarelle? Pensava alla kermesse, ma non alle bancarelle. Era l'unico a pensarla così. Naturalmente non sì è posto il problema dell'inopportunità di montare quelle orrende bancarelle davanti al fregio.
Chiederà agli organizzatori di montarle distanti dai muraglioni, con la conseguenza più ovvia e prevedibile, che qualche visitatore cadrà in acqua e poi daranno la colpa al pittore che aveva avuto quella idea balzana, senza pensare che quelle rive appartengono all'Estate romana, che Tronca ha rivitalizzato, finanziato lautamente ed allargato a suo modo; e così, dell'Estate romana al tempo di Tronca, potrebbero restare solo quelle bancarelle che recano offesa all'opera di Kentridge.
Intanto il commissario, che ha mostrato sempre grande attenzione verso la cultura - e si vede, anche in questo caso - ha convocato una riunione in Campidoglio. Sicuramente la soluzione che adotterà sarà più blasfema delle stesse bancarelle.
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mercoledì 25 maggio 2016
lunedì 13 aprile 2015
Non l'avranno mica riaperto, dopo due anni di frenetici lavori di ristrutturazione, senza avvertirci, il glorioso Teatro delle Arti in via Sicilia a Roma?
Roma,
1 giugno 2013 – È stato presentato in Campidoglio il progetto di
recupero del Teatro delle Arti di via Sicilia. Sono interventi il
sindaco Gianni Alemanno, il sovraintendente ai Beni Culturali di Roma
Capitale, Umberto Broccoli, i promotori artistici Giorgio Albertazzi
e Alessandro Giupponi, il presidente della Cassa Nazionale Previdenza
Ragionieri, Paolo Saltarelli e Filippo Francesco Buzzanca di Sbarch
Bargone Architetti Associati.
In
stato d' abbandono da quasi 15 anni Il Teatro delle Arti, situato
vicino a via Veneto, su proposta e sotto la direzione artistica di
Giorgio Albertazzi, diventerà un Centro europeo di arti e mestieri
dello spettacolo, ''non solo un teatro, ma un centro di irradiazione
culturale''.
Costruito nel 1937, il teatro sarà intitolato ad Anna Proclemer - nota attrice scomparsa a Roma il 25 aprile scorso - che proprio qui debuttò nel 1943. Come direttore artistico del Delle Arti, Albertazzi succederà a nomi illustri, quali Anton Giulio Bragaglia e Peppino De Filippo.
In tutto lo stabile un solo locale è attualmente occupato e ospita la sede di un commissariato della Polizia di Stato. Fino a pochi anni fa il primo e il terzo piano dell’edificio hanno ospitato il Liceo Scientifico Augusto Righi. La Cassa Ragionieri, proprietaria della struttura dal 2005, ha deciso di finanziare interamente l'intervento di recupero, che punterà alla polifunzionalità e alla riorganizzazione degli spazi interni. Saranno installate 352 poltrone ribaltabili, mentre nella corte esterna apriranno botteghe artigiane dello spettacolo, con una piazza arricchita da aiuole. Ci sarà poi una trasformazione d'uso prevalentemente residenziale dello stabile. Il costo dell’operazione non è ancora definito, ma sono previsti alcuni milioni di euro di spesa.
"La nascita di un teatro - ha detto Albertazzi - dà luce ai luoghi, alla città, sono lieto di partecipare alla presentazione di questa bellissima ristrutturazione. Intitoliamo il teatro a Anna perché lei è nata artisticamente in quel teatro, dove e' stato inaugurato un nuovo modo di concepire la scena, con l' attore libero dalla schiavitù del testo. Finalmente proprio a Roma si è aperta la possibilità di questo Teatro delle arti, che sarà un luogo di studio, ma non un luogo serioso, perché il teatro è un gioco".
Il Sindaco ha dichiarato: "Il teatro di via Sicilia sarà una struttura fondamentale per la cultura della città. Siamo fieri come amministrazione di aver contribuito a far incontrare le parti, questo dimostra che la società civile, con l' appoggio delle istituzioni, riesce a costruire cose importantissime".
Costruito nel 1937, il teatro sarà intitolato ad Anna Proclemer - nota attrice scomparsa a Roma il 25 aprile scorso - che proprio qui debuttò nel 1943. Come direttore artistico del Delle Arti, Albertazzi succederà a nomi illustri, quali Anton Giulio Bragaglia e Peppino De Filippo.
In tutto lo stabile un solo locale è attualmente occupato e ospita la sede di un commissariato della Polizia di Stato. Fino a pochi anni fa il primo e il terzo piano dell’edificio hanno ospitato il Liceo Scientifico Augusto Righi. La Cassa Ragionieri, proprietaria della struttura dal 2005, ha deciso di finanziare interamente l'intervento di recupero, che punterà alla polifunzionalità e alla riorganizzazione degli spazi interni. Saranno installate 352 poltrone ribaltabili, mentre nella corte esterna apriranno botteghe artigiane dello spettacolo, con una piazza arricchita da aiuole. Ci sarà poi una trasformazione d'uso prevalentemente residenziale dello stabile. Il costo dell’operazione non è ancora definito, ma sono previsti alcuni milioni di euro di spesa.
"La nascita di un teatro - ha detto Albertazzi - dà luce ai luoghi, alla città, sono lieto di partecipare alla presentazione di questa bellissima ristrutturazione. Intitoliamo il teatro a Anna perché lei è nata artisticamente in quel teatro, dove e' stato inaugurato un nuovo modo di concepire la scena, con l' attore libero dalla schiavitù del testo. Finalmente proprio a Roma si è aperta la possibilità di questo Teatro delle arti, che sarà un luogo di studio, ma non un luogo serioso, perché il teatro è un gioco".
Il Sindaco ha dichiarato: "Il teatro di via Sicilia sarà una struttura fondamentale per la cultura della città. Siamo fieri come amministrazione di aver contribuito a far incontrare le parti, questo dimostra che la società civile, con l' appoggio delle istituzioni, riesce a costruire cose importantissime".
venerdì 11 luglio 2014
Alla cultura, meglio un assessore-artista o un assessore-burocrate scelto fra i quadri di partito?Del Corno, daverio,barca,marinelli,carandini
Una cosa è certa. Degli assessori alla cultura anche di città importantissime
non sentiamo mai parlare, anzi non ne conosciamo neanche il nome. Eppure, come ha avuto modo di dire tante volte il neo ministro Franceschini, il ministero - il suo - o l'assessorato alla cultura, in un paese come l'Italia, dovrebbe avere la stessa considerazione del ministero del Tesoro, che invece non ha. Tant'è che i sindaci li scelgono, andando a scovare persone grigie, di nessun valore nè creativo nè amministrativo.
Prendiamo due casi. Milano e Roma. A Milano , con la giunta Pisapia, c'è un assessore musicista, addirittura un compositore con una sua storia importante, rampollo di una altrettanto importante famiglia ecc... Filippo Dal Corno, che il questo momento ha anche importanti responsabilità per il prossimo EXPO.
A Roma, con la giunta Marino, s'è insediata - dopo la solita inutile ed inconcludente girandola di nomi - Flavia Barca, già dimessa, anch'essa appartenente ad una importante famiglia, con militanza nel partito. Nella precedente giunta romana, quella di Alemanno, l'assessore alla cultura, di cui non ricordiamo neanche il nome, era un signor 'nessuno'. Nella stessa giunta, c'era un sovrintendente comunale, Broccoli, con competenza nel settore - IMPORTANTISSIMO - affidatogli, simile alla nostra in astrofisica.
Di Filippo Del Corno mai una notizia trapelata, evidentemente svolge bene il suo lavoro, forse meno creativamente di quanto uno si attenderebbe da un musicista, ma già è tanto, se pensiamo che della Flavia Barca, invece, ci sovvengono molte cose, ma solo dei suoi numerosi passi falsi, scelte errate, rimandi di scelte ecc... un bollettino da guerra persa.
E' lecito allora chiedersi quale profilo di assessore sarebbe più opportuno, anche per non assistere agli scempi di cui le cronache giornalmente riferiscono. L'artista o l'amministratore?
Certo un assessore che unisse queste due qualità sarebbe benedetto, mentre sembra che tale profilo, laddove esistesse, non sia gradito, specie quando in tale profilo è compresa anche l'autonomia di pensiero, pur nella linea politica della giunta, senza la cui condivisione nelle linee generali sarebbe inutile e dannoso accettare l'incarico. Come, infatti, è accaduto a Roma con la Barca, che non ha comandato mai nulla ed è stata sempre in contrasto con il sindaco, ma non ha mai rassegnato per protesta le dimissioni, fino all'altro ieri, affondata dalle critiche.
A Roma, ad esempio, fra i possibili candidati a sostituire la Barca, è spuntato anche il nome di Daverio - già assessore nella giunta del primo sindaco leghista di Milano, anni addietro - accanto a quello di Carandini, persona competentissima oggi presidente del FAI, e della Giovanna Marinelli, del partito, in virtù del quale ha avuto incarichi di prestigio e ha acquistato anche competenza, a prezzo forse di ancor più scarsa indipendenza.
La Marinelli porterebbe la conoscenza della macchina amministrativa ed una certa competenza nel settore teatro, dove nella sua precedente vita il partito la destinò, come premio per gli anni passati in assessorato con Borgna, nella giunta Veltroni. Viene spontaneo da chiedersi se sia semplicemente ipotizzabile che un assessorato del genere possa essere assegnato a persona con competenza prossima a zero del settore. E la risposta, guardando la realtà, è sì. In Italia non c'è città che abbia un assessore che capisca del settore che amministra, con il conseguente degrado amministrativo della cultura. Spesso ci siamo detti e chiesti: il ministro Franceschini andrebbe, per scelta e non per dovere istituzionale, a teatro o a concerto o a visitare un sito archeologico o un museo? La risposta è sì. Abbiamo scelto il suo caso perché sappiamo che lo fa. questo spiega il suo intervento immediato a difesa del Piccolo Eliseo, non altrimenti spiegabile.
La competenza, innanzitutto , l'autonomia di pensiero e la non rieleggibilità per più di due mandati consecutivi, forse sarebbero ottime linee guida nelle scelte degli assessori alla cultura ( come di qualunque altro assessorato). Dopo che uno ha fatto l'assessore alla cultura per dieci anni, basta; torni al suo mestiere. Da nessuna parte deve accadere che esista un tizio che faccia, per mestiere, l' assessore. Si parla tanto di mobilità e la si invoca per modernizzare lo Stato; mentre, in molti, troppi posti di responsabilità al vertice, e di diverso genere, troviamo persone che vi si sono insediate da tempo immemorabile, senza che nessuno riesca più a mandarli a casa perché, nel frattempo, si sono comprati tutti al costo di piccoli favori, e il potente di turno resta ben saldo sul trono.
Vogliamo scommettere che a Roma la vincerà Giovanna Marinelli?
Peccato che non abbiamo scommesso. Stando a ciò che scrive oggi 'Il messaggero', Marino la scelta l'avrebbe già fatta: Giovanna Marinelli.
non sentiamo mai parlare, anzi non ne conosciamo neanche il nome. Eppure, come ha avuto modo di dire tante volte il neo ministro Franceschini, il ministero - il suo - o l'assessorato alla cultura, in un paese come l'Italia, dovrebbe avere la stessa considerazione del ministero del Tesoro, che invece non ha. Tant'è che i sindaci li scelgono, andando a scovare persone grigie, di nessun valore nè creativo nè amministrativo.
Prendiamo due casi. Milano e Roma. A Milano , con la giunta Pisapia, c'è un assessore musicista, addirittura un compositore con una sua storia importante, rampollo di una altrettanto importante famiglia ecc... Filippo Dal Corno, che il questo momento ha anche importanti responsabilità per il prossimo EXPO.
A Roma, con la giunta Marino, s'è insediata - dopo la solita inutile ed inconcludente girandola di nomi - Flavia Barca, già dimessa, anch'essa appartenente ad una importante famiglia, con militanza nel partito. Nella precedente giunta romana, quella di Alemanno, l'assessore alla cultura, di cui non ricordiamo neanche il nome, era un signor 'nessuno'. Nella stessa giunta, c'era un sovrintendente comunale, Broccoli, con competenza nel settore - IMPORTANTISSIMO - affidatogli, simile alla nostra in astrofisica.
Di Filippo Del Corno mai una notizia trapelata, evidentemente svolge bene il suo lavoro, forse meno creativamente di quanto uno si attenderebbe da un musicista, ma già è tanto, se pensiamo che della Flavia Barca, invece, ci sovvengono molte cose, ma solo dei suoi numerosi passi falsi, scelte errate, rimandi di scelte ecc... un bollettino da guerra persa.
E' lecito allora chiedersi quale profilo di assessore sarebbe più opportuno, anche per non assistere agli scempi di cui le cronache giornalmente riferiscono. L'artista o l'amministratore?
Certo un assessore che unisse queste due qualità sarebbe benedetto, mentre sembra che tale profilo, laddove esistesse, non sia gradito, specie quando in tale profilo è compresa anche l'autonomia di pensiero, pur nella linea politica della giunta, senza la cui condivisione nelle linee generali sarebbe inutile e dannoso accettare l'incarico. Come, infatti, è accaduto a Roma con la Barca, che non ha comandato mai nulla ed è stata sempre in contrasto con il sindaco, ma non ha mai rassegnato per protesta le dimissioni, fino all'altro ieri, affondata dalle critiche.
A Roma, ad esempio, fra i possibili candidati a sostituire la Barca, è spuntato anche il nome di Daverio - già assessore nella giunta del primo sindaco leghista di Milano, anni addietro - accanto a quello di Carandini, persona competentissima oggi presidente del FAI, e della Giovanna Marinelli, del partito, in virtù del quale ha avuto incarichi di prestigio e ha acquistato anche competenza, a prezzo forse di ancor più scarsa indipendenza.
La Marinelli porterebbe la conoscenza della macchina amministrativa ed una certa competenza nel settore teatro, dove nella sua precedente vita il partito la destinò, come premio per gli anni passati in assessorato con Borgna, nella giunta Veltroni. Viene spontaneo da chiedersi se sia semplicemente ipotizzabile che un assessorato del genere possa essere assegnato a persona con competenza prossima a zero del settore. E la risposta, guardando la realtà, è sì. In Italia non c'è città che abbia un assessore che capisca del settore che amministra, con il conseguente degrado amministrativo della cultura. Spesso ci siamo detti e chiesti: il ministro Franceschini andrebbe, per scelta e non per dovere istituzionale, a teatro o a concerto o a visitare un sito archeologico o un museo? La risposta è sì. Abbiamo scelto il suo caso perché sappiamo che lo fa. questo spiega il suo intervento immediato a difesa del Piccolo Eliseo, non altrimenti spiegabile.
La competenza, innanzitutto , l'autonomia di pensiero e la non rieleggibilità per più di due mandati consecutivi, forse sarebbero ottime linee guida nelle scelte degli assessori alla cultura ( come di qualunque altro assessorato). Dopo che uno ha fatto l'assessore alla cultura per dieci anni, basta; torni al suo mestiere. Da nessuna parte deve accadere che esista un tizio che faccia, per mestiere, l' assessore. Si parla tanto di mobilità e la si invoca per modernizzare lo Stato; mentre, in molti, troppi posti di responsabilità al vertice, e di diverso genere, troviamo persone che vi si sono insediate da tempo immemorabile, senza che nessuno riesca più a mandarli a casa perché, nel frattempo, si sono comprati tutti al costo di piccoli favori, e il potente di turno resta ben saldo sul trono.
Vogliamo scommettere che a Roma la vincerà Giovanna Marinelli?
Peccato che non abbiamo scommesso. Stando a ciò che scrive oggi 'Il messaggero', Marino la scelta l'avrebbe già fatta: Giovanna Marinelli.
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