Un giorno sì e l'altro pure, per l'intraprendenza di Riccardo Lenzi, L'Espresso pubblica interviste a celebri musicisti, e Tony Pappano è certamente uno di questi. Non ricordiamo quante interviste al noto direttore abbiamo già letto a firma Lenzi, ultimamente. In esse ci ha soprattutto colpito l'uso di un particolare neologismo tanto caro al giornalista, riferito al direttore che lui ama chiamare 'conduttore', e la cui azione egli coniuga con il verbo 'condurre' - quello in uso per i mezzi di trasporto - piuttosto che con il vetusto 'dirigere'.
Grandi notizie mai. O quasi. Ad esempio nell'intervista di ieri ( la cui occasione era l'apertura, fine settembre, ormai nota e illustrata per filo e per segno, della grande mostra a Londra sul teatro d'opera) l'unica notizia era che nel 2020 Pappano ha deciso di lasciare il Covent Garden, mentre l'anno seguente, 2021, non sa - almeno così dice a Lenzi, ma lui sa già cosa farà - se fare altrettanto con Santa Cecilia, per rimettersi a girare il mondo come una trottola, sull'esempio di tanti suoi colleghi di pari grado per notorietà.
Niente notizie ma qualche reticenza. Ad una precisa domanda su quale musica 'per il teatro' preferisca, se quella di Battistelli, più popolare, o di Sciarrino più elitaria, lui ci ha pensato un po' ed ha risposto: 'non mi pronuncio, sono amico di ambedue'. Salomonico? Opportunista?
Ciò che invece abbiamo trovato di nuovo ma assolutamente disdicevole, perchè volgare e fuori luogo è la grande foto che illustra l'intervista - che immaginiamo fornita dall'Accademia e della quale non è indicato l'autore - che mostra il noto direttore seduto su una poltrona, in una rossa platea vuota, con i piedi sulla poltrona nella fila davanti alla sua. E' una postura assunta di proposito, trattandosi di una foto posata, nella quale il direttore guarda nell'obiettivo; quella foto non gli è stata rubata mentre si rilassava a casa sua - dove comunque non è consigliato, e non dovrebbe essere consentito dalla buona creanza mettere i piedi con tutte le scarpe (da ginnastica, per giunta come nella foto dell'Espresso), sopra poltrone o tavoli o divani. E comunque mai in pubblico, dove appare volgare e disdicevole; mentre secondo Pappano e il fotografo avrebbe dovuto suscitare simpatia, essere insomma spiritosa. All'americana?
Noi, di regola non censuriamo le foto, nè vogliamo cominciare ora; ci basta, ove necessario, censurare le parole.
I rarissimi casi in cui lo abbiamo fatto, era perchè le foto stesse volevano, di proposito, provocare la nostra reazione. Lo abbiamo fatto, ad esempio, con Allevi, Giovanni, per quelle stupide foto in cui si siede sul pianoforte. In quel caso ci siamo spinti anche ad augurare che il pianoforte si rivoltasse contro di lui, visto che provava fisicamente a calpestarlo, come a nostro parere, fa già, simbolicamente, con la sua musica.
Non intendiamo spingerci al punto in cui era arrivato un nostro amico che inveiva contro Bernstein quando nelle sue lezioni di musica televisive, osava calpestare, camminandoci sopra, ma a fini didattici, le partiture delle sinfonie beethoveniane. Come si permette quel bifolco, inveiva, rosso in viso.
Non non osiamo tanto, ma nell'era dell'immagine, ci sentiamo autorizzati a censurare una foto, se sconveniente, com'è quella di Pappano sull'Espresso. Un direttore d'orchestra o un qualunque personaggio pubblico si fa fotografare in altro modo. Mai come ha fatto Pappano.
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lunedì 4 settembre 2017
lunedì 16 gennaio 2017
Referendum delle nostre brame, qual è la musica più bella del reame? Ce lo rivela Classic Voice
Una rivista di musica italiana che da tempo ha il suo punto di forza nell'inchiesta o referendum su vari argomenti con risultati sempre sorprendenti e molto spesso imprevedibili - come nel caso di Maria Callas, risultata la più grande cantante del secolo, e dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, come la migliore del mondo, scalzando di molte posizioni sia le 'cinque sorelle' americane che i vari 'Filarmonici' europei' - questo mese si è avventurata nel terreno, assai scivoloso, della 'musica contemporanea'. Tuttavia grati le siamo per averci risparmiato Giovanni Allevi, campione della musica 'classica moderna contemporanea'.
Qual è la più bella musica del nostro tempo - ha chiesto ad un centinaio di addetti ai lavori, decidendo di considerare la produzione di quindici anni, dal 2000 al 2015?
Il referendum ha risposto a tale domanda - malposta, secondo noi, perchè la categoria della 'bellezza', è assai difficile da applicare alla musica di oggi, quanto meno andrebbe prima spiegata, cosa che la rivista non fa, ma che titola 'Partiture millenial' e, in altra pagina, ' Top Composer', elencando prima le composizioni e poi i compositori più votati.
Nella classifica delle composizioni risulta al primo posto - illustrata in lungo e largo da Gianluigi Mattietti - In Vain ( del 2000) - che egli si arrischia a paragonare, per il peso avuto nella storia recente, al Sacre di Stravisnky - ed è di Georg Friedrich Haas, compositore austriaco, risultato il compositore più votato. Ora già insospettisce che compositore ed opera, in cima alle rispettive classifiche, coincidano.
Perchè in tanta varietà di composizioni e ricchezza di compositori, si sarebbe potuto ottenere che un'opera, magari solo quella, di un compositore, risultasse la più votata, mentre il compositore che ha finora maggiormente segnato la storia recente della musica risultasse altri. Perchè no?
E questa è già la prima stranezza in un simile referendum, nel quale come giurati, fra gli italiani, riconosciamo, Restagno, Messinis, Angius, Battista e qualche altro, mentre la maggioranza, circa oltre il 90% dei 100 complessivi è europeo, nonostante che si dica che l'Italia sia fra le nazioni dove la musica d'oggi è maggiormente coltivata; e dove la schiera di giovani musicisti di valore è davvero lunga, certamente più lunga che in altri paesi.
Desta qualche sospetto che il compositore più votato sia l'austriaco, Haas, il cui nome è da noi sconosciuto, come anche quelli di altri in cima alla classifica, per cui Mattietti è stato costretto a raccontarci chi siano e che opere abbiano scritto.
Haas, in cima alla classifica, come vuole tale referendum, desta in noi la tessa sorpresa di Callas in cima alla classifica delle cantanti. Come potevamo prevederlo?
Forse sarebbe stato opportuno tener conto anche delle diverse generazioni, considerando non alla stessa maniera ed in unica classifica, ad esempio, Haas o Sciarrino e Filidei o Saariaho
C'è poi anche un'altra anomalia che riguarda le opere più votate, nel cui elenco, di taluni compositori di cui conosciamo la produzione, mancano proprio certe opere fra le più apprezzate ed eseguite, fatto, come si sa assai inusuale nella letteratura musicale del nostro tempo.
Fra i primi dieci compositori più in vista, più importanti - si dica come si vuole - compaiono due italiani: Salvatore Sciarrino - e sarebbe stato assai strano che non vi fosse - e il giovane Francesco Filidei.
Nel 2006, fu istituito dal Land di Salisburgo il 'Musikpreis Salzburg', che venne attribuito alla prima edizione proprio al nostro Sciarrino. Il premio, che ha una consistente dotazione in denaro ( 100.000 Euro), prevede che il compositore cui viene attribuito, indichi un giovane, cui attribuisce il 'Forderung Preis' ( un premio di segnalazione di un giovane compositore) e al quale destina parte del suo premio in denaro ( 20.000 Euro). Quell'anno, Sciarrino indicò come meritevole del 'Forderung Preis' proprio Filidei - aveva giusto giusto. E, infatti, per quel che può valere un referendum simile, sia Sciarrino (quinto nella classifica generale) che Filidei (nono nella medesima classifica) sono stati fra i più votati. Quel premio di Salisburgo, attribuito solo altre tre volte, è andato nel 2009 a Huber, nel 2011 a Cerha, e nel 2013 a Haas, l'austriaco, al top della classifica dei compositori più influenti.
Più di Sciarrino, oltre Haas, sono stati votati Simon Steen-Andersen, Rebecca Saunders, ed Helmut Lachenamn. Fra gli italiani, Gervasoni (dodicesimo), Romitelli ( quattordicesimo), e, molto staccati dai precedenti, Francesconi, Fedele, Stroppa, e infine Battistelli, novantasettesimo dei cento.
La prossima volta, al ripetersi di un nuovo referendum sulla medesima materia, la rivista ci faccia magari sapere come hanno votato i cento giurati. Forse la lettura delle loro indicazioni, sia per i compositori, che per le opere, sarà più istruttiva ed interessante del risultato dello stesso referendum.
Qual è la più bella musica del nostro tempo - ha chiesto ad un centinaio di addetti ai lavori, decidendo di considerare la produzione di quindici anni, dal 2000 al 2015?
Il referendum ha risposto a tale domanda - malposta, secondo noi, perchè la categoria della 'bellezza', è assai difficile da applicare alla musica di oggi, quanto meno andrebbe prima spiegata, cosa che la rivista non fa, ma che titola 'Partiture millenial' e, in altra pagina, ' Top Composer', elencando prima le composizioni e poi i compositori più votati.
Nella classifica delle composizioni risulta al primo posto - illustrata in lungo e largo da Gianluigi Mattietti - In Vain ( del 2000) - che egli si arrischia a paragonare, per il peso avuto nella storia recente, al Sacre di Stravisnky - ed è di Georg Friedrich Haas, compositore austriaco, risultato il compositore più votato. Ora già insospettisce che compositore ed opera, in cima alle rispettive classifiche, coincidano.
Perchè in tanta varietà di composizioni e ricchezza di compositori, si sarebbe potuto ottenere che un'opera, magari solo quella, di un compositore, risultasse la più votata, mentre il compositore che ha finora maggiormente segnato la storia recente della musica risultasse altri. Perchè no?
E questa è già la prima stranezza in un simile referendum, nel quale come giurati, fra gli italiani, riconosciamo, Restagno, Messinis, Angius, Battista e qualche altro, mentre la maggioranza, circa oltre il 90% dei 100 complessivi è europeo, nonostante che si dica che l'Italia sia fra le nazioni dove la musica d'oggi è maggiormente coltivata; e dove la schiera di giovani musicisti di valore è davvero lunga, certamente più lunga che in altri paesi.
Desta qualche sospetto che il compositore più votato sia l'austriaco, Haas, il cui nome è da noi sconosciuto, come anche quelli di altri in cima alla classifica, per cui Mattietti è stato costretto a raccontarci chi siano e che opere abbiano scritto.
Haas, in cima alla classifica, come vuole tale referendum, desta in noi la tessa sorpresa di Callas in cima alla classifica delle cantanti. Come potevamo prevederlo?
Forse sarebbe stato opportuno tener conto anche delle diverse generazioni, considerando non alla stessa maniera ed in unica classifica, ad esempio, Haas o Sciarrino e Filidei o Saariaho
C'è poi anche un'altra anomalia che riguarda le opere più votate, nel cui elenco, di taluni compositori di cui conosciamo la produzione, mancano proprio certe opere fra le più apprezzate ed eseguite, fatto, come si sa assai inusuale nella letteratura musicale del nostro tempo.
Fra i primi dieci compositori più in vista, più importanti - si dica come si vuole - compaiono due italiani: Salvatore Sciarrino - e sarebbe stato assai strano che non vi fosse - e il giovane Francesco Filidei.
Nel 2006, fu istituito dal Land di Salisburgo il 'Musikpreis Salzburg', che venne attribuito alla prima edizione proprio al nostro Sciarrino. Il premio, che ha una consistente dotazione in denaro ( 100.000 Euro), prevede che il compositore cui viene attribuito, indichi un giovane, cui attribuisce il 'Forderung Preis' ( un premio di segnalazione di un giovane compositore) e al quale destina parte del suo premio in denaro ( 20.000 Euro). Quell'anno, Sciarrino indicò come meritevole del 'Forderung Preis' proprio Filidei - aveva giusto giusto. E, infatti, per quel che può valere un referendum simile, sia Sciarrino (quinto nella classifica generale) che Filidei (nono nella medesima classifica) sono stati fra i più votati. Quel premio di Salisburgo, attribuito solo altre tre volte, è andato nel 2009 a Huber, nel 2011 a Cerha, e nel 2013 a Haas, l'austriaco, al top della classifica dei compositori più influenti.
Più di Sciarrino, oltre Haas, sono stati votati Simon Steen-Andersen, Rebecca Saunders, ed Helmut Lachenamn. Fra gli italiani, Gervasoni (dodicesimo), Romitelli ( quattordicesimo), e, molto staccati dai precedenti, Francesconi, Fedele, Stroppa, e infine Battistelli, novantasettesimo dei cento.
La prossima volta, al ripetersi di un nuovo referendum sulla medesima materia, la rivista ci faccia magari sapere come hanno votato i cento giurati. Forse la lettura delle loro indicazioni, sia per i compositori, che per le opere, sarà più istruttiva ed interessante del risultato dello stesso referendum.
domenica 11 dicembre 2016
Pippo Baudo rapito da Giovanni Allevi
Il folletto riccioluto, Giovanni Allevi, si è, questa sera, materializzato nello studio di Rai 1, attraverso le arti magiche di Pippo Baudo, maestro di cerimonie.
Il folletto s'è portato con sé, per presentarlo, il suo libro 'Vi porterò con me', un invito a tutti gli 'incompresi del mondo'. Dei quali egli si dichiara portabandiera e difensore d'ufficio. Ai quali vuole dare voce, lui che degli incompresi è il rappresentante più compreso: come si fa a considerarlo incompreso con tutto il successo che ha?
Sarà autentico il folletto? Noi ne dubitiamo, anche se alcuni suoi aspetti caratteriali ci indurrebbero a pensare il contrario; e comunque non riesce a 'portarci' né con sé, né a sé - come vorrebbe fare con il suo libro. Sarà perchè da sempre non ci sentiamo incompresi.
E poi la sua musica. Tre brani suoi ha suonato; rispettivamente, 'Panico' (del quale ha raccontato la genesi: 'in ambulanza' dopo un attacco di panico); 'Ritorno alla vita'(forse dopo gli attachi di Uto Ughi?) e, a conclusione, una elaborazione dell'incipit del 'Te Deum' di Marc-Antoine Charpentier, la nota sigla dell'Eurovisione.
In realtà tre canzonette (con qualche aspetto diverso per l'ultima): in ognuna un motivetto di tre o quattro battute al massimo, ripetuto troppe volte, con minime varianti, abbellimenti; accompagnati alla mano destra. Alla fine dello Charpentier, il famoso tema ripetuto tre o quattro volte e fra l'una e l'altra ripetizione una improvvisazione in chiave jazzistica, Pippo Baudo è stato rapito - come ha dichiarato.
Noi a Pippo crediamo. Ma Pippo potrà perdonarci se gli diciamo che a noi non ci ha rapiti neanche questa volta?
Il folletto s'è portato con sé, per presentarlo, il suo libro 'Vi porterò con me', un invito a tutti gli 'incompresi del mondo'. Dei quali egli si dichiara portabandiera e difensore d'ufficio. Ai quali vuole dare voce, lui che degli incompresi è il rappresentante più compreso: come si fa a considerarlo incompreso con tutto il successo che ha?
Sarà autentico il folletto? Noi ne dubitiamo, anche se alcuni suoi aspetti caratteriali ci indurrebbero a pensare il contrario; e comunque non riesce a 'portarci' né con sé, né a sé - come vorrebbe fare con il suo libro. Sarà perchè da sempre non ci sentiamo incompresi.
E poi la sua musica. Tre brani suoi ha suonato; rispettivamente, 'Panico' (del quale ha raccontato la genesi: 'in ambulanza' dopo un attacco di panico); 'Ritorno alla vita'(forse dopo gli attachi di Uto Ughi?) e, a conclusione, una elaborazione dell'incipit del 'Te Deum' di Marc-Antoine Charpentier, la nota sigla dell'Eurovisione.
In realtà tre canzonette (con qualche aspetto diverso per l'ultima): in ognuna un motivetto di tre o quattro battute al massimo, ripetuto troppe volte, con minime varianti, abbellimenti; accompagnati alla mano destra. Alla fine dello Charpentier, il famoso tema ripetuto tre o quattro volte e fra l'una e l'altra ripetizione una improvvisazione in chiave jazzistica, Pippo Baudo è stato rapito - come ha dichiarato.
Noi a Pippo crediamo. Ma Pippo potrà perdonarci se gli diciamo che a noi non ci ha rapiti neanche questa volta?
lunedì 9 novembre 2015
Ancora su Giovanni Allevi. Il caso Pascal Quignard, quello di 'Tous les matins du monde'
Una conferma, non richiesta, di ciò che abbiamo scritto di Giovani Allevi - sia dei suoi atteggiamenti che della sua musica - ci è venuta leggendo in rete una breve intervista al pianista Bollani che critica l'aria 'troppo ispirata' del pianista compositore di 'musica classica/contemporanea' che si presta, come la sua musica, a immancabili critiche.
Se l'interessato si mostrasse meno sprovveduto - ma solo all'apparenza!, il suo personaggio è ben costruito e preservato dai suoi venditori - e meno eterno fanciullo (cresciutello!) ispirato, egli stesso toglierebbe materia a chiunque voglia ancora azzardare qualche appunto sul suo modo di presentarsi e sulla sua musica, compresa anche l'ultima, in prima italiana a chiusura del Festival internazionale di musica e arte sacra a Roma, la 'Toccata, Canzone e Fuga' per organo, ovviamente (In un video in rete si vede il compositore, al termine della prima esecuzione di questa sua nuova opera, in Germania, rivolgersi all'organo-strumento ed omaggiarlo con inchino e lancio di bacio:penoso! Ma nello stesso video neppure una sola immagine sulla platea della chiesa tedesca. Chissà perchè)
Indirettamente sull'argomento del compositore 'ispirato', come Allevi, torna anche Nicola Piovani su 'La Repubblica', a margine di un articolo che dei musicisti cosiddetti 'leggeri' racconta particolari davvero minuscoli, in taluni casi anche manie, che sarebbero alla base dell'ispirazione di alcune loro canzoni. Ripetendo e ribadendo che il demone dell'ispirazione non esiste e, se esistesse, nessuno saprebbe dove cercarlo, nè come riconoscerlo. Certo nella nascita di opere dell'ingegno, specie nel campo artistico, non va sottovalutato il talento degli autori ( che secondo un celebre detto conta forse per l' 1%), mentre per il restante 99% c'entra il lavoro (sempre secondo il celebre detto, verità sacrosanta). Vero è anche che senza talento, per quanto sia in percentuale bassissima la sua incidenza sulla singola creazione artistica, difficilmente si avrebbero opere d'arte, che sono il frutto 'sudato' di un lavoro duro, lungo e costante. Lo dicono tutti, ad eccezione forse di Allevi, che invece scrive quando il demone lo prende, entra dentro di lui nonostante che il corpo faccia resistenza, ma alla cui potenza alla fine deve abbandonarsi. E qualche volta accade che il demone si impossessi di lui anche in luoghi e circostanze impensabili. Durante una festa, mentre cammina per strada. A quel punto l'invasato cosa può fare, se non fermare il tempo, il traffico, o il brindisi e correre a casa prima che il demone l'abbandoni e non sa quando tornerà ad ispirarlo?
Quando si dice i casi strani della vita. Uno scrittore francese, che di nome fa Pascal Quignard, autore di un best seller che ebbe anche una altrettanto nota trasposizione cinematografica, a firma Alain Corneau ('Tour les matins du monde', si intitolava il romanzo ed anche il film, protagonista Depardieu che impersonava il musicista barocco Sainte-Colombe ) che deliziò a lungo esperti ed amatori, torna (vorrebbe tornare) a far parlare di sè con un libro che vuole, come dicono i francesi 'épater' tutti senza distinzione, intitolato 'La haine de la musique' (tradotto da Marella Nappi e pubblicato da EDT con il titolo 'L'odio della musica'). Il contrario di quel che narrava nel precedente romanzo che aveva come soggetto, se non ricordiamo male, proprio l'amore per la musica.
E' bene subito precisare che il romanzo-film è del 1987; il saggio, ora tradotto in italiano è invece del 1996, e dunque prima di poter essere letto nella nostra lingua - ma era proprio necessario? - ha atteso quasi vent'anni.
Cosa scrive Quignard di tanto forte e spiazzante? Innanzitutto che non è vero che la musica è la 'lingua' dell'uomo; la sua lingua è il linguaggio: mentre tutti gli uomini rischiano di essere attirati e travolti dal 'mare sonoro'; addirittura che 'la musica è il richiamo sonoro che attira verso la morte'. Addio perciò tutti i canti elevati alla musica come la lingua più universale, quella che affratella i popoli. Tutte fandonie. La musica è morte e non vita. E a dimostrazione, il Quignard, va ai campi di concentramento nazisti. Nessuna altra arte si rese complice di quei delitti contro l'umanità e degli ignominiosi eccidi commessi in quegli inferni, come la musica, la quale veniva diffusa nei campi, crudele ed indifferente spettatrice, o si confondeva, anzi li nascondeva, con gli scoppiettii dei forni crematori. Lo scrittore arriva addirittura a scrivere che 'la musica è l'unica arte che concorse allo sterminio degli ebrei...'.
Dove si può arrivare quando ci si mette in testa che si vuole ad ogni costo 'épater tout le monde'. E poi quando le munizioni finiscono, dopo averle sparate così grosse in ogni direzione, ecco una qualche asserzione condivisibile, come quella riguardante l'invasione del rumore (o suono) attraverso le tecnologie, che rende la 'musica imprescindibile e ripugnante', e che non lascia spazio al silenzio, alla riflessione, quanto meno la rende assai difficoltosa.
Se l'interessato si mostrasse meno sprovveduto - ma solo all'apparenza!, il suo personaggio è ben costruito e preservato dai suoi venditori - e meno eterno fanciullo (cresciutello!) ispirato, egli stesso toglierebbe materia a chiunque voglia ancora azzardare qualche appunto sul suo modo di presentarsi e sulla sua musica, compresa anche l'ultima, in prima italiana a chiusura del Festival internazionale di musica e arte sacra a Roma, la 'Toccata, Canzone e Fuga' per organo, ovviamente (In un video in rete si vede il compositore, al termine della prima esecuzione di questa sua nuova opera, in Germania, rivolgersi all'organo-strumento ed omaggiarlo con inchino e lancio di bacio:penoso! Ma nello stesso video neppure una sola immagine sulla platea della chiesa tedesca. Chissà perchè)
Indirettamente sull'argomento del compositore 'ispirato', come Allevi, torna anche Nicola Piovani su 'La Repubblica', a margine di un articolo che dei musicisti cosiddetti 'leggeri' racconta particolari davvero minuscoli, in taluni casi anche manie, che sarebbero alla base dell'ispirazione di alcune loro canzoni. Ripetendo e ribadendo che il demone dell'ispirazione non esiste e, se esistesse, nessuno saprebbe dove cercarlo, nè come riconoscerlo. Certo nella nascita di opere dell'ingegno, specie nel campo artistico, non va sottovalutato il talento degli autori ( che secondo un celebre detto conta forse per l' 1%), mentre per il restante 99% c'entra il lavoro (sempre secondo il celebre detto, verità sacrosanta). Vero è anche che senza talento, per quanto sia in percentuale bassissima la sua incidenza sulla singola creazione artistica, difficilmente si avrebbero opere d'arte, che sono il frutto 'sudato' di un lavoro duro, lungo e costante. Lo dicono tutti, ad eccezione forse di Allevi, che invece scrive quando il demone lo prende, entra dentro di lui nonostante che il corpo faccia resistenza, ma alla cui potenza alla fine deve abbandonarsi. E qualche volta accade che il demone si impossessi di lui anche in luoghi e circostanze impensabili. Durante una festa, mentre cammina per strada. A quel punto l'invasato cosa può fare, se non fermare il tempo, il traffico, o il brindisi e correre a casa prima che il demone l'abbandoni e non sa quando tornerà ad ispirarlo?
Quando si dice i casi strani della vita. Uno scrittore francese, che di nome fa Pascal Quignard, autore di un best seller che ebbe anche una altrettanto nota trasposizione cinematografica, a firma Alain Corneau ('Tour les matins du monde', si intitolava il romanzo ed anche il film, protagonista Depardieu che impersonava il musicista barocco Sainte-Colombe ) che deliziò a lungo esperti ed amatori, torna (vorrebbe tornare) a far parlare di sè con un libro che vuole, come dicono i francesi 'épater' tutti senza distinzione, intitolato 'La haine de la musique' (tradotto da Marella Nappi e pubblicato da EDT con il titolo 'L'odio della musica'). Il contrario di quel che narrava nel precedente romanzo che aveva come soggetto, se non ricordiamo male, proprio l'amore per la musica.
E' bene subito precisare che il romanzo-film è del 1987; il saggio, ora tradotto in italiano è invece del 1996, e dunque prima di poter essere letto nella nostra lingua - ma era proprio necessario? - ha atteso quasi vent'anni.
Cosa scrive Quignard di tanto forte e spiazzante? Innanzitutto che non è vero che la musica è la 'lingua' dell'uomo; la sua lingua è il linguaggio: mentre tutti gli uomini rischiano di essere attirati e travolti dal 'mare sonoro'; addirittura che 'la musica è il richiamo sonoro che attira verso la morte'. Addio perciò tutti i canti elevati alla musica come la lingua più universale, quella che affratella i popoli. Tutte fandonie. La musica è morte e non vita. E a dimostrazione, il Quignard, va ai campi di concentramento nazisti. Nessuna altra arte si rese complice di quei delitti contro l'umanità e degli ignominiosi eccidi commessi in quegli inferni, come la musica, la quale veniva diffusa nei campi, crudele ed indifferente spettatrice, o si confondeva, anzi li nascondeva, con gli scoppiettii dei forni crematori. Lo scrittore arriva addirittura a scrivere che 'la musica è l'unica arte che concorse allo sterminio degli ebrei...'.
Dove si può arrivare quando ci si mette in testa che si vuole ad ogni costo 'épater tout le monde'. E poi quando le munizioni finiscono, dopo averle sparate così grosse in ogni direzione, ecco una qualche asserzione condivisibile, come quella riguardante l'invasione del rumore (o suono) attraverso le tecnologie, che rende la 'musica imprescindibile e ripugnante', e che non lascia spazio al silenzio, alla riflessione, quanto meno la rende assai difficoltosa.
venerdì 28 agosto 2015
Che pena quelle 'liste degli altri' pubblicate dal Sette del Corriere della Sera.
Da tempo sul settimanale 'Sette', del Corriere, c'è un rubrichetta intitolata 'Le liste degli altri' nella quale personaggi del grande mondo, rendono di pubblico dominio le musiche che hanno accompagnato, per scelta, la loro vita. Se solo quella lista avesse a riguardare la letteratura ci verrebbe da dedurre, ad ogni puntata, che i suoi estensori hanno fatto al massimo la scuola media, non hanno letto che i sussidiari di scuola; mai un libro, mai un classico, mai un romanzo, di qualunque epoca.
Leggeremmo tutt'al più che sono formati sui libri di Federico Moccia che costituiscono la lettura d'iniziazione alla vita di tanti giovani analfabeti. Ai quali, naturalmente, se si chiede chi è Dante o Manzoni o Leopardi, ci si deve attendere anche la prevedibile risposta: e chi so'?
Ma gli estensori delle liste delle 'musiche del cuore' in genere non sono giovani analfabeti, ma professionisti affermati in ogni campo, perfino in quello dell'arte. E pure analfabeti si rivelano, senza pudore, in campo musicale. Le musiche del cuore sono quasi sempre canzonette, solo canzonette, che sono nella maggioranza dei casi l'equivalente musicale dei libretti di Moccia. Beethoven Mozart, Rossini, Verdi non sanno dove siano di casa. Semmai, nei più sofisticati, Giovanni Allevi, Ludovico Einaudi, Cecilia Chailly
Qualcuno potrebbe dire che anche il presidente USA, in una lista di musiche del cuore ha fatto un elenco di canzoni e basta. Sì, è vero, ma nessuno ha obblighi come Obama, che ha voluto in un certo senso tracciare una storia della canzone americana, senza scontentare nessuno. E poi, però, non bisogna dimenticare che all'insediamento del suo secondo mandato ha invitato ad esibirsi davanti ad una folla oceanica anche il violoncellista Yo-Yo Ma.
Tutti gli intervistati dal Corriere non hanno obblighi come Obama, e perciò la lista delle musiche del cuore che stilano dopo aver ben riflettuto, ci deve far prendere atto che, nella musica, proprio come i loro contemporanei giovani analfabeti, non vanno oltre l'equivalente di Federico Moccia.
Leggeremmo tutt'al più che sono formati sui libri di Federico Moccia che costituiscono la lettura d'iniziazione alla vita di tanti giovani analfabeti. Ai quali, naturalmente, se si chiede chi è Dante o Manzoni o Leopardi, ci si deve attendere anche la prevedibile risposta: e chi so'?
Ma gli estensori delle liste delle 'musiche del cuore' in genere non sono giovani analfabeti, ma professionisti affermati in ogni campo, perfino in quello dell'arte. E pure analfabeti si rivelano, senza pudore, in campo musicale. Le musiche del cuore sono quasi sempre canzonette, solo canzonette, che sono nella maggioranza dei casi l'equivalente musicale dei libretti di Moccia. Beethoven Mozart, Rossini, Verdi non sanno dove siano di casa. Semmai, nei più sofisticati, Giovanni Allevi, Ludovico Einaudi, Cecilia Chailly
Qualcuno potrebbe dire che anche il presidente USA, in una lista di musiche del cuore ha fatto un elenco di canzoni e basta. Sì, è vero, ma nessuno ha obblighi come Obama, che ha voluto in un certo senso tracciare una storia della canzone americana, senza scontentare nessuno. E poi, però, non bisogna dimenticare che all'insediamento del suo secondo mandato ha invitato ad esibirsi davanti ad una folla oceanica anche il violoncellista Yo-Yo Ma.
Tutti gli intervistati dal Corriere non hanno obblighi come Obama, e perciò la lista delle musiche del cuore che stilano dopo aver ben riflettuto, ci deve far prendere atto che, nella musica, proprio come i loro contemporanei giovani analfabeti, non vanno oltre l'equivalente di Federico Moccia.
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giovedì 30 luglio 2015
Di Giovanni Allevi, autodefinitosi 'pianista-compositore classico/contemporaneo', non ne facciamo un martire
Pur augurando a Giovanni Allevi - come facciamo da tempo - tutto il successo che lui spera ed in- segue con tutte le forze - senza meritarselo, secondo il nostro modestissimo parere - dobbiamo ribadire che egli sarebbe un modesto compositore ed un pianista senza futuro in un mondo, quale il nostro non è, in cui le parole hanno un senso e le professioni un banco di prova oggettivo.
La modestia ed anche banalità delle sue composizioni sono evidenti, appena mimetizzate dalla massiccia dose di forte sentimentalismo, travasata in ogni espressione ed apparizione, al punto da farne un perfetto clone musicale del Moccia scrittore per adolescenti scombinati, ai quali ha fatto credere che appendendo un lucchetto chiuso, ai due lati di Ponte Milvio, ci si assicura un amore tutta passione e duraturo, ben sapendo che le cose stanno diversamente.
L'ultima impresa dell'Allevi 'compositore classico/contemporaneo', è l'inno bilingue ( latino ed inglese, che pallone!) della Serie A del campionato di calcio italiano, caduta come manna dal cielo sulla organizzazione presieduta dal grande Beretta, giornalista economico, già direttore di Rai Uno (dove molti lo ricordano camminare muro muro per i corridoi con lo sguardo a terra. Modestia o vergogna?) e poi direttore generale di Confindustria nell'era Montezemolo, il quale ha dichiarato, gongolante per eccesso di incoscienza, che se ad uno arriva un regalo come quello di Allevi con il suo inno 'O generosa', non può che fare salti di gioia e ringraziare per tutta la vita calcistica, la sua, il noto compositore classico/contemporaneo.
Noi l'inno non l'abbiamo ancora sentito e perciò non possiamo esprimere un parere a riguardo, però se nella professione musicale di Allevi non c'è stata, nel frattempo, una metamorfosi radicale, possiamo scommettere che si tratterà della solita dozzinale modesta solfa. Ne riparleremo quando l'avremo ascoltato, tanto avremo tempo un intero campionato perché del 'povero' Allevi si diffonderà in tv quel suo inno ogni volta che verrà trasmessa una partita di serie A.
E qui termina il lavoro del cronista che ha anche qualche nozione musicale ed una punta di gusto.
Il resto, e cioè quel che si è letto in rete nelle ultime settimane, addirittura le minacce di morte oltre agli insulti di varia efficacia, sono monnezza. E basta. Il cui unico esito potrebbe essere quello di fare di un modesto musicista addirittura un martire. E sinceramente, Allevi non ha fatto nulla per meritarlo.
La modestia ed anche banalità delle sue composizioni sono evidenti, appena mimetizzate dalla massiccia dose di forte sentimentalismo, travasata in ogni espressione ed apparizione, al punto da farne un perfetto clone musicale del Moccia scrittore per adolescenti scombinati, ai quali ha fatto credere che appendendo un lucchetto chiuso, ai due lati di Ponte Milvio, ci si assicura un amore tutta passione e duraturo, ben sapendo che le cose stanno diversamente.
L'ultima impresa dell'Allevi 'compositore classico/contemporaneo', è l'inno bilingue ( latino ed inglese, che pallone!) della Serie A del campionato di calcio italiano, caduta come manna dal cielo sulla organizzazione presieduta dal grande Beretta, giornalista economico, già direttore di Rai Uno (dove molti lo ricordano camminare muro muro per i corridoi con lo sguardo a terra. Modestia o vergogna?) e poi direttore generale di Confindustria nell'era Montezemolo, il quale ha dichiarato, gongolante per eccesso di incoscienza, che se ad uno arriva un regalo come quello di Allevi con il suo inno 'O generosa', non può che fare salti di gioia e ringraziare per tutta la vita calcistica, la sua, il noto compositore classico/contemporaneo.
Noi l'inno non l'abbiamo ancora sentito e perciò non possiamo esprimere un parere a riguardo, però se nella professione musicale di Allevi non c'è stata, nel frattempo, una metamorfosi radicale, possiamo scommettere che si tratterà della solita dozzinale modesta solfa. Ne riparleremo quando l'avremo ascoltato, tanto avremo tempo un intero campionato perché del 'povero' Allevi si diffonderà in tv quel suo inno ogni volta che verrà trasmessa una partita di serie A.
E qui termina il lavoro del cronista che ha anche qualche nozione musicale ed una punta di gusto.
Il resto, e cioè quel che si è letto in rete nelle ultime settimane, addirittura le minacce di morte oltre agli insulti di varia efficacia, sono monnezza. E basta. Il cui unico esito potrebbe essere quello di fare di un modesto musicista addirittura un martire. E sinceramente, Allevi non ha fatto nulla per meritarlo.
mercoledì 15 luglio 2015
Non buttiamola in burletta. Anche la Musica ha le sue Femen
Puntualmente arriva qualche visionario, disinteressato, che ci ricorda come la musica fosse nel passato soprattutto elemento di svago. E propone di tornare a divertirci con la musica, non senza qualche ragione. E fin qui nulla da eccepire, e non sarebbe neanche una novità, perchè esistono già piccoli gruppi che di tale aspetto della musica hanno fatto la loro ragion d'essere. Ne esistono anche in Italia, e non mancano anche in altri continenti, come quel duo americano in programma a Santa Cecilia, per l'intensa stagione estiva fatta di ben tre concerti.
Ora arriva, in tale settore ideologico, una novità di quelle che non lasceranno il mondo della musica indifferente. Sì, perchè da poco esistono anche le 'Femen' della Musica, che hanno assunto il nome di 'Salut Salon'. Un quartetto di giovani e belle - e si sottolinea 'belle' - musiciste tedesche di Amburgo, che si divertono e vogliono fa divertire tutti con la musica, anche agendo su brani ed autori che certamente divertenti non erano e che non volevano far divertire nessuno. Semmai riflettere. Ci vengono in mente solo alcuni nomi, pochissimi: Beethoven, Schumann, Bach, Verdi, Wagner, per i quali il divertimento, sempre e comunque, non apparteneva ai loro orizzonti.
Ma le nostre Femen musicali che fino a questo momento si sono presentate in abiti apparentemente castigati non è detto che in futuro, in previsione del successo sperato, non arrivino, sempre per gioco, a mostrare anche le loro grazie fisiche accanto a quelle musicali. Perchè no? Altrimenti non si capisce quell'insistenza su quel 'giovani e belle'.
Lasciamo da parte tutta questa ideologia d'accatto sulla seriosità della musica classica e dei suoi riti che vanta già numerosi adepti e sostenitori; ci ha già provato a scalzarla, inutilmente, da noi anche il giovane Battistoni, con quel suo libretto :' la musica classica non è cosa per vecchi' e quel pianista riccioluto, Giovanni Allevi, che scrive 'musica classica contemporanea', noiosetta. Noia per noia , meglio la 'noia' beethoveniana o bachiana.
C'è anche da dire, per amore di verità e completezza, che le belle quattro si sono già impegnate in progetti educativi con ragazzi e bambini di classi sociali disagiate, e di questo va riconosciuto il merito alle belle Femen musicali. Che hanno già licenziato il loro primo CD ( senza immagini? non non è la stessa cosa) ed annunciato un tour - anche la terminologia pende per la 'leggera', mentre nel nostro settore si preferisce tourné - per l'inizio del prossimo anno, immaginiamo anche in Italia.
Ora arriva, in tale settore ideologico, una novità di quelle che non lasceranno il mondo della musica indifferente. Sì, perchè da poco esistono anche le 'Femen' della Musica, che hanno assunto il nome di 'Salut Salon'. Un quartetto di giovani e belle - e si sottolinea 'belle' - musiciste tedesche di Amburgo, che si divertono e vogliono fa divertire tutti con la musica, anche agendo su brani ed autori che certamente divertenti non erano e che non volevano far divertire nessuno. Semmai riflettere. Ci vengono in mente solo alcuni nomi, pochissimi: Beethoven, Schumann, Bach, Verdi, Wagner, per i quali il divertimento, sempre e comunque, non apparteneva ai loro orizzonti.
Ma le nostre Femen musicali che fino a questo momento si sono presentate in abiti apparentemente castigati non è detto che in futuro, in previsione del successo sperato, non arrivino, sempre per gioco, a mostrare anche le loro grazie fisiche accanto a quelle musicali. Perchè no? Altrimenti non si capisce quell'insistenza su quel 'giovani e belle'.
Lasciamo da parte tutta questa ideologia d'accatto sulla seriosità della musica classica e dei suoi riti che vanta già numerosi adepti e sostenitori; ci ha già provato a scalzarla, inutilmente, da noi anche il giovane Battistoni, con quel suo libretto :' la musica classica non è cosa per vecchi' e quel pianista riccioluto, Giovanni Allevi, che scrive 'musica classica contemporanea', noiosetta. Noia per noia , meglio la 'noia' beethoveniana o bachiana.
C'è anche da dire, per amore di verità e completezza, che le belle quattro si sono già impegnate in progetti educativi con ragazzi e bambini di classi sociali disagiate, e di questo va riconosciuto il merito alle belle Femen musicali. Che hanno già licenziato il loro primo CD ( senza immagini? non non è la stessa cosa) ed annunciato un tour - anche la terminologia pende per la 'leggera', mentre nel nostro settore si preferisce tourné - per l'inizio del prossimo anno, immaginiamo anche in Italia.
sabato 28 marzo 2015
GIOVANNI ALLEVI E ROBERTO BOLLE. CHE NOIOSA TENEREZZA
Due nello stesso giorno, sui giornali, son troppi.
Allevi sta per cominciare, da Roma, Auditorium Conciliazione - anche il nome è 'alleviano' - il suo tour, per il lancio del nuovo CD, e ripete come farebbe un bambino con una poesiola che ha appena imparato a scuola, le solite sue furbe ingenuità. l'amore, la famiglia, i figli, core de papà. Ma che ci frega se poi la sua musica ha poco, anzi nessuno spessore 'musicale'? Varranno a giustificarla alle menti dei suoi ignari ascoltatori, tutte quelle storielle, inutili, banali relative alla su vita quotidiana? Può una vita quotidiana in tutta la sua banalità giustificare una musica in tutta la sua ingenua banalità? Sì che può e alla stregua dei milioni di poveri sanremesi spingere i suoi seguaci a seguire il proprio idolo. Che idolo è anche per molti giornali più incolti dei fedelissimi sanremesi, quando scrivono dell'Allevi pianista, compositore, direttore d'orchestra. Giovanni, perdonali, non sanno quello che scrivono.
L'unico dato incontrovertibile della storia di Allevi è la sua enorme presa sul pubblico e i molti dischi venduti. E su l'una e gli altri non c'è nulla da dire, ma solo su questo non c'è nulla da dire, mentre su tutto il resto, anche noi possiamo mettere bocca e dire ancora e più di ciò che in questi anni abbiamo detto e scritto di Allevi, il fenomeno, che abbiamo anche ascoltato dal vivo, suonare e commuovere con le sue inutili chiacchiere. Fra le quali ci mettiamo anche l'ultimo 'Love' che ci ha fatto venire in mente il Carlo Verdone di 'love, love, love'.
Leggere anche le inutili ripetute dichiarazioni di Bolle, il Roberto tutto muscoli e prestanza fisica, lo stesso giorno su un altro giornale è troppo. Bolle, lei è al traguardo dei 40 anni, fra non moltissimo arriverà ai 45, un'eta critica per i ballerini, anzi l'età della pensione. E Lei pensa di seguire le regole della vita- gli viene chiesto? No, risponde il Roberto baldanzoso, ne ho 40 di anni, ma ho un corpo da ventenne. Le solite stupidaggini. Ma come si può dire questo. Un tempo lo dicevano gli anziani quando sottolineavano che in un corpo di settantenne c'era il cervello di un ventenne. Perchè Bolle non ci dice a quale età è arrivato anche il suo cervello?
Senta Bolle, non è stato lei a criticare altri famosi ballerini che non si decidevano nonostante l'età a scendere dal palcoscenico?Sì, ma... io mi sento, glielo ripeto, come un ventenne (questo lo diceva fino a qualche settimana fa anche la Fracci, vent'anni appena compiuti).
Sbarcherà nel cinema, una volta che non potrà più volare sulle punte? Mai dire mai.
Allora continuerà a ballare anche dopo i 45 anni? Vedremo. L'hanno fatto prima di me anche Nureiev ed altri. Ma su, Roberto, vuoi mettere?
Noi che abbiamo visto Nureiev nel 'Cappotto' a Firenze, già molto avanti negli anni, che non ballava, dobbiamo ammettere che funzionava, ma non facciamo paragoni. Lei intanto continui a ballare finché ce la fa, ma non creda che la natura con lei farà un' eccezione. A 45 anni, come le hanno insegnato e come lei ha ricordato a tanti suoi colleghi anche più bravi di lei, un ballerino va in pensione, anche se c'ha il cervello di 20.
Allevi sta per cominciare, da Roma, Auditorium Conciliazione - anche il nome è 'alleviano' - il suo tour, per il lancio del nuovo CD, e ripete come farebbe un bambino con una poesiola che ha appena imparato a scuola, le solite sue furbe ingenuità. l'amore, la famiglia, i figli, core de papà. Ma che ci frega se poi la sua musica ha poco, anzi nessuno spessore 'musicale'? Varranno a giustificarla alle menti dei suoi ignari ascoltatori, tutte quelle storielle, inutili, banali relative alla su vita quotidiana? Può una vita quotidiana in tutta la sua banalità giustificare una musica in tutta la sua ingenua banalità? Sì che può e alla stregua dei milioni di poveri sanremesi spingere i suoi seguaci a seguire il proprio idolo. Che idolo è anche per molti giornali più incolti dei fedelissimi sanremesi, quando scrivono dell'Allevi pianista, compositore, direttore d'orchestra. Giovanni, perdonali, non sanno quello che scrivono.
L'unico dato incontrovertibile della storia di Allevi è la sua enorme presa sul pubblico e i molti dischi venduti. E su l'una e gli altri non c'è nulla da dire, ma solo su questo non c'è nulla da dire, mentre su tutto il resto, anche noi possiamo mettere bocca e dire ancora e più di ciò che in questi anni abbiamo detto e scritto di Allevi, il fenomeno, che abbiamo anche ascoltato dal vivo, suonare e commuovere con le sue inutili chiacchiere. Fra le quali ci mettiamo anche l'ultimo 'Love' che ci ha fatto venire in mente il Carlo Verdone di 'love, love, love'.
Leggere anche le inutili ripetute dichiarazioni di Bolle, il Roberto tutto muscoli e prestanza fisica, lo stesso giorno su un altro giornale è troppo. Bolle, lei è al traguardo dei 40 anni, fra non moltissimo arriverà ai 45, un'eta critica per i ballerini, anzi l'età della pensione. E Lei pensa di seguire le regole della vita- gli viene chiesto? No, risponde il Roberto baldanzoso, ne ho 40 di anni, ma ho un corpo da ventenne. Le solite stupidaggini. Ma come si può dire questo. Un tempo lo dicevano gli anziani quando sottolineavano che in un corpo di settantenne c'era il cervello di un ventenne. Perchè Bolle non ci dice a quale età è arrivato anche il suo cervello?
Senta Bolle, non è stato lei a criticare altri famosi ballerini che non si decidevano nonostante l'età a scendere dal palcoscenico?Sì, ma... io mi sento, glielo ripeto, come un ventenne (questo lo diceva fino a qualche settimana fa anche la Fracci, vent'anni appena compiuti).
Sbarcherà nel cinema, una volta che non potrà più volare sulle punte? Mai dire mai.
Allora continuerà a ballare anche dopo i 45 anni? Vedremo. L'hanno fatto prima di me anche Nureiev ed altri. Ma su, Roberto, vuoi mettere?
Noi che abbiamo visto Nureiev nel 'Cappotto' a Firenze, già molto avanti negli anni, che non ballava, dobbiamo ammettere che funzionava, ma non facciamo paragoni. Lei intanto continui a ballare finché ce la fa, ma non creda che la natura con lei farà un' eccezione. A 45 anni, come le hanno insegnato e come lei ha ricordato a tanti suoi colleghi anche più bravi di lei, un ballerino va in pensione, anche se c'ha il cervello di 20.
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mercoledì 17 dicembre 2014
LA MUSICA IN ITALIA, QUANDO NON TACE, FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI
Due notizie, oggi, hanno attirato la nostra attenzione, al punto che si paventa una notte insonne se non riusciamo, prima di andare a letto, a mettere a punto una soluzione.
Innanzitutto. In sala operatoria, si opera con o senza musica? La questione non è di poco conto, specie quando veniamo a sapere che la gran parte dei chirurghi vuole la musica e preferisce quella 'leggera'. Peccato, perchè noi stavano già pensando ad una lista di 'classica' a che 'contemporanea', escluso il povero Allevi, da suggerire, come ad esempio 'L'imbalsamatore' di Giorgio Battistelli, senza il recitante ( Lombardi), oltre tutto in linea con quanto si fa in quelle segrete stanze, sperando che non imbalsamino anche vivi. E perchè non il silenzio? Il prof. Giulio Maira, neurochirurgo che apre la mente per operarla, e che evidentemente sa che cosa di terribile talvolta vi scopre, consiglia il silenzio, perché ad un certo punto potrebbe confondersi il basso 'insultante' che proviene dalle viscere del cervello e le note diffuse dagli altoparlanti, con grande pericolo per per chi ha sotto i ferri. Dunque, quale soluzione proporre, dal basso della nostra competenza? Fate come credete, purché vi ricordiate del vostro mestiere, con o senza musica. Noi sappiamo fare il nostro, e per questo vi diciamo: riservate la musica a situazioni migliori e più attente.
Rizzo o Stella, il dilemma non è di facile soluzione, quando ci domandiamo chi, dei gemelli del Corriere, ha lanciato l'ennesima freccia contro il malcostume italiano. Forse questa volta è stato Stella - o Rizzo? - che ha colpito i Conservatori, dove per effetto delle leggi e disposizioni più recenti - e pensare che noi ci sentivamo in mani sicure con l'arrivo della Giannini, rettore a Perugia, oltre che con Profumo e Carrozza, tutti eminenti cattedratici, dopo l'avvocaticchio , a seguito di furto di abilitazione, Gelmini. (A proposito di ignoranti, oggi hanno rimandato indietro un decreto del ministro della salute, Lorenzin, perchè scritto in un italiano zoppicante , a tratti incomprensibile). Insomma nei Conservatori il 'merito' per scalare le graduatorie non viene più preso in considerazione. Stella - o Rizzo?- avete guardato l'elenco dei direttori dei Conservatori? Ce ne fosse uno, almeno uno, che si possa dire musicista di un certo nome in attività! Ne conosciamo uno in particolare, con il quale abbiamo avuto a che fare solo dopo la nostra uscita dal Conservatorio, il quale nel suo curriculum scrive di aver effettuato 'alcune centinaia di concerti'. Noi abbiamo ribattuto, in chiesa tutte le domeniche. E l'abbiamo sfidato a dirci almeno dieci concerti che contano fra le diverse centinaia che sostiene di aver tenuto. Attendiamo ancora la risposta. Ora come può pensare Stella - o Rizzo - che un musicista di tale statura valuti il merito, che lui non ha, in altri che l'hanno? a lui basta attenersi alle direttive, inique, del ministero, per esser in regola. Con l'ignoranza. Ciò non toglie che nei Conservatori vi siano anche buoni insegnanti, altrimenti non si spiegherebbe come mai, nonostante tutto e nonostante la gran parte degli inutili direttori, vi escano ancora bravi, giovani musicisti.
Innanzitutto. In sala operatoria, si opera con o senza musica? La questione non è di poco conto, specie quando veniamo a sapere che la gran parte dei chirurghi vuole la musica e preferisce quella 'leggera'. Peccato, perchè noi stavano già pensando ad una lista di 'classica' a che 'contemporanea', escluso il povero Allevi, da suggerire, come ad esempio 'L'imbalsamatore' di Giorgio Battistelli, senza il recitante ( Lombardi), oltre tutto in linea con quanto si fa in quelle segrete stanze, sperando che non imbalsamino anche vivi. E perchè non il silenzio? Il prof. Giulio Maira, neurochirurgo che apre la mente per operarla, e che evidentemente sa che cosa di terribile talvolta vi scopre, consiglia il silenzio, perché ad un certo punto potrebbe confondersi il basso 'insultante' che proviene dalle viscere del cervello e le note diffuse dagli altoparlanti, con grande pericolo per per chi ha sotto i ferri. Dunque, quale soluzione proporre, dal basso della nostra competenza? Fate come credete, purché vi ricordiate del vostro mestiere, con o senza musica. Noi sappiamo fare il nostro, e per questo vi diciamo: riservate la musica a situazioni migliori e più attente.
Rizzo o Stella, il dilemma non è di facile soluzione, quando ci domandiamo chi, dei gemelli del Corriere, ha lanciato l'ennesima freccia contro il malcostume italiano. Forse questa volta è stato Stella - o Rizzo? - che ha colpito i Conservatori, dove per effetto delle leggi e disposizioni più recenti - e pensare che noi ci sentivamo in mani sicure con l'arrivo della Giannini, rettore a Perugia, oltre che con Profumo e Carrozza, tutti eminenti cattedratici, dopo l'avvocaticchio , a seguito di furto di abilitazione, Gelmini. (A proposito di ignoranti, oggi hanno rimandato indietro un decreto del ministro della salute, Lorenzin, perchè scritto in un italiano zoppicante , a tratti incomprensibile). Insomma nei Conservatori il 'merito' per scalare le graduatorie non viene più preso in considerazione. Stella - o Rizzo?- avete guardato l'elenco dei direttori dei Conservatori? Ce ne fosse uno, almeno uno, che si possa dire musicista di un certo nome in attività! Ne conosciamo uno in particolare, con il quale abbiamo avuto a che fare solo dopo la nostra uscita dal Conservatorio, il quale nel suo curriculum scrive di aver effettuato 'alcune centinaia di concerti'. Noi abbiamo ribattuto, in chiesa tutte le domeniche. E l'abbiamo sfidato a dirci almeno dieci concerti che contano fra le diverse centinaia che sostiene di aver tenuto. Attendiamo ancora la risposta. Ora come può pensare Stella - o Rizzo - che un musicista di tale statura valuti il merito, che lui non ha, in altri che l'hanno? a lui basta attenersi alle direttive, inique, del ministero, per esser in regola. Con l'ignoranza. Ciò non toglie che nei Conservatori vi siano anche buoni insegnanti, altrimenti non si spiegherebbe come mai, nonostante tutto e nonostante la gran parte degli inutili direttori, vi escano ancora bravi, giovani musicisti.
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venerdì 25 aprile 2014
Letto sui giornali.I Berliner si fanno i dischi da soli. Abbado invece di Allevi. L'Opera di Roma tira la cinghia. L'Argentina è lontana
I Berliner hanno deciso di dar vita ad una propria etichetta discografica, sganciandosi dall'etichella 'gialla' Deutsche Grammophon, alla quale sono stati legati per lunghissimi anni. L'Orchestra ha preso la decisione d'accordo con il suo attuale direttore Rimon Rattle. Si tratta di una primizia? Per i Berliner sì, ma non è una primizia in assoluto. L'hanno già fatto, anni fa, Gergiev e il suo Mariinskij di San Pietroburgo, per lungo tempo legati alla Philips; e successivamente l'ha fatto anche Jordi Savall con il suo complesso Hesperion che ha creato l'etichetta Alia Vox, con la quale incide nuovi dischi e riedita quelli passati di cui h acquistato i diritti dalla precedente casa discografica, e tutti hanno una grande visibilità.
La Radio della Rai elimina Allevi e ci mette Abbado. Fino a poco tempo fa le trasmissioni si aprivano con l'Inno di Mameli diretto ( o forse bistrattato) da Allevi - solo la radio di un paese sottosviluppato poteva osare tanto - ma d'ora in avanti si apriranno con lo stesso Inno nazionale ma suonato dai Berliner, diretti da Abbado. Se capiamo Abbado, non comprendiamo i Berliner. Dalla padella alla brace della sciatteria. Quando Rai Tre cambierà la sua sigletta ( Schubert/Berio, ma solo Berio - ora i suoi eredi - prende i diritti!!!) che inonda l'intera programmazione quotidiana?
L'Opera di Roma deve tirare la cinghia. Nel bilancio di previsione per il 2014, la cultura a Roma deve restringersi, a cominciare dall'Opera, dotata ora di un nuovo sovrintendente che tutti lodano ' ANTE DIEM RATIONIS', per dirla liturgicamente, che deve procurarsi soldi da sè, tagliare le consulenze - a proposito giorni fa avevamo segnalato qualche consulenza sospetta, che si aspetta a tagliarla?- ridurre costi e personale - e questo l'ha già fatto cominciando con il piede sbagliato, dai ballerini ( un sovrintendente che capisce i problemi dell'arte, avrebbe cominciato dagli uffici, dove sono accatastati dipendenti su dipendenti messi lì ad ondate con le varie sovrintendenze), perchè il Comune ridimensionerà il suo contributo annuale che, fino ad oggi - complici i vari sindaci, nessuno escluso - era il più alto d'Italia, dopo quelli di decenni fa che in Sicilia arrivavano al Teatro Massimo, quando i sovrintendenti erano amici e fiancheggiatori degli amministratori comunali e regionali di turno. Comunque la si giri, la politica in ogni settore e ad ogni latitudine ha fatto sempre disastri, a spese di tutti.
L'Argentina è lontana. Le vicende che riguardano la direzione del Teatro Argentina di Roma non accennano ad essere risolte. Da tempo s'è insediato il presidente, direttamente dalla Rai, Marino Sinibaldi; poi, dopo faticosissimo travaglio, si era fatto il nome di Ninni Cutaja come direttore, senonché il ministero di Franceschini ha posto il veto, ma preventivamente aveva dato il via libera. Un pentimento! La comunicazione al Comune è arrivata all'assessore Barca ed al presidente della Commissione Cultura, Di Biase, compagna del ministro Franceschini, e già in corsa per l'assessorato, poi assunto dalla Barca. Ora che la Barca fa acqua, nel laghetto di Villa Borghese, che che Marino ha solcato 'in solitaria' - che pena! - la compagna del ministro potrebbe nuovamente essere candidata all'assessorato, questa volta forse con maggiori chance, e non perchè sia la compagna del ministro, sia chiaro, semplicemente perchè prima non s'erano accorti di quanto fosse brava.
Intanto Marino, Barca, Di Biase e Sinibaldi si sono riuniti per decidere. Mancava Franceschini? Non sarebbe stato meglio invitarlo per evitare ripensamenti? Franceschini c'era, non in carne ed ossa ma in spirito, rappresentato dalla sua compagna.
La Radio della Rai elimina Allevi e ci mette Abbado. Fino a poco tempo fa le trasmissioni si aprivano con l'Inno di Mameli diretto ( o forse bistrattato) da Allevi - solo la radio di un paese sottosviluppato poteva osare tanto - ma d'ora in avanti si apriranno con lo stesso Inno nazionale ma suonato dai Berliner, diretti da Abbado. Se capiamo Abbado, non comprendiamo i Berliner. Dalla padella alla brace della sciatteria. Quando Rai Tre cambierà la sua sigletta ( Schubert/Berio, ma solo Berio - ora i suoi eredi - prende i diritti!!!) che inonda l'intera programmazione quotidiana?
L'Opera di Roma deve tirare la cinghia. Nel bilancio di previsione per il 2014, la cultura a Roma deve restringersi, a cominciare dall'Opera, dotata ora di un nuovo sovrintendente che tutti lodano ' ANTE DIEM RATIONIS', per dirla liturgicamente, che deve procurarsi soldi da sè, tagliare le consulenze - a proposito giorni fa avevamo segnalato qualche consulenza sospetta, che si aspetta a tagliarla?- ridurre costi e personale - e questo l'ha già fatto cominciando con il piede sbagliato, dai ballerini ( un sovrintendente che capisce i problemi dell'arte, avrebbe cominciato dagli uffici, dove sono accatastati dipendenti su dipendenti messi lì ad ondate con le varie sovrintendenze), perchè il Comune ridimensionerà il suo contributo annuale che, fino ad oggi - complici i vari sindaci, nessuno escluso - era il più alto d'Italia, dopo quelli di decenni fa che in Sicilia arrivavano al Teatro Massimo, quando i sovrintendenti erano amici e fiancheggiatori degli amministratori comunali e regionali di turno. Comunque la si giri, la politica in ogni settore e ad ogni latitudine ha fatto sempre disastri, a spese di tutti.
L'Argentina è lontana. Le vicende che riguardano la direzione del Teatro Argentina di Roma non accennano ad essere risolte. Da tempo s'è insediato il presidente, direttamente dalla Rai, Marino Sinibaldi; poi, dopo faticosissimo travaglio, si era fatto il nome di Ninni Cutaja come direttore, senonché il ministero di Franceschini ha posto il veto, ma preventivamente aveva dato il via libera. Un pentimento! La comunicazione al Comune è arrivata all'assessore Barca ed al presidente della Commissione Cultura, Di Biase, compagna del ministro Franceschini, e già in corsa per l'assessorato, poi assunto dalla Barca. Ora che la Barca fa acqua, nel laghetto di Villa Borghese, che che Marino ha solcato 'in solitaria' - che pena! - la compagna del ministro potrebbe nuovamente essere candidata all'assessorato, questa volta forse con maggiori chance, e non perchè sia la compagna del ministro, sia chiaro, semplicemente perchè prima non s'erano accorti di quanto fosse brava.
Intanto Marino, Barca, Di Biase e Sinibaldi si sono riuniti per decidere. Mancava Franceschini? Non sarebbe stato meglio invitarlo per evitare ripensamenti? Franceschini c'era, non in carne ed ossa ma in spirito, rappresentato dalla sua compagna.
giovedì 13 marzo 2014
Giovanni Allevi. Didascalie mezze sceme per foto sceme tutte.
Foto n.1 Allevi siede sul pianoforte. Il pianoforte è chiuso e lui siede sul coperchio. E' aperta solo la tastiera, e su quella poggia i suoi piedi nudi. Suona con i piedi - commenterebbero i suoi detrattori; Allevi è musicista totale, dalla testa riccioluta ai piedi nudi, vanno dicendo i suoi ammiratori. Sì, ma chi ci suona più su quel pianoforte? Certamente non ci suonerà mai e poi mai chi - ed è la maggioranza dei pianisti - prima di suonare un pianoforte suonato da altri, vuole che la tastiera sia passata con l'alcool, per la normale disinfestazione. Ora la disinfestazione dovrebbe eliminare anche eventuali funghi. E perciò sarà più lunga e così noi saremo liberati da Allevi.
Foto n. 2. Allevi siede su un pianoforte mezzacoda, in piedi su un carrello trasportatore. Gli stanno portando via lo strumento; hanno smontato piedi e coperchio, ed ora si portano via ciò che resta del pianoforte: cassa con corde e tasti. Allevi siede ancora sull'arma dei suoi delitti musicali, innocui perchè zuccherosi, ed intima ai trasportatori di lasciargli il pianoforte. No - rispondono i trasportatori, scelti fra i suoi detrattori - impara a suonare e te lo restituiremo; adesso lo portiamo via; e ne approfittiamo per la disinfestazione. Potevi evitare di poggiarci i piedi.
Foto n.3. Allevi è disteso sulle corde di un pianoforte aperto. Chiudete il coperchio.
Foto n. 2. Allevi siede su un pianoforte mezzacoda, in piedi su un carrello trasportatore. Gli stanno portando via lo strumento; hanno smontato piedi e coperchio, ed ora si portano via ciò che resta del pianoforte: cassa con corde e tasti. Allevi siede ancora sull'arma dei suoi delitti musicali, innocui perchè zuccherosi, ed intima ai trasportatori di lasciargli il pianoforte. No - rispondono i trasportatori, scelti fra i suoi detrattori - impara a suonare e te lo restituiremo; adesso lo portiamo via; e ne approfittiamo per la disinfestazione. Potevi evitare di poggiarci i piedi.
Foto n.3. Allevi è disteso sulle corde di un pianoforte aperto. Chiudete il coperchio.
mercoledì 27 novembre 2013
Mina e Allevi cannibalizzano il Natale
Ci mancavano solo loro nella già lunga lista di cantanti o cantautori e sedicenti pianisti che, in un momento di vuoto totale di idee, si buttano sul Natale.
E' accaduto a Mina che ha di recente inciso un CD con melodie legate alla festa più familiare e commovente della religione cristiana, senza che ce ne fosse un vero bisogno, semplicemente per fare cassetta. Ci sbagliamo? Questo CD non l'abbiamo ascoltato, nè pensiamo che ci capiterà volontariamente di ascoltarlo, semplicemente perché non ci interessa. Ma potrebbe accaderci, girando qua e là, di ascoltarlo come tante altre musiche di sottofondo che stridono con la nostra sensibilità e procurano danno anche all'orecchio.
Anche l'Allevi, che ora ha ritrovato l' ispirazione- come ha dichiarato di recente - ha compiuto una analoga operazione. Anche lui ha inciso un CD di canti natalizi, suonandole al pianoforte, perché ancora non canta, per fortuna di tutti. Ma, anche questa volta, lacrimevolmente ha raccontato di aver ascoltato per tanto tempo alcune di queste melodie da un giocattolino del figlio, e di essersi reso conto che quel suono metallico del giocattolino rovinava quelle bellissime, a volte tenere , melodie. ed allora ha deciso di rovinarle con le sue mani. Ne ha scelte quante ne servivano per riempire un CD e gliele ha suonate, alle melodie.
Ci accusano di essere particolarmente cattivi con Allevi, come abbiamo letto in una animata discussione in rete, a seguito di una nostra motivata stroncatura di Allevi (ed anche della Bartoli). Approfittiamo dell'occasione per una nostra difesa.
Non crediamo di essere cattivi con Allevi né di avercela particolarmente con lui. Ci infastidisce quel suo tono 'profetico', apparentemente svagato e naif, che vuole ad ogni costo ammantare di tenero sentimentalismo ogni cosa, anche la più banale e commerciale. Questo non ci va giù. Sorvoliamo ovviamente sulle stupidaggini che lui, dottore in filosofia, non dovrebbe dire e neanche pensare, come quelle sul ritmo che contrapponevano Beethoven, senza ritmo, e Jovanotti, pieno di ritmo!
In quella discussione alla quale accennavamo, qualcun altro ci rimproverava di non avere mai usato il medesimo tono, duro, nei nostri numerosissimi articoli susciti su 'Il Giornale' ( la recensione dalla quale era scaturita quella discussione in rete era apparsa su 'Suono', il mensile al quale collaboriamo da quasi tre decenni circa).
Cogliamo l'occasione per rispondere anche a questo. Vero, le volte in cui abbiamo proposto al nostro capo di scrivere qualche articolo un pò pepato, ci è stato risposto che le pagine culturali del Giornale sulle quali abbiamo scritto per oltre dieci anni - dovevano avere un tono molto diverso dal resto del Giornale che, invece, toni duri li usava quasi in ogni pagina. E questa è una ragione. Ma ve ne è anche un'altra, legata al caso Allevi. Non abbiamo mai potuto scrivere nulla su di lui, perchè Allevi era appannaggio di altre competenze - possiamo dire per nostra fortuna - le quali mai e poi mai ne avrebbero scritto male, quand'era, come lo è tuttora sebbene in tono minore, un fenomeno che 'tira'. In questo Il Giornale non era isolato e diverso dal resto della stampa: fateci il nome di qualche giornale che ne scrive male o non bene, salvo quella intervista a Ughi di alcuni anni fa sulla 'Stampa', fatta apposta per far casino.
Recentemente abbiamo trovato nella rete una foto, delle tante 'stupide' che gli uffici stampa consigliano di fare, ad uso e consumo dei giornali sempre ghiotti di imbecillità. Ritrae Allevi che è disteso dentro un pianoforte, con il coperchio semi alzato. Immediatamente ci è venuta la voglia di scriverci una didascalia ironica, del tipo: chiudete il coperchio e lasciatelo riposare per un pò. Per la nostra gioia.
E' accaduto a Mina che ha di recente inciso un CD con melodie legate alla festa più familiare e commovente della religione cristiana, senza che ce ne fosse un vero bisogno, semplicemente per fare cassetta. Ci sbagliamo? Questo CD non l'abbiamo ascoltato, nè pensiamo che ci capiterà volontariamente di ascoltarlo, semplicemente perché non ci interessa. Ma potrebbe accaderci, girando qua e là, di ascoltarlo come tante altre musiche di sottofondo che stridono con la nostra sensibilità e procurano danno anche all'orecchio.
Anche l'Allevi, che ora ha ritrovato l' ispirazione- come ha dichiarato di recente - ha compiuto una analoga operazione. Anche lui ha inciso un CD di canti natalizi, suonandole al pianoforte, perché ancora non canta, per fortuna di tutti. Ma, anche questa volta, lacrimevolmente ha raccontato di aver ascoltato per tanto tempo alcune di queste melodie da un giocattolino del figlio, e di essersi reso conto che quel suono metallico del giocattolino rovinava quelle bellissime, a volte tenere , melodie. ed allora ha deciso di rovinarle con le sue mani. Ne ha scelte quante ne servivano per riempire un CD e gliele ha suonate, alle melodie.
Ci accusano di essere particolarmente cattivi con Allevi, come abbiamo letto in una animata discussione in rete, a seguito di una nostra motivata stroncatura di Allevi (ed anche della Bartoli). Approfittiamo dell'occasione per una nostra difesa.
Non crediamo di essere cattivi con Allevi né di avercela particolarmente con lui. Ci infastidisce quel suo tono 'profetico', apparentemente svagato e naif, che vuole ad ogni costo ammantare di tenero sentimentalismo ogni cosa, anche la più banale e commerciale. Questo non ci va giù. Sorvoliamo ovviamente sulle stupidaggini che lui, dottore in filosofia, non dovrebbe dire e neanche pensare, come quelle sul ritmo che contrapponevano Beethoven, senza ritmo, e Jovanotti, pieno di ritmo!
In quella discussione alla quale accennavamo, qualcun altro ci rimproverava di non avere mai usato il medesimo tono, duro, nei nostri numerosissimi articoli susciti su 'Il Giornale' ( la recensione dalla quale era scaturita quella discussione in rete era apparsa su 'Suono', il mensile al quale collaboriamo da quasi tre decenni circa).
Cogliamo l'occasione per rispondere anche a questo. Vero, le volte in cui abbiamo proposto al nostro capo di scrivere qualche articolo un pò pepato, ci è stato risposto che le pagine culturali del Giornale sulle quali abbiamo scritto per oltre dieci anni - dovevano avere un tono molto diverso dal resto del Giornale che, invece, toni duri li usava quasi in ogni pagina. E questa è una ragione. Ma ve ne è anche un'altra, legata al caso Allevi. Non abbiamo mai potuto scrivere nulla su di lui, perchè Allevi era appannaggio di altre competenze - possiamo dire per nostra fortuna - le quali mai e poi mai ne avrebbero scritto male, quand'era, come lo è tuttora sebbene in tono minore, un fenomeno che 'tira'. In questo Il Giornale non era isolato e diverso dal resto della stampa: fateci il nome di qualche giornale che ne scrive male o non bene, salvo quella intervista a Ughi di alcuni anni fa sulla 'Stampa', fatta apposta per far casino.
Recentemente abbiamo trovato nella rete una foto, delle tante 'stupide' che gli uffici stampa consigliano di fare, ad uso e consumo dei giornali sempre ghiotti di imbecillità. Ritrae Allevi che è disteso dentro un pianoforte, con il coperchio semi alzato. Immediatamente ci è venuta la voglia di scriverci una didascalia ironica, del tipo: chiudete il coperchio e lasciatelo riposare per un pò. Per la nostra gioia.
domenica 28 luglio 2013
Giovanni Allevi straparla
"Un giorno ho capito che dovevo uscire dal polverone e cambiare approccio
con la musica, anche se si trattava di quella classica. Stavo ascoltando a
Milano la Nona Sinfonia di Beethoven. Accanto a me un bimbo annoiato che
chiedeva insistentemente al padre quando finisse.Credo
che in Beethoven manchi il ritmo. Jovanotti, con il quale ho lavorato, ha capito cos'è il ritmo, elemento che manca nella tradizione classica. Nei
giovani manca l'innamoramento nei confronti della musica classica proprio
perché manca di ritmo".
Così parlò Giovanni Allevi, compositore classico contemporaneo, filosofo, direttore ( d'orchestra, lui dice!), davanti ad una platea di ignari ragazzi al Festival di Giffoni. Dunque se Beethoven fosse vissuto dopo Jovanotti, avrebbe almeno appreso da lui la nozione di ritmo, mancandogli del tutto. Dopodomani, martedì 30, il compositore classicocontemporaneo e filosofo e direttore si presenterà davanti alla platea romana dell'Auditorium per far ascoltare il suo 'Sunrise', con sua grande soddisfazione, perchè:" ho la possibilità di dirigere la musica che viene a trovarmi - ha dichiarato ad un 'devoto' giornalista di Repubblica - lasciarsi avvolgere dal suono dell'orchestra e dimenticare le mie ansie, ascoltare attorno a me la musica che fino a ieri era solo nella mia testa, è un'esperienza fantastica,da capogiro! Invece, dirigere altri compositori non è ciò per cui mi brillano gli occhi". Ed ha aggiunto al sempre devoto giornalista di Repubblica:"voglio coinvolgere il mio pubblico il più possibile, la nostra è una storia d'amore inossidabile, è importante sapere cosa pensa la mia 'fidanzata', cosa vorrebbe ascoltare". E, a proposito della dichiarazione su Beethoven, ha precisato: "Non ho mai fatto quella dichiarazione su Beethoven in quei termini. Basta vedermi o sentirmi parlare per capire la mia indole delicata, per nulla provocatoria. Quanto all'ascolto di Ludwig, se volete posso fischiettarvi tutta la Sonata op.110, fuga compresa".
Sulla medesima dichiarazione è intervenuto anche Corrado Augias, forte dei suoi trascorsi musicali, anche beethoveniani, sollecitato da un lettore di Repubblica, argomentando che Beethoven è senz'altro fra gli 'inventori' del ritmo, della melodia no, superato da Schubert. Chi non crede, Allevi compreso, provi ad ascoltare l'ultimo movimento della Settima Sinfonia , diretta dal giovane Omer Meir Wellber - consiglia il giornalista.
Ciò che non è stato detto all' Allevi filosofo, più semplicemente, è che egli confonde la 'ripetitività' del ritmo, sfruttata da Jovanotti, con il 'senso' del ritmo, la sua 'invenzione', la sua 'varietà'. Chi ripete fino alla noia lo stesso ritmo, anche nel corso di una breve canzone, avrebbe secondo il filosofo musicista, più ritmo di colui che un ritmo si inventa ad ogni passo, che ne produce di nuovi, e che, nella storia della musica va considerato senza ombra di dubbio l'inventore del ritmo, il primo musicista ad avere 'senso' del ritmo, ed a costruirci proprio su di esso addirittura interi movimenti di sinfonie o sonate o variazioni. Come fece appunto Beethoven e non fecero né Bach, né Haydn e né Mozart.
Pietro Acquafredda
Così parlò Giovanni Allevi, compositore classico contemporaneo, filosofo, direttore ( d'orchestra, lui dice!), davanti ad una platea di ignari ragazzi al Festival di Giffoni. Dunque se Beethoven fosse vissuto dopo Jovanotti, avrebbe almeno appreso da lui la nozione di ritmo, mancandogli del tutto. Dopodomani, martedì 30, il compositore classicocontemporaneo e filosofo e direttore si presenterà davanti alla platea romana dell'Auditorium per far ascoltare il suo 'Sunrise', con sua grande soddisfazione, perchè:" ho la possibilità di dirigere la musica che viene a trovarmi - ha dichiarato ad un 'devoto' giornalista di Repubblica - lasciarsi avvolgere dal suono dell'orchestra e dimenticare le mie ansie, ascoltare attorno a me la musica che fino a ieri era solo nella mia testa, è un'esperienza fantastica,da capogiro! Invece, dirigere altri compositori non è ciò per cui mi brillano gli occhi". Ed ha aggiunto al sempre devoto giornalista di Repubblica:"voglio coinvolgere il mio pubblico il più possibile, la nostra è una storia d'amore inossidabile, è importante sapere cosa pensa la mia 'fidanzata', cosa vorrebbe ascoltare". E, a proposito della dichiarazione su Beethoven, ha precisato: "Non ho mai fatto quella dichiarazione su Beethoven in quei termini. Basta vedermi o sentirmi parlare per capire la mia indole delicata, per nulla provocatoria. Quanto all'ascolto di Ludwig, se volete posso fischiettarvi tutta la Sonata op.110, fuga compresa".
Sulla medesima dichiarazione è intervenuto anche Corrado Augias, forte dei suoi trascorsi musicali, anche beethoveniani, sollecitato da un lettore di Repubblica, argomentando che Beethoven è senz'altro fra gli 'inventori' del ritmo, della melodia no, superato da Schubert. Chi non crede, Allevi compreso, provi ad ascoltare l'ultimo movimento della Settima Sinfonia , diretta dal giovane Omer Meir Wellber - consiglia il giornalista.
Ciò che non è stato detto all' Allevi filosofo, più semplicemente, è che egli confonde la 'ripetitività' del ritmo, sfruttata da Jovanotti, con il 'senso' del ritmo, la sua 'invenzione', la sua 'varietà'. Chi ripete fino alla noia lo stesso ritmo, anche nel corso di una breve canzone, avrebbe secondo il filosofo musicista, più ritmo di colui che un ritmo si inventa ad ogni passo, che ne produce di nuovi, e che, nella storia della musica va considerato senza ombra di dubbio l'inventore del ritmo, il primo musicista ad avere 'senso' del ritmo, ed a costruirci proprio su di esso addirittura interi movimenti di sinfonie o sonate o variazioni. Come fece appunto Beethoven e non fecero né Bach, né Haydn e né Mozart.
Pietro Acquafredda
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