Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano il presidente francese Emmanuel Macron, al quale ha anche permesso che gli lisciasse il pelo con quella sacrilega carezza sul viso. L'ha ricevuto in visita ufficiale - accompagnato anche dalla prof - l'ha trattenuto a colloquio per oltre un'ora durante la quale il problema migranti è stato senz'altro al centro del colloquio; prima all'Ambasciata francese ha avuto un incontro con i rappresentanti della Comunità di S. Egidio; ed anche in questo incontro il problema dei migranti è stato al centro del colloquio. Nessun comunicato ufficiale.
Ed ora, mentre vi scriviamo, Macron sta facendo il suo ingresso solenne nella Cattedrale di Roma, S. Giovanni in Laterano, per essere accolto fra i 'canonici' di quel capitolo ecclesiastico, come 'protocanonico onorario'. E' una tradizione antichissima, di parecchi secoli, secondo la quale i re e poi i presidenti francesi sono accolti ufficialmente fra i canonici della Cattedrale di Roma, come ricompensa di un lascito che la corona francese fece alla Chiesa, che è ancora oggi per questo alla nazione francese riconoscente, compensandola con l'assurdo privilegio del 'canonicato'.
Un tempo bastava che anche un delinquente comune, ma ricco e potente, facesse dono alla Chiesa delle cosiddette 'elemosine' o di immobili storici, per ricevere in cambio la nomina a cardinale, principe della Chiesa, e contemporaneamente principe 'di nefandezze'.
Perpetuare ancora oggi un simile privilegio è veramente anacronistico. E strano, molto strano è che Papa Francesco non si accorga di questo e lo interrompa, chiedendo piuttosto ai presidenti della 'cattolica' Francia di servire la Chiesa rispettando le leggi ed i comandamenti cristiani , fra i quali primeggia quello dell'accoglienza dei bisognosi. Mentre quel canonicato concesso a Macron, definito da Salvini - che è tutto dire - 'cinico', sembra una vera ingiuria per la Chiesa 'povera' di Francesco.
Macron è stato accolto processionalmente in S.Giovanni in Laterano, dal capitolo dei canonici riunito al gran completo, in compagnia della 'prémière prof.' che comunque gli stava sempre un passo indietro, al suono del magnifico organo secentesco, suonato dal grande organista Giandomenico Piermarini, che suonando anche oggi come ogni domenica ed in ogni festa comandata in quella basilica, ha raggiunto quota concerti 1604, che, guarda caso, corrispondono all'anno in cui il privilegio del canonicato venne attribuito ai re di Francia. Che storica memorabile coincidenza!
Fra tante altre ingiurie, questa volta all'umanità, ve ne è una freschissima di giornata. La visita del principe ereditario inglese in Medio Oriente. Il principe è arrivato in pompa magna con l'aereo di Stato e con un numeroso seguito; e ai rappresentanti dei Paesi visitati sono state impartite direttive reali severissime: mai parlare al principe se non si è prima autorizzati o invitati a farlo; e, al suo cospetto, tenere sempre lo sguardo verso il basso.
Facciamola finita con simili stronzate in piena Europa. La monarchia inglese ci sta anche simpatica, specie la regina Elisabetta, sempre coloratissima come un albero di natale, e porta soldi alle casse del Regno unito. Soprattutto per questo è oggetto quasi di culto. Però non esageriamo. Da Elisabetta in giù sono tutti fuori del tempo, ce ne rendiamo conto? E l'etichetta di corte è semplicemente ridicola. Che aspettano ad aggiornarla?
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martedì 26 giugno 2018
sabato 19 maggio 2018
La musica sacra ed il suo tragico destino
La fede religiosa e la sua celebrazione pubblica è alla base della nascita di infiniti capolavori d'arte in ogni settore, dall'architettura, alla pittura e scultura, alla letteratura e poesia, alla musica.
E mentre per la gran parte di questi capolavori non si fa differenza fra sacro e profano, godendo tutti di ugual considerazione e visibilità, per la musica le considerazioni cambiano, in peggio.
La musica in chiesa è al basso livello che consociamo, ed eccettuate rarissime eccezioni, nella chiesa cattolica - per fortuna nel mondo protestante le cose sono messe assai meglio - le cerimonie religiose e liturgiche, anche quelle solenni officiate dal Pontefice, non si avvalgono neppure in minima parte del grande patrimonio musicale che quelle stesse celebrazioni hanno fatto sgorgare dalla creatività dei compositori.
A tale assoluta indifferenza della Chiesa verso la grande musica liturgica, si somma la colpevole distrazione con cui le istituzioni musicali guardano alla musica sacra. Le eccezioni sono davvero rarisme. Fra esse potremmo citare i Requeim sia di Mozart che di Verdi, le Passioni di Bach e qualche Messa di Mozart. Stop. Non si ascolta altro nelle stagioni concertistiche, anche le più rinomate. E ragione non secondaria è da ricercare nel fatto che il patrimonio musicale di ogni tempo è così vasto che, in esso, la musica sacra non è che un capitolo, anche ridotto, e, di conseguenza, non si può pretendere che società musicale le riservi considerazione maggiore di quella che la stessa chiesa non ritiene di fare.
Vogliamo anche aggiungere che spesso i Papi in questa crociata a favore della musica sacra, si sono comportati come i potenti del passato che inviavano le truppe al fronte, ma loro se ne stavano nei dorati palazzi, magari anche a gozzovigliare.
Una certa eco ha destato la sordità musicale di Giovanni Paolo II cui 'piacevano i canti di montagna' - secondo l'ammissione di un notissimo musicista polacco, suo amico - e una certa qual avversione di Papa Francesco che appena insediato, invitato all'annuale concerto che la Rai regalava al Pontefice, lo disertò - tradizione che ci sembra di conseguenza cancellata. Lasciò la sua poltrona vuota e poi si giustificò così: ' i concerti sono cose da principi del passato'. E lui che principe non era non aveva tempo per simili 'passatempi'. In quel concerto veniva eseguita al Nona sinfonia di Beethoven. Il cattivo esempio è peggiore della ignoranza. Ci hanno colpito, invece, poi i numerosi incontri che ha avuto con alcune squadre di calcio, come a voler significare che quel tempo era meglio speso rispetto a quello di un concerto.
Occorre , di conseguenza, ricorrere a festival 'dedicati' per ascoltare tanti capolavori ingiustamente finiti nel dimenticatoio. Fra i primi la Sagra Musicale Umbra, in netto declino rispetto la glorioso passato, che oltre tutto si macchia di tempo di ibrida profanità, quasi che gli stessi organizzatori non siano del tutto sicuri del valore e della necessità di far conoscere detta musica.
E, da qualche anno, il Festival di Pisa, diretto da Gardiner, al quale si aggiunge ora quello di Pavia.
Ogni tanto se ne fa uno, di tono decisamente minore, anche a Roma, dove il patrono non è più considerato Palestrina, ma Frisina, monsignore-musicista-organizzatore, maestro della Cappella lateranense. In verità a Roma c'è un Festival di Musica e Arte sacra, dove sono 'residenti' i Wiener Philharmoniker, organizzato da un imprenditore di viaggi 'religiosi'- pellegrinaggi- il dott. Curtial, ma quello, pur di qualità, segue percorsi insindacabili.
Ma perché fare un Festival di Musica Sacra a Pavia, città storica, in chiese ed altri luoghi cittadini che solitamente possono contenere non più di 300 persone, quando, ad esempio, la Messa da requiem di Verdi, ne richiede altrettanti come esecutori?
Perchè allora tanta bellezza per così poca gente, quasi un salotto domestico? Perchè c'è una banca che non si sa per quale ragione lo finanzia? Può bastare questa semplice giustificazione?
E mentre per la gran parte di questi capolavori non si fa differenza fra sacro e profano, godendo tutti di ugual considerazione e visibilità, per la musica le considerazioni cambiano, in peggio.
La musica in chiesa è al basso livello che consociamo, ed eccettuate rarissime eccezioni, nella chiesa cattolica - per fortuna nel mondo protestante le cose sono messe assai meglio - le cerimonie religiose e liturgiche, anche quelle solenni officiate dal Pontefice, non si avvalgono neppure in minima parte del grande patrimonio musicale che quelle stesse celebrazioni hanno fatto sgorgare dalla creatività dei compositori.
A tale assoluta indifferenza della Chiesa verso la grande musica liturgica, si somma la colpevole distrazione con cui le istituzioni musicali guardano alla musica sacra. Le eccezioni sono davvero rarisme. Fra esse potremmo citare i Requeim sia di Mozart che di Verdi, le Passioni di Bach e qualche Messa di Mozart. Stop. Non si ascolta altro nelle stagioni concertistiche, anche le più rinomate. E ragione non secondaria è da ricercare nel fatto che il patrimonio musicale di ogni tempo è così vasto che, in esso, la musica sacra non è che un capitolo, anche ridotto, e, di conseguenza, non si può pretendere che società musicale le riservi considerazione maggiore di quella che la stessa chiesa non ritiene di fare.
Vogliamo anche aggiungere che spesso i Papi in questa crociata a favore della musica sacra, si sono comportati come i potenti del passato che inviavano le truppe al fronte, ma loro se ne stavano nei dorati palazzi, magari anche a gozzovigliare.
Una certa eco ha destato la sordità musicale di Giovanni Paolo II cui 'piacevano i canti di montagna' - secondo l'ammissione di un notissimo musicista polacco, suo amico - e una certa qual avversione di Papa Francesco che appena insediato, invitato all'annuale concerto che la Rai regalava al Pontefice, lo disertò - tradizione che ci sembra di conseguenza cancellata. Lasciò la sua poltrona vuota e poi si giustificò così: ' i concerti sono cose da principi del passato'. E lui che principe non era non aveva tempo per simili 'passatempi'. In quel concerto veniva eseguita al Nona sinfonia di Beethoven. Il cattivo esempio è peggiore della ignoranza. Ci hanno colpito, invece, poi i numerosi incontri che ha avuto con alcune squadre di calcio, come a voler significare che quel tempo era meglio speso rispetto a quello di un concerto.
Occorre , di conseguenza, ricorrere a festival 'dedicati' per ascoltare tanti capolavori ingiustamente finiti nel dimenticatoio. Fra i primi la Sagra Musicale Umbra, in netto declino rispetto la glorioso passato, che oltre tutto si macchia di tempo di ibrida profanità, quasi che gli stessi organizzatori non siano del tutto sicuri del valore e della necessità di far conoscere detta musica.
E, da qualche anno, il Festival di Pisa, diretto da Gardiner, al quale si aggiunge ora quello di Pavia.
Ogni tanto se ne fa uno, di tono decisamente minore, anche a Roma, dove il patrono non è più considerato Palestrina, ma Frisina, monsignore-musicista-organizzatore, maestro della Cappella lateranense. In verità a Roma c'è un Festival di Musica e Arte sacra, dove sono 'residenti' i Wiener Philharmoniker, organizzato da un imprenditore di viaggi 'religiosi'- pellegrinaggi- il dott. Curtial, ma quello, pur di qualità, segue percorsi insindacabili.
Ma perché fare un Festival di Musica Sacra a Pavia, città storica, in chiese ed altri luoghi cittadini che solitamente possono contenere non più di 300 persone, quando, ad esempio, la Messa da requiem di Verdi, ne richiede altrettanti come esecutori?
Perchè allora tanta bellezza per così poca gente, quasi un salotto domestico? Perchè c'è una banca che non si sa per quale ragione lo finanzia? Può bastare questa semplice giustificazione?
mercoledì 17 gennaio 2018
Sul Fatto Quotidiano una vignetta INFAME su Papa Francesco
All'interno di un pezzo, sul giornale di ieri, dedicato a Papa Francesco, in viaggio in Cile, intitolato: " "Papa apocalittico: a un passo dalla guerra atomica", compariva la vignetta, di Natangel,o siffatta:
titolo: 'Il papa contro la guerra nucleare'. Papa Francesco mostrando la terribile foto del bambino di Nagasaki che ha sulle spalle il fratellino morto, mentre lo porta a bruciare il cadavere, dice, rivolto al Crocifisso: " guarda. ho portato le foto di questi bambini che a Nagasaki..." e dal Crocifisso una voce ammonisce il pontefice: " Francè... fossi in te non me ne andrei in giro con foto di bambini addosso. E' un consiglio eh...".
Sulla pedofilia e sull'accusa velata che la vignetta sembra muovere all'attuale pontefice, non si può scherzare. Un pontefice può essere accusato perfino di apostasia, accusarlo cioè di tradire il Vangelo di Cristo - come hanno già fatto i cosiddetti tradizionalisti che si annidano anche fra alcuni noti giornalisti nostrani - e di qualunque altro peccato o misfatto, anche di... omosessualità, come ogni tanto è circolata in passato voce su precedenti pontefici; ma di pedofilia, che è il più grave peccato anche per il Vangelo - chiunque ... avrà scandalizzato .... un bambino, meglio che si leghi una pietra al collo e anneghi in mare (recita più o meno il Vangelo) -, di pedofilia, no.
Il Fatto Quotidiano, pur con tutto il diritto alla satira, anche la più feroce, su tutto e tutti, fino a tanto non può spingersi. La sua vignetta di ieri su Papa Francesco è INFAME.
titolo: 'Il papa contro la guerra nucleare'. Papa Francesco mostrando la terribile foto del bambino di Nagasaki che ha sulle spalle il fratellino morto, mentre lo porta a bruciare il cadavere, dice, rivolto al Crocifisso: " guarda. ho portato le foto di questi bambini che a Nagasaki..." e dal Crocifisso una voce ammonisce il pontefice: " Francè... fossi in te non me ne andrei in giro con foto di bambini addosso. E' un consiglio eh...".
Sulla pedofilia e sull'accusa velata che la vignetta sembra muovere all'attuale pontefice, non si può scherzare. Un pontefice può essere accusato perfino di apostasia, accusarlo cioè di tradire il Vangelo di Cristo - come hanno già fatto i cosiddetti tradizionalisti che si annidano anche fra alcuni noti giornalisti nostrani - e di qualunque altro peccato o misfatto, anche di... omosessualità, come ogni tanto è circolata in passato voce su precedenti pontefici; ma di pedofilia, che è il più grave peccato anche per il Vangelo - chiunque ... avrà scandalizzato .... un bambino, meglio che si leghi una pietra al collo e anneghi in mare (recita più o meno il Vangelo) -, di pedofilia, no.
Il Fatto Quotidiano, pur con tutto il diritto alla satira, anche la più feroce, su tutto e tutti, fino a tanto non può spingersi. La sua vignetta di ieri su Papa Francesco è INFAME.
sabato 30 dicembre 2017
2017. L'anno che Donald Trump ci ha fatto vivere pericolosamente
Le ripetute immagini televisive di Donald Trump, serioso anzi accigliato, mentre firma importanti risoluzioni che avranno effetti nella politica anche mondiale e che, una volta firmati, mostra gongolante a tutti la sua firma gigante in calce - come uno scolaretto che muove i primi passi nella scrittura e che mostra alla maestra quanto è stato bravo a scrivere le prime lettere su un foglio, per ottenerne un bravo! - difficilmente potranno dimenticarsi.
Perchè alcune di quelle firme, e nelle ultime settimane in numero sempre maggiore, stanno producendo effetti disastrosi nella politica mondiale.
Tralasciando le 'riforme' di Obama che in parte, una dopo l'altra, sta provando a cancellare, e fermandoci solo alle sue decisioni scellerate in fatto di politica estera, vale fissare - a futura memoria - alcune sue prese di posizione recenti.
A cominciare da quella su Gerusalemme, dove ha dichiarato di voler fissare l'Ambasciata americana , spostandola da Tel Aviv. Decisione che ha dato fuoco - letteralmente - in Medio Oriente ai mai sopiti contrasti tra Israeliani e Palestinesi, con i disordini che ne sono seguiti e che tuttora durano.
A nulla è valsa la decisa risoluzione ONU contraria alla sua decisione che ha riguardato praticamente quasi tutti i Paesi, esclusi forse una decina; mentre ha impressionato la dichiarazione della sua rappresentante presso le Nazioni Unite. Letteralmente la rappresentante, minacciosa, ha detto: ce ne ricorderemo quando questi Paesi - praticamente tutti - chiederanno aiuto agli USA.
E tanto grave è apparsa la risoluzione di Trump da convincere Papa Francesco ad intervenire, inneggiando alla vecchia inascoltata canzone: la pace in Medio Oriente regnerà solo quando riusciranno a mettersi d'accordo i due popoli, ciascuno con il proprio territorio riconosciuto; e poi Gerusalemme non è solo degli Israeliani.
Tralasciamo volutamente le dichiarazioni le accuse che, da tempo, il presidente americano indirizza al dittatore nord coreano, dal quale è immediatamente e con la stessa moneta ricambiato, dando al mondo l' idea che ambedue, si stanno comportando da irresponsabili e pazzi, e che stanno giocando alla guerra, ignorando che la guerra non può restare ancora per molto solo una minaccia, perché basta poco per farla scoppiare.
Per incendiare ancora di più il mondo, Trump nelle ultime ore ha continuato a fare dichiarazioni da irresponsabile seriale. Al governo di Teheran, il nemico eterno degli USA dopo l'accordo sul nucleare raggiunto con tanta fatica e la mediazione della UE, messo in difficoltà dalle manifestazioni di piazza contro il carovita, dalla repressione, e dalla povertà diffusa, ha mandato a dire che i governi non durano in eterno; e all'indomani della morsa del gelo che sta mettendo in difficoltà l'America, ha così ironizzato: quanto ci farebbe comodo ora un pò di quel riscaldamento globale che si vuole combattere. E solo per ribadire che la disdetta dell'America degli accordi di Parigi è sacrosanta. Ignorante di un presidente che confonde la meteorologia con il clima.
E' ormai netta la sensazione che Trump, in molti casi, non sappia e con capisca quel che dice; e che nessuno possa indurlo a pensare. Non può certamente sua moglie, Melania, che il mondo percepisce come un manichino muto sul quale si appoggiano a ritmo incalzante vestiti sempre doversi, e neppure sua figlia, Ivanka, che sembrerebbe più avveduta del genitore, ma forse occupata, assieme a suo marito, soprattutto a curare gli affari (economici) di famiglia.
Perchè alcune di quelle firme, e nelle ultime settimane in numero sempre maggiore, stanno producendo effetti disastrosi nella politica mondiale.
Tralasciando le 'riforme' di Obama che in parte, una dopo l'altra, sta provando a cancellare, e fermandoci solo alle sue decisioni scellerate in fatto di politica estera, vale fissare - a futura memoria - alcune sue prese di posizione recenti.
A cominciare da quella su Gerusalemme, dove ha dichiarato di voler fissare l'Ambasciata americana , spostandola da Tel Aviv. Decisione che ha dato fuoco - letteralmente - in Medio Oriente ai mai sopiti contrasti tra Israeliani e Palestinesi, con i disordini che ne sono seguiti e che tuttora durano.
A nulla è valsa la decisa risoluzione ONU contraria alla sua decisione che ha riguardato praticamente quasi tutti i Paesi, esclusi forse una decina; mentre ha impressionato la dichiarazione della sua rappresentante presso le Nazioni Unite. Letteralmente la rappresentante, minacciosa, ha detto: ce ne ricorderemo quando questi Paesi - praticamente tutti - chiederanno aiuto agli USA.
E tanto grave è apparsa la risoluzione di Trump da convincere Papa Francesco ad intervenire, inneggiando alla vecchia inascoltata canzone: la pace in Medio Oriente regnerà solo quando riusciranno a mettersi d'accordo i due popoli, ciascuno con il proprio territorio riconosciuto; e poi Gerusalemme non è solo degli Israeliani.
Tralasciamo volutamente le dichiarazioni le accuse che, da tempo, il presidente americano indirizza al dittatore nord coreano, dal quale è immediatamente e con la stessa moneta ricambiato, dando al mondo l' idea che ambedue, si stanno comportando da irresponsabili e pazzi, e che stanno giocando alla guerra, ignorando che la guerra non può restare ancora per molto solo una minaccia, perché basta poco per farla scoppiare.
Per incendiare ancora di più il mondo, Trump nelle ultime ore ha continuato a fare dichiarazioni da irresponsabile seriale. Al governo di Teheran, il nemico eterno degli USA dopo l'accordo sul nucleare raggiunto con tanta fatica e la mediazione della UE, messo in difficoltà dalle manifestazioni di piazza contro il carovita, dalla repressione, e dalla povertà diffusa, ha mandato a dire che i governi non durano in eterno; e all'indomani della morsa del gelo che sta mettendo in difficoltà l'America, ha così ironizzato: quanto ci farebbe comodo ora un pò di quel riscaldamento globale che si vuole combattere. E solo per ribadire che la disdetta dell'America degli accordi di Parigi è sacrosanta. Ignorante di un presidente che confonde la meteorologia con il clima.
E' ormai netta la sensazione che Trump, in molti casi, non sappia e con capisca quel che dice; e che nessuno possa indurlo a pensare. Non può certamente sua moglie, Melania, che il mondo percepisce come un manichino muto sul quale si appoggiano a ritmo incalzante vestiti sempre doversi, e neppure sua figlia, Ivanka, che sembrerebbe più avveduta del genitore, ma forse occupata, assieme a suo marito, soprattutto a curare gli affari (economici) di famiglia.
mercoledì 27 settembre 2017
Papa Francesco ha molti nemici. Troppi per un solo papa
Adesso non ricordiamo bene quanti nemici abbiano avuti altri pontefici che si sono segnalati per le aperture, soprattutto morali, verso l'uomo. A cominciare da Papa Giovanni XXIII che con il Concilio Vaticano II sparigliò gruppi di credenti e teologi. I documenti del Concilio, ancora oggi in parte inosservati, crearono vero scompiglio.
Ci colpì allora una frase che risuonò nelle navate di San Pietro durante una seduta plenaria dei padri conciliari: temo una chiesa che ha un solo teologo - e il riferimento era a San Tommaso d'Aquino, teologo e filosofo sommo. Al cui ascolto, qualcuno, un eminente teologo cattolico, aggiunse: Lutero, se fosse oggi qui, gioirebbe.
Negli anni successivi anche Giovanni Paolo II ebbe molti nemici, ma nessuno come Papa Francesco che di nemici, armati fino ai denti, ne ha un esercito. Nel quale militano, oltre alle gerarchie che più d'una volta si sono fatte sentire, anche laici che nessun titolo avrebbero per unire la loro voce al coro, nel quale si sono impegnate a cantare, non per 'inimicizia verso Francesco', ma per 'amore verso la Chiesa' che, secondo loro, stanno difendendo dalla deriva che Papa Francesco le sta facendo prendere. Fra essi un ex banchiere vaticano ( Gotti Tedeschi) - che non si comprende a quale titolo parli di questioni di natura morale - ed anche qualche seguace di un celebre incallito tradizionalista come mons. Lefebvre. I loro appunti riguardano soprattutto questioni di carattere morale affrontate d Francesco, dalle prese di posizione sui divorziati alla sua caritatevole mano tesa verso, ad esempio agli omosessuali: ' chi sono io per giudicare...' disse ai giornalisti nel corso di un viaggio.
Sarebbe interessante che l'esercito dei suoi oppositori, nelle cui file si sono arruolati volontariamente anche alcuni giornalisti famosi (Ferrara, Socci ) ci facesse sapere cosa pensa della omosessualità nella Chiesa che, come si sa, è diffusissima. Di questo non parlano, e per fortuna stanno zitti anche su un altro problema che tocca purtroppo da vicino il clero ed anche la gerarchia, la pedofilia, contro la quale Francesco sta conducendo una guerra dura. Come risulta anche dalle molte conversazioni che , da quando è Roma, Francesco ha intrapreso con un altro noto giornalista, Scalfari, laico, ma divenuto addirittura suo amico ed anche confidente.
E ci dicessero anche perchè verso alcuni pontefici siano stati tanto indulgenti, guarda caso quelli apprezzati soprattutto per la difesa, a qualunque costo, della dottrina (da Benedetto XVI a Paolo VI) - che anche Papa Francesco conduce - e con poca apertura verso il mondo, e verso l'uomo per il quale la dottrina è stata confezionata. Se non ci si mette nella prospettiva che vuole l'uomo e la sua salvezza al centro, la dottrina perde peso e significato.
In questa disputa si scontrano due diverse concezioni del ruolo del Papa di Roma: intransigente conservatore e difensore delle regole anche teologiche; o pastore misericordioso e caritatevole degli uomini affidati alle sue cure.
Ci colpì allora una frase che risuonò nelle navate di San Pietro durante una seduta plenaria dei padri conciliari: temo una chiesa che ha un solo teologo - e il riferimento era a San Tommaso d'Aquino, teologo e filosofo sommo. Al cui ascolto, qualcuno, un eminente teologo cattolico, aggiunse: Lutero, se fosse oggi qui, gioirebbe.
Negli anni successivi anche Giovanni Paolo II ebbe molti nemici, ma nessuno come Papa Francesco che di nemici, armati fino ai denti, ne ha un esercito. Nel quale militano, oltre alle gerarchie che più d'una volta si sono fatte sentire, anche laici che nessun titolo avrebbero per unire la loro voce al coro, nel quale si sono impegnate a cantare, non per 'inimicizia verso Francesco', ma per 'amore verso la Chiesa' che, secondo loro, stanno difendendo dalla deriva che Papa Francesco le sta facendo prendere. Fra essi un ex banchiere vaticano ( Gotti Tedeschi) - che non si comprende a quale titolo parli di questioni di natura morale - ed anche qualche seguace di un celebre incallito tradizionalista come mons. Lefebvre. I loro appunti riguardano soprattutto questioni di carattere morale affrontate d Francesco, dalle prese di posizione sui divorziati alla sua caritatevole mano tesa verso, ad esempio agli omosessuali: ' chi sono io per giudicare...' disse ai giornalisti nel corso di un viaggio.
Sarebbe interessante che l'esercito dei suoi oppositori, nelle cui file si sono arruolati volontariamente anche alcuni giornalisti famosi (Ferrara, Socci ) ci facesse sapere cosa pensa della omosessualità nella Chiesa che, come si sa, è diffusissima. Di questo non parlano, e per fortuna stanno zitti anche su un altro problema che tocca purtroppo da vicino il clero ed anche la gerarchia, la pedofilia, contro la quale Francesco sta conducendo una guerra dura. Come risulta anche dalle molte conversazioni che , da quando è Roma, Francesco ha intrapreso con un altro noto giornalista, Scalfari, laico, ma divenuto addirittura suo amico ed anche confidente.
E ci dicessero anche perchè verso alcuni pontefici siano stati tanto indulgenti, guarda caso quelli apprezzati soprattutto per la difesa, a qualunque costo, della dottrina (da Benedetto XVI a Paolo VI) - che anche Papa Francesco conduce - e con poca apertura verso il mondo, e verso l'uomo per il quale la dottrina è stata confezionata. Se non ci si mette nella prospettiva che vuole l'uomo e la sua salvezza al centro, la dottrina perde peso e significato.
In questa disputa si scontrano due diverse concezioni del ruolo del Papa di Roma: intransigente conservatore e difensore delle regole anche teologiche; o pastore misericordioso e caritatevole degli uomini affidati alle sue cure.
lunedì 3 luglio 2017
A Papa Francesco farebbe comodo un Raffaele Cantone con la tonaca
Papa Francesco nella sua opera di rinnovamento della Chiesa, dalla base ai vertici, si trova nella medesima situazione in cui in diversi casi, s'è trovata Virginia Raggi - absit iniuria verbis o, se si preferisce, si licet parva componere magnis - quando ha dovuto dimettere assessori, uno dopo l'altro, all'indomani della nomina, in un caso anche prima che la nomina avesse i suoi effetti giuridici, perché qualcuno, come Cantone o altri, gli aveva fatto notare che quell'assessore, appena nominato non aveva un passato proprio specchiato. E, perciò, era meglio mandarlo subito via prima che la magistratura tirasse fuori dai cassetti qualche faldone che lo riguardava.
Ora un magistrato in tonaca incaricato dell'anticorruzione, non figurerebbe male in Vaticano, dove Francesco ha dovuto licenziare il cardinale australiano Pell che egli aveva nominato ministro delle Finanze, nonostante le chiacchiere sulla presunta sua copertura a Sidney di preti pedofili. Lo ha rispedito in Australia perché si difenda da una accusa recente ancora più grave e cioè quella di aver molestato egli, molti anni fa, alcuni ragazzini nella sua diocesi.
Analogo provvedimento ha adottato anche contro il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, il card. Mueller per sospetto di reato simile Al suo posto ha messo un gesuita, l'arcivescovo Ladaria Ferrer, già nei dicasteri vaticani. Sul quale una recente inchiesta dell'Espresso ha rivelato che nel caso di un sacerdote pedofilo, don Gianni Trotta, nella diocesi di Lucera, egli si raccomandò, da Roma, perché il caso non fosse reso noto, per non recare scandalo fra i fedeli. E la storia è restata segreta fino a quando quel sacerdote non è stato inquisito anche dalla magistratura ordinaria e condannato per pedofilia, reiterata anche dopo la sua riduzione allo stato laicale, ma che avrebbero potuto essere evitata se non ci fosse stato dal dicastero vaticano preposto l'invito a non divulgare la notizia. Ed ora Francesco potrebbe essere costretto a licenziare anche il sostituto del card. Mueller.
Ecco perché consigliamo a Papa Francesco di dotarsi di un dicastero dell'anticorruzione al quale domandare notizie dettagliate e complete sulla fedina dei candidati ai vari dicasteri. La quale fedina se non è proprio immacolata, Papa Francesco farebbe bene a cambiare candidato. E i fatti di queste ultime settimane ci fanno capire quanto la pedofilia sia disgraziatamente diffusa nel clero.
Noi però vogliamo subito chiarire una circostanza importante relativa ai seminari, dove l'opinione pubblica, sull'onda di queste ultime notizie, potrebbe esser indotta a pensare che la pedofilia, da parte dei sacerdoti adulti( superiori e professori) nei confronti degli studenti giovani e giovanissimi, fosse abituale e diffusa.
Noi che in seminario abbiamo passato buona parte della nostra gioventù - avendovi fatto le medie, il ginnasio, il liceo e i primi anni di teologia - possiamo attestare in tutta sincerità, che durante quei lunghi anni non abbiamo mai avuto notizia di episodi di pedofilia, o anche semplici tentativi, nè a nostro danno né di nostri compagni di studio. Mai.
E' invece assai probabile, come starebbero a dimostrare i recenti fatti di cronaca, che tendenze omosessuali represse e nascoste accuratamente negli anni di studio, una volta ordinati sacerdoti, molti esponenti del clero le abbiano manifestate senza pudore, indirizzandole talvolta anche verso rapporti pedofili. Ma in tutti quegli anni in cui abbiamo studiato in diversi seminari, lo ribadiamo, non siamo mai venuti a conoscenza di nessun caso di omosessualità manifesta e praticata ed ancor meno di pedofilia.
Ora un magistrato in tonaca incaricato dell'anticorruzione, non figurerebbe male in Vaticano, dove Francesco ha dovuto licenziare il cardinale australiano Pell che egli aveva nominato ministro delle Finanze, nonostante le chiacchiere sulla presunta sua copertura a Sidney di preti pedofili. Lo ha rispedito in Australia perché si difenda da una accusa recente ancora più grave e cioè quella di aver molestato egli, molti anni fa, alcuni ragazzini nella sua diocesi.
Analogo provvedimento ha adottato anche contro il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, il card. Mueller per sospetto di reato simile Al suo posto ha messo un gesuita, l'arcivescovo Ladaria Ferrer, già nei dicasteri vaticani. Sul quale una recente inchiesta dell'Espresso ha rivelato che nel caso di un sacerdote pedofilo, don Gianni Trotta, nella diocesi di Lucera, egli si raccomandò, da Roma, perché il caso non fosse reso noto, per non recare scandalo fra i fedeli. E la storia è restata segreta fino a quando quel sacerdote non è stato inquisito anche dalla magistratura ordinaria e condannato per pedofilia, reiterata anche dopo la sua riduzione allo stato laicale, ma che avrebbero potuto essere evitata se non ci fosse stato dal dicastero vaticano preposto l'invito a non divulgare la notizia. Ed ora Francesco potrebbe essere costretto a licenziare anche il sostituto del card. Mueller.
Ecco perché consigliamo a Papa Francesco di dotarsi di un dicastero dell'anticorruzione al quale domandare notizie dettagliate e complete sulla fedina dei candidati ai vari dicasteri. La quale fedina se non è proprio immacolata, Papa Francesco farebbe bene a cambiare candidato. E i fatti di queste ultime settimane ci fanno capire quanto la pedofilia sia disgraziatamente diffusa nel clero.
Noi però vogliamo subito chiarire una circostanza importante relativa ai seminari, dove l'opinione pubblica, sull'onda di queste ultime notizie, potrebbe esser indotta a pensare che la pedofilia, da parte dei sacerdoti adulti( superiori e professori) nei confronti degli studenti giovani e giovanissimi, fosse abituale e diffusa.
Noi che in seminario abbiamo passato buona parte della nostra gioventù - avendovi fatto le medie, il ginnasio, il liceo e i primi anni di teologia - possiamo attestare in tutta sincerità, che durante quei lunghi anni non abbiamo mai avuto notizia di episodi di pedofilia, o anche semplici tentativi, nè a nostro danno né di nostri compagni di studio. Mai.
E' invece assai probabile, come starebbero a dimostrare i recenti fatti di cronaca, che tendenze omosessuali represse e nascoste accuratamente negli anni di studio, una volta ordinati sacerdoti, molti esponenti del clero le abbiano manifestate senza pudore, indirizzandole talvolta anche verso rapporti pedofili. Ma in tutti quegli anni in cui abbiamo studiato in diversi seminari, lo ribadiamo, non siamo mai venuti a conoscenza di nessun caso di omosessualità manifesta e praticata ed ancor meno di pedofilia.
domenica 28 maggio 2017
Papa Francesco dice che occorre creare lavoro e Donald Trump subito lo crea
Tutti a dargli addosso al povero Donald, quello che viaggia sempre con un nido di quaglie in testa, che gli americani hanno scelto come presidente. Vedrete, appena metterà il naso fuori dalle Mura vaticane, le belle parole del Papa -' che non dimenticherò mai', come ha dichiarato - se le scorderà, relegandole nell'album dei ricordi. E, invece, non solo non le ha dimenticate, ma le ha messe in pratica, almeno quei consigli, regole di vita, che Papa Francesco ha cercato di inculcargli, trovando terreno fertilissimo.
Ieri mattina il Papa, parlando agli operai dell'ILVA di Genova ha ribadito che la vera dignità per l'uomo si realizza con il 'lavoro per tutti' e non con il 'reddito per tutti'- come certe sirene, proprio dai mari liguri, vanno insinuando.
Non sono passate che pochissime ore dalle dichiarazioni del Papa, che Donald, come il più fervente dei cristiani le ha fatte sue, dalla base americana di Sigonella, che aveva scelto come pulpito per parlare al mondo, piuttosto che quello di quei quattro gatti riuniti, comodamente, al San Domenico di Taormina.
Sono il più fervente dei cristiani - anche cattolici - perchè al termine di questo viaggio nel vecchio continente e nei paesi arabi- ha detto con tono solenne e sottolineando le singole parole - porto in America nuovo lavoro per '100 miliardi circa di dollari', a seguito di una grande commessa dell'Arabia saudita per armamenti. Che importa, sempre di lavoro si tratta!
Il Papa gli aveva anche detto che nell'azione di governo tutti devono fare la loro parte. Pronto Trump che si è fatto giurare dai partners europei, riuniti a Bruxelles nell'Alleanza atlantica, che verseranno nella cassa comune il dovuto. Altrimenti - ha aggiunto, sempre a Bruxelles - come faccio a mettere in pratica l'impegno che ho assunto con il Papa di creare sempre più lavoro? Naturalmente anche qui si tratta di gonfiare le spese militari, facendole pagare proporzionalmente a tutti gli Stati aderenti, e non, come è accaduto sinora, lasciando sulle spalle dell'alleato USA, il peso maggiore.
Altri due o tre consigli - da quel che è trapelato- il Papa ha dato a Trump, l'uomo che viaggia sempre con il nido di quaglie in testa. Occorre lentezza e ponderazione nelle decisioni, gli ha detto.
Lui non ha potuto spiegare ai componenti il G7 durante le due giornate di Taormina, che quei ripetuti ritardi alle sedute comuni, erano dovute al supplemento di riflessione richiesto dalle importanti decisioni da assumere, secondo il consiglio di Francesco. Il quale, però, ha capito e lo ha assolto, a distanza, con i poteri che solo il Papa ha, da tutti i peccati precedenti, non confessati al Papa ma immaginabili facilmente, a cominciare da quello di essere stato rispettoso e accondiscendente in eccesso alle richieste delle donne, nel corso della sua vita.
Poi, appellandosi alla sapienza popolare, Papa Francesco gli ha detto di 'non andare con lo zoppo...', perchè potrebbe cominciare a zoppicare anche lui. E Trump, da Taormina, non ha aspettato un solo minuto, per rispedire in America, lontano, il marito della sua diletta Ivanka, sua figlia, perchè sospettato di affari illeciti. Trump non vuole avere al suo fianco uno che zoppica; non tanto - come gli ha detto il Papa - per non correre il pericolo di zoppicare anch'egli, ma perchè Trump, conoscendo il suo buon cuore, per non far pesare solo su suo genero l'handicap, potrebbe mettersi, per carità cristiana, a zoppicare anch'egli. Come si vede, Trump dei consigli del Papa segue non solo la lettera ma anche lo spirito.
E, infine, se qualcuno osa criticarti e tu sei nel giusto, non ti curare di lui, ma guarda e passa, gli ha consigliato in conclusione Francesco. E Trump, come si è vistosamente notato, nelle sedute di Taormina, mentre parlava Gentiloni e forse qualche altro leader mondiale, non volendo ascoltare sirene incantatrici che potevano portarlo sulla 'cattiva strada', non si è messo l'auricolare, che gli avrebbe fatto arrivare i vari messaggi diabolici (migranti,clima soprattutto) nell'unica lingua che lui conosce, la sua, mentre non consce quella di Gentiloni, e cioè l'italiano. Lingua che - sia detto per inciso - sua moglie, Melania conosce insieme ad altre cinque, Lei che è una cattolica osservante e poliglotta.
L'unico consiglio papale che Trump non sembra finora aver praticato è quello sull'ambiente e sul clima. Ma ha promesso che parlerà entro una settimana. E vedrete che la sua decisione sarà 'papale, papale'.
Ieri mattina il Papa, parlando agli operai dell'ILVA di Genova ha ribadito che la vera dignità per l'uomo si realizza con il 'lavoro per tutti' e non con il 'reddito per tutti'- come certe sirene, proprio dai mari liguri, vanno insinuando.
Non sono passate che pochissime ore dalle dichiarazioni del Papa, che Donald, come il più fervente dei cristiani le ha fatte sue, dalla base americana di Sigonella, che aveva scelto come pulpito per parlare al mondo, piuttosto che quello di quei quattro gatti riuniti, comodamente, al San Domenico di Taormina.
Sono il più fervente dei cristiani - anche cattolici - perchè al termine di questo viaggio nel vecchio continente e nei paesi arabi- ha detto con tono solenne e sottolineando le singole parole - porto in America nuovo lavoro per '100 miliardi circa di dollari', a seguito di una grande commessa dell'Arabia saudita per armamenti. Che importa, sempre di lavoro si tratta!
Il Papa gli aveva anche detto che nell'azione di governo tutti devono fare la loro parte. Pronto Trump che si è fatto giurare dai partners europei, riuniti a Bruxelles nell'Alleanza atlantica, che verseranno nella cassa comune il dovuto. Altrimenti - ha aggiunto, sempre a Bruxelles - come faccio a mettere in pratica l'impegno che ho assunto con il Papa di creare sempre più lavoro? Naturalmente anche qui si tratta di gonfiare le spese militari, facendole pagare proporzionalmente a tutti gli Stati aderenti, e non, come è accaduto sinora, lasciando sulle spalle dell'alleato USA, il peso maggiore.
Altri due o tre consigli - da quel che è trapelato- il Papa ha dato a Trump, l'uomo che viaggia sempre con il nido di quaglie in testa. Occorre lentezza e ponderazione nelle decisioni, gli ha detto.
Lui non ha potuto spiegare ai componenti il G7 durante le due giornate di Taormina, che quei ripetuti ritardi alle sedute comuni, erano dovute al supplemento di riflessione richiesto dalle importanti decisioni da assumere, secondo il consiglio di Francesco. Il quale, però, ha capito e lo ha assolto, a distanza, con i poteri che solo il Papa ha, da tutti i peccati precedenti, non confessati al Papa ma immaginabili facilmente, a cominciare da quello di essere stato rispettoso e accondiscendente in eccesso alle richieste delle donne, nel corso della sua vita.
Poi, appellandosi alla sapienza popolare, Papa Francesco gli ha detto di 'non andare con lo zoppo...', perchè potrebbe cominciare a zoppicare anche lui. E Trump, da Taormina, non ha aspettato un solo minuto, per rispedire in America, lontano, il marito della sua diletta Ivanka, sua figlia, perchè sospettato di affari illeciti. Trump non vuole avere al suo fianco uno che zoppica; non tanto - come gli ha detto il Papa - per non correre il pericolo di zoppicare anch'egli, ma perchè Trump, conoscendo il suo buon cuore, per non far pesare solo su suo genero l'handicap, potrebbe mettersi, per carità cristiana, a zoppicare anch'egli. Come si vede, Trump dei consigli del Papa segue non solo la lettera ma anche lo spirito.
E, infine, se qualcuno osa criticarti e tu sei nel giusto, non ti curare di lui, ma guarda e passa, gli ha consigliato in conclusione Francesco. E Trump, come si è vistosamente notato, nelle sedute di Taormina, mentre parlava Gentiloni e forse qualche altro leader mondiale, non volendo ascoltare sirene incantatrici che potevano portarlo sulla 'cattiva strada', non si è messo l'auricolare, che gli avrebbe fatto arrivare i vari messaggi diabolici (migranti,clima soprattutto) nell'unica lingua che lui conosce, la sua, mentre non consce quella di Gentiloni, e cioè l'italiano. Lingua che - sia detto per inciso - sua moglie, Melania conosce insieme ad altre cinque, Lei che è una cattolica osservante e poliglotta.
L'unico consiglio papale che Trump non sembra finora aver praticato è quello sull'ambiente e sul clima. Ma ha promesso che parlerà entro una settimana. E vedrete che la sua decisione sarà 'papale, papale'.
mercoledì 24 maggio 2017
Il presidente USA dal Papa. Trump: non dimenticherò ( mai) ciò che mi ha detto
L'unico commento trapelato dall'incontro in Vaticano, il primo fra il presidente Usa, Trump, e Papa Francesco, dopo che questi durante la campagna elettorale aveva bollato certe iniziative di Trump ( il muro da alzarsi fra USA e Messico, ad esempio), è stata quella frase di per sé senza molto valore , che però qualcosa potrebbe dirci sul presidente e la sua azione futura.
Alla viglia dell'incontro gli analisti parlavano di 'scontro' fra due personalità, fra due mondi, fra due diversissime concezioni di vita e di governo. Ma forse le cose, per merito soprattutto di Papa Francesco, che è l'uomo dei 'ponti' e non dei muri', si sono messe meglio del previsto. Nulla di eclatante, ma qualche piccolo passo sì. Forse.
C'è da aspettarsi, da quelle poche parole di commento, che Trump cambierà vita perché convertito dal Papa ai grandi tempi del sociale e dell' ambiente ai quali il presidente sembra abbastanza sordo? Vorrebbe dire pretendere troppo ed attendersi una conversione fulminante. Dunque no.
Il Papa potrebbe aver dato a Trump, indipendentemente dagli argomenti trattati, qualche massima di vita, e sicuramente non limitata strettamente al rapporto degli Usa con la grande comunità cattolica, alla quale appartiene anche sua moglie Melania. Sì, ma forse questo comporterebbe che Trump si misuri con la moralità non capitalistica, ogni volta che deve assumere qualche scelta importante? Non c'è da sperarci, anche perchè bastano pochi giorni, a dispetto del commento rispettoso perfino lusinghiero, e Trump si dimenticherà delle parole che ha sentito dal Papa.
E allora? Allora è difficile voler dispiegare il significato, il senso ed il valore di quell'affermazione, senza comunque svuotarla anche delle buone intenzioni, più che dai buoni propositi, dalle quali è scaturita.
Il Papa, all'uscita dal colloquio sembrava abbastanza teso, e solo dopo, quando l'incontro si è allargato alla famiglia di Trump, sul suo viso si è notato qualche sorriso ed un minimo di distensione.
Se nulla però possiamo attenderci come esitoconcreto del colloquio, c'è da augurarsi che Trump abbia preso le parole del Papa almeno come un buon consiglio, di persona non interessata per scopi e tornaconto personali, per il suo mandato presidenziale che, anche dopo la campagna elettorale e la sua elezione, non ha dato molti segni positivi, oltre la promessa di voler abbassare le tasse, in favore anche dei suoi amici ricchi, e che quindi niente ancora di buono porterà alla gran parte della popolazione, nella quale quelli di provenienza latino-ispana sono la maggioranza, che non appartiene alla ristretta cerchia dell'alta borghesia e degli industriali americani.
E allora quelle parole 'indimenticabili' per Trump, se proprio non rappresentano una sorta di elenco di accordi non scritti e neppure di impegni concreti, che siano almeno delle massime di vita, che seppur generiche, lo inducano a riflettere ogni volta che dovrà assumere decisioni importanti, come numerose lo attendono anche immediatamente.
Alla viglia dell'incontro gli analisti parlavano di 'scontro' fra due personalità, fra due mondi, fra due diversissime concezioni di vita e di governo. Ma forse le cose, per merito soprattutto di Papa Francesco, che è l'uomo dei 'ponti' e non dei muri', si sono messe meglio del previsto. Nulla di eclatante, ma qualche piccolo passo sì. Forse.
C'è da aspettarsi, da quelle poche parole di commento, che Trump cambierà vita perché convertito dal Papa ai grandi tempi del sociale e dell' ambiente ai quali il presidente sembra abbastanza sordo? Vorrebbe dire pretendere troppo ed attendersi una conversione fulminante. Dunque no.
Il Papa potrebbe aver dato a Trump, indipendentemente dagli argomenti trattati, qualche massima di vita, e sicuramente non limitata strettamente al rapporto degli Usa con la grande comunità cattolica, alla quale appartiene anche sua moglie Melania. Sì, ma forse questo comporterebbe che Trump si misuri con la moralità non capitalistica, ogni volta che deve assumere qualche scelta importante? Non c'è da sperarci, anche perchè bastano pochi giorni, a dispetto del commento rispettoso perfino lusinghiero, e Trump si dimenticherà delle parole che ha sentito dal Papa.
E allora? Allora è difficile voler dispiegare il significato, il senso ed il valore di quell'affermazione, senza comunque svuotarla anche delle buone intenzioni, più che dai buoni propositi, dalle quali è scaturita.
Il Papa, all'uscita dal colloquio sembrava abbastanza teso, e solo dopo, quando l'incontro si è allargato alla famiglia di Trump, sul suo viso si è notato qualche sorriso ed un minimo di distensione.
Se nulla però possiamo attenderci come esitoconcreto del colloquio, c'è da augurarsi che Trump abbia preso le parole del Papa almeno come un buon consiglio, di persona non interessata per scopi e tornaconto personali, per il suo mandato presidenziale che, anche dopo la campagna elettorale e la sua elezione, non ha dato molti segni positivi, oltre la promessa di voler abbassare le tasse, in favore anche dei suoi amici ricchi, e che quindi niente ancora di buono porterà alla gran parte della popolazione, nella quale quelli di provenienza latino-ispana sono la maggioranza, che non appartiene alla ristretta cerchia dell'alta borghesia e degli industriali americani.
E allora quelle parole 'indimenticabili' per Trump, se proprio non rappresentano una sorta di elenco di accordi non scritti e neppure di impegni concreti, che siano almeno delle massime di vita, che seppur generiche, lo inducano a riflettere ogni volta che dovrà assumere decisioni importanti, come numerose lo attendono anche immediatamente.
martedì 16 maggio 2017
Non c'è più religione e neanche mafia 'ndrangheta e camorra. E la Fraternita della Misericordia si mette in affari e si adopera per farle risorgere
A dispetto della dolcezza del nome 'C.A.R.A' , con cui si chiama un Centro di prima Accoglienza per Richiedenti Asilo in Italia, come è quello calabrese di Capo Rizzuto, con la classica retata di una potente cosca calabrese, ma anche di un esponente religioso e del dirigente di una cosiddetta 'Confraternita di Misericordia' (le società di mutuo soccorso e di carità l'Italia è piena, sorte nel nostro lontano passato, con lo scopo di recare aiuto ai bisognosi ed ai pellegrini) è emerso il grande giro di affari che sulla pelle dei migranti, facevano malavitosi, religiosi e personalità del cosiddetto terzo settore, il settore del volontariato, lucrando su contributi europei di una certa consistenza. Più di un centinaio di milioni di Euro in pochi anni, un terzo dei quali circa è finito nelle casse della malavita, il 10% dei trenta milioni direttamente nei conti del parroco di quel centro attraverso il capo della Confraternita della Misericordia, cosiddetta.
Tutti insieme, stretti da un patto di 'mutuo soccorso', per fottersi soldi, per fottere le istituzioni nazionali e comunitarie e per fottere anche e più di tutti i migranti, stipati in quel centro in condizioni davvero pietose dove venivano somministrati pasti che, ha detto il procuratore Gratteri, a capo dell'inchiesta e della retata, non si danno neanche ai maiali.
Questo malaffare è andato vanti per alcuni anni, senza che nessuno prima ne denunciasse l'esistenza. Nella medesima inchiesta il clan calabrese incriminato - che è poi quello che faceva affari più degli altri con la complicità del religioso e del 'volontario' - ha messo le mani anche altrove, attraverso una società di vigilanza: su una grande catena di distribuzione internazionale, LIDL, e perfino sul Tribunale di Milano. Dove, colmo dei colmi, la società di vigilanza privata che aveva vinto l'appalto, era riconducibile al clan mafioso. Quando la Boccassini l'ha scoperto s'è sentita naturalmente più rassicurata e protetta. Perché, a seguito del benché minimo incidente, il clan avrebbe potuto perdere l'appalto e non avere più quella postazione privilegiata di ascolto dei movimenti e delle inbchieste del tribunale milanese.
L'avevano detto che ormai mafia 'ndrangheta e camorra erano quasi scomparse, perchè sconfitte e debellate dallo Stato e dalle forze dell'ordine (l'inchiesta l'ha dimostrato!); che la Chiesa s'era votata al bene comune, sulla spinta del recente straordinario 'Giubileo della Misericordia' indetto da Papa Francesco (che sembra ormai l'ultimo ed unico esponente religioso che si appella e pratica la misericordia cristiana) e che noti esponenti del terzo settore, proseguendo nella loro missione caritatevole, considerata la scomparsa di mafia, 'ndrangheta e camorra, si adoperavano per aiutarle a risorgere.
Tutti insieme, stretti da un patto di 'mutuo soccorso', per fottersi soldi, per fottere le istituzioni nazionali e comunitarie e per fottere anche e più di tutti i migranti, stipati in quel centro in condizioni davvero pietose dove venivano somministrati pasti che, ha detto il procuratore Gratteri, a capo dell'inchiesta e della retata, non si danno neanche ai maiali.
Questo malaffare è andato vanti per alcuni anni, senza che nessuno prima ne denunciasse l'esistenza. Nella medesima inchiesta il clan calabrese incriminato - che è poi quello che faceva affari più degli altri con la complicità del religioso e del 'volontario' - ha messo le mani anche altrove, attraverso una società di vigilanza: su una grande catena di distribuzione internazionale, LIDL, e perfino sul Tribunale di Milano. Dove, colmo dei colmi, la società di vigilanza privata che aveva vinto l'appalto, era riconducibile al clan mafioso. Quando la Boccassini l'ha scoperto s'è sentita naturalmente più rassicurata e protetta. Perché, a seguito del benché minimo incidente, il clan avrebbe potuto perdere l'appalto e non avere più quella postazione privilegiata di ascolto dei movimenti e delle inbchieste del tribunale milanese.
L'avevano detto che ormai mafia 'ndrangheta e camorra erano quasi scomparse, perchè sconfitte e debellate dallo Stato e dalle forze dell'ordine (l'inchiesta l'ha dimostrato!); che la Chiesa s'era votata al bene comune, sulla spinta del recente straordinario 'Giubileo della Misericordia' indetto da Papa Francesco (che sembra ormai l'ultimo ed unico esponente religioso che si appella e pratica la misericordia cristiana) e che noti esponenti del terzo settore, proseguendo nella loro missione caritatevole, considerata la scomparsa di mafia, 'ndrangheta e camorra, si adoperavano per aiutarle a risorgere.
venerdì 17 marzo 2017
Svolta mistica di Giorgio Battistelli.
Battistelli, che in questi giorni sta dando interviste a tutti i giornali per spiegare che dopo l'attenzione al pianeta, riversata in CO2, ora si concentra su un altro tema scottante dei tempi presenti, quello della emigrazione e quindi sull'ACCOGLIENZA.
Fatto veramente nuovo ed imprevisto; una svolta non da poco nel percorso compositivo ed ideologico di Giorgio Battistelli in campo operistico. Il quale, dopo aver saccheggiato per anni il cinema più noto, rivolge lo sguardo, quale che sia la storia narrata, a fonti religiosa, attingendo per le sue due ultime opere materia - la prima Le figlie di Lot, prossimamente ad Hannover, la seconda Lazarus nel 2019 a Birmingham come ha rivelato all'ultima sua intervistatrice, Giuseppina Manin per il Corriere - nientemeno che dalla Bibbia, della quale evidentemente, a causa della sua presumibile conversione religiosa, legge quotidianamente qualche pagina, fino a trovarvi ispirazione per alimentare la sua fede e il suo catalogo d'opera.
Curioso poi l'accenno all'opera Lazarus, risorto senza volerlo, contro (?) la sua volontà. Che ha voluto dire? Ma come avrebbe potuto manifestarla detta volontà se era morto e defunto quando del suo decesso era giunta notizia a Gesù, suo amico, e in un epoca in cui non esisteva il cosiddetto 'testamento biologico' all'incontrario, e neppure lontanamente si ipotizzava la possibilità dell'ibernazione? Chissà cosa avrà voluto dire Battistelli .
Certo curiosità desta questa svolta, aperta - come lui stesso ha detto presentando Le figlie di Lot - dall'invito del Papa all'ascolto, proseguita con l'opera in procinto di essere rappresentata, e poi ancora con Lazarus, ancora da scrivere ma già annunciata. Quale la sua prossima tappa nel cammino di fede e purificazione, a beneficio di palcoscenico?
Fatto veramente nuovo ed imprevisto; una svolta non da poco nel percorso compositivo ed ideologico di Giorgio Battistelli in campo operistico. Il quale, dopo aver saccheggiato per anni il cinema più noto, rivolge lo sguardo, quale che sia la storia narrata, a fonti religiosa, attingendo per le sue due ultime opere materia - la prima Le figlie di Lot, prossimamente ad Hannover, la seconda Lazarus nel 2019 a Birmingham come ha rivelato all'ultima sua intervistatrice, Giuseppina Manin per il Corriere - nientemeno che dalla Bibbia, della quale evidentemente, a causa della sua presumibile conversione religiosa, legge quotidianamente qualche pagina, fino a trovarvi ispirazione per alimentare la sua fede e il suo catalogo d'opera.
Curioso poi l'accenno all'opera Lazarus, risorto senza volerlo, contro (?) la sua volontà. Che ha voluto dire? Ma come avrebbe potuto manifestarla detta volontà se era morto e defunto quando del suo decesso era giunta notizia a Gesù, suo amico, e in un epoca in cui non esisteva il cosiddetto 'testamento biologico' all'incontrario, e neppure lontanamente si ipotizzava la possibilità dell'ibernazione? Chissà cosa avrà voluto dire Battistelli .
Certo curiosità desta questa svolta, aperta - come lui stesso ha detto presentando Le figlie di Lot - dall'invito del Papa all'ascolto, proseguita con l'opera in procinto di essere rappresentata, e poi ancora con Lazarus, ancora da scrivere ma già annunciata. Quale la sua prossima tappa nel cammino di fede e purificazione, a beneficio di palcoscenico?
domenica 5 marzo 2017
Papa Francesco, perché non dice una parola chiara anche sulla musica nella liturgia?
A 50 anni dalla
dichiarazione del Vaticano II, sulla musica sacra e liturgica,
Musicam Sacram, PAPA BERGOGLIO interviene sull'argomento.
Si è svolto a Roma, nei
giorni scorsi, un convegno, organizzato dal card. Ravasi,
cinquant'anni dopo la dichiarazione del Vaticano II, Musicam Sacram,
che diede l'avvio alla riforma liturgica, musica compresa, ed insieme
ad una vera e propria 'anarchia', da parte del clero e dei fedeli, in
nome di una maggiore comprensione e partecipazione dei fedeli al
rito.
Chi cinquant'anni fa seguì
quelle vicende, sa bene quali strappi si ebbero all'interno della
commissione voluta dal pontefice per 'riordinare' la liturgia e
preparare il documento finale avallato dai padri conciliari. Bugnini, vescovo e poi nunzio in Iran dove finì in
circostanze misteriose, massone a detta di tutti, che la presiedeva, fu il vero
padre della cosiddetta riforma liturgica conciliare; della
Commissione faceva parte anche una nostra conoscenza, P. Jean Claire
di Solesmes, gregorianista di fama mondiale e nostro carissimo amico.
In quei mesi, a seguito della varie sessioni plenarie, della
commissione, p. Claire – che ci inviò una foto della commissione
per indicarci quale volto avesse quel 'diavolo' con la tonaca' ,
Bugnini appunto, non mancò più volte di lamentarsi della sua opera
di distruzione, rivolta anche al canto gregoriano. A mala pena, forse per miracolo, da
quella commissione uscì un prezioso libro di gregoriano il 'Kyriale
simplex', accreditato dalla riforma liturgica 'di Bugnini' in nome
della sua 'semplicità' che, per fortuna, recuperò una bella fetta del
repertorio gregoriano più antico, riservato soprattutto
all'assemblea dei fedeli.
Per il resto, lingue
nazionali, nella celebrazione della messa, e canti ' come piace'.
Cioè di ogni genere, il più delle volte brutti, con testi
inappropriati, quando non banali traduzioni dall'originale latino malamente applicato, a melodie sillabiche gregoriane. Un bel pasticcio. Ci fu chi reagì ignorando
la riforma conciliare anche negli aspetti che, teologicamente,
avevano qualche fondamento. Il risultato complessivo fu una 'babele'
di lingue e di musiche, queste ultime accompagnate da qualunque
strumento venisse in mente a chiunque di far entrare nella liturgia. Due soli esempi: la Messa 'beat', o la Misa 'criolla', fra i più originali.
Molti, giustamente si
chiesero dove fosse finito il grande patrimonio liturgico della
Chiesa cattolica, e quello musicale in particolare, che nei primi
tempi venne addirittura bandito. Miglior sorte toccò alle
testimonianza pittoriche del passato, forse per la difficoltà di
staccarle dai muri o perchè non si aveva nient'altro con cui
sostituirle o coprirle. Ma forse nel caso dell'arte visiva esisteva
una sensibilità laica, mutuata dalla chiesa, che non avrebbe
permesso uno scempio simile a quello perpetrato nei confronti della
musica.
Con il passare degli anni
le cose non sono migliorate. Si è notata solo una contrapposizione
fra liturgia con ogni sorta di abusi e liturgia all'antica. Ambedue
tollerate dalla chiesa ufficiale e dai papi, i quali – stando agli
ultimi - non è che avessero una sensibilità spiccata nei confronti
della musica.
Penderecki, che conosceva molto bene l'allora
arcivescovo di Cracovia divenuto poi Giovanni Paolo II, ci confidava
che le predilezioni in fatto di musica del futuro papa non andavano
oltre i cori e canti di montagna. Alcune sue decisioni ( nel caso di
padre Baroffio o di Mons Bartolucci) l'hanno poi confermato.
Diverso sarebbe il
discorso su Benedetto XVI, qualora la sua passione per la musica,
compagna di vita assieme alla preghiera ed alla riflessione
teologica, non si fosse fermata a semplici dichiarazioni di
principio sulla bellezza e sull'arte, incarnazioni della
Verità, Dio.
Papa Bergoglio,
certamente angosciato da ben altri pensieri, specie in questi ultimi
anni, aveva cominciato il pontificato con una mossa sbagliata, quando
si rifiutò di partecipare, nell'Aula PaoloVI, al concerto
dell'Orchestra sinfonica della Rai che eseguiva la Sinfonia n. 9
di Beethoven. Non si trattava certamente di celebrazione liturgica ma
la diceva lunga sugli effettivi interessi del Papa nei confronti
della musica, da tutti misurati pari a zero.
Lui si fece giustificare
con la visita ad un prelato ammalato in ospedale, ma poi spiegò, con
più verità, che lui dei concerti non voleva saperne, perché lui
non era un principe, come quelli per i quali i compositori nella
storia avevano scritto grandi capolavori. Insomma lui non aveva tempo
per simili 'passatempi', mentre lo avrebbe trovato, il tempo
necessario - oltre un'ora - per incontrare squadre di calciatori ed
altre cose.
Ora, a chiusura del
convegno romano, al quale hanno partecipato anche due compositori
dalla carriera illustre, assolutamente estranei e forse anche
disinteressati all'argomento, come Giorgio Battistelli ( che aveva
già partecipato ad un convegno di tema analogo, organizzato dalla
Sagra Musicale Umbra, a Perugia, qualche anno fa, e presieduto dal
card. Ravasi) e Michele Dall'Ongaro, sovrintendente di S. Cecilia,
semplicemente per i loro attuali incarichi, ricevendo i convegnisti
è tornato sull'argomento.
Il Papa che ha detto,
questo ci interessa. Le sue dichiarazioni assomigliano a quel che
fanno i portatori di statue durante le processioni in alcune parti
del nostro paese: si muovono facendo due passi avanti ed uno
indietro, restando quasi sempre allo stesso punto o muovendosi come
una tartaruga azzoppata. Per dirla con espressione più banale: una
botta al cerchio ed uno alla botte, per lasciare le cose come stanno.
Papa Bergoglio invita
tutti alla moderazione, a non uscire dal seminato, evitando “
mediocrità, superficialità e banalità, ' a scapito della
bellezza e intensità delle celebrazioni liturgiche'; consiglia
al clero di prepararsi anche musicalmente, onde guidare le scelte
delle loro celebrazioni liturgiche, ' puntando anche sulla
formazione estetica e musicale sia del clero e dei religiosi sia dei
laici impegnati nella vita pastorale', avendo di mira anche '
l'incontro con la modernità', perché ' l'introduzione delle
lingue parlate nella liturgia ha sollecitato tanti problemi di
linguaggi, di forme e di generi musicali', però poi subito dopo
aggiunge che occorre ' salvaguardare e valorizzare il ricco e
multiforme patrimonio ereditato dal passato, utilizzandolo con
equilibrio nel presente, ed evitando il rischio di una visione
nostalgica o archeologica'. Punto e a capo. Due passi avanti ed
uno indietro, per lasciare tutto come prima, fermandosi ai discorsi
ed alle dichiarazioni di principio.
Ah, se papa Francesco
mostrasse anche in questo campo, marginale ma non tanto nella sua
pastorale, un briciolo di quella determinazione che mette
continuamente in molti altri campi della sua difficile azione a capo
della Chiesa!
martedì 14 febbraio 2017
Se Mentana sì, perchè Cruciani, no? A La 7, Bianco e Nero
L'altro giorno abbiamo ripreso Mentana che solitamente sa quello che dice ed anche come dirlo - perfino linguisticamente - perché aveva confuso l'italiano con il latino, o viceversa, mischiandoli e commettendo un errore che qualunque dizionario bolla come tale, quando aveva usato, a braccio, l'espressone DI SUA SPONTE. Qualunque dizionario spiega che quell'espressione è derivata dal latino, anche se sembrerebbe italianizzata, e già da sola, senza la preposizione italiana (di), significa quello che in italiano tradurremmo: DI SUA SPONTANEA VOLONTA' , o più sinteticamente ed anche più elegantemente, SPONTANEAMENTE. Mentana ha fatto ammenda, indirettamente, perchè all'indomani dello scivolone linguistico, se ne è uscito con un altro latinorum ' PAULO MAJORA CANAMUS', questa volta corretto.
Ieri sera, ascoltando 'Bianco e Nero' la nuova trasmissione de La7, s'è ascoltata una giornalista, la Cruciami, cadere nello stesso errore, o tranello, linguistico di Mentana, quando dichiarandosi sorella di un sacerdote in odore (puzza) di pedoflilia, ha cercato di entrare proditoriamente in un istituto nel quale tali malati - di una malattia che è un grave reato, materia del codice penale sia ecclesiastico che civile - vengono curati; senza troppo clamore, come la Chiesa voleva prima dell'avvento di papa Francesco e come forse continua a fare nonostante papa Francesco. Ebbene la Cruciani, che comodamente seduta ad una scrivania, davanti ad un apparecchio con viva voce ma con sottotitoli chiarificatori, faceva in tutta tranquillità, la finta intervista, se ne è uscita, pure lei, con la stessa espressione di Mentana, Di SUA SPONTE. Inutile ripetere anche a Lei la stessa lezione di italiano/latino, però una sfogliatina di dizionario gliela consigliamo vivamente.
Ieri sera, ascoltando 'Bianco e Nero' la nuova trasmissione de La7, s'è ascoltata una giornalista, la Cruciami, cadere nello stesso errore, o tranello, linguistico di Mentana, quando dichiarandosi sorella di un sacerdote in odore (puzza) di pedoflilia, ha cercato di entrare proditoriamente in un istituto nel quale tali malati - di una malattia che è un grave reato, materia del codice penale sia ecclesiastico che civile - vengono curati; senza troppo clamore, come la Chiesa voleva prima dell'avvento di papa Francesco e come forse continua a fare nonostante papa Francesco. Ebbene la Cruciani, che comodamente seduta ad una scrivania, davanti ad un apparecchio con viva voce ma con sottotitoli chiarificatori, faceva in tutta tranquillità, la finta intervista, se ne è uscita, pure lei, con la stessa espressione di Mentana, Di SUA SPONTE. Inutile ripetere anche a Lei la stessa lezione di italiano/latino, però una sfogliatina di dizionario gliela consigliamo vivamente.
sabato 12 novembre 2016
RAGGI di follia che investono anche GRILLO
Oggi i giornali sono pieni di invettive contro la Raggi che sta lì immobile senza assumere mai decisioni, e, nello stesso tempo, delle sue più recenti inattese e folli e balzane decisioni, ancora solo proposte, che forse era meglio evitare.
L'assessore Berdini rispolvera l'idea della Funivia alla Magliana, e la Raggi quella della Formula E (Macchine da corsa elettriche) all'EUR, per i vantaggi dell'indotto ma soprattutto perchè non inquinano, dice la Raggi. Mamma mia che sensibilità ecologista! Naturalmente è tutto solo in mente Raggi, tutto da vedere, per ora si tratta di un insano pensier dal sen sfuggito. Proprio così, di concreto non c'è nulla .
Anche sull'altro fronte scottante di questi giorni, quello del restauro, della riapertura e del progetto artistico del Teatro Valle (sul quale Emilia Costantini del Corriere sta facendo una campagna battente giornliera), l'assessore alla Ri-Crescita culturale, Bergamo, mena come la sua sindaca il can per l'aia, nello stesso tempo in cui dichiara essere la riapertura dello storico teatro una priorità. Ci vogliono ancora mesi prima di definire ogni cosa e fare il bando per l'affidamento dei lavori; nel frattempo, il tetaro, chiuso da due anni, va sempre più in malora.
Ma l'uscita più esilarante l'ha fatta Grillo che forse in un museo non ci è mai più entrato dagli anni della scuola e dunque non ne conosce neanche l'ubicazione che ha invitato Papa Francesco a pagare al Comune di Roma l'affitto per i Musei Vaticani. A digiuno anche della più elementare geografia politica nazionale, nons a che i Musei Vaticani, opere custodite e sede inclusa, sono nello Stato della Città del Vaticano , ed esclusiva sua proprietà. Poi, spernacchiato, si è corretto, ma non per dire una cosa sensata, che avrebbe potuto anche dire.
E cioè che i Musei vaticani rendono allo Stato italiano quanto nessun altro museo italiano, per l'indotto procurato dal flusso giornaliero di visitatori. Senza che in cambio domandino nulla allo Stato italiano. Il quale non riesce ad imparare neanche quando il buon esempio è a portata di mano.
Infatti, proprio oggi, combinazione, il Corriere ( a firma Paolo Conti) presenta un volume in uscita, con la prefzione di Paolucci che dei Musei è il direttore, che racconta la cura con cui i capolavori vengono custoditi: con una manutenzione GIORNALIERA che evita ai Musei Vaticani interventi a posteriori per sanare i danni che la mancata manutenzione preventiva e giornaliera altrove - diciamo: nel resto d'Italia - procura.
Ecco per questo doppio favore - indotto e cura dei capolavori - Grillo avrebbe dovuto ringraziare il Vaticano, correggendo quella sua gaffe da analfabeta.
L'assessore Berdini rispolvera l'idea della Funivia alla Magliana, e la Raggi quella della Formula E (Macchine da corsa elettriche) all'EUR, per i vantaggi dell'indotto ma soprattutto perchè non inquinano, dice la Raggi. Mamma mia che sensibilità ecologista! Naturalmente è tutto solo in mente Raggi, tutto da vedere, per ora si tratta di un insano pensier dal sen sfuggito. Proprio così, di concreto non c'è nulla .
Anche sull'altro fronte scottante di questi giorni, quello del restauro, della riapertura e del progetto artistico del Teatro Valle (sul quale Emilia Costantini del Corriere sta facendo una campagna battente giornliera), l'assessore alla Ri-Crescita culturale, Bergamo, mena come la sua sindaca il can per l'aia, nello stesso tempo in cui dichiara essere la riapertura dello storico teatro una priorità. Ci vogliono ancora mesi prima di definire ogni cosa e fare il bando per l'affidamento dei lavori; nel frattempo, il tetaro, chiuso da due anni, va sempre più in malora.
Ma l'uscita più esilarante l'ha fatta Grillo che forse in un museo non ci è mai più entrato dagli anni della scuola e dunque non ne conosce neanche l'ubicazione che ha invitato Papa Francesco a pagare al Comune di Roma l'affitto per i Musei Vaticani. A digiuno anche della più elementare geografia politica nazionale, nons a che i Musei Vaticani, opere custodite e sede inclusa, sono nello Stato della Città del Vaticano , ed esclusiva sua proprietà. Poi, spernacchiato, si è corretto, ma non per dire una cosa sensata, che avrebbe potuto anche dire.
E cioè che i Musei vaticani rendono allo Stato italiano quanto nessun altro museo italiano, per l'indotto procurato dal flusso giornaliero di visitatori. Senza che in cambio domandino nulla allo Stato italiano. Il quale non riesce ad imparare neanche quando il buon esempio è a portata di mano.
Infatti, proprio oggi, combinazione, il Corriere ( a firma Paolo Conti) presenta un volume in uscita, con la prefzione di Paolucci che dei Musei è il direttore, che racconta la cura con cui i capolavori vengono custoditi: con una manutenzione GIORNALIERA che evita ai Musei Vaticani interventi a posteriori per sanare i danni che la mancata manutenzione preventiva e giornaliera altrove - diciamo: nel resto d'Italia - procura.
Ecco per questo doppio favore - indotto e cura dei capolavori - Grillo avrebbe dovuto ringraziare il Vaticano, correggendo quella sua gaffe da analfabeta.
mercoledì 3 febbraio 2016
Padre Pio, anzi la sua salma, arriva a Roma, scortata ed accolta come un capo di Stato
Per i sostenitori della traslazione, seppure momentanea, di Padre Pio, per la prima volta a Roma, vorrebbe essere una sorta di riparazione per le incomprensioni verso il cappuccino da parte della chiesa romana, quando era in vita. Ce ne era proprio bisogno? La storia ha già indicato da che parte stava la ragione e il torto, e il torto stava dalla parte della gerarchia che ha dovuto fare marcia indietro su tutto il fronte, quando l'ha elevato agli onori degli altari. Dunque la traslazione, se aveva questo scopo, l'ha mancato, perchè la riparazione è stata anticipata dalla canonizzazione del frate.
La traslazione l'ha voluta Papa Francesco che di Padre Pio è devoto? Anche questa motivazione non convince del tutto, perchè il Papa - ora è proprio il caso di dire al pontefice quel che molti hanno detto a Marino quando è andato a Filadelfia per incontrare il Papa che abitava a poco più di un chilometro dal Campidoglio - se proprio voleva pregare davanti alla salma di padre Pio, poteva andare a San Giovanni Rotondo, e fare qual viaggio in ogni momento, con costi ridottissimi e senza alcun dispoegamento di forze.
C'è chi, infine, pensa - e noi siamo fra questi - che la traslazione serve a dare una smossa al pigro svolgersi del Giubileo della misericordia. E anche chi non solo lo pensa ma ne è convinto, noi compresi.
E poi il dispiegamento di forze; la 'no fly zone' sulla Puglia al momento della partenza della salma; la scorta armata che impiegherà complessivamente diverse centinaia di agenti, e la doppia urna per evitare scossoni al corpo imbalsamato del frate... che dire, oltre che sembra una messinscena perfino macabra che forse neanche al burbero frate sarebbe piaciuta.
La traslazione l'ha voluta Papa Francesco che di Padre Pio è devoto? Anche questa motivazione non convince del tutto, perchè il Papa - ora è proprio il caso di dire al pontefice quel che molti hanno detto a Marino quando è andato a Filadelfia per incontrare il Papa che abitava a poco più di un chilometro dal Campidoglio - se proprio voleva pregare davanti alla salma di padre Pio, poteva andare a San Giovanni Rotondo, e fare qual viaggio in ogni momento, con costi ridottissimi e senza alcun dispoegamento di forze.
C'è chi, infine, pensa - e noi siamo fra questi - che la traslazione serve a dare una smossa al pigro svolgersi del Giubileo della misericordia. E anche chi non solo lo pensa ma ne è convinto, noi compresi.
E poi il dispiegamento di forze; la 'no fly zone' sulla Puglia al momento della partenza della salma; la scorta armata che impiegherà complessivamente diverse centinaia di agenti, e la doppia urna per evitare scossoni al corpo imbalsamato del frate... che dire, oltre che sembra una messinscena perfino macabra che forse neanche al burbero frate sarebbe piaciuta.
venerdì 11 dicembre 2015
La comunicazione al tempo del Giubileo. Anche Travaglio le spara grosse.
'Il fatto quotidiano' come tutti gli altri giornali, anzi peggio. L'altro ieri, in prima pagina, un titolo con foto, in tutta evidenza, diceva Olmi: "Questo Giubileo è un film sbagliato". 'Il regista curò l'Anno santo del 2000'. Il titolo rimandava a pag. 9 dove si leggeva l'intervista al noto regista, firmata da Carlo Tecce. E cosa si leggeva? Che Olmi elogiava Wim Wenders, chiamato a girare il 'film' dell'apertura della Porta santa in san Pietro, martedì 8 dicembre. Un film analogo a quello che lui, Olmi, era stato incaricato di girare nel precedente Giubileo del 2000. Nulla da dire secondo Olmi, salvo un piccolo neo: quella folla di giornalisti e fotografi alle spalle di Papa Francesco, mentre fa il suo ingresso nella Basilica, dopo aver sospinto i battenti, duri ad aprirsi, della Porta santa. Commovente invece l'incontro dei due Papi e promosso a pieni voti tutto il resto. Bravo Wenders! Questo in sintesi. Ma allora dov'è il 'film sbagliato' del titolo? Travaglio, deve darsi una calmata. Se l'etichetta posta su un prodotto non lo definisce con esattezza, come nel nostro caso, al prossimo giro di acquisti quel prodotto verrà lasciato negli scaffali - in edicola, nel caso del quotidiano.
Ma cominciano a circolare altre informazioni, alcune inesatte; mentre altre sembrano essere taciute appositamente, mentre non dovrebbero.
Le prime riferiscono di un ordine dato da chi sovrintendente alla sicurezza a lasciar passare più pellegrini (e, di conseguenza, ad accelerare i controlli) perché la folla di Piazza san Pietro, meno folta del solito, rischia di dare l'informazione preventiva che questo Giubileo, in fatto di pellegrini calati a Roma, sarà un flop. Attenti, la sicurezza in questo momento è molto più importante della piazza piena solo a metà.
E poi ci sono notizie che i giornali non danno senza che se ne comprenda la ragione. Ci ha pensato a rimediarvi, la tv dell'intrattenimento. I barboni, o clochard, accampati in centro e in luoghi comunque visibili, taluni anche con le proprie roulotte o macchine da rottamare, sono stati trasferiti, di forza, in periferia. Il giornalista chiede ad uno di essi, fatto venire in studio, se l'operazione è stata dettata da ragioni di sicurezza. No, risponde più d'una volta il clochard al giornalista duro a capire: no, ci hanno detto che dovevamo sloggiare per non far vedere ai pellegrini che verranno a Roma, questo 'indecente' spettacolo, e che sarebbero tornati ai loro precedenti rifugi di fortuna, a Giubileo terminato. Che poi sarebbe lo spettacolo di chi non ha un tetto sotto il quale rifugiarsi, un letto nel quale dormire, un pasto caldo ogni giorno.
Ma allora? Quel Papa Francesco che parla di un Giubileo che deve servire per andare incontro ai poveri, e che fa costruire bagni sotto il colonnato per offrire un pò di ristoro a chi vive sotto qualunque portico, protetto da cartoni, all'aperto e non può mai lavarsi, è lo stesso Papa Francesco che chiude gli occhi su una simile disumana 'deportazione', per non far toccare con mano ai pellegrini il fenomeno della povertà? Papa Francesco, faccia sentire la sua voce, altrimenti la sua tacita complicità fa gridare vendetta.
Ma cominciano a circolare altre informazioni, alcune inesatte; mentre altre sembrano essere taciute appositamente, mentre non dovrebbero.
Le prime riferiscono di un ordine dato da chi sovrintendente alla sicurezza a lasciar passare più pellegrini (e, di conseguenza, ad accelerare i controlli) perché la folla di Piazza san Pietro, meno folta del solito, rischia di dare l'informazione preventiva che questo Giubileo, in fatto di pellegrini calati a Roma, sarà un flop. Attenti, la sicurezza in questo momento è molto più importante della piazza piena solo a metà.
E poi ci sono notizie che i giornali non danno senza che se ne comprenda la ragione. Ci ha pensato a rimediarvi, la tv dell'intrattenimento. I barboni, o clochard, accampati in centro e in luoghi comunque visibili, taluni anche con le proprie roulotte o macchine da rottamare, sono stati trasferiti, di forza, in periferia. Il giornalista chiede ad uno di essi, fatto venire in studio, se l'operazione è stata dettata da ragioni di sicurezza. No, risponde più d'una volta il clochard al giornalista duro a capire: no, ci hanno detto che dovevamo sloggiare per non far vedere ai pellegrini che verranno a Roma, questo 'indecente' spettacolo, e che sarebbero tornati ai loro precedenti rifugi di fortuna, a Giubileo terminato. Che poi sarebbe lo spettacolo di chi non ha un tetto sotto il quale rifugiarsi, un letto nel quale dormire, un pasto caldo ogni giorno.
Ma allora? Quel Papa Francesco che parla di un Giubileo che deve servire per andare incontro ai poveri, e che fa costruire bagni sotto il colonnato per offrire un pò di ristoro a chi vive sotto qualunque portico, protetto da cartoni, all'aperto e non può mai lavarsi, è lo stesso Papa Francesco che chiude gli occhi su una simile disumana 'deportazione', per non far toccare con mano ai pellegrini il fenomeno della povertà? Papa Francesco, faccia sentire la sua voce, altrimenti la sua tacita complicità fa gridare vendetta.
venerdì 27 novembre 2015
SEGRETISSIMO. Il governo Renzi sta pensando di trasferire la Capitale da Roma a Firenze.
E non sarebbe la prima volta che Firenze si trova ad essere la capitale dello Stato italiano. Roma non regge più al gran traffico che il Governo Renzi ha impresso alla Capitale e che ha intasato soprattutto la tratta Firenze -Roma. E Roma? A Roma basta essere stata la capitale dell'Impero romano, la capitale d'Italia per oltre un secolo e mezzo, la capitale dello Stato pontificio per secoli e la Capitale della cristianità dagli inizi del Cristianesimo. Primati questi che nessuna decisione, trasferimento o spoliazione di titolo potrà strapparle.
La ragione del recente intasamento romano è dovuta alla calata di fiorentini e toscani nella Capitale chiamativi dal premier Renzi, e dalla indisponibilità di alloggi adeguati per i neoromani, essendo quasi tutti requisiti da potenti e miserabili, gli uni per i palazzi di Propaganda Fide, ai quali ovviamente avrebbero aspirato gli emigranti fiorentini, gli altri per quei tuguri mal messi del Comune.
A Roma non ci sono più case, e per fermare il traffico fra Firenze e Roma, meglio trasferire direttamente la Capitale a Firenze. Ma sono davvero tanti i fiorentini emigrati a Roma, per chiamata diretta del premier? Molti di più di quelli che si conoscono e che sono quelli messi da Renzi ai vertici delle istituzioni o a capo di importanti società. E che comunque sono già tanti.
Si va dalla capa dei vigili chiamata a dirigere il traffico di carte e decreti a Palazzo Chigi, all'ingegnere che aveva curato la privatizzazione di quei venti tram che scarrozzano i turisti a Firenze, che ora dirigerà il traffico ferroviario in Italia, e, forte dell'esperienza della privatizzazione tramviaria fiorentina, guiderà lo sbarco in borsa delle Ferrovie italiane. Per non parlare della Rai invasa da fiorentini ecc...ecc...
Tutti d'accordo per tale trasferimento che ora i ministri Padoan e Boschi stanno studiando fin nei minimi particolari ( la decisione nel prossimo consiglio dei ministri, prima di Natale), tranne uno: Papa Francesco che del trasferimento anche del Vaticano a Firenze non vuole sentir parlare.
Intanto Renzi d'accordo con il suo scudiero violinista, Nardella, sta predisponendo la sua città ad accogliere gli emigranti di ritorno (tutti i fiorentini ) e gli emigranti romani, per lo meno per i lavori più umili - ce ne sarà bisogno, od anche per quelli provvederanno altri fiorentini e toscani. Maledetti?
La prima decisione assunta dall'amministrazione comunale fiorentina, in vista di tale prossimo trasferimento è il cambio di destinazione di Palazzo Vecchio che sarà sede del Governo, ma anche e prima ancora il cambio di nome di tale storico palazzo, che da 'Palazzo vecchio', si chiamerà 'Palazzo nuovo'.
E per tutta la schiera di questuanti che ogni giorno fanno la fila per bussare alle porte del potere? Firenze in questo s'è già attrezzata. Ha una disponibilità alberghiera, in proporzione, superiore a Roma, come ha potuto dimostrare al mondo intero in questi giorni, quando ha ospitato gli invitati ad un matrimonio faraonico fra indiani che a casa hanno miseria che si taglia a pezzi e poi vogliono anche gli elefanti per la passeggiata nuziale lungo le strade che costeggiano l'Arno. Gli ospiti solo di questo matrimonio hanno occupato ben 600 stanze, senza che il normale traffico di turisti avesse a soffrirne.
E siamo certi che se avessero pagato il richiesto o preteso, Nardella, e Renzi interpellato , avrebbero acconsentito alla passeggiata con l'elefante. Come hanno acconsentito a che il matrimonio venisse celebrato in una storica piazza della città, dove sono stati impiantati per l'occasione dei gazebo, per la modica cifra di 50.000 Euro ( il matrimonio ai poveri indiani costerà la bellezza di 20 milioni di Euro) ed hanno fatto scorrazzare per la città cortei di super ricchi vestiti nelle fogge più strane, talune assai simili a quelle che il sindaco di Varese ha proibito con una stupida ordinanza nel perimetro del suo Comune.
La ragione del recente intasamento romano è dovuta alla calata di fiorentini e toscani nella Capitale chiamativi dal premier Renzi, e dalla indisponibilità di alloggi adeguati per i neoromani, essendo quasi tutti requisiti da potenti e miserabili, gli uni per i palazzi di Propaganda Fide, ai quali ovviamente avrebbero aspirato gli emigranti fiorentini, gli altri per quei tuguri mal messi del Comune.
A Roma non ci sono più case, e per fermare il traffico fra Firenze e Roma, meglio trasferire direttamente la Capitale a Firenze. Ma sono davvero tanti i fiorentini emigrati a Roma, per chiamata diretta del premier? Molti di più di quelli che si conoscono e che sono quelli messi da Renzi ai vertici delle istituzioni o a capo di importanti società. E che comunque sono già tanti.
Si va dalla capa dei vigili chiamata a dirigere il traffico di carte e decreti a Palazzo Chigi, all'ingegnere che aveva curato la privatizzazione di quei venti tram che scarrozzano i turisti a Firenze, che ora dirigerà il traffico ferroviario in Italia, e, forte dell'esperienza della privatizzazione tramviaria fiorentina, guiderà lo sbarco in borsa delle Ferrovie italiane. Per non parlare della Rai invasa da fiorentini ecc...ecc...
Tutti d'accordo per tale trasferimento che ora i ministri Padoan e Boschi stanno studiando fin nei minimi particolari ( la decisione nel prossimo consiglio dei ministri, prima di Natale), tranne uno: Papa Francesco che del trasferimento anche del Vaticano a Firenze non vuole sentir parlare.
Intanto Renzi d'accordo con il suo scudiero violinista, Nardella, sta predisponendo la sua città ad accogliere gli emigranti di ritorno (tutti i fiorentini ) e gli emigranti romani, per lo meno per i lavori più umili - ce ne sarà bisogno, od anche per quelli provvederanno altri fiorentini e toscani. Maledetti?
La prima decisione assunta dall'amministrazione comunale fiorentina, in vista di tale prossimo trasferimento è il cambio di destinazione di Palazzo Vecchio che sarà sede del Governo, ma anche e prima ancora il cambio di nome di tale storico palazzo, che da 'Palazzo vecchio', si chiamerà 'Palazzo nuovo'.
E per tutta la schiera di questuanti che ogni giorno fanno la fila per bussare alle porte del potere? Firenze in questo s'è già attrezzata. Ha una disponibilità alberghiera, in proporzione, superiore a Roma, come ha potuto dimostrare al mondo intero in questi giorni, quando ha ospitato gli invitati ad un matrimonio faraonico fra indiani che a casa hanno miseria che si taglia a pezzi e poi vogliono anche gli elefanti per la passeggiata nuziale lungo le strade che costeggiano l'Arno. Gli ospiti solo di questo matrimonio hanno occupato ben 600 stanze, senza che il normale traffico di turisti avesse a soffrirne.
E siamo certi che se avessero pagato il richiesto o preteso, Nardella, e Renzi interpellato , avrebbero acconsentito alla passeggiata con l'elefante. Come hanno acconsentito a che il matrimonio venisse celebrato in una storica piazza della città, dove sono stati impiantati per l'occasione dei gazebo, per la modica cifra di 50.000 Euro ( il matrimonio ai poveri indiani costerà la bellezza di 20 milioni di Euro) ed hanno fatto scorrazzare per la città cortei di super ricchi vestiti nelle fogge più strane, talune assai simili a quelle che il sindaco di Varese ha proibito con una stupida ordinanza nel perimetro del suo Comune.
venerdì 13 novembre 2015
L'abate vescovo ( Montecassino) mascalzone, e le assemblee dei dipendenti nei musei. Letto sulla stampa
Sempre così in Italia, dove purtroppo domina ed è incardinato il malaffare. Bastare scoprire una qualunque pentola, per sentirvi un puzzo asfissiante: imbrogli, frodi commerciali, ladrocinii. E il malaffare sembra non risparmiare neanche la Chiesa che Francesco vorrebbe 'dei poveri e per i poveri' mentre deve combattere ancora duramente la 'sua' chiesa, una chiesa di 'principi che vivono da gran signori' sulle spalle, o alla faccia del cosiddetto 'popolo di dio'. L'esempio del famigerato attico del card. Bertone non è che un esempio schifoso. Io fossi Bertone, e non lo sono, quell'attico lo utilizzerei per...
Alla recente pubblicazione di due libri su 'satana che insidia anche la Chiesa', facendo molti proseliti, s'è accompagnato in questi giorni la rivelazione del caso del farabutto ex abate dell'abbazia di Montecassino, faro di civiltà divenuto tana di un lupo senza scrupoli. Raccontata ai giovani la sua vita areligiosa, ci sentiremmo dire, e non senza ragione, nella lingua senza reticenze e senza pudore tipica dei giovani: l'abate 'deve morire'.
Questo mascalzone s'è rubato i soldi dell'8x1000, per comprare case, fare viaggi nei paesi 'del sesso' ( benchè non sia ancora emersa la ragione 'sociale' dei suoi viaggi in Brasile) e 'della droga' ( già segnalato dalla polizia per uso di sostanze stupefacenti. Un abate, pensate! e poi viaggi a Londra con cene a base di ostriche e champagne. Insomma un maiale. Lo diciamo a ragion veduta e non intendiamo insultarlo. Un farabutto tenuto in palmo di mano dalle gerarchie, prima che le sue disavventure venissero rivelate e l'abate costretto ad andare all'inferno su questa terra, perché laureatosi in medicina si era convertito al sacerdozio, monacale. Gli hanno fatto fare, per questa ragione, una carriera fulminante, anche per mostrare come le pecorelle smarrite quando tornano nell'ovile sono fulgidi esempi da imitare. Bell'esempio!
Dopo il caso del monsignore che avrebbe fornito informazioni riservate sui conti vaticani e della sua segretaria tuttofare, disinvolta nell'azione perché voleva raggiungere il traguardo che si era prefisso e senza attendere molto, la Chauoqui ( come diavolo si scrive), Francesco farebbe bene a seguire il consiglio che gli viene da molte parti.Stia attento, ogni volta che si sceglie dei collaborati li passi ai raggi x e se viene fuori qualche macchia li cacci a calci nel sedere, per non trovarsi di nuovo in simili imbarazzanti situazioni.
Nel settore della regolamentazione dei musei e delle aree archeologiche equiparate con l'ultima legge di Renzi e Franceschini, ai servizi di pubblica utilità e perciò sottoposti a regole strettissime in fatto di scioperi e assemblee sindacali, va registrata , ieri, l'ennesima assemblea sindacale che potrebbe aver creato problemi ai turisti che ogni giorno vengono a visitare il Foro romano ed il Colosseo. All'indomani della nuova legge. Sembra una beffa l' intensificarsi di assemblee e scioperi del personale, a danno di turisti e visitatori.
Alla recente pubblicazione di due libri su 'satana che insidia anche la Chiesa', facendo molti proseliti, s'è accompagnato in questi giorni la rivelazione del caso del farabutto ex abate dell'abbazia di Montecassino, faro di civiltà divenuto tana di un lupo senza scrupoli. Raccontata ai giovani la sua vita areligiosa, ci sentiremmo dire, e non senza ragione, nella lingua senza reticenze e senza pudore tipica dei giovani: l'abate 'deve morire'.
Questo mascalzone s'è rubato i soldi dell'8x1000, per comprare case, fare viaggi nei paesi 'del sesso' ( benchè non sia ancora emersa la ragione 'sociale' dei suoi viaggi in Brasile) e 'della droga' ( già segnalato dalla polizia per uso di sostanze stupefacenti. Un abate, pensate! e poi viaggi a Londra con cene a base di ostriche e champagne. Insomma un maiale. Lo diciamo a ragion veduta e non intendiamo insultarlo. Un farabutto tenuto in palmo di mano dalle gerarchie, prima che le sue disavventure venissero rivelate e l'abate costretto ad andare all'inferno su questa terra, perché laureatosi in medicina si era convertito al sacerdozio, monacale. Gli hanno fatto fare, per questa ragione, una carriera fulminante, anche per mostrare come le pecorelle smarrite quando tornano nell'ovile sono fulgidi esempi da imitare. Bell'esempio!
Dopo il caso del monsignore che avrebbe fornito informazioni riservate sui conti vaticani e della sua segretaria tuttofare, disinvolta nell'azione perché voleva raggiungere il traguardo che si era prefisso e senza attendere molto, la Chauoqui ( come diavolo si scrive), Francesco farebbe bene a seguire il consiglio che gli viene da molte parti.Stia attento, ogni volta che si sceglie dei collaborati li passi ai raggi x e se viene fuori qualche macchia li cacci a calci nel sedere, per non trovarsi di nuovo in simili imbarazzanti situazioni.
Nel settore della regolamentazione dei musei e delle aree archeologiche equiparate con l'ultima legge di Renzi e Franceschini, ai servizi di pubblica utilità e perciò sottoposti a regole strettissime in fatto di scioperi e assemblee sindacali, va registrata , ieri, l'ennesima assemblea sindacale che potrebbe aver creato problemi ai turisti che ogni giorno vengono a visitare il Foro romano ed il Colosseo. All'indomani della nuova legge. Sembra una beffa l' intensificarsi di assemblee e scioperi del personale, a danno di turisti e visitatori.
giovedì 5 novembre 2015
Consigli a Papa Francesco: controlli chi si mette in casa
Ciò che emerge dalle cronache vaticane di questi giorni è che i nuovi assunti, nell'era di Francesco, somigliano ai residenti dalle passate gestioni. Insomma come può Papa Francesco o chi per lui non essersi informato BENE prima di assumere qualcuno cui affidare la cassa? Quel monsignore piccolo piccolo che, indispettito per una promozione non ricevuta, si vendica, non l'ha esaminato bene prima di assumerlo. E quella giovane signora, con tanta voglia di far carriera, figlia di un egiziano e di una calabrese, dal nome quasi impossibile da scrivere, CHAOUQUI, sposata con un perito informatico, che potrebbe aver sfruttato la sua posizione per agi personali, economici e di carriera, anche fuori dal Vaticano, assunta a tempo di record forse per dimostrare che la Chiesa è donna meritava forse maggiore attenzione.
Certo, specie ora che si sa che anche la Procura di Terni indaga la signora e suo marito, e che sempre la signora per anni, anche dopo la morte di una sua zia handicappata, ha usato per entrare e circolare a Roma, in zone a traffico limitato, il contrassegno della zia, defunta; e che ha reiterato l'illecito anche quando, dopo la morte della zia, cambiando macchina ha richiesto ancora il permesso di circolazione, il Vaticano non può stare a guardare, deve assumere decisioni anche dolorose ma necessarie, perchè parliamo di ladruncole/i di polli, ai quali il Vaticano affida , in qualche modo, la gestione della cassa.
Vallini, vicario del Papa, lancia il suo anatema su Roma che è governata da gente incompetente e di nessuna moralità.
Cardinale, di grazia, provveda a risanare anche il Vaticano. Faccia pulizia di tanti sacerdoti e prelati, ed anche dei laici cooptati dall'amministrazione della Chiesa, che non hanno nulla da invidiare ai politici incompetenti, amanti degli agi, quando non anche disonesti e ladruncoli.
Già, il Vaticano non è fuori dal mondo, non sta su Marte. Allora un pò più di attenzione, come viene consigliato dallo stesso Vaticano alla società civile nel momento in cui si scelgono i candidati a governare il paese.
Certo, specie ora che si sa che anche la Procura di Terni indaga la signora e suo marito, e che sempre la signora per anni, anche dopo la morte di una sua zia handicappata, ha usato per entrare e circolare a Roma, in zone a traffico limitato, il contrassegno della zia, defunta; e che ha reiterato l'illecito anche quando, dopo la morte della zia, cambiando macchina ha richiesto ancora il permesso di circolazione, il Vaticano non può stare a guardare, deve assumere decisioni anche dolorose ma necessarie, perchè parliamo di ladruncole/i di polli, ai quali il Vaticano affida , in qualche modo, la gestione della cassa.
Vallini, vicario del Papa, lancia il suo anatema su Roma che è governata da gente incompetente e di nessuna moralità.
Cardinale, di grazia, provveda a risanare anche il Vaticano. Faccia pulizia di tanti sacerdoti e prelati, ed anche dei laici cooptati dall'amministrazione della Chiesa, che non hanno nulla da invidiare ai politici incompetenti, amanti degli agi, quando non anche disonesti e ladruncoli.
Già, il Vaticano non è fuori dal mondo, non sta su Marte. Allora un pò più di attenzione, come viene consigliato dallo stesso Vaticano alla società civile nel momento in cui si scelgono i candidati a governare il paese.
Card. Bertone, cambi casa, faccia come papa Francesco
Il card. Bertone, estromesso da papa Francesco dalla segreteria di Stato vaticana; quello del mega appartamento di lusso con annesso superiore mega terrazzo; quello che ha riempito il Vaticano di salesiani, a cominciare dalla cappella Sistina (intesa come cappella musicale) e l'Ospedale Bambino Gesù di genovesi, si è oggi discolpato, dalle pagine del Corriere della Sera, delle accuse che gli sono state mosse in questi giorni, prima di ogni altra quella relativa all'appartamento principesco in cui abita in Vaticano, assegntogli beninteso dal governatorato, i cui lavori di ristrutturazione sarebbero costati quanto un appartamento (300.000 pagati da lui e 250.000 dalla Fondazione Bambino Gesù del suo amico Profiti, genovese, del quale il nosocomio infantile si è sbarazzato, appena il suo protettore, Bertone, è caduto in disgrazia). Lui l'ha pagato quei lavori con 'i risparmi di una vita'. Continua a non capire, e con lui molti altri prelati che non hanno ancora capito che il vento nella chiesa di Francesco è cambiato. E non solo lui. Pensiamo - sempre a proposito degli appartamenti di lusso - ad altri cardinali come Sandri, o come Filoni: quest'ultimo abita un principesco appartamento al Gianicolo, lui che è prefetto di Propaganda Fide, del dicastero cioè che amministra i beni della Chiesa, compresi tutti quegli appartamenti che, prima di lui, il card. Sepe aveva affittato ad amici e amici degli amici, i cui proventi dovrebbero servire per la diffusione della fede. L'elenco dei prelati che abitano case principesche è lungo, e i giornali l'hanno più volte reso noto, ancor prima dei due libri che in queste ore stanno uscendo nei quali si fanno i conti in tasca alle sacre tasche vaticane.
Noi non siamo nè Bertone, nè Sandri e neanche Filoni, ma se fossimo Bertone, Sandri e Filoni, sapremmo il da farsi: lasceremmo immediatamente quelle dimore che stridono fortemente con l'immagine di una chiesa che si rivolge ai poveri, agli ultimi della terra.
Toglieremmo dal collo quelle catene d'oro, talvolta anche pacchiane, con il crocifisso, che sta lì a dir loro ogni momento: vergognatevi! e lasceremmo a casa anche gli anelli preziosi che fanno da pendant nell'abbigliamento aureo dei prelati della Chiesa.
Chi abbraccia il sacerdozio, nella Chiesa, deve rinunciare a tutti gli agi che la società concede ai cittadini operosi, nel caso in cui abbiano fatto fortuna. Il grado di appartenenza alla Chiesa e la posizione nella gerarchia di qualsiasi prelato, non si misura, come fuori dalla Chiesa, dalla fortuna che uno s'è costruito e dagli agi conseguenti che in quel caso uno si può pagare, bensì dal suo distacco da tutto ciò che è terreno e dal servizio reso ai più poveri.
Perciò alla vergogna, dovrebbe seguire il cambio di vita, l'abbandono degli agi, o addirittura lo scomparire per fare vita ritirata, nel silenzio e nella preghiera, lontani dal mondo, per espiare la colpa di non aver capito il proprio ruolo nella chiesa e il comportamento che ne discende.
E se non fanno questo, nessuna giustificazione tiene per mantenere le loro posizioni, semplicemente VERGOGNOSE.
Noi non siamo nè Bertone, nè Sandri e neanche Filoni, ma se fossimo Bertone, Sandri e Filoni, sapremmo il da farsi: lasceremmo immediatamente quelle dimore che stridono fortemente con l'immagine di una chiesa che si rivolge ai poveri, agli ultimi della terra.
Toglieremmo dal collo quelle catene d'oro, talvolta anche pacchiane, con il crocifisso, che sta lì a dir loro ogni momento: vergognatevi! e lasceremmo a casa anche gli anelli preziosi che fanno da pendant nell'abbigliamento aureo dei prelati della Chiesa.
Chi abbraccia il sacerdozio, nella Chiesa, deve rinunciare a tutti gli agi che la società concede ai cittadini operosi, nel caso in cui abbiano fatto fortuna. Il grado di appartenenza alla Chiesa e la posizione nella gerarchia di qualsiasi prelato, non si misura, come fuori dalla Chiesa, dalla fortuna che uno s'è costruito e dagli agi conseguenti che in quel caso uno si può pagare, bensì dal suo distacco da tutto ciò che è terreno e dal servizio reso ai più poveri.
Perciò alla vergogna, dovrebbe seguire il cambio di vita, l'abbandono degli agi, o addirittura lo scomparire per fare vita ritirata, nel silenzio e nella preghiera, lontani dal mondo, per espiare la colpa di non aver capito il proprio ruolo nella chiesa e il comportamento che ne discende.
E se non fanno questo, nessuna giustificazione tiene per mantenere le loro posizioni, semplicemente VERGOGNOSE.
giovedì 29 ottobre 2015
Ignazio Marino sprint. Alla fine ha messo il turbo.
Il sindaco di Roma, uscente, ha messo il turbo. Quello che non ha fatto, nè ha voluto e saputo fare ma che poteva fare, nei due anni di governo della città, vuole farlo negli ultimi giorni, nelle utlime ore, rischiando di creare ancora problemi come non fossero sufficienti quelli creati alla città, e tenendo tutti sulla corda sulle sue vere o presunte dimissioni che ad ogni istante minaccia di ritirare.
Contro il parere del Ministero del suo amico Franceschini. che però è sposato con la sua, del sindaco, nemica Di Biase, la quale zitta zitta, ha preso una posizione dura sull'argomento che preme tanto al sindaco uscente, questi oggi porterà in giunta la pedonalizzazione completa dei Fori, comprendendovi anche la via 'dell'Impero', cioè Via dei fori imperiali.
Marino insiste, lasciando un boccone avvelenato alla città. Perchè quasi sicuramente, se riuscirà a farlo votare dalla giunta - ma che esiste ancor una giunta se vice sindaco, Causi, assessore alla mobilità, Esposito, e assessore ai lavori pubblici, Pucci, si sono manifestamente sfilati e qualcun altro latita, come Sabella ? - sarà, immediatamente dopo contestato, trattandosi di materia che va sotto una doppia responsabilità, comunale e statale.
Perchè corre tanto solo nelle ultime ore del suo mandato, mentre invece, nel caso ad esempio degli scandali agostani, se l'è presa comoda non riducendo neanche di un minuto la sua vacanza americana?
Se non si fosse addormentato, per non vedere i mali della città, per due interi anni, forse oggi Roma non sarebbe ridotta nello stato pietoso in cui si trova in molti, quasi tutti, i settori.
Dobbiamo tenercelo Marino solo perché ha scoperchiato la pattumiera di 'Mafia capitale'? Che , ad essere precisi, non è stato lui a scoperchiare bensì il procuratore Pignatone?
Lui è convinto che lo si vuole dimissionario per la faccenda degli scontrini, dimostrando di non capire come precaria ed indifendibile sia la sua posizione, ma non per gli scontrini. Ciò che tentano di fargli capire tutti ( ieri sera, in casa di Causi, ci hanno provato per l'ennesima volta, sia Causi che Orfini a fargli capire che la sua corsa in bicicletta è terminata, ma lui non solo non vede, ma finge anche di non sentire e capire), è che non ha più la fiducia dei cittadini che l'hanno votato, e che tutti quelli che l'hanno votato, ignari della sua competenza e capacità amministrativa, non possono essere rappresentati da quei duemila sostenitori che gli hanno chiesto in piazza di restare ( si sa da chi era composto quello sparuto drappello di sostentitori? si è verificato se c'erano infiltrati che pur di recare ulteriori danni al PD si sono finti estimatori del sindaco per il quale, negli ultimi tempi, a moltissimi è venuto il sospetto che abbia bisogno di cure mediche, quanto meno di sostengo psicologico?).
Come non bastasse, per domani, venerdì 30 ottobre , ha convocato una conferenza stampa a Musica per Roma - la convocazione l'ha fatta Aurelio Regina, uno dei suoi, presidente dell'ex CDA riconfermato da Marino, appunto - per presentare il nuovo CDA, sul quale pure la sua totale inefficienza ha fatto cadere un altro macigno, quello della nomina dell'amministratore delegato che, secondo gli esperti, non lui ma il consiglio di amministrazione avrebbe dovuto nominare. Lui se ne è partito in vacanza, il giorno in cui aveva da tempo prenotato il biglietto, se ne è fottuto di nominare il CDA ed ha creato altri pasticci, ben noti. Ora non si pone il problema che altri ne potrebbero derivare da questa ulteriore decisione dell'ultimo minuto?
E poi il 1 novembre, chissà con quale faccia, ma con la fascia a tracolla, andrà a salutare il Papa in visita al Verano, per la commemorazione dei defunti, che nel calendario liturgico ricorre all'indomani.
Marino, per la città di Roma, per il prossimo Giubileo, ma anche per se stesso, è meglio che vada via a riposarsi. Si prenda ora una meritata vacanza, anche lunga.
Contro il parere del Ministero del suo amico Franceschini. che però è sposato con la sua, del sindaco, nemica Di Biase, la quale zitta zitta, ha preso una posizione dura sull'argomento che preme tanto al sindaco uscente, questi oggi porterà in giunta la pedonalizzazione completa dei Fori, comprendendovi anche la via 'dell'Impero', cioè Via dei fori imperiali.
Marino insiste, lasciando un boccone avvelenato alla città. Perchè quasi sicuramente, se riuscirà a farlo votare dalla giunta - ma che esiste ancor una giunta se vice sindaco, Causi, assessore alla mobilità, Esposito, e assessore ai lavori pubblici, Pucci, si sono manifestamente sfilati e qualcun altro latita, come Sabella ? - sarà, immediatamente dopo contestato, trattandosi di materia che va sotto una doppia responsabilità, comunale e statale.
Perchè corre tanto solo nelle ultime ore del suo mandato, mentre invece, nel caso ad esempio degli scandali agostani, se l'è presa comoda non riducendo neanche di un minuto la sua vacanza americana?
Se non si fosse addormentato, per non vedere i mali della città, per due interi anni, forse oggi Roma non sarebbe ridotta nello stato pietoso in cui si trova in molti, quasi tutti, i settori.
Dobbiamo tenercelo Marino solo perché ha scoperchiato la pattumiera di 'Mafia capitale'? Che , ad essere precisi, non è stato lui a scoperchiare bensì il procuratore Pignatone?
Lui è convinto che lo si vuole dimissionario per la faccenda degli scontrini, dimostrando di non capire come precaria ed indifendibile sia la sua posizione, ma non per gli scontrini. Ciò che tentano di fargli capire tutti ( ieri sera, in casa di Causi, ci hanno provato per l'ennesima volta, sia Causi che Orfini a fargli capire che la sua corsa in bicicletta è terminata, ma lui non solo non vede, ma finge anche di non sentire e capire), è che non ha più la fiducia dei cittadini che l'hanno votato, e che tutti quelli che l'hanno votato, ignari della sua competenza e capacità amministrativa, non possono essere rappresentati da quei duemila sostenitori che gli hanno chiesto in piazza di restare ( si sa da chi era composto quello sparuto drappello di sostentitori? si è verificato se c'erano infiltrati che pur di recare ulteriori danni al PD si sono finti estimatori del sindaco per il quale, negli ultimi tempi, a moltissimi è venuto il sospetto che abbia bisogno di cure mediche, quanto meno di sostengo psicologico?).
Come non bastasse, per domani, venerdì 30 ottobre , ha convocato una conferenza stampa a Musica per Roma - la convocazione l'ha fatta Aurelio Regina, uno dei suoi, presidente dell'ex CDA riconfermato da Marino, appunto - per presentare il nuovo CDA, sul quale pure la sua totale inefficienza ha fatto cadere un altro macigno, quello della nomina dell'amministratore delegato che, secondo gli esperti, non lui ma il consiglio di amministrazione avrebbe dovuto nominare. Lui se ne è partito in vacanza, il giorno in cui aveva da tempo prenotato il biglietto, se ne è fottuto di nominare il CDA ed ha creato altri pasticci, ben noti. Ora non si pone il problema che altri ne potrebbero derivare da questa ulteriore decisione dell'ultimo minuto?
E poi il 1 novembre, chissà con quale faccia, ma con la fascia a tracolla, andrà a salutare il Papa in visita al Verano, per la commemorazione dei defunti, che nel calendario liturgico ricorre all'indomani.
Marino, per la città di Roma, per il prossimo Giubileo, ma anche per se stesso, è meglio che vada via a riposarsi. Si prenda ora una meritata vacanza, anche lunga.
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