Nel documentario presentato in questi giorni a Venezia su Nino Rota, interviene - ho letto - anche Rita Pavone che con il musicista ebbe una sola volta contatto, quando registrò la canzoni per 'Il giornalino di Gian Burrasca', miniserie tv firmata da Lina Wertmuller, andata in onda a cavallo fra il 1964 e 1965, fra cui la popolarissima Viva la pappa...
Non ho visto il documentario e quindi non so cosa abbia detto la cantante di Nino Rota. Ma posso raccontare un episodio che riguarda proprio Rita Pavone e quell'incontro.
Ero a Stazione Termini in partenza per le vacanze nella Puglia natia. Probabilmente era l'estate del 1965, ed io avevo vent'anni, e studiavo ancora a Viterbo. Incontrai Nino Rota che conoscevo da tempo - la musica ci aveva fatti incontrare e conoscere all'Abbazia benedettina di Noci, dove il Conservatorio di Bari aveva organizzato dei Corsi di perfezionamento in Canto Gregoriano che frequentai - in compagnia di Domenico De Paoli, noto musicologo e suo amico.
Ci sedemmo nello stesso scompartimento, affollatissimo - c'erano anche ragazzi. Nino Rota, sconosciuto ai più, tirò fuori dal suo borsone, che non abbandonava mai, fogli pentagrammati e si mise al lavoro. I ragazzi che gli sedevano di fronte erano incuriositi, dal signore che scriveva musica e così cominciò una chiacchierata.
Naturalmente quando seppero che era l'autore delle musiche per Gian Burrasca, brillarono i loro occhi per la meraviglia, erano di fronte ad un musicista popolarissimo.
Il discorso cadde naturalmente anche su Rita Pavone, popolarissima, certamente più popolare di Nino Rota. Il quale disse chiaramente - ricordo le parole una per una - che aveva dovuto lavorare molto per insegnarle quelle musiche e che lei 'stonava'. Sì, letteralmente: STONAVA.
Fine del racconto. Il viaggio continuò; Lasciammo tutti Rota lavorare, forse ci dicemmo altre cose; poi io scesi a Trinitapoli, Rota proseguì per Bari.
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