E' accaduto che per far innamorare i bambini dell'arte si sia avuta un' idea. Quella cioè di far trascorrere loro 'Una notte al Museo', nel caso specifico il palazzo Ducale di Venezia. Dove sono arrivati all'orario di chiusura con i loro sacchi a pelo e pigiamini, accompagnati dai loro genitori con i quali avrebbero condiviso l'esperienza.
Naturalmente hanno dormito fra capolavori straordinari, l'indomani sono stati svegliati di buon ora riprendendo la via di casa. Meravigliati e soddisfatti.
Dopo quella notte ameranno di più l'arte? Secondo gli organizzatori, sì. Purtroppo è questa una pia illusione, una notte la museo non può far nascere nei bambini l'amore per l'arte, semmai accenderla per un attimo (una notte), tenendola viva anche quando saranno cresciuti.
E' proprio questo l'equivoco. Ma allora perchè l'hanno fatto? Perchè di 'Una notte la Museo' i giornali - come volevasi dimostrare - parlano. Mentre di una abitudine all'arte, frequentandola con una certa regolarità per tenerla viva, e non necessariamente di notte (anche perché da grandi, salvo che non si chiamino Vittorio Sgarbi, non potranno farsi aprire musei e visitarli di notte), con guida opportuna, nessun giornale parlerebbe.
Naturalmente per questo esperimento sono stati chiesti e concessi i necessari permessi alle autorità competenti.
Ma non è la prima volta, hanno fatto sapere per l'occasione i giornali, perché a Milano, molti anni fa, fu tentato lo stesso esperimento per volontà di Daverio, il quale manifesta entusiasmo anche per l'esperimento bis veneziano.
E poi non più tardi di qualche mese fa - ne abbiamo scritto anche su questo blog - l'esperimento fu tentato anche a Palermo, con 'Una notte all'Opera', facendo dormire in teatro un gruppo di bambini, per far loro scoprire la magia dell'opera. Una notte per tanto scopo?
L'amore per l'arte come per l'opera, o la musica in generale, si costruisce ogni giorno durante tutta l'età scolare, avvicinando i ragazzi all'arte ed alla musica, in questo secondo caso, anzi praticandola. Tutte cose normali, lunghe, faticose, senza azioni eclatanti, ma le uniche efficaci. Di cui però i giornali non parlano perché NORMALI.
'Una notte al Museo' si può ripetere, pagando 80 Euro a coppia (madre o padre e figlio).
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lunedì 17 ottobre 2016
venerdì 28 agosto 2015
Attenti alla foto (Corriere). Senti chi parla ( Santanchè)
Ieri all'ennesima intervista legata alla venuta a Milano dei rappresentanti del Sistema di Abreu, nato in Venezuela, ma che mirava a segnalare una iniziativa del quotidiano milanese ( che ha ospitato il direttore Dudamel, in redazione per porgli domande) era allegata una foto, gigante, di Dudamel che dirigeva. Dalla didascalia si apprendeva che stava dirigendo l'Orchestra 'Simon Bolivar' del Venezuela, orchestra che notoriamente è fatta di strumentisti giovani, mentre quelli che si vedevano nella foto giovani davvero non erano. Si trattava quasi sicuramente dell'Orchestra di Los Angeles oggi affidata a Dudamel. Gli unici a non saperlo erano i redattori del Corriere, benché l'intervista ed anche i pezzoni usciti nei giorni precedenti sottolineavano il fatto che il 'Sistema' di Abreu era rivolto ai giovani, ai quali voleva dare un futuro anche attraverso la musica.
Sempre ieri ad un dibattito televisivo ( La7) sui migranti, l'ennesimo a seguito dell'ennesimo affondamento ed elenco di morti, hanno invitato anche la pitonessa Santanchè, che quasi sicuramente in tv è più presente che in Parlamento, sempre agghindata di tutto punto, con una decina di braccialetti al polso, collegata dalla sua capanna di legno in Versilia, dove passa le vacanze, due cuori in una capanna, con il suo compagno attuale, il direttore del Giornale ( al quale per una decina d'anni abbiamo collaborato anche noi), pure egli intervistato nei giorni scorsi dalla medesima capanna.
La Santanchè si infervora quando sente parlare di migranti - che non sono disgraziati in fuga da guerre e fame, ma clandestini e terroristi - e parte nella difesa stantia dei poveri italiani - anziani, giovani, e senzalavoro - per i quali lei si è sempre battuta - così ripete ogni volta - e si batterà sempre, contro questo governo che ai migranti dà soldi che nega agli italiani indigenti. La somma che il Ministero degli interni dà ai migranti regolari, residenti in Italia è di 30-35 Euro circa, giornalieri.
La Santanchè non ci ha visto più ed è sbottata: gli italiani sono stanchi di mantenere questi clandestini terroristi. Le ha risposto per le rime Daverio. Ma non sono - ha detto - gli stessi italiani che mantengono al Parlamento e nelle Regioni e nei Comuni migliaia e migliaia di politici e non a 30-35 Euro al giorno? E mantengono anche la stessa Santanché che, si sa, fa l'imprenditrice ( cura anche la pubblicità del quotidiano diretto dal suo compagno) ma alla quale evidentemente quel lavoro non basta e perciò si fa mantenere a 15.000 Euro al mese dagli Italiani, per sedere in Parlamento e fare casino in tv?
Sempre ieri ad un dibattito televisivo ( La7) sui migranti, l'ennesimo a seguito dell'ennesimo affondamento ed elenco di morti, hanno invitato anche la pitonessa Santanchè, che quasi sicuramente in tv è più presente che in Parlamento, sempre agghindata di tutto punto, con una decina di braccialetti al polso, collegata dalla sua capanna di legno in Versilia, dove passa le vacanze, due cuori in una capanna, con il suo compagno attuale, il direttore del Giornale ( al quale per una decina d'anni abbiamo collaborato anche noi), pure egli intervistato nei giorni scorsi dalla medesima capanna.
La Santanchè si infervora quando sente parlare di migranti - che non sono disgraziati in fuga da guerre e fame, ma clandestini e terroristi - e parte nella difesa stantia dei poveri italiani - anziani, giovani, e senzalavoro - per i quali lei si è sempre battuta - così ripete ogni volta - e si batterà sempre, contro questo governo che ai migranti dà soldi che nega agli italiani indigenti. La somma che il Ministero degli interni dà ai migranti regolari, residenti in Italia è di 30-35 Euro circa, giornalieri.
La Santanchè non ci ha visto più ed è sbottata: gli italiani sono stanchi di mantenere questi clandestini terroristi. Le ha risposto per le rime Daverio. Ma non sono - ha detto - gli stessi italiani che mantengono al Parlamento e nelle Regioni e nei Comuni migliaia e migliaia di politici e non a 30-35 Euro al giorno? E mantengono anche la stessa Santanché che, si sa, fa l'imprenditrice ( cura anche la pubblicità del quotidiano diretto dal suo compagno) ma alla quale evidentemente quel lavoro non basta e perciò si fa mantenere a 15.000 Euro al mese dagli Italiani, per sedere in Parlamento e fare casino in tv?
martedì 9 settembre 2014
Anna Mazzone ( Radio3Mondo) non si impegna anche nella salvaguardia della lingua italiana,come fa, invece, per il Colosseo. Restauro, non restaurazione
Ieri Anna Mazzone, ai microfoni degli approfondimenti' di Radio3Mondo, la trasmissione di metà mattina di Radio3Rai, ha dato una lezione di snobistica sciatteria e disprezzo dell'uso della lingua italiana, mentre andava discorrendo con Philippe Daverio della salvaguardia dei nostri tesori storici ed archeologici. Interrogatolo sulla compatibilità fra pubblico e privato nella loro gestione e sulla presenza di sponsor nel restauro di importanti beni storici ed archeologici, ha detto testualmente :"delle scarpe Tod's per la RESTAURAZIONE del Colosseo". Anche se si vuole passare sopra il tono spregiativo con cui ha citato lo 'scarparo' Della Valle senza il cui consistente contributo il Colosseo sarebbe andato in rovina, non si può accettare che una conduttrice radiofonica - giornalista, pretenderebbe l'interessata - disprezzi a tal punto la lingua nella quale deve sapersi esprimere, da usare 'RESTAURAZIONE' al posto di 'RESTAURO'. Perchè avanti di questo passo potrebbe usare 'CONSERVA' al posto di 'CONSERVAZIONE', e magari anche 'MANUTENGOLO' ( a proposito cosa vuol dire?) al posto di 'MANUTENZIONE'.
E non ci sarebbe da meravigliarsi, visto che sempre più spesso si legge o si ascolta , a proposito di un direttore d'orchestra ' CONDUTTORE' invece di 'DIRETTORE', se un giorno gli elettricisti, sull'esempio dei cultori della nostra lingua, parlando delle proprietà dei metalli, cominciassero a sostituite il termine 'Conduttore' con 'Direttore', e 'conduzione' con 'direzione', proponendoci un ferro 'direttore', la cui 'direzione' del suono ( il suono: ecco da dove deriva la confusione fra conduzione e direzione) ecc...
E non tocchiamo, per misericordia, il capitolo dei numeri, per i quali ascoltiamo sempre più spesso Luigi 13 o Enrico 5 per 'Luigi 13° e Enrico 5° ; e temendo, di conseguenza, di ascoltare, fra breve, anche Luigi 9 (citando il celebre compositore Luigi Nono) e Massimo 5°( per il regista/autore televisivo Massimo Cinque).
E non ci sarebbe da meravigliarsi, visto che sempre più spesso si legge o si ascolta , a proposito di un direttore d'orchestra ' CONDUTTORE' invece di 'DIRETTORE', se un giorno gli elettricisti, sull'esempio dei cultori della nostra lingua, parlando delle proprietà dei metalli, cominciassero a sostituite il termine 'Conduttore' con 'Direttore', e 'conduzione' con 'direzione', proponendoci un ferro 'direttore', la cui 'direzione' del suono ( il suono: ecco da dove deriva la confusione fra conduzione e direzione) ecc...
E non tocchiamo, per misericordia, il capitolo dei numeri, per i quali ascoltiamo sempre più spesso Luigi 13 o Enrico 5 per 'Luigi 13° e Enrico 5° ; e temendo, di conseguenza, di ascoltare, fra breve, anche Luigi 9 (citando il celebre compositore Luigi Nono) e Massimo 5°( per il regista/autore televisivo Massimo Cinque).
domenica 13 luglio 2014
Daverio poteva essere un buon assessore se Marino non gli avesse preferito la Marinelli
Riassunto delle puntate precedenti. Giovanna Marinelli ha fatto parte della corte di Veltroni dal quale a fine mandato venne promossa per i servizi resi, anche con merito - perchè dubitarne? - assieme a Verini, suo braccio destro, oggi deputato; a von Truppen, scrittore mandato alla RAI al Maggio fiorentino, all'Agis, ovunque pur di farlo stare a galla, ed anche alla giovanissima Marianna Madia, da poco orfana di uno dei principale collaboratori dell'ex sindaco-segretario, candidata al Parlamento in seggio sicuro, la quale ora sta dimostrando di voler a tutti i costi imparare. Ci vorrà ancora del tempo ma alla fine forse ci riuscirà, perchè è brava e si impegna.
Questa è la storia di alcuni dei 'Veltroni's boys & girls'. 'Se Parigi avesse avuto il mare ...' si dice dalle mie parti. Se Marino non avesse preferito la Marinelli di Veltroni, Daverio sarebbe stato un buon assessore. Il critico, noto per la sua presenza costante in tv da anni a raccontare storia ed arte del nostro paese, stava già facendo progetti, nonostante che - a suo dire - nessuno l'avesse mai contattato. Egli pensava che nella scelta di Marino avessero peso le qualità e le competenze dei candidati.
In una intervista aveva anche dichiarato che non avendo più nessun rapporto con la RAI era libero e vergine per assumere quell'incarico-sfida a Roma. Ma - gli chiede l'intervistatore - come nessun rapporto con la RAI, lei continua ad essere in tv con il suo programma. No - risponde il critico - si tratta di puntate vecchie che la RAI continua a mandare in onda. Evidentemente piacciono.
Ha ragione Daverio, che si è precipitato a dichiarare, conoscendo la legislazione vigente, che non sarebbe entrato in conflitto di interessi.
(E' curioso. Tutti sanno che fra certi incarichi ed altri nel settore pubblico c'è un conflitto di interessi e l'assoluta proibizione per legge - noi stessi nell'ultimo numero pubblicato di Music@, abbiamo proposto un elenco dei molti casi di incompatibilità fra l'incarico di professore e incarichi stabili di direzione artistica od amministrativa - ma nessuno si muove per farli cessare; non si muove la Madia che propone altre leggi, non si muove la Giannini alla quale evidentemente non import, e che qualcuno di questi incarichi incomptaibili li aveva sotto gli occhi nella sua Perugia; insomma, non si muove nessuno).
Torniamo alla trasmissione di Daverio in RAI. Non crediamo dipenda dal fatto che quella trasmissione era prodotta dalla Cappelli, personaggio con potenti entrature in RAI, da tempo immemorabile. Ma allora - ci viene spontanea la domanda: perchè la RAI non rimanda in onda anche le belle puntate di 'All'Opera!' , ben sessanta, presentate con successo da Antonio Lubrano su Rai Uno per sei stagioni consecutive, a cavallo degli anni Duemila, accolte da un successo di pubblico ben più alto della trasmissione di Daverio? Tre le risposte possibili:
- 'All'Opera!' non era prodotta dalla Cappelli, bensì dalla RAI;
- dell'opera non importa un bel niente a nessuno in RAI;
- la cultura, ed anche l'opera, purtroppo è in mano, per RAI 1, a Marzullo.
E forse ve ne sono anche delle altre che, al momento, ci sfuggono.
Questa è la storia di alcuni dei 'Veltroni's boys & girls'. 'Se Parigi avesse avuto il mare ...' si dice dalle mie parti. Se Marino non avesse preferito la Marinelli di Veltroni, Daverio sarebbe stato un buon assessore. Il critico, noto per la sua presenza costante in tv da anni a raccontare storia ed arte del nostro paese, stava già facendo progetti, nonostante che - a suo dire - nessuno l'avesse mai contattato. Egli pensava che nella scelta di Marino avessero peso le qualità e le competenze dei candidati.
In una intervista aveva anche dichiarato che non avendo più nessun rapporto con la RAI era libero e vergine per assumere quell'incarico-sfida a Roma. Ma - gli chiede l'intervistatore - come nessun rapporto con la RAI, lei continua ad essere in tv con il suo programma. No - risponde il critico - si tratta di puntate vecchie che la RAI continua a mandare in onda. Evidentemente piacciono.
Ha ragione Daverio, che si è precipitato a dichiarare, conoscendo la legislazione vigente, che non sarebbe entrato in conflitto di interessi.
(E' curioso. Tutti sanno che fra certi incarichi ed altri nel settore pubblico c'è un conflitto di interessi e l'assoluta proibizione per legge - noi stessi nell'ultimo numero pubblicato di Music@, abbiamo proposto un elenco dei molti casi di incompatibilità fra l'incarico di professore e incarichi stabili di direzione artistica od amministrativa - ma nessuno si muove per farli cessare; non si muove la Madia che propone altre leggi, non si muove la Giannini alla quale evidentemente non import, e che qualcuno di questi incarichi incomptaibili li aveva sotto gli occhi nella sua Perugia; insomma, non si muove nessuno).
Torniamo alla trasmissione di Daverio in RAI. Non crediamo dipenda dal fatto che quella trasmissione era prodotta dalla Cappelli, personaggio con potenti entrature in RAI, da tempo immemorabile. Ma allora - ci viene spontanea la domanda: perchè la RAI non rimanda in onda anche le belle puntate di 'All'Opera!' , ben sessanta, presentate con successo da Antonio Lubrano su Rai Uno per sei stagioni consecutive, a cavallo degli anni Duemila, accolte da un successo di pubblico ben più alto della trasmissione di Daverio? Tre le risposte possibili:
- 'All'Opera!' non era prodotta dalla Cappelli, bensì dalla RAI;
- dell'opera non importa un bel niente a nessuno in RAI;
- la cultura, ed anche l'opera, purtroppo è in mano, per RAI 1, a Marzullo.
E forse ve ne sono anche delle altre che, al momento, ci sfuggono.
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venerdì 11 luglio 2014
Alla cultura, meglio un assessore-artista o un assessore-burocrate scelto fra i quadri di partito?Del Corno, daverio,barca,marinelli,carandini
Una cosa è certa. Degli assessori alla cultura anche di città importantissime
non sentiamo mai parlare, anzi non ne conosciamo neanche il nome. Eppure, come ha avuto modo di dire tante volte il neo ministro Franceschini, il ministero - il suo - o l'assessorato alla cultura, in un paese come l'Italia, dovrebbe avere la stessa considerazione del ministero del Tesoro, che invece non ha. Tant'è che i sindaci li scelgono, andando a scovare persone grigie, di nessun valore nè creativo nè amministrativo.
Prendiamo due casi. Milano e Roma. A Milano , con la giunta Pisapia, c'è un assessore musicista, addirittura un compositore con una sua storia importante, rampollo di una altrettanto importante famiglia ecc... Filippo Dal Corno, che il questo momento ha anche importanti responsabilità per il prossimo EXPO.
A Roma, con la giunta Marino, s'è insediata - dopo la solita inutile ed inconcludente girandola di nomi - Flavia Barca, già dimessa, anch'essa appartenente ad una importante famiglia, con militanza nel partito. Nella precedente giunta romana, quella di Alemanno, l'assessore alla cultura, di cui non ricordiamo neanche il nome, era un signor 'nessuno'. Nella stessa giunta, c'era un sovrintendente comunale, Broccoli, con competenza nel settore - IMPORTANTISSIMO - affidatogli, simile alla nostra in astrofisica.
Di Filippo Del Corno mai una notizia trapelata, evidentemente svolge bene il suo lavoro, forse meno creativamente di quanto uno si attenderebbe da un musicista, ma già è tanto, se pensiamo che della Flavia Barca, invece, ci sovvengono molte cose, ma solo dei suoi numerosi passi falsi, scelte errate, rimandi di scelte ecc... un bollettino da guerra persa.
E' lecito allora chiedersi quale profilo di assessore sarebbe più opportuno, anche per non assistere agli scempi di cui le cronache giornalmente riferiscono. L'artista o l'amministratore?
Certo un assessore che unisse queste due qualità sarebbe benedetto, mentre sembra che tale profilo, laddove esistesse, non sia gradito, specie quando in tale profilo è compresa anche l'autonomia di pensiero, pur nella linea politica della giunta, senza la cui condivisione nelle linee generali sarebbe inutile e dannoso accettare l'incarico. Come, infatti, è accaduto a Roma con la Barca, che non ha comandato mai nulla ed è stata sempre in contrasto con il sindaco, ma non ha mai rassegnato per protesta le dimissioni, fino all'altro ieri, affondata dalle critiche.
A Roma, ad esempio, fra i possibili candidati a sostituire la Barca, è spuntato anche il nome di Daverio - già assessore nella giunta del primo sindaco leghista di Milano, anni addietro - accanto a quello di Carandini, persona competentissima oggi presidente del FAI, e della Giovanna Marinelli, del partito, in virtù del quale ha avuto incarichi di prestigio e ha acquistato anche competenza, a prezzo forse di ancor più scarsa indipendenza.
La Marinelli porterebbe la conoscenza della macchina amministrativa ed una certa competenza nel settore teatro, dove nella sua precedente vita il partito la destinò, come premio per gli anni passati in assessorato con Borgna, nella giunta Veltroni. Viene spontaneo da chiedersi se sia semplicemente ipotizzabile che un assessorato del genere possa essere assegnato a persona con competenza prossima a zero del settore. E la risposta, guardando la realtà, è sì. In Italia non c'è città che abbia un assessore che capisca del settore che amministra, con il conseguente degrado amministrativo della cultura. Spesso ci siamo detti e chiesti: il ministro Franceschini andrebbe, per scelta e non per dovere istituzionale, a teatro o a concerto o a visitare un sito archeologico o un museo? La risposta è sì. Abbiamo scelto il suo caso perché sappiamo che lo fa. questo spiega il suo intervento immediato a difesa del Piccolo Eliseo, non altrimenti spiegabile.
La competenza, innanzitutto , l'autonomia di pensiero e la non rieleggibilità per più di due mandati consecutivi, forse sarebbero ottime linee guida nelle scelte degli assessori alla cultura ( come di qualunque altro assessorato). Dopo che uno ha fatto l'assessore alla cultura per dieci anni, basta; torni al suo mestiere. Da nessuna parte deve accadere che esista un tizio che faccia, per mestiere, l' assessore. Si parla tanto di mobilità e la si invoca per modernizzare lo Stato; mentre, in molti, troppi posti di responsabilità al vertice, e di diverso genere, troviamo persone che vi si sono insediate da tempo immemorabile, senza che nessuno riesca più a mandarli a casa perché, nel frattempo, si sono comprati tutti al costo di piccoli favori, e il potente di turno resta ben saldo sul trono.
Vogliamo scommettere che a Roma la vincerà Giovanna Marinelli?
Peccato che non abbiamo scommesso. Stando a ciò che scrive oggi 'Il messaggero', Marino la scelta l'avrebbe già fatta: Giovanna Marinelli.
non sentiamo mai parlare, anzi non ne conosciamo neanche il nome. Eppure, come ha avuto modo di dire tante volte il neo ministro Franceschini, il ministero - il suo - o l'assessorato alla cultura, in un paese come l'Italia, dovrebbe avere la stessa considerazione del ministero del Tesoro, che invece non ha. Tant'è che i sindaci li scelgono, andando a scovare persone grigie, di nessun valore nè creativo nè amministrativo.
Prendiamo due casi. Milano e Roma. A Milano , con la giunta Pisapia, c'è un assessore musicista, addirittura un compositore con una sua storia importante, rampollo di una altrettanto importante famiglia ecc... Filippo Dal Corno, che il questo momento ha anche importanti responsabilità per il prossimo EXPO.
A Roma, con la giunta Marino, s'è insediata - dopo la solita inutile ed inconcludente girandola di nomi - Flavia Barca, già dimessa, anch'essa appartenente ad una importante famiglia, con militanza nel partito. Nella precedente giunta romana, quella di Alemanno, l'assessore alla cultura, di cui non ricordiamo neanche il nome, era un signor 'nessuno'. Nella stessa giunta, c'era un sovrintendente comunale, Broccoli, con competenza nel settore - IMPORTANTISSIMO - affidatogli, simile alla nostra in astrofisica.
Di Filippo Del Corno mai una notizia trapelata, evidentemente svolge bene il suo lavoro, forse meno creativamente di quanto uno si attenderebbe da un musicista, ma già è tanto, se pensiamo che della Flavia Barca, invece, ci sovvengono molte cose, ma solo dei suoi numerosi passi falsi, scelte errate, rimandi di scelte ecc... un bollettino da guerra persa.
E' lecito allora chiedersi quale profilo di assessore sarebbe più opportuno, anche per non assistere agli scempi di cui le cronache giornalmente riferiscono. L'artista o l'amministratore?
Certo un assessore che unisse queste due qualità sarebbe benedetto, mentre sembra che tale profilo, laddove esistesse, non sia gradito, specie quando in tale profilo è compresa anche l'autonomia di pensiero, pur nella linea politica della giunta, senza la cui condivisione nelle linee generali sarebbe inutile e dannoso accettare l'incarico. Come, infatti, è accaduto a Roma con la Barca, che non ha comandato mai nulla ed è stata sempre in contrasto con il sindaco, ma non ha mai rassegnato per protesta le dimissioni, fino all'altro ieri, affondata dalle critiche.
A Roma, ad esempio, fra i possibili candidati a sostituire la Barca, è spuntato anche il nome di Daverio - già assessore nella giunta del primo sindaco leghista di Milano, anni addietro - accanto a quello di Carandini, persona competentissima oggi presidente del FAI, e della Giovanna Marinelli, del partito, in virtù del quale ha avuto incarichi di prestigio e ha acquistato anche competenza, a prezzo forse di ancor più scarsa indipendenza.
La Marinelli porterebbe la conoscenza della macchina amministrativa ed una certa competenza nel settore teatro, dove nella sua precedente vita il partito la destinò, come premio per gli anni passati in assessorato con Borgna, nella giunta Veltroni. Viene spontaneo da chiedersi se sia semplicemente ipotizzabile che un assessorato del genere possa essere assegnato a persona con competenza prossima a zero del settore. E la risposta, guardando la realtà, è sì. In Italia non c'è città che abbia un assessore che capisca del settore che amministra, con il conseguente degrado amministrativo della cultura. Spesso ci siamo detti e chiesti: il ministro Franceschini andrebbe, per scelta e non per dovere istituzionale, a teatro o a concerto o a visitare un sito archeologico o un museo? La risposta è sì. Abbiamo scelto il suo caso perché sappiamo che lo fa. questo spiega il suo intervento immediato a difesa del Piccolo Eliseo, non altrimenti spiegabile.
La competenza, innanzitutto , l'autonomia di pensiero e la non rieleggibilità per più di due mandati consecutivi, forse sarebbero ottime linee guida nelle scelte degli assessori alla cultura ( come di qualunque altro assessorato). Dopo che uno ha fatto l'assessore alla cultura per dieci anni, basta; torni al suo mestiere. Da nessuna parte deve accadere che esista un tizio che faccia, per mestiere, l' assessore. Si parla tanto di mobilità e la si invoca per modernizzare lo Stato; mentre, in molti, troppi posti di responsabilità al vertice, e di diverso genere, troviamo persone che vi si sono insediate da tempo immemorabile, senza che nessuno riesca più a mandarli a casa perché, nel frattempo, si sono comprati tutti al costo di piccoli favori, e il potente di turno resta ben saldo sul trono.
Vogliamo scommettere che a Roma la vincerà Giovanna Marinelli?
Peccato che non abbiamo scommesso. Stando a ciò che scrive oggi 'Il messaggero', Marino la scelta l'avrebbe già fatta: Giovanna Marinelli.
domenica 25 maggio 2014
Letto sulla stampa. Daverio;Orchestra sinfonica di roma e La Vecchia
Philippe Daverio, sul Sette di oggi, ha fatto una geniale proposta per la tutela e promozione dei nostri beni culturali, anche se cade proprio negli stessi giorni in cui il decreto legge di Franceschini con l'Art Bonus potrebbe far sperare in un cambiamento. La validità della proposta, nonostante ciò, resta intatta ed attuale. Noi non siamo stati capaci, dice Daverio, di badare agli immensi tesori che la natura, l'ingegno, e la storia ci hanno regalato, allora affidiamo tutto ad un commissario europeo- anzi alla stessa Europa - che magari li restaura, li custodisce come necessario e ce li riconsegni, qualora emerga il nostro ravvedimento, sperando che questa volta non li mandiamo nuovamente in malora dopo che alcuni ci sono giunti dopo qualche millennio, per la nostra ammirazione.
Forse non sarebbe da sottovalutare. E, del resto, dice Daverio, una nazione come la nostra che abolisce il Ministero del Turismo che renderebbe molto più dello stesso Ministero del tesoro, come altro definirla se non una nazione di citrulli?
Sulle pagine di repubblica ( sulla romana) l'ultimo campanello d'allarme per la fine annunciata dell'Orchestra Sinfonica di Roma, fondata oltre dieci anni fa, che tiene le sue stagioni di concerti all'Auditorium della Conciliazione c che è stata diretta in tutti questi anni da Francesco La Vecchia. La fine la decreterebbe la stessa fondazione che dall'inizio si è fatta carico della sua esistenza, e cioè la Fondazione Roma, presieduta da Emanuele Emmanuele, che ha deciso di tagliare il suo finanziamento, portandolo da 2,8 milioni a 2 milioni di Euro, mentre per gestire l'attività dell'orchestra, formata da 70 strumentisti, occorrono 3 milioni di Euro a stagione.
Non si sono levate molte voci a favore della sopravvivenza dell?orchestra e lo stesso La Vecchia, in febbraio, si è dimesso da direttore dell'Orchestra, una decisione che avrebbe dovuto prendere da tempo per dare più possibilità all'orchestra stessa che era praticamente il deus ex machina della stagione, con pochi altri direttori aggiunti, e non tanto di peso. Questo non ci fa naturalmente restare insensibili di fronte alla chiusura dell'orchestra. Però, a dirla in tutta sincerità, non sapremmo quale consiglio dare, a che santo votarsi? A Renzi, a Marino, e Franceschini? Manco a parlarne. Che gli frega ai tre se un'orchestra chiude? Forse Emmanuele Emanuele potrebbe ripensarci, dopo un pellegrinaggio a Lourdes? Qui serve un miracolo.
Forse non sarebbe da sottovalutare. E, del resto, dice Daverio, una nazione come la nostra che abolisce il Ministero del Turismo che renderebbe molto più dello stesso Ministero del tesoro, come altro definirla se non una nazione di citrulli?
Sulle pagine di repubblica ( sulla romana) l'ultimo campanello d'allarme per la fine annunciata dell'Orchestra Sinfonica di Roma, fondata oltre dieci anni fa, che tiene le sue stagioni di concerti all'Auditorium della Conciliazione c che è stata diretta in tutti questi anni da Francesco La Vecchia. La fine la decreterebbe la stessa fondazione che dall'inizio si è fatta carico della sua esistenza, e cioè la Fondazione Roma, presieduta da Emanuele Emmanuele, che ha deciso di tagliare il suo finanziamento, portandolo da 2,8 milioni a 2 milioni di Euro, mentre per gestire l'attività dell'orchestra, formata da 70 strumentisti, occorrono 3 milioni di Euro a stagione.
Non si sono levate molte voci a favore della sopravvivenza dell?orchestra e lo stesso La Vecchia, in febbraio, si è dimesso da direttore dell'Orchestra, una decisione che avrebbe dovuto prendere da tempo per dare più possibilità all'orchestra stessa che era praticamente il deus ex machina della stagione, con pochi altri direttori aggiunti, e non tanto di peso. Questo non ci fa naturalmente restare insensibili di fronte alla chiusura dell'orchestra. Però, a dirla in tutta sincerità, non sapremmo quale consiglio dare, a che santo votarsi? A Renzi, a Marino, e Franceschini? Manco a parlarne. Che gli frega ai tre se un'orchestra chiude? Forse Emmanuele Emanuele potrebbe ripensarci, dopo un pellegrinaggio a Lourdes? Qui serve un miracolo.
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