Forse la Direzione ed il CDR di Repubblica-L'Espresso nelle prossime ore, se non l'hnno fatto già questa mattina (non abbiamo ancora letto i giornali), dovranno intervenire per la terza volta nel giro di poche settimane per smarcarsi dall'imprenditore Carlo De Benedetti, fino a poco fa proprietario del gruppo editoriale, ora passato, brevi manu e senza pagamenti di sorta, nelle mani di Marco, suo figlio.
Ieri sera Carlo De Benedetti è stato ospite di Lilli Gruber, nel salotto de La 7, a 'Otto e mezzo', senza altri invitati, lui e Lilli in un faccia a faccia condotto con grande professionalità dalla giornalista - una vera intervista! - e con l'imprenditore, che ha superato gli ottanta, senza più pudori e freni inibitori.
La ragione dell'invito era la riforma delle banche popolari che ha fruttato all'imprenditore, nel giro di pochi giorni, un guadagno in borsa di 600.000 Euro circa, su un investimento 'di spiccioli' per uno come lui, di appena 5.000.000 di Euro. Investimento a seguito di quella che viene interpretata come una 'soffiata' all'amico imprenditore, da parte di Renzi e Panetta, con i quali l'ing. De Benedetti, alla luce del sole, ha sempre avuto regolari frequenti rapporti. Lì'imprenditore, messo in croce dai giornali, ieri ha fatto l'elenco dei capi di stato e di governo di tutto il mondo, dall'Italia all'America, e delle autorità massime delle istituzioni con i quali ha sempre intrattenuto rapporti, con ospitalità reciproche anche attorno ad una tavola ben imbandita.
Dunque, chiuso il capitolo 'banche popolari' dall'ing. De Benedetti, Lilli 'la rossa' s'è buttata sul capitolo 'La Repubblica', il grande amore di De Benedetti, anzi l'unico suo amore, oltre la moglie - s'è spinto anche a dire che lui è 'monogamo' - che troppo gli è costato negli anni.
La prima volta sull'argomento, De Benedetti era intervenuto sul 'Corriere', intervistato da Cazzullo, all'indomani della dichiarazione-scandalo di Scalfari, da Floris: ' fra Berlusconi e Di Maio sceglierei Berlusconi'. De Benedetti bollò l'uscita di Scalfari come quella di un 'incontinente, data l'età, e di un vanitoso'. Ieri ha rincarato la dose chiarendo: ' Scalfari è ormai un povero vecchio ed è affetto da vanità', in risposta ad una affermazione di Scalfari, sempre in tv, dove da tempo è ospite fisso, che aveva affermato, senza mezzi termini: 'di quello che dice De Benedetti me ne fotto'.
De Benedetti ha precisato che Scalfari è anche un ingrato perchè dovrebbe ricordare:
1. che quando nacque Repubblica lui diede a Scalfari 50.000.000 di Lire a fondo perduto, senza pretendere azioni in cambio, per il timore che una volta finiti i soldi il giornalista tornasse a bussare alla sua porta;
2. che quando Repubblica stava sull'orlo del fallimento, lui tirò fuori miliardi per salvarla, divenendone azionista per il 15%;
3. e che quando Scalfari volle essere liquidato, gli costò parecchi miliardi.
Dunque, zitto e mosca, Scalfari.
Ma De Benedetti, scegliendo il foglio dell'altra parrocchia editoriale, era intervenuto sul 'Corriere' anche per dire che Scalfari con quella dichiarazione improvvida su Berlusconi e Di Maio, aveva recato danno alla 'Repubblica' quotidiano. E ieri, dopo aver risposto a Lilli che l'eventuale vittoria dei
Cinquestelle sarebbe una sciagura per il nostro paese - "avete visto il curriculum di Di Maio, come può uno così governare l'Italia?", non ha risparmiato critiche feroci alla 'Repubblica' di suo figlio, quella attuale, guidata da un direttore che è come "don Abbondio che, se il coraggio non ha non può inventarselo". E poi ha aggiunto:. "un tempo La Repubblica che io conosco faceva in Italia ' LA POLITICA ', ORA è ASSOLUTAMENTE ININFLUENTE, DEVE CAMBIARE PER TORNARE AD ESSERE LA REPUBBLICA".
A stretto giro, sul giornale di ieri, l'ennesima presa di posizione e di distanza dall'ing, De Benedetti, della direzione e del CDR dell'ex 'Repubblica - Partito', con l'ennesimo comunicato del CDR del giornale.
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giovedì 18 gennaio 2018
lunedì 4 dicembre 2017
Carlo De Benedetti cosa voleva ottenere con l'intervista di ieri al Corriere della Sera?
Aldo Cazzullo ha intervistato, ieri, Carlo De Benedetti, presidente onorario del gruppo da lui fondato, finito ora, gradito regalo, nelle mani del figlio - unico imprenditore italiano a compiere un gesto così inusuale ( ma perchè Berlusconi, ha richiesto soldi ai figli quando gli ha affidato il suo impero? o ha fatto qualcosa di simile anche Benetton che ora è tornato al timone del suo gruppo? perciò non capiamo dove sia la assoluta novità e magnanimità di De Benedetti).
Ma non sta qui il nostro interesse nei riguardi del noto imprenditore, bensì in quelle sue dichiarazioni sul fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, che di recente in tv, ad una precisa domanda in questi termini: Berlusconi o Di Maio, ha risposto a Floris: Berlusconi!
Quella domanda di Floris somigliava, mutatis m..., ad una storica domanda, quella di Ponzio Pilato al popolo: Gesù o Barabba? e si sa come il popolo, interpretato da Scalfari, risponde: sceglie il peggio. Anche se, proseguendo nel nostro paragone, certamente Di Maio non può essere paragonato, neppure lontanamente, a Gesù, salvo che per la giovane età, perché lui di favole ne racconta tante, sapendo che si tratta solo di favole irrealizzabili - come ha dimostrato proprio ieri, su L'Espresso ( sempre del gruppo De Benedetti, Bruno Manfellotto, quando ha smontato una per una, le avveniristiche riforme dei Cinquestelle, una volta al governo.
De Benedetti, in buona sostanza, ha detto che Scalfari è ormai rincoglionito, data l'età, e che la sua risposta va letta in questa prospettiva. Non sa cosa dice, ma avrebbe dovuto saperlo, perchè con quella sua dichiarazione, ha proseguito De Benedetti, Scalfari ha fatto molto male a Repubblica. Ma forse l'ha fatto consapevolmente, ha concluso De Benedetti suo socio di una vita, cosciente di non contare più nulla, e dunque per farsi notare.
Chissà se oggi qualche giornale e la stessa Repubblica commenteranno quelle dichiarazioni imbarazzanti di De Benedetti, dichiarazioni molto più imbarazzanti della risposta di Scalfari che lui voleva criticare.
De Benedetti ha poi promosso a pieni voti l'ex direttore Ezio Mauro (non bisogna dimenticare che quando lo promosse alla direzione di Repubblica, fece piazza pulita degli scalfariani ) anche nella sua seconda vita di storico e intrattenitore anche televisivo. E al nuovo corso del suo giornale, dove al direttore, Calabresi, è stato affiancato un condirettore, Cerno, è sembrato estraneo e forse contrario, pur nutrendo stima nei riguardi di Cerno. Del quale anche Pansa, qualche settimana fa, ha scritto che stanno aspettando un passo falso di Calabresi per affidare tutto a Cerno, oggi nelle grazie di De Benedetti & Figli. E Pansa ha commentato, su per giù, del giornale anche 'mio' un tempo, che hanno messo la 'pucchiacca in mano ai criaturi' (E´ ghiuta a fessa mano `e creature!).
Ma non sta qui il nostro interesse nei riguardi del noto imprenditore, bensì in quelle sue dichiarazioni sul fondatore di Repubblica, Eugenio Scalfari, che di recente in tv, ad una precisa domanda in questi termini: Berlusconi o Di Maio, ha risposto a Floris: Berlusconi!
Quella domanda di Floris somigliava, mutatis m..., ad una storica domanda, quella di Ponzio Pilato al popolo: Gesù o Barabba? e si sa come il popolo, interpretato da Scalfari, risponde: sceglie il peggio. Anche se, proseguendo nel nostro paragone, certamente Di Maio non può essere paragonato, neppure lontanamente, a Gesù, salvo che per la giovane età, perché lui di favole ne racconta tante, sapendo che si tratta solo di favole irrealizzabili - come ha dimostrato proprio ieri, su L'Espresso ( sempre del gruppo De Benedetti, Bruno Manfellotto, quando ha smontato una per una, le avveniristiche riforme dei Cinquestelle, una volta al governo.
De Benedetti, in buona sostanza, ha detto che Scalfari è ormai rincoglionito, data l'età, e che la sua risposta va letta in questa prospettiva. Non sa cosa dice, ma avrebbe dovuto saperlo, perchè con quella sua dichiarazione, ha proseguito De Benedetti, Scalfari ha fatto molto male a Repubblica. Ma forse l'ha fatto consapevolmente, ha concluso De Benedetti suo socio di una vita, cosciente di non contare più nulla, e dunque per farsi notare.
Chissà se oggi qualche giornale e la stessa Repubblica commenteranno quelle dichiarazioni imbarazzanti di De Benedetti, dichiarazioni molto più imbarazzanti della risposta di Scalfari che lui voleva criticare.
De Benedetti ha poi promosso a pieni voti l'ex direttore Ezio Mauro (non bisogna dimenticare che quando lo promosse alla direzione di Repubblica, fece piazza pulita degli scalfariani ) anche nella sua seconda vita di storico e intrattenitore anche televisivo. E al nuovo corso del suo giornale, dove al direttore, Calabresi, è stato affiancato un condirettore, Cerno, è sembrato estraneo e forse contrario, pur nutrendo stima nei riguardi di Cerno. Del quale anche Pansa, qualche settimana fa, ha scritto che stanno aspettando un passo falso di Calabresi per affidare tutto a Cerno, oggi nelle grazie di De Benedetti & Figli. E Pansa ha commentato, su per giù, del giornale anche 'mio' un tempo, che hanno messo la 'pucchiacca in mano ai criaturi' (E´ ghiuta a fessa mano `e creature!).
venerdì 23 settembre 2016
Di Martedì di Giovanni FLoris per La7: un tripudio di applausi
Ci siamo messi davanti allo schermo con un taccuino ed abbiamo annotato tutti gli applausi, lungo l'intera durata del programma di Floris che, da quel che si legge, è tornato a crescere, mettendo all'angolo Semprini con il suo 'Politics', voluto dalla direttora, Daria Bignardi, sia la trasmissione, sia Semprini - il contratto e l'assunzione di quest'ultimo definiti antisindacali, nonostante il compenso calmierato.
Rispetto al ciclo passato c'è una grande novità, oltre il fatto che la trasmissione va avanti fino a notte inoltrata, così si becca ascolti più soddisfacenti. E cioè che il politico di turno invitato in studio non ha più alle spalle quello stuolo umiliante di servi e serve che ad ogni affermazione del loro padrone, anche la più idiota - cosa che accadeva più d'una volta nel corso dell'intervista - dovevano assentire. Ora il politico ospite è al centro dello studio e quella schiera di servi e serve non è più in primo piano e magari qualcuno di loro può anche abbandonarsi a qualche sbadiglio - abbiamo visto anche questo.
Ma il politico di turno, che ascoltarlo mette tristezza per la scarsa qualità umana, sociale e professionale del medesimo, ora viene sempre preceduto dall'intervento di Crozza che, con le sue risate, tenta di indorare la pillola dell'ascolto della successiva intervista, la quale talvolta fa ridere più della caricatura di Crozza. E, infatti Cairo, sta pensando di invitare più politici, tanto ridiamo lo stesso, a partire dal prossimo gennaio, quando il contratto con Crozza scadrà e Cairo non intende rinnovarlo perchè anche lui negli ultimi mesi ha fatto venire agli ascoltatori un calo del desiderio (di lui).
Adesso nel corso delle quattro ore si parla di tutto. Dagli alimenti, alla pulizia, detersivi compresi, allo spessore degli assorbenti femminili ( la prossima puntata, come anticipato) e tutto con ospiti sempre diversi per evitare l'addormentamento in poltrona. Ci ha colpiti nella scorsa trasmissione il prof. Ticca che ha distrutto le nostre convinzioni in fatto di zuccheri, raffinato e di canna. Non c'è differenza fra i due, ha detto il professore, quello di canna, integrale, come noi pensiamo, altro non è che lo zucchero bianco con qualche impurità della pianta dalla quale viene estratto che le dà quel colore e lo sporca, e quindi in buona sostanza non è che lo zucchero bianco sporco. Dunque niente zucchero raffinato e zucchero grezzo, ma zucchero pulito e zucchero sporco.
Ma la novità delle novità è il gradimento del pubblico in studio, autentico, espresso attraverso gli applausi a chiunque e per qualunque cosa. Abbiamo annotato, sul nostro taccuino, in quattro ore di trasmissione, ben 120 applausi - mica a comando, tutti spontanei - con una media di 30 per ora, che vuol dire che un minuto sì e l'altro no si applaude, insomma a minuti e banalità alternate.
Rispetto al ciclo passato c'è una grande novità, oltre il fatto che la trasmissione va avanti fino a notte inoltrata, così si becca ascolti più soddisfacenti. E cioè che il politico di turno invitato in studio non ha più alle spalle quello stuolo umiliante di servi e serve che ad ogni affermazione del loro padrone, anche la più idiota - cosa che accadeva più d'una volta nel corso dell'intervista - dovevano assentire. Ora il politico ospite è al centro dello studio e quella schiera di servi e serve non è più in primo piano e magari qualcuno di loro può anche abbandonarsi a qualche sbadiglio - abbiamo visto anche questo.
Ma il politico di turno, che ascoltarlo mette tristezza per la scarsa qualità umana, sociale e professionale del medesimo, ora viene sempre preceduto dall'intervento di Crozza che, con le sue risate, tenta di indorare la pillola dell'ascolto della successiva intervista, la quale talvolta fa ridere più della caricatura di Crozza. E, infatti Cairo, sta pensando di invitare più politici, tanto ridiamo lo stesso, a partire dal prossimo gennaio, quando il contratto con Crozza scadrà e Cairo non intende rinnovarlo perchè anche lui negli ultimi mesi ha fatto venire agli ascoltatori un calo del desiderio (di lui).
Adesso nel corso delle quattro ore si parla di tutto. Dagli alimenti, alla pulizia, detersivi compresi, allo spessore degli assorbenti femminili ( la prossima puntata, come anticipato) e tutto con ospiti sempre diversi per evitare l'addormentamento in poltrona. Ci ha colpiti nella scorsa trasmissione il prof. Ticca che ha distrutto le nostre convinzioni in fatto di zuccheri, raffinato e di canna. Non c'è differenza fra i due, ha detto il professore, quello di canna, integrale, come noi pensiamo, altro non è che lo zucchero bianco con qualche impurità della pianta dalla quale viene estratto che le dà quel colore e lo sporca, e quindi in buona sostanza non è che lo zucchero bianco sporco. Dunque niente zucchero raffinato e zucchero grezzo, ma zucchero pulito e zucchero sporco.
Ma la novità delle novità è il gradimento del pubblico in studio, autentico, espresso attraverso gli applausi a chiunque e per qualunque cosa. Abbiamo annotato, sul nostro taccuino, in quattro ore di trasmissione, ben 120 applausi - mica a comando, tutti spontanei - con una media di 30 per ora, che vuol dire che un minuto sì e l'altro no si applaude, insomma a minuti e banalità alternate.
giovedì 11 dicembre 2014
Informazioni disinteressate per il giorno di sciopero generale. Di Lidia Menapace, di Corriere e Repubblica, dei costi della politica, e degli italiani che non conoscono più la loro lingua
Niente notizie, niente programmi televisivi o radiofonici in diretta. Che bello! Qualche volta , almeno sotto questo aspetto, fa pure bene uno sciopero generale. Il fatto è che, purtroppo, l'indomani, si ricomincia.
Ricominciano tutti radio, televisione ed anche giornali - a proposito domani li troveremo in edicola o no? - e ricominciamo a vedere le solite facce delle compagnie di giro che popolano gli schermi televisivi, più che le onde radio o le pagine dei giornali. Non importa ai conduttori - li chiamano così, come chiamano anche i direttori d'orchestra, quei poveri idioti della schiatta giornalistica, che vogliono far sapere che conoscono l'inglese - che la gente ne ha piene le scatole di certe facce che discutono - o sembrano farlo - di tutto con sempre uguale competenza, leggi: incompetenza. Consentiteci una parentesi linguistica. Ieri o l'altro ieri fa lo stesso, un grande quotidiano riferiva della tournée in USA del Regio di Torino, guidato da Noseda, il quale, secondo il grande quotidiano è stato, di recente, 'nominato' (nomination) conduttore (conductor) dell'anno. In italiano, ad uso di quei giornalisti che l'italiano lo stanno dimenticando a favore di qualche parola d'uso comune inglese, si dice è stato 'proclamato' o 'segnalato' o 'eletto' da una nota rivista musicale americana 'direttore' d'orchestra dell'anno.
Torniamo alle compagnie di giro, per dire quanto sarebbe sacrosanto e sano ogni tanto cassarle dagli schermi televisivi.
L'altra sera a 'di martedì' dell'antipatico Floris (pare che vogliano spostarlo di giorno, ma che non possano farlo per via di quell'insulso titolo!) s'è materializzata una personcina ( per la piccola statura fisica) che ci ha fatto molto piacere e ci ha resi orgogliosi come italiani, semplicemente per la sua esistenza. Lidia Menapace, classe 1924, donna intelligente e lucida. Di Salvini, quello con la cravatta verde ed il torso nudo, se ne mangia duemila; solo che Lei non la inviteranno spesso perché manda qualche scossa alla materia grigia degli italiani, almeno a quelli che l'hanno, mentre il Salvini coltiva gli istinti più bassi degli ascoltatori, e questo piace e serve di più ai conduttori (che risate!) delle reti televisive e dei programmi. Novant'anni e forse appena una quarantina di chili di peso di oro colato, specie di testa.
Per fortuna che c'è qualche caso in cui la televisione (ed anche i giornali) servono a qualcosa. Quando ci sono delle patenti ingiustizie che il singolo è incapace, perchè impotente , a risolvere da solo, ecco che i grandi mezzi di comunicazione, denunciando all'opinione pubblica gli enti che tali ingiustizie praticano, li costringono a porvi rimedio in ventiquattr'ore, mentre il singolo lottava da anni per ottenere giustizia, senza riuscirvi.
Repubblica e Corriere fanno a gara a chi intorbidisce di più le acque, già abbastanza torbide, dell'informazione. Chi vende di più? Ieri, in risposta a tale domanda, i due più grandi quotidiani se la battevano, in fatto di informazione tendenziosa e pilotata. Il Corriere è primo in edicola, diceva il Corriere, La Repubblica è prima nelle vendite, diceva La Repubblica. Il lettore veloce avrà pensato: si può sapere chi è primo? Solo leggendo attentamente, ed essendo un pò addentro al mercato delle edicole, si veniva a capo del fondo di verità della notizia. Il Corriere - che ha più soldi da buttare - distribuisce in edicola più copie di Repubblica. Distribuisce vuol dire 'consegna' agli edicolanti. Poi però La Repubblica che distribuisce meno copie agli edicolanti ne vende di più. Ma allora, potrebbe pensare qualcuno perchè il Corriere non ne stampa meno? Ha soldi da buttare? Semplicemente perchè se vuol tentare di vendere più copie ne deve distribuire di più, perchè lo scarto fra le copie distribuite e quelle vendute, specie in Italia, è abbastanza alto, anche fra i quotidiani. Ancora più drammatica, anzi letale, la differenza fra copie distribuite e vendute per le riviste di settore. per fare un esempio: per vendere 5.000 copie ne devi stampare almeno il triplo. E subito chiaro a chiunque come muore la stampa periodica in Italia.
Quanto costa la politica? Franco Abruzzo che quotidianamente fornisce notizie fresche di scoperta , scrive oggi che la politica in Italia, in tempo di 'revisione della spesa', continua a costare 8.000.000.000 di Euro. Sì avete capito bene, quasi tre volte la correzione che la UE chiede ai conti italiani, per la quale Padoan si raccomanda a Padre Pio, perchè non saprebbe, senza il miracolo dell'inversione di rotta della crisi, trovare i 3.000.000.000 circa necessari. La politica, invece, sta buona e zitta. seguendo la regola che se ti investe una tempesta fai finta di nulla, tanto passerà e potrai continuare a vivere sotto l'ombrellone, in una eterna estate. La stratosferica cifra è stata fornita dalla Corte dei Conti nella sua relazione di giugno. Son passati sei mesi è tutto è come prima.
Ricominciano tutti radio, televisione ed anche giornali - a proposito domani li troveremo in edicola o no? - e ricominciamo a vedere le solite facce delle compagnie di giro che popolano gli schermi televisivi, più che le onde radio o le pagine dei giornali. Non importa ai conduttori - li chiamano così, come chiamano anche i direttori d'orchestra, quei poveri idioti della schiatta giornalistica, che vogliono far sapere che conoscono l'inglese - che la gente ne ha piene le scatole di certe facce che discutono - o sembrano farlo - di tutto con sempre uguale competenza, leggi: incompetenza. Consentiteci una parentesi linguistica. Ieri o l'altro ieri fa lo stesso, un grande quotidiano riferiva della tournée in USA del Regio di Torino, guidato da Noseda, il quale, secondo il grande quotidiano è stato, di recente, 'nominato' (nomination) conduttore (conductor) dell'anno. In italiano, ad uso di quei giornalisti che l'italiano lo stanno dimenticando a favore di qualche parola d'uso comune inglese, si dice è stato 'proclamato' o 'segnalato' o 'eletto' da una nota rivista musicale americana 'direttore' d'orchestra dell'anno.
Torniamo alle compagnie di giro, per dire quanto sarebbe sacrosanto e sano ogni tanto cassarle dagli schermi televisivi.
L'altra sera a 'di martedì' dell'antipatico Floris (pare che vogliano spostarlo di giorno, ma che non possano farlo per via di quell'insulso titolo!) s'è materializzata una personcina ( per la piccola statura fisica) che ci ha fatto molto piacere e ci ha resi orgogliosi come italiani, semplicemente per la sua esistenza. Lidia Menapace, classe 1924, donna intelligente e lucida. Di Salvini, quello con la cravatta verde ed il torso nudo, se ne mangia duemila; solo che Lei non la inviteranno spesso perché manda qualche scossa alla materia grigia degli italiani, almeno a quelli che l'hanno, mentre il Salvini coltiva gli istinti più bassi degli ascoltatori, e questo piace e serve di più ai conduttori (che risate!) delle reti televisive e dei programmi. Novant'anni e forse appena una quarantina di chili di peso di oro colato, specie di testa.
Per fortuna che c'è qualche caso in cui la televisione (ed anche i giornali) servono a qualcosa. Quando ci sono delle patenti ingiustizie che il singolo è incapace, perchè impotente , a risolvere da solo, ecco che i grandi mezzi di comunicazione, denunciando all'opinione pubblica gli enti che tali ingiustizie praticano, li costringono a porvi rimedio in ventiquattr'ore, mentre il singolo lottava da anni per ottenere giustizia, senza riuscirvi.
Repubblica e Corriere fanno a gara a chi intorbidisce di più le acque, già abbastanza torbide, dell'informazione. Chi vende di più? Ieri, in risposta a tale domanda, i due più grandi quotidiani se la battevano, in fatto di informazione tendenziosa e pilotata. Il Corriere è primo in edicola, diceva il Corriere, La Repubblica è prima nelle vendite, diceva La Repubblica. Il lettore veloce avrà pensato: si può sapere chi è primo? Solo leggendo attentamente, ed essendo un pò addentro al mercato delle edicole, si veniva a capo del fondo di verità della notizia. Il Corriere - che ha più soldi da buttare - distribuisce in edicola più copie di Repubblica. Distribuisce vuol dire 'consegna' agli edicolanti. Poi però La Repubblica che distribuisce meno copie agli edicolanti ne vende di più. Ma allora, potrebbe pensare qualcuno perchè il Corriere non ne stampa meno? Ha soldi da buttare? Semplicemente perchè se vuol tentare di vendere più copie ne deve distribuire di più, perchè lo scarto fra le copie distribuite e quelle vendute, specie in Italia, è abbastanza alto, anche fra i quotidiani. Ancora più drammatica, anzi letale, la differenza fra copie distribuite e vendute per le riviste di settore. per fare un esempio: per vendere 5.000 copie ne devi stampare almeno il triplo. E subito chiaro a chiunque come muore la stampa periodica in Italia.
Quanto costa la politica? Franco Abruzzo che quotidianamente fornisce notizie fresche di scoperta , scrive oggi che la politica in Italia, in tempo di 'revisione della spesa', continua a costare 8.000.000.000 di Euro. Sì avete capito bene, quasi tre volte la correzione che la UE chiede ai conti italiani, per la quale Padoan si raccomanda a Padre Pio, perchè non saprebbe, senza il miracolo dell'inversione di rotta della crisi, trovare i 3.000.000.000 circa necessari. La politica, invece, sta buona e zitta. seguendo la regola che se ti investe una tempesta fai finta di nulla, tanto passerà e potrai continuare a vivere sotto l'ombrellone, in una eterna estate. La stratosferica cifra è stata fornita dalla Corte dei Conti nella sua relazione di giugno. Son passati sei mesi è tutto è come prima.
mercoledì 17 settembre 2014
di Martedì,Ballarò
Ora i Ballarò, di Martedì, sono due, sono identici, cambiano solo i conduttori. Ed insieme non hanno superato Ballarò, quando era uno solo, nella battaglia dello share, perchè insieme fanno 11,8%+3,5% che, sommato, dà 15,3%, che era più o meno quello che il Ballarò unico faceva su Rai3. Ora, con la conduzione di Flopis, è nato Ballarò n.2, di Martedì; lo stesso Flopis, che allora si chiamava Floris e che conduceva il Ballarò unico, mentre con lo sbarco di Giannini al Ballarò n.1, s'è fatto l'ennesimo atto di 'Repubblicanizzazione' di Rai3. Evidentemente anche al giornale di Giannini non hanno gradito la sua uscita, tanto che barbapapà Eugenio, alla prima puntata, s'è materializzato da Flopis e non dal suo ex dipendente, fino a due mesi fa vicedirettore del giornale diretto da Ezio Mauro.
A favore di Giannini, lento inadatto a condurre questo come qualunque altro programma televisivo, per fortuna ha giocato il 'fattore RAI' che Flopis non ha potuto sfruttare per un'altra stagione; ma lui ora dorme sonni tranquilli, con le mazzette sotto il cuscino, a La7, mentre notti insonni passa il povero Cairo, messo nel sacco da quel diavolo di conduttore; Mentana non riposa più neanche di giorno, e la Lilli Gruber, a forza di gridare: 've l'avevo detto che sarebbe stato un flopis', gli è andata via la voce.
Dunque i due che avrebbero dovuto catalizzare tutto il pubblico dei dibattiti politici televisivi, che non attraversano certo una stagione propizia, a malapena mettono insieme il pubblico delle peggiori serate del Ballarò unico, delle passaste stagioni e che, nell'ultima stagione RAI di Flopis, aveva perso pubblico.
Che si fa adesso? La soluzione migliore sarebbe che Giannini tornasse a scrivere per un giornale occupandosi di economia e Floris tornasse alla RAI, a rifare il suo Ballarò che, così com'era, ha trasferito a casa Cairo. Ma questo non è possibile, e dunque? Cairo piange sui soldi buttati e noi tutti sull'incapacità di Vianello, ed anche di Gubitosi, di fare scelte tecniche vincenti per la RAI, a seguito delle quali loro buttano al vento altri soldi, ma non i loro soldi, bensì i nostri. E la differenza non è da poco.
A favore di Giannini, lento inadatto a condurre questo come qualunque altro programma televisivo, per fortuna ha giocato il 'fattore RAI' che Flopis non ha potuto sfruttare per un'altra stagione; ma lui ora dorme sonni tranquilli, con le mazzette sotto il cuscino, a La7, mentre notti insonni passa il povero Cairo, messo nel sacco da quel diavolo di conduttore; Mentana non riposa più neanche di giorno, e la Lilli Gruber, a forza di gridare: 've l'avevo detto che sarebbe stato un flopis', gli è andata via la voce.
Dunque i due che avrebbero dovuto catalizzare tutto il pubblico dei dibattiti politici televisivi, che non attraversano certo una stagione propizia, a malapena mettono insieme il pubblico delle peggiori serate del Ballarò unico, delle passaste stagioni e che, nell'ultima stagione RAI di Flopis, aveva perso pubblico.
Che si fa adesso? La soluzione migliore sarebbe che Giannini tornasse a scrivere per un giornale occupandosi di economia e Floris tornasse alla RAI, a rifare il suo Ballarò che, così com'era, ha trasferito a casa Cairo. Ma questo non è possibile, e dunque? Cairo piange sui soldi buttati e noi tutti sull'incapacità di Vianello, ed anche di Gubitosi, di fare scelte tecniche vincenti per la RAI, a seguito delle quali loro buttano al vento altri soldi, ma non i loro soldi, bensì i nostri. E la differenza non è da poco.
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martedì 16 settembre 2014
Gli alti compensi delle star della RAI danneggiano l'azienda. Vero. Perchè IMMERITATI
Brunetta, al suo lavoro di parlamentare capogruppo ed economista nonché candidato al Nobel, unisce il lavoro di cercatore di brutte notizie - come sarebbero quelle dei compensi alle star della tv pubblica, la cui conoscenza farebbe venire il magone ai normali cittadini - che comunque non gli riesce di portare a termine, per la decisa opposizione del direttore generale Gubitosi che oppone la seguente ragione: rendere pubblici i compensi delle star RAI danneggerebbe l'azienda e, di contro, potrebbe favorire la concorrenza, Mediaset e La 7, che sarebbe poi la ragione per cui Brunetta, nelle intenzioni di Gubitosi, chiederebbe di conoscere l'ammontare dei loro compensi.
Ora sulle cifre dei compensi alle star, di prima fila, RAI è silenzio assoluto, ma qualcosa trapela, senza che vi sia neanche una smentita RAI. Un elenco, con molti buchi, l'ha fornito in un suo articolo per 'Il Giornale', Laura Rio, nostro saposervizio nel decennio che lavortammo per quel giornale e che , approfittiamo, per salutare.
laura Rio scrive che il più pagato è quel presentatore 'senza frontiere' economiche di Fabio Fazio il quale riceve annualmente un compenso intorno ai 2 milioni di Euro e, negli anni passati, altri 600.000 per Sanremo; poi arriva la pacioccona dei fornelli, la Antonella Clerici con 1 milione e mezzo; segue l'annerito Conti con 1 e 400.000 Euro; ben distanziato Floris con 550.000, e Vespa con 600.000 ( ma questa cifra per il principe dei conduttori giornalisti ci sembra sottostimata); della spiritata Littizzetto scrive che guadagna 20.000 Euro a puntata, dunque a occhio e croce 800.000 a stagione, con l'aggiunta di 350.000 per Sanremo e la Venier, buttata sempre su una poltrona, che si ferma a 500.000. Infine, le fanciulle Isoardi, Maya e seguito, intorno ai 200.000 Euro a testa. Nel suo articolo Laura rio conclude dicendo che. se queste cifre sono false, la RAI le smentisca ufficialmente. False ovviamente non sono e in caso contrario, per taluni lo sarebbero per difetto.
Queste rivelazioni, secondo Gubitosi, danneggiano la RAI perchè la concorrenza potrebbe offrire alle star cifre maggiori per accaparrarsele. MAGARI. Vogliamo far parlare tutte quelle star che sono passate nel tempo alla concorrenza e poi, con il capo cosparso di cenere , sono tornarti in RAI, perchè il marchio RAI, al di là dei compensi influisce molto sul loro successo? E vogliamo sentire anche Cairo che , di recente, con l'acquisto di Floris redeva di fare un grande affare, ed invece ha preso una fregatura, a giudicare dagli esiti deludenti della sua nuova trasmissione prima del Tg che, oltre a fare ascolti da cabale tematico, ha gettato scompiglio e malcontento fra tutti gli altri big della rete. Ora Cairo se lo deve tenere 'flopis'- come chiama D'Agostino, Floris. Gubitosi ha finalmente capito che rivelando quelle cifre e favorendo la concorrenza il vero favore lo fa alla RAI che dirige?
Per non danneggiare la RAI, lavorando per la concorrenza nei primi anni di uscita dalla tv di Stato, negli anni passati a giornalisti più bravi e più famosi anche di Enzo Biagi, come lo è stata la Buttiglione, sorella del noto filosofo, fu data una liquidazione da capogiro, intorno al 1.000.000 di Euro, e non perché sorella del noto filosofo. E Lei non danneggiò la RAI, anzi la favorì due volte: una prima non passando alla concorrenza - che, naturalmente non la cercò né richiese, ed una seconda, liberando la RAI della sua presenza, giornalisticamente di peso.
Ora sulle cifre dei compensi alle star, di prima fila, RAI è silenzio assoluto, ma qualcosa trapela, senza che vi sia neanche una smentita RAI. Un elenco, con molti buchi, l'ha fornito in un suo articolo per 'Il Giornale', Laura Rio, nostro saposervizio nel decennio che lavortammo per quel giornale e che , approfittiamo, per salutare.
laura Rio scrive che il più pagato è quel presentatore 'senza frontiere' economiche di Fabio Fazio il quale riceve annualmente un compenso intorno ai 2 milioni di Euro e, negli anni passati, altri 600.000 per Sanremo; poi arriva la pacioccona dei fornelli, la Antonella Clerici con 1 milione e mezzo; segue l'annerito Conti con 1 e 400.000 Euro; ben distanziato Floris con 550.000, e Vespa con 600.000 ( ma questa cifra per il principe dei conduttori giornalisti ci sembra sottostimata); della spiritata Littizzetto scrive che guadagna 20.000 Euro a puntata, dunque a occhio e croce 800.000 a stagione, con l'aggiunta di 350.000 per Sanremo e la Venier, buttata sempre su una poltrona, che si ferma a 500.000. Infine, le fanciulle Isoardi, Maya e seguito, intorno ai 200.000 Euro a testa. Nel suo articolo Laura rio conclude dicendo che. se queste cifre sono false, la RAI le smentisca ufficialmente. False ovviamente non sono e in caso contrario, per taluni lo sarebbero per difetto.
Queste rivelazioni, secondo Gubitosi, danneggiano la RAI perchè la concorrenza potrebbe offrire alle star cifre maggiori per accaparrarsele. MAGARI. Vogliamo far parlare tutte quelle star che sono passate nel tempo alla concorrenza e poi, con il capo cosparso di cenere , sono tornarti in RAI, perchè il marchio RAI, al di là dei compensi influisce molto sul loro successo? E vogliamo sentire anche Cairo che , di recente, con l'acquisto di Floris redeva di fare un grande affare, ed invece ha preso una fregatura, a giudicare dagli esiti deludenti della sua nuova trasmissione prima del Tg che, oltre a fare ascolti da cabale tematico, ha gettato scompiglio e malcontento fra tutti gli altri big della rete. Ora Cairo se lo deve tenere 'flopis'- come chiama D'Agostino, Floris. Gubitosi ha finalmente capito che rivelando quelle cifre e favorendo la concorrenza il vero favore lo fa alla RAI che dirige?
Per non danneggiare la RAI, lavorando per la concorrenza nei primi anni di uscita dalla tv di Stato, negli anni passati a giornalisti più bravi e più famosi anche di Enzo Biagi, come lo è stata la Buttiglione, sorella del noto filosofo, fu data una liquidazione da capogiro, intorno al 1.000.000 di Euro, e non perché sorella del noto filosofo. E Lei non danneggiò la RAI, anzi la favorì due volte: una prima non passando alla concorrenza - che, naturalmente non la cercò né richiese, ed una seconda, liberando la RAI della sua presenza, giornalisticamente di peso.
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lunedì 8 settembre 2014
Giovanni Floris va al suicidio con il suo 'Diciannove e Quaranta'
Giovanni Floris nella sua nuova avventura a 'La7' ha dato prova di grande fantasia. La sua trasmissioncella, prima del Tg di Mentana, la chiama con l'ora in cui va in onda, '7 e 40'; esattamente quello che la Gruber fece con la sua trasmissione, in onda alle 8(20) e 30, giocando anche con il titolo di un celebre film di Fellini; ma se andiamo avanti di questo passo i programmi della tv di Cairo si chiameranno '6 e 50' e poi '15 e 20', per finire con 'bonasera', e 'bonanotte'... ai sonatori.
Identica prova di fantasia anche nella scelta del titolo del suo nuovo programma settimanale di approfondimento 'di martedì'. Inutile ripeterci.
Il guaio è che usata tutta la fantasia nella scelta del nome, non gliene è rimasta neanche un grammo da spendere nella confezione del suo nuovo programmino prima del Tg. Che altro non è che una 'Ballarò' ristretta, condensata, dunque incomprensibile. Stesse chiacchiere, con un numero di ospiti forse maggiore della sua trasmissione, che però cominciava di pomeriggio e finiva all'alba, sempre le stesse facce, sbilanciate a sinistra, con la Camusso che si azzarda a dichiarare di votare PD - chi se lo sarebbe mai immaginato? - lo stesso partito il cui capo, che è anche capo del governo, Floris voleva colpire, forse per vendicarsi di quella lavata di testa che il premier gli fece durante la trasmissione rimasta ormai nella memoria di chi sperava da tempo che qualcuno desse una lezioncina a quel saputello di Floris.
E Floris, quando gli hanno chiesto se per questa sua nuova avventura voleva ispirarsi a Enzo Biagi. che occupava anch'egli un piccolo spazio prima del Tg 1, ha risposto che Biagi resta inimitabile. Ha ragione ma avesse almeno imitato la tecnica di Biagi, forse le cose non gli andrebbero così male, come temiamo che andranno. Biagi prendeva di petto un argomento, lo trattava con poche pennellate, si avvaleva di qualche breve ma chiaro filmato, senza troppi chiacchieroni che generano soltanto confusione. Non annullata, la confusione, da qualche battuta felice come quelle finali della Camusso.
Non poteva pensare a qualcosa di diverso, il bravo Floris? Ne ha avuto tutto il tempo; ma forse non c'è riuscito ( non ne è stato capace?). Cairo starà ad aspettare i risultati? Se sì, peggio per lui, che ora deve tenerselo sul groppone.
P:S: lo share della prima puntata si è fermato poco sopra l'1%, con 200.000 telespettatori, se non andiamo errati.
Abbiamo visto anche la seconda puntata della grande novità di Floris, dedicata a Tavecchio, Conti ecc.. peggio della prima. Ora oltre che Cairo si incazzerà anche Mentana. Ma a Cairo ben gli sta.
Ed anche lo share della seconda puntata non si è mosso di un centesimo. Cairo e Mentana sempre più incazzati.
Identica prova di fantasia anche nella scelta del titolo del suo nuovo programma settimanale di approfondimento 'di martedì'. Inutile ripeterci.
Il guaio è che usata tutta la fantasia nella scelta del nome, non gliene è rimasta neanche un grammo da spendere nella confezione del suo nuovo programmino prima del Tg. Che altro non è che una 'Ballarò' ristretta, condensata, dunque incomprensibile. Stesse chiacchiere, con un numero di ospiti forse maggiore della sua trasmissione, che però cominciava di pomeriggio e finiva all'alba, sempre le stesse facce, sbilanciate a sinistra, con la Camusso che si azzarda a dichiarare di votare PD - chi se lo sarebbe mai immaginato? - lo stesso partito il cui capo, che è anche capo del governo, Floris voleva colpire, forse per vendicarsi di quella lavata di testa che il premier gli fece durante la trasmissione rimasta ormai nella memoria di chi sperava da tempo che qualcuno desse una lezioncina a quel saputello di Floris.
E Floris, quando gli hanno chiesto se per questa sua nuova avventura voleva ispirarsi a Enzo Biagi. che occupava anch'egli un piccolo spazio prima del Tg 1, ha risposto che Biagi resta inimitabile. Ha ragione ma avesse almeno imitato la tecnica di Biagi, forse le cose non gli andrebbero così male, come temiamo che andranno. Biagi prendeva di petto un argomento, lo trattava con poche pennellate, si avvaleva di qualche breve ma chiaro filmato, senza troppi chiacchieroni che generano soltanto confusione. Non annullata, la confusione, da qualche battuta felice come quelle finali della Camusso.
Non poteva pensare a qualcosa di diverso, il bravo Floris? Ne ha avuto tutto il tempo; ma forse non c'è riuscito ( non ne è stato capace?). Cairo starà ad aspettare i risultati? Se sì, peggio per lui, che ora deve tenerselo sul groppone.
P:S: lo share della prima puntata si è fermato poco sopra l'1%, con 200.000 telespettatori, se non andiamo errati.
Abbiamo visto anche la seconda puntata della grande novità di Floris, dedicata a Tavecchio, Conti ecc.. peggio della prima. Ora oltre che Cairo si incazzerà anche Mentana. Ma a Cairo ben gli sta.
Ed anche lo share della seconda puntata non si è mosso di un centesimo. Cairo e Mentana sempre più incazzati.
mercoledì 23 luglio 2014
Pronta al varo Rai-Repubblica, con il via libera di De Benedetti e i ringraziamenti di Vianello
Cosa sarà andato a fare Del Rio, sottosegretario tuttofare del governo Renzi, a casa di De Benedetti? Un semplice invito di cortesia a colazione? De Benedetti, richiesto dalla Sardoni, ha detto che non è tenuto a rivelare gli argomenti di conversazione con il sottosegretario. E, del resto, a colazione, si parla di tutto; niente a che far con affari editoriali e di governo.
A fugare ogni dubbio sulla materia di quell'incontro, dovrebbe bastare la 'lontananza' di Renzi dalla tv, anche se troppe volte sbandierata. Ma se c'è da sostituire il conduttore di Ballarò, Giò Floris, passato a miglior padrone, e si pensa magari di sostituirlo con un giornalista della carta stampata, è fin troppo chiaro che la scelta del direttore di Rai3, Vianello, immediatamente comunicata agli uffici di Palazzo Chigi, non può che cadere sulla redazione di Repubblica, ormai tutt'uno con la rete televisiva di sinistra, da dove Vianello ha già preso, e prima di lui anche gli altri direttori, Corrado Augias, e poi la De Gregorio ed ora anche Massimo Giannini, vicedirettore del giornale di Scalfari, esperto in economia.
Nei disegni del direttore generale della RAI, Gubitosi, ci sarebbero molti accorpamenti interni alla Rai, a cominciare dal settore dell'informazione; dovrebbero essere fusi Tg3,Rai News,RaiParlamento,TGR, Rai Quirinale, - ma non quell'obbrobrio di TeleCamere (da cancellare assolutamente) e neanche Rai Vaticano - affidando al direzione di tutto a Monica Maggioni, supervalutata, nonostante la sua rete faccia ascolti da disaffezione, come ha denunciato la Gabanelli ieri sul Corriere, e i cui meriti giornalistici, da quando è alla direzione della rete di informazione, restano sconosciuti ai più; giacchè l'unico episodio per cui è emersa la sua figura professionale, è stata l'intervista al presidente siriano, Assad, cioè il dittatore carnefice che la Maggioni potrebbe aver conosciuto negli anni in cui lavorava duro come inviata di guerra. Evidentemente la Maggioni ha anche altri meriti a noi sconosciuti ma di gran peso.
Torniamo , invece, alla fondazione di Rai-Repubblica, la nuova rete televisiva svincolata dai partiti, tutti eccetto uno: quello di Repubblica.
Visionari di Augias non è andato bene; Pane quotidiano della De Gregorio, bravissima (e di bell'aspetto , perchè non dirlo?) giornalista ma negata assolutamente per la televisione, non è andata bene; e allora invece che interrompere il legame con il giornale di Ezio Mauro, lo si rinsalda, meglio Vianello lo rinsalda, staccando Massimo Giannini , al quale intende affidare la conduzione di Ballarò. Giannini è giornalista economico, si vede spesso in tv, - lo si è visto anche da Ballarò - fa anche bella figura perchè preparato, ma assolutamente a digiuno nella conduzione di una cagnara televisiva. In tv non c'era nessuno da mettere al suo posto, nemmeno fra i giornalisti che già fanno trasmissioni di successo, altro che quelle di Augias e della De Gregorio. No. occorre contrastare l'avanzamento delle altre reti, nella logica ancora radicata che le tre reti rispondono a tre referenti politici. Se a Rai 2 c'è Porro ( Il Giornale)- anche questa trasmissione non è che sia andata bene, eppure la si conferma, per bilanciare quella presenza occorre mettere uno di Repubblica ( giornali e conduttori apertamente in lotta continua). La riforma di Gubitosi non corregge la principale anomalia: non occorre fare entrare altri per bilanciare le anomalie esistenti, occorre sradicarle alla radice, con grande risparmio per tutti.
E per una volta, considerando che se un prodotto non va - come qualunque editore non coglione raebbe - va tolto dal mercato per sostitutirlo con un altro, sul cui esito è lecito scommettere, non - come si continua a fare- tenerlo in palinsesto a dispetto anche degli ascolti e dei costi.
perchè non si fa inviatre da De Benedetit anche Vianello, così si fa speigare come mandare avanti un'azienda editoriale- che è il mestiere che il padrone di Repubblica-L'Espresso sa fare? E prima della fusione Rai-Repubblica?
A fugare ogni dubbio sulla materia di quell'incontro, dovrebbe bastare la 'lontananza' di Renzi dalla tv, anche se troppe volte sbandierata. Ma se c'è da sostituire il conduttore di Ballarò, Giò Floris, passato a miglior padrone, e si pensa magari di sostituirlo con un giornalista della carta stampata, è fin troppo chiaro che la scelta del direttore di Rai3, Vianello, immediatamente comunicata agli uffici di Palazzo Chigi, non può che cadere sulla redazione di Repubblica, ormai tutt'uno con la rete televisiva di sinistra, da dove Vianello ha già preso, e prima di lui anche gli altri direttori, Corrado Augias, e poi la De Gregorio ed ora anche Massimo Giannini, vicedirettore del giornale di Scalfari, esperto in economia.
Nei disegni del direttore generale della RAI, Gubitosi, ci sarebbero molti accorpamenti interni alla Rai, a cominciare dal settore dell'informazione; dovrebbero essere fusi Tg3,Rai News,RaiParlamento,TGR, Rai Quirinale, - ma non quell'obbrobrio di TeleCamere (da cancellare assolutamente) e neanche Rai Vaticano - affidando al direzione di tutto a Monica Maggioni, supervalutata, nonostante la sua rete faccia ascolti da disaffezione, come ha denunciato la Gabanelli ieri sul Corriere, e i cui meriti giornalistici, da quando è alla direzione della rete di informazione, restano sconosciuti ai più; giacchè l'unico episodio per cui è emersa la sua figura professionale, è stata l'intervista al presidente siriano, Assad, cioè il dittatore carnefice che la Maggioni potrebbe aver conosciuto negli anni in cui lavorava duro come inviata di guerra. Evidentemente la Maggioni ha anche altri meriti a noi sconosciuti ma di gran peso.
Torniamo , invece, alla fondazione di Rai-Repubblica, la nuova rete televisiva svincolata dai partiti, tutti eccetto uno: quello di Repubblica.
Visionari di Augias non è andato bene; Pane quotidiano della De Gregorio, bravissima (e di bell'aspetto , perchè non dirlo?) giornalista ma negata assolutamente per la televisione, non è andata bene; e allora invece che interrompere il legame con il giornale di Ezio Mauro, lo si rinsalda, meglio Vianello lo rinsalda, staccando Massimo Giannini , al quale intende affidare la conduzione di Ballarò. Giannini è giornalista economico, si vede spesso in tv, - lo si è visto anche da Ballarò - fa anche bella figura perchè preparato, ma assolutamente a digiuno nella conduzione di una cagnara televisiva. In tv non c'era nessuno da mettere al suo posto, nemmeno fra i giornalisti che già fanno trasmissioni di successo, altro che quelle di Augias e della De Gregorio. No. occorre contrastare l'avanzamento delle altre reti, nella logica ancora radicata che le tre reti rispondono a tre referenti politici. Se a Rai 2 c'è Porro ( Il Giornale)- anche questa trasmissione non è che sia andata bene, eppure la si conferma, per bilanciare quella presenza occorre mettere uno di Repubblica ( giornali e conduttori apertamente in lotta continua). La riforma di Gubitosi non corregge la principale anomalia: non occorre fare entrare altri per bilanciare le anomalie esistenti, occorre sradicarle alla radice, con grande risparmio per tutti.
E per una volta, considerando che se un prodotto non va - come qualunque editore non coglione raebbe - va tolto dal mercato per sostitutirlo con un altro, sul cui esito è lecito scommettere, non - come si continua a fare- tenerlo in palinsesto a dispetto anche degli ascolti e dei costi.
perchè non si fa inviatre da De Benedetit anche Vianello, così si fa speigare come mandare avanti un'azienda editoriale- che è il mestiere che il padrone di Repubblica-L'Espresso sa fare? E prima della fusione Rai-Repubblica?
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sabato 5 luglio 2014
Ancora su Giovanni Floris
Oggi il conduttore di Ballarò si è risentito: "non sono andato via dalla Rai per soldi, questo mi offende". Dicci allora perchè. "Perchè non c'era più feeling con i dirigenti", dice Giova; c'erano, forse, dissapori con il direttore della rete, Vianello - si dice in giro. Fatto sta che forse con tutti i problemi in Rai, Giova sarebbe rimasto se l'offerta economica fosse stata 'riparatrice'. Chiariamo ancora una volta: ognuno può mettere a frutto, come e con chi vuole, le sue capacità, i suoi talenti, nessuno può impedirglielo, purchè non faccia la predica agli altri. Troppo comodo per Giova e compagni che soffrono soltanto nelle due ore di trasmissione - soffrono si fa per dire - mentre il paese è stremato.
Il caso Floris ha fatto venire alla luce anche i compensi di altre star della tv pubblica, che non può remunerarle alla maniera delle tv commerciali, e che appaiono immediatamente SCANDALOSE, non c'è altro aggettivo per qualificarle. E Renzi, capo del governo, il cui ministero del Tesoro è padrone al 99% della tv pubblica tace. Tace per paura di perdere l'argenteria di casa Rai? Ma chi se ne fotte. Conosciamo altri casi di gente che se ne è andata dalla Rai e poi è dovuta tornare con la coda fra le gambe.
Comunque anche la Rai, inutile dire, ha le sue colpe. Non ha mai creato spirito di appartenenza, nè ha dato spazio alle novità, alla professionalità, al merito. Mai. Provate a proporre qualcosa in Rai. Non troverete mai nessuno che vi ascolti, a meno che non siate presentati da chi conta, dal Gasparri di turno - meglio la fame e l'esilio! - e poi quand'anche vi abbiano ascoltati, difficilmente daranno corso ad una vostra idea interessante. Questa purtroppo è la Rai, che è la stessa azienda che affida, per una rete, la responsabilità della cultura ad uno come Marzullo- che non si riesce in nessun modo a schiodare da quella poltrona - e che per mettersi a posto la coscienza ha inventato Rai 5, dominio assoluto di una sola persona, almeno in campo musicale, non essendo il direttore D'Alessandro capace di distinguere una grancassa da un ottavino, e che poi mette insieme tutta la cultura, che in Rai non trova posto nelle reti generaliste, e ne affida la responsabilità alla Calandrelli. Provate a telefonarle, presentandovi e dicendole che avete un progetto da sottoporle. Sì, vi darà che presto desidera incontrarvi, passeranno mesi, con sfinimenti telefonici ed alla fine, Lei continuerà con i programmi fatti dai soliti noti che non hanno bisogno di telefonare perchè Lei, il direttore generale e la presidente, li incontrano nelle serate mondane di beneficenza o nei salotti bene, che servono a fare affari,o ad avviare contratti di collaborazione. Non non ci abbiamo mai provato con Lei, ma siamo sicuri che le cose andrebbero nel modo che abbiamo ipotizzato. E' questo il vero guaio della Rai. Non badare al prodotto, non inventare nuovi programmi. Prendete una qualunque delle reti televisive: che c'è di nuovo da anni ed anni a questa parte? NULLA. Ed allora è chiaro che deve puntare sulle star che con la loro simpatia o antipatia ed anche bravura, tengono davanti allo schermo televisivo più gente possibile.
Abbiamo una Rai che non è fatta di programmi e di idee, ma di persone, di star che questa Rai crede adatti ad ogni stagione, salvo poi a ricredersi a seguito di clamorosi, ripetuti e prevedibili flop. Un tempo sembrava che senza Simona Ventura non si potesse far nulla, e che senza di lei non potesse nascere nessun nuovo programma; ora fa la pubblicità di una casa di scarpe rosse. Bella carriera. Non è che un esempio, uno dei tanti.
Il caso Floris ha fatto venire alla luce anche i compensi di altre star della tv pubblica, che non può remunerarle alla maniera delle tv commerciali, e che appaiono immediatamente SCANDALOSE, non c'è altro aggettivo per qualificarle. E Renzi, capo del governo, il cui ministero del Tesoro è padrone al 99% della tv pubblica tace. Tace per paura di perdere l'argenteria di casa Rai? Ma chi se ne fotte. Conosciamo altri casi di gente che se ne è andata dalla Rai e poi è dovuta tornare con la coda fra le gambe.
Comunque anche la Rai, inutile dire, ha le sue colpe. Non ha mai creato spirito di appartenenza, nè ha dato spazio alle novità, alla professionalità, al merito. Mai. Provate a proporre qualcosa in Rai. Non troverete mai nessuno che vi ascolti, a meno che non siate presentati da chi conta, dal Gasparri di turno - meglio la fame e l'esilio! - e poi quand'anche vi abbiano ascoltati, difficilmente daranno corso ad una vostra idea interessante. Questa purtroppo è la Rai, che è la stessa azienda che affida, per una rete, la responsabilità della cultura ad uno come Marzullo- che non si riesce in nessun modo a schiodare da quella poltrona - e che per mettersi a posto la coscienza ha inventato Rai 5, dominio assoluto di una sola persona, almeno in campo musicale, non essendo il direttore D'Alessandro capace di distinguere una grancassa da un ottavino, e che poi mette insieme tutta la cultura, che in Rai non trova posto nelle reti generaliste, e ne affida la responsabilità alla Calandrelli. Provate a telefonarle, presentandovi e dicendole che avete un progetto da sottoporle. Sì, vi darà che presto desidera incontrarvi, passeranno mesi, con sfinimenti telefonici ed alla fine, Lei continuerà con i programmi fatti dai soliti noti che non hanno bisogno di telefonare perchè Lei, il direttore generale e la presidente, li incontrano nelle serate mondane di beneficenza o nei salotti bene, che servono a fare affari,o ad avviare contratti di collaborazione. Non non ci abbiamo mai provato con Lei, ma siamo sicuri che le cose andrebbero nel modo che abbiamo ipotizzato. E' questo il vero guaio della Rai. Non badare al prodotto, non inventare nuovi programmi. Prendete una qualunque delle reti televisive: che c'è di nuovo da anni ed anni a questa parte? NULLA. Ed allora è chiaro che deve puntare sulle star che con la loro simpatia o antipatia ed anche bravura, tengono davanti allo schermo televisivo più gente possibile.
Abbiamo una Rai che non è fatta di programmi e di idee, ma di persone, di star che questa Rai crede adatti ad ogni stagione, salvo poi a ricredersi a seguito di clamorosi, ripetuti e prevedibili flop. Un tempo sembrava che senza Simona Ventura non si potesse far nulla, e che senza di lei non potesse nascere nessun nuovo programma; ora fa la pubblicità di una casa di scarpe rosse. Bella carriera. Non è che un esempio, uno dei tanti.
venerdì 4 luglio 2014
Dove è finito Floris? Fuori dalla RAI a guadagnare di più
Il caso di Giovanni Floris è finito come non avevamo previsto. Mea culpa! Potremmo tentare, allora, di esemplificarlo attraverso un altro caso del mondo musicale che conosciamo meglio, come abbiamo fatto per il finale primo. E lo facciamo brevemente. Con il caso di una celebre violinista, fuggita rocambolescamente dall'URSS, stabilitasi in Occidente, Viktoria Mullova. Ad un certo punto della vita/ carriera, incontra un uomo che le fa perdere la testa ( a dir il vero non sappimo chi l'abbia persa per chi), è un musicista che fa musica rock e jazz- se non ricordiamo male. E lei dichiara: "basta con Bach e Beethoven ed altri, sempre lo stesso repertorio - che comunque l'ha fatta vivere più che bene per tanti anni e continua anche oggi - sento il bisogno di sperimentare dell'altro". E l'altro sarebbe, abbandonata la via maestra del grande repertorio violinistico, la pratica in esecuzioni pubbliche o discografiche di arrangiamenti dal rock o dal jazz. Che salto bella Viktoria!
Giovanni Floris, mutatis mutandis - anche perchè la Mullova con la sua perticolare bellezza resta pur sempre una bella violinista che a suo tempo fece perdere la testa anche a Claudio Abbado - ha finto di fare il medesimo discorso della violinista: " dopo tanti anni di Ballarò, voglio cambiare sala da ballo e tipo di ballo; voglio allargare i miei orizzonti (al portafoglio?).Ad un professionista non può che far bene". Fin qui le dichiarazioni programmatiche e di principio. I fatti dicono che lavorerà a La7, con un contratto che è tre volte superiore a quello che la Rai poteva offrirgli: guadagnerà quattro milioni di Euro in tre anni. Chiunque ha il diritto di aspirare a condizioni di lavoro meglio remunerate, nessuno lo nega, però lasciamo stare le prediche.
E lasciamo anche stare il cosiddetto editto fiorentino, scaturito dall'incontro/scontro con Renzi, chiamato in causa dal quel genio di Gasparri che anche contro l'evidenza vuole difendere il suo padrone dall'accusa di 'dittatore bulgaro'. Non c'è nessuna epurazione, e non veniteci a dire che Floris è un missionario dell'informazione. Floris, come dice il celebre deputato Razzi/Crozza, si fa i c.. suoi. Bene, benissimo, però basta con le prediche contro chi bada solo al profitto, contro chi non conosce regole di morale professionale. Floris è un abile venditore della sua merce, che comprende anche il risolino idiota e la camminata per lo studio, l'uso evidente di due pesi e tre misure a seconda della professione politica dei suoi ospiti, e infine la promozione di personaggi i cui trascorsi politici avrebbero dovuto tenere piuttosto in ombra - fra questi l'ex governatrice del Lazio, Renata Polverini, che la sovraesposzione da Floris ha indotto a ripulirsi, a parlare correttamente, passando sotto silenzio tutto quello di cui è stata accusata durante la sua gestione, fino agli ultimi giorni, nel corso dei quali ha avallato un bel pacchetto di nomine premio.
Per il prossimo conduttore di Ballarò noi ci accontentiamo che rida meno e stia più fermo. Per Floris, infine, non vorremmo ritrovarcelo fra qualche anno a bussare di nuovo alla porta della Rai - in ossequio a quell'infame clausola del suo precedente contratto che lo voleva ri-assunto come interno, al termine dell'esperienza Ballarò. Con la scusa evangelica, che il figliuol prodigo viene accolto meglio di suo fratello che dalla casa paterna non si era ami allontanato.
Giovanni Floris, mutatis mutandis - anche perchè la Mullova con la sua perticolare bellezza resta pur sempre una bella violinista che a suo tempo fece perdere la testa anche a Claudio Abbado - ha finto di fare il medesimo discorso della violinista: " dopo tanti anni di Ballarò, voglio cambiare sala da ballo e tipo di ballo; voglio allargare i miei orizzonti (al portafoglio?).Ad un professionista non può che far bene". Fin qui le dichiarazioni programmatiche e di principio. I fatti dicono che lavorerà a La7, con un contratto che è tre volte superiore a quello che la Rai poteva offrirgli: guadagnerà quattro milioni di Euro in tre anni. Chiunque ha il diritto di aspirare a condizioni di lavoro meglio remunerate, nessuno lo nega, però lasciamo stare le prediche.
E lasciamo anche stare il cosiddetto editto fiorentino, scaturito dall'incontro/scontro con Renzi, chiamato in causa dal quel genio di Gasparri che anche contro l'evidenza vuole difendere il suo padrone dall'accusa di 'dittatore bulgaro'. Non c'è nessuna epurazione, e non veniteci a dire che Floris è un missionario dell'informazione. Floris, come dice il celebre deputato Razzi/Crozza, si fa i c.. suoi. Bene, benissimo, però basta con le prediche contro chi bada solo al profitto, contro chi non conosce regole di morale professionale. Floris è un abile venditore della sua merce, che comprende anche il risolino idiota e la camminata per lo studio, l'uso evidente di due pesi e tre misure a seconda della professione politica dei suoi ospiti, e infine la promozione di personaggi i cui trascorsi politici avrebbero dovuto tenere piuttosto in ombra - fra questi l'ex governatrice del Lazio, Renata Polverini, che la sovraesposzione da Floris ha indotto a ripulirsi, a parlare correttamente, passando sotto silenzio tutto quello di cui è stata accusata durante la sua gestione, fino agli ultimi giorni, nel corso dei quali ha avallato un bel pacchetto di nomine premio.
Per il prossimo conduttore di Ballarò noi ci accontentiamo che rida meno e stia più fermo. Per Floris, infine, non vorremmo ritrovarcelo fra qualche anno a bussare di nuovo alla porta della Rai - in ossequio a quell'infame clausola del suo precedente contratto che lo voleva ri-assunto come interno, al termine dell'esperienza Ballarò. Con la scusa evangelica, che il figliuol prodigo viene accolto meglio di suo fratello che dalla casa paterna non si era ami allontanato.
sabato 28 giugno 2014
Giovanni Floris in RAI. Un caso con finale previsto
Parleremo di un caso che ha a che fare con la storia della musica ed ha protagonisti due personalità del massimo rilievo di detta storia: Georg Philipp Telemann e Johann Sebastian Bach. A tal scopo ci corre l'obbligo di premettere che, a seguire, parleremo di un caso di questi giorni che riguarda un onesto professionista televisivo che con i personaggi storici c'entra come il 'culo con le Quarantore', secondo un efficace detto toscano.
Telemann, uno dei musicisti più osannati e colti di ogni tempo, occupò vari incarichi, musicali s'intende, nel corso della sua esistenza: assai prestigioso quello di direttore musicale della città di Amburgo, per la quale egli provvedeva a scrivere opere per il teatro e musica strumentale, anche quella eseguita in pubblici ritrovi. Un giorno - si era nel 1722- venne a morire un musicista che occupava un posto di grande prestigio, non certamente pari al suo, ma comunque tale, e cioè quello di compositore della Chiesa di San Tommaso di Lipsia. Cosa fa il grande e furbo musicista? Abbandona Amburgo e va a Lipsia a reclamare quel posto che gli spettava, perché glielo aveva promesso il vecchio maestro, a patto che però sposasse sua figlia. Telemann non l'aveva sposata quella genoveffa - un prezzo troppo caro da pagare! - ma alla morte del titolare reclamava quel posto per sè. E ne aveva tutto il diritto per il gran suo nome. Perciò si fa fare il contratto, per lui molto favorevole, a Lipsia con un compenso di tutto rispetto. Nel frattempo da Amburgo continuavano a richiederne il ritorno. Telemann traccheggiò, fino a quando non ottenne da Amburgo un aumento di stipendio ed altri privilegi. Allora, fottendosene di Lipsia, fece ritorno ad Amburgo. Quel posto a Lipsia l'ottenne, superato un duro esame, Bach, al quale però si richiesero compiti più gravosi di quelli richiesti a Telemann, perchè la cittadina voleva lavare l'offesa recata da Telemann. Il caso di Telemann - signor 'Quarantore' secondo il detto toscano - sembra assai simile a quello di Floris, -'culo' secondo il medesimo detto - il quale forte del suo nome e degli ascolti, avrebbe finto di essere vittima di una ipotetica epurazione da parte del capo del governo, avrebbe poi avviato 'quasi finte' trattative con Mediaset e La7, e, poi, ottenuto quello che voleva ha accettato di restare alla Rai, che gli ha aumentato il compenso, invece che diminuirglielo come ha fatto con tutti gli altri, con la scusa che la sua trasmissione si allunga e che avrà come appendice una striscia quotidiana - come a pesare a suon di Euro ogni minuto in più di trasmissione.
'Il culo e le Quarantore' serve solo a dire che tra Floris e Telemann corre la stessa distanza che corre fra il giorno e la notte, non è perciò una frase offensiva della grande professionalità e creatività del grande conduttore televisivo.
N.B. Con il termine 'Quarantore' si indica l'esposizione del Sacramento durante la Quaresima, dunque quanto di più sacro al mondo.
Telemann, uno dei musicisti più osannati e colti di ogni tempo, occupò vari incarichi, musicali s'intende, nel corso della sua esistenza: assai prestigioso quello di direttore musicale della città di Amburgo, per la quale egli provvedeva a scrivere opere per il teatro e musica strumentale, anche quella eseguita in pubblici ritrovi. Un giorno - si era nel 1722- venne a morire un musicista che occupava un posto di grande prestigio, non certamente pari al suo, ma comunque tale, e cioè quello di compositore della Chiesa di San Tommaso di Lipsia. Cosa fa il grande e furbo musicista? Abbandona Amburgo e va a Lipsia a reclamare quel posto che gli spettava, perché glielo aveva promesso il vecchio maestro, a patto che però sposasse sua figlia. Telemann non l'aveva sposata quella genoveffa - un prezzo troppo caro da pagare! - ma alla morte del titolare reclamava quel posto per sè. E ne aveva tutto il diritto per il gran suo nome. Perciò si fa fare il contratto, per lui molto favorevole, a Lipsia con un compenso di tutto rispetto. Nel frattempo da Amburgo continuavano a richiederne il ritorno. Telemann traccheggiò, fino a quando non ottenne da Amburgo un aumento di stipendio ed altri privilegi. Allora, fottendosene di Lipsia, fece ritorno ad Amburgo. Quel posto a Lipsia l'ottenne, superato un duro esame, Bach, al quale però si richiesero compiti più gravosi di quelli richiesti a Telemann, perchè la cittadina voleva lavare l'offesa recata da Telemann. Il caso di Telemann - signor 'Quarantore' secondo il detto toscano - sembra assai simile a quello di Floris, -'culo' secondo il medesimo detto - il quale forte del suo nome e degli ascolti, avrebbe finto di essere vittima di una ipotetica epurazione da parte del capo del governo, avrebbe poi avviato 'quasi finte' trattative con Mediaset e La7, e, poi, ottenuto quello che voleva ha accettato di restare alla Rai, che gli ha aumentato il compenso, invece che diminuirglielo come ha fatto con tutti gli altri, con la scusa che la sua trasmissione si allunga e che avrà come appendice una striscia quotidiana - come a pesare a suon di Euro ogni minuto in più di trasmissione.
'Il culo e le Quarantore' serve solo a dire che tra Floris e Telemann corre la stessa distanza che corre fra il giorno e la notte, non è perciò una frase offensiva della grande professionalità e creatività del grande conduttore televisivo.
N.B. Con il termine 'Quarantore' si indica l'esposizione del Sacramento durante la Quaresima, dunque quanto di più sacro al mondo.
giovedì 5 giugno 2014
Letto sui giornali. Marino/Franceschini,Floris,Pappano,gdm, Skei, festival
Se parlano di Valle/MARINO E FRANCESCHINI/ dove mettono le palle? Marino l'altro ieri in tv: "entro giugno troveremo una soluzione, siamo in contatto con il Ministro". Franceschini ai giornali oggi: "troveremo una soluzione, abbiamo sollecitato Marino a cercarla, spetta a lui la decisione". Marino e Franceschini/ dove c'hanno le palle?/ l'hanno appese al Valle/ le palle di cannone.
Perdonate la lingua aulica, ma abbiamo trovato questi versi in una delle profezie di Nostradamus, riguardante il destino di Roma e dei suoi governanti all'inizio del terzo millennio, e li abbiamo pubblicati, senza purgarli. Mentre per la prossima purga che sta per abbattersi sulla giunta Marino, Franceschini potrebbe avere il giusto 'astringente', e Marino non potrebbe rifiutarsi di ingoiarlo.
A Floris l'altro ieri, il Corriere, a firma Paolo Conti, ha fatto un elogio per la sua determinazione nell'incalzare Renzi, durante l'intervista a RAI Tre, a proposito della RAI. Ci è venuto in mente il grande Franceschiello, che ammoniva i suoi soldatini, alla bisogna: 'facite a faccia feroce'; bastava un pò, perchè, subito dopo, per evitare lo sforzo innaturale, esortava: 'rifacite a faccia fessa'. Non conoscendo le lingue, non vorremmo aver offeso le orecchie napoletane. Chiediamo perdono.
Floris, che noi non sopportiamo - ce lo perdonerà l'illustre conduttore che se ne può anche fottere di ciò che pensiamo di lui, giustamente - come rivela oggi ancora Conti, potrebbe passare a Mediaset la prossima stagione, il suo contratto sta per scadere. Evviva! L'eventuale storia di Floris a Mediaset è già scritta, con l'inchiostro dell' Euro. Vuole, scrive Conti, altre esperienze professionali, RAI Tre gli sta stretta. Ma non gli stava stretta già quando ha strappato un contratto da esterno con l'obbligo per la RAI di riprenderlo alla fine di Ballarò? Ci viene ora un dubbio: quella sua comica durezza con Renzi era la carta da giocare con la dirigenza RAI all'atto della firma del nuovo contratto; o, in caso contrario, per giustificare il suo passaggio a Mediaset, nonostante il grande amore per mamma RAI?
Prima di lui la strada dell'andata, e purtroppo anche quella del ritorno, l'hanno percorsa Pippo Baudo, Mentana, Santoro (ed anche il Fazio che da Telecom, per non ver fatto nilla, ma solo attraversato il ponte che l'ha condoto da Viale mazzini e Via flaminia, scucì un bel pacco di miliardi. A qualcuno, Fazio insegna, è andata bene con gli skei, ma non a tutti, Pippo ha dovuto ridare un palazzetto a Mediaset, che ora è adibito a sede del TG5. Floris non c'incanta. E pio non ci è neanche simpatico!
A proposito di skei, oggi i giornali riportano molti messaggi ironici della rete sulla retata eccellente veneziana. Uno per tutti: a Venezia, di liberi sono rimasti solo i piccioni.
L'Italia dei festival. Non c'è città che non abbia il suo festival, qualcuna ne ha più d'uno, ma all'estero ci hanno fregati: Salisburgo vive di un festival dopo l'altro. Ve ne sono tanti, prosegue Severgnini - e intanto approfitta per annunciare le sue due prossime comparsate prima dell'estate, che passerà sbracato in Gallura - che hanno superato anche gli scandali. Eh no, gli scandali offesi per il sorpasso, si sono fatti subito vivi: dopo l'Expo, Venezia.
Pappano a Salisburgo. Non ricordiamo con precisione quale, ma su un giornale, l'altro ieri, abbiamo letto che è già tutto pieno per i prossimi cent'anni il calendario delle tournée dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, guidata da Pappano, solo da lui - perciò sarebbe meglio dire, e con maggiore esattezza: Pappano con l'Orchestra di Santa Cecilia. A chi obiettasse che cambiando l'ordine dei fattori la somma non cambia, saremmo costretti a rispondere che questa regola aritmetica non vale nel nostro caso - Pappano e la sua orchestra, a Salisburgo, in un sol giorno si presenta due volte, domenica prossima. La mattina, alle 12, con l'orchestra solisti e coro nello 'Stabat Mater' di Rossini; il pomeriggio, alle 17, al Mozarteum, lui, sua moglie, solisti e coro per la 'Petite messe'. E' tempo di riposo, caro maestro.
Il Giornale della Musica, giunto all'incredibile traguardo dei trent'anni di vita - il primo numero nel 1985, era rivoluzionario nel formato, meno nei contenuti - ha deciso di cambiare radicalmente, alla faccia di chi lo accusa di essere il giornale della musica che 'più si compra'. E, infatti, ha cambiato formato e veste grafica. Era ora.
Perdonate la lingua aulica, ma abbiamo trovato questi versi in una delle profezie di Nostradamus, riguardante il destino di Roma e dei suoi governanti all'inizio del terzo millennio, e li abbiamo pubblicati, senza purgarli. Mentre per la prossima purga che sta per abbattersi sulla giunta Marino, Franceschini potrebbe avere il giusto 'astringente', e Marino non potrebbe rifiutarsi di ingoiarlo.
A Floris l'altro ieri, il Corriere, a firma Paolo Conti, ha fatto un elogio per la sua determinazione nell'incalzare Renzi, durante l'intervista a RAI Tre, a proposito della RAI. Ci è venuto in mente il grande Franceschiello, che ammoniva i suoi soldatini, alla bisogna: 'facite a faccia feroce'; bastava un pò, perchè, subito dopo, per evitare lo sforzo innaturale, esortava: 'rifacite a faccia fessa'. Non conoscendo le lingue, non vorremmo aver offeso le orecchie napoletane. Chiediamo perdono.
Floris, che noi non sopportiamo - ce lo perdonerà l'illustre conduttore che se ne può anche fottere di ciò che pensiamo di lui, giustamente - come rivela oggi ancora Conti, potrebbe passare a Mediaset la prossima stagione, il suo contratto sta per scadere. Evviva! L'eventuale storia di Floris a Mediaset è già scritta, con l'inchiostro dell' Euro. Vuole, scrive Conti, altre esperienze professionali, RAI Tre gli sta stretta. Ma non gli stava stretta già quando ha strappato un contratto da esterno con l'obbligo per la RAI di riprenderlo alla fine di Ballarò? Ci viene ora un dubbio: quella sua comica durezza con Renzi era la carta da giocare con la dirigenza RAI all'atto della firma del nuovo contratto; o, in caso contrario, per giustificare il suo passaggio a Mediaset, nonostante il grande amore per mamma RAI?
Prima di lui la strada dell'andata, e purtroppo anche quella del ritorno, l'hanno percorsa Pippo Baudo, Mentana, Santoro (ed anche il Fazio che da Telecom, per non ver fatto nilla, ma solo attraversato il ponte che l'ha condoto da Viale mazzini e Via flaminia, scucì un bel pacco di miliardi. A qualcuno, Fazio insegna, è andata bene con gli skei, ma non a tutti, Pippo ha dovuto ridare un palazzetto a Mediaset, che ora è adibito a sede del TG5. Floris non c'incanta. E pio non ci è neanche simpatico!
A proposito di skei, oggi i giornali riportano molti messaggi ironici della rete sulla retata eccellente veneziana. Uno per tutti: a Venezia, di liberi sono rimasti solo i piccioni.
L'Italia dei festival. Non c'è città che non abbia il suo festival, qualcuna ne ha più d'uno, ma all'estero ci hanno fregati: Salisburgo vive di un festival dopo l'altro. Ve ne sono tanti, prosegue Severgnini - e intanto approfitta per annunciare le sue due prossime comparsate prima dell'estate, che passerà sbracato in Gallura - che hanno superato anche gli scandali. Eh no, gli scandali offesi per il sorpasso, si sono fatti subito vivi: dopo l'Expo, Venezia.
Pappano a Salisburgo. Non ricordiamo con precisione quale, ma su un giornale, l'altro ieri, abbiamo letto che è già tutto pieno per i prossimi cent'anni il calendario delle tournée dell'Orchestra dell'Accademia di Santa Cecilia, guidata da Pappano, solo da lui - perciò sarebbe meglio dire, e con maggiore esattezza: Pappano con l'Orchestra di Santa Cecilia. A chi obiettasse che cambiando l'ordine dei fattori la somma non cambia, saremmo costretti a rispondere che questa regola aritmetica non vale nel nostro caso - Pappano e la sua orchestra, a Salisburgo, in un sol giorno si presenta due volte, domenica prossima. La mattina, alle 12, con l'orchestra solisti e coro nello 'Stabat Mater' di Rossini; il pomeriggio, alle 17, al Mozarteum, lui, sua moglie, solisti e coro per la 'Petite messe'. E' tempo di riposo, caro maestro.
Il Giornale della Musica, giunto all'incredibile traguardo dei trent'anni di vita - il primo numero nel 1985, era rivoluzionario nel formato, meno nei contenuti - ha deciso di cambiare radicalmente, alla faccia di chi lo accusa di essere il giornale della musica che 'più si compra'. E, infatti, ha cambiato formato e veste grafica. Era ora.
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martedì 20 maggio 2014
Giovanni Floris e Angela Buttiglione. Due casi della medesima RAI sprecona
Giovanni Floris, il camminatore instancabile di Ballarò, si è risentito quando ha avuto davanti a sè Renzi che gli diceva essere giunto il tempo di qualche sacrificio anche in Rai, visto che tutto il paese stringe la cinghia e molti altri settori, privilegiati, qualche sacrifico sono chiamati a farlo, o l'hanno già fatto. Non crede che la richiesta di sacrifici alla Rai, favorisca Mediaset - gli ha chiesto, malandrino, ma non del tutto disinteressato il Floris? Se Gubitosi non riesce a trovare i soldi che il governo gli chiede di girargli, dovrà necessariamente mettere mano a tagli per compensi. Anche di Floris, perchè no? Perchè il nostro camminatore, quando il suo programma ha cominciato ad avere successo, per il suo alto senso di appartenenza a mamma Rai, ne è uscito e si è fatto fare un contratto di collaborazione, molto più remunerativo (400.000 Euro circa o forse anche più) per tutto il tempo che farà su e giù per Ballarò. Con la clausola che, alla fine del programma, rientrerà in Rai come dipendente. Che dire? Che anche Floris il suo orticello sa coltivarselo, e di mamma Rai se ne fotte, come dimostra la sua uscita e la clausola che lo riammetterà.
Anni fa, non molti, ci colpi leggere sui giornali dell'uscita dalla Rai di Angela Buttiglione, sorella del grande filosof, che in questi giorni e tornato agli onori della cronaca per il disciolto, anzi scomparso, patrimonio immobiliare dell'ex DC.
Angela Buttiglione, direttore generale Mauro Masi, altra bella persona e manager integerrimo, ottenne dalla Rai una buonuscita di 1.000.000 di Euro circa. Sì avete letto giusto. Era il 2010. Si pagava lei che ne usciva da direttrice della TGR e si pagava anche il legame di sangue con il fratello filosofo, noto esponente politico in quota Berlusconi? Masi, che le concesse tale principesca buonuscita, è stato successivamente indagato dalla Corte dei Conti per DANNO ERARIALE.
Ma ci colpì leggere anche che la buonuscita così corposa era dovuta ad un patto sottoscritto dalla Buttiglione con la Rai, munifica, all'atto della sua pensione: il patto di non danneggiarla, passando al nemico che, prontissimo, l'avrebbe accolta a braccia aperte, dati i suoi straordinari trascorsi giornalistici. Questo non poteva farlo, seppur tentata da mille proposte.
Ci venne da pensare, malignamente, che quella buonuscita la Buttiglione la meritava per il fatto che FINALMENTE andava via dalla Rai, la quale certamente non avrebbe sofferto la sua assenza, e dalla quale non sarebbe potuta essere, nel caso, più danneggiata.
Dell'Angela non si è mai più sentito parlare; mentre, invece, ora sbraita rabbioso Floris per paura di perdere quel suo privilegio economico e contrattuale.
Anni fa, non molti, ci colpi leggere sui giornali dell'uscita dalla Rai di Angela Buttiglione, sorella del grande filosof, che in questi giorni e tornato agli onori della cronaca per il disciolto, anzi scomparso, patrimonio immobiliare dell'ex DC.
Angela Buttiglione, direttore generale Mauro Masi, altra bella persona e manager integerrimo, ottenne dalla Rai una buonuscita di 1.000.000 di Euro circa. Sì avete letto giusto. Era il 2010. Si pagava lei che ne usciva da direttrice della TGR e si pagava anche il legame di sangue con il fratello filosofo, noto esponente politico in quota Berlusconi? Masi, che le concesse tale principesca buonuscita, è stato successivamente indagato dalla Corte dei Conti per DANNO ERARIALE.
Ma ci colpì leggere anche che la buonuscita così corposa era dovuta ad un patto sottoscritto dalla Buttiglione con la Rai, munifica, all'atto della sua pensione: il patto di non danneggiarla, passando al nemico che, prontissimo, l'avrebbe accolta a braccia aperte, dati i suoi straordinari trascorsi giornalistici. Questo non poteva farlo, seppur tentata da mille proposte.
Ci venne da pensare, malignamente, che quella buonuscita la Buttiglione la meritava per il fatto che FINALMENTE andava via dalla Rai, la quale certamente non avrebbe sofferto la sua assenza, e dalla quale non sarebbe potuta essere, nel caso, più danneggiata.
Dell'Angela non si è mai più sentito parlare; mentre, invece, ora sbraita rabbioso Floris per paura di perdere quel suo privilegio economico e contrattuale.
giovedì 5 dicembre 2013
I quattro, senza arte nè parte, che la bontà di Napolitano ha elevato a senatori
Un gruppo di premi nobel in vari campi, come Gasparri ( nobel dell'Umorismo) Casellati ( Nobel per materie giuridiche), Malan ( nobel per l'invensione del sistema per agitare le acque), e Bondi ( nobel per la poesia, tolto a Dario Fo e attrribuito a Bondi, perchè alla fine s'è scoperto che Fo non se lo meritava) s'è esposto in prima persona all'apprezzamento ed alla considerazione generale, per aver sollevato il problema dei quattro senatori a vita nominati da Napolitano nell'ultima infornata di qualche settimana fa. I Premi nobel hanno sostenuto che nessuno dei quattro sarebbe stato mai nominato senatore a vita se al Quirinale ci fosse stato una persona diversa da Napolitano, che per età ed acciacchi, non è più tanto capace di discernere chi merita e chi no. E dunque la nomina di quattro sconosciuti che fanno nome Rubbia, Abbado, Piano e Cattaneo, è da ascrivere prevalentemente alla bontà di Napolitano che, alla fine del suo mandato, s'è messo in testa di aiutare persone che nella vita non hanno combinato poi tanto, al fine di essere lui medesimo ricordato dai posteri, almeno per il suo buon cuore.
I nobel gli hanno rivolto un appello pressante per la revoca della nomina dei quattro, perchè i poveretti - come era prevedibile - sono andati ad ingrossare le fila dei parlamentari della medesima taglia intellettuale - cioè prossima allo zero- che hanno votato per la decadenza del grande evasore Berlusconi. Secondo i nobel il grande evasore doveva restare in parlamento per essere d'esempio: guardate come finisce uno che ha frodato il fisco: condannato a restare, egli furbissimo, fra i 'minus habentes' - intellettualmente, s'intende, non economicamente, perchè li paghiamo bene acciocchè non facciano danni fuori - che occupano buona parte parte dei banchi del parlamento. Tra parentesi, abbiamo usato il latino perchè non capiscano.
Nel drappello di nobel perchè questa volta mancava Brunetta, premiato per le sue indimenticabili ricerche in materia economica? No, anche lui, sì è fatto sentire negli stessi giorni, anche se fuori dal gruppo, per una causa giusta; che, dal tono usato, sembra diventata ossessiva: quanto guadagna Floris. Brunetta, nobel per l'economia, intendendo difendere la RAI si domanda: perchè ad un certo punto Floris, interno alla RAI, s'è fatto fare un contratto, naturalmente molto molto più remunerativo, da esterno, ma con la clausola che qualora dovesse finire, la Rai se lo riprende dentro ? Come dar torto a Brunetta? Lui non ne sbaglia una, altrimenti come mai gli avrebbero da tempo dato il Nobel?
Brunetta ha sempre ragione. E il nobel se l'è meritato, più di quanto non si siano meritati l'elezione a senatori a vita i quattro poveracci.
I nobel gli hanno rivolto un appello pressante per la revoca della nomina dei quattro, perchè i poveretti - come era prevedibile - sono andati ad ingrossare le fila dei parlamentari della medesima taglia intellettuale - cioè prossima allo zero- che hanno votato per la decadenza del grande evasore Berlusconi. Secondo i nobel il grande evasore doveva restare in parlamento per essere d'esempio: guardate come finisce uno che ha frodato il fisco: condannato a restare, egli furbissimo, fra i 'minus habentes' - intellettualmente, s'intende, non economicamente, perchè li paghiamo bene acciocchè non facciano danni fuori - che occupano buona parte parte dei banchi del parlamento. Tra parentesi, abbiamo usato il latino perchè non capiscano.
Nel drappello di nobel perchè questa volta mancava Brunetta, premiato per le sue indimenticabili ricerche in materia economica? No, anche lui, sì è fatto sentire negli stessi giorni, anche se fuori dal gruppo, per una causa giusta; che, dal tono usato, sembra diventata ossessiva: quanto guadagna Floris. Brunetta, nobel per l'economia, intendendo difendere la RAI si domanda: perchè ad un certo punto Floris, interno alla RAI, s'è fatto fare un contratto, naturalmente molto molto più remunerativo, da esterno, ma con la clausola che qualora dovesse finire, la Rai se lo riprende dentro ? Come dar torto a Brunetta? Lui non ne sbaglia una, altrimenti come mai gli avrebbero da tempo dato il Nobel?
Brunetta ha sempre ragione. E il nobel se l'è meritato, più di quanto non si siano meritati l'elezione a senatori a vita i quattro poveracci.
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