Sembrava la trovata di un menestrello atipico quella di Bob Dylan che, inviando la sua lectio al Nobel, senza la quale avrebbe dovuto lasciare in Svezia il milione circa di dollari del premio - incautamente e senza ragione attribuitogli da giudici incapaci di stare al passo e perciò impegnati con tutte le forze a sembrare almeno 'modernizzati ' - ha dato da leggere un testo che per buona parte attingeva a Melville, proprio come uno scolaretto che non sapendo cosa scrivere nel tema, ricorre a citazioni su citazioni. Il guaio per Dylan è che quelle citazioni non le ha tratte dall'originale capolavoro, ma da un testo, alla mercé di tutti, che di quel capolavoro non è che l'edizione 'tascabile', 'per tutti', trascritto 'a senso', insomma un modesto 'bignami'. Ed ancora una volta ha sbattuto in faccia ai parrucconi svedesi che lui del premio se ne fotterebbe, se non fosse per i soldi, e che è anche un bell'ignorantello che non si è premurato neppure di farsi guardare il testo da uno che Melville lo ha letto di recente, e non come lui che lo ha letto quando aveva i pantaloncini corti, e sui banchi di scuola. E poi mai più.
Sappiamo di ministri che scoperti a copiare si sono dimessi, come anche di altri, in questo caso ministre, che colte sul fatto, non hanno fatto una piega e sono rimaste al loro posto. Dylan no; anche questa volta il menestrello ci ha sorpresi con la sua goffa stupidità.
La lunga storia del nuovo stadio della Roma sembra giunta alle pagine finali. Scritte secondo alcuni ben informati, dopo la minaccia di Pallotta di tornarsene con i suoi soldi in America, mollando la Roma, e per il timore di vedere gli scalmanati romanisti sotto il Campidoglio con i forconi. La Raggi ha finalmente capito che questa volta non poteva più continuare con il tira e molla e che la decisione che andava presa era una sola: fare lo stadio della Roma. Il progetto è stato ridiscusso, le cubature ridotte, ma solo per far vedere che lei ha polso e che non si piega facilmente a diktat altrui anche quando in ballo ci sono investimenti milionari e centinaia di nuovi posti di lavoro.
E dello stadio dell'ippodromo, di Lafuente che ne sarà? Prosperetti, il tutore ministeriale dei nostri beni architettonici e storici, ha detto che si poteva abbattere... e chissenefrega. Anche il Consiglio comunale aveva sposato la stessa tesi, togliendo al manufatto il vincolo 'storico', ma poi ecco la soluzione Raggi. Quel manufatto assai mal messo lo abbattiamo, tanto sarebbe crollato da solo.
Ma noi lo vogliamo ugualmente, ed allora sarà ricostruito in altro sito non distante da quello in cui si trova ora, e così la Roma avrà più spazio per costruire il suo nuovo stadio, e i cultori dell'architettura contemporanea riavranno quel manufatto di Lafuente, per il quale si sono spesi in tanti, ricostruito qualche centinaio di metri più in là. Perchè sia la Raggi e Prosperetti tengono molto all'edificio di Lafuente, e per dimostralo hanno già annunciato che ospiterà un museo fantasmagorico: Il mondo alla rovescia!
A proposito di beni architettonici da salvare, benchè non propriamente storici, c'è anche il caso del Cinema America a Roma, per il quale il ministero di Franceschini, sulla spinta del movimento dei cittadini, s'era impegnato a presentare richiesta ufficiale al Consiglio di Stato, per vincolarlo onde evitare che venisse mutata la sua destinazione, trasformandolo, ad esempio, in un supermercato, in un garage o nella casa del diavolo. Franceschini ha presentato la richiesta, come promesso, ma evidentemente senza troppo impegno, tanto che oggi il Consiglio di Stato gli ha detto: caro ministro rifaccia la richiesta perché così come l'ha presentata non ha nessun elemento che giustifichi il suo vincolo 'storico' e dunque gliela bocciamo. Capito Franceschini? Ritorni a settembre, ma questa volta svolga bene il compitino. Possibile che nell'affollato ministero con c'è persona che sappia presentare una richiesta in maniera che venga esaudita?
E, infine, la sponda esilarante fra Barbareschi e Fedeli, la ministra dell'Istruzione del governo in
carica, quello stesso governo che non era d'accordo con la concessione degli 8 milioni di Euro di finanziamento, a fondo perduto ( trattandosi di un teatro privato, sebbene di interesse storico) al Teatro Eliseo. Oggi Barbareschi ha presentato la nuova stagione bella ricca, alla presenza di Fedeli che ha applaudito il direttore del teatro, lodando la sua capacità di interagire con il mondo della scuola, e dunque con il suo dicastero. Il Gabinetto Gentiloni, i ministri Padoan e Franceschini su tutti non erano d'accordo per la concessione di tale insolito finanziamento, Fedeli invece sì. E Barbareschi in cambio s'è impegnato a far aumentare il FUS, che anche decuplicato sarebbe sempre solo una goccia nel bilancio dello Stato. E perciò si può fare. Ma a chi si rivolgerà per ottenere questo secondo miracolo? A Gentiloni, Padoan, Franceschini? No, a Fedeli.
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giovedì 15 giugno 2017
giovedì 23 febbraio 2017
L'anomalia dell'Italia sta nel suo DNA: l'unica certezza è che non c'è nulla di certo. Il caso Roma
Raccontiamo una storiella ingenua, d'altri tempi e paesi. In gioventù, durante gli anni di studio, d'estate, facemmo speso viaggi in Europa. Viaggi molto utili - quando l'Erasmus non c'era ancora - dei quali serbiamo vivo il ricordo.
In uno di questi viaggi ci fermammo per una settimana o poco più a Ginevra. Per l'occasione una nostra amica, che molti anni prima era stata in quella capitale, ci regalò una piantina della città contenente anche linee ed orari dei mezzi pubblici. Pensammo naturalmente che le linee potevano essere rimaste le stesse, ma che gli orari erano certamente cambiati dopo tanto tempo. No, tutto era come una decina e più d'anni prima; e lì i mezzi pubblici non solo rispettavano gli orari ma arrivavano puntuali, come un orologio. Svizzero.
In questi giorni, quando cambia tutto ogni momento anche in campi molto delicati, ci è venuta in mente quella storiella dei mezzi pubblici di Ginevra, e per questo ve l'abbiamo raccontata. Possibile che a Roma - ma il discorso vale anche per buona parte del Paese - non c'è nessuna decisione, anche fra quelle prese in tempi ravvicinati, e su temi di un certo interesse e peso, sulla quale si possa fare affidamento? Qualche esempio.
Rovente, nelle ultime ore, s'è fatta la polemica sul benedetto stadio della Roma. Nel 2014 il gabinetto Marino approvò in linea di massima il progetto. E un cittadino qualunque, anche sapendo che non siamo a Ginevra, immagina che il noto chirurgo avesse fatto le sue riflessioni sulla idoneità del sito, sull'impatto con altri manufatti architettonici in loco, sulla possibilità che vi fosse lì il pericolo di inondazioni ecc... Fra parentesi, le riflessioni doveva farle sì Marino ma sulla base di pareri tecnici di geologi, urbanisti, architetti e storici. Lui cosa poteva capire di queste materie?
La stessa domanda, ovviamente, ce la facciamo, oggi, sulla più strenua oppositrice al progetto (ma anche della sindaca), la grillina Lombardi: cosa capisce di questa materia? Perchè allora non sta zitta? E potremmo farcela anche su Grillo, il nuovo sindaco di Roma, od anche sul suo vice, Virginia Raggi e sul suo capo gabinetto, Luca Bergamo.
Perchè il sindaco Grillo fa capire che lo stadio non si potrà fare, dunque punto e a capo. Ma poi dice che a decidere non è lui, benché sindaco di Roma, ma il suo vice,Virginia Raggi, ed i consiglieri, oltre naturalmente al capo gabinetto. I quali più che basarsi sulla fattibilità dello stadio - sulla quale non s'era già pronunciato Marino a suo tempo? - si interrogano se l'A.S.Roma ed il costruttore Parnasi, in caso di risposta negativa, faranno al Comune una richiesta di danni.
Ed allora il sindaco, Grillo, d'accordo con il vice, Raggi, ha studiato una via d'uscita doppia: lo stadio si può fare ma non lì - prima ipotesi; lo stadio - seconda ipotesi - si può fare, ma deve essere rivista la cubatura dello spazio occupato.
All'una come all'altra ipotesi è evidente che l'A.S. Roma dirà di no, e con ciò sgraverà il Comune dei furbetti da ogni responsabilità e gli potrà evitare la richiesta di danni.
Ha ragione il patron della Roma, Pallotta, quando dice che se la risposta del Comune sarà negativa recherà un gravissimo danno alla città ed anche al paese, e che si potrà anche dire addio agli investitori esteri. Chi di loro sarà così pazzo da venire ad investire in un paese dove ogni giorno tutto cambia, e dove nessuna decisione, presa in tutta lentezza, è mai sicura, per evidente incapacità di governare?
Il sindaco Grillo, per indorare la pillola che forse fra breve alla città dovrà far ingoiare - ma noi ci auguriamo che a quel punto, i cittadini romani mettano una croce da morto sopra il futuro dei Cinquestelle - lancia la palla al Governo sulla necessità di uno statuto speciale di Roma Capitale. E poi per mostrare come la cultura a lui come anche alla vice Raggi, ed all'assessore alla 'ricrescita' stia tanto a cuore, si fa fotografare mentre visita il cantiere del Teatro Valle, non ancora aperto, ma solo annunciato e da mesi; mentre certe sono le ultime decisioni barbariche in fatto di cultura, come la chiusura dello storico Teatro dell'Orologio, e la cancellazione della 'Casa delle letterature', con lo spostamento della sua inventrice, Maria Ida Gaeta, ad altro incarico ed il conseguente annullamento del 'Festival di Massenzio' che di quella 'Casa' era la naturale filiazione, da quasi vent'anni.
Chissà se, almeno d'ora in avanti, il consiglio di Concita De Gregorio sarà ascoltato dai Grillini per Roma. Siccome non siete capaci di fare nulla di nuovo che abbia un senso ed un valore, almeno non distruggete quel poco che di buono già c'è - ha consigliato la giornalista, oggi, su Repubblica.
In uno di questi viaggi ci fermammo per una settimana o poco più a Ginevra. Per l'occasione una nostra amica, che molti anni prima era stata in quella capitale, ci regalò una piantina della città contenente anche linee ed orari dei mezzi pubblici. Pensammo naturalmente che le linee potevano essere rimaste le stesse, ma che gli orari erano certamente cambiati dopo tanto tempo. No, tutto era come una decina e più d'anni prima; e lì i mezzi pubblici non solo rispettavano gli orari ma arrivavano puntuali, come un orologio. Svizzero.
In questi giorni, quando cambia tutto ogni momento anche in campi molto delicati, ci è venuta in mente quella storiella dei mezzi pubblici di Ginevra, e per questo ve l'abbiamo raccontata. Possibile che a Roma - ma il discorso vale anche per buona parte del Paese - non c'è nessuna decisione, anche fra quelle prese in tempi ravvicinati, e su temi di un certo interesse e peso, sulla quale si possa fare affidamento? Qualche esempio.
Rovente, nelle ultime ore, s'è fatta la polemica sul benedetto stadio della Roma. Nel 2014 il gabinetto Marino approvò in linea di massima il progetto. E un cittadino qualunque, anche sapendo che non siamo a Ginevra, immagina che il noto chirurgo avesse fatto le sue riflessioni sulla idoneità del sito, sull'impatto con altri manufatti architettonici in loco, sulla possibilità che vi fosse lì il pericolo di inondazioni ecc... Fra parentesi, le riflessioni doveva farle sì Marino ma sulla base di pareri tecnici di geologi, urbanisti, architetti e storici. Lui cosa poteva capire di queste materie?
La stessa domanda, ovviamente, ce la facciamo, oggi, sulla più strenua oppositrice al progetto (ma anche della sindaca), la grillina Lombardi: cosa capisce di questa materia? Perchè allora non sta zitta? E potremmo farcela anche su Grillo, il nuovo sindaco di Roma, od anche sul suo vice, Virginia Raggi e sul suo capo gabinetto, Luca Bergamo.
Perchè il sindaco Grillo fa capire che lo stadio non si potrà fare, dunque punto e a capo. Ma poi dice che a decidere non è lui, benché sindaco di Roma, ma il suo vice,Virginia Raggi, ed i consiglieri, oltre naturalmente al capo gabinetto. I quali più che basarsi sulla fattibilità dello stadio - sulla quale non s'era già pronunciato Marino a suo tempo? - si interrogano se l'A.S.Roma ed il costruttore Parnasi, in caso di risposta negativa, faranno al Comune una richiesta di danni.
Ed allora il sindaco, Grillo, d'accordo con il vice, Raggi, ha studiato una via d'uscita doppia: lo stadio si può fare ma non lì - prima ipotesi; lo stadio - seconda ipotesi - si può fare, ma deve essere rivista la cubatura dello spazio occupato.
All'una come all'altra ipotesi è evidente che l'A.S. Roma dirà di no, e con ciò sgraverà il Comune dei furbetti da ogni responsabilità e gli potrà evitare la richiesta di danni.
Ha ragione il patron della Roma, Pallotta, quando dice che se la risposta del Comune sarà negativa recherà un gravissimo danno alla città ed anche al paese, e che si potrà anche dire addio agli investitori esteri. Chi di loro sarà così pazzo da venire ad investire in un paese dove ogni giorno tutto cambia, e dove nessuna decisione, presa in tutta lentezza, è mai sicura, per evidente incapacità di governare?
Il sindaco Grillo, per indorare la pillola che forse fra breve alla città dovrà far ingoiare - ma noi ci auguriamo che a quel punto, i cittadini romani mettano una croce da morto sopra il futuro dei Cinquestelle - lancia la palla al Governo sulla necessità di uno statuto speciale di Roma Capitale. E poi per mostrare come la cultura a lui come anche alla vice Raggi, ed all'assessore alla 'ricrescita' stia tanto a cuore, si fa fotografare mentre visita il cantiere del Teatro Valle, non ancora aperto, ma solo annunciato e da mesi; mentre certe sono le ultime decisioni barbariche in fatto di cultura, come la chiusura dello storico Teatro dell'Orologio, e la cancellazione della 'Casa delle letterature', con lo spostamento della sua inventrice, Maria Ida Gaeta, ad altro incarico ed il conseguente annullamento del 'Festival di Massenzio' che di quella 'Casa' era la naturale filiazione, da quasi vent'anni.
Chissà se, almeno d'ora in avanti, il consiglio di Concita De Gregorio sarà ascoltato dai Grillini per Roma. Siccome non siete capaci di fare nulla di nuovo che abbia un senso ed un valore, almeno non distruggete quel poco che di buono già c'è - ha consigliato la giornalista, oggi, su Repubblica.
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