Alla fine anche i due paladini dell'antivaccinismo Maroni e Zaia, politici e medici di rango, si sono arresi di fronte all'onda di indignazione popolare nei loro confronti, seguita all'approvazione della legge che stabilisce l'obbligo di vaccinare i bambini che frequentano le scuole del nostro paese. I casi recenti di morbillo come anche altri poco lontani di meningite, in alcune zone del paese, avevano fatto assumere al governo la decisione, suffragata da pareri medici autorevoli e disinteressati, di imporre l'obbligo dei vaccini per evitare, specie in ambienti scolastici, il nascere di epidemie di malattie, alcune delle quali che sembravano debellate definitivamente nel nostro paese, sono, invece, riapparse.
All'inizio s'era opposta alla Lorenzin la Fedeli, per difendere il diritto 'primario' allo studio, messo in dubbio dal diritto che la Lorenzin con la legge sui vaccini voleva difendere, quello cioè alla salute, altrettanto 'primario',ma che deve essere salvaguardato, prima di ogni altro.
Medici e ricercatori di ogni scuola hanno rassicurato sulla bontà, sull'efficacia ed imprescindibilità dei vaccini, nonostante i casi di complicanze, pur registrati, ma statisticamente davvero irrilevanti: si parla di percentuali pari ad 1 su 1.000.000.
Sentito il parere dei medici, quel che pensa il governatore del Veneto o della Lombardia ( ora ci si è messo anche quello della Puglia, altro campione in medicina!) o i rispettivi assessori alla salute, sinceramente non frega niente a nessuno, e meglio sarebbe se tacessero sull'argomento, non avendo nessun diritto, per competenza, a parlare. Mentre lo fanno per accaparrarsi, vergogna!, il favore di possibili futuri elettori.
E per far sapere al mondo che esistono, non avendo altri modi, se non quello di sparare cazzate, autentiche cazzate, le sparano, addirittura con i cannoni che ne amplificano la gravità.
Ora si possono capire i governatori in cerca di spazio, notorietà e voti, ma che anche un giornale, anzi un mensile, quindi un periodico, che dovrebbe pensarci due volte prima di impegnarsi in una campagna, si faccia sostenitore della campagna contro l'obbligo dei vaccini, è davvero sorprendente, per non dire oscurantista ed antiscientifico. Anche se veste l'armatura del giornalismo d'inchiesta, raccontando come in altri paesi ci si comporta con i vaccini, che sono frutto di una scelta, a seguito di informazione. La tesi di Zaia. Lui vuole informare. Ma, cosa si debba fare, in attesa che la popolazione venga informata, non sa dircelo.
Probabilmente in quei paesi dei quali parla MILLENNIUM i casi di epidemie, seppure geograficamente circoscritte, di morbillo e meningite, non si sono avute, perchè la popolazione è vaccinata nelle percentuali richieste. Ma da noi, dove i casi si sono avuti, i medici sono d'accordo che l'unico rimedio oggi conosciuto ed efficace è quello delle vaccinazioni preventive.
Perciò di quello che pensa il Millennium di Peter Gomez a noi non frega assolutamente nulla. Noi siamo, con medici e scienziati, per le vaccinazioni obbligatorie, perchè vogliamo proteggere TUTTI i bambini, oltre quelli a noi più cari, che frequentano le nostre scuole.
E per questa ragione vogliamo BOICOTTARE MILLENNIUM , invitando tutti a NON COMPRARLO.
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lunedì 11 settembre 2017
Boicottare MILLENNIUM, mensile diretto da Peter Gomez, che è contro 'l'obbligo dei vaccini'
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giovedì 6 luglio 2017
All'Anticorruzione di Raffaele Cantone c'è aria di 'corruzione' salariale
Chiariamo che non stiamo per rivelarvi come una qualche procura - sull'esempio di quelle di Roma e Napoli che si indagano a vicenda, visto che proprio oggi un magistrato della seconda verrà sentito a Roma - stia indagando sulla struttura messa in piedi da Raffaele Cantone, per prevenire la corruzione ovunque essa si annidi; nulla di tutto questo.
Il sospetto che Raffaele Cantone debba indagare anche sulla sua struttura per via di una convinzione generale, tutta italiana, secondo la quale se guadagni poco vali poco, e dunque se vuoi contare, farti valere, devi chiedere un emolumento consistente, c'è tutto.
Nei giorni scorsi è circolata la notizia che gli impiegati, dal primo all'ultimo, dell'Anticorruzione del bravo magistrato stanno per aumentarsi gli stipendi. E questo possono farlo da sé, senza che nessuno posa contrastarli o metterci il naso. Come alcuni organi costitutzionali che si autogovernano, meglio sarebbe dire che si autopremiano, senza meritare alcunchè in molti casi.
Si dirà per salvaguardare l'autonomia della struttura, l'autonomia di indagine e di giudizio. Ma è possibile che senza soldi - che nel caso dell'Anticorruzione si quantificano in più del doppio di quanto oggi guadagnano coloro i quali lavorano nei vari ministeri a fine carriera - i giudici integerrimi dell'Anticorruzione cessano di essere garanti dell'anticorruzione, nemici della corruzione che in ogni modo cercano si sventare prima che si annidi in ogni ganglio della nostra società?
Insomma se li paghi hai più garanzie che siano onesti ed incorruttibili essi stessi, altrimenti il risultato non è garantito.
Che lavori molto delicati vadano ben remunerati perché ci si deve assicurare che i dipendenti siano scelti fra quelli con migliori capacità, è perfino banale. Ma che senza di queste caratteristiche, e cioè con stipendi che sono fuori della norma, non si può pretendere un lavoro onesto e qualificato, andrebbe dimostrato. Altrimenti si dovrebbe concludere che siccome in Italia la gran parte delle categorie di lavoratori sono mal pagati, tutti sono lavativi ed incapaci. No, non è così .
L'altro ieri la ministra fedeli, intervistata , ha detto che occorre finalmente prendere in considerazione il mondo della scuola, che prima di tutto è fatto di insegnanti, perché la delicatezza del compito e la qualità del suo svolgimento dipendono anche dai compensi che si danno agli insegnanti. Ha ragione la Fedeli. La quale, quando le hanno chiesto quanto dovrebbe guadagnare un insegnante, richiesta di una cifra precisa, Lei ha detto il doppio di quello che guadagnano ora. Dunque come quelli dell'Anticorruzione di Cantone? No, perchè ora gli insegnanti guadagnano 1.500 Euro netti circa, e secondo la Fedeli un guadagno più proporzionato ed anche più vicino alle medie degli altri paesi europei, sarebbe del doppio circa, 3.000 Euro netti circa.
Come quelli dell'Anticorruzione? no, no. Perché quelli partirebbero da 84.000 Euro lordi, per arrivare dove gli insegnanti non arriveranno mai, nonostante la generosità della fedeli 8 ancora da mettere in pratica) e cioè ad oltre 120.000 Euro.
Il sospetto che Raffaele Cantone debba indagare anche sulla sua struttura per via di una convinzione generale, tutta italiana, secondo la quale se guadagni poco vali poco, e dunque se vuoi contare, farti valere, devi chiedere un emolumento consistente, c'è tutto.
Nei giorni scorsi è circolata la notizia che gli impiegati, dal primo all'ultimo, dell'Anticorruzione del bravo magistrato stanno per aumentarsi gli stipendi. E questo possono farlo da sé, senza che nessuno posa contrastarli o metterci il naso. Come alcuni organi costitutzionali che si autogovernano, meglio sarebbe dire che si autopremiano, senza meritare alcunchè in molti casi.
Si dirà per salvaguardare l'autonomia della struttura, l'autonomia di indagine e di giudizio. Ma è possibile che senza soldi - che nel caso dell'Anticorruzione si quantificano in più del doppio di quanto oggi guadagnano coloro i quali lavorano nei vari ministeri a fine carriera - i giudici integerrimi dell'Anticorruzione cessano di essere garanti dell'anticorruzione, nemici della corruzione che in ogni modo cercano si sventare prima che si annidi in ogni ganglio della nostra società?
Insomma se li paghi hai più garanzie che siano onesti ed incorruttibili essi stessi, altrimenti il risultato non è garantito.
Che lavori molto delicati vadano ben remunerati perché ci si deve assicurare che i dipendenti siano scelti fra quelli con migliori capacità, è perfino banale. Ma che senza di queste caratteristiche, e cioè con stipendi che sono fuori della norma, non si può pretendere un lavoro onesto e qualificato, andrebbe dimostrato. Altrimenti si dovrebbe concludere che siccome in Italia la gran parte delle categorie di lavoratori sono mal pagati, tutti sono lavativi ed incapaci. No, non è così .
L'altro ieri la ministra fedeli, intervistata , ha detto che occorre finalmente prendere in considerazione il mondo della scuola, che prima di tutto è fatto di insegnanti, perché la delicatezza del compito e la qualità del suo svolgimento dipendono anche dai compensi che si danno agli insegnanti. Ha ragione la Fedeli. La quale, quando le hanno chiesto quanto dovrebbe guadagnare un insegnante, richiesta di una cifra precisa, Lei ha detto il doppio di quello che guadagnano ora. Dunque come quelli dell'Anticorruzione di Cantone? No, perchè ora gli insegnanti guadagnano 1.500 Euro netti circa, e secondo la Fedeli un guadagno più proporzionato ed anche più vicino alle medie degli altri paesi europei, sarebbe del doppio circa, 3.000 Euro netti circa.
Come quelli dell'Anticorruzione? no, no. Perché quelli partirebbero da 84.000 Euro lordi, per arrivare dove gli insegnanti non arriveranno mai, nonostante la generosità della fedeli 8 ancora da mettere in pratica) e cioè ad oltre 120.000 Euro.
giovedì 22 giugno 2017
Caproni? Chi era costui? A margine dei temi di italiano della maturità
La domanda più ricorrente sulla bocca degli esaminandi all'uscita dalle aule d'esami era: Caproni, chi è? Chi lo conosce? Davvero in pochi, i più avveduti ed anche più cauti, hanno azzardato: non siamo arrivati. Dunque quel nome, presente forse solo su qualche antologia - perché non è detta la sua presenza su tutte - era noto a qualcuno, anche senza conoscerne un solo verso. E pure quei versi, offerti alla riflessione, avevano lo stesso candore del Cantico delle creature di Francesco d'Assisi e celebravano una liturgia laica in onore del creato, officiata dall'uomo, di qualunque cultura e fede, del nostro tempo.
Ma un altro elemento salta agli occhi, leggendo tutte le tracce dei temi. E cioè il ricorso che il Ministero della Fedeli ( la ministra che ha mentito sulla sua laurea - che non ha mai conseguito - e forse anche sul diploma, di dubbia natura, ma se fa bene la ministra, pur dell'Università, che lei non ha neppure vista di fuori e di lontano, chissenefrega!) ha fatto, per i vari argomenti proposti, agli articoli di giornale citandone l'articolista e la testata. Anche questa, come il ricorso a Caproni, poeta nobilissimo, ma non altrettanto conosciuto, è una prima volta, perché anche nel caso dei giornali non si tratta di firme notissime e neppure autorevolissime, colpevoli o meritevoli solo perché hanno affrontato nei loro articoli argomenti e temi che la ministra voleva offrire alla riflessione dei maturandi.
Ora, non sarebbe stato più opportuno che quegli stessi argomenti fossero offerti alla riflessione dei maturandi in altro modo, e non attraverso la citazione letterale, parziale, di un articolo di giornale?
Secondo noi sì.
C'è poi una caso particolare che ci ha messo curiosità, per il quale, senza bisogno di interrogare il diretto interessato, e quindi osando, siamo in grado di dare una spiegazione, senza timore di sbagliare.
Uno degli articoli citati recava la firma di un bravo giornalista economico, Enrico Marro, al Corriere per molti anni, che avemmo anche la ventura di conoscere. Solo che l'articolo prescelto era uscito su Il Sole 24 Ore, dove potrebbe essere passato, da non moltissimo tempo, Marro ( l'articolo e degli ultimi mesi del 2016).
Una conferma a questo nostro sospetto è venuta leggendo oggi il Corriere che nelle due pagine dedicate all'argomento, mentre cita tutti i temi della maturità e gli autori degli articoli ai quali il ministero aveva fatto letterale riferimento, cita l'argomento ma omette il nome di Enrico Marro.
Il nostro sospetto è, perciò, che Marro è passato dal Corriere al Sole 24 Ore, sebbene nel periodo più disastrato del giornale economico di Confindustria, e che il Corriere suo giornale precedente, glielo abbia fatto pagare, attraverso la cancellazione perfino del suo nome dall'elenco dei giornalisti i cui articoli la Fedeli ha voluto mettere in vetrina, senza bisogno. Ma forse avrà voluto fare un favore ai giornali che con lei d'ora in avanti, proveranno ad essere più teneri ( almeno sulla laurea)
Ma un altro elemento salta agli occhi, leggendo tutte le tracce dei temi. E cioè il ricorso che il Ministero della Fedeli ( la ministra che ha mentito sulla sua laurea - che non ha mai conseguito - e forse anche sul diploma, di dubbia natura, ma se fa bene la ministra, pur dell'Università, che lei non ha neppure vista di fuori e di lontano, chissenefrega!) ha fatto, per i vari argomenti proposti, agli articoli di giornale citandone l'articolista e la testata. Anche questa, come il ricorso a Caproni, poeta nobilissimo, ma non altrettanto conosciuto, è una prima volta, perché anche nel caso dei giornali non si tratta di firme notissime e neppure autorevolissime, colpevoli o meritevoli solo perché hanno affrontato nei loro articoli argomenti e temi che la ministra voleva offrire alla riflessione dei maturandi.
Ora, non sarebbe stato più opportuno che quegli stessi argomenti fossero offerti alla riflessione dei maturandi in altro modo, e non attraverso la citazione letterale, parziale, di un articolo di giornale?
Secondo noi sì.
C'è poi una caso particolare che ci ha messo curiosità, per il quale, senza bisogno di interrogare il diretto interessato, e quindi osando, siamo in grado di dare una spiegazione, senza timore di sbagliare.
Uno degli articoli citati recava la firma di un bravo giornalista economico, Enrico Marro, al Corriere per molti anni, che avemmo anche la ventura di conoscere. Solo che l'articolo prescelto era uscito su Il Sole 24 Ore, dove potrebbe essere passato, da non moltissimo tempo, Marro ( l'articolo e degli ultimi mesi del 2016).
Una conferma a questo nostro sospetto è venuta leggendo oggi il Corriere che nelle due pagine dedicate all'argomento, mentre cita tutti i temi della maturità e gli autori degli articoli ai quali il ministero aveva fatto letterale riferimento, cita l'argomento ma omette il nome di Enrico Marro.
Il nostro sospetto è, perciò, che Marro è passato dal Corriere al Sole 24 Ore, sebbene nel periodo più disastrato del giornale economico di Confindustria, e che il Corriere suo giornale precedente, glielo abbia fatto pagare, attraverso la cancellazione perfino del suo nome dall'elenco dei giornalisti i cui articoli la Fedeli ha voluto mettere in vetrina, senza bisogno. Ma forse avrà voluto fare un favore ai giornali che con lei d'ora in avanti, proveranno ad essere più teneri ( almeno sulla laurea)
giovedì 15 giugno 2017
Un mondo di matti, da Bob Dylan alla Raggi, alla coppia Barbareschi-Fedeli, al ministro Franceschini
Sembrava la trovata di un menestrello atipico quella di Bob Dylan che, inviando la sua lectio al Nobel, senza la quale avrebbe dovuto lasciare in Svezia il milione circa di dollari del premio - incautamente e senza ragione attribuitogli da giudici incapaci di stare al passo e perciò impegnati con tutte le forze a sembrare almeno 'modernizzati ' - ha dato da leggere un testo che per buona parte attingeva a Melville, proprio come uno scolaretto che non sapendo cosa scrivere nel tema, ricorre a citazioni su citazioni. Il guaio per Dylan è che quelle citazioni non le ha tratte dall'originale capolavoro, ma da un testo, alla mercé di tutti, che di quel capolavoro non è che l'edizione 'tascabile', 'per tutti', trascritto 'a senso', insomma un modesto 'bignami'. Ed ancora una volta ha sbattuto in faccia ai parrucconi svedesi che lui del premio se ne fotterebbe, se non fosse per i soldi, e che è anche un bell'ignorantello che non si è premurato neppure di farsi guardare il testo da uno che Melville lo ha letto di recente, e non come lui che lo ha letto quando aveva i pantaloncini corti, e sui banchi di scuola. E poi mai più.
Sappiamo di ministri che scoperti a copiare si sono dimessi, come anche di altri, in questo caso ministre, che colte sul fatto, non hanno fatto una piega e sono rimaste al loro posto. Dylan no; anche questa volta il menestrello ci ha sorpresi con la sua goffa stupidità.
La lunga storia del nuovo stadio della Roma sembra giunta alle pagine finali. Scritte secondo alcuni ben informati, dopo la minaccia di Pallotta di tornarsene con i suoi soldi in America, mollando la Roma, e per il timore di vedere gli scalmanati romanisti sotto il Campidoglio con i forconi. La Raggi ha finalmente capito che questa volta non poteva più continuare con il tira e molla e che la decisione che andava presa era una sola: fare lo stadio della Roma. Il progetto è stato ridiscusso, le cubature ridotte, ma solo per far vedere che lei ha polso e che non si piega facilmente a diktat altrui anche quando in ballo ci sono investimenti milionari e centinaia di nuovi posti di lavoro.
E dello stadio dell'ippodromo, di Lafuente che ne sarà? Prosperetti, il tutore ministeriale dei nostri beni architettonici e storici, ha detto che si poteva abbattere... e chissenefrega. Anche il Consiglio comunale aveva sposato la stessa tesi, togliendo al manufatto il vincolo 'storico', ma poi ecco la soluzione Raggi. Quel manufatto assai mal messo lo abbattiamo, tanto sarebbe crollato da solo.
Ma noi lo vogliamo ugualmente, ed allora sarà ricostruito in altro sito non distante da quello in cui si trova ora, e così la Roma avrà più spazio per costruire il suo nuovo stadio, e i cultori dell'architettura contemporanea riavranno quel manufatto di Lafuente, per il quale si sono spesi in tanti, ricostruito qualche centinaio di metri più in là. Perchè sia la Raggi e Prosperetti tengono molto all'edificio di Lafuente, e per dimostralo hanno già annunciato che ospiterà un museo fantasmagorico: Il mondo alla rovescia!
A proposito di beni architettonici da salvare, benchè non propriamente storici, c'è anche il caso del Cinema America a Roma, per il quale il ministero di Franceschini, sulla spinta del movimento dei cittadini, s'era impegnato a presentare richiesta ufficiale al Consiglio di Stato, per vincolarlo onde evitare che venisse mutata la sua destinazione, trasformandolo, ad esempio, in un supermercato, in un garage o nella casa del diavolo. Franceschini ha presentato la richiesta, come promesso, ma evidentemente senza troppo impegno, tanto che oggi il Consiglio di Stato gli ha detto: caro ministro rifaccia la richiesta perché così come l'ha presentata non ha nessun elemento che giustifichi il suo vincolo 'storico' e dunque gliela bocciamo. Capito Franceschini? Ritorni a settembre, ma questa volta svolga bene il compitino. Possibile che nell'affollato ministero con c'è persona che sappia presentare una richiesta in maniera che venga esaudita?
E, infine, la sponda esilarante fra Barbareschi e Fedeli, la ministra dell'Istruzione del governo in
carica, quello stesso governo che non era d'accordo con la concessione degli 8 milioni di Euro di finanziamento, a fondo perduto ( trattandosi di un teatro privato, sebbene di interesse storico) al Teatro Eliseo. Oggi Barbareschi ha presentato la nuova stagione bella ricca, alla presenza di Fedeli che ha applaudito il direttore del teatro, lodando la sua capacità di interagire con il mondo della scuola, e dunque con il suo dicastero. Il Gabinetto Gentiloni, i ministri Padoan e Franceschini su tutti non erano d'accordo per la concessione di tale insolito finanziamento, Fedeli invece sì. E Barbareschi in cambio s'è impegnato a far aumentare il FUS, che anche decuplicato sarebbe sempre solo una goccia nel bilancio dello Stato. E perciò si può fare. Ma a chi si rivolgerà per ottenere questo secondo miracolo? A Gentiloni, Padoan, Franceschini? No, a Fedeli.
Sappiamo di ministri che scoperti a copiare si sono dimessi, come anche di altri, in questo caso ministre, che colte sul fatto, non hanno fatto una piega e sono rimaste al loro posto. Dylan no; anche questa volta il menestrello ci ha sorpresi con la sua goffa stupidità.
La lunga storia del nuovo stadio della Roma sembra giunta alle pagine finali. Scritte secondo alcuni ben informati, dopo la minaccia di Pallotta di tornarsene con i suoi soldi in America, mollando la Roma, e per il timore di vedere gli scalmanati romanisti sotto il Campidoglio con i forconi. La Raggi ha finalmente capito che questa volta non poteva più continuare con il tira e molla e che la decisione che andava presa era una sola: fare lo stadio della Roma. Il progetto è stato ridiscusso, le cubature ridotte, ma solo per far vedere che lei ha polso e che non si piega facilmente a diktat altrui anche quando in ballo ci sono investimenti milionari e centinaia di nuovi posti di lavoro.
E dello stadio dell'ippodromo, di Lafuente che ne sarà? Prosperetti, il tutore ministeriale dei nostri beni architettonici e storici, ha detto che si poteva abbattere... e chissenefrega. Anche il Consiglio comunale aveva sposato la stessa tesi, togliendo al manufatto il vincolo 'storico', ma poi ecco la soluzione Raggi. Quel manufatto assai mal messo lo abbattiamo, tanto sarebbe crollato da solo.
Ma noi lo vogliamo ugualmente, ed allora sarà ricostruito in altro sito non distante da quello in cui si trova ora, e così la Roma avrà più spazio per costruire il suo nuovo stadio, e i cultori dell'architettura contemporanea riavranno quel manufatto di Lafuente, per il quale si sono spesi in tanti, ricostruito qualche centinaio di metri più in là. Perchè sia la Raggi e Prosperetti tengono molto all'edificio di Lafuente, e per dimostralo hanno già annunciato che ospiterà un museo fantasmagorico: Il mondo alla rovescia!
A proposito di beni architettonici da salvare, benchè non propriamente storici, c'è anche il caso del Cinema America a Roma, per il quale il ministero di Franceschini, sulla spinta del movimento dei cittadini, s'era impegnato a presentare richiesta ufficiale al Consiglio di Stato, per vincolarlo onde evitare che venisse mutata la sua destinazione, trasformandolo, ad esempio, in un supermercato, in un garage o nella casa del diavolo. Franceschini ha presentato la richiesta, come promesso, ma evidentemente senza troppo impegno, tanto che oggi il Consiglio di Stato gli ha detto: caro ministro rifaccia la richiesta perché così come l'ha presentata non ha nessun elemento che giustifichi il suo vincolo 'storico' e dunque gliela bocciamo. Capito Franceschini? Ritorni a settembre, ma questa volta svolga bene il compitino. Possibile che nell'affollato ministero con c'è persona che sappia presentare una richiesta in maniera che venga esaudita?
E, infine, la sponda esilarante fra Barbareschi e Fedeli, la ministra dell'Istruzione del governo in
carica, quello stesso governo che non era d'accordo con la concessione degli 8 milioni di Euro di finanziamento, a fondo perduto ( trattandosi di un teatro privato, sebbene di interesse storico) al Teatro Eliseo. Oggi Barbareschi ha presentato la nuova stagione bella ricca, alla presenza di Fedeli che ha applaudito il direttore del teatro, lodando la sua capacità di interagire con il mondo della scuola, e dunque con il suo dicastero. Il Gabinetto Gentiloni, i ministri Padoan e Franceschini su tutti non erano d'accordo per la concessione di tale insolito finanziamento, Fedeli invece sì. E Barbareschi in cambio s'è impegnato a far aumentare il FUS, che anche decuplicato sarebbe sempre solo una goccia nel bilancio dello Stato. E perciò si può fare. Ma a chi si rivolgerà per ottenere questo secondo miracolo? A Gentiloni, Padoan, Franceschini? No, a Fedeli.
sabato 20 maggio 2017
Anche sulla salute dei cittadini i politici scherzano. Un compromesso per accontentare la ministra Fedeli
Prendete Luca Zaia, ex ministro dell'Agricoltura ed ora governatore della Regione Veneto e provate a chiedervi: con quale competenza e diritto Luca Zaia parla delle vaccinazioni, opponendosi - ma non potrà più farlo d'ora in avanti, in presenza di una legge nazionale - alla loro obbligatorietà? Perchè è governatore? O perchè ha sentito - ed ha capito - quello che la Comunità medica e scientifica afferma sulle vaccinazioni? O ad essa si è rivolto? Nè l'una ne l'altra. Semplicemente, parla.
Come anche, ancor più semplicemente di Zaia, parla quella signora rumena da anni residente nel nostro paese che ha detto che non vaccinerà suo figlio di pochi mesi e che non intende farlo per nessuna ragione, anzi che si appellerà al TAR, al Consiglio di Stato ed anche al Tribunale.
Ora la signora sappia che non potrà mandare suo figlio all'asilo nido e alla scuola materna se non prima vaccinato. E dunque che farà? E sappia anche, qualora decida di tenerlo a casa fino alle elementari, che dalle elementari in su, i genitori che porteranno a scuola i loro figli, devono dimostrare di averli vaccinati e se non l'hanno fatto, sono passibili di multe pecuniarie che arrivano oltre i 7.000 Euro; e il preside delle scuola è tenuto a controllare e denunciare e i genitori, per far loro pagare le multe e comunque farli vaccinare.
Inutile inoltrarsi in una casistica che dimostrerebbe quanto anacronistici siano tanti casi in cui ci si opponga alle vaccinazioni, adducendo quei pochi, statisticamente irrilevanti, se pur dolorosamente rilevantissimi, in cui alla somministrazione di un vaccino è seguito una qualche grave forma di malattia. I casi - dolorosi - esistono, ma l'incidenza eventuale di una epidemia di malattie che credevamo ormai debellate con l'uso dei vaccini, farebbero forse molti e più numerosi danni.
Ciò che però ci preme qui sottolineare è il compromesso cui si è giunti, per non far fare la figura della sconfitta alla Fedeli - anch'essa non avrebbe titolo alcuno per parlare, anche se ministra dell'Istruzione, che difende a spada tratta il diritto alla scuola, opponendolo a quello primordiale alla salute - e cioè di non effettuare tutte le vaccinazioni fino ai dieci anni di età ( compresi i richiami) ma fino a sei, pur avendo aumentato il numero dei vaccini obbligatori.
Insomma anche sulla salute dei cittadini i politici scherzano, mentre dovrebbero affidarsi CIECAMENTE alle direttive della comunità medica internazionale. Oltre tutto, senza offesa per nessuna delle due, una diplomata alle magistrali (Fedeli) ed una all'Istituto commerciale ( Lorenzin) quale titolo hanno per parlare in proprio di medicina? NESSUNO. E speriamo che lo capiscano!
Come anche, ancor più semplicemente di Zaia, parla quella signora rumena da anni residente nel nostro paese che ha detto che non vaccinerà suo figlio di pochi mesi e che non intende farlo per nessuna ragione, anzi che si appellerà al TAR, al Consiglio di Stato ed anche al Tribunale.
Ora la signora sappia che non potrà mandare suo figlio all'asilo nido e alla scuola materna se non prima vaccinato. E dunque che farà? E sappia anche, qualora decida di tenerlo a casa fino alle elementari, che dalle elementari in su, i genitori che porteranno a scuola i loro figli, devono dimostrare di averli vaccinati e se non l'hanno fatto, sono passibili di multe pecuniarie che arrivano oltre i 7.000 Euro; e il preside delle scuola è tenuto a controllare e denunciare e i genitori, per far loro pagare le multe e comunque farli vaccinare.
Inutile inoltrarsi in una casistica che dimostrerebbe quanto anacronistici siano tanti casi in cui ci si opponga alle vaccinazioni, adducendo quei pochi, statisticamente irrilevanti, se pur dolorosamente rilevantissimi, in cui alla somministrazione di un vaccino è seguito una qualche grave forma di malattia. I casi - dolorosi - esistono, ma l'incidenza eventuale di una epidemia di malattie che credevamo ormai debellate con l'uso dei vaccini, farebbero forse molti e più numerosi danni.
Ciò che però ci preme qui sottolineare è il compromesso cui si è giunti, per non far fare la figura della sconfitta alla Fedeli - anch'essa non avrebbe titolo alcuno per parlare, anche se ministra dell'Istruzione, che difende a spada tratta il diritto alla scuola, opponendolo a quello primordiale alla salute - e cioè di non effettuare tutte le vaccinazioni fino ai dieci anni di età ( compresi i richiami) ma fino a sei, pur avendo aumentato il numero dei vaccini obbligatori.
Insomma anche sulla salute dei cittadini i politici scherzano, mentre dovrebbero affidarsi CIECAMENTE alle direttive della comunità medica internazionale. Oltre tutto, senza offesa per nessuna delle due, una diplomata alle magistrali (Fedeli) ed una all'Istituto commerciale ( Lorenzin) quale titolo hanno per parlare in proprio di medicina? NESSUNO. E speriamo che lo capiscano!
venerdì 19 maggio 2017
A Roma tolgo il saluto e alla ministra Fedeli la parola; mentre Renzi alla Orlandi toglie il posto
Si saluta chi si conosce, si fa così di norma, salvo i casi in cui non si voglia salutare chiunque si abbia ad incrociare per strada o altrove. Altrimenti non si saluta. Ma accade anche che non si saluti una persona di nostra conoscenza, che non vediamo da molto, qualora abbia subito tali e tante offese dal tempo e dai malanni, da rendercelo irriconoscibile. Sta accadendo anche con Roma, ogni volta che la giriamo, lontano dai luoghi solitamente frequentati, e la troviamo sempre più irriconoscibile: sporca oltre ogni limite, caciarona, invasa da bancarelle e paccottiglie le più diverse, pizzerie, fast food. la Roma che conoscevamo e che amavamo non c'è e perciò le togliamo il saluto.
E alla ministra dell'istruzione Fedeli vorremmo togliere la parola. Perchè dopo la bocciatura della sua proposta contraria alla obbligatorietà delle vaccinazioni, forse ringalluzzita dal sostegno che le è venuto da Pierluigi Battista ( Corriere della Sera). Il quale, a difesa della Fedeli contro la Lorenzin ha presentato il caso limite di un ragazzo di dieci anni che si presenta a scuola, accompagnato dai genitori, e che non è vaccinato. Che fa la scuola lo manda a casa? No, caro Battista, lo si fa immediatamente vaccinare e la cosa è risolta. Adesso la Fedeli torna a polemizzare con la Lorenzin sull'età entro la quale le vaccinazioni sono obbligatorie. Secondo la ministra Fedeli fino a sei anni, secondo la Lorenzin che, immaginiamo, si faccia portavoce della medicina, fino a dieci. Perchè prima di quell'età il ciclo di vaccinazioni con i richiami previsti non è completo.
E' a tutti evidente come la Fedeli, nonchè ministro, sulle vaccinazioni non ha diritto di parola. Non spetta a Lei stabilire quando il ciclo di vaccinazioni può ritenersi completo. Lo devono stabilire e medici e lei dovrà attenersi, zitta mosca.
Renzi, pur dall'esterno di Palazzo Chigi, continua a dettar legge come ne fosse ancora l'inquilino, mentre ad abitarvi ora è Gentiloni, anche se alle dipendenze di Renzi. L'ultimo diktat riguarda la direttrice dell'Agenzia delle Entrate, donna energica che in tutti questi anni non si è fatta mai beccare per nessuna cosa, e che ha portato tanti soldi nelle casse dello Stato. Il suo mandato è in scadenza nel giro di un mese, e Lei che evidentemente sta sul c. a Renzi e, si dice anche a Padoan, a dispetto dei risultati raggiunti, deve sloggiare, per far posto ad un fedelissimo dell'ex premier, il prof. Ruffini, figlio di ministro, nipote di cardinale.
Dunque nell'era Renzi e post Renzi, chi fa bene può anche essere rimosso, basta che stia sul c. a qualcuno e che al suo posto voglia andarci un altro. E' possibile che si sia giunti a tale punto di barbarie,? Perchè gli interessi generali e pubblici non devono essere curati con la stessa deiligenza con cui si curano, solitamente, i propri?
E alla ministra dell'istruzione Fedeli vorremmo togliere la parola. Perchè dopo la bocciatura della sua proposta contraria alla obbligatorietà delle vaccinazioni, forse ringalluzzita dal sostegno che le è venuto da Pierluigi Battista ( Corriere della Sera). Il quale, a difesa della Fedeli contro la Lorenzin ha presentato il caso limite di un ragazzo di dieci anni che si presenta a scuola, accompagnato dai genitori, e che non è vaccinato. Che fa la scuola lo manda a casa? No, caro Battista, lo si fa immediatamente vaccinare e la cosa è risolta. Adesso la Fedeli torna a polemizzare con la Lorenzin sull'età entro la quale le vaccinazioni sono obbligatorie. Secondo la ministra Fedeli fino a sei anni, secondo la Lorenzin che, immaginiamo, si faccia portavoce della medicina, fino a dieci. Perchè prima di quell'età il ciclo di vaccinazioni con i richiami previsti non è completo.
E' a tutti evidente come la Fedeli, nonchè ministro, sulle vaccinazioni non ha diritto di parola. Non spetta a Lei stabilire quando il ciclo di vaccinazioni può ritenersi completo. Lo devono stabilire e medici e lei dovrà attenersi, zitta mosca.
Renzi, pur dall'esterno di Palazzo Chigi, continua a dettar legge come ne fosse ancora l'inquilino, mentre ad abitarvi ora è Gentiloni, anche se alle dipendenze di Renzi. L'ultimo diktat riguarda la direttrice dell'Agenzia delle Entrate, donna energica che in tutti questi anni non si è fatta mai beccare per nessuna cosa, e che ha portato tanti soldi nelle casse dello Stato. Il suo mandato è in scadenza nel giro di un mese, e Lei che evidentemente sta sul c. a Renzi e, si dice anche a Padoan, a dispetto dei risultati raggiunti, deve sloggiare, per far posto ad un fedelissimo dell'ex premier, il prof. Ruffini, figlio di ministro, nipote di cardinale.
Dunque nell'era Renzi e post Renzi, chi fa bene può anche essere rimosso, basta che stia sul c. a qualcuno e che al suo posto voglia andarci un altro. E' possibile che si sia giunti a tale punto di barbarie,? Perchè gli interessi generali e pubblici non devono essere curati con la stessa deiligenza con cui si curano, solitamente, i propri?
sabato 13 maggio 2017
Chi non ha titolo, come non lo abbiamo anche noi, a parlare delle vaccinazioni e della loro obbligatorietà per iscriversi a scuola, e ha parlato, ora si tappi la bocca
Se avessimo voglia e tempo per stilare un elenco di coloro i quali sono abilitati a parlare riguardo ad alcuni precisi settori ed a tacere su tutti gli altri, scopriremmo che, riguardo ad alcun questioni, anche di grande interesse, la gran parte di coloro che parlano non ha titolo per farlo e dunque dovrebbe tacere.
Come, ad esempio, delle vaccinazioni e della loro obbligatorietà, di cui oggi tanto si discute in Italia, per via che il morbillo ha ricominciato a colpire con una frequenza maggiore di anni passati.
Occorre vaccinarsi o no? e la vaccinazione deve essere obbligatoria o no? Ne discutono, anche animatamente, Grillo e i suoi( che invocano contro la scelta obbligatoria, quella informata), qualche deputato, alcuni assessori alla sanità - che hanno quell'incarico non perché siano medici o sappiano di medicina - qualche ministro, senza laurea come chi, comunque, siede a Viale Trastevere a reggere il dicastero dell'Istruzione ed altri ancora, compresa la Lorenzin il cui unico titolo a parlare è la sua nomina a Ministro della salute.
Gli unici che hanno diritto ad esprimersi sono i medici e le organizzazioni sanitarie nazionali ed internazionali, i quali, insieme, danno voce e fiato alla Lorenzin che alle loro determinazioni, per fortuna, si attiene scrupolosamente; e non dovrebbe mai fare altrimenti.
La ministra Fedeli - abilitata a star zitta nel caso specifico - è stata la prima a mettersi di traverso al decreto della Lorenzin, accampando il diritto allo studio che l'obbligatorietà delle vaccinazioni per tutti coloro che frequentano una scuola, metterebbe in forse. Per fortuna che poi le cose sembrano essere tornate alla giusta casella, quando l'ex premier, Renzi, ha fatto sentire la sua voce all'attuale capo del governo, Gentiloni che, verso il decreto Lorenzin sembrava tiepido, per aver ascoltato pareri di ministri che non avrebbero dovuto parlare. Il decreto sarà presto approvato, perchè il diritto alla salute viene prima di quello all'Istruzione. Capito Fedeli?
Se li avessero vaccinati contro il parlare a vuoto, oggi, non solo nel campo sanitario ma in molti altri, staremmo certamente meglio tutti, per l'effetto gregge che viene invocato anche per la obbligatorietà delle vaccinazioni.
Come, ad esempio, delle vaccinazioni e della loro obbligatorietà, di cui oggi tanto si discute in Italia, per via che il morbillo ha ricominciato a colpire con una frequenza maggiore di anni passati.
Occorre vaccinarsi o no? e la vaccinazione deve essere obbligatoria o no? Ne discutono, anche animatamente, Grillo e i suoi( che invocano contro la scelta obbligatoria, quella informata), qualche deputato, alcuni assessori alla sanità - che hanno quell'incarico non perché siano medici o sappiano di medicina - qualche ministro, senza laurea come chi, comunque, siede a Viale Trastevere a reggere il dicastero dell'Istruzione ed altri ancora, compresa la Lorenzin il cui unico titolo a parlare è la sua nomina a Ministro della salute.
Gli unici che hanno diritto ad esprimersi sono i medici e le organizzazioni sanitarie nazionali ed internazionali, i quali, insieme, danno voce e fiato alla Lorenzin che alle loro determinazioni, per fortuna, si attiene scrupolosamente; e non dovrebbe mai fare altrimenti.
La ministra Fedeli - abilitata a star zitta nel caso specifico - è stata la prima a mettersi di traverso al decreto della Lorenzin, accampando il diritto allo studio che l'obbligatorietà delle vaccinazioni per tutti coloro che frequentano una scuola, metterebbe in forse. Per fortuna che poi le cose sembrano essere tornate alla giusta casella, quando l'ex premier, Renzi, ha fatto sentire la sua voce all'attuale capo del governo, Gentiloni che, verso il decreto Lorenzin sembrava tiepido, per aver ascoltato pareri di ministri che non avrebbero dovuto parlare. Il decreto sarà presto approvato, perchè il diritto alla salute viene prima di quello all'Istruzione. Capito Fedeli?
Se li avessero vaccinati contro il parlare a vuoto, oggi, non solo nel campo sanitario ma in molti altri, staremmo certamente meglio tutti, per l'effetto gregge che viene invocato anche per la obbligatorietà delle vaccinazioni.
martedì 18 aprile 2017
Di cittadinanze onorarie, lauree honoris causa, incarichi universitari a gogo ecc... Nessuno si scandalizza, mentre ci si scandalizza per la Fedeli e la Madia .
Non sembri inutile tornare sugli ultimi due casi ( Fedeli e Madia) di mala 'formazione ed informazione' di cui si sono occupati, indistintamente, tutti i giornali, quasi con lo stesso fervore con cui ai tempi della laurea al Trota, figlio del leader leghista Bossi (conseguita in Albania, attraverso corsi per corrispondenza, pagati con soldi pubblici, o attinti dalle casse della Lega, o dagli emolumenti del Trota, consigliere regionale in Lombardia, in coppia con la Minetti, lei sì meritevole di laurea honoris causa, che però non ha ricevuto).
Nel caso della Fedeli, indipendentemente dalle sue capacità di guidare il Ministero dell'Istruzione ( dove potrebbe fare meglio perfino di professoroni e rettori di Università che l'hanno preceduta - sulla gestione Gelmini meglio calare un velo di silenzio!), la si è DOVEROSAMENTE accusata di aver scritto nel suo curriculum di una laurea in qualche cosa, mentre si trattava di un diploma, diplomino nelle stessa materia ; dunque bugiarda oltre che non laureata. In quello della Madia, sulla cui originalità della sua tesi di dottorato presentata a Pisa ( in un istituto di recente istituzione, dove forse, essendo all'inizio, erano di manica larga: accade dappertutto, non c'è da meravigliarsi) molti dubbi sono stati avanzati nonostante le rassicurazione dell'attuale rettore, il punctum dolens è la sua incapacità a reggere un ministero delicato, per via delle riforme che si sta dando da fare per condurre in porto. Comunque nell'uno come nell'altro caso, giusto quantomeno rilevare le anomalie. Poi il giudizio sul loro operato politico seguirà. Per la Madia sembra già con il segno meno, mentre per la Fedeli prevarrebbe il segno più.
Ora nello stesso paese in cui accade che ci si indigni , e giustamente, per i casi appena citati, nessuno dice nulla sulle eccessive cittadinanze onorarie concesse a personaggi che fa comodo tenersi buoni o stretti ad una città - naturalmente vi sono anche cittadinanza attribuite a personalità del mondo della cultura, dell'arte e delle professioni che le meritano davvero, come nel caso ad esempio di Bob Wilson o di Salvatore Accardo, due personalità del nostro mondo che hanno meritato la cittadinanza fiorentina (non si capisce perciò perché un giornale se la sia presa anche per loro, come fosse gente qualunque!) come anche del Principe Carlo d'Inghilterra.
Semmai bisognava indignarsi quando Dario Nardella aveva nominato assessore per le 'pubbliche relazioni internazionali, la vedova Pavarotti, Nicoletta Mantovani, la quale senza aver mai brillato, poche settimane fa s'è dimessa perché 'doveva occuparsi della ricorrenza della morte del celebre tenore'.
E poi le lauree honoris causa che in Italia non si negano a nessuno, perfino Valentino Rossi l'Università di Bologna ha laureato. Che bisogno c'era? per fare chiasso attorno all'Università. Ma era l'unico modo? Non sarebbe stato opportuno ed assai meglio puntare di più sulla qualità degli studi?
Evidentemente il rettore di quella storica università, come tanti altri suoi colleghi, la pensano diversamente. Tanto che, appena uno ha un incarico in un ente pubblico o in istituzioni di un certo tipo ( che ce l'ha messo, perchè, come amministra ai rettori non importa) subito lo si coopta fra i docenti. Come se, oltre che una laurea, un incarico universitario in Italia non si debba negare a nessuno.
Abbiamo presenti tanti casi, nel settore che conosciamo meglio, di gente di nessuno o pochissimo valore, messa in cattedra a far danni, avendo i rettori di varie università concesso di insegnare la buona amministrazione - stiamo pensando a tanti sovrintendenti di fondazioni liriche - che negli enti che amministrano non hanno saputo conseguire, al punto che sono stati commissariati.
Va bene perciò indignarsi per la Fedeli e la Madia, però non consentiamo a troppi incapaci di insegnare nelle università... perchè le conseguenze di quelle nefaste presenze che inquinano l'intera università, si vedono.
Nel caso della Fedeli, indipendentemente dalle sue capacità di guidare il Ministero dell'Istruzione ( dove potrebbe fare meglio perfino di professoroni e rettori di Università che l'hanno preceduta - sulla gestione Gelmini meglio calare un velo di silenzio!), la si è DOVEROSAMENTE accusata di aver scritto nel suo curriculum di una laurea in qualche cosa, mentre si trattava di un diploma, diplomino nelle stessa materia ; dunque bugiarda oltre che non laureata. In quello della Madia, sulla cui originalità della sua tesi di dottorato presentata a Pisa ( in un istituto di recente istituzione, dove forse, essendo all'inizio, erano di manica larga: accade dappertutto, non c'è da meravigliarsi) molti dubbi sono stati avanzati nonostante le rassicurazione dell'attuale rettore, il punctum dolens è la sua incapacità a reggere un ministero delicato, per via delle riforme che si sta dando da fare per condurre in porto. Comunque nell'uno come nell'altro caso, giusto quantomeno rilevare le anomalie. Poi il giudizio sul loro operato politico seguirà. Per la Madia sembra già con il segno meno, mentre per la Fedeli prevarrebbe il segno più.
Ora nello stesso paese in cui accade che ci si indigni , e giustamente, per i casi appena citati, nessuno dice nulla sulle eccessive cittadinanze onorarie concesse a personaggi che fa comodo tenersi buoni o stretti ad una città - naturalmente vi sono anche cittadinanza attribuite a personalità del mondo della cultura, dell'arte e delle professioni che le meritano davvero, come nel caso ad esempio di Bob Wilson o di Salvatore Accardo, due personalità del nostro mondo che hanno meritato la cittadinanza fiorentina (non si capisce perciò perché un giornale se la sia presa anche per loro, come fosse gente qualunque!) come anche del Principe Carlo d'Inghilterra.
Semmai bisognava indignarsi quando Dario Nardella aveva nominato assessore per le 'pubbliche relazioni internazionali, la vedova Pavarotti, Nicoletta Mantovani, la quale senza aver mai brillato, poche settimane fa s'è dimessa perché 'doveva occuparsi della ricorrenza della morte del celebre tenore'.
E poi le lauree honoris causa che in Italia non si negano a nessuno, perfino Valentino Rossi l'Università di Bologna ha laureato. Che bisogno c'era? per fare chiasso attorno all'Università. Ma era l'unico modo? Non sarebbe stato opportuno ed assai meglio puntare di più sulla qualità degli studi?
Evidentemente il rettore di quella storica università, come tanti altri suoi colleghi, la pensano diversamente. Tanto che, appena uno ha un incarico in un ente pubblico o in istituzioni di un certo tipo ( che ce l'ha messo, perchè, come amministra ai rettori non importa) subito lo si coopta fra i docenti. Come se, oltre che una laurea, un incarico universitario in Italia non si debba negare a nessuno.
Abbiamo presenti tanti casi, nel settore che conosciamo meglio, di gente di nessuno o pochissimo valore, messa in cattedra a far danni, avendo i rettori di varie università concesso di insegnare la buona amministrazione - stiamo pensando a tanti sovrintendenti di fondazioni liriche - che negli enti che amministrano non hanno saputo conseguire, al punto che sono stati commissariati.
Va bene perciò indignarsi per la Fedeli e la Madia, però non consentiamo a troppi incapaci di insegnare nelle università... perchè le conseguenze di quelle nefaste presenze che inquinano l'intera università, si vedono.
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mercoledì 29 marzo 2017
Il caso Madia non è scandaloso per la tesi di laurea, ma per la sua carriera politica (s)folgorante sponsorizzata da Veltroni, in memoria del padre Stefano
Sbaglia 'Il fatto quotidiano' a prendersela con la tesi di laurea dell'attuale ministro Marianna Madia, presentata nel 2008, in una scuola superiore, specializzata in scienze economiche (IMT) sorta appena tre ani prima a Lucca, dove probabilmente la Madia si trasferì subito dopo la Laurea in scienze politiche alla Sapienza, conseguita nel 2004, l'anno medesimo in cui suo padre consigliere comunale, ma prima giornalista ed attore, morì a 49 anni, stroncato da un tumore che non gli lasciò scampo.
Oggi è sceso direttamente in campo il direttore della scuola di Lucca per difendere il valore della tesi di dottorato della Madia, scritta in inglese; lei che già si era laureata 'cum laude', essendo una nota 'secchiona' - come Lei stessa si è definita.
A darle una mano, alla morte del padre, fu Veltroni che la fece eleggere in Parlamento. Per una intera legislatura ha studiato, su consiglio di Miriam Mafai, e dopo Veltroni ha trovato un altro sponsor in Renzi che l'ha fatta ministra. Ha studiato ma non approfonditamente, perchè la sua riforma della Pubblica amministrazione è stata rimandata al mittente perchè con errori che ha dovuto, dopo aver studiato nuovamente la faccenda, emendare (vuol dire che proprio preparata non era!)
Come andò la storia da principio? Alla morte di Stefano Madia, che Veltroni aveva voluto nella sua lista e fatto eleggere come consigliere comunale tre anni prima, Veltroni prende a cuore le sorti della ragazza neolaureata, ma ancora, come tanti giovani, senza arte nè parte. Anche Lei lo è, ma di colpo diventa diversa per interessamento di Veltroni che alal prima occasione, dopo un pò di apprendistato, e il dottorato a Lucca, la vuole capolista del PD e la fa eleggere parlamentare.
A suo padre Veltroni fa intitolare una strada dalle parti del centro commerciale della Bufalotta, parallela a quella di Carmelo Bene, di Lionello e di altri grandi attori del nostro cinema, perchè anche Stefano Madia aveva fatto del cinema in gioventù; ma, ormai, la sua carriera si svolgeva altrove, fra giornalismo (Porta a Porta, con Bruno Vespa) e politica (Lista Veltroni, consigliere comunale).
Il suo buon cuore Veltroni l'ha mostrato almeno in un'altra occasione, che noi consociamo, ma siamo sicuri che sarà accaduto chissà quante altro volte, ma certamente mai con gente comune. Una seconda volta, ma anteriore al Caso di Madia, che noi consociamo, quando una tragica morte prematura toccò un altro suo fedelissimo collaboratore, forse il suo più fedele ed anche bravo ed intelligente. Veltroni in quattro e quattr'otto fece assumere in Rai il suo congiunto più prossimo.
Veltroni fece bene o male in ambedue i casi? Sicuramente bene, per dimostrare che nelle sue vene scorre sangue e non acqua. Bene nell'uno come nell'altro caso. Perché fra i due casi non c'è differenza di situazione - due morti tragiche in giovane età di persone a lui molto vicine, vicinissime - anche se nel secondo dei casi - il primo in ordine di tempo - si trattava di persona che era stata più che vicina vicinissima, al suo fianco sia nel partito che all'Unità, nel periodo in cui ne era stato il direttore; e che fu anche per merito del suo collaboratore il periodo più fiorente di quel giornale del quale, negli ultimi tempi, ogni giorno non si sa se uscirà o meno.
Come non prendersi cura, a posteriori, stabilmente, ed una volta per tutte, di persone che solitamente si sistemano, nel nostro costume politico, già prima di qualche tragico evento? In Italia, del resto, non è un mistero che ci sono Enti pubblici nei quali ad un dirigente o dipendente di grado inferiore uscente spetta l'assunzione di un figlio o di parente strettissimo. E' una regola, scritta o non scritta, sempre rispettata.
Colpisce nei nostri due casi la prontezza del rimedio, mentre ogni volta che si chiede aiuto per una situazione grave viene solitamente risposto: 'alla prima occasione...', oppure: ' ora non ci sono possibilità ma vedrà che quanto prima...'.
Insomma ciò che vogliamo dire, senza più giri di parole, è che bene ha fatto Veltroni a provvedere alla vedova ed alla figlia dei suoi fidati collaboratori, ma, d'ora in avanti, non si tiri indietro se una persona qualunque venga a chiedergli aiuto, trovandosi in una situazione parimenti drammatica. E non pensi di rispondere che non ci sono posti. Perché allora dovrà spiegarci come mai quei posti li ha trovati in poco tempo, giorni se non addirittura ore. Se li inventi.
La 'tesi' contro la quale il 'Fatto quotidiano' ha puntato il suo dito accusatorio, bollandola di 'plagio' non è, perciò, gravissima al punto da costringere la ministra alle dimissioni. Lei si sarebbe dovuta dimettere quando fu eletta in Parlamento, solo per grazia ricevuta, e soprattutto quando Renzi la volle ministro; dimettersi per INCOMPETENZA, che in Italia non è ragione sufficiente.
Anzi tanto poco conta la tesi di laurea, che la Fedeli, ministro dell'Istruzione, senza laurea e neanche scuole superiori terminate, rischia di figurare come il ministro più efficiente. delle ultime legislature.
Oggi è sceso direttamente in campo il direttore della scuola di Lucca per difendere il valore della tesi di dottorato della Madia, scritta in inglese; lei che già si era laureata 'cum laude', essendo una nota 'secchiona' - come Lei stessa si è definita.
A darle una mano, alla morte del padre, fu Veltroni che la fece eleggere in Parlamento. Per una intera legislatura ha studiato, su consiglio di Miriam Mafai, e dopo Veltroni ha trovato un altro sponsor in Renzi che l'ha fatta ministra. Ha studiato ma non approfonditamente, perchè la sua riforma della Pubblica amministrazione è stata rimandata al mittente perchè con errori che ha dovuto, dopo aver studiato nuovamente la faccenda, emendare (vuol dire che proprio preparata non era!)
Come andò la storia da principio? Alla morte di Stefano Madia, che Veltroni aveva voluto nella sua lista e fatto eleggere come consigliere comunale tre anni prima, Veltroni prende a cuore le sorti della ragazza neolaureata, ma ancora, come tanti giovani, senza arte nè parte. Anche Lei lo è, ma di colpo diventa diversa per interessamento di Veltroni che alal prima occasione, dopo un pò di apprendistato, e il dottorato a Lucca, la vuole capolista del PD e la fa eleggere parlamentare.
A suo padre Veltroni fa intitolare una strada dalle parti del centro commerciale della Bufalotta, parallela a quella di Carmelo Bene, di Lionello e di altri grandi attori del nostro cinema, perchè anche Stefano Madia aveva fatto del cinema in gioventù; ma, ormai, la sua carriera si svolgeva altrove, fra giornalismo (Porta a Porta, con Bruno Vespa) e politica (Lista Veltroni, consigliere comunale).
Il suo buon cuore Veltroni l'ha mostrato almeno in un'altra occasione, che noi consociamo, ma siamo sicuri che sarà accaduto chissà quante altro volte, ma certamente mai con gente comune. Una seconda volta, ma anteriore al Caso di Madia, che noi consociamo, quando una tragica morte prematura toccò un altro suo fedelissimo collaboratore, forse il suo più fedele ed anche bravo ed intelligente. Veltroni in quattro e quattr'otto fece assumere in Rai il suo congiunto più prossimo.
Veltroni fece bene o male in ambedue i casi? Sicuramente bene, per dimostrare che nelle sue vene scorre sangue e non acqua. Bene nell'uno come nell'altro caso. Perché fra i due casi non c'è differenza di situazione - due morti tragiche in giovane età di persone a lui molto vicine, vicinissime - anche se nel secondo dei casi - il primo in ordine di tempo - si trattava di persona che era stata più che vicina vicinissima, al suo fianco sia nel partito che all'Unità, nel periodo in cui ne era stato il direttore; e che fu anche per merito del suo collaboratore il periodo più fiorente di quel giornale del quale, negli ultimi tempi, ogni giorno non si sa se uscirà o meno.
Come non prendersi cura, a posteriori, stabilmente, ed una volta per tutte, di persone che solitamente si sistemano, nel nostro costume politico, già prima di qualche tragico evento? In Italia, del resto, non è un mistero che ci sono Enti pubblici nei quali ad un dirigente o dipendente di grado inferiore uscente spetta l'assunzione di un figlio o di parente strettissimo. E' una regola, scritta o non scritta, sempre rispettata.
Colpisce nei nostri due casi la prontezza del rimedio, mentre ogni volta che si chiede aiuto per una situazione grave viene solitamente risposto: 'alla prima occasione...', oppure: ' ora non ci sono possibilità ma vedrà che quanto prima...'.
Insomma ciò che vogliamo dire, senza più giri di parole, è che bene ha fatto Veltroni a provvedere alla vedova ed alla figlia dei suoi fidati collaboratori, ma, d'ora in avanti, non si tiri indietro se una persona qualunque venga a chiedergli aiuto, trovandosi in una situazione parimenti drammatica. E non pensi di rispondere che non ci sono posti. Perché allora dovrà spiegarci come mai quei posti li ha trovati in poco tempo, giorni se non addirittura ore. Se li inventi.
La 'tesi' contro la quale il 'Fatto quotidiano' ha puntato il suo dito accusatorio, bollandola di 'plagio' non è, perciò, gravissima al punto da costringere la ministra alle dimissioni. Lei si sarebbe dovuta dimettere quando fu eletta in Parlamento, solo per grazia ricevuta, e soprattutto quando Renzi la volle ministro; dimettersi per INCOMPETENZA, che in Italia non è ragione sufficiente.
Anzi tanto poco conta la tesi di laurea, che la Fedeli, ministro dell'Istruzione, senza laurea e neanche scuole superiori terminate, rischia di figurare come il ministro più efficiente. delle ultime legislature.
giovedì 12 gennaio 2017
Ministero dell'Istruzione. Dalla rettora Giannini alla sindacalista Fedeli. Chi farà meglio fra le due?
Siamo soliti pensare, nella nostra buona fede, che se una persona competente in un certa materia, viene chiamata a governare il settore di sua competenza, farà certamente bene, perchè di quella materia conosce - dovrebbe conoscere - tutto alla perfezione.
Ora accade che il settore dell'Istruzione, il relativo Ministero, il premier Renzi lo abbia affidato a persona comptetente, la ministra Giannini, già rettora dell'Università per stranieri di Perugia. Giannini, non Gelmimi, che l'aveva preceduta, per volontà di Berlusconi; lei che per passare l'esame da avvocato era andata in Calabria dalla nativa Lombardia, perchè altrimenti chissà quante volte l'avrebbe dovuto ripetere quell'esame. Ora dei guai procurati alla scuola italiana dalla poveretta - Gelmini - non c'è bisogno di dire. Restano indimenticabili i tagli apportati ai fondi per la scuola e le sue boutade che rivelavano una profonda ignoranza. Ma da Lei, avvocato per grazia ricevuta, seppure laureata, non ci si poteva attendere di più.
L'arrivo della Giannini aveva fatto tirare un sospiro di sollievo - benchè prima di lei c'era già stato un altro rettore a governare il medesimo ministero, ma di lui non ci ricordiamo affatto, forse per la sua breve durata, e per il passaggio assolutamente privo di qualunque peso e colore.
Giannini, rettore di università, avrebbe messo le cose a posto - tutti ne eravamo convinti. Così dopo la sua destituzione nel governo Gentiloni, sostituita dalla ex sindacalista Fedeli, provvista solo del diploma di scuola superiore o forse neanche di quello, tutti abbiamo temuto che il settore dell'Istruzione, nelle mani di una non laureata, sarebbe ripiombato nel buio degli anni della Gelmini, maria stella solo di nome.
Ora della Fedeli non possiamo ancora dire, essendosi installata a Viale Trastevere da neppure un mese. Vedremo se la diplomata Fedeli saprà fare meglio delle laureate , provenienti dal rettorato universitario.
Intanto le somme della gestione Giannini possiamo tirarle: disastrose. La cosiddetta 'buona scuola', frutto della sua gestione, ha procurato altri danni alla scuola già abbastanza malmessa.
Professori immessi in ruolo - ma questo naturalmente non è merito suo - e dispersi per tutta Italia, senza criterio, semplicemente per dare ascolto ad un algoritmo che aveva idee confuse più della stessa ministra. Così che ora si è costretti a fare marcia indietro, per ricongiungere quelle famiglie che, con un pò di senno, si poteva non disgregare. La Giannini, rettore a Perugia, la materia la conosceva, o l'avrebbe dovuta conoscere? Allora?
L'immissione in ruolo avrebbe dovuto stabilizzare molti professori nelle rispettive cattedre, evitando agli studenti il via vai di professori ancora in corso a gennaio, dopo che la scuola sta per giungere a metà del cammino del presente anno scolastico.
Lei anche di questo non sapeva nulla, nè poteva prevederlo?
Tralasciamo la scarsissima considerazione nella quale il suo ministero tiene i professori, e l'elargizione - una vera elemosina - del bonus a quelli più meritevoli, quasi offensivo.
Ma allora perchè ricorrere a rettori di università, quando una semplice diplomata, ex sindacalista potrebbe non far peggio, o fare gli stessi danni della rettora, alla scuola italiana, al punto che osiamo perfino sperare che faccia anche meglio, almeno un pò, della rettora?
Ora accade che il settore dell'Istruzione, il relativo Ministero, il premier Renzi lo abbia affidato a persona comptetente, la ministra Giannini, già rettora dell'Università per stranieri di Perugia. Giannini, non Gelmimi, che l'aveva preceduta, per volontà di Berlusconi; lei che per passare l'esame da avvocato era andata in Calabria dalla nativa Lombardia, perchè altrimenti chissà quante volte l'avrebbe dovuto ripetere quell'esame. Ora dei guai procurati alla scuola italiana dalla poveretta - Gelmini - non c'è bisogno di dire. Restano indimenticabili i tagli apportati ai fondi per la scuola e le sue boutade che rivelavano una profonda ignoranza. Ma da Lei, avvocato per grazia ricevuta, seppure laureata, non ci si poteva attendere di più.
L'arrivo della Giannini aveva fatto tirare un sospiro di sollievo - benchè prima di lei c'era già stato un altro rettore a governare il medesimo ministero, ma di lui non ci ricordiamo affatto, forse per la sua breve durata, e per il passaggio assolutamente privo di qualunque peso e colore.
Giannini, rettore di università, avrebbe messo le cose a posto - tutti ne eravamo convinti. Così dopo la sua destituzione nel governo Gentiloni, sostituita dalla ex sindacalista Fedeli, provvista solo del diploma di scuola superiore o forse neanche di quello, tutti abbiamo temuto che il settore dell'Istruzione, nelle mani di una non laureata, sarebbe ripiombato nel buio degli anni della Gelmini, maria stella solo di nome.
Ora della Fedeli non possiamo ancora dire, essendosi installata a Viale Trastevere da neppure un mese. Vedremo se la diplomata Fedeli saprà fare meglio delle laureate , provenienti dal rettorato universitario.
Intanto le somme della gestione Giannini possiamo tirarle: disastrose. La cosiddetta 'buona scuola', frutto della sua gestione, ha procurato altri danni alla scuola già abbastanza malmessa.
Professori immessi in ruolo - ma questo naturalmente non è merito suo - e dispersi per tutta Italia, senza criterio, semplicemente per dare ascolto ad un algoritmo che aveva idee confuse più della stessa ministra. Così che ora si è costretti a fare marcia indietro, per ricongiungere quelle famiglie che, con un pò di senno, si poteva non disgregare. La Giannini, rettore a Perugia, la materia la conosceva, o l'avrebbe dovuta conoscere? Allora?
L'immissione in ruolo avrebbe dovuto stabilizzare molti professori nelle rispettive cattedre, evitando agli studenti il via vai di professori ancora in corso a gennaio, dopo che la scuola sta per giungere a metà del cammino del presente anno scolastico.
Lei anche di questo non sapeva nulla, nè poteva prevederlo?
Tralasciamo la scarsissima considerazione nella quale il suo ministero tiene i professori, e l'elargizione - una vera elemosina - del bonus a quelli più meritevoli, quasi offensivo.
Ma allora perchè ricorrere a rettori di università, quando una semplice diplomata, ex sindacalista potrebbe non far peggio, o fare gli stessi danni della rettora, alla scuola italiana, al punto che osiamo perfino sperare che faccia anche meglio, almeno un pò, della rettora?
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