Visualizzazione post con etichetta emilia costantini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta emilia costantini. Mostra tutti i post

venerdì 2 giugno 2017

Il TRIC TRAC di Barbareschi salvato con una robusta iniezione di Euro: otto milioni di soldi pubblici

Il Teatro Eliseo di Roma, che festeggia quest'anno i suoi primi cento anni di vita, risultando perciò il più antico d'Italia, rischiava di celebrare nello stesso tempo il bell'anniversario e la sua chiusura. Perchè in cassa non c'era più 1 Euro - cosi aveva dichiarato Luca Barabareschi che un paio d'anni fa l'aveva rilevato dalla famiglia Monaci, restaurato - perché ormai fuorilegge, mancando di tutte le caratteristiche  di un luogo di pubblico spettacolo - e rimesso in attività. Barbareschi aveva dichiarato che per tale complessa operazione aveva tirato fuori, di tasca sua, 5 milioni circa di Euro.

L'Eliseo aveva ricominciato a funzionare, aveva il suo pubblico e le cose sembravano andare a gonfie vele, quando venne lanciato l'SOS dallo stesso Barabareschi: senza il sostegno pubblico al 'mio teatro', che è un teatro privato, ma riconosciuto come TRIC ( Teatri di Rilevante Interesse Culturale), sono costretto a chiudere. Prchè quand'anche avessi ogni sera il 'tutto esaurito' le spese per tenere aperto un teatro (produzione e gestione) non vengono coperte dagli incassi. E allora il grido di allarme di Barbareschi.

 Franceschini mi ha promesso un forte aiuto - dichiarava Barbareschi; io non ho promesso nessun aiuto, oltre quello che l'Eliseo già percepisce , quasi 500.000 Euro a stagione dallo Stato ( FUS), che unito ai contributi delle altre istituzioni pubbliche, arriva a quasi 1 milione a stagione.

Se Padoan non ci dà i soldi noi chiudiamo, minacciava ancora Barbareschi. E sarebbe stato un vero peccato per l'Eliseo, soldi aggiuntivi dal suo Ministero. Padoan non dava risposta. Barbareschi riusciva allora a smuovere alcuni parlamentari, di opposti schieramenti - lui che era stato deputato di FI e che, all'epoca, sì era pure interessato, in coppia con una Carlucci, la Gabriella,  sfortunata aspirante soubrette,  aitante parlamentare, dei problemi dello spettacolo, annosi e che continueranno ad esserlo per chissà quanti anni ancora - che sono riusciti ad infilare nella cosiddetta 'manovrina che avrebbe dovuto aggiustare i conti e invece, come vedremo, li avrebbe semmai aggravati -un articoletto 'pro  domo Barbareschi'.

Qualcuno, quando ancora non se ne conosceva l'esito della approvazione parlamentare, aveva ricordato oltre il passato da parlamentare di Barbareschi,  che egli aveva sposato, in seconde o terze nozze non importa, Elena Monorchio, figlia del potentissimo ex ragioniere generale dello Stato, il quale  si sarebbe  mosso  per mettere in salvo il patrimonio famigliare di sua figlia, ridotto  a causa dell' investimento nell'Eliseo. Anche se nessuno l'ha detto apertamente il solo nome di Monorchio ha fatto venire a molti quel cattivo pensiero.

Quando il Parlamento ha concesso l'elemosina a Barbareschi - 8 milioni di Euro in due anni, che elemosina! - s'è scatenato, come era da attendersi, il putiferio. Ma come a Barbareschi, gestore di un teatro privato, si dà una cifra non molto inferiore a quella che lo Stato destina ogni anno a tutti i TRIC?

Pronta la reazione di Barbareschi: ma come quando sono riuscito a salvare dalla chiusura un teatro,voi teatranti gridate allo scandalo e mi date addosso? Dovreste essere felici e semmai fare anche voi pressione per aumentare la dotazione statale per i teatri. Sì, gli hanno risposto molti altri gestori: dicci come si fa, perchè a noi non ci hanno mai dato ascolto.

Naturalmente ci sono state anche manifestazioni di solidarietà per Barbareschi. Emilia Costantini, sul Corriere, nel fare l'elenco dei favorevoli al 'Caso Barbareschi Eliseo',presa dall'entusiasmo s'è lasciata scappare un lapsus rivelatore, quando ha scritto che Barbareschi ha ricevuto il sostegno anche del Festival di Spoleto, nella persona  del suo direttore, GIULIANO FERRARA, rivelando inconsciamente l'artefice della fortuna del fratello di Giulianone, Giorgio, che regna a Spoleto - che non è più quello di una volta- da quasi un decennio. un tempo troppo lungo, senza cambio di direzione.

La polemica sul caso Barbareschi continua,si sono appassionati alla storia molti giornali, magari Barbareschi avrebbe preferito che passasse sotto silenzio, per evitare ritorsioni ed anche passi indietro che, per ora, dopo l'approvazione della Camera sarebbero scongiurati.

Questa storia fa pensare   alla necessità per l'Italia di dotarsi di una legge per al cultura e  lo spettacolo adeguata alla sua tradizione ed alle sue potenzialità. E, al contempo, riflettere, sul fatto che mentre a tutti si impongono lagrime e sangue, lo Stato provvede a fornire caviale a champagne ad alcuni.

sabato 12 novembre 2016

RAGGI di follia che investono anche GRILLO

Oggi i giornali sono pieni di invettive contro la Raggi che sta lì immobile senza assumere mai decisioni, e, nello stesso tempo, delle sue più recenti inattese e folli e balzane decisioni, ancora solo proposte, che forse era meglio evitare.
L'assessore Berdini rispolvera l'idea della Funivia alla Magliana, e la Raggi quella della Formula E (Macchine da corsa elettriche) all'EUR, per i vantaggi dell'indotto ma soprattutto perchè  non inquinano, dice la Raggi. Mamma mia che sensibilità ecologista! Naturalmente è tutto solo in mente Raggi, tutto da vedere, per ora si tratta di un insano pensier dal sen sfuggito. Proprio così, di concreto non c'è nulla .

Anche sull'altro fronte scottante di questi giorni, quello del restauro, della riapertura e del progetto artistico del Teatro Valle (sul quale Emilia Costantini del Corriere sta facendo una campagna battente giornliera), l'assessore alla Ri-Crescita culturale, Bergamo, mena come la sua sindaca il can per l'aia, nello stesso tempo in cui dichiara essere la riapertura dello storico teatro una priorità. Ci vogliono ancora mesi prima di definire ogni cosa e fare il bando per l'affidamento dei lavori; nel frattempo, il tetaro, chiuso da due anni, va sempre più in malora.

Ma l'uscita più esilarante l'ha fatta Grillo che forse in un museo non ci è mai più entrato dagli anni della scuola e dunque non ne conosce neanche  l'ubicazione che ha invitato Papa Francesco a pagare al Comune di Roma l'affitto per i Musei Vaticani. A digiuno anche della più elementare geografia politica nazionale, nons a che i Musei Vaticani, opere custodite  e sede inclusa, sono nello Stato della Città del Vaticano , ed esclusiva sua proprietà. Poi, spernacchiato, si è corretto, ma non per dire una cosa sensata, che avrebbe potuto anche dire.
 E cioè che i Musei vaticani rendono allo Stato italiano quanto nessun altro museo italiano, per l'indotto procurato dal flusso giornaliero di visitatori. Senza che in cambio domandino nulla allo Stato italiano. Il quale non riesce ad imparare neanche quando il buon esempio è a portata di mano.

Infatti, proprio oggi, combinazione, il Corriere ( a firma Paolo Conti) presenta un volume in uscita, con la prefzione di Paolucci che dei Musei è il direttore,  che racconta la cura con cui i capolavori vengono custoditi: con una manutenzione GIORNALIERA  che evita ai Musei Vaticani interventi a posteriori  per sanare i danni che la mancata  manutenzione preventiva e giornaliera altrove - diciamo: nel resto d'Italia - procura.
 Ecco per questo doppio favore - indotto e cura dei capolavori - Grillo avrebbe dovuto ringraziare il Vaticano, correggendo quella sua  gaffe da analfabeta.

lunedì 11 luglio 2016

A Spoleto, da quando c'è Giorgio Ferrara al timone del Festival dei Due Mondi, arrivano ogn i anno milioni di persone

" Mi hanno riferito che abbiamo superato i 60.000 spettatori"- dichiarava Giorgio Ferrara, ormai da parecchi anni al comando del Festival di Spoleto, alla fine fine dell'edizione del 2014.
 E quest'anno, ad Emilia Costantini del Corriere della Sera, aggiornava le cifre degli spettatori: " nel 2007, ultimo anno della gestione Menotti, Francis-  erano 50.000 ( nei repertori si legge: 5.000, ma crediamo sia un errore: uno zero in meno, altrimenti ogni anno Ferrara avrebbe portato 10.000 persone in più rispetto al precedente: un miracolo riuscito solo a lui sulla terra!) oggi siamo a 70.000 ed oltre". E il Giornale di Spoleto, riportava a consuntivo che  'le presenze registrate sono state 80.000 ( che vuol dire presenze registrate? Spettatori ? Spettatori paganti o che altro?) e chele entrate rispetto allo scorso anno, son o passate da 627.000 Euro a 665.000, che vuol dire che i diecimila spettatori in più, rispetto alla precedente edizione, hanno portato nelle casse del festival, 38.000 Euro di maggior incasso, che diviso per 10.000 fa... fate voi i conti così non ci capirete più nulla, come è anche accaduto a noi.  Ma forse in quegli ottantamila sono compresi anche coloro i quali hanno assistito ai concerti delle bande militari nello stadio, concerti gratuiti e forse affollati di spoletini e di abitanti dei paesi intorno. Alla quale circostanza si deve la dizione 'presenze', al posto di 'spettatori paganti', che  facendo i conti della serva, potrebbero essere poco più di quelli dello scorso anno. Altro che 5000 spettatori in più ogni anno che vanno ad aggiungersi ai 60.000 dell'edizione del 2014. Presentando dal palco, il concerto di chiusura, in Piazza Duomo, Giorgio Ferrara ha detto:"Non credevo fosse possibile ma con lo spettacolo di questa sera abbiamo superato le 80 mila". Condividiamo lo stupore di Ferrara.
 Insomma con le cifre sembra che Ferrara non abbia un buon rapporto, come - del resto- non sembra averlo né con il teatro- come faceva notare nelle passate settimane Franco Cordelli, sempre sul Corriere - e neanche con l'idea di festival che Gian Carlo Menotti aveva voluto fondare e portare a Spoleto.
Stando alle cifre -  che non sono mai state il nostro forte ma alle quali ci stiamo appassionando da un pò, dopo che ne sentiamo sparare di veramente assurde - al Festival dei Due Monti che ora si chiama Festival di Spoleto perchè, a detta di Ferrara, il 'suo' festival o quel che è rimasto del festival di Menotti, ha infranto la barriera dei 'due mondi' abbracciandone molti di più, starebbero arrivando frotte di spettatori da ogni parte del mondo, tanto che la biglietteria elettronica è andata fuori uso, come si leggeva sul sito del festival all'inizio della edizione di quest'anno, e, verso la fine, quando si metteva in guardia che i biglietti del 'Concerto in piazza' - l'unico che poteva riunire contemporaneamente - una discreta folla di spettatori, non si potevano acquistare via internet ( questa non l'abbiamo capita, perchè pensavamo che la biglietteria elettronica fosse un mezzo di acquisto più veloce e più facile per grandi raduni!).
 Insomma nel 2007, quando Ferrara giunse al comando del festival spoletino, gli spettatori erano 50.000 - secondo le sue dichiarazioni; nel 2014 sarebbero stati 60.000; nel 2016 avrebbero superato i 70.000. tutto possibile, ovvio. Però dal 2008 al 2014, in sette anni, gli spettatori sarebbero aumentati più o meno  al ritmo di 1400 unità ad anno; poi all'improvviso un'accelerazione come non si era mai vista, sempre con gli stessi artisti del 2008 divenuti presenza fissa a Spoleto, una sorta di carrozzone di teatranti 'ferrarino' che sbarca ogni anno in Umbria, con un aumento intorno alle 10.000 unità ogni anno negli ultimi due ( un aumento vertiginoso che non trova riscontro in un altrettanto vertiginoso aumento delle entrate al botteghino, dove con un rapido calcolo risulta che il costo medio dei biglietti era di poco più di 8 Euro. Si capisce che i conti non tornano.). Così procedendo, nei prossimissimi anni, a Spoleto si raggiungeranno i 100.000 spettatori, e la cittadina scoppierà. Perchè dovrà allargare teatri e teatrini e piazze e piazzette, e chiese consacrate e sconsacrate, e ogni altro luogo nel quale Ferrara deciderà di bloccare il suo carrozzone. Ma noi non ce lo auguriamo .
Vogliamo invece solamente far notare come  la musica sia scomparsa, e l 'opera - un unico titolo - da due anni a questa ed anche il prossimo - abbia sempre gli stessi artefici, uno dei quali è proprio Giorgio Ferrara, e che la memoria storica del Festival di Spoleto non ha alcuna importanza per Ferrara. Tanto è vero che l'archivio storico del festival. alloggiato a 'Casa Menotti', lo si deve alla famiglia Monini, della notissima e benemerita casa olearia spoletina, che ha acquistato la casa del maestro e ne ha fatto lo scrigno della storia del festival - come raccontava l'altro ieri  Giuseppe Videtti dalle pagine di Repubblica, senza aggiungere una sola parola per dire che se non ci avessero pensato i Monini, forse nel giro di qualche anno il tesoro della storia del festival di Menotti, forse sarebbe andato distrutto o disperso. Perchè, come hanno riferito anche a noi dal centralino del festival: il festival non ha nessun archivio.  Gli bastano le gesta presenti di Giorgio Ferrara.

lunedì 1 febbraio 2016

Cronache italiane: Anzaldi, Gandolfini, Sapora,Tomasello

Cominciamo dal segretario della Commissione di vigilanza RAI, Anzaldi del PD, il quale ha chiesto alla RAI di licenziare Massimo Giannini perchè  recentemente, a Ballarò, parlando del caso della Banca Etruria, ha detto che fra la Banca e la famiglia Boschi c'è stato un incesto. Come altro definirlo quell'intreccio famigliar governativo così stretto e non ancora sciolto del tutto, nonostante le rassicurazioni  e autodifese del premier? Anzaldi vorrebbe far capire che chi lo ha messo a guidare quella trasmissione, cioè il PD, quando il giornalista fa le bizze o, caso ancora più grave. dice qualcosa contro il suo padrone, cioè il premier ed il suo partito, ha tutto il diritto di chiederne l'allontanamento. Insomma chi lo ha messo può anche toglierlo. Gerciò Giannini, ora lasciamo passare, ma stai attento, rischi. Grasso, dalle pagine del Corriere, ha mandato a dire ad Anzaldi, di tapparsi la bocca, perchè ogni volta che parla fa più guai di Attila.

Gandolfini, neurochirurgo, è fra i principali organizzatori del Family Day di sabato a Roma, al Circo Massimo, dove a metterceli uno sull'altro, non possono entrare che poco più di 400.000 persone. Altro che i due milioni sparati dal Gandolfini e dai suoi.
 Dal palco ha usato toni che non si sentivano dai tempi del divorzio ( Gedda e i suoi comitati) e dell'aborto assistito che non hanno fatto rovinare l'Italia, che invece il malcostume la corruzione  hanno fatto precipitare nel baratro.
 ma una espressione ha colpito più delle altre, quando ha ammonito i politici a fare attenzione perchè le loro decisioni avranno un peso nelle urne che prossimamente si apriranno per alcune grandi città. Dunque il legislatore - il Parlamento- faccia attenzione.  Il prof. Ainis, dal Corriere, ha fatto rilevare come la presenza di parlamentari e membri del governo alla manifestazione  avesse un che di molto strano. Il Governo va a protestare  assieme al popolo, mentre invece dovrebbe stare in Parlamento a legiferare,magari ascoltando le proteste. Perchè se protesta anche chi governa, allora chi è che governa la protesta? Giusta osservazione.

Ilva Sapora è la bionda signora a capo del cerimoniale di Palazzo Chigi che negli ultimi mesi ha  i guai suoi. Intanto premettiamo. chi ha portato la signora in quel ruolo a Palazzo Chigi? Indovina indovinello: Gianni Letta, lui ancora e sempre lui. Alla signora è stato imputata la decisione ultima di coprire le statue dei Capitolini, per la visita di Rouhani in Italia. La Ferilli, in una intervista a Emilia Costantini, se ne è uscita con una bella osservazione. Le bellezze artistiche sono le ultime cose rimastaci da mostrare, se copriamo pure quelle, addio.
Ora la signora Sapora non viene punita: " perchè non ha colpe. Semmai era inadeguata al ruolo che ricopriva". Capito Letta? Ora, perciò, non sarà licenziata, resterà fino a metà anno in servizio, quando scatterà la pensione ( che pensione e che liquidazione!); nel frattempo sarà affiancata da persona più adeguata, magari il segretario generale di palazzo Chigi, oppure il suo vice, 'grande & grosso' Nastasi, altro protetto di Letta, ma certamente più in gamba della Sapora.
 Sono invece indagati per mancata osservanza della disciplina di lavoro, cinque impiegati di Zetema, perchè avrebbero OSATO criticare nel corso di una trasmissione televisiva - riconosciuti, nonostante il volto oscurato - la decisione della Sapora, che oltre alla copertura delle statue, prevedeva anche l'allontanamento dei custodi femmine, anche se in pantaloni. Per il premier iraniano solo custodi  in pantaloni con l'uccello. Come poi è stato. perdonate la volgarità.

Tomasello batte tutti all'Univeristà di Messina, in un concorso a cattedra, nonostante abbia presentato un lavoro frutto del 'copia e incolla' - ma senza citazione della fonte - da un testo del suo insegnante, noto studioso, Amoroso. L'altro aspirante fa ricorso e rivela il furto del Tomasello.  Dal Miur, a firma del dirigente Livon, rispondono: quel che è fatto è fatto. Tomasello ha vinto la cattedra.
 Aggiungiamo solo che Tomasello è figlio dell'ex rettore dell'Università di Messina, dove aveva fatto carriera stante suo padre al vertice (l'avesse fatto un povero cristo, sai i calci in culo che prendeva)  e  Daniele Livon, direttore generale del MIUR, deve essersi bevuto il cervello alla cantina di famiglia, se ha dato quella risposta.