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giovedì 25 gennaio 2018

NON VOTARE. Perchè? I casi di Giulia Bongiorno ( Lega) e di Stefania Saccardi (PD)

No ci si dica che stiamo cercando il pelo nell'uovo, perchè in fondo di due casi, isolati, si tratta.No, non sono casi isolati, non  rappresentano una esclusiva di questa o quella forza politica e non sono limitati a questa o quella area geografica. Il malcostume, l'illegalità, il privilegio immeritato alberga ovunque. E questi sono solo due casi, i più recenti, fra i tanti che ogni giorno la cronaca ci rimanda invogliandoci a NON VOTARE.

Giulia Bongiorno è l'avvocato penalista che si è fatto un nome assumendo la difesa di Giulio Andreotti e successivamente di Raffaele Sollecito, e ricavandone, per il buon esito dei rispettivi giudizi,  notorietà e soldi.
 Da tempo insieme alla soubrette Michelle Hunziker, sposata Trussardi, ha fondato una associazione che si prodiga per la difesa delle donne vittime di abusi, violenze, il cui nome è 'Doppia Difesa'.
 Poprio ieri, Il Fatto Quotidiano, con un lungo articolo di Selvaggia Lucarelli, segnala che quell'associazione che dice di prodigarsi per le donne vittime di qualunque cosa e di chiunque, di fatto non esiste o, se esiste, è inattiva. La giornalista, messa sull'avviso da tante donne che si sono rivolte all'Associazione della Bongiorno-Hunziker negli ultimi tempi, ha provato a cercare l'Associazione, telefonicamente. Come avevano lamentate  tante donne prima della Lucarelli, ai numeri  dell'Associazione non risponde nessuno, mentre l'avvocato e la soubrette, tengono insieme anche una rubrica su un noto settimanale e hanno la possibilità di usufruire del 5x1000. Doppio, triplo imbroglio. L'inattività del recapito telefonico dell'Associazione viene motivata con la mancanza cronica di fondi, che avrebbe dovuto indurre le due fondatrici a chiuderla o semmai, nel frattempo, a non chiedere soldi  ai cittadini per la sua ATTIVITA', CHE , SEMPLICEMENTE, NON ESISTE. O forse, più ragionevolmente, avrebbero potuto mettere mano nelle loro stesse tasche, che non sono vuote, e intanto autofinanziarsi.
 E invece no, e la Bongiorno ha anche la faccia tosta di presentarsi come candidata nella Lega di Salvini alle prossime politiche. Non solo da Lei mai e poi mai compreremmo una macchina usata - come recitava una celebre pubblicità - ma  Lei, non c'è ragione per  votarla, perchè una che racconta balle ancora prima di essere eletta  deve starsene a casa, anche quando venisse candidata 'per forza', 'contro la sua volontà' o ' a sua insaputa', formule giuridiche che l'avvocato conosce bene.

Sempre ieri, e sempre Il Fatto Quotidiano, raccontava un altro episodio, in quota PD, riguardante l'assessore alla Sanità della Regione Toscana, Stefania Saccardi, che   verrà candidata alle prossime politiche per lo stesso partito., quello di Renzi - è bene specificarlo visto le tante anime della sinistra nel nostro paese.

 Che ha fatto di tanto grave da confermarci nel nostro proposito di NON VOTARE? L'Assessore, in un primo momento candidata alla Presidenza della Regione, poi dirottata  in Parlamento- dove il PD spera faccia meno danni, perchè nulla farà ne siamo certi, in quanto quel seggio è solo il premio di una vita di fedeltà ai vari gigli magici e non-  è titolare PROPRIETARIA , in toto o in quota parte, di una decina e passa di immobili, 14 per la precisione, ma vive, con una affitto calmierato - di quelli che sono riservati a chi non ha possibilità economiche - in una casa di proprietà dell'Istituto di sostentamento del clero' della diocesi di Firenze. Istituto che, per i suoi alti  scopi sociali, gode anche di  un finanziamento della Regione Toscana. ( magari facente capo all'assessorato alla Sanità di cui Lei è titolare). L'Istituto che le ha procurato quell'appartamento, dandoglielo in locazione ad un prezzo vergognoso per Lei che è comproprietaria di 14 immobili, è diretto da suo fratello, Simone.

Ecco perchè NON ANDREMO A VOTARE. E nulla potrà indurci a cambiare idea. Neanche quei colleghi giornalisti che ieri dalla Gruber hanno spiegato che  così facendo contribuiamo a far eleggere  esattamente quelli che non vorremmo mai fossero eletti, come è accaduto negli USA, dove 90 milioni di cittadini non hanno votato, e i 60 milioni  che hanno votato hanno mandato alla Casa Bianca, quel campione di Trump. Un  cataclisma per l'America, forse più distruttivo dei ricorrenti cicloni ed uragani e perfino del buco dell'ozono, di cui, al mondo, solo lui non si preoccupa.

P.S. Questo post è il risultato della lettura della denuncia di Selvaggia Lucarelli sul Fatto Quotidiano.
 Le titolari di Doppia Difesa hanno minacciato denuncia. Ma se a seguito dell'articolo della Lucarelli, la Fondazione della Bongiorno-Hunziker funzionerà meglio o funzionerà finalmente,. l'articolo della Lucarelli è servito allo scopo.  Che coincide con quello della Fondazione'Doppia Difesa' ,cioè offrire  assistenza alle donne vittime di molestie, maltrattamenti,violenze ecc... 

Piuttotso che denunciare - cosa che la Bongiorno sa sicuramente fare - sarebbe opportuno che la Fondazione mostri la medesima determinazione e lo stesso tempismo nello svolgimento della sua attività. Bastano i fatti a smentire quello che ha scritto la Lucarelli, una querela  non serve, suonando come minaccia contro inchieste e denunce future.

 Il nostro invito a non votarle e a  non votare resta valido, perchè non ci si può mettere in regola solo dopo una denuncia giornalistica. Quali che siano le conclusioni delle eventuali indagini, è certo che Doppia Difesa non ha rappresentato il massimo dell'efficienza nel raggiungimento degli scopi statutari, se molte donne che si sono rivolte alla Fondazione non hanno avuto risposte adeguate.

venerdì 17 febbraio 2017

Speranza nel PD?

Avete visto ieri  'Otto e mezzo', su 'La 7', ospiti di Lilli Gruber, Speranza, Carofiglio, Mieli?  Che impressione vi ha fatto? Mentre ci pensate, vi diciamo l'impressione che ha fatto a noi. Una brutta impressione; la stessa brutta impressione che oggi ha comunicato ai suoi lettori, indipendentemente  dall'aver visto 'Otto e mezzo', Mario Calabresi, il direttore di Repubblica.

L'impressione di un partito, il PD,  che è anche il partito di Speranza, sull'orlo del baratro, in pericolo di sfasciarsi irrimediabilmente, mentre tutti  i suoi esponenti, maggioranza e minoranza, dicono di voler ascoltare gli elettori disamorati. Quali, quanti, disamorati di cosa e di chi? Tantissimi, secondo Speranza, disamorati di Renzi. E perchè non anche di Speranza, D'Alema, Emiliano, Bersani?
Chiudendo  gli occhi ma non le orecchie ed ascoltando Speranza, che diceva di parlare a nome di questi elettori, tantissimi elettori, sembrava di ascoltare il discorso di Trump all'indomani del suo insediamento alla Casa Bianca, quando annunciava di voler cancellare tutte le riforme di Obama. Per Speranza tutte le riforme introdotte dal governo Renzi, che non guida un partito diverso da quello in cui milita Speranza, sono alla base dell'abbandono dei militanti. Insomma il Jobs Act, la 'Buona scuola', e mettiamoci anche i voucher approvati anche da Speranza in Parlamento vanno cancellati, non aggiustati, per taluni errori ( o sviste) conclamati.
 Ma cosa c'entra questo con la situazione tragica nella quale versa ora il partito, dilaniato dai suoi stessi esponenti in lotta fra loro, come hanno fatto già altre volte?
 La verità viene a galla quando Speranza, incalzato dagli altri interlocutori che gli fanno notare come il PD si appresti a fare un congresso, nel quale discutere dei problemi interni al partito, che  non sono in cima ai pensieri dei cittadini, angustiati da ben altro, come la mancanza di lavoro, la disoccupazione giovanile, la crescita che non decolla, risponde senza mezzi termini ed anche senza pudore che Renzi deve andarsene. E sarebbe questa la soluzione ai problemi del paese, dell'elettorato di sinistra e del PD.
 Dunque ciò che si vuole e è che Renzi vada via.  Ma se Speranza  e gli altri della minoranza credono di avere più numeri a loro favore di quanti ne abbia  ancora Renzi, dopo la botta del 4 dicembre, si facciano avanti, si candidino e si facciano eleggere alla segreteria e poi, dopo le primarie, al governo del Paese. Il discorso non fa una piega. No, Renzi, vuole Speranza che non  sin ricandidi perché ha la colpa di aver lui portato il partito (e timidamente aggiunge: anche il paese, in realtà fottendosene anche Speranza dei destini del paese) nella attuale tragica situazione.
Mario Calabresi e con lui chissà quanti altri  pensano che il PD, come già in altre occasioni, sa come farsi male da solo e vuole farselo, anche a costo di perdere le elezioni prossime -quando si faranno.

venerdì 6 gennaio 2017

Dieci e lode ai tre ragazzi de 'IL VOLO', ma non in musica

Della musica che fanno i tre ragazzi italiani, che formano 'IL VOLO', da anni sulla cresta dell'onda non solo in Italia, ci interessa assai poco. Non ci interessa affatto il loro repertorio; non ci rapiscono e convincono le loro voci squillanti ed impostate, e non riusciamo a  capire dove siano le ragioni del loro successo. Ma, come si dice non senza verità, ognuno è libero di fare ciò che vuole, e di offrirlo agli altri finché viene loro richiesto, ma anche noi di disinteressarcene.
E perciò la ragione per cui vorremmo dare loro un meritatissimo 'dieci e lode' è di tutt'altra natura;  ha  a che fare con il sociale, il costume e la pubblica moralità. E  per queste ragioni siamo anche disposti a perdonare, dopo averle stigmatizzate, alcune loro intemperanza da ragazzacci di qualche anno fa - ancora non sappiamo se effettive o inventate per danneggiarli ( più propensi a pensare che le abbiamo avute, come la cronaca ha raccontato).
 Bene. Sono stati gli unici, invitati da Donald Trump per la festa del suo insediamento, il prossimo 20 gennaio, a rifiutare l'invito, come hanno fatto anche altri (Bocelli?). Ma a differenza di tutti gli altri invitati che si sarebbe defilati senza spiegare, per galateo diplomatico, le ragioni del rifiuto, loro  le hanno dette chiaramente, precisando che non vanno a cantare alla festa di un populista e razzista - come è emerso da tante dichiarazioni del neo eletto presidente USA.
 Hanno fatto benissimo a non lasciare dubbi sulle ragioni del rifiuto, come ha fatto qualcun altro - Bocelli?- che avrebbe detto che la notizia dell'invito aveva suscitato fra i fans molti malumori. Ma che è una ragione?
 I tre ragazzi, invece, si sono fatti coraggio ed hanno detto in faccia a tutti ed a Trump le ragioni del rifiuto. Bravi, ragazzi. Almeno per questo. Uno sconto sulla musica, anche dopo questo straordinario gesto di civiltà, però, non potete chiedercelo.

mercoledì 14 dicembre 2016

Il caso Dylan, il dilemma Bocelli

Dylan ha mandato  qualcuno a Stoccolma a leggere il suo discorso per il Nobel, e Patti Smith a cantare le sue canzoni, quelle che gli hanno meritato il riconoscimento internazionale che neppure lui si attendeva e mai avrebbe sognato di ottenere. "Io che ho a che fare con la letteratura? Grazie ai giurati che hanno invece creduto che anche le mie canzoni sono letteratura" - diceva nel discorso letto a Stoccolma. Arriverà in Svezia in primavera ed allora ritirerà materialmente il premio e la sua dotazione economica di quasi un milione di euro. Speriamo che la destini a qualche causa nobile e non al suo conto in banca già ricco.
In occasione di quella tournée europea toccherà anche l'Italia, Roma sembra, nella stagione dell'Auditorium. Ci sarà qualcuno capace di fargli notare che  nella faccenda 'Nobel' ha tenuto un comportamento degno di un perfetto screanzato che nulla ha da spartire con l'imprevedibilità e l'imprendibilità dei menestrelli? E' stato un maleducato seriale - più d'una volta insistendo in un atteggiamento scortese se non addirittura ostile - e ci auguriamo che qualcuno glielo faccia notare ed anche scontare, perchè no? Se poi i suoi numerosi fans lo apprezzeranno anche per questo, allora che se lo tengano stretto il menestrello maleducato.

Bocelli si trova ora ad un bivio. Ha ricevuto una telefonata compromettente; a New York nei prossimi giorni farà un incontro ancor più  compromettente, nel corso del quale gli verrà fatta una proposta davvero 'indecente': cantare all'insediamento del nuovo presidente degli USA, Donald Trump. Lui in persona gli ha già telefonato per dirgli che è il suo cantante preferito, per invitarlo ad un incontro nei prossimi giorni e per domandargli  ufficialmente di cantare  nel corso della cerimonia del suo insediamento, il 20 gennaio.
 Che gli risponderà Andrea Bocelli? Accetterà di cantare dicendo a se stesso, anche senza esserne convinto, che la musica dev'essere al di sopra delle 'beghe - chiamiamole così, ma beghe non sono - di ogni genere e che lui non può fare al prossimo presidente degli Stati Uniti, un paese nel quale egli è molto amato, un simile sgarbo? O si domanderà  cosa penseranno di lui tutti coloro - e sono tanti anche negli USA - che da mesi protestano per l'elezione del magnate alla presidenza degli Stati Uniti? Non vorremmo essere al suo posto al momento di assumere una qualche decisione.
 Se però un suggerimento possiamo dargli, forti del comportamento cafone di Dylan, a Bocelli è di rispondere a Trump, che lui il 20 gennaio prossimo non potrà essere all'insediamento presidenziale, a causa di importanti precedenti impegni che non può non onorare.

P.S.  La notte porta consiglio, ed a noi ha consigliato di suggerire un secondo comportamento, quasi un'alternativa, a Bocelli, meno maleducato del primo che gli abbiamo suggerito ieri, sulla falsariga di quello tenuto da Dylan con i responsabili del Nobel, ma che noi abbiamo sempre definito maleducato. Bocelli incontri Trump, se proprio non può evitarlo,  del resto non ha la peste né è la peste in persona, ascolti cosa ha da dirgli invito compreso e poi... poi qualche giorno prima del 20 gennaio mandi a dire a Trump che lui ha l'influenza e sta a letto con la febbre alta. Perchè non può essere, indipendentemente dal nostro suggerimento?

lunedì 5 dicembre 2016

Le lacrime di 'Coccodrillo-Travaglio' sul dimissionario Governo Renzi

Alla fine il partito della non-riforma ha vinto per tre a due sul partito della riforma-non-perfetta. E guai a chi ora e per i prossimi anni si lamenterà della burocrazia italiana, delle lungaggini parlamentari e delle trappole che una delle due camere tende troppo spesso all'altra, e, infine, della mancata soppressione di un ente inutile ma costoso come il CNEL ( Sarà contento, per questo, l'amico Pennisi che ora, essendo ancora nel CNEL, avrà da scrivere meno su o contro il Governo Renzi che voleva eliminarlo ed invece è stato eliminato proprio lui, l'eliminatore, o il rottamatore; e tornerà a concentrare le sue energie prevalentemente sulla musica, la sua passione bruciante.).

Ieri tutti a ricordare gli esempi vicini  della Brexit o di Trump alla Casa Bianca. Alla vigilia tutti minacciavano l'imminente fine del mondo, tutti dopo poco si sono dovuti ricredere proprio sulla fine del mondo, perchè che non c'è stata, nonostante che di tanto in tanto qualche fulmine inglese o americano si abbatta sul mondo.
 Ma nessuno può fare lo stesso discorso anche per l'Italia: la fine del mondo, così come  non c'è stata per quei due paesi, sostengono i vincitori, non ci sarà in Italia; perché non può ignorare che l'Italia non è né la Gran Bretagna nè gli Stati Uniti, e che un qualche problema, magari anche grosso, potrebbe averlo, a causa del suo debito pubblico, enorme, ed anche perché con la guida pur criticabile e criticata di Renzi e l'aiuto del suo validissimo ministro Padoan , il nostro paese 'rischiava' di uscire dal guado. Lentamente, certo, e per questo fra i mugugni. Ora dobbiamo stare in finestra.  Non affogherà, ma potrebbe avere  un pericoloso naufragio sia in patria che in Europa.

Mentre Travaglio-coccodrillo-arrogante versa  lacrime sull'uscita di  scena di Renzi, dichiarandosi - ora, ma solo ora - dispiaciuto perché mancherà al governo del  nostro paese la sua giovinezza, il suo entusiasmo. Peccato - ha avuto l'arroganza di dichiarare - dando del cornuto all'asino-Renzi, lui bue-Travaglio riconosciuto, arrogante quanto e forse più dello stesso Renzi.

Adesso la palla passa al Presidente della repubblica che dovrò designare un nuovo capo del governo italiano il quale dovrà recarsi in Parlamento e domandare la fiducia. Non dimentichiamo che il PD ha la maggioranza ed è quindi abilitato a governare fino a nuove elezioni, a meno che non sfiduci il prossimo incaricato da premier.

Tutti gli altri partiti, quelli del fronte del NO chiedono a gran voce elezioni subito, non gli frega nulla di quel cesso di legge elettorale denominata 'Porcellum' e della possibilità di cambiare l'Italicum non ne vogliono sapere. Vogliono subito approfittarne, e portarsi a casa, sbranato, Renzi.

Il pericolo di avere anche in Italia un governo 'simil-Raggi' non impensierisce nessuno, nonostante il clamoroso flop del Campidoglio pentastellato.

mercoledì 9 novembre 2016

Donald Trump come Virginia Raggi, anche se l'America non è Roma. Ma Roma ha il Colosseo che l' America non ha ed ha solo la Casa Bianca

Sì, certo, come si fa a paragonare un magnate dell'industria americana, come Trump, fresco d'elezione a presidente degli Stati Uniti - che Carlo De benedetti ha definito qualche minuto fa a La7, un imbroglione, la cui ricchezza si aggirerebbe intorno a qualche centinaio di milioni di dollari, due o tre, mentre lui parla di miliardi, confondendo ricchezza con debito - a Virginia Raggi, giovane avvocato praticante presso uno studio romano, che improvvisamente sale al Campidoglio,  con consenso larghissimo, per ragioni simili a quelle che in America hanno fatto bocciare la Clinton e spianato a lui la strada alla Casa Bianca?

 Nonostante le enormi differenze fra i due, le ragioni che hanno portato ambedue al successo elettorale sono le medesime, e cioè  le conseguenze della globalizzazione e della massiccia tecnologia che hanno - con il loro combinato disposto -  fatto perdere il lavoro a milioni di persone e creato un esercito di nuovi poveri; e la bocciatura delle nomenclatura politica. Mentre l'establishment e i grandi mezzi di comunicazione non hanno né previsto né capito il fenomeno ed hanno dato in ambedue i casi per vincitori coloro i quali dalle elezioni sono usciti sconfitti.

Dunque sono forti e numerosi i punti in comune dei due. Assai meno di quelli che avvicinerebbero Trump a Berlusconi, nonostante il rispettivo codazzo di 'nani e ballerine'.
 E, per  Trump, solo per lui, sono molte  le preoccupazioni soprattutto in politica estera; oltre quelle di politica economica, nonostante le promesse fatte in campagna elettorale.

 E ancora, Trump è molto simile alla Raggi perché ad ambedue la vittoria schiacciante ed imprevista alle elezioni ha portato in dote anche le Camere al primo, ed il Coniglio comunale al secondo, in cui hanno la maggioranza. Dunque possono 'FARE' quello che vogliono.

Ma su ambedue pende una grande pesantissima incognita: cosa vogliono fare, al di là delle promesse della campagna elettorale, e con quale squadra.
Trump, che certamente non credeva ce l'avrebbe fatta  - a differenza della Raggi che molti davano per vincitrice - non ha ancora pronta neppure approssimativamente  la sua squadra (neanche le pedine più importanti :segretario di stato, ministro del tesoro) che è importante per la guida di un grande paese quasi quanto lo stesso presidente.
Esattamente come la Raggi che  pur essendo risultata vittoriosa alle elezioni di giugno , non ha ancora una squadra completa e perde ancora oggi, ogni giorno, qualche pezzo.

Tale assenza, nell'uno come nell'altro caso, può pregiudicare - come sta già accadendo a Roma, e potrebbe accadere anche a Washington, se Trump non si muove e non sceglie una squadra di professionisti che lavorino con lui, debuttante in politica e  al governo di un paese -   sia l'azione che il buon nome di ambedue.
 Le idee su ciò che va fatto deve chiarirsele prima di insediarsi ufficialmente; quando sarà alla Casa B ianca le idee dovrà averle già chiare,  avendogliele chiarite bene la sua squadra, con la quale dovrà anche mettere a punto gli obiettivi immediati e remoti della sua presidenza.
 L'esempio della Raggi - anche se Roma non è Washington - dovrebbe servirgli di esempio, per non finire a tacere, come Lei continua a fare, di fronte alla mole di problemi, perché non sa che pesci prendere.

sabato 1 ottobre 2016

Renzi-Zagrebelsky. Pari

A giudicare l'incontro/scontro di ieri sera fra Renzi e Zagrebelsky arbitrato da Mentana, sugli schermi de La 7, con gli stessi criteri con cui la stampa ha giudicato  lo scontro americano televisivo fra Trump, l'impresentabile e Clinton, l'antipatica, si dovrebbe concludere che non ci è stato nè vincitore nè vinto, e che tutti e due si sono difesi, ognuno con le proprie ragioni, senza riuscire a  tirarsi dalla propria parte nessuno dello schieramento opposto.

Sebbene il grande costituzionalista abbia dichiarato alla vigilia che  non si sentiva  a suo agio  davanti ad una telecamera, il suo compito di professore, competente e sicuro delle sue idee, l'ha svolto egregiamente.
E al presidente Renzi,  dei due il più svantaggiato, di fronte a chi voleva a tutti i costi fargli un esame di diritto costituzionale, e quindi di considerarlo alla stregua di uno studente in attesa di ricevere la votazione d'esame, gli va dato atto che s'è difeso abbastanza bene, nonostante qualche momento di nervosismo che avrebbe fatto bene a dominare.

In sostanza Zagrebelsky ha sostenuto la tesi che sebbene la riforma fosse anche necessaria, di una riforma pasticciata come ha giudicato quella di Renzi, non c'era proprio bisogno. Si elimina il CNEL, si ridisegnano le competenze delle Regioni e dello Stato centrale, si riducono i costi della politica,  si elimina il Senato, la cosiddetta 'seconda' Camera, in parte bene... ma  la nuova assise creerà più problemi di quanti avrebbe voluto risolverne.
 Ed ha anche aggiunto che il modo in cui  Renzi esponeva le novità della riforma - soprattutto con quel 'si sa subito chi vince' lo preoccupa, più che per Renzi stesso, per ciò che potrebbe accadere in futuro, in un paese non più bipolare per le forze politiche in campo, bensì tripolare, e con il ballottaggio che potrebbe, attraverso il premio di maggioranza, consegnare Paese e Parlamento ad una forza politica non maggioritaria, e potrebbe anche darsi che in futuro - disgraziatamente- a governarci, non sia Salvemini, ma uno che per il cognome gli somiglia molto, Solo per il cognome.

Anche Zegrebelsky, in qualche momento, ha tirato fuori qualche ruggine nata per il comportamento della ministra Boschi, quando ha ricordato di essere stato richiesto di un parere costituzionale sulla riforma e di averlo, una volta ricevuto, gettato nel cestino della cartaccia. E qualche spettatore ha anche pensato che alla base di alcune sue critiche ci fosse proprio questa ruggine con la ministra, più volte citata.
 Renzi ha ribadito sempre che la riforma è attesa dal paese da molti anni e che non può essere ancora una volta affossata dalle discussioni infinite del Parlamento, anche questa volta che il testo è stato discusso e ridiscusso votato e rivotato.

Alla fine quell'incontro-scontro che doveva risolversi in una sconfitta del Premier bacchettato dal celebre professore s'è concluso con un pari delle forze in campo.
 Nessuno dei due è riuscito a convincere pienamente, o meglio ambedue hanno convinto su singoli aspetti della riforma, nessuno decisivo e dirimente. E il pubblico, il Paese, resta diviso fra chi vuole la riforma, anche se non perfetta perchè il Paese deve rinnovarsi, e chi invece pensa sia meglio lasciare le cose come stanno per non peggiorarle.
Ma quest'ultima affermazione si va facendo da anni, mentre contemporaneamente si dice che le cose vanno assolutamente cambiate perchè così non si va avanti.

giovedì 26 maggio 2016

Povera Europa, se nelle stanze del potere a Bruxelles siede anche un certo Martin Selmayr

Nessuno conosce il suo nome, ma tutti i capi di Stato europei lo conoscono e sanno che è colui il quale comanda nel gabinetto di Juncker. Parliamo del tedesco Martin Selmayr, il quale ha voluto vivere oggi, dal Giappone, dove ha seguito il suo capo per il G7, il suo momento di gloria, alias di imbecillità, twittando di sua iniziativa senza che nessuno glielo abbia espressamente o indirettamente chiesto, che al prossimo G7 a sedere intorno al tavolo rotondo dei capi di Stato e governo dei sette paesi più industrializzati del mondo, potrebbero esserci Trump, Johnson, Le Pen, e Grillo. Aggiungendo che una simile prospettiva dovrebbe farci riflettere sul pericolo dei populismi, alla vigilia di importanti appuntamento elettorali, come  quelli in Inghilterra, ma anche in Spagna e Francia e poi anche quello referendario in Italia, che potrebbe mandare a casa Renzi e far prendere il suo posto a Grillo.
Si possono commettere simili  imbecillità ed occupare un posto di responsabilità come quello di capo del gabinetto del presidente Juncker?
Il tedesco Selmayr non si è reso  ancora conto che il suo lavoro - ammesso che lo sappia fare - a  nome e per conto di Junker, è semmai quello di appianare i contrasti, non di creare incidenti diplomatici, ma sempre da dietro le quinte, e non come ha appena fatto dal lontano Giappone, dove in un sol colpo ha  coinvolto, inavvedutamente, perfino l'eventuale prossimo presidente degli Stati Uniti. Dio ce ne scampi e liberi. Da Trump. Noi possiamo dirlo lui no.  Lui, Selmayr, deve solo star zitto perchè non sa nè come parlare nè quando e, peggio ancora,  non sa neanche cosa dire.