Da ieri, da quando la tv ha trasmesso le immagini di Padoan che parlava al Senato - si fa per dire - per illustrare il richiamo di Bruxelles sui nostri conti, e la risposta italiana alle contestazioni, una fortissima indignazione ci ha colti. Certo che siamo abituati da sempre a vedere quell'ignobile spettacolo delle due Camere vuote, per una ragione o per l'altra, anche quando è in discussione un tema di una certa importanza. E abituati lo sono anche i giornali che ormai non ci fanno più caso, e anche le televisioni, complici, che hanno imparato il trucco: non inquadrano mai l'emiciclo, ma solo il relatore. Per fortuna che oggi, precedendoci nell'indignazione di qualche ora, il Corriere, punta il dito contro l'intero corpo senatoriale, indegno, mettendo in prima pagina una foto che grida vendetta.
Vedere il Senato con soli 13 senatori, dei 320 eletti, è vergogna senza pari. Mentre si parla del futuro, dei destini del paese ai quali uno per uno i Senatori dichiarerebbero di essere massimamente interessati, senza che però più nessuno li prenda in seria considerazione, loro pensano a quando votare, ai capilista bloccati, all'Italicum o al Porcellum o al Mattarellum o al premio di maggioranza; e a quel fatidico 16 settembre, al quale vogliono arrivare ancora in scranno. Che gliene fotte dell'Italia? Come del resto agli Italiani non gliene fotte nulla se i parlamentari che hanno eletto appartengono alla peggiore classe italiana. E' così. E mai lo sdegno arriverà ad indurre tutti a votare scheda bianca, in modo da non eleggere nessuno e chiuderlo se non proprio il Parlamento intero, almeno il Senato. Tanto per cominciare.
Renzi era partito dalla riduzione, ma non gli è riuscita; e tutto resta come prima in un paese alla deriva, immobile. Si pensa alle elezioni. Se poi tutti i cittadini avranno maggiori problemi e difficoltà, cosa importa a loro che una volta entrati in Parlamento si garantiscono per qualche tempo un bel vivere e, se furbi, anche una tranquilla vecchiaia?
Abbasso il Senato!
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venerdì 3 febbraio 2017
sabato 9 luglio 2016
Supplica: conservaci Renzi e liberaci da Franceschini
Maria Teresa Meli, giornalista del Corriere, promessa direttrice di un Tg Rai, nell'era Renzi, ma per ora a bagnomaria perchè Campo Dall'Orto che sembrava qualche mese fa voler procedere in gran fretta alla nomina dei nuovi direttori dei Tg, ha ora dichiarato che tale nuovo giro di valzer con poltrona, non è all'ordine del giorno; orbene, Maria Teresa Meli, giornalista e avvocato difensore del premier, rivela oggi nella sua rubrica sul 'femminile' del Corriere che il suo stimatissimo premier è oggetto di riti Vudù proprio da parte di Franceschini che Renzi ha salvato dal dimenticatoio, affidandogli il dicastero della cultura. E lui, reincarnazione di Bruto, in formato ridottissimo, trama alle spalle dell'imperatore fiorentino, per abbatterlo.
Intanto mina il trono di Renzi con quella proposta sulla modifica dell'Italicum (di questa non parla la Meli, ma ne hanno parlato già tutti i giornali) che mira a rendere ancora più precaria la situazione di Renzi sul trono, dal quale farlo discendere per mettercisi lui, con l'aiuto di Mattarella, al quale- scrive la Meli- è molto legato.
Ora se tutto ci si può aspettare, visto che in passato è accaduto di tutto, il nostro Paese, certamente non merita un Franceschini a capo del Governo, al posto di Renzi: dovremmo applaudire un nanetto che scalza un gigante? Non sarebbe la prima volta, si potrebbe obiettare: la storia di Davide e Golia non è che uno dei primi esempi tramandatoci delle Scritture. Sì, è vero, ma Renzi non è Golia, grosso ma fesso, e Franceschini non è neanche un unghia di Davide.
E' solo un pò furbo, come dimostra ormai quasi ogni sua uscita pubblica, in agenda solo per cantare vittoria. L'ultima, di qualche giorno fa, quando la sentenza del TAR ha bocciato il decreto di riforma del FUS, a seguito della quale ha chiamato a raccolta quei pochi che ancora gli danno credito - che sono poi quelli ai quali lui fa credito attraverso il Fus, altrimenti col ciufolo che correvano in suo aiuto - ai quali ha suggerito la stesura di una lettera aperta in sua difesa, in difesa di quella sua ignobile riforma, dettata dal suo stretto sodale di un tempo, Salvo Nastasi, ora andato a far danni al paese, dalla postazione privilegiata di Palazzo Chigi.
Franceschini si mostra in tv alle inaugurazioni, per le proclamazione dei suoi successi ( l'ultimo di ieri, quando ha dato conto dell'aumento dell'afflusso di visitatori italiani nei Musei, anche e soprattutto a seguito delle entrate libere, la prima domenica del mese) e per ripetere quella sua balzana idea di ricostruire la platea del Colosseo,costo una ventina di milioni che lui ha trovato nei fondi del Ministero, ma che non ha mai pensato di destinare, come sarebbe stato meglio ed opportuno, alle emergenze dei Musei stessi.
Mentre, ad esempio, come fa notare sempre sul Corriere di oggi, Paolo Conti, né lui, né altra carica istituzionale hanno ritenuto opportuno, anzi doveroso, esser presenti ai funerali di un grande italiano, Valentino Zeichen. E Franceschini avrebbe dovuto. Ci è anche venuto in mente un pensiero cattivo. Franceschini e gli altri della corte politica, hanno temuto - conoscendo un pò il caratteraccio del grande poeta defunto - che venisse fuori dalla cassa e, puntando contro di loro l'indice minaccioso, gridasse: ma che ci fate voi qui? volete rovinarmi proprio l'ultimo viaggio? Via tutti!
Intanto mina il trono di Renzi con quella proposta sulla modifica dell'Italicum (di questa non parla la Meli, ma ne hanno parlato già tutti i giornali) che mira a rendere ancora più precaria la situazione di Renzi sul trono, dal quale farlo discendere per mettercisi lui, con l'aiuto di Mattarella, al quale- scrive la Meli- è molto legato.
Ora se tutto ci si può aspettare, visto che in passato è accaduto di tutto, il nostro Paese, certamente non merita un Franceschini a capo del Governo, al posto di Renzi: dovremmo applaudire un nanetto che scalza un gigante? Non sarebbe la prima volta, si potrebbe obiettare: la storia di Davide e Golia non è che uno dei primi esempi tramandatoci delle Scritture. Sì, è vero, ma Renzi non è Golia, grosso ma fesso, e Franceschini non è neanche un unghia di Davide.
E' solo un pò furbo, come dimostra ormai quasi ogni sua uscita pubblica, in agenda solo per cantare vittoria. L'ultima, di qualche giorno fa, quando la sentenza del TAR ha bocciato il decreto di riforma del FUS, a seguito della quale ha chiamato a raccolta quei pochi che ancora gli danno credito - che sono poi quelli ai quali lui fa credito attraverso il Fus, altrimenti col ciufolo che correvano in suo aiuto - ai quali ha suggerito la stesura di una lettera aperta in sua difesa, in difesa di quella sua ignobile riforma, dettata dal suo stretto sodale di un tempo, Salvo Nastasi, ora andato a far danni al paese, dalla postazione privilegiata di Palazzo Chigi.
Franceschini si mostra in tv alle inaugurazioni, per le proclamazione dei suoi successi ( l'ultimo di ieri, quando ha dato conto dell'aumento dell'afflusso di visitatori italiani nei Musei, anche e soprattutto a seguito delle entrate libere, la prima domenica del mese) e per ripetere quella sua balzana idea di ricostruire la platea del Colosseo,costo una ventina di milioni che lui ha trovato nei fondi del Ministero, ma che non ha mai pensato di destinare, come sarebbe stato meglio ed opportuno, alle emergenze dei Musei stessi.
Mentre, ad esempio, come fa notare sempre sul Corriere di oggi, Paolo Conti, né lui, né altra carica istituzionale hanno ritenuto opportuno, anzi doveroso, esser presenti ai funerali di un grande italiano, Valentino Zeichen. E Franceschini avrebbe dovuto. Ci è anche venuto in mente un pensiero cattivo. Franceschini e gli altri della corte politica, hanno temuto - conoscendo un pò il caratteraccio del grande poeta defunto - che venisse fuori dalla cassa e, puntando contro di loro l'indice minaccioso, gridasse: ma che ci fate voi qui? volete rovinarmi proprio l'ultimo viaggio? Via tutti!
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martedì 1 dicembre 2015
Il Parlamento italiano si adegua alla concitazione del momento e velocizza le decisioni. A corrente alterna
Non si dica che in Parlamento siedono persone che se la prendono comoda. Basta lanciare un allarme, o un semplice segnale, per far muovere tutti insieme e a velocità supersonica. E del resto l'età media dei parlamentari s'è abbassata di molto negli ultimi anni, per l'affacciarsi di nuovi movimenti e l'agilità e la velocità nei movimenti e nelle decisioni, è aumentata.
Come nel caso dell'appello a non creare assembramenti, per proteggersi dal terrorismo che potrebbe colpire in ogni momento e senza preavviso anche il nostro Parlamento. Il Parlamento s'è subito adeguato. In una delle ultime sedute nelle quali si discuteva della riforma della Pubblica amministrazione, nell'ambito delle riforme istituzionali e secondo i progetti di 'madonna' Madia, per effetto di tale appello del Governo, d'accordo con il presidente della Camera e i Capigruppo, e in nome di una convenuta rotazione dei presenti, si sono presentati in sette in aula. E così faranno anche nelle prossime sedute plenarie, sette per volta, nel caso a qualche pazzo venisse in mente di attentare al Parlamento.
Ma il Parlamento lavora, non è che se ne sta in vacanza quando non va in aula. Niente cattivi pensieri o giudizi sommari.
Infatti, è da oltre un anno e mezzo che si interroga su quali personalità, al disopra delle parti, nominare come giudici costituzionali: ne mancano tre su poco più di una decina. La loro nomina è di importanza capitale, perchè alla Consulta tocca esprimere pareri autorevoli che hanno incidenza sulla vita della nazione.
I partiti, attraverso i loro rappresentanti, stanno prendendo in esame le varie candidature, passando al microscopio le vite dei medesimi per riscontarvi che non vi sia neanche una macchia a sporcare la loro vita specchiata. Ed ancora l'esame non è terminato.
Le male lingue vanno accusando che il ritardo nella nomina - ben 29 votazioni sono andate a vuoto, e la Consulta è senza quei giudici da oltre un anno e mezzo - è da addebitare al diverso orientamento che i candidati alla Consulta avrebbero sulla riforma riguardante la legge elettorale, il cosiddetto Italicum, dalla quale dipende la esistenza stessa di alcuni partiti e la elezione diretta dei parlamentari, affidata secondo l'Italicum, in parte alle segreterie dei partiti. Ma solo le male lingue la pensano così. Ma sono male lingue.
Lasciamoli lavorare i nostri Parlamentari che le scelte le fanno secondo coscienza e dopo attenta, approfondita riflessione. Se è anche lunga, non importa.
Come nel caso dell'appello a non creare assembramenti, per proteggersi dal terrorismo che potrebbe colpire in ogni momento e senza preavviso anche il nostro Parlamento. Il Parlamento s'è subito adeguato. In una delle ultime sedute nelle quali si discuteva della riforma della Pubblica amministrazione, nell'ambito delle riforme istituzionali e secondo i progetti di 'madonna' Madia, per effetto di tale appello del Governo, d'accordo con il presidente della Camera e i Capigruppo, e in nome di una convenuta rotazione dei presenti, si sono presentati in sette in aula. E così faranno anche nelle prossime sedute plenarie, sette per volta, nel caso a qualche pazzo venisse in mente di attentare al Parlamento.
Ma il Parlamento lavora, non è che se ne sta in vacanza quando non va in aula. Niente cattivi pensieri o giudizi sommari.
Infatti, è da oltre un anno e mezzo che si interroga su quali personalità, al disopra delle parti, nominare come giudici costituzionali: ne mancano tre su poco più di una decina. La loro nomina è di importanza capitale, perchè alla Consulta tocca esprimere pareri autorevoli che hanno incidenza sulla vita della nazione.
I partiti, attraverso i loro rappresentanti, stanno prendendo in esame le varie candidature, passando al microscopio le vite dei medesimi per riscontarvi che non vi sia neanche una macchia a sporcare la loro vita specchiata. Ed ancora l'esame non è terminato.
Le male lingue vanno accusando che il ritardo nella nomina - ben 29 votazioni sono andate a vuoto, e la Consulta è senza quei giudici da oltre un anno e mezzo - è da addebitare al diverso orientamento che i candidati alla Consulta avrebbero sulla riforma riguardante la legge elettorale, il cosiddetto Italicum, dalla quale dipende la esistenza stessa di alcuni partiti e la elezione diretta dei parlamentari, affidata secondo l'Italicum, in parte alle segreterie dei partiti. Ma solo le male lingue la pensano così. Ma sono male lingue.
Lasciamoli lavorare i nostri Parlamentari che le scelte le fanno secondo coscienza e dopo attenta, approfondita riflessione. Se è anche lunga, non importa.
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