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lunedì 4 dicembre 2017

James Levine,il potente direttore del Met, anche lui ha molestato anni fa alcuni ragazzi. Sospeso

La decisione l'ha presa Peter Gelb, il potente capo della Metropolitan Opera di New York, sposato alla direttrice d'orchestra Keri-Lynn Wilson. James Levine (che per decenni è stato direttore musicale del teatro, che ha avuto successi in ogni parte del mondo, anche a Salisburgo -  dove  era invitato regolarmente da Karajan che voleva accaparrarsi il favore dei media e del mondo musicale americano - e che per alcuni anni, di recente, ha dovuto rinunciare alla direzione per gravi motivi di salute, ora, al riemergere di pesanti accuse di molestie sessuali- delle quali si era già a conoscenza ma che il direttore aveva sempre rigettato- che avrebbe rivolto, dagli anni Ottanta a Novanta, ad un giovane, anzi ragazzo, quando lui era un uomo, con la promessa che lo avrebbe fatto diventare direttore d'orchestra), è stato espulso dal teatro immediatamente,  e non dirigerà neanche i prossimi impegni di fine anno già programmati, come Tosca, con Grigolo. E, del resto, attendere che le indagini si concludano, anche quelle promosse autonomamente dal Metropolitan, non aveva senso.

A quest'accusa circostanziata con una denuncia alla polizia alla base dell'espulsione, un altro paio se ne sono aggiunte,  risalenti addirittura agli anni Sessanta, rivolte  sempre al direttore, allora poco sopra i venticinque, da ragazzi che, all'epoca avevano pochi anni meno di lui; e dunque, in questo caso, si tratta di coetanei che denunciano il caso, dopo mezzo secolo.

Adesso il 'vaso di pandora' delle molestie sessuali nel mondo della musica si è scoperchiato e forse anche qui, come nel cinema, chissà quante denunce verranno fuori. Perchè le molestie non riguardano solo quelle fra sessi diversi, ve ne sono anche fra omosessuali, come nel caso di Levine, oltre che, ancor più orribili,  quelle ai danni di bambini - come ha dimostrato una recente inchiesta sul Coro di voci bianche di Ratisbona, dove  oltre gli abusi sono emersi maltrattamenti, e quelli del cosiddetti 'chierichetti' del papa in Vaticano.

Si deve, comunque, fare chiarezza, anche a costo di gravi conseguenze per i diretti interessati una volta appurata la loro colpevoleza. Chi ha sbagliato, profittando della posizione di potere, deve pagare, senza eccezione. Anche nel nostro mondo di abusi, soprattutto a sfondo sessuale, ve ne sono stati, perché non è immaginabile che ne sia  esente, solo perché la musica educa alla bellezza ed eleva lo spirito, e dunque non dovrebbe fare spazio a comportamenti illeciti di sopraffazione a scopo sessuale e non solo.

Anche per il mondo della musica, molti dovrebbero parlare, uomini che donne che hanno subito molestie di ogni genere, per salire qualche gradino nella propria carriera. Coraggio, denunciate soprusi e molestie,  sessuali e non,  qualcuno salterà,  e forse qualcosa finalmente cambierà.

mercoledì 24 maggio 2017

Il presidente USA dal Papa. Trump: non dimenticherò ( mai) ciò che mi ha detto

L'unico commento trapelato dall'incontro in Vaticano, il primo fra il presidente Usa, Trump, e Papa Francesco, dopo che questi durante la campagna elettorale aveva bollato certe iniziative di Trump ( il muro da alzarsi fra USA e Messico, ad esempio), è stata quella frase di per sé senza molto valore , che però qualcosa potrebbe dirci sul presidente  e la sua azione futura.

Alla viglia dell'incontro gli analisti parlavano di 'scontro' fra due personalità, fra due mondi, fra due diversissime concezioni di vita e di governo. Ma forse le cose, per merito soprattutto di Papa Francesco, che è l'uomo dei 'ponti' e non dei muri',  si sono messe meglio del previsto. Nulla di eclatante, ma qualche piccolo passo sì. Forse.

C'è da aspettarsi, da quelle poche parole di commento, che Trump cambierà vita perché convertito dal Papa ai grandi tempi  del sociale e dell' ambiente ai quali il presidente sembra abbastanza sordo? Vorrebbe dire pretendere troppo ed attendersi una conversione fulminante. Dunque no.

Il Papa potrebbe aver dato a Trump, indipendentemente dagli argomenti trattati, qualche massima di vita, e sicuramente non limitata strettamente al rapporto degli Usa con la grande comunità cattolica, alla quale appartiene anche sua moglie Melania. Sì, ma forse questo comporterebbe che Trump si misuri con la moralità non capitalistica, ogni volta che  deve assumere qualche scelta importante? Non c'è da sperarci, anche perchè bastano pochi giorni, a dispetto del commento rispettoso perfino lusinghiero, e Trump si dimenticherà delle parole che ha sentito dal Papa.

E allora? Allora è difficile voler dispiegare il significato, il senso ed il valore di quell'affermazione, senza comunque svuotarla anche delle buone intenzioni, più che dai buoni propositi, dalle quali è scaturita.

Il Papa, all'uscita dal colloquio sembrava abbastanza teso, e solo dopo, quando l'incontro si è allargato alla famiglia di Trump, sul suo viso si è notato qualche sorriso ed un minimo di distensione.
Se nulla però possiamo attenderci come esitoconcreto del colloquio, c'è da augurarsi che  Trump abbia preso le parole del Papa almeno come un buon consiglio, di persona non interessata per scopi e tornaconto personali, per il suo mandato presidenziale che, anche dopo la campagna elettorale e la sua elezione, non ha dato molti segni positivi, oltre la promessa di voler abbassare le tasse, in favore anche dei suoi amici ricchi,  e che quindi niente ancora di buono porterà alla gran parte della popolazione, nella quale quelli di provenienza latino-ispana sono la maggioranza, che non  appartiene alla  ristretta cerchia dell'alta borghesia e degli industriali americani.

E allora quelle parole 'indimenticabili' per Trump, se proprio non rappresentano una sorta di elenco di accordi non scritti e neppure di impegni concreti, che siano almeno delle massime di vita, che seppur generiche, lo inducano a riflettere ogni volta che dovrà assumere decisioni importanti, come numerose lo attendono anche immediatamente.


giovedì 23 marzo 2017

Errata corrige: papa Francesco non scappa

Ieri, all'oscuro della visita in Vaticano dei capi di governo dei 27 paesi dell'Unione prevista per questo pomeriggio, avevamo scritto su una presunta 'fuga  Milano' del Papa, presupponendo un suo disaccordo sull'attuale politica europea in rapporto a certi temi caldi: povertà, lavoro, immigrazione.
 Leggiamo, invece, oggi sui giornali che la visita ci sarà, è prevista per questo pomeriggio alle 18. Papa Francesco riceverà i governanti Europei, con le massime cariche dell'Unione, nella Sala regia, dove  saluterà i convenuti prima il nostro premier Gentiloni e poi il Presidente del Parlamento europeo Tajani. L'inconro si chiuderà con il discorso del Papa.
Prima di lasciare il Vaticano i capi di governo europeo e le delegazioni dei Paesi membri visiteranno la Cappella Sistina.
 Chiediamo scusa ai nostri lettori per la 'falsa' notizia di ieri.
 Il Papa c'è e sicuramente si farà sentire  dall'Europa: gli 'darà la sveglia'- come si dice. Ne siamo certi. Poi domani la visita pastorale a Milano.

sabato 28 maggio 2016

La storia del direttore della Galleria degli Uffizi di Firenze che voleva contrastare i bagarini e che è stato multato per questo

Dire che ha dell'incredibile è poco. Solo in Italia poteva succedere. Dove accade che chi non vuol fare la fila nella visita a monumenti e musei, basta che si rivolga ai bagarini, che seduta stante gli procurano biglietto con lieve maggiorazione (appena il doppio del costo del biglietto) e la fila è saltata e può arrivare, all'ora più comoda, alle porte di un museo o ai cancelli di un sito archeologico ed entrare, passando avanti a tutti.
 Da tempo tutti gridano alla scandalo ma nessuno fa nulla, nonostante che sia sotto gli occhi di tutti la lunga fila che ogni giorno si forma davanti a musei e monumenti più visitati. davanti ai quali - a Roma, Colosseo, ad esempio - hanno fatto sloggiare centurioni ed antichi romani, ma i bagarini no.
 E allora ci pensa il direttore di un museo, il più visitato in Italia dopo quello del Vaticano, e cioè gli Uffizi di Firenze. Il nuovo direttore del museo fiorentino, che è un tedesco dal cognome dozzinalissimo, evidentemente  è deciso a eliminare cattive abitudini quando non addirittura illegali, come la presenza dei bagarini.
 E che ti fa l'incauto direttore? Mette degli altoparlanti fuori del Museo e diffonde il seguente messaggio:  Via i bagarini, non prestate loro ascolto, il biglietto costa tot... e non c'è bisogno di ricorrere ai bagarini illegali, le file saranno snellite dai dipendenti del museo stesso.
 Apriti cielo. Questo proclama , fuori del museo, è illegale. E così si presentano nel pomeriggio i vigili urbani di Nardella per consegnare al direttore una multa di oltre 200 Euro. Non certo salata, visto anche i lauti stipendi che Franceschini ha concesso ai nuovi direttori. Ma pur sempre una multa che sanziona  un atto a fin di bene ma non consentito dalla legge, che, al contrario, ha fatto vivacchiare fino ad oggi schiere di bagarini illegali.
 Quello degli Uffizi, sulle prime, va su tutte le furie  -come dargli torto? - poi, dopo un lungo colloquio con Nardella paga la multa in silenzio. Tornato al Museo trova per la prima volta, da quando si è insediato, i vigli che contrastano l'azione dei bagarini. Miracolo! E prima d'ora non sapevano ? Oppure sapevano e non vedevano perchè  essi stessi, avevano consigliato a qualche loro parente stretto, in assenza di lavoro, di cimentarsi nel bagarinaggio, un lavoretto pulito, senza rischi e con guadagno sicuro?

venerdì 25 dicembre 2015

La nuova tv di Campo Dall'Orto

I giornali di questi giorni sono prodighi di informazioni ed anticipazioni sulla 'borsa' dei cambiamenti epocali che il nuovo amministratore delegato della RAI sta per portare nell'azienda che dipenderà dalle sue direttive, 'perinde ac cadaver', autorizzato a decidere autonomamente per tute le grandi questioni, figuriamoci per le piccole, estromettendo di fatto il CdA, ridotto a consesso di  raccomandati da consultare per farli illudere che esistono.
Circolano molti nomi, alcuni dei quali sono già bruciati per il semplice fatto della loro pronuncia o 'nomination', come si dice oggi, mentre i trombati, quelli più sicuri, sarebbero  quasi tutti i capi bastone, fatta eccezione per gli intoccabili. Come Marzullo che, può cambiare anche il paese, ci può essere anche una rivoluzione, ma lui resta lì a vigilare sulla 'cultura', della quale - è chiaro - a nessun timoniere della tv è mai fregato nulla e mai nulla fregherà. E le sottoscrizioni dei mesi ed anni passati? E Antonio che farà? Ha dichiarato: "Campo dall'Orto", il mio. L'erba del vicino non mi attrae, non la guardo neppure. A che serve spiantare erbette ed erbacce, se poi altre bisognerà piantare?
 Cosa si coltiva nel suo orto? cosa dispenserà la sua tavola, ornata di santini vaticani? antipasti toscani e  pietanze renziane ; e, perciò,  in virtù della regionalità di questo/a o quello/a, della iscrizione nella renziana società di questo/a o quello/a,  qualche avvisaglia di cambiamento si può già azzardare. Ed anche qualche novità assoluta.
 Ad esempio nessuno toccherà gli abbronzatissimi  comici o le cuoche pacioccone, gli uni e le altre compensati con pacchi di soldi; difficilmente cambieranno i vertici delle reti che fanno ascolti, mentre, per compensazione, non cambieranno quelli che di ascolti non ne fatto affatto - più facile che  siano cancellate le stesse aziende tv, specie quelle della categoria 'culturale'. E Marzullo? Antonio è ancora combattuto: esserci o non esserci nella mia tv?
Potrebbero però entrare,  in tutte le categorie, senza  allontanare i timonieri in prima o seconda, anche  altri protagonisti. Alcuni sono già entrati, fra i comici ed anche fra le cuoche: riconoscibili immediatamente: parlano tutti toscano.
 Fra le novità assolute, corre voce di una nuova rubrica giornaliera in allestimento, nella tv della mattina, replicata nel pomeriggio, cinque giorni su sette, dal titolo 'renziano': 'Banca Amica', affidata al dott. Boschi, affiancato dalla figlia ministro dell'attuale gabinetto governativo, che passerebbe dalle riforme alle Finanze. C'è  però qualche resistenza nel CdA, che comunque conta nulla,  ma che  vorrebbe la rubrica direttamente affidata a Maria Elena che farebbe ottimi ascolti anche lì, come in Parlamento; mentre al padre dell'ex  ministro,  verrebbe affidato il ruolo di esperto, a chiusura di puntata,  che rispondere alle domande degli telespettatori, nella rubrica: "se ti sbianca ( il conto) la banca, corri per boschi'.

venerdì 27 novembre 2015

SEGRETISSIMO. Il governo Renzi sta pensando di trasferire la Capitale da Roma a Firenze.

E non sarebbe la prima volta che Firenze  si trova ad essere la capitale dello Stato italiano. Roma non regge più al gran traffico che il Governo Renzi ha impresso alla Capitale e che ha intasato soprattutto la tratta Firenze -Roma.  E Roma? A Roma basta essere stata la capitale dell'Impero romano, la capitale d'Italia per  oltre un secolo e mezzo, la capitale dello Stato pontificio per secoli e la Capitale della cristianità dagli inizi del Cristianesimo. Primati questi che nessuna decisione, trasferimento o spoliazione di titolo potrà strapparle.
 La ragione del recente intasamento romano è dovuta alla calata di fiorentini e toscani nella Capitale chiamativi dal premier Renzi, e dalla indisponibilità di alloggi adeguati per i neoromani, essendo quasi tutti requisiti da potenti e miserabili, gli uni per i palazzi di Propaganda Fide, ai quali ovviamente avrebbero aspirato gli emigranti fiorentini, gli altri per quei tuguri mal messi del Comune.
A Roma non ci sono più case, e per fermare il traffico fra Firenze e Roma, meglio trasferire direttamente la Capitale a Firenze. Ma sono davvero tanti i fiorentini emigrati a Roma, per chiamata diretta del premier? Molti di più di quelli che si conoscono e che sono quelli  messi da Renzi ai vertici delle istituzioni o a capo di importanti società. E che comunque sono già tanti.
Si va dalla capa dei vigili chiamata a dirigere il traffico di carte e decreti a Palazzo Chigi, all'ingegnere che aveva curato la privatizzazione di quei venti tram che scarrozzano i turisti a Firenze, che ora dirigerà il traffico ferroviario in Italia, e, forte dell'esperienza della privatizzazione tramviaria fiorentina,  guiderà lo sbarco in borsa delle Ferrovie italiane. Per non parlare della Rai invasa da fiorentini ecc...ecc...
Tutti d'accordo per tale trasferimento che ora i ministri Padoan e Boschi stanno studiando fin nei minimi particolari ( la decisione nel prossimo consiglio dei ministri, prima di Natale), tranne uno: Papa Francesco che del trasferimento anche del Vaticano a Firenze non vuole sentir parlare.
 Intanto Renzi d'accordo con il suo scudiero violinista, Nardella, sta predisponendo la sua città ad accogliere gli emigranti di ritorno (tutti i fiorentini ) e gli emigranti romani, per lo meno per i lavori più umili - ce ne sarà bisogno, od anche per quelli provvederanno altri fiorentini e  toscani. Maledetti?
 La prima decisione assunta dall'amministrazione comunale fiorentina, in vista di tale prossimo trasferimento è il cambio di destinazione  di Palazzo Vecchio che sarà sede del Governo, ma anche e prima ancora il cambio di nome di tale storico palazzo, che da 'Palazzo vecchio', si chiamerà 'Palazzo nuovo'.
E per tutta la schiera di questuanti che ogni giorno fanno la fila  per bussare alle porte del potere? Firenze in questo s'è già attrezzata. Ha una disponibilità alberghiera, in proporzione, superiore a Roma, come ha potuto dimostrare al mondo intero in questi giorni, quando  ha ospitato gli invitati ad un matrimonio faraonico fra indiani che a casa hanno miseria  che si taglia  a pezzi e poi vogliono anche gli elefanti per la passeggiata nuziale  lungo le strade che costeggiano l'Arno. Gli ospiti solo di questo matrimonio hanno occupato ben 600 stanze, senza che il normale traffico di turisti avesse a soffrirne.
E siamo certi che se avessero pagato il richiesto o preteso, Nardella, e Renzi interpellato , avrebbero acconsentito alla passeggiata con l'elefante. Come hanno acconsentito a che il matrimonio venisse celebrato in una storica piazza della città, dove sono stati impiantati per l'occasione dei gazebo, per la modica cifra di 50.000 Euro ( il matrimonio ai poveri indiani costerà la bellezza di 20 milioni di Euro) ed hanno fatto scorrazzare per la città cortei di super ricchi vestiti nelle fogge più strane,  talune assai simili a quelle che il sindaco di Varese ha proibito con una stupida ordinanza nel perimetro del suo Comune.

giovedì 5 novembre 2015

Consigli a Papa Francesco: controlli chi si mette in casa

Ciò che emerge dalle cronache vaticane  di questi giorni è che i nuovi assunti, nell'era di Francesco, somigliano ai residenti dalle passate gestioni. Insomma come può Papa Francesco o chi per lui non essersi informato BENE prima di assumere qualcuno cui affidare la cassa?  Quel monsignore piccolo piccolo che, indispettito per una promozione non ricevuta, si vendica,  non l'ha esaminato bene prima di assumerlo. E quella giovane signora, con tanta voglia di far carriera, figlia di un egiziano e di una calabrese, dal nome quasi impossibile da scrivere, CHAOUQUI, sposata con un perito informatico, che potrebbe aver sfruttato la sua posizione per agi personali, economici e di carriera, anche fuori dal Vaticano, assunta  a tempo di record forse per dimostrare che la Chiesa è donna meritava forse maggiore attenzione.
 Certo, specie ora che si sa che anche la Procura di Terni indaga la signora e suo marito, e che sempre la signora per anni, anche dopo la morte di una sua zia handicappata, ha usato per entrare e circolare a Roma, in zone a traffico limitato, il contrassegno della zia, defunta;  e che  ha reiterato l'illecito anche quando, dopo la morte della zia, cambiando macchina ha richiesto ancora il permesso di circolazione, il Vaticano non può stare a guardare, deve assumere decisioni anche dolorose ma necessarie, perchè parliamo di ladruncole/i di polli, ai quali il Vaticano affida , in qualche modo, la gestione della cassa.
 Vallini, vicario del Papa, lancia il suo anatema su Roma che è governata da gente incompetente e di nessuna moralità.
Cardinale, di grazia, provveda a risanare anche il Vaticano. Faccia pulizia di tanti sacerdoti e prelati, ed anche dei laici cooptati dall'amministrazione della Chiesa, che non hanno nulla da invidiare ai politici incompetenti, amanti degli agi, quando non anche disonesti e ladruncoli.
Già, il Vaticano non è fuori dal mondo, non sta su Marte. Allora un pò più di attenzione, come viene consigliato dallo stesso Vaticano alla società civile nel momento in cui si scelgono i candidati a governare il paese.

Card. Bertone, cambi casa, faccia come papa Francesco

Il card. Bertone,  estromesso da papa Francesco dalla segreteria di Stato vaticana; quello del mega appartamento di lusso  con annesso superiore mega terrazzo; quello che ha riempito il Vaticano di salesiani, a cominciare dalla cappella Sistina (intesa come cappella musicale) e l'Ospedale Bambino Gesù di genovesi, si è oggi discolpato, dalle pagine del Corriere della Sera, delle accuse che gli sono state mosse in questi giorni,  prima di ogni altra quella relativa all'appartamento principesco in cui abita in  Vaticano, assegntogli beninteso dal governatorato, i cui lavori di ristrutturazione sarebbero costati quanto un appartamento (300.000 pagati da lui e 250.000 dalla Fondazione Bambino Gesù del suo amico Profiti, genovese,  del quale il nosocomio infantile si è sbarazzato, appena il suo protettore, Bertone, è caduto in disgrazia). Lui l'ha pagato quei lavori con 'i risparmi di una vita'. Continua a non capire, e con lui molti altri prelati che non hanno ancora capito che il vento nella chiesa di Francesco  è cambiato. E non solo lui. Pensiamo - sempre a proposito degli appartamenti di lusso - ad altri cardinali come Sandri, o come Filoni: quest'ultimo abita un principesco appartamento al Gianicolo, lui che è prefetto di Propaganda Fide, del dicastero cioè che amministra i beni della Chiesa, compresi tutti quegli appartamenti che, prima di lui, il card. Sepe aveva affittato ad amici e amici degli amici, i cui proventi dovrebbero servire per la diffusione della fede. L'elenco dei prelati che  abitano  case principesche è lungo,  e i giornali l'hanno più volte reso noto, ancor prima dei due libri che in queste ore stanno uscendo  nei quali si fanno i conti in tasca alle sacre tasche vaticane.
 Noi non siamo nè Bertone, nè Sandri e neanche Filoni, ma se fossimo  Bertone, Sandri e Filoni, sapremmo il da farsi: lasceremmo immediatamente quelle dimore che stridono fortemente con l'immagine di una chiesa che si rivolge ai poveri, agli ultimi della terra.
Toglieremmo dal collo quelle catene d'oro, talvolta anche pacchiane, con il crocifisso, che sta lì a dir loro ogni momento: vergognatevi! e lasceremmo a casa anche gli anelli  preziosi che fanno da pendant nell'abbigliamento aureo dei prelati della Chiesa.
Chi abbraccia il sacerdozio, nella Chiesa, deve rinunciare a tutti gli agi che la società concede ai  cittadini operosi, nel caso in cui abbiano fatto fortuna. Il grado di appartenenza alla Chiesa e la posizione nella gerarchia di qualsiasi prelato, non si misura, come fuori dalla  Chiesa, dalla fortuna che uno s'è costruito e dagli agi conseguenti che in quel caso uno si può pagare, bensì dal suo distacco da tutto ciò che è terreno e dal servizio reso ai più poveri.
 Perciò alla vergogna, dovrebbe seguire il cambio di vita, l'abbandono degli agi, o addirittura lo scomparire per fare vita ritirata, nel silenzio e nella preghiera, lontani dal mondo, per espiare la colpa di non aver capito il proprio ruolo nella  chiesa e il comportamento che ne discende.
 E se non fanno questo, nessuna giustificazione tiene  per mantenere le loro posizioni, semplicemente VERGOGNOSE.

giovedì 29 ottobre 2015

Fermate Marino, prima che faccia altri danni.

Il sindaco dimissionario della Capitale, il dott. prof. Ignazio Marino, chirurgo di professione,  ma amministratore dilettante, che ha voluto sfidare il caso contando sul marcio che c'è in politica, dopo averle annunciate  ad ottobre, oggi, nel pomeriggio, ha ritirato le dimissioni.
'E' matto'; 'va rinchiuso' sono i commenti che si sentono maggiormente ripetere  da giorni, da quando ha fatto capire che lui non se ne sarebbe andato nonostante tutto, e che da oggi, quasi non bastassero i danni che ha fatto, altri minaccia di farne alla città - della quale evidentemente  nulla gli importa - ed al suo partito, dal quale dopo un lungo ed estenuante tiro  e molla, si è sentito definitivamente mollato, ed al quale ha giurato vendetta. Nei pochi giorni  che ci separano dal momento del dibattito in consiglio comunale,  dove con le dimissioni dei consiglieri PD, dopo che già buona parte dei suoi assessori si sono dimessi, dovrà necessariamente andare a casa, potrebbe accadere di tutto, per vendetta nei confronti del PD e di Renzi che con gli ha fatto sapere che non ha tempo da perdere per incontrarlo.
 Non serve ripetere che lui deve andare via non per gli scontrini che rappresentano la sua ennesima gaffe, bensì per il fatto che non ha saputo governare la città, facendo, male perfino più di Alemanno, che è tutto dire. Marino non vuole capire. E' per questo che andrebbe preso in custodia medica, da apposite strutture, un medico che non si cura. E quel che più preoccupa, molto più di qualunque cittadino che ha qualche problema, è che resta a capo di una città.
 Ci incuriosisce immginarlo al Verano, davanti a Papa Francesco, domenica prossima. Con quale faccia; e come potrebbe ormai presentarsi all'appuntamento del Giubileo con uno strappo così grave con il Vaticano di Bergoglio. Anche questa anomalia non capisce, al punto da fargli dire che 'fosse stato lui il papa non avrebbe fatto quella osservazione secca sul viaggio del sindaco a Filadelfia'. Che faccia tosta:' fosse stato lui il papa'... Per fortuna la Chiesa, a differenza dei cittadini che non sono  assistiti dallo Spirito santo quando scelgono i loro governanti, mai e poi mai avrebbe fatto papa Ignazio Marino.
Roma che ne ha viste di tutti i colori, non meritava di vedere anche questa sbiaditissima amministrazione Marino.

venerdì 24 luglio 2015

Guerra aperta fra il Vaticano di Bergoglio e La Repubblica di Scalfari

Ieri, in prima pagina,  abbiamo letto un durissimo articolo sulla Repubblica fondata da Scalfari e diretta da Ezio Mauro, l'unico giornale che Bergoglio legge ogni mattina e con il quale ha avuto nel recente passato rapporti strettissimi. Come mai, ci siamo detti, se  Bergoglio  ha riservato a Scalfari un'attenzione  che nessun altro giornale è sembrato meritarsi agli occhi del pontefice?
 E' successo che qualche mese fa, sul sito dell'Espresso - che è dello stesso gruppo editoriale della Repubblica, di proprietà di De Benedetti - sia apparso il testo dell'ultima enciclica del papa, prima che la Santa Sede ne diffondesse ufficialmente il testo. Apriti cielo. Per bocca del suo portavoce, padre Lombardi, il Vaticano, ha elevato una dura protesta, rimproverando al giornale di aver fatto il suo mestiere, quello cioè di pubblicare notizie , senza chiedersi invece chi avesse fornito al giornale il testo dell'enciclica. Se ricordiamo bene, anzi, si disse che il giornale non era stato alla parola data, e cioè che il testo fatto uscire dal Vaticano, come anticipazione, non era quello ufficiale bensì una bozza, pure abbastanza vicina a quella definitiva, visto che ne anticipava l'uscita ufficiale  solo di quale ora. Ed aggiungeva,  il portavoce, che il testo ufficiale, magari già in stampa era diverso da quello anticipato sul sito dell'Espresso, perchè il Papa continuava a leggerlo e magari ad apportarvi correzioni e modifiche fino all'ultimo minuto.
 Ognuno la pensi come vuole su questa storia che, con i problemi del mondo e con la velocità con cui corre da un punto all'altro del pianeta l'informazione, ha secondo noi dell'inverosimile.
L'Espresso non ha  alimentato la polemica,  rispondendo al portavoce Lombardi, a confronto avvenuto,  facendo notare che le due versioni erano identiche. Ma forse in questo c'è stato l'intervento di Scalfari  presso Bergoglio.
 Incidente chiuso, pace fatta? Affatto, perchè ora che il Papa sta per partire per Cuba, al vaticanista de La Repubblica hanno fatto sapere che per lui non c'è posto sull'aereo papale. Perchè, hanno spiegato, miserabili!, che i posti sono pochi ed altre idiozie.
 E per questo il giornale, nonostante i rapporti di amicizia fra il Papa e Scalfari,  s'è risentito ed ha accusato il Vaticano di censura, perchè di censura si tratta.
Ma non è l'unico caso. Episodi di censura da parte del potere nei confronti della stampa si registrano ogni giorno ed in ogni ambiente.
 Modestamnte anche  CONTRO di  noi che ci siamo permessi di muovere qualche appunto, nella nostra attività di giornalista,  al Teatro dell'Opera e Santa Cecilia, VIENE ORMAI NEGATO il biglietto di accesso alle due istituzioni e, anzi, ambedue le istituzioni hanno depennato il nostro nome dalla mailing list dei giornalisti. Così permettendo, chi ha il potere, anche  all'ombra del pastorale, penserà che il mondo non è cambiato, e crederà di poters permettere simili soprusi, se nessuno gli si rivolta contro, denunciando.

domenica 10 maggio 2015

Il prossimo 14 un grande evento musicale in Vaticano per la caritas internazionale. Frisina superstar

E' stato annunciato con la solennità che un evento (diciamo concerto, che è meglio! ) di tale portata richiede, il Concerto che si svolgerà giovedì prossimo in Vaticano, Sala Paolo VI, davanti a settemila persone, con i poveri in prima fila e destinatari  di quello che verrà raccolto in tale occasione, che andrebbe ad aggiungersi ai diritti televisivi che faranno certamene contenti i poveri, ma anche mons. Frisina che povero non è e che agisce in posizione privilegiata, sotto l'aspetto musicale.
 Il papa non sarà presente. Ancora una volta uno sgarbo istituzionale nei confronti della musica da parte di un pontefice che non c'è al mondo persona che non lo ami?
 Si conoscono già gli elementi di quello che viene annunciato come un grande concerto. Direttore Daniel Oren, uno dei più grandi direttori della scena internazionale - si dice nel comunicato - l'orchestra è la Filarmonica del Teatro Verdi di Salerno - per la quale non si aggiunge che è  una delle orchestra più grandi della scena internazionale,  perchè non lo è neanche di quella nazionale - e le musiche sono di mons. Frisina,  tratte dalla sua 'Divina Commedia, per il quale autore non si aggiunge la solita ingiustificata qualifica di notorietà internazionale, giacchè la sua di fama non supera i confini pastorali della diocesi di Roma. Alla fine del concerto agli esecutori si unirà anche il pubblico per un coro, di oltre settemila cantori, scritto da mons Frisina. Che resta il vero miracolato della serata, oltre, naturalmente, ai poveri che beneficeranno degli introiti che ci auguriamo siamo consistenti.
 Sarà stato  anche il 'tutto Frisina' a scoraggiare papa Francesco dal prendere parte al concerto che egli ha voluto?

martedì 10 marzo 2015

Ancora sulla BUONA(?) SCUOLA di Giannini-Renzi. Scuole statali e scuole paritarie. Bonus alle famiglie

In un lucido e duro articolo in prima pagina, l'altro ieri, Galli Della Loggia, sul Corriere, faceva un esame spietato della situazione in cui versa la scuola italiana. Anzi in cui la scuola italiana versa da tempo; e le cui conseguenze, sia in ambito scolastico ( le condizioni pietose  in cui molti giovani diplomati giungono all'Università o entrano nel mondo del lavoro) che in ambito sociale, dove le relazioni fra simili e coetanei e fra giovani e adulti o anziani hanno completamente cancellato ogni senso di solidarietà e coesione, sono drammatiche.
 Che la scuola abbia bisogno di riforma è quasi inutile ribadirlo. Ma una riforma che crede di potersi basare esclusivamente sull'introduzione di qualche aggeggio elettronico o di una lingua straniera o di materie come quelle artistiche,  è una scuola che si illude di riformarsi. Manca,nella 'buona scuola' illustrata da Giannini-Renzi, diceva Galli Della Loggia, un progetto; non ci dicono cioè, prima ancora di venire alle cose pratiche, cosa intendono che sia la scuola oggi e che cosa farne nella  società italiana; ed anche in Europa, dalla quale viene in molti casi una spietata concorrenza a danno dei nostri giovani.
 E la premessa - il progetto di scuola - non è affare da poco, da esso dipende il futuro. Se non si ridisegna una scuola adeguata ai tempi, nessuna riforma servirà a migliorare le condizioni della scuola stessa e la capacità di informarsi e formarsi dei giovani.
Si sente spesso dire che la scuola non può sostituirsi alla famiglia ed alla società, nella formazione dei futuri cittadini, formazione che non si ottiene automaticamente attraverso la semplice e banale reintroduzione della 'educazione civica', che pure serve.
 E' vero la scuola non può sostituirsi alla famiglia ed alla società, ma non può neanche defilarsi  dalle sue responsabilità nel compito educativo dei giovani. Alla scuola spetta tale compito, e agli insegnanti quello di essere dispensatori di sapere ma anche educatori. Un ruolo che gli insegnanti sono tenuti a rivestire; e perciò la loro scelta,  ed anche la loro formazione ed il loro compenso - c'entra pure quello per tenersi strette le intelligenze più vivaci e capaci - sono di prioritaria importanza.
 In questi giorni è tornato alla ribalta un problema del quale tante, troppe volte si è discusso in Italia, e cioè del ruolo delle scuole paritarie, confesionali o non. Riguardo alle quali, l'ennesima discussione riguarda il sostegno dello Stato, in forma diretta o indiretta, alle famiglie che mandano i loro figli in dette scuole. Le quali scuole allo Stato non devono costare nulla come vanno difendendo le sinistre, Costituzione alla mano; mentre le destre, per farsi belle agli occhi della Chiesa e del Vaticano, sostengono l'esatto contrario. Meglio, allora, un contributo alle famiglie che mandano i loro figli nelle scuole paritarie, senza le quali - SIA CHIARO - l'intero sistema scolastico italiano collasserebbe. Se dall'oggi al domani chiudessero tutte le scuole cosiddette paritarie, si avrebbe un terzo o un quarto - comunque una cifra considerevole - della popolazione scolastica italiana in mezzo alla strada, giacchè già oggi le scuole statali non riescono a soddisfare la richiesta scolare di tutti gli aventi diritto.
 Allora perché continuare in simile ipocrisia? Non si venga a dire che uno che manda i figli alle scuole paritarie lo fa perché può farlo, perché ha i soldi per farlo. Sì è vero, ma non vanno dimenticate quelle famiglie che intendono investire sulla formazione dei figli e ritengono che tale formazione arrivi loro migliore in determinate scuole. Senza badare ai numerosi casi in cui certi ordini di scuole sono in zone molto lontane da quella di residenza ed altre questioni pratiche.
 Ed allora se una famiglia spende, investendo anche i risparmi, sulla scuola dei propri figli, scegliendone una piuttosto che un'altra, perchè lo Stato non deve riconoscergli un  bonus scolastico con una detrazione dal reddito?

sabato 8 novembre 2014

Quanto costa la cultura in Europa? Una ricerca del Post Office inglese.

Paese che vai costi che trovi. l'Europa esiste  da tempo, ma ogni paese decide per suo conto sui costi della cultura e del bello. Decide prezzi ed agevolazioni per musei mostre teatri ed altro.
Non sono molti i paesi, fra quelli più civili che assegnano alla cultura un compito educativo molto importante, che la cultura ai propri cittadini la danno praticamente gratis per aiutare tutti a crescere per educare le loro sensibilità, per far loro gustare il bello.
Varsavia e la Polonia sono in cima alla classifica. In quella capitale si può spendere una cifra irrisoria per vedere quasi tutto: musei, teatri e concerti compresi. Londra, poi, che  dà libero accesso ai musei più importanti, fa pagare cari opere e concerti; e lo stesso dicasi per Amsterdam che fa pagare biglietti di ingresso anche ai musei; ma su tutti svetta, per l'alto costo dei biglietti, il Vaticano. Bell'esempio!
 Poi c'è Barcellona che non scherza, citandosi nella ricerca il costo per una coppia che vuole assistere ad una recita nello storico Liceu: 200 Euro. E non scherzano neanche Vienna  e Berlino. Insomma la cultura, già finanziata con denaro pubblico dappertutto, costa molto e viene pagata, attraverso il costo del biglietto, per una seconda volta dai cittadini.
La ricerca, che prosegue  con le solite lagnanze sull'ingiustizia di tutto ciò, è stata diffusa ai primi di settembre, tanto che il 14 settembre, La Stampa di Torino ne dava ampia notizia, sottolineando anche il fatto che queste disparità resistono nonostante che negli ultimi anni, causa crisi, i costi per il pubblico o spettatore siano enormemente diminuiti. In  Italia, si legge, per Roma soprattutto, addirittura del 35 %, che a noi non risulta, vivendo a Roma e guardando spesso, abbastanza sorpresi, il costo della cultura tuttora alto, al punto che abbiamo spesso detto che se avessimo dovuto pagare di tasca nostra i biglietti per concerti ed opere forse ne avremmo dovuto disertare un buon 75% ,  a causa delle nostre possibilità economiche.
 Da tempo andiamo dicendo che i costi dei biglietti dovrebbero esser ridotti per permettere a più gente di frequentare concerti ed opere, ma non ci sembra che tale consiglio sia stato preso in seria considerazione da chicchessia.
 Oggi, poi, ed è qui che volevamo arrivare - 8 novembre - il femminile di Repubblica, 'D', pubblica sinteticamente i dati di quella ricerca che, comunque, andrebbe vista nella sua interezza. Oggi,  due mesi dopo che La Stampa di Torino ne ha scritto più ampiamente. Ottimo tempismo. Non basta, l'autore dell'articolo, Simone Cosimi, evidentemente del tutto avulso dall'argomento di cui sommariamente scrive, annota, a proposito di Roma, per dire quanto sia a buon mercato la cultura nella Capitale italiana, per per ascoltare le Quattro stagioni vivaldiane(?), nella Chiesa anglicana di Ognissanti, bastano appena 25 Euro appena: ma è matto?  sono carissime, Chissà quale ensemble di terza o quarta categoria le esegue. Tanto vale andare a Santa Cecilia o all'Opera dove i biglietti, i meno cari, costano 17-18 Euro. Saranno pure gli ultimi posti, ma quelli che vi suonano, a differenza di ciò che solitamente ospita la Chiesa anglicana, non sono certo gli ultimi. Capito Simone?

venerdì 9 maggio 2014

Letto sulla stampa. Chi canta fuori dal coro? Premio Guido Carli

Oggi  sul Giornale, con il quale ho avuto l'opportunità di collaborare nel settore musicale per un decennio, ricco di soddisfazioni, leggo una aggiunta capziosa sotto la testata ' Da quaranta anni fuori dal coro', e ne sono incuriosito. L'ho comprato perché volevo rileggere l'intervista, anticipata stamattina a Radio 3,  a Jean Claire -  incuriosito anche dall'omonimia con un musicologo gregorianista di Solesmes, mio carissimo amico - noto critico d'arte, che canta, come ha sempre fatto fuori dal coro, da ogni coro, il quale sostiene che l'arte di oggi, contemporanea cosiddetta, specie  la pittura è diventata mercato, non aspira più al sacro, non inteso,banalmente, come  religione. E per spiegare meglio il suo pensiero il noto critico intervistato da Luca Beatrice,  ricorda che nella Biennale veneziana nella quale il Vaticano ha avuto per la prima volta un suo padiglione, lo spettacolo non era entusiasmante, anzi era proprio avvilente; e che la Santa sede avrebbe fatto meglio ad esporre  i suoi capolavori passati, quelli sì ispirati al senso del sacro.
 E poi  richiudendo il giornale c'è capitata di nuovo sotto gli occhi quella scritta ' da quarant'anni fuori dal coro'. Sì è vero, ma per cantare in un altro coro. Non sappiamo se meglio del primo.
 Sul Messaggero, invece, leggiamo della consegna del premio che porta il nome dell'ex governatore  della Banca d'Italia, Guido Carli, organizzato dall'omonima fondazione presieduta da Romana Liuzzo,  signora dei salotti romani, giornalista prima in forza a Repubblica, e da qualche anno passata a Panorama. Il premio va a personalità che si sono segnalate nei vari campi, dal giornalismo alla cultura ecc.. Presidente della giuria del premio è Letta, Gianni inutile lo si dica, fra i giurati c'è anche Barbarella Palombelli . Fra i premiati , come del resto nella giuria, a cominciare dal presidente  e dalla Liuzzo, c'è parecchia Mediaset. In alcuni casi, come in quello di Confalonieri, il premio era meritatissimo, ma in altri no, come nel caso di Alfonso Signorini che  per Gianni Letta,  l'ha meritato per il giornalismo. Vuol dire allora che nelle attribuzioni potrebbero aver sbagliato settore di appartenenza, se proprio oggi abbiamo letto un infame servizio, uscito su CHI, il giornale di Signorini e di Mediaset, nel quale si getta fango sull'ex signora Berlusconi, che avrebbe richiesto per chiudere la partita matrimoniale appena 540 milioni di Euro - esagerata di una Veronica!.
 La quale signora, non ancora divorziata, secondo le nostre informazioni, viene ritratta un pò appesantita e bisognosa di consigli, se non addirittura delle mani e dei ferri, di un bravo chirurgo plastico. Ecco il signorile giornalismo dell'Alfonso che Gianni Letta, Romana Liuzzo e Barbarella Palombelli hanno voluto premiare.

mercoledì 26 marzo 2014

Bagnasco, il cardinale, che s'impiccia della scuola italiana e tace per gravi fatti di casa propria.

Questa è bella, anche se non nuova in un paese in cui per alcuni incarichi cosiddetti apicali, come ad esempio in Rai, occorre il beneplacito del Vaticano: che c'entra il Vaticano con la Rai. Come anche che c'entra Bagnasco, il cardinale che sembra sempre uscito dal costumista ogni volta che si presenta in pubblico, in spregio allo stile inaugurato dal papa argentino, con un opuscolo  che il Ministero dell?Istruzione stava per stampare ed inviare in tutte le scuole italiane allo scopo di educare i giovani ad accogliere la diversità, compresa quella sessuale, a combattere l'omofobia. Che cosa ha detto quella mente di Bagnasco? ha detto che  con questo opuscolo si vuole annullare, ideologicamente, la differenza fra uomo e donna. Ma perchè non va a dire queste cose nella sua chiesa che pullula di omosessuali ( ed ahimè anche di pedofili?) e magari non le va a dire anche a Papa Francesco in persona? Bagnasco, che deve innanzitutto presentarsi come un  pastore e non come un notabile con le sue camicie inamidate e lo sfarzo di ori sul petto ed alle mani, o addirittura come un modello attempato appena uscito dall'atelier di Dolce & Gabbana, deve farsi gli affari suoi: la scuola italiana se ritiene di dover educare a questi valori civili le giovani generazioni deve poterlo fare in tutta libertà. Gli ha fatto da spalla, al cardinale, un oscuro parlamentare del NCD - preoccupato di  non aver voti alle prossime elezioni - tale Toccafondi, non altrimenti noto prima d'ora.
La scuola italiana deve poter fare formazione ed informazione secondo le regole  del vivere civile e laico. La Chiesa italiana deve capirlo e non deve più intromettersi.
 E, il Ministero, che ha sospeso stampa e invio del dépliant informativo, male ha fatto a stare  sentire quei due. Il nuovo ministro denunci pubblicamente l'intromissione di Bagnasco, e proceda per la sua strada.
P.S. Se poi il cardinale non ha niente da fare allora si occupi di quel prete idiota che ha detto ad una giovane donna, cristiana, alla quale era stato asportato l'utero che ormai ogni sua ipotesi di vita felice  con un uomo  era stata stroncata giacchè quell'asportazione le precludeva la maternità ed anche quindi una vita a due, come  ha scritto a padre Augias  nella sua rubrica su Repubblica. Dica qualcosa il cardinale a quella bestia di suo prete, e lasci stare la scuola italiana.
 E poi qualche parolina la sprechi anche per quel seminarista di oltre vent'anni che ha molestato un ragazzino di otto anni ed ora è stato condannato. Non ha nulla da dirgli? Lasci intanto perdere la scuola italiana che sa badare  da sè alla sua condotta.
 Infine che cosa è eminenza questa storia che i vescovi italiani, nei casi di pedofilia, devono collaborare con la magistratura, ma non devono denunciare casi di cui sono venuti a conoscenza?  Ipocrisia, si chiama, vergognosa ipocrisia,  eminenza