Ci siamo domandati molte volte nel corso dell'anno del Governo Renzi cosa sarebbe accaduto all'Italia se non avessimo avuto, imposto anche da Napolitano - benedetto presidente - un ministro del Tesoro o delle Finanze - che poi è la stessa cosa, giacchè il tesoro che non c'è più, ilministro incaricato deve ricostituirlo badando alle Finanze - che in Europa, nella materia di cui si occupa, stanno ad ascoltare.
Ieri l'ultima bacchettata all'Italia spedita dalla Banca Centrale Europea, dove siede l'altro 'sancristoforo' dell'Italia,Mario Draghi: attenta Italia al tuo debito pubblico! E lui, senza perdersi d'animo, ha risposto: stiamo facendo le riforme necessarie voi lo sapete ed avete approvato; stiamo tenendo il deficit entro i limiti stabiliti, ma tenere contemporaneamente sotto controllo il debito, in un momento di crisi, quando appena si intravede la possibilità di una risalita, vuol dire annullare i benefici effetti della ripresa che sembra alle porte. Punto e basta.
Non gli hanno replicato: ma cosa stai dicendo Padoan? Nessuno poteva dirglielo, neppure Draghi, perchè Padoan sa quel che dice.
E mentre ascoltavamo Padoan dare questa risposta secca e precisa, abbiamo pensato all'eventualità catastrofica che Renzi avesse voluto, disubbidendo al diktat di Napolitano, mettere al Tesoro una Madia, ad esempio, o anche una Boschi.
Non osiamo pensare al disastro nel quale sarebbe piombata l'Italia, con tante brave ed anche intraprendenti ministre - vale anche per tanti altri ministri- se avesse preteso ed ottenuto che l'intero suo gabinetto di governo fosse fatto ad immagine e somiglianza della Madia o della Busi. Sì, anche della Busi, che certo ha una bella parlantina, ma sostanza: competenza cioè ed esperienza poca, e in campo economico zero. Conosciamo la risposta di Renzi. E - infatti - lui direbbe: non ho messo al tesoro né la Madia né la Boschi. Sì ma tutto il suo governo, caro presidente è fatto ad immagine di Madia e Boschi, quasi affatto ad immagine di Padoan. Che, se anche è l'unico nel suo Governo, meno male che c'è.
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venerdì 20 marzo 2015
sabato 31 gennaio 2015
C'è disparità di trattamento fra BCE e Senato della repubblica italiana, perchè Mario Draghi non è Elisabetta Serafin
Mario Draghi, salvatore dell'Euro, dell'Europa, dell'Italia, salvatore di tutto e tutti, al punto da essere considerato fino a pochi giorni fa e prima della sua dichiarata volontà di restare alla BCE, uno dei più accreditati candidati a succedere a Giorgio Napolitano, ha incontrato qualche settimana fa Elisabetta Serafin, da qualche anno segretario generale del Senato della repubblica, la bionda signora dalla ciocca 'single' (talvolta in versione 'boccolo') che le pende sul lato destro del viso giovanile, e le ha chiesto nome ed indirizzo del suo parrucchiere. La signora, lusingata, glielo ha dato, preavvertendolo che è 'abbastanza caro, anche se ne vale tutti i soldi che mi fa spendere, come anche Lei ha notato'.
Draghi chiedeva del parrucchiere alla Serafin non senza ragione. Voleva suggerirlo, se avesse voluto cambiare pettinatura, a sua moglie, con la quale nei giorni scorsi è stato ritratto mentre la baciava teneramente, fra un acquisto e l'altro di mangimi per cani in un noto centro commerciale della Capitale. La signora Draghi, in quella foto, appare sobria e pur elegante; ma non si sa mai, le donne spesso cambiano tutto da un giorno all'altro, anche la pettinatura.
Draghi - ci risulta - non l'ha ancora suggerito a sua moglie il nome del parrucchiere della Serafin, perchè vuole farglielo come regalo al prossimo compleanno e perchè sta ancora meditando se il costo, sebbene non proibitivo per le sue tasche, possa comunque sostenerlo nel lungo periodo.
Draghi non ha voluto rivelare quanto costa il parrucchiere della Serafin, la quale forse non glielo ha nemmeno detto con precisione, ammonendolo semplicemente che 'è abbastanza caro'.
Certo è che dal parrucchiere la Serafin lascia quotidianamente soldi, tanti soldi, quanti forse non sarebbero neppure necessari alla signora Draghi che dal parrucchiere potrebbe andarci una volta e basta, per fare una follia.
E comunque la voce 'parrucchiere' per la Serafin è una delle più pesanti fra quelle che concorrono a formare il suo compenso annuale che ora ammonta a 427.000 Euro e che si adegua annualmente ed automaticamente con un aumento del 2%, in linea con l'aumento dei prezzi del suo parrucchiere.
Mentre Draghi, non includendovi anche alcune spese della sua signora, ha uno stipendio annuo da governatore della BCE che si ferma a 374.000 Euro.
Riuscirà mai Draghi a mandare la sua signora dal parruchiere della Serafin?
Draghi chiedeva del parrucchiere alla Serafin non senza ragione. Voleva suggerirlo, se avesse voluto cambiare pettinatura, a sua moglie, con la quale nei giorni scorsi è stato ritratto mentre la baciava teneramente, fra un acquisto e l'altro di mangimi per cani in un noto centro commerciale della Capitale. La signora Draghi, in quella foto, appare sobria e pur elegante; ma non si sa mai, le donne spesso cambiano tutto da un giorno all'altro, anche la pettinatura.
Draghi - ci risulta - non l'ha ancora suggerito a sua moglie il nome del parrucchiere della Serafin, perchè vuole farglielo come regalo al prossimo compleanno e perchè sta ancora meditando se il costo, sebbene non proibitivo per le sue tasche, possa comunque sostenerlo nel lungo periodo.
Draghi non ha voluto rivelare quanto costa il parrucchiere della Serafin, la quale forse non glielo ha nemmeno detto con precisione, ammonendolo semplicemente che 'è abbastanza caro'.
Certo è che dal parrucchiere la Serafin lascia quotidianamente soldi, tanti soldi, quanti forse non sarebbero neppure necessari alla signora Draghi che dal parrucchiere potrebbe andarci una volta e basta, per fare una follia.
E comunque la voce 'parrucchiere' per la Serafin è una delle più pesanti fra quelle che concorrono a formare il suo compenso annuale che ora ammonta a 427.000 Euro e che si adegua annualmente ed automaticamente con un aumento del 2%, in linea con l'aumento dei prezzi del suo parrucchiere.
Mentre Draghi, non includendovi anche alcune spese della sua signora, ha uno stipendio annuo da governatore della BCE che si ferma a 374.000 Euro.
Riuscirà mai Draghi a mandare la sua signora dal parruchiere della Serafin?
giovedì 12 giugno 2014
Alti compensi come garanzia di indipendenza
Caro Nordio e capi della Procura veneziana, è inutile che indaghiate Galan e gli altri della nobile compagnia del 'Mose'; nessuno di loro da Mazzacurati in giù ha mai acconsentito a richieste di qualunque genere e di qualunque provenienza che non fosse regolare e moralisima, perché la ragione dei loro alti (altissimi, giganteschi, forse spropositati) compensi, garantisce della loro impermeabilità a qualunque tentativo di irregolarità, nella fattispecie: mazzette e ruberie.
E, di converso, le procure, compresa quella veneziana, ogni volta che avranno a che fare con i poveri cristi il cui reddito non supera i 25.000 Euro lordi annui, farebbero bene ad applicare le attenuanti della irresponsabilità, non potendo quei poveri cristi, a causa dei loro bassi redditi, garantire l'impermeabilità ad ogni lusinga di irregolarità, imbrogli ed altri casini. E' chiara la logica.
Sulla intoccabilità al ribasso degli stipendi, dopo i magistrati, sommi sacerdoti dell'indipendenza di giudizio, è intervenuto in queste ultime ore anche Mario Draghi, a difesa dei livelli stipendiali dei dipendenti, funzionari e dirigenti dell'Istituto centrale della Banca d'Italia. Se si ritoccano al ribasso i loro compensi - lo sa anche Draghi perciò che sono abbastanza alti - si mina la indipendenza generale di giudizio e vigilanza di tutti i suoi componenti. Che è fuori discussione.
Perciò, anche a seguito dell'ammonimento del presidente BCE, è inutile che le procure perdano tempo e soldi per indagare sui papaveri di ogni settore, almeno di quelli ben pagati, non troveranno mai nulla di anomalo nei loro comportamenti, che sono sempre corretti per diritto naturale. Se invece ben pagati non sono, allora procedano con le indagini.
Per fare solo un paio di esempi, Amato non lo indagate mai, sapete che guadagna ogni mese qualcosa come 60/70.000 Euro, volete che abbia tempo anche per delinquere, qualora vi fosse costretto, già il tempo non gli basta per spendere i 2000 Euro giornalieri che la sua indipendenza ed integrità gli fruttano; dicasi la stessa cosa di quel segretario generale dell'Assemblea siciliana - di cui per decenza abbiamo dimenticato il nome - che ha 40.000 Euro di pensione mensili; la sua integrità morale lo Stato italiano se l'è assicurata non solo per gli anni in cui era in servizio, ma anche per tutta la durata della sua dorata ma impegnativa pensione.
Se, invece, Nordio e compagni, vi capitasse un giorno di leggere fra le vostre carte, il nostro nome, non vi fate scrupolo, indagate pure, noi - meglio il nostro miserabile stipendio di insegnante pubblico per una vita e pensione relativa - non garantiscono la nostra integrità amministrativa e morale. Insomma, e noi lo sappiamo per esperienza personale, è inutile negarlo: siamo più soggetti a tentazioni.
E, di converso, le procure, compresa quella veneziana, ogni volta che avranno a che fare con i poveri cristi il cui reddito non supera i 25.000 Euro lordi annui, farebbero bene ad applicare le attenuanti della irresponsabilità, non potendo quei poveri cristi, a causa dei loro bassi redditi, garantire l'impermeabilità ad ogni lusinga di irregolarità, imbrogli ed altri casini. E' chiara la logica.
Sulla intoccabilità al ribasso degli stipendi, dopo i magistrati, sommi sacerdoti dell'indipendenza di giudizio, è intervenuto in queste ultime ore anche Mario Draghi, a difesa dei livelli stipendiali dei dipendenti, funzionari e dirigenti dell'Istituto centrale della Banca d'Italia. Se si ritoccano al ribasso i loro compensi - lo sa anche Draghi perciò che sono abbastanza alti - si mina la indipendenza generale di giudizio e vigilanza di tutti i suoi componenti. Che è fuori discussione.
Perciò, anche a seguito dell'ammonimento del presidente BCE, è inutile che le procure perdano tempo e soldi per indagare sui papaveri di ogni settore, almeno di quelli ben pagati, non troveranno mai nulla di anomalo nei loro comportamenti, che sono sempre corretti per diritto naturale. Se invece ben pagati non sono, allora procedano con le indagini.
Per fare solo un paio di esempi, Amato non lo indagate mai, sapete che guadagna ogni mese qualcosa come 60/70.000 Euro, volete che abbia tempo anche per delinquere, qualora vi fosse costretto, già il tempo non gli basta per spendere i 2000 Euro giornalieri che la sua indipendenza ed integrità gli fruttano; dicasi la stessa cosa di quel segretario generale dell'Assemblea siciliana - di cui per decenza abbiamo dimenticato il nome - che ha 40.000 Euro di pensione mensili; la sua integrità morale lo Stato italiano se l'è assicurata non solo per gli anni in cui era in servizio, ma anche per tutta la durata della sua dorata ma impegnativa pensione.
Se, invece, Nordio e compagni, vi capitasse un giorno di leggere fra le vostre carte, il nostro nome, non vi fate scrupolo, indagate pure, noi - meglio il nostro miserabile stipendio di insegnante pubblico per una vita e pensione relativa - non garantiscono la nostra integrità amministrativa e morale. Insomma, e noi lo sappiamo per esperienza personale, è inutile negarlo: siamo più soggetti a tentazioni.
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