Notizia fresca fresca: due nemici dichiarati come Bobo Craxi, figlio di Bettino, di professione 'consulente' ( de che?), e Antonio Di Pietro, ex magistrato e fondatore del partito 'Italia dei valori', di gloriosa memoria, si sono trovati, ambedue ad aderire a MDP, il partitino fondato dai fuorusciti dal PD, Bersani e Speranza, per opposizione 'personale' alla segreteria Renzi, perchè MDP - hanno dichiarato - è il partito più vicino alla mia storia politica, ha dichiarato Bobo; perchè me lo chiesto D'Alema - il convitato di pietra di MDP - ha detto Di Pietro.
Senonchè i due, che sono per la storia personale come il topo ( Craxi) e il gatto ( Di Pietro), si sentono a disagio a convivere, per cui Bobo che i suoi principi ideologici e morali non intende abbandonare, sta meditando di ritirarsi da MDP, perché lui con Di Pietro che ha inquisito, condannato e, indirettamente contribuito anche all'esilio di suo padre, non intende convivere, neanche in una situazione abbastanza poco impegnativa come un movimento politico.
In questo caso il conflitto di interessi di Bobo Craxi non sta tanto nella convivenza conflittuale con Di Pietro, quanto con il lavoro che Bobo Craxi dovrà trovarsi per sopravvivere, anche se la sua permanenza negli anni in Parlamento potrebbe avergli dato diritto alla pensione, magari non da oggi, e nel frattempo potrebbe lavorare alla fondazione (ne esiste una? ) intitolata a suo padre, o, nella ipotesi più vicina che un lavoro non lo trovi, svernare ad Hammamet, nella casa paterna. Il conflitto da sanare perciò non è tanto quello con Di Pietro, bensì con un lavoro vero che lui non ha mai svolto
Potrebbe così finire una storia nella quale un' altra esponente della famiglia, sua sorella Stefania che, vivo suo padre, ma aiutata dai vari ministri socialisti, fondava e mandava avanti la società 'Italiana produzioni' ( corposi finanziamenti il ministro socialista De Michelis le procurò per due ricerche imprescindibili delle quali tutti avremmo potuto fare a meno: i tratturi nel sud italia, e la lingua italiana nel racconto della nostra arte, anche musicale, agli stranieri. All'epoca denunciammo dalle pagine di Piano Time quello sconcio!) e poi l'amico Berlusconi, riconoscente, assunse in Forza Italia, affidandole perfino il sottosegretariato agli esteri.
Ora è venuto il momento che i due rampolli Craxi si cerchino un lavoro vero, l'Italia anche per riconoscenza nei confronti di Bettino verso il quale negli ultimi anni s'è comportata malissimo, ha dato loro già tanto, forse troppo. Sanino perciò, quanto prima il loro unico vero conflitto di interessi: quello con un lavoro.
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mercoledì 4 ottobre 2017
Bersani e Speranza in Italia, Felipe VI in Spagna: per tutti loro, ieri, una giornata di ordinaria follia. Da dimenticare!
Qualche volta la tempistica è una buona lente per esaminare fatti e persone apparentemente lontane nello spazio, se si fanno vive nella medesima giornata.
E' accaduto in Spagna con il discorso alla nzione del giovane, inadeguato re, Felipe VI, che soffia sul fuoco che è già divampato fra il governo centrale e la Catalogna, Madrid e Barcellona. E questo, detto fra parentesi, mentre quel povero disgraziato di suo padre si fa beccare dai fotografi in Irlanda (?) a spassarsela con la sua amante di sempre. Che figura!
Il giovane re di Spagna ha appoggiato, IRRESPONSABILMENTE, in tutto e per tutto, la linea guerrigliera di Rajoy: la Catalogna si è comportata irresponsabilmente, ha detto, il governo centrale ha agito come doveva, la Catalogna non può dichiarare autonomamente ed unilateralmente la indipendenza da Madrid, e se lo farà, Madrid potrebbe, Costituzione alla mano, destituire il capo del governo catalano e tutto il suo gabinetto ed inviare la polizia a Barcellona.
C'era bisogno di un simile intervento, mentre da tutto il mondo arrivano inviti al governo spagnolo perché tratti con Barcellona, per non arrivare ad un punto di non ritorno, con lo spettro della guerra civile?
Non c'era bisogno no, eppure l'ha fatto, ed ora non potrà più dire, se accadrà - come nessuno si augura, ma potrebbe - l'irreparabile; che farà Felipe, il giovane re con moglie e figli che la Spagna mantiene, nonostante gli scandali della sua famiglia e perfino dell'Infanta che avrebbe coperto - secondo fondati sospetti - suo marito che ha compiuto errori gravissimi, veri e propri reati finanziari?
Ora c'è da augurarsi che, almeno lontano dai riflettori, si adoperi il re inesperto affinchè Madrid e Barcellona si incontrino e vengano ad un accordo onorevole per entrambi, visto che entrambi hanno sbagliato.
In Italia, due principini, neanche reucci, si sono voluti allontanare dal palazzo reale della politica dove vivevano in tutta tranquillità, Bersani e Speranza, e cominciano a rivelarsi per quello che sono. Cioè, come tutti gli altri politici, interessati soprattutto a se stessi, mentre ipocritamente e apertamente vanno dichiarando interesse per il bene del paese. Perfino Pisapia, dissociandosi da loro, li ha invitati a star tranquilli ed a ripensarci.
Dopo aver ascoltato la relazione di Padoan, in Parlamento, sulla prossima manovra finanziaria, si sono chiamati letteralmente fuori dalle forze politiche che appoggiano il governo, mettendolo di fatto in difficoltà proprio quando occorre unità e tempestività di decisioni per non finire nel cosiddetto 'esercizio provvisorio' che all'Italia creerebbe ancora altri problemi, proprio mentre si comincia a vedere la fine della crisi.
Loro, naturalmente, non si fanno beccare con le amanti, come quel poveraccio del re di Spagna padre di Felipe VI, mentre sarebbe auspicabile che dedicassero un pò del loro tempo alle amanti; tutti gli augurerebbero sinceramente di averle, per stemperare la eccessiva animosità che mettono nell'azione politica. Ed anche per godersi qualche attimo di distrazione dalla loro lotta, davvero perversa, contro un governo che sta cercando di fare come meglio può, senza clamori ed inutili proclami di guerra, il bene per questo grande ma singolarissimo paese.
E' accaduto in Spagna con il discorso alla nzione del giovane, inadeguato re, Felipe VI, che soffia sul fuoco che è già divampato fra il governo centrale e la Catalogna, Madrid e Barcellona. E questo, detto fra parentesi, mentre quel povero disgraziato di suo padre si fa beccare dai fotografi in Irlanda (?) a spassarsela con la sua amante di sempre. Che figura!
Il giovane re di Spagna ha appoggiato, IRRESPONSABILMENTE, in tutto e per tutto, la linea guerrigliera di Rajoy: la Catalogna si è comportata irresponsabilmente, ha detto, il governo centrale ha agito come doveva, la Catalogna non può dichiarare autonomamente ed unilateralmente la indipendenza da Madrid, e se lo farà, Madrid potrebbe, Costituzione alla mano, destituire il capo del governo catalano e tutto il suo gabinetto ed inviare la polizia a Barcellona.
C'era bisogno di un simile intervento, mentre da tutto il mondo arrivano inviti al governo spagnolo perché tratti con Barcellona, per non arrivare ad un punto di non ritorno, con lo spettro della guerra civile?
Non c'era bisogno no, eppure l'ha fatto, ed ora non potrà più dire, se accadrà - come nessuno si augura, ma potrebbe - l'irreparabile; che farà Felipe, il giovane re con moglie e figli che la Spagna mantiene, nonostante gli scandali della sua famiglia e perfino dell'Infanta che avrebbe coperto - secondo fondati sospetti - suo marito che ha compiuto errori gravissimi, veri e propri reati finanziari?
Ora c'è da augurarsi che, almeno lontano dai riflettori, si adoperi il re inesperto affinchè Madrid e Barcellona si incontrino e vengano ad un accordo onorevole per entrambi, visto che entrambi hanno sbagliato.
In Italia, due principini, neanche reucci, si sono voluti allontanare dal palazzo reale della politica dove vivevano in tutta tranquillità, Bersani e Speranza, e cominciano a rivelarsi per quello che sono. Cioè, come tutti gli altri politici, interessati soprattutto a se stessi, mentre ipocritamente e apertamente vanno dichiarando interesse per il bene del paese. Perfino Pisapia, dissociandosi da loro, li ha invitati a star tranquilli ed a ripensarci.
Dopo aver ascoltato la relazione di Padoan, in Parlamento, sulla prossima manovra finanziaria, si sono chiamati letteralmente fuori dalle forze politiche che appoggiano il governo, mettendolo di fatto in difficoltà proprio quando occorre unità e tempestività di decisioni per non finire nel cosiddetto 'esercizio provvisorio' che all'Italia creerebbe ancora altri problemi, proprio mentre si comincia a vedere la fine della crisi.
Loro, naturalmente, non si fanno beccare con le amanti, come quel poveraccio del re di Spagna padre di Felipe VI, mentre sarebbe auspicabile che dedicassero un pò del loro tempo alle amanti; tutti gli augurerebbero sinceramente di averle, per stemperare la eccessiva animosità che mettono nell'azione politica. Ed anche per godersi qualche attimo di distrazione dalla loro lotta, davvero perversa, contro un governo che sta cercando di fare come meglio può, senza clamori ed inutili proclami di guerra, il bene per questo grande ma singolarissimo paese.
venerdì 17 febbraio 2017
Qualche buona notizia, nell'attuale desolante panorama, ci viene dagli abitanti delle Eolie e da Oscar Farinetti di Eataly
L'attenzione è ormai catalizzata sia dagli sfasci del Movimento 'Cinquestelle' che, a Roma, stanno disastrando ogni cosa che dalle serpi che covano dentro il PD, per cui non riusciamo a pensare a nient'altro, a nulla di positivo, neanche quando ci arriva qualche buone notizia, seppure di dimensioni ridotte se paragonata a sfasci e disastri.
Intanto prendiamo nota di due piccole ma non insignificanti buone notizie.
La prima ci viene dagli abitanti ed albergatori delle Isole Eolie, i quali, con entusiasmo, si sono detti pronti ad ospitare di tutto punto i soccorritori dell'Hotel Rigopiano - oggi ricorre un mese esatto dal disastro - con i loro familiari per una settimana di vacanza ristoratrice. Dichiarano disponibilità per 120 ospiti circa, per una ragione che ci rende orgogliosi: vogliono compensare tutti quei soccorritori che, con abnegazione, hanno portato aiuto all'Hotel sconvolto dalla valanga, e che hanno tratto in salvo bambini ed adulti superstiti. Ed anche perchè anche loro, gli isolani, in tempi passati, hanno potuto sperimentare l'abnegazione dei soccorritori: volontari, vigili del fuoco e protezione civile.
La seconda ha come protagonista Oscar Farinetti, patron di Eataly, che pur non intendendo fare beneficienza, vuole comunque dare una mano a conservare uno dei capolavori dell'arte italiana che con il suo settore di attività ha un legame :l'Ultima cena di Leonardo, conservata a Milano. Offrirà 500.000 Euro, che andranno ad aggiungersi ai fondi del Ministero, per la conservazione e la manutenzione ordinaria del celebre affresco.
Non risolvono certo i gravi problemi del paese, però possono offrire una qualche speranza di futuro, non la stessa che vorrebbe garantire Speranza del PD.
Intanto prendiamo nota di due piccole ma non insignificanti buone notizie.
La prima ci viene dagli abitanti ed albergatori delle Isole Eolie, i quali, con entusiasmo, si sono detti pronti ad ospitare di tutto punto i soccorritori dell'Hotel Rigopiano - oggi ricorre un mese esatto dal disastro - con i loro familiari per una settimana di vacanza ristoratrice. Dichiarano disponibilità per 120 ospiti circa, per una ragione che ci rende orgogliosi: vogliono compensare tutti quei soccorritori che, con abnegazione, hanno portato aiuto all'Hotel sconvolto dalla valanga, e che hanno tratto in salvo bambini ed adulti superstiti. Ed anche perchè anche loro, gli isolani, in tempi passati, hanno potuto sperimentare l'abnegazione dei soccorritori: volontari, vigili del fuoco e protezione civile.
La seconda ha come protagonista Oscar Farinetti, patron di Eataly, che pur non intendendo fare beneficienza, vuole comunque dare una mano a conservare uno dei capolavori dell'arte italiana che con il suo settore di attività ha un legame :l'Ultima cena di Leonardo, conservata a Milano. Offrirà 500.000 Euro, che andranno ad aggiungersi ai fondi del Ministero, per la conservazione e la manutenzione ordinaria del celebre affresco.
Non risolvono certo i gravi problemi del paese, però possono offrire una qualche speranza di futuro, non la stessa che vorrebbe garantire Speranza del PD.
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