Politecnico. Basta ricerca militare ( da La Stampa, di Chiara Comai)
“Basta ricerca militare al Politecnico”.
La lettera aperta
di 34 docenti scuote l’ateneo
Dopo le dure parole del cardinal Repole sulla nuova vocazione alle armi, il dibattito al Poli. Critiche alla modifica del regolamento etico che consente eccezioni per Difesa dell’Unione Europea e ministero
Al Politecnico 34 professori e professoresse hanno firmato una lettera aperta per chiedere di smettere di fare ogni tipo di ricerca militare in ateneo. Una risposta alla decisione di modificare il regolamento per l’integrità della ricerca a cui sono state consentite alcune eccezioni, legate alla pubblica amministrazione e alla difesa dell’Ue. Questi docenti chiedono invece una norma più netta: cioè dire che «al Politecnico non si fanno ricerche di natura esplicitamente militare». Una formula che riguarderebbe tutti i contratti senza eccezioni. A differenza di quanto appena approvato dal Senato accademico.
La pietra dello scandalo: il regolamento cambiato
L’argomento è tecnico ma cruciale per il Politecnico, un ateneo in cui più dell’80% dei contratti è stipulato con imprese private. Un anno fa, dopo le proteste degli studenti e di alcuni professori pro Palestina, il Comitato Etico per la Ricerca ha stabilito che ogni nuovo accordo dovesse riportare una clausola, in cui entrambe le parti dichiaravano che la ricerca in questione non avrebbe avuto potenziali usi militari. Tranne nei casi che riguardavano la difesa dello Stato italiano, come indicato dalla Costituzione. Ebbene, a un anno di distanza una decina di contratti sono rimasti fermi. Perché alcuni soggetti, tra cui alcuni ministeri italiani, non hanno voluto sottoscrivere questa clausola. Così, l’ateneo ha cambiato il regolamento. Oltre alla difesa dell’Italia, adesso è consentita la ricerca militare per la difesa dell’Unione Europea. E poi, le pubbliche amministrazioni (compreso il Ministero della Difesa, per esempio), siccome si dà per scontato che rispettino la Costituzione, da ora in poi possono evitare di firmare la clausola.
I firmatari: fragile la differenza tra ricerca difensiva e offensiva
La lettera chiede di escludere tutto questo. Di non fare distinzione tra difesa e offesa, una differenza considerata «fragile». Di non dibattere di «uso duale» o meno, ma invece «se una ricerca per il suo titolo o per la sua descrizione tecnica ha natura chiaramente militare (non possibili usi: natura) al Politecnico non si fa». «I singoli professori e ricercatori potranno continuare a fare, a titolo individuale, ricerca militare se così desiderano - si legge ancora nella lettera - a patto che venga fatto senza usare le strutture e le risorse dell’ateneo». Secondo i firmatari - tra loro si legge anche il nome dell’ex presidente dell’Accademia delle ScienzeAngelo Raffaele Meo e quello di Carlo Olmo, che è stato preside della facoltà di Architettura - «tra i contratti commerciali che sono riportati sul sito del Politecnico è facile trovare ricerche il cui titolo è di esplicita natura militare ed è noto che l’ateneo porta avanti vari progetti nel contesto del Fondo Europeo per la Difesa».
LA LETTERA APERTA DELL’ARCIVESCOVO
La difesa del rettore: scelta approvata dal Senato
Il rettore La lettera è stata inviata ieri alla «lista discussione» dell’ateneo, una mailing list con circa 400 iscritti compreso il rettore Stefano Corgnati. Che replica così: «Il Senato Accademico, democraticamente eletto dalla comunità, ha espresso voto favorevole attraverso tutte le sue componenti del corpo docente e personale tecnico amministrativo. Un voto che evidenzia il chiaro indirizzo dell’Ateneo, coerente con il percorso intrapreso». Precisa, poi, che il lavoro della Commissione istruttoria ha previsto prima un monitoraggio del nuovo regolamento durante la fase sperimentale (questo primo anno) e poi proposto azioni migliorative.
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