“Non mi sfugge quanto sia complesso alimentare la catena del valore cinematografico. Ma proprio per questo i vostri risultati assumono un rilievo maggiore e ci dicono comunque che il cinema italiano sta riguadagnando terreno. Nel 2025 la produzione nazionale ha raggiunto il 32,7% degli incassi e il 33,3% delle presenze. È il miglior risultato dal 2016, superiore alla media del decennio pre-pandemico. L’avvio del 2026 ci offre segnali incoraggianti. Nel primo trimestre, il box office registra una crescita del 24,8% negli incassi di film di produzione italiana e del 18% di presenze, sempre per i film italiani, rispetto allo stesso periodo del 2025. Quando il pubblico incontra la qualità produttiva, la potenza creativa trova anche un riscontro finanziario.”
Lo ha detto il ministro della Cultura Alessandro Giuli nel suo intervento al Quirinale durante il tradizionale incontro dei candidati ai David di Donatello con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Ad alcuni finanziamenti pubblici immeritati
“Dobbiamo avere il coraggio di fare un discorso di verità. Un settore forte, maturo, non ha paura della trasparenza e di regole chiare e condivise. Un settore che chiede fiducia ai contribuenti è il primo a dover pretendere che ogni euro pubblico sia utilizzato bene. Negli ultimi anni abbiamo assistito a paradossi, a incomprensioni e, ammettiamolo, a errori dei quali sono io il primo a dolermi. Alcuni film hanno ottenuto finanziamenti pubblici immeritati, sia su base automatica sia su base selettiva. Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti. Valga su tutti l’inaccettabile caduta sotto il film “Tutto il male del mondo”, dedicato a Giulio Regeni, alla cui memoria vanno il mio pensiero accorato e la promessa, già in parte mantenuta, di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale, laddove hanno prevalso invece l’opacità e l’imprecisione. Mai più”.
“Il sistema – ha sottolineato Giuli – va reso più giusto, evitando che paure e allarmi si trasformino in conflitti ideologici infruttuosi e nocivi. Il ministero non vuole condizionare né a monte né a valle le decisioni dei competenti, sì che insieme alle associazioni di categoria stiamo lavorando per rafforzare l’terzietà di giudizio, la trasparenza dei criteri e la responsabilità delle scelte. Più qualità, meno spazio all’ombra della politicizzazione”.
Stanziati altri 20 mln per settore
“Con grande sforzo abbiamo appena stanziato altri venti milioni di euro per il Fondo Cinema e Audiovisivo, che si aggiungono alle risorse già ripartite per il 2026 e che portano la dotazione a seicentoventisei milioni di euro”.
“E ancora – ha proseguito il ministro – non insisterò mai abbastanza sulla necessità di incoraggiare i giovani, i giovani talenti, esordienti e no. Abbiamo protetto le opere prime, stiamo investendo sulla formazione, sui luoghi in cui si parano– si imparano i mestieri del cinema. Abbiamo salvaguardato i fondi destinati al Centro Sperimentale di Cinematografia per trasmettere le conoscenze tecniche e le peculiarità del nostro cinema. Non lo stiamo facendo in solitudine. Le associazioni di categoria – ha affermato Giuli – ci sorreggono in un confronto continuo. E anche le vostre critiche ci aiutano”, ha concluso Giuli.
Mic difende chi lavora seriamente e legalmente
“Come ministro ho ereditato un sistema labirintico che evidenzia la necessità di una riforma tesa a difendere chi lavora seriamente e legalmente”.
Giuli ha sottolineato come non si possa “fingere che non vi siano stati abusi anche in un sistema importante come quello del tax credit” (“distorsioni e illeciti che hanno prodotto squilibri tra richieste e risorse quantificabili in oltre un miliardo di euro”, ha detto). Per evitare che questo si ripeta in futuro, “abbiamo introdotto – ha detto il ministro – verifiche e controlli più rigorosi sulla realizzazione delle opere, intensificato la collaborazione con la Guardia di Finanza”.
“Il cinema è grande – ha aggiunto – il cinema italiano soprattutto, è grande quando è anche scomodo, quando critica debitamente il potere, qualsiasi potere, affinché non si faccia dominio. E la nostra volontà è chiara quanto la nostra attenzione e la nostra azione sono perfettibili. Tutelare il cinema italiano come industria, come arte, come presidio culturale e soprattutto come lavoro. Tutela dei diritti rivendicati dagli invisibili del cinema, le maestranze precarie, i disoccupati, le donne e gli uomini privati della prospettiva pensionistica e del riconoscimento dello status di malati o di genitori”.
Appello a Parlamento per una riforma coesa dell’audiovisivo
“Concedetemi di lanciare un appello alla maestà del Parlamento, dove una proposta di legge firmata dal primo partito di opposizione ha trovato ascolto nel principale partito di maggioranza e ha prodotto una legge delega sulla quale l’intero arco costituzionale mostra segnali di concordia. Vi prego, non perdiamo l’occasione di mostrarci coesi nella riforma del sistema audiovisivo nazionale”.
“Alla centralità del potere legislativo, la facoltà di costruire il perimetro esatto. Al potere esecutivo, il dovere di riempirlo con proposte adeguate alle sfide del presente, ai protagonisti del settore, il diritto di accompagnarci verso l’esito auspicato. E ora finalmente posso rivolgere la mia ammirazione ai David, che anche quest’anno raccontano una straordinaria pluralità italiana e globale. Viva il cinema italiano, chi lo realizza e chi lo ama. Voi resterete. Noi siamo di passaggio, per fortuna, ma siamo al vostro fianco”, ha detto chiudendo il suo intervento.
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