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venerdì 17 febbraio 2017

Speranza nel PD?

Avete visto ieri  'Otto e mezzo', su 'La 7', ospiti di Lilli Gruber, Speranza, Carofiglio, Mieli?  Che impressione vi ha fatto? Mentre ci pensate, vi diciamo l'impressione che ha fatto a noi. Una brutta impressione; la stessa brutta impressione che oggi ha comunicato ai suoi lettori, indipendentemente  dall'aver visto 'Otto e mezzo', Mario Calabresi, il direttore di Repubblica.

L'impressione di un partito, il PD,  che è anche il partito di Speranza, sull'orlo del baratro, in pericolo di sfasciarsi irrimediabilmente, mentre tutti  i suoi esponenti, maggioranza e minoranza, dicono di voler ascoltare gli elettori disamorati. Quali, quanti, disamorati di cosa e di chi? Tantissimi, secondo Speranza, disamorati di Renzi. E perchè non anche di Speranza, D'Alema, Emiliano, Bersani?
Chiudendo  gli occhi ma non le orecchie ed ascoltando Speranza, che diceva di parlare a nome di questi elettori, tantissimi elettori, sembrava di ascoltare il discorso di Trump all'indomani del suo insediamento alla Casa Bianca, quando annunciava di voler cancellare tutte le riforme di Obama. Per Speranza tutte le riforme introdotte dal governo Renzi, che non guida un partito diverso da quello in cui milita Speranza, sono alla base dell'abbandono dei militanti. Insomma il Jobs Act, la 'Buona scuola', e mettiamoci anche i voucher approvati anche da Speranza in Parlamento vanno cancellati, non aggiustati, per taluni errori ( o sviste) conclamati.
 Ma cosa c'entra questo con la situazione tragica nella quale versa ora il partito, dilaniato dai suoi stessi esponenti in lotta fra loro, come hanno fatto già altre volte?
 La verità viene a galla quando Speranza, incalzato dagli altri interlocutori che gli fanno notare come il PD si appresti a fare un congresso, nel quale discutere dei problemi interni al partito, che  non sono in cima ai pensieri dei cittadini, angustiati da ben altro, come la mancanza di lavoro, la disoccupazione giovanile, la crescita che non decolla, risponde senza mezzi termini ed anche senza pudore che Renzi deve andarsene. E sarebbe questa la soluzione ai problemi del paese, dell'elettorato di sinistra e del PD.
 Dunque ciò che si vuole e è che Renzi vada via.  Ma se Speranza  e gli altri della minoranza credono di avere più numeri a loro favore di quanti ne abbia  ancora Renzi, dopo la botta del 4 dicembre, si facciano avanti, si candidino e si facciano eleggere alla segreteria e poi, dopo le primarie, al governo del Paese. Il discorso non fa una piega. No, Renzi, vuole Speranza che non  sin ricandidi perché ha la colpa di aver lui portato il partito (e timidamente aggiunge: anche il paese, in realtà fottendosene anche Speranza dei destini del paese) nella attuale tragica situazione.
Mario Calabresi e con lui chissà quanti altri  pensano che il PD, come già in altre occasioni, sa come farsi male da solo e vuole farselo, anche a costo di perdere le elezioni prossime -quando si faranno.

sabato 31 dicembre 2016

Babbo Natale non esiste: la meschina vendetta di un poveretto - Giacomo Loprieno - che dirige la sua orchestrina

L'uscita di un tale, che di nome fa Giacomo Loprieno, a capo di un'orchesra raccogliticcia scritturata per insonorizzare dal vivo il cartone Frozen per la gioia dei bimbi, in questo Natale a Roma, presso l'Auditorium Parco della Musica, non poteva essere più infelice ed anche meschina. Perchè egli ha voluto vendicarsi del rumoreggiare che gli oltre duemila bambini  accompagnati, facevano nella Sala Santa Cecilia, dopo aver pagato un biglietto dai 30 ai 40 Euro, alla fine del cosiddetto 'cineconcerto'.

Niente di tanto particolare - un film con la musica eseguita dal vivo - ma quanto basta per spillare soldi ai poveri genitori costretti a portarci i figli a rivedere per l'ennesima volta l'amato cartone, ma questa volta con la musica eseguita sotto lo schermo  sul quale veniva proiettato il film d'animazione. Resta inteso che della musica soprattutto ai più piccoli importava proprio nulla, e neppure dello spettacolo aggiunto dei musicisti schierati sul palco, in semioscurità. Loro guardavano estasiati il cartone e basta.

Verso la fine  i bambini hanno cominciato a dare segni di impazienza e interessati - i genitori più dei piccoli - a guadagnare subito l'uscita, per non trovarsi imbottigliati nella folla, già da quelle scalinate anguste ed inadatte, devono aver disturbato il manovratore il quale ha reagito  meschinamente, avventandosi come un mostro sui bambini: 'comunque Babbo Natale non esiste. Bello str...
A scanso di equivoci, non chiamate direttore d'orchestra uno che ogni tanto si mette davanti ad un orchestra e gesticola. Il direttore d'orchestra è quello che di mestiere fa il direttore. Fate caso, anche al prossimo festival di Sanremo, a tutti coloro che il bravo presentatore invoca chiamandoli per nome. dirige l'orchestra tizio e caio. Gente sconosciuta,  in tutta evidenza incapace in molti casi, che se uno li guarda si mette le mani nei capelli.

Il Loprieno che certamente non ha ancora mai avuto un momento di celebrità e forse mai lo avrà,  il momento di celebrità se lo è preso da solo, sparando all'indirizzo dei poveri innocenti e sfruttati all'occasione, bambini  quella idiozia. Prontamente sostituito. Ma forse non avrebbe dovuto neanche essere scritturato, ma per un orchestrina basta un cosiddetto direttore, uno qualunque.

 Che la direzione d'orchestra sia un mestiere difficile, che non si può improvvisare prendendo una bacchetta in mano e mettendosi davanti ad un complesso strumentale lo ha dimostrato anche un servizio andato in onda ieri su Rai News 24, dedicato al musicista italiano 'amato da Obama'. Si tratta di un romano, giovane, capelli lunghi, di una celebre dinastia di 'pianofortai' romani , i Ciampi, lui di nome fa Gabriele - come gli Alfonsi ed i Castrianni noti ed aristocratici artigiani del pianoforte - il quale, alla viglia di un concerto natalizio a Roma è stato ripreso mentre dirige musica 'sua' con una 'sua' orchestra. La solita storia. Tralasciamo il panegirico, quasi fosse la reincarnazione di Beethoven, ma questo giovane - a dispetto della passione di Obama per lui - non sa dirigere. Se vi capita di navigare in rete, cercatene qualche video, vi confermerete nella nostra medesima  opinione. La sua musica, poi, può andar bene per accompagnare un film - ma anche in questo campo esistono fuoriclasse -  o per fare un omaggio a Papa Bergoglio, che come si sa in fatto di musica non  fa distinzione fra la Nona di Beethoven e Fin che la barca va ;ma in ogni caso manca di peso specifico, ed è assolutamente dozzinale.

lunedì 24 ottobre 2016

Nella 'Buona scuola' come nel partito di Renzi c'è posto per troppe anomalie

Due notizie  dal mondo della scuola ci hanno impressionato non poco. In Veneto, non ricordiamo  più dove con esattezza,  ma in una scuola superiore, una insegnante di inglese, ha postato, sul suo profilo, delle frasi che da sole dovrebbero meritarle un processo per razzismo ed istigazione alla violenza, e l'immediata radiazione dalla scuola. Cosa avrebbe scritto di tanto grave? Che gli immigrati andrebbero affogati nel Mediterraneo, e quindi mai salvati, che sono tutti delinquenti ed altre balordaggini dello stesso tenore. Qualcuno ha detto che bisognerebbe informarsi per capire se anche in classe quella signora si esprima gli stessi convincimenti ed apprezzamenti. Ma occorre attendere che lo faccia anche davanti ad una scolaresca? Non basta averlo scritto a chiare lettere sul suo profilo di animale disumano? La Giannini ma anche la Procura veneziana perchè tacciono sul caso?

Da Roma la seconda notizia . Allievi del Liceo 'della moda' 'Diaz'( ?) hanno scritto al Corriere per far sapere che nella loro scuola a fine ottobre, anche nelle classi che quest'anno devono sostenere l'esame di maturità, mancano gli insegnanti delle materie principali come Italiano.  E' questa la 'Buona scuola' secondo il vangelo di Renzi e Giannini?

Alla stessa maniera dal partito del premier non giungono buone nuove. Nell'ultima sua  mascalzonata  Massimo D'Alema, più noto come 'il rosicone' ha lanciato un avvertimento minaccioso all'indirizzo di Renzi. Non ti fare tanto forte - gli ha fatto sapere - dell'appoggio di Obama; perché io quando ebbi l'appoggio di Clinton perdetti le elezioni: forse i presidenti USA portano male.  Perciò premier avvisato...
 Ma questa sortita di D'Alema non è che l'ultima ed è in linea con atteggiamenti ormai normali di altri esponenti nel partito del premier. Al quale hanno chiesto insistentemente  di modificare la legge elettorale. E lui ha detto di sì ed ha immediatamente formato una commissione a tale scopo. Avuta la concessione,  il partito non vuole più quella riforma della legge elettorale chiesta a gran voce.

Ma si deve anche dire che alla proposta dei Cinque stelle di ritoccare al ribasso gli emolumenti dei parlamentari il Pd non può rispondere picche, facendo ostruzionismo. Perché questa potrebbe essere  una occasione preziosa, che quindi non va persa, per mostrare la comune volontà politica di riformare il paese, cominciando a tagliare i privilegi che  nel tempo i parlamentari, che  se ne sono sempre  fottuti delle condizioni reali di gran parte della popolazione, si sono attribuiti a vantaggio di se stessi e della loro progenie.

venerdì 14 ottobre 2016

Premio Nobel. Ora si attende solo che il premio per la letteratura vada ad un musicista. Beethoven, se fosse stato vivo, lo avrebbe ricevuto?

L'assegnazione del Nobel per la letteratura a Bob Dylan, annunciato proprio quando il mondo veniva informato della morte di Dario Fo, a sua volta vincitore del Nobel nel 1997- due irregolari che in qualche maniera si passano il testimone del premio, fra la morte e la vita - ha riacceso le polemiche che a suo tempo si fecero, in Italia furono durissime, a proposito del Nobel a Dario Fo. Che c'entra con la letteratura un giullare, teatrante, eccelso nella oralità ecc... quando invece il premio aveva sempre premiato scrittori, storici con propensione letteraria ( Mommsen, ad esempio), poeti ed anche drammaturghi in base alle loro opere scritte: perché la letteratura era difficilmente scindibile dalla scrittura?

Adesso quelle stesse polemiche investono il più fresco vincitore del Nobel, ma ancora più anomalo di Fo, Bob Dylan. Che c'entra con la letteratura, quale che ne sia l'accezione anche la più aggiornata? In fondo il letterato laureato Dylan ha scritto canzoni, molte canzoni, alcune di esse bellissime sotto il profilo letterario... ma da questo a dargli il Nobel per la letteratura - si è riflettuto - ce ne corre.
 Non c'è dubbio che nell'asegnazione del premio, la commissione svedese ne ha fatta di strada, da quando è stato inventato per volontà dell'industriale che ha dato al premio il suo nome ed anche la relativa dotazione in denaro, da cui annualmente si attinge ancora oggi,  e che lo rende il più appetibile anche sotto il profilo economico: il vincitore riceve in premio la bella somma di circa 900.000 Euro.

Fra le discipline contemplate nel premio svedese, il massimo cui aspirano esponenti della scienza, della ricerca, della letteratura e della pace, alcune altre sono state da sempre assenti. Ad esempio la musica, eterna cenerentola, forse a causa del fatto che  da tanti viene considerata come un trastullo che nessun bene può recare all'umanità, come era nelle intenzioni di Nobel, allorché elencò le discipline alle quali rivolgere il premio annuale, e cioè quelle discipline che 'apportano considerevoli benefici all'umanità'.

Ed allora per la musica, esclusa dal Nobel, si fa riferimento ad altri premi etichettati come 'Nobel per la Musica' : dal 'Premium Imperiale', giapponese, al Premio 'Frontiere della conoscenza' spagnolo, al Balzan, svizzero, al Feltrinelli, italiano. Che sono premi che pur avendo anche una cospicua dotazione di denaro - mai comunque vicina a quella del premio svedese - e di prestigio, non hanno nel mondo la stessa eco del Nobel. Inutile negarlo. Anche in quei premi, come accade spesso al Nobel, non azzeccano i vincitori? Questo no. Perchè nei campi in cui il premio svedese assegna il Nobel, anche lì, col tempo, i criteri sono cambiati, i campi si sono allargati, come attesta anche il Nobel a Dylan; e  pesano anche altri criteri, indipendenti dai campi di assegnazione.

Ad esempio gli si fa fare al Nobel, anno dopo anno, nei vari settori, il giro del mondo - una volta all'oriente un'altra all'occidente; non sono del tutto estranee ragioni politiche (  nel caso di un premio assegnato ad un russo nel momento in cui si voleva forse condannare il giro di vite dei moderni zar sovietici) e come chiaramente attesta anche il recente Nobel per la pace al presidente della Colombia che ha tentato la riappacificazione con le FARC, ma la cui  determinazione sembra essere stata vanificata, alla vigilia dell'assegnazione del premio, da un referendum popolare che l'ha bocciata. Nel caso del Presidente della Colombia viene premiato lo sforzo, il tentativo, anche se non riuscito. E il medesimo discorso si potrebbe  fare per Obama, primo presidente nero, ma della nazione più guerrafondaia della terra, nonostante i tentativi per mascherare tale realtà, e gli sforzi per  tenerla a bada.

Oggi all'indomani del Nobel a Dylan, una domanda a bruciapelo ci sembra di poterci porre. Fosse stato vivo Beethoven  gli avrebbero assegnato il premio per la letteratura, seppur espressa attraverso i suoni, come hanno fatto - certamente forzando ambiti e  osando considerazioni - a Bob Dylan?
 Forse sarebbe ora che gli svedesi assegnatari e custodi delle volontà del fondatore  del premio ci pensino.

 P.S. Il passaggio di testimone fra Dario Fo e Bob Dylan, ci ha fatto venire in mente un altro storico passaggio, lontano dai premi, quello fra Mozart e Rossini. Mozart morto a dicembre del 1791, Rossini nato a febbraio ( il 29 di un anno bisestile) del 1792. La loro  successione ravvicinata, nel passaggio del testimone fra morte e vita, ci assicura che il destino non priva gli uomini di doni celesti, come questi due geni dell'umanità.  E questo all'umanità basta. Non importa poi se non avrebbero ricevuto, come del resto non lo hanno ricevuto il Nobel, di là da venire.

mercoledì 16 settembre 2015

Je ne suis pas Charlie Hebdo

La satira deve essere libera di toccare qualunque cosa persona situazione. Senza eccezione e senza limiti. Non c'è cosa al mondo per la quale si debba dire: questa no! altrimenti che satira è.
Prenda in giro, ironizzi,  su tutti  e tutto: dal Padreterno all'ultimo disgraziato della terra, non risparmi nessuno, compresi i profeti, e i santi e la vergine Maria e Gesù Cristo, e il Profeta, e il papa ed i potenti della terra, da Obama e Putin alla Merkel.
Ha mano libera anche su chi porta dalla nascita handicap disumani - del resto gli stessi portatori di handicap tante volte sono arrivati a scherzare su loro stessi; sugli ebrei, che il mondo,  pur ironizzando su di loro, lo fa con una certa circospezione, sia perché rappresentano agli occhi della storia l'umanità ferita, sia perchè la loro potenza economica potrebbe mettere  in pericolo la stessa esistenza della satira. E ironizzino su tutti coloro che gli vengono in mente, perfino su loro stessi.
Charlie Hebdo, se ha coraggio, pubblichi una serie di vignette - infami, ma le pubblichi!- sui vantaggi derivati dall'assalto omicida alla loro redazione. Sì arrivi anche a questo e si superi anche ogni limite,  il più disumano. Non ci meraviglieremo, la satira dev'essere libera di andare dove vuole, nessun limite le può essere posto.
 Ma i bambini no. L'innocenza non va toccata, perchè così non si fa dell'ironia, la si viola, la si profana. E questo nessuno può farlo; non può neanche Charlie Hebdo - come purtroppo ha appena fatto, e non deve farlo mai più.

venerdì 28 agosto 2015

Che pena quelle 'liste degli altri' pubblicate dal Sette del Corriere della Sera.

Da tempo sul settimanale 'Sette', del Corriere, c'è un rubrichetta intitolata 'Le liste degli altri' nella quale personaggi del grande mondo, rendono di pubblico dominio le musiche che hanno accompagnato, per scelta, la loro vita. Se  solo quella lista avesse a riguardare la letteratura ci verrebbe da dedurre, ad ogni puntata, che i suoi estensori hanno fatto al massimo la scuola media, non hanno letto che i sussidiari di scuola; mai un libro, mai un classico, mai un romanzo, di qualunque epoca.
Leggeremmo tutt'al più che sono formati sui libri di Federico Moccia che costituiscono la lettura d'iniziazione alla vita di tanti giovani analfabeti. Ai quali, naturalmente, se si chiede chi è Dante o Manzoni o Leopardi, ci si deve attendere anche la prevedibile risposta:  e chi so'?
Ma gli estensori delle liste delle 'musiche del cuore' in genere non sono giovani analfabeti, ma professionisti affermati in ogni campo, perfino in quello dell'arte. E pure analfabeti si rivelano, senza pudore, in campo musicale. Le musiche del cuore sono quasi sempre canzonette, solo canzonette,  che sono  nella maggioranza dei casi l'equivalente musicale dei libretti di Moccia. Beethoven Mozart, Rossini, Verdi non  sanno dove siano di casa. Semmai, nei più sofisticati,  Giovanni Allevi, Ludovico Einaudi, Cecilia Chailly
 Qualcuno potrebbe dire che anche il presidente USA, in una lista di musiche del cuore ha fatto un elenco di canzoni e basta. Sì, è vero, ma  nessuno ha obblighi come Obama, che ha voluto in un certo senso tracciare una storia della canzone americana, senza scontentare nessuno. E poi, però, non bisogna dimenticare che all'insediamento del suo secondo mandato ha invitato ad esibirsi davanti ad una folla oceanica anche il violoncellista Yo-Yo Ma.
Tutti gli intervistati dal Corriere  non hanno obblighi come Obama, e perciò la lista delle musiche del cuore che stilano dopo aver ben riflettuto, ci deve far prendere atto che, nella musica,   proprio come i loro contemporanei giovani analfabeti, non vanno oltre l'equivalente di Federico Moccia.

mercoledì 12 agosto 2015

La Commissione giurisdizionale del Parlamento una volta c'è ed una no.

Il personale impiegatizio della Camera dei Deputati quando la Presidente Boldrini ha stabilito che i compensi di tutti gli impiegati, dagli uscieri e quelli di più alto grado, non potevano più superare un certo tetto che ovviamente erano in molti a superar, ha deciso di correre ai ripari imponendo il tetto suddetto, e naturalmente, a scalare, abbassando  anche quelli intermedi - apriti cielo - alcuni impiegati, di diversi livelli e mansioni hanno fatto ricorso alla Commissione giurisdizionale, perchè dichiarasse illeciti tali tagli. E la Commissione ha dato loro ragione. La presidente Boldrini ha ottenuto la sospensione del verdetto della Commissione giurisdizionale e spera di riuscire nei tagli di stipendi che in taluni casi al termine della carriera superano quelli del Presidente della repubblica e perfino quello di Obama. I barbieri del Parlamento guadagnano all'incirca 180.000 Euro ( lordi) l'anno.
 Non sarebbe neanche  necessario sottolineare che la suddetta Commissione giurisdizionale, quando il Parlamento si dava stipendi al di fuori della norma, davvero vergognosi, era in vacanza premio all'estero e quindi non è potuta intervenire per denunciare lo scandalo. Ma noi lo sottolineiamo comunque.
 In fatto di stipendi c'è un'altra anomalia tutta italiana. E' di qualche giorno fa la denuncia di un sindacalista CISL che ha reso noti i nomi di alcuni dirigenti della sua sigla sindacale che guadagnano cifre considerevoli. La segretaria generale attuale, Furlan, avrebbe espulso il sindacalista denunciante, con la motivazione che la denuncia, prima che in pubblico, amava fatta ai probiviri. I quali, per ora, non sappiamo quale decisione assumeranno, ma sappiamo  per certo che quando i dirigenti sindacali si attribuivano quelli stipendi - un insulto per i lavoratori! - erano in missione all'estero.
Anche il segretario del Sindacato pensionati della CISL, un medico in pensione che oggi ha 68 anni, ha una pensione complessiva di 180.000 Euro. Lui dice che non vuole esser collocato nel mazzo di tanti ladri di polli, perché lui la pensione se l'è guadagnata ed essa ammonterebbe a 130.000 Euro lordi circa, ai quali se ne aggiungono un'altra cinquantina per indennità varie, somma quest'ultima che lui da sempre dà in beneficenza. E bene fa. Il fatto è che lui quell'aggiunta non dovrebbe prenderla.
 Naturalmente viene fuori anche il caso dell'ex segretario Bonanni - Buffalo Bill senza macchia e senza paura - il quale prima di andare in pensione si fece alzare lo stipendio al punto che ora prende 240.000 Euro circa l'anno. Bel sindacalista del c...
 Notizie dei mesi scorsi ci dicono che anche quei disinteressati difensori dei 'diritti dei consumatori, nelle varie sigle ed organizzazioni, difendono i poveri consumatori con la pancia piena, quanto a stipendi.
 Insomma in Italia con tutti i tribunali e le guardie di finanza trionfano gli evasori ed i privilegiati. E nessuno sembra possa far nulla contro di loro, neanche quelli che questi privilegi hanno autorizzato. Quando li hanno autorizzati nessuno ha mosso ciglia, mentre quando decidono di cancellarli, dietro la spinta dell'indignazione generale, non lo possono più. E nei privilegi vanno ovviamente compresi anche i vitalizi a parlamentari e consiglieri regionali. nessuno può far nulla. Neanche il Governo?
Neanche il Governo, per gli organi costituzionali, dal Parlamento alla Corte costituzionale.  Vi pare che detti organi costituzionali potrebbero per loro stessa decisione tagliarsi  o cancellare stipendi e vitalizi vergognosi, quasi un furto? Possono decidere tagli per chiunque ma non per loro stessi. Ne andrebbe di mezzo la loro imparzialità.

giovedì 28 maggio 2015

Il grosso abbaglio del quotidiano La Repubblica, l'unico giornale che papa Francesco, imprudente, ha dichiarato di leggere. Pubblicato, come inedito, un testo di Solgenitsyn uscito da Mondadori 40 anni fa

'La Repubblica' dopo che è stata smascherata non si è preoccupata - come  farebbe ogni buon giornale che tiene ai suoi lettori - di scusarsi con loro. No, ha fatto finta di niente ed ha tirato avanti. Cosa è accaduto? E' accaduto che due giorni fa sia uscito nelle pagine centrali del quotidiano un lungo testo del grande scrittore sovietico dissidente Solgenitsyn, gabellato come inedito. E che i redattori della 'cultura' di Repubblica' credessero a quel che scrivevano si deduce anche dal fatto che l'eccezionalità dell'inedito veniva anticipata anche in prima pagina. Il titolo dell'inedito pubblicato da Repubblica era: 'Vivere senza menzogna', che era poi il titolo originale  del testo, con un sottotitolo coniato dalla redazione che suonava: 'Perchè la ribellione alla menzogna è la vera resistenza'.  Ma il bello, anzi il brutto per La Repubblica era che con quel titolo, e contenente ovviamente quel testo, era uscito nientemeno che da Mondadori, nel 1974, dunque 40 anni fa, un libretto che includeva anche la 'Lettera ai dirigenti dell'Unione sovietica'. Rivelazione di Antonio Socci su 'Libero'
 All'indomani, cioè ieri, Antonio Socci,  in una ricca paginata di Libero, metteva alla berlina il quotidiano romano, il quale ovviamente taceva sull'accaduto, spiegando ai suoi redattori che  la vergogna alla quale Solgenitsyn si riferiva era il partito comunista sovietico; aggiunge che lui quel libro lo aveva letto all'epoca, quand'era un liceale, e quando anche in Italia la sinistra imperava. Aggiunge poi che lo stesso clima si respira anche oggi - non scherziamo  Socci! - e che Repubblica avrebbe dovuto chiosare quel testo, facendo capire che se Solgenitsyn fosse oggi vivo avrebbe preferito Putin ad Obama ed avrebbe - testuale - " condiviso la condanna putiniana di quei Paesi che stanno rinnegando le loro radici, tra cui i valori cristiani che sono alla base della civiltà occidentale. Stanno negando i principi mortali e la propria identità:nazionale,culturale,religiosa e perfino sessuale".
 E qui Socci, con qualche ragione appena a suo favore, la spara più grossa di quanto non abbia fatto Repubblica pubblicando un finto inedito pubblicato da una grande casa editrice molti anni fa.
Perchè Socci è contro l'attuale pontefice, alfiere di una modernità che egli non condivide e che molti nel mondo invece non solo condividono ma approvano. Il che rende ancora più furioso Socci che in papa Francesco vede addirittura un anticristo, almeno così si legge fra le righe.
E, invece, papa Francesco anticristo non è anche se qualche vola dovrebbe essere più attento a parlare, come non ha fatto alcuni giorni fa in una lunga intervista ad un giornale argentino, subito ripresa ovviamente da Repubblica, più attenta al papa dello stesso Osservatore romano, della quale egli dichiara che è l'unico giornale che legge ogni mattina, sebbene 'di corsa'. Sarebbe stato meglio non l'avesse detto, anche se l'ha fatto per omaggiare 'Barbapapà' che lo riempie di attenzioni.
 Papa Francesco, pur non trattandosi di dottrina - perchè come si vede  sbaglia anche in cose meno gravi - avrebbe dovuto prendere a modello quella espressione che risuonò nelle navate della basilica di San Pietro durante le sessioni del Concilio vaticano II per bocca del teologo Hans Kung, se non andiamo errati:' non amo ( o frse disse .temo') la Chiesa di un solo teologo', e Kung si riferiva a San Tommaso d'Aquino, che della dottrina cristiana è  stato esegeta  fondamentale come  Barbapapà non può essere considerato della dottrina di Francesco, perchè gli mancano i fondamentali; e ancor meno può ritenersi La Repubblica, nonostante che sia l'unico quotidiano che papa Francesco legge ogni mattina.

martedì 24 febbraio 2015

Renzi parla di scuola ad una platea distratta ed insensibile alla musica che viene proposta da un'orchestra di giovani, la JuniOrchestra di S.Cecilia. Una vergogna denunciata al Corriere della Sera

Il papà di una giovanissima orchestrale della JuniOrchestra dell'Accademia di Santa Cecilia - una delle pochissime iniziative veramente innovative del'Accademia che, siamo sicuri, lascerà il segno, più dell'Opera Studio - prende carta e penna e scrive al 'Corriere della Sera', la cui direzione ritiene di dover mettere in grande evidenza la sua lettera. Perché anche un giornale, a differenza di Renzi e dei suoi ascoltatori,  si rende conto che non si può andare a parlare di scuola, delle novità che il suo gabinetto intende apportarvi, fra le quali anche l'introduzione dello studio della musica, e poi fottersene di una orchestra di giovani, ben preparata e fatta venire apposta lì, per far vedere - ascoltare - che cosa anche i ragazzi possono fare se stimolati e ben educati.Il pubblico chiacchiera, si muove e qualche idiota urta i giovani strumentisti, come non si accorgesse neppure della loro presenza.
 Renzi a questo evidentemente non ci arriva. Ma non possiamo fargliene una colpa, per lo meno non solo a lui; perché non è una novità in Italia, dove le istituzioni e coloro che le governano non hanno la benché minima infarinatura musicale, e perciò agiscono, di conseguenza, calpestando la musica che in tanti paesi è alla base dell'educazione dei giovani.
 Ricordate la riunione del G8 che  l'ex pianista  da crociera, Berlusconi, volle a L'Aquila a seguito del terremoto, togliendola alla Sardegna dove aveva fatto costruire una cattedrale, ora ancora deserta, per ospitarlo? Beh, in quella occasione, la serata dell'arrivo dei capi di Stato e di governo si doveva concludere, come da programma e calendario, con un concerto, per il quale un'orchestra aquilana( Ist.Sinf. Abruzzese con il suo direttorino) s'era preparata e con essa alcuni noti solisti.
 I capi di Stato e di governo furono accolti al loro ingresso nel sito della famosa Caserma da una lunga serie di marchingegni elettronici (olofoni), inventati da Michlangelo Lupone, che  diffondevano i suoni degli inni nazionali, al passaggio dei capi di Stato, i quali inni si fondevano poi in una sinfonia di inni, alla fine del percorso. Ci par di ricordare che le cose andassero così.
Ricordiamo,invece, con precisione che l'orchestra ed i solisti attesero per molto tempo che  i capi di Stato ed il loro seguito entrassero nel grande auditorium per dar via al concerto. Nessuno entrò, e dopo qualche ora di ritardo, l'orchestra con un pubblico raccogliticcio - fra il quale non c'era ovviamente il Berlusca, l'ex pianista da piano bar in crociera, - eseguì qualche frammento del programma previsto, per non andarsene muta come era entrata. Ecco cosa succede in Ialia.
 Al contrario, quando si insediò il presidente americano, Obama,  alla cerimonia venne invitato anche uno che si chiama Yo Yo Ma, il grande violoncellista; egli attento  lo ascoltò mentre suonava.
Noi dagli stranieri non impariamo mai nulla di buono e se vogliamo imitarli, preferiamo imitarli nei vizi.

domenica 30 marzo 2014

Il gran cuore degli italiani si chiude alla cultura?

L'econonomista e critico musicale Giuseppe Pennisi, nonchè nostro amico, ha esaminato i risultati di alcune inchieste, condotte da società ad hoc, relative alle donazioni degli italiani, solitamente di buon cuore. Ed ha rilevato che gli italiani hanno davvero un cuore 'grande così';   ma che la loro munificenza, straordinaria, si rivolge soprattutto ai settori della ricerca medica  e che la cultura e lo spettacolo ne sono beneficiari in modo assolutamente marginale. Questa non è storia nuova, perchè già alcuni anni fa venne fuori questo dato, allorchè il ministero rese noto l'elenco d elle istituzioni culturali alle quali gli italiani avevano devoluto il loro 5 per mille, al momento della dichiarazione dei redditi.
 Tale percentuale era bassissima -  noi lo rilevammo su Music@- e i donatori in numero davvero esiguo, al punto che , se non ricordiamo male, per la Scala, neanche un numero uguale agli abbonati avevano donato al loro teatro - al quale sia chiaro avevano già versato il costo dell'abbonamento - una briciola del loro 5 per mille. Scrivemmo allora che quei dati non erano affatto esaltanti, come  andò dichiarando, ad esempio, Walter Vergnano sovrintendente del Regio di Torino, che,al contrario, erano deprimenti assai. E del resto come poteva l'italiano, seppure di buon cuore, devolvere il suo 5 per mille ad istituzioni che sappiamo essere mal governate, dove i politici destinano i loro servitori, sempre ben pagati per i servizi resi nella vita precedente, o a Pompei, la vergogna del mondo per il cui sito anche l'attuale ministro parla parla e lì, giorno dopo giorno, tutto va in malora, perchè non si attende che il ministro si muova effettivamente. Di fronte a tale sconsolante panorama non c'è da meravigliarsi che il cuore degli italiani resti impietrito ed insensibile, mentre poi si umanizza - giustissimamente - quando si parla di bambini ed anziani malati o di persone affette da malattie incurabili.
 C'è da aggiungere che la disaffezione degli italiani verso il mondo della cultura, verso il quale per molti altri versi si mostra assai sensibile,  ha come pendant l'indifferenza dello Stato, il quale promette e promette da decenni  la possibilità di  detrarre completamente o quasi dalle tasse per i si singoli le donazioni per enti culturali e non lo fa mai, mentre  appena  si parla di finanziamento privato dei partiti,  immediatamente alza la percentuale della detraibilità di tali donazioni dal reddito, nel timore di restare senza soldi da rubare.
 Perciò a nulla serve che Franceschini venga a dirci che il suo è il ministero più importante del nostro paese, come ha ribadito anche ad Obama, nel brevissimo incontro all'ombra del Colosseo, e che il suo è il mestiere più bello del mondo, dovendo occuparsi, per mandato governativo, della bellezza e della sua conservazione; mentre nei fatti non fa che assistere impotente alla sua lenta graduale inarrestabile distruzione.
 Sulla nostra bellezza non lo Stato ma il cinema fa soldi ed anche i privati, come ad esempio l'associazione CIVITA - chi la presiede? Gianni Letta . Come ti sbagli ? - che gestisce servizi di vario genere in molti siti museali e gallerie italiani.Guadagnandoci.Lo Stato no,  Civita Sì.

sabato 29 marzo 2014

Marino, Pivetti, Cutaia

Si è risentito il sindaco Marino, perché non preso in considerazione dal cerimoniale  della visita presidenziale di Obama. Niente sindaco, neanche al Colosseo, dove ci teneva davvero (A proposito di Colosseo, quell'inefffabile di Gasaprri,  ha ripreso il presidente USA che ha detto che il Colosseo era più grande  di un grande campo di baseball, ed ha detto :'se Berlusconi avesse detto che somigliava  ad un campo di calcio tutti avremmo reagito male. Sì. Il fatto è che Berlusconi non avrebbe mai fatto quel paragone, perchè lui in visita in una città che non conosce, non va a visitare i monumenti, semmai va a visitare Noemi, ed altre monumenti simili, in carne ed ossa). E lui non ci sta, al punto che pur di farsi vedere lo va a salutare all'aeroporto di Fiumicino, alla partenza da Roma. Per mostrare a tutti che Marino esiste - perchè i Romani hanno molti dubbi della sua esistenza, giacché conoscono solo un manichino che gli somiglia, con fascia tricolore  che si materializza nelle occasioni di rappresentanza - è andato a salutarlo, ha ricordato al presidente che lui ha lavorato in America, e chissenefrega, l'ha inviato a visitare Roma il prossimo giugno, per i 70 anni della Liberazione. Obama gli avrebbe fatto una mezza promessa. E Marino è soddisfatto. Mentre non lo siamo di lui, per le condizioni pessime in cui ha ridotto la città ed anche per mille altri pasticci. Come per il caso di
Cutaia all'Argentina, nominato direttore da un mese circa o poco più ed ora dimesso, perchè incompatibile secondo il Ministero di Franceschini, mentre compatibile lo era quando era di Bray, ma allora come ora aveva gli stessi dirigenti, Nastasi e  Recchia, richiesti di pareri tecnici ed accordati.
 Cutaia  lavorava al Ministero ed ora non può dirigere l'Argentina, manda a dire Franceschini al teatro. Forse lo fa dire allo stesso Nastasi che prima aveva detto che poteva andare all'Argentina. Ma perchè non lo cambia il suo direttore generale? Nastasi è una specie di Marzullo, che è quello che è, ma che nessuno riesce a rimuovere da Rai Uno, seppure avvolto dalle notturne nebbie televisive.
 ma c'è qualcosa di assai curioso in questo voltafaccia del Ministero. Il ministro Franceschini manda a dire a Marino, meglio al suo assessore alla cultura, cioè alla Barca - ma potremmo anche dire alla Commissione cultura del Comune, presieduta dalla sua  donna, Michela Di Biase - che Cutaia è incompatibile. A lei lo avrò detto prima, lei gli avrà fatto presente che stava per succedere un quarantotto, ma lui irremovibile, benchè inamovibile nel suo letto d'ospedale per infarto (per fortuna superato) non ha ceduto. Quando si dice: i casi della vita.
 Al tempo della formazione del gabinetto Marino, Michela Di Biase era in predicato per l'Assessorato della Cultura - allora non si sapeva che il suo compagno, Franceschini, sarebbe diventato ministro proprio di quel dicastero. Col senno di poi, visto che si parla di rimpasto, non sarebbe opportuno che al posto della Barca - che ha fatto acqua ogni volta che si mossa - non potrebbe andare la Di Biase? Risparmieremmo tempo e soldi,  senza nè telefonate nè dispacci cartacei, perchè le comunicazioni del ministro al sindaco Marino arriverebbero brevi manu,  da Franceschini alla sua compagna Di Biase.
 La nomina di Pivetti alla Camera andò così, come ha raccontato l'interessata che ora fa l'imprenditrice e porta in Cina  prodotti e produttori italiani, ma prima ha fatto la showgirl, l'opinionista televisiva ed anche l'ex presidente della camera con tanto di segreteria e privilegi. Non dimentichiamocelo. Lei era a Milano - come poteva una ragazza qualunque, diciamo anche senza arte nè parte, sebbene eletta nella Lega, per via di genitori leghisti  e legati al Boss Bossi- in macchina , guidava quando viene raggiunta a una telefonata del Bossi:' mi sa che   devi fare la presidente della Camera. Perchè il candidato Speroni è stato scartato per le sue camice  troppo colorate (ed anche troppo cafone, per un presidnete della Camera); Maroni, sibito dopo Speroni preferisce un Ministero, quello dell'interno, ed allora siccome nessuno la vuole questa presidenza tocca a te. Ecco, signori in quali mani siamo!
 E poi i politici, con la faccia come il culo che tutti gli riconosciamo se la prendono con Papa Francesco che li ha bacchettati. Ma come si permette? Lui si  può permettere, perché quel discorso gliel'ha dettato parola per parola lo Spirito santo, a nome di tutti gli italiani.