Dopo trent'anni è tornato alla Scala, nella serata inaugurale di stagione per giunta, il capolavoro di Umberto Giordano, musicista foggiano, emigrato a Milano, ed approdato alla verdissima età di 29 anni, quanti ne aveva quando il suo Chenier, alla Scala di Milano, alla fine dell'Ottocento. L'ultima volta al Piermarini 32 anni fa, e sul podio anche quella volta c'era Riccardo Chailly.
Si fa fatica a comprendere perchè mai un titolo come quello di Giordano, popolare ed abbastanza conosciuto, abbia fatto questa lunghissima anticamera, interrotta solo dalla determinazione di Chailly che da quando è rientrato a Milano, ha tentato di rimettere un pò d'ordine almeno per il repertorio - modificato a proprio discapito dalla gestione Lissner-Barenboim, durata dieci anni, nel corso dei quali Puccini era stato bandito e Verdi era venuto secondo dopo Wagner, anche nel bicentenario dalla nascita dei due musicisti, nel 2013.
Chenier ha avuto il successo che si meritava, con una compagnia di canto senza defaillances, un coro attrezzatissimo ed una orchestra abilissima e malleabile nella mani di Chailly, aiutato da una regia per una volta 'modernissima' - come ha scritto alla vigilia, Natalia Aspesi, ancora vedova inconsolabile di Lissner - perché 'senza stravolgimenti' curata da Martone, che in fatti di rivoluzioni e ghigliottine è di casa. L'opera si fa incandescente nella seconda parte, che comprendeva i due atti conclusivi, dei quattro totali, da quando il grande affresco sulla rivoluzione francese ed il brutto clima del momento, si restringe in un quadro con pochi protagonisti, lasciando la Parigi del terrore sullo sfondo, o quanto meno più sfuocata. I tre protagonisti sono all'altezza dei loro compiti, non facili, ed alla fine il successo meritato l'ottengono, suggellato dai lunghi applausi meritati.
La diretta televisiva su Rai 1 è stata condotta da una coppia - la solita 'bella e bestia', scherziamo!- formata da Di Bella - non fatevi fuorviare dal cognome - e Carlucci, la quale proprio per dimostrare che Lei all'opera non ci va, ma che ha semplicemente risposto all'appello ( ha sparato un 'Otello di Zeffirelli', con il quale si inaugurò negli anni Settanta la tradizione delle prime scaligere trasmesse in diretta, come poteva sapere la poverina che di Otello ve ne è più d'uno, di Verdi e Rossini per cominciare, e che Zeffirelli e numerosissimi altri registi sarebbe stati gli autori, a suo dire , della celebre storia del 'moro'. Non l'hanno neanche informata che la sera della prima La Scala mette in cassa un ricavo di 2.000.000 di Euro, e che perciò parlare di 2000 invitati, come ha fatto Lei, è un falso storico), e con la sua chiacchiera a vuoto, ha fatto perfino miglior figura di Di Bella, apparso intimidito dalla regina del ballo, con e sotto le stelle. Ieri sera, a dare una mano a Pereira, che alla fine della prima parte non sembrava ancora convinto del successo finale, è arrivato Fortunato Ortombina, già alla Scala ed ora sovrintendente della Fenice, che ha promosso a pieni voti il 'suo' teatro di un tempo.
A breve l'aspetta il 'Concerto di Capodanno' su Rai 1 che, da quando se ne occupa lui e lui solo, senza aiuti esterni, 'benedetti', per la formulazione del programma, ha perso in tre anni oltre 800.000 telespettatori; speriamo che abbia capito l'antifona e faccia le cose come fino a quattro anni fa, quando il Concerto viaggiava su 4.400.000 telespettatori, mentre ora è caduto fino a 3.600.000.
Questa mattina conosceremo anche il verdetto dell'Auditel, interessante, visto lo sforzo che la Rai, 'perfetta analfabeta musicale', ha fatto per questa 'prima', addirittura spostando il telegiornale delle 20.30. Ma non c'è da attendersi un risultato esaltante, perché non si può pretendere da una Rai, che semel in anno fa questo sforzo, che ottenga risultati che ben altro impegno ma anche convinzione e costanza richiederebbero.
Comunque qualcosa da dire anche sul repertorio ci sarebbe, dopo i 32 anni di attesa dello Chenier e i 150 de La gazza ladra di Rossini.
In Italia ci sono, attive tutto l'anno, finanziate con denaro pubblico in massima parte, 14 fondazioni liriche, ed anche alri teatri oltre a festival che si cimentano nel melodramma. Fermandoci alle 14 fondazioni liriche, più o meno programmano una decina di titoli a stagione, e perciò in una decina di stagioni propongono un centinaio di titoli. Dunque nel giro di una decina di anni ciascuna potrebbe , anzi DOVREBBE, presentare TUTTI i titoli del grande repertorio, senza precludersi epoche , generi ed autori - come non fanno mentre dovrebbero, anche lasciando spazio una volta per stagione a novità del presente od a riprese del passato.
Così facendo terrebbero sempre viva la memoria del grande repertorio, evitando che, ad esempio, quel capolavoro del Barbiere rossiniano manchi dai palcoscenici italiani per troppo tempo. E tale importante compito - la conservazione del repertorio e della sua tradizione interpretativa - deve esser , soprattutto per La Scala, il compito primario. Che sia Lissner che Barenboim, il quale a Berlino dirigeva opere che a Milano non ha mai fatto (d'accordo con Lissner) hanno negletto. Colpevolmente.
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venerdì 8 dicembre 2017
Bentornato Andrea Chénier. Successo alla Scala
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venerdì 1 dicembre 2017
Le cose che non capiremo mai
Due, due soltanto questa volta, che hanno a che fare, ambedue, con la tv.
I giornali annunciano che la 'prima' della Scala - con Andrea Chenier diretto da Chailly - il prossimo sette dicembre verrà trasmesso indiretta su Rai 1, invece che sul canale deputato per la 'riserva musicale', Rai 5. E per mostrare che, semel in anno, la Rai fa le cose come si deve, attrezza la diretta con un conduttore, anzi due, un maschietto ed una femminuccia. Il primo in carne, come del resto quasi sempre, questa volta il direttore di Rai News 24, Di Bella; la seconda , una silfide bionda, Milly Carlucci.
Sicuramente il primo spiegherà la storia del protagonista dell'opera, la seconda si dedicherà alle signore che solitamente a Sant'Ambrogio, sfoggiano abiti più improbabili ed altrettali scollature, da esibire e confrontare nel foyer, durante l'intervallo dell'opera.
Gli ascolti saranno certamente più lusinghieri di quelli che avrebbe garantito il passaggio su Rai 5- dove quasi sempre a malapena si raggiungono le 100.000 unità e lo share si ferma allo stesso livello della ancor flebile crescita italiana, cioè ai decimali. Ma come al solito mostreranno la incongruità dei conduttori rispetto all'opera. I quali, o vengono scelti fra competenti ai quali però nessuno insegna quale linguaggio usare in tv parlando di melodramma, oppure ci si affida a volti noti, anche fisicamente estranei all'opera, ed anche questa volta, la doppia scelta annunciata non fa eccezione.
Si aggiunga poi il fatto che il titolo inaugurale non è certo dei più popolari e che a risollevare le sorti dello share non basterà la presenza della bella protagonista Anna Netrebko, per far concludere , alla fine, che l'opera non si addice alla tv.
Si registra questi giorni un 'Concerto di Natale' uno dei tanti che le tv mandano in onda durante le feste e che non è quello registrato nella Basilica di san Francesco di Assisi e che va in onda su Rai 1 il giorno di Natale, dopo la benedizione papale.
Quello di cui vi parliamo viene registrato in Sala Nervi, in Vaticano, e lo trasmetterà Mediaset. Ciò che ci ha incuriositi è la presenza di un'orchestra il cui nome ci fa sorridere e dire che solo in Italia, provincia del mondo musicale, possono accadere cose simili, senza che nessuno le noti e si indigni. Al concerto partecipano numerosi cantanti, sul podio il m. Renato Serio, e l'orchestra impegnata - udite udite - raccogliticcia, sia chiaro!- è l' ORCHESTRA sinfonica UNIVERSALE ITALIANA. Non bastava uno solo degli aggettivi che, in coppia, appaiono improbabili?
I giornali annunciano che la 'prima' della Scala - con Andrea Chenier diretto da Chailly - il prossimo sette dicembre verrà trasmesso indiretta su Rai 1, invece che sul canale deputato per la 'riserva musicale', Rai 5. E per mostrare che, semel in anno, la Rai fa le cose come si deve, attrezza la diretta con un conduttore, anzi due, un maschietto ed una femminuccia. Il primo in carne, come del resto quasi sempre, questa volta il direttore di Rai News 24, Di Bella; la seconda , una silfide bionda, Milly Carlucci.
Sicuramente il primo spiegherà la storia del protagonista dell'opera, la seconda si dedicherà alle signore che solitamente a Sant'Ambrogio, sfoggiano abiti più improbabili ed altrettali scollature, da esibire e confrontare nel foyer, durante l'intervallo dell'opera.
Gli ascolti saranno certamente più lusinghieri di quelli che avrebbe garantito il passaggio su Rai 5- dove quasi sempre a malapena si raggiungono le 100.000 unità e lo share si ferma allo stesso livello della ancor flebile crescita italiana, cioè ai decimali. Ma come al solito mostreranno la incongruità dei conduttori rispetto all'opera. I quali, o vengono scelti fra competenti ai quali però nessuno insegna quale linguaggio usare in tv parlando di melodramma, oppure ci si affida a volti noti, anche fisicamente estranei all'opera, ed anche questa volta, la doppia scelta annunciata non fa eccezione.
Si aggiunga poi il fatto che il titolo inaugurale non è certo dei più popolari e che a risollevare le sorti dello share non basterà la presenza della bella protagonista Anna Netrebko, per far concludere , alla fine, che l'opera non si addice alla tv.
Si registra questi giorni un 'Concerto di Natale' uno dei tanti che le tv mandano in onda durante le feste e che non è quello registrato nella Basilica di san Francesco di Assisi e che va in onda su Rai 1 il giorno di Natale, dopo la benedizione papale.
Quello di cui vi parliamo viene registrato in Sala Nervi, in Vaticano, e lo trasmetterà Mediaset. Ciò che ci ha incuriositi è la presenza di un'orchestra il cui nome ci fa sorridere e dire che solo in Italia, provincia del mondo musicale, possono accadere cose simili, senza che nessuno le noti e si indigni. Al concerto partecipano numerosi cantanti, sul podio il m. Renato Serio, e l'orchestra impegnata - udite udite - raccogliticcia, sia chiaro!- è l' ORCHESTRA sinfonica UNIVERSALE ITALIANA. Non bastava uno solo degli aggettivi che, in coppia, appaiono improbabili?
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sabato 16 settembre 2017
Rai News 24 non potrà mai competere con Sky Tg 24
Attentato a Londra dell'altro ieri mattina. Servizi in tutta la giornata dell'attentato ed anche ieri, quando viene data la notizia dell'arresto a Dover, mentre tentava di imbarcarsi per fuggire in Francia, di un diciottenne, ritenuto sospetto, anzi molto sospetto. A Londra viene innalzato il livello dell'allerta, si temono attentati 'imminenti'.
E fin qui i due canali News sembrano combattere ad armi quasi pari.
Stamattina, domenica 17 settembre, ore 6.45, invece...
Sky Tg 24. Ampio servizio da Londra per gli ulteriori aggiornamenti. Si cercano tuttora complici ma i riflettori su quel ragazzo rivelano altro, come dichiara, in una particolareggiata intervista, una sua vicina di casa. La prima notizia, inquietante è che il diciottenne una quindicina di giorni fa era stato messo al gabbio e poi - perchè? - subito liberato.
Rai News 24. Il giornalista in studio dà notizia degli aggiornamenti, il 'sottopancia' ripete qualche novità, come quella del suo arresto, mentre tentava di fuggire, e poi viene annunciato il servizio da Londra, della corrispondente della rete Rai.
La quale corrispondente attacca: l'attentato di ieri ... dunque Rai News 24 alle 6.45 di oggi, domenicia 17 settembre, non ha ancora avuto la corrispondenza aggiornata sul giovane arrestato e rimanda in onda quella di ieri, dove si indugia sul fatto che la polizia, anzi il capo dell'antiterrorismo ha annunciato che l'allerta era massima, che le indagini anche dopo l'arresto del giovane proseguivano ecc...
Insomma il canale diretto da Di Bella, con tutti i giornalisti e corrispondenti in dotazione, ma che sicuramente in casi eccezionali può, anzi deve, usufruire dei contributi di altri corrispondenti Rai, dorme ed attende che si faccia pieno giorno per importunare il suo, la sua, corrispondente mandandolo/a a vedere che succede per aggiornare i suoi telespettatori.
Perchè i corrispondenti di Sky Tg 24 devono arrivare sempre prima dei loro colleghi di Rai News 24?
Per dare al canale Rai la sveglia, almeno per questo, Milena Gabanelli poteva essere più che utile.
E fin qui i due canali News sembrano combattere ad armi quasi pari.
Stamattina, domenica 17 settembre, ore 6.45, invece...
Sky Tg 24. Ampio servizio da Londra per gli ulteriori aggiornamenti. Si cercano tuttora complici ma i riflettori su quel ragazzo rivelano altro, come dichiara, in una particolareggiata intervista, una sua vicina di casa. La prima notizia, inquietante è che il diciottenne una quindicina di giorni fa era stato messo al gabbio e poi - perchè? - subito liberato.
Rai News 24. Il giornalista in studio dà notizia degli aggiornamenti, il 'sottopancia' ripete qualche novità, come quella del suo arresto, mentre tentava di fuggire, e poi viene annunciato il servizio da Londra, della corrispondente della rete Rai.
La quale corrispondente attacca: l'attentato di ieri ... dunque Rai News 24 alle 6.45 di oggi, domenicia 17 settembre, non ha ancora avuto la corrispondenza aggiornata sul giovane arrestato e rimanda in onda quella di ieri, dove si indugia sul fatto che la polizia, anzi il capo dell'antiterrorismo ha annunciato che l'allerta era massima, che le indagini anche dopo l'arresto del giovane proseguivano ecc...
Insomma il canale diretto da Di Bella, con tutti i giornalisti e corrispondenti in dotazione, ma che sicuramente in casi eccezionali può, anzi deve, usufruire dei contributi di altri corrispondenti Rai, dorme ed attende che si faccia pieno giorno per importunare il suo, la sua, corrispondente mandandolo/a a vedere che succede per aggiornare i suoi telespettatori.
Perchè i corrispondenti di Sky Tg 24 devono arrivare sempre prima dei loro colleghi di Rai News 24?
Per dare al canale Rai la sveglia, almeno per questo, Milena Gabanelli poteva essere più che utile.
venerdì 8 settembre 2017
Sul caso Gabanelli, Anzaldi straparla, Maggioni tace e Freccero fa un passo indietro
Freccero trova - ma è forse l'unico a pensarla in questa maniera - che l'offerta fatta alla Gabanelli non sia indecente, come pensano tutti compreso Anzaldi, Pd, segretario della Commissione di vigilanza Rai, e teorico del partito di Renzi.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
martedì 27 giugno 2017
Monica Maggioni. La presidente Rai non sa quello che dice e Mentana la bacchetta e invita a dire cose sensate
Ieri l'ha bacchettata, la Maggioni, in diretta anche Enrico Mentana, durante il telegiornale serale; anche Mentana che quando affronta problemi dell'azienda del vicino è solitamente misurato. Cosa aveva detto di tanto grave Monica Maggioni, nella sua veste di Presidente della Rai, da convincere ed indurre Mentana ad intervenire?
L'oggetto del contendere era Fabbio, detto Fazio, ed il suo contratto Rai per i prossimi quattro anni, appena rinnovato, con un compenso vicino a i 12.000.000 di Euro: una paghetta.
Nelle avventate dichiarazioni della Maggioni, Mentana ravvisava innanzitutto una bugia e cioè l'aver affermato che se non rinnovava entro il 23 giugno, il contratto di Fabbio, questi era già in parola per passar a La 7. Cairo, ufficialmente, e Mentana pubblicamente, hanno ribadito che con Fabbio non c'era nessun contatto per il suo passaggio a La 7. Smentita ufficiale, ha sottolineato Mentana.
Ma ciò che ha irritato non solo Mentana, che avrebbe potuto anche passarci sopra non riguardandogli affatto la cosa, ma l'intera opinione pubblica, è stata l'affermazione seguente, più grave della bugia, della Maggioni: senza Fabbio per la RAI sarebbe stato un disastro. Senza la colonna di sostegno di Fabbio la Rai sarebbe crollata.
E qui perfino Mentana, che ha una grande considerazione di se stesso, meritata, è stato costretto ad affermare che nessuno di noi è tanto indispensabile e necessario, oltre che insostituibile, da essere considerato la colonna portante di un'azienda come la Rai, che ha 13.000 dipendenti circa, una storia di tutto rilievo, anche prima della Maggioni - si potrebbe dire, a questo punto, nonostante la Maggioni - ed un bagaglio di professionalità che certamente non si sarebbe azzerato con l'uscita di Fabbio, bravo sì, ma anche furbettino, come ha dimostrato in questo caso con la manfrina del rinnovo del contratto: se non me lo rinnovate alle mie condizioni, ECONOMICHE me ne vado, ho pronte le valigie. Ma per andare dove? E chi oggi avrebbe potuto dargli un compenso pari a quello che gli ha assicurato la Rai, con i soldi dei contribuenti?
La Maggioni, per dar peso alle sue parole - un peso che certamente non avevano - ha anche aggiunto che Fabbio, andandosene dalla Rai, si sarebbe portato appresso anche la sua trasmissione, titolo compreso, di sua proprietà. Che paura!
Ah Maggioni, Maggioni. Appena chiamata ad esprimersi nel suo ruolo di presidente Rai, sbraca in maniera imbarazzante, al punto da dire che la azienda che Lei presiede, senza un Fabbio qualunque collasserebbe. E' bastata la sua uscita di ieri per far capire a tutti quanto non sia il ruolo occupato a mettere all'altezza chi lo occupa, se non ne ha le capacità. La Maggioni ha dimostrato che non è capace di fare la presidente Rai, ruolo le è arrivato per strane congiunture.
E del resto la guerra fatta a Campo Dall'orto, per il canale di notizie da affidare alla Gabanelli, aveva dato qualche segnale. Vuole mettere bocca proprio Lei che, negli anni in cui, per grazia ricevuta, ha diretto il canale informativo, nulla ha fatto per far sapere che esisteva, mentre oggi quel canale con la direzione di Di Bella sapiamo tutti che esiste e che vive di una sua vita. Ma forse la Maggioni stava pensando a se stessa, al suo possibile futuro, alla fine del mandato come presidente.
Intanto sappiamo che Lei oggi avrebbe bisogno di un badante che la consigli prima di parlare e che, nel caso arrivi tardi, le tappi letteralmente la bocca, per non farle dire altre...
L'oggetto del contendere era Fabbio, detto Fazio, ed il suo contratto Rai per i prossimi quattro anni, appena rinnovato, con un compenso vicino a i 12.000.000 di Euro: una paghetta.
Nelle avventate dichiarazioni della Maggioni, Mentana ravvisava innanzitutto una bugia e cioè l'aver affermato che se non rinnovava entro il 23 giugno, il contratto di Fabbio, questi era già in parola per passar a La 7. Cairo, ufficialmente, e Mentana pubblicamente, hanno ribadito che con Fabbio non c'era nessun contatto per il suo passaggio a La 7. Smentita ufficiale, ha sottolineato Mentana.
Ma ciò che ha irritato non solo Mentana, che avrebbe potuto anche passarci sopra non riguardandogli affatto la cosa, ma l'intera opinione pubblica, è stata l'affermazione seguente, più grave della bugia, della Maggioni: senza Fabbio per la RAI sarebbe stato un disastro. Senza la colonna di sostegno di Fabbio la Rai sarebbe crollata.
E qui perfino Mentana, che ha una grande considerazione di se stesso, meritata, è stato costretto ad affermare che nessuno di noi è tanto indispensabile e necessario, oltre che insostituibile, da essere considerato la colonna portante di un'azienda come la Rai, che ha 13.000 dipendenti circa, una storia di tutto rilievo, anche prima della Maggioni - si potrebbe dire, a questo punto, nonostante la Maggioni - ed un bagaglio di professionalità che certamente non si sarebbe azzerato con l'uscita di Fabbio, bravo sì, ma anche furbettino, come ha dimostrato in questo caso con la manfrina del rinnovo del contratto: se non me lo rinnovate alle mie condizioni, ECONOMICHE me ne vado, ho pronte le valigie. Ma per andare dove? E chi oggi avrebbe potuto dargli un compenso pari a quello che gli ha assicurato la Rai, con i soldi dei contribuenti?
La Maggioni, per dar peso alle sue parole - un peso che certamente non avevano - ha anche aggiunto che Fabbio, andandosene dalla Rai, si sarebbe portato appresso anche la sua trasmissione, titolo compreso, di sua proprietà. Che paura!
Ah Maggioni, Maggioni. Appena chiamata ad esprimersi nel suo ruolo di presidente Rai, sbraca in maniera imbarazzante, al punto da dire che la azienda che Lei presiede, senza un Fabbio qualunque collasserebbe. E' bastata la sua uscita di ieri per far capire a tutti quanto non sia il ruolo occupato a mettere all'altezza chi lo occupa, se non ne ha le capacità. La Maggioni ha dimostrato che non è capace di fare la presidente Rai, ruolo le è arrivato per strane congiunture.
E del resto la guerra fatta a Campo Dall'orto, per il canale di notizie da affidare alla Gabanelli, aveva dato qualche segnale. Vuole mettere bocca proprio Lei che, negli anni in cui, per grazia ricevuta, ha diretto il canale informativo, nulla ha fatto per far sapere che esisteva, mentre oggi quel canale con la direzione di Di Bella sapiamo tutti che esiste e che vive di una sua vita. Ma forse la Maggioni stava pensando a se stessa, al suo possibile futuro, alla fine del mandato come presidente.
Intanto sappiamo che Lei oggi avrebbe bisogno di un badante che la consigli prima di parlare e che, nel caso arrivi tardi, le tappi letteralmente la bocca, per non farle dire altre...
sabato 3 dicembre 2016
Coro 'a bocca chiusa' vorremmo consigliare, per Butterfly su Rai 1 dalla Scala. Perchè no?
Chiunque venga chiamato 'a cantarla' a Puccini prima durante ( nel corso dell'intervallo) e dopo la diretta televisiva della Butterfly che quest'anno inaugura la stagione della Scala, sempre meglio di Massimo Bernardini che Rai 5 ci ha già propinato per il Fidelio da Santa Cecilia e che saremmo felici di non ascoltare più, poco importa a noi se lui è finalmente tornato alla sua prima passione giovanile e cioè alla musica, senza essersi prima chiarito le idee sulla stessa, visto che ha convinto Rai Cultura sulla equivalenza fra musica 'leggera' - la sua - e 'pesante', quella che incautamente gli hanno affidato come presentatore ed intrattenitore. Va bene, oseremmo dire - salvo sorprese - chiunque altro, non lui, che già consociamo.
Anche Antonio Di Bella, che forse anche lui è un cultore della musica e dell'opera - e noi non lo sapevamo - al quale in coppia con la bionda Serena Scorzoni, da tempo nota alla tv, per la musica, proveniente da Rai News 24, non sempre a suo agio, non sempre all'altezza e preparata, e che prima prima faceva coppia con un noto musicista ( la coppia era soprannominata ' la bella e la bestia', per gioco) e poi con un giovane direttore ( che s'è messo in testa di mettere i jeans alla musica classica) prima che con il suo direttore.
Ma per la 'prima' alla Scala, Rai Cultura non bada a spese. Chiama anche Milly Carlucci, regina del ballo in tv, e la signora del pomeriggio di Rai Uno, Cristina Parodi, che la coppia di conduttori incontrerà per caso nel foyer, onde ripagarla dell'assenza per un pomeriggio dalla sua trasmissione, senza riguardo per i telespettatori che per un pomeriggio ne potrebbero anche fare a meno, senza risentirne, e solo per respirare un'aria diversa.
Ci saranno anche altri ospiti, tutti già programmati, ma incontrati per caso in palchi, palchetti e foyer. Uno studioso di Puccini, magari un suo biografo, no. Che ce ne facciamo?
L'operazione Butterfly, voluta dai vertici Rai, ha naturalmente più senso del Macbeth che la tv 'dei professori' ci propinò tanti anni fa, con scarso successo, come era da immaginare. Perchè Butterfly oltre che essere un bel capolavoro è opera popolarissima come quella verdiana non era e non è.
E noi ci sentiamo più coinvolti. Per questo vorremmo dare un consiglio allo stuolo di chiacchieroni su Butterfly, prima versione, che quella testa dura di Chailly ha voluto riportare alla Scala, a mò di risarcimento, quando avrebbe potuto presentare la versione 'rifatta', che trionfò a Brescia dopo il fiasco milanese, che è quella che tutti consociamo ed apprezziamo. Sull'esempio della 'farfallina' che attende il ritorno dell'ufficiale americano, in silenzio, consigliamo ai chiacchieroni invitati di mettersi uno di fianco all'altro, per un eloquente coro 'a bocca chiusa'. Noi lo apprezzeremmo. Con un vantaggio non da poco per Rai 1: se intuiamo che ciò che stanno cantando 'a bocca chiusa', non ci piace, non siamo costretti a cambiar canale.
Anche Antonio Di Bella, che forse anche lui è un cultore della musica e dell'opera - e noi non lo sapevamo - al quale in coppia con la bionda Serena Scorzoni, da tempo nota alla tv, per la musica, proveniente da Rai News 24, non sempre a suo agio, non sempre all'altezza e preparata, e che prima prima faceva coppia con un noto musicista ( la coppia era soprannominata ' la bella e la bestia', per gioco) e poi con un giovane direttore ( che s'è messo in testa di mettere i jeans alla musica classica) prima che con il suo direttore.
Ma per la 'prima' alla Scala, Rai Cultura non bada a spese. Chiama anche Milly Carlucci, regina del ballo in tv, e la signora del pomeriggio di Rai Uno, Cristina Parodi, che la coppia di conduttori incontrerà per caso nel foyer, onde ripagarla dell'assenza per un pomeriggio dalla sua trasmissione, senza riguardo per i telespettatori che per un pomeriggio ne potrebbero anche fare a meno, senza risentirne, e solo per respirare un'aria diversa.
Ci saranno anche altri ospiti, tutti già programmati, ma incontrati per caso in palchi, palchetti e foyer. Uno studioso di Puccini, magari un suo biografo, no. Che ce ne facciamo?
L'operazione Butterfly, voluta dai vertici Rai, ha naturalmente più senso del Macbeth che la tv 'dei professori' ci propinò tanti anni fa, con scarso successo, come era da immaginare. Perchè Butterfly oltre che essere un bel capolavoro è opera popolarissima come quella verdiana non era e non è.
E noi ci sentiamo più coinvolti. Per questo vorremmo dare un consiglio allo stuolo di chiacchieroni su Butterfly, prima versione, che quella testa dura di Chailly ha voluto riportare alla Scala, a mò di risarcimento, quando avrebbe potuto presentare la versione 'rifatta', che trionfò a Brescia dopo il fiasco milanese, che è quella che tutti consociamo ed apprezziamo. Sull'esempio della 'farfallina' che attende il ritorno dell'ufficiale americano, in silenzio, consigliamo ai chiacchieroni invitati di mettersi uno di fianco all'altro, per un eloquente coro 'a bocca chiusa'. Noi lo apprezzeremmo. Con un vantaggio non da poco per Rai 1: se intuiamo che ciò che stanno cantando 'a bocca chiusa', non ci piace, non siamo costretti a cambiar canale.
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