(AGI) Con lo sbarco delle ultime 24 persone ancora a bordo, previsto proprio per la giornata di
oggi
, si chiude la fase più critica dell'emergenza sulla
MV Hondius
. La nave da crociera, colpita da un focolaio di
Hantavirus
al largo di Capo Verde, ha infine attraccato a Tenerife per completare le operazioni di evacuazione. Il bilancio di tre morti e diversi contagiati ha riacceso i riflettori sulla pericolosità del virus, specialmente per la conferma che si tratti del
ceppo Andino
, l'unica variante della famiglia capace di trasmettersi direttamente da uomo a uomo.
Per analizzare la dinamica del contagio e la reale entità della minaccia, abbiamo approfondito il quadro clinico con la Professoressa Serena Vita, infettivologa della Sapienza (Ospedale Sant'Andrea) e Cavaliere al merito della Repubblica. In un contesto in cui il timore di un'epidemia globale si intreccia alla cronaca, l'esperta chiarisce come il virus attacca l'organismo e perché l'ambiente della nave sia stato così determinante.
Non è un "nuovo" nemico, ma un ceppo speciale
Nonostante se ne parli molto solo oggi, la Professoressa Vita chiarisce subito che l’Hantavirus non è una scoperta recente: "È stato identificato intorno al 1970, ma si sospetta abbia causato epidemie già durante la Guerra Civile americana e le Guerre Mondiali".
Il vero elemento di rottura nel caso della MV Hondius è la natura del virus. Normalmente, l’Hantavirus si trasmette dai roditori all'uomo tramite l’inalazione di polveri contaminate da urine o feci. Tuttavia, il ceppo sospettato sulla nave è quello Andino (Andes): "Il ceppo andino è l’eccezione della famiglia - spiega l'esperta - è l’unico noto per poter passare da persona a persona. Lo fa solo dopo contatti stretti e prolungati, come tra conviventi o, nel caso della nave, tra compagni di cabina."
Il giallo della nave: come è salito a bordo?
In un ambiente teoricamente privo di topi come una nave da crociera, come è scoppiato il focolaio? La professoressa Vita propende per l'ipotesi del "Passeggero Zero": "L'ipotesi più probabile è che alcune persone siano state esposte in Argentina prima dell'imbarco, dove il virus è endemico. I primi infetti sono infatti una coppia di coniugi: c’è stato un contatto stretto e ravvicinato". Meno accreditata, invece, la pista delle scorte alimentari contaminate.
Sintomi e letalità
Il vero pericolo dell’Hantavirus risiede nella sua natura subdola. All'inizio, infatti, l'infezione si maschera dietro i sintomi di una banale influenza — febbre, brividi e dolori muscolari — rendendo difficile una diagnosi immediata. Tuttavia, come sottolinea la professoressa Vita, l'evoluzione può essere drammatica e rapidissima. A differenza delle varianti europee o asiatiche, che tendono a colpire i reni, il ceppo andino punta dritto al sistema cardiopolmonare.
"Il vero segnale d'allarme è il peggioramento improvviso, con la comparsa di tosse e fiato corto", spiega l'esperta. In questa fase, la situazione può precipitare nel giro di appena 24-48 ore, portando a crisi respiratorie spesso letali. A rendere il quadro ancora più complesso è l'assenza di una cura specifica: non esistono oggi vaccini né farmaci antivirali mirati. L'unica arma a disposizione dei medici è la terapia di supporto in terapia intensiva, basata sulla ventilazione meccanica e sulla gestione dello shock, nel tentativo di sostenere l'organismo mentre combatte il virus.
Rischiamo una nuova pandemia?
Nonostante la mortalità elevata (tra il 20% e il 40%), la Professoressa Vita rassicura sulla portata globale: "Al momento il rischio è considerato basso. Non ha la trasmissibilità respiratoria del SARS-CoV-2; richiede contatti molto più intimi e prolungati".
Tuttavia, la prudenza non è mai troppa: per i passeggeri della MV Hondius è prevista una quarantena di circa 45 giorni, necessaria a coprire il lungo periodo di incubazione del virus (fino a sei settimane).
Oltre le Fake News
In chiusura, l'esperta smentisce categoricamente le teorie del complotto nate sui social: il virus non è stato creato in laboratorio. La vicenda della MV Onus è invece un monito sulla nostra interconnessione con l'ambiente.
Nessun commento:
Posta un commento