Ieri, su 7- settimanale del 'Corriere', diretto da Severgnini - è intervenuto Matteo Persivale ("che, per la prima volta , scrive di televisione", sottolinea il settimanale) per parlare della 'prima' scaligera di quest'anno, trasmessa in diretta su Rai 1, che ha avuto un buon ascolto, sopra i 2.000.000 di telespettatori - 600.000 in meno rispetto allo scorso anno quando il titolo era più popolare - ma comunque un ascolto che incoraggia a proseguire.
Contento il direttore generale, scrive Persivale, contento Teodoli, direttore di Rai 1, contenta Calandrelli, direttora di Rai Cultura, dalle cui sinergie tecniche e artistiche è scaturita la diretta.
Dunque tutti contenti? Sì e no. La Rai non si può ricordarsi dell'opera solo una volta l'anno e per il resto considerarla una penitenza alla quale non vale la pena sottoporre i poveri telespettatori. Poveri un corno. Tutto il mondo ci invidia l'opera che noi italiani abbiamo inventato agli inizi del Seicento; tutto il mondo l'apprezza al punto da frequentare i nostri teatri come facciamo noi, ma più pigramente, tutte le televisioni la trasmettono REGOLARMENTE, l'Italia no. L'anacronismo sta proprio qui, e non viene cancellato dalla diretta televisiva in occasione dell'inaugurazione di stagione alla Scala.
Teodoli, più di Orfeo, sa bene che anni fa, ormai quindici, esisteva una bella trasmissione, All'Opera!, trasmessa d'estate, per sei anni consecutivi da Rai 1 in seconda serata, in cicli di dieci titoli per volta, che teneva viva la tradizione del melodramma in Italia. Con la partecipazione di Antonio Lubrano, faceva buoni ascolti, ma mentre interessava al pubblico televisivo alla dirigenza Rai non interessava neanche un pò, così che alle prime obiezioni ha preferito cancellarla, fra mille proteste e con la promessa che sarebbe tornata. Promessa ovviamente non mantenuta.
E' chiaro che una rondine - la prima scaligera - non fa primavera neanche nel settore del melodramma. E allora che fare?
La Rai si può impegnare ad essere più sollecita e presente nel riprendere e mandare in onda altri spettacoli d'opera? Non pare; ma se, invece, ci sbagliamo, ci faccia sapere i suoi programmi 'operistici' futuri, per lo meno quelli della stagione corrente ed estiva, quando l'Italia pullula di festival anche operistici.
Ma per non far dire, a seguito di eventuali risultati poco lusinghieri, ai dirigenti Rai che 'l'opera non si addice alla tv', come sosteneva anche quel sapientone di Guglielmi, iscritto di diritto al club degli analfabeti musicali, bisogna che Rai e Rai Cultura cui sono demandate alcune decisioni in proposito, si diano da fare.
Rai Cultura deve acquisire COMPETENZA e AUTOREVOLEZZA- che evidentemente ancora non ha - per trattare con le istituzioni musicali in Italia, con le quali deve poter concordare i titoli da riprendere e trasmettere. Anche Persivale insiste sull'argomento. Non si possono trasmettere titoli sconosciuti che potrebbero far desistere per l'ennesima sciagurata volta la Rai dal trasmetterli. Insomma Rai Cultura deve andare a dire a brutto muso alla Scala. l'Attila di Verdi ( programmato per la prossima inaugurazione) non fa per noi. Volete fare Attila, nessuno ve lo proibisce, ma per carità programmatelo in altra data ( Noi questo l'abbiamo scritto su questo blog, già molti giorni fa!)
Per fare questo Rai Cultura e Rai 1 deve poter trattare con le istituzioni. Un esempio. per una decina di anni e passa, noi, per conto della Rai, abbiamo seguito la formulazione del programma del Concerto di capodanno dalla Fenice (vi abbiamo raccontato tante volte questa storia, finita senza una ragione plausibile, col risultato che i telespettatori, nel giro di tre anni sono crollati di quasi 800.000). Teodoli conosce bene questa storia perché l'ha vissuta direttamente ed anche in loco tutti questi anni!
Negli anni in oggetto abbiamo fatto una fatica del diavolo per convincere il direttore artistico e sovrintendente del teatro veneziano che certi titoli di quel programma non andavano bene, per un concerto trasmesso in tv, all'ora di pranzo, in un giorno di festa. Più o meno, ma sempre on grande fatica, ci siamo riusciti. Quando abbiamo abbandonato quell'impegno, la direzione artistica del teatro s'è data a programmare titoli assolutamente inadatti; e il risultato dell'Auditel , prevedibile, ci ha dato ragion, come attestano gli 800.000 telespettatori in meno in soli tre anni.
Vogliamo dire che Rai e Rai Cultura devono imporsi con le Istituzioni, anche con la Scala, trattando da pari, perché la trasmissione tv comporta alcune regole e questa vanno osservate anche da chi si affaccia in tv poche volte l'anno.
Adesso, invece, Rai e Rai Cultura vanno col cappello in mano alla Scala, o accettano senza fiatare il programma del Concerto di Capodanno della Fenice. Ma per cambiare musica deve dotarsi di consulenti o dirigenti all'altezza, per competenza e autorevolezza. Che ora non ha. Sia chiaro non ci stiamo candidando noi. Noi siamo in età di pensione, abbiamo già dato e fatto egregiamente il nostro lavoro; ma qualche consiglio, come questo, ancora possiamo offrirlo, augurandoci che il destinatario ne faccia tesoro.
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giovedì 21 dicembre 2017
A proposito dello 'Chénier' su Rai 1, a Sant'Ambrogio, interviene il 7 del Corriere della Sera
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giovedì 28 settembre 2017
La Commissione di Vigilanza parlamentare - Fico presidente, Anzaldi segretario - bacchetta la Rai
La morte di Bortolotto ed il suo ricordo, hanno ieri distolto la nostra attenzione da un fatto abbastanza importante del quale abbiamo già parlato alla vigilia della ripresa di Che tempo che fa del plurimilionario Fabio Fazio, detto 'Fabbio', del quale oggi dobbiamo necessariamente parlare.
Vi abbiamo detto dei contenuti del cosiddetto 'Atto di indirizzo' che la Commissione di Vigilanza parlamentare Rai aveva inviato alla televisione pubblica, per ottenerne qualche suggerimento - mentre la Rai lo aveva stravolto, per non incorrere in molte sanzioni. I contenuti, riassumendo, erano i seguenti:
1. in una medesima trasmissione uno stesso agente non poteva piazzare più di due artisti;
2. le agenzie non potevano produrre spettacoli e trasmissioni ma anche fiction nelle quali lavoravano suoi artisti ;
3, gli artisti non potevano avere interessi diretti nelle agenzie che li rappresentavano, nè potevano, nel caso li avessero, produrre i loro spettacoli ( valeva la stessa regola precedente per gli agenti).
4. infine la questione dei cachet che nella tv pubblica non potevano superare certi tetti, come vergognosamente accade per alcune star.
La Rai, invece, alla fine dell'estate ha rimandato indietro quel documento alla Commissione di Vigilanza parlamentare, stravolgendolo. Per il semplice fatto che essa, nelle, condizioni in cui si trovava, contravveniva a tutte le indicazioni della Vigilanza, prima fra tutte quella di limitare il potere degli agenti, alcuni pochi in particolare, in Rai.
E' dovuto intervenire il soottosegretario Giacomelli per mettere fine al tira e molla perchè altrimenti i contratti dovevano essere ridiscussi e gli agenti messi fuori anche forzatamente ed alcune trasmissioni bloccate.
Senonchè, nonostante l'intervento di Giacomelli, quell'Atto di indirizzo, è stato successivamente approvato senza eccessive modifiche e inviato nuovamente alla Rai, perchè ne tenga conto, anche in previsione del prossimo 'contratto di servizio' che la televisione pubblica sottoscrive con il Ministero dell'economia, che scadrà nei primi mesi del prossimo anno, quando scadrà anche il Cda della Rai, e forse solo allora si riuscirà anche a trovare un posto per la Gabanelli , il cui incarico è stato rimandato di almeno un anno dai vertici giornalistici della Rai ( Maggioni e Orfeo) e ci saranno le elezioni politiche. Dall'anno prossimo le cose potrebbero cambiare; ed, anzi, sarebbe più che opportuno che cambiassero.
Non si poteva intervenire già, mettendo un po' di ordine, senza attendere l'anno prossimo? Certamente sì - prendere o lasciare - per i trasgressori. Senonchè, erroneamnete, si è tirato in ballo il fatto che le leggi o disposizioni non possono essere retroattive. Le stesse ragioni addotte per non toccare i vitalizi passati (in verità non si sono toccati neanche quelli futuri!). Non ascoltando il parere autorevole del costituzionalista Ainis, il quale ha spiegato che la non retroattività può essere invocata in caso di questioni di carattere penale ( non si può condannare uno per un fatto/reato passato, quando viene approvata una nuova, successiva legge che lo sanziona). Ma fatta eccezione per l'ambito penale - dove se ne comprendono le ragioni della incostituzionalità - per tutti gli altri ambiti, amministrativi compresi, la Costituzione non c'entra.
Dunque anche sulla Rai si sarebbe potuti intervenire, in corsa. Certo creando qualche problema. del quale però non si può dare la colpa al legislatore, bensì a chi quei problemi , coscientemente, li ha creati. Nel caso specifico, anche rimandando di qualche settimana l'esordio della trasmissione di Fazio, e mettendo un freno alle mire occupazionistiche di Beppe Caschetto, agente anche di Fazio, e di alcuni altri.
E per questo la stessa Commissione di Vigilanza ha invitato il Governo ad intervenite sulla questione, mettendo ordine nell'universo radio televisivo, per non creare evidenti disparità fra la Rai e le altre reti private. Sebbene la natura della Rai sia diversa da tutte le altre, per la sua funzione di servizio pubblico, per il canone ecc...
Vi abbiamo detto dei contenuti del cosiddetto 'Atto di indirizzo' che la Commissione di Vigilanza parlamentare Rai aveva inviato alla televisione pubblica, per ottenerne qualche suggerimento - mentre la Rai lo aveva stravolto, per non incorrere in molte sanzioni. I contenuti, riassumendo, erano i seguenti:
1. in una medesima trasmissione uno stesso agente non poteva piazzare più di due artisti;
2. le agenzie non potevano produrre spettacoli e trasmissioni ma anche fiction nelle quali lavoravano suoi artisti ;
3, gli artisti non potevano avere interessi diretti nelle agenzie che li rappresentavano, nè potevano, nel caso li avessero, produrre i loro spettacoli ( valeva la stessa regola precedente per gli agenti).
4. infine la questione dei cachet che nella tv pubblica non potevano superare certi tetti, come vergognosamente accade per alcune star.
La Rai, invece, alla fine dell'estate ha rimandato indietro quel documento alla Commissione di Vigilanza parlamentare, stravolgendolo. Per il semplice fatto che essa, nelle, condizioni in cui si trovava, contravveniva a tutte le indicazioni della Vigilanza, prima fra tutte quella di limitare il potere degli agenti, alcuni pochi in particolare, in Rai.
E' dovuto intervenire il soottosegretario Giacomelli per mettere fine al tira e molla perchè altrimenti i contratti dovevano essere ridiscussi e gli agenti messi fuori anche forzatamente ed alcune trasmissioni bloccate.
Senonchè, nonostante l'intervento di Giacomelli, quell'Atto di indirizzo, è stato successivamente approvato senza eccessive modifiche e inviato nuovamente alla Rai, perchè ne tenga conto, anche in previsione del prossimo 'contratto di servizio' che la televisione pubblica sottoscrive con il Ministero dell'economia, che scadrà nei primi mesi del prossimo anno, quando scadrà anche il Cda della Rai, e forse solo allora si riuscirà anche a trovare un posto per la Gabanelli , il cui incarico è stato rimandato di almeno un anno dai vertici giornalistici della Rai ( Maggioni e Orfeo) e ci saranno le elezioni politiche. Dall'anno prossimo le cose potrebbero cambiare; ed, anzi, sarebbe più che opportuno che cambiassero.
Non si poteva intervenire già, mettendo un po' di ordine, senza attendere l'anno prossimo? Certamente sì - prendere o lasciare - per i trasgressori. Senonchè, erroneamnete, si è tirato in ballo il fatto che le leggi o disposizioni non possono essere retroattive. Le stesse ragioni addotte per non toccare i vitalizi passati (in verità non si sono toccati neanche quelli futuri!). Non ascoltando il parere autorevole del costituzionalista Ainis, il quale ha spiegato che la non retroattività può essere invocata in caso di questioni di carattere penale ( non si può condannare uno per un fatto/reato passato, quando viene approvata una nuova, successiva legge che lo sanziona). Ma fatta eccezione per l'ambito penale - dove se ne comprendono le ragioni della incostituzionalità - per tutti gli altri ambiti, amministrativi compresi, la Costituzione non c'entra.
Dunque anche sulla Rai si sarebbe potuti intervenire, in corsa. Certo creando qualche problema. del quale però non si può dare la colpa al legislatore, bensì a chi quei problemi , coscientemente, li ha creati. Nel caso specifico, anche rimandando di qualche settimana l'esordio della trasmissione di Fazio, e mettendo un freno alle mire occupazionistiche di Beppe Caschetto, agente anche di Fazio, e di alcuni altri.
E per questo la stessa Commissione di Vigilanza ha invitato il Governo ad intervenite sulla questione, mettendo ordine nell'universo radio televisivo, per non creare evidenti disparità fra la Rai e le altre reti private. Sebbene la natura della Rai sia diversa da tutte le altre, per la sua funzione di servizio pubblico, per il canone ecc...
venerdì 8 settembre 2017
Sul caso Gabanelli, Anzaldi straparla, Maggioni tace e Freccero fa un passo indietro
Freccero trova - ma è forse l'unico a pensarla in questa maniera - che l'offerta fatta alla Gabanelli non sia indecente, come pensano tutti compreso Anzaldi, Pd, segretario della Commissione di vigilanza Rai, e teorico del partito di Renzi.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
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