Marco Mancini, già a capo del controspionaggio italiano, analizza alla luce delle sue informazioni esclusive gli equilibri del Medio Oriente tra Iran, Pasdaran, Hezbollah e guerra ombra tra Israele e Teheran. Quando lo raggiungiamo, riflette ad alta voce sull’intemerata di Trump: “Affrontare il Papa come si trattasse di un avversario politico americano è esito di ignoranza autolesionistica. Sospetto che Trump abbia creduto di poter anticipare l’incontro tra il Papa Leone e Rubio con l’annuncio dell’accordo con l’Iran, o quasi accordo, che nessuno lo abbia catechizzato in maniera convincente su chi sia il Papa fuori dai confini di Mar-a-Lago».
Si tratta a oltranza, tra Stati Uniti e Iran. Che cosa sta accadendo?
«La situazione in Iran è questa: il ministro degli Esteri sta tentando, al di là delle dichiarazioni ufficiali, una mediazione estrema per arrivare a un accordo. Ma questa spinta nasce anche dalla paura concreta, da parte di alcuni vertici del sistema teocratico e dei Pasdaran, che la situazione possa precipitare di nuovo con una ripresa massiccia dei bombardamenti. Alcuni di loro hanno già preso accordi con il GRU, il servizio segreto militare russo, per lasciare Teheran e rifugiarsi in Russia. Hanno già trasferito all’estero milioni di dollari per garantirsi la sopravvivenza».
Quindi il regime sta crollando?
«No, non sto dicendo questo. Sto dicendo che alcune figure centrali della repressione interna, responsabili della gestione violenta delle proteste degli ultimi mesi, stanno valutando seriamente di abbandonare l’Iran nel caso in cui la guerra dovesse riprendere su larga scala. Non vogliono più combattere».
Di chi stiamo parlando?
«Parliamo di figure apicali. Il generale Mohammad Karami, comandante delle forze terrestri dei Pasdaran. Il generale Kiomars Heidari, vicecomandante di una struttura militare strategica. Il contrammiraglio Shahram Irani, comandante della Marina iraniana. E ancora Amir Hatami, capo dell’esercito iraniano, e il comandante Pasdaran, Seyed Majid Mousavi. Sono uomini che temono di fare la stessa fine di altri dirigenti dei Pasdaran già eliminati».
Lei parla apertamente di fuga.
«Sì. Sono ancora a Teheran, nascosti, ma hanno paura di mostrarsi. Hanno già predisposto, attraverso il GRU, il trasferimento di famiglie, parenti e capitali in Russia. Se il conflitto riprenderà in maniera pesante, lasceranno il Paese: queste persone hanno capito che di fronte alla superiorità militare americana e israeliana non hanno spazio. Per questo valutano la fuga».
Che notizie ha invece sulle condizioni della Guida Suprema Mojtaba Khamenei?
«Noi siamo stati i primi, il 10 marzo, a dire che aveva subito una grave lesione ed era entrato in coma. Oggi ci risulta che sia ancora sottoposto a cure mediche. Mi dicono che abbia ripreso a “connettere”, cioè a comprendere ciò che accade attorno a lui, ma le sue condizioni restano molto gravi».
E chi governa davvero oggi l’Iran?
«È proprio questo il problema. Non c’è una guida politica chiara. C’è una fase di transizione e di scontro interno. Alcuni vorrebbero la successione di Mojtaba Khamenei, figlio di Ali Khamenei, ma altri ritengono che non sia nelle condizioni psicofisiche per assumere il ruolo di Guida Suprema».
La repressione interna all’Iran sarebbe gigantesca.
«All’interno dei Pasdaran si parla di numeri impressionanti. Mi riferiscono che gli eliminati sarebbero arrivati a quota centomila. Solo ieri a Shiraz sarebbero state arrestate 682 persone, destinate alla giustizia sommaria».
Con quali accuse?
«Con il sospetto di collaborare con il Mossad o anche soltanto di avere accesso a sistemi Starlink per collegarsi a Internet. In Iran il semplice possesso di una connessione alternativa può significare la morte. Se scoprono che il tuo vicino di casa usa Starlink, rischi di essere eliminato anche tu. Non esiste alcun processo».
Eppure in Occidente tutto questo sembra produrre poca mobilitazione.
«Questo dovrebbe chiederlo alla politica, non a me. Io riferisco dati e notizie attendibili, verificate. E che, per intenderci, non sono diffuse dalla dissidenza o dai Mujaheddin del Popolo. Le notizie arrivano da ambienti interni al sistema iraniano».
Passiamo al Libano. Lei sostiene che Hezbollah voglia continuare la guerra anche autonomamente rispetto all’Iran.
«Sì. Hezbollah ha fatto sapere chiaramente che eventuali accordi o cessate il fuoco tra Teheran e Washington non dovranno riguardarlo. Vogliono continuare la lotta contro Israele anche in autonomia».
Israele teme ancora il fronte nord?
«Assolutamente sì. Israele teme che dal Libano meridionale possano continuare a partire missili contro il proprio territorio. Hezbollah è uno Stato nello Stato e il governo libanese fatica enormemente a controllarlo».
Chi guida oggi Hezbollah?
«Naim Qassem. È lui il vero regista della strategia militare attuale. Si trova nascosto nella zona montuosa di Yammouneh, a circa 27 chilometri a nord-ovest di Baalbek».
Lei ha indicato anche coordinate precise.
«Sì. Parliamo di un’area situata attorno alla latitudine 34,294°Nord e alla longitudine 36,269° Est. È lì che sarebbe stato predisposto il suo quartier generale».
Qual è oggi la situazione reale in Libano?
«Drammatica. Non soltanto per Israele, ma anche per la popolazione civile libanese, compresa quella sciita. Mancano acqua, elettricità, cibo. Le scuole non funzionano regolarmente. Hezbollah continua a imporre la propria linea militare mentre il Paese precipita sempre di più nel caos».
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