martedì 5 maggio 2026

Mattarella sul Cinema italiano, per i candidati ai David di Donatello


 Benvenute e benvenuti.

Rivolgo un saluto al Ministro e a tutti i presenti.

L’incontro al Quirinale in occasione dei Premi “David di Donatello” è ormai una tradizione. Una felice tradizione. Il cui inizio – come ricordiamo ogni anno con riconoscenza - si deve all’appassionata intraprendenza di Gian Luigi Rondi che, ideando un evento italiano, volle contestualmente stabilire una connessione tra il cinema e le istituzioni, tra il cinema e la Repubblica.

Negli anni questo appuntamento si è arricchito di partecipazione e di significati. Tra momenti memorabili, importanti successi su scala mondiale, ma anche tra difficoltà e cambiamenti impegnativi. Perché il cinema vive nella società e nella storia, e, a suo modo, ne è anch’esso artefice.

Il cinema ha accompagnato e interpretato la crescita del nostro Paese, contribuendo a sospingerne il cammino nell’orizzonte della libertà e della democrazia. Ha aiutato a formare il linguaggio degli italiani, a percepirlo come un patrimonio prezioso e condiviso. Non sono poche le immagini del cinema divenute vere e proprie icone.

Ringrazio il Ministro della Cultura, Giuli, la Presidente De Tassis, il nostro conduttore, Claudio Bisio, che ci ha condotto in questo impervio percorso della lettura in maniera gradevole.

Ringrazio molto anche Stefano Di Battista e la sua band, per l’esibizione affascinante e molto coinvolgente, anche dinamicamente.

Ringrazio Rai Teche per il filmato pieno di suggestioni.

Esprimo i miei complimenti ai destinatari dei premi già assegnati: a Gianni Amelio, per la regia dei suoi film di successo, a Vittorio Storaro, che aggiunge questo prestigioso premio italiano ai suoi tre Oscar, a Bruno Bozzetto, straordinario disegnatore e creatore di storie.  

Saluto Ornella Muti - è un piacere averla qui tra noi, quest’oggi, per ritirare il premio conferitole lo scorso anno. E ringrazio Checco Zalone – ormai, contro l’anagrafe, dobbiamo chiamarla così, necessariamente, altrimenti non la riconosceremmo - vincitore del premio dello spettatore, per simpatia e anche per incassi.

         Ricorre quest’anno l’ottantesimo di “Sciuscià”, di Vittorio De Sica, punta tra le più alte del neorealismo, che l’anno dopo vinse il primo Oscar italiano.

In quello stesso anno nasceva la Repubblica. L’Italia nutriva volontà di ricostruire dalle macerie della guerra e della dittatura e, attraverso lo schermo del cinema, guardava sé stessa senza nascondere le realtà più problematiche e senza rinunciare ai valori umani più profondi; quelli che consentono di progredire.

Il cinema ha camminato con la Repubblica. Ha raccontato, ha emozionato, ha catturato attenzioni, ha trasmesso idee, ha provocato divertimento e commozione.

Il cinema è stato anche il volto, e un vanto, del nostro Paese lungo questo percorso. Ne è stato testimone eccellente e apprezzato. Ha fatto conoscere il genio e il gusto italiano. Ha attratto simpatia, curiosità, amicizia. Ha mostrato al mondo la nostra bellezza, i nostri paesaggi, il nostro modo di vivere, la nostra socievolezza. Il diffuso apprezzamento per la qualità italiana nel mondo si deve, in buona misura, alle immagini e alle parole del cinema.

Nei decenni il cinema è cambiato con l’Italia. Nelle forme narrative, nell’estetica, nelle tecnologie, nei generi, nei contenuti. Non molto tempo fa - era già cominciato il nuovo secolo – ci si chiedeva se il cinema sarebbe sopravvissuto, e in che modo, alla potenza della televisione, e poi alla moltiplicazione delle piattaforme e dei canali di comunicazione.

La tv e le multi-piattaforme sembravano avversari insuperabili. Invece non è stato così. L’interrelazione tra cinema, televisione e piattaforme ha presentato nuove opportunità. Ha spinto registi, autori, sceneggiatori, artisti a dare nuovi ritmi alle loro narrazioni, nuove espressività ai loro personaggi. Il cinema ha varcato alcune delle proprie frontiere ed è stato capace di conservare continuità alla sua poetica, di preservare le sue professionalità, la sua capacità di dialogo con il pubblico, integrandosi nelle nuove dimensioni tecniche e strumentali.

Questo è il cinema che gli italiani amano, e che i giovani hanno imparato a conoscere nelle modalità rinnovate. Un patrimonio del nostro Paese che come tale va considerato, sostenuto, valorizzato, incoraggiato. Incoraggiato nelle produzioni, come anche nelle sperimentazioni.

Il cinema è anche lavoro. L’industria cinematografica e dell’audiovisivo italiana occupa oltre centomila persone, tenendo conto dei tanti - davvero tanti - mestieri indispensabili per realizzare i prodotti. Ad essi va aggiunta una lunga filiera di produzione e di servizi, con un indotto che va ben al di là di quanti sono direttamente impegnati nei film e nelle serie tv.

Una ricchezza culturale e sociale, dunque, com’è noto. Ma anche economica. Che può essere conservata e accrescersi soltanto se saremo capaci di tenere alta la qualità delle ideazioni, la competitività delle produzioni, il legame con il pubblico.

Il cinema deve continuare il suo cammino perché è il nostro cammino.

Oggi la comunità del cinema manifesta una diffusa preoccupazione per il futuro.

A questo riguardo, ho ricevuto - e letto anch’io, con vero interesse - un documento delle associazioni del settore cinema e audiovisivo. Sono certo - anche dopo aver ascoltato le parole del ministro Giuli - che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze.

Condivido la considerazione che sarebbe improprio trattare il tema del futuro dell’audiovisivo come una mera richiesta di sostegni. Il punto cruciale è come essere all’altezza dei nostri momenti migliori, come esprimere ancora qualità e pluralità in una competizione sempre più difficile e in presenza di mutamenti sempre più veloci.

Occorre dialogo, confronto aperto, senza pregiudiziali. Di fronte a difficoltà l’intesa tra le istituzioni e le componenti del settore può essere un moltiplicatore di risorse e di energie.

Abbiamo le forze e le competenze per veder nascere nuovi prodotti italiani. Per realizzare altre co-produzioni importanti. Per attirare produzioni straniere nei nostri studi e nei nostri luoghi. Per sperimentare ancora, dando spazio a giovani registi e a giovani autori. Sarebbe paradossale far pagare ai giovani il prezzo di questa fase di trasformazioni.

C’è tanta voglia di esprimersi, ci sono tante nuove idee nel cassetto, c’è un cambiamento d’epoca che va raccontato, vissuto, approfondito, ci sono sogni che cercano le loro sequenze e le loro parole.

Ovviamente, evito parole ed espressioni fuor di luogo sulle aspettative per la premiazione di domani.

Auguro però a tutti voi, e anche ai vostri colleghi che non sono qui oggi, a tutto il cinema, insomma, di andare avanti, di avere audacia, di sviluppare e realizzare in libertà i vostri progetti.

Buona festa del David!  

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