La vicenda che ha portato Milena Gabanelli, dopo le sue dimissioni da Report, fuori dalla Rai è ben note. Lei, secondo il volere di Campo Dall'Orto avrebbe dovuto guidare un nuovo canale 'All News' con forte vocazione elettronica (?) della Rai, ben diverso da 'Rai News 24', ora affidato alla direzione di un professionista di lungo corso e di lunga e comprovata esperienza, Antonio Di Bella, richiamato dalla sede Rai di Parigi, anche per far dimenticare la pallida direzione di Monica Maggioni che nulla di memorabile era riuscita a realizzare durante la sua gestione, quando , con tutti gli onori, veniva nominata presidente della Rai.
La stessa Monica Maggioni che avrebbe dovuto ringraziare il destino che, promuovendola alla Presidenza ( promoveatur ut amoveatur - dicevano i latini saggi), l'aveva tolta da Rai News 24, evitandole la dichiarazione di fallimento di quella rete, a Lei affidata, forse incautamente ed immeritatamente, dal direttore generale Gubitosi, basandosi sulla questione di 'genere' e dando merito al suo lavoro da inviata di guerra.
La Presidente Rai, è stata la nemica dichiarata della Gabanelli nel ruolo di direttore della nuova rete, e quella sua ostilità era nota all'intero consiglio di amministrazione oltre che all'allora direttore generale che si è trovato con le mani legate, e nulla ha potuto. Quando a Campo Dall'Orto è subentrato il nuovo direttore generale, Mario Orfeo, le cose non sono andate meglio e per il verso giusto nei confronti della Gabanelli, perchè sempre forte è rimasta l'ostilità della Maggioni. Ma anche per altre ragioni, da individuare nelle vicine elezioni politiche, in previsione delle quali, la libertà di pensiero e di azione della Gabanelli spaventava qualcuno. Al punto che la Gabanelli, alla quale erano state proposte alternative sinceramente indecorose, ha lasciato la Rai, dove lavorava da molti anni, finendo a lavorare a 'La 7' e al 'Corriere della Sera', al quale da tempo collaborava; e ieri ha fatto vedere la sua striscia quotidiana su 'La 7', alla faccia dei suoi padroni e nemici in Rai.
Notizia di questi giorni, riguardante la Maggioni è che, alla fine del suo mandato da Presidente, fra pochi mesi, Lei potrebbe assumere la direzione di un nuovo canale Rai, internazionale e in lingua inglese, evidentemente creato apposta per Lei e diverso da quello che doveva essere destinato alla Gabanelli,.
Viene da chiedersi perchè la Rai, dopo che ha promosso, senza che potesse vantare meriti e numeri particolari, una giornalista alla presidenza dell'Azienda, debba ora preoccuparsi anche del suo futuro quando non avrà più tale incarico. E poi, perchè la presidente fa nascere un nuovo canale per sè, mentre quello per la Gabanelli non è mai nato? La Maggioni ne sa qualcosa, giacchè fa per sè quello che aveva osteggiato per la Gabanelli.
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martedì 23 gennaio 2018
giovedì 28 settembre 2017
La Commissione di Vigilanza parlamentare - Fico presidente, Anzaldi segretario - bacchetta la Rai
La morte di Bortolotto ed il suo ricordo, hanno ieri distolto la nostra attenzione da un fatto abbastanza importante del quale abbiamo già parlato alla vigilia della ripresa di Che tempo che fa del plurimilionario Fabio Fazio, detto 'Fabbio', del quale oggi dobbiamo necessariamente parlare.
Vi abbiamo detto dei contenuti del cosiddetto 'Atto di indirizzo' che la Commissione di Vigilanza parlamentare Rai aveva inviato alla televisione pubblica, per ottenerne qualche suggerimento - mentre la Rai lo aveva stravolto, per non incorrere in molte sanzioni. I contenuti, riassumendo, erano i seguenti:
1. in una medesima trasmissione uno stesso agente non poteva piazzare più di due artisti;
2. le agenzie non potevano produrre spettacoli e trasmissioni ma anche fiction nelle quali lavoravano suoi artisti ;
3, gli artisti non potevano avere interessi diretti nelle agenzie che li rappresentavano, nè potevano, nel caso li avessero, produrre i loro spettacoli ( valeva la stessa regola precedente per gli agenti).
4. infine la questione dei cachet che nella tv pubblica non potevano superare certi tetti, come vergognosamente accade per alcune star.
La Rai, invece, alla fine dell'estate ha rimandato indietro quel documento alla Commissione di Vigilanza parlamentare, stravolgendolo. Per il semplice fatto che essa, nelle, condizioni in cui si trovava, contravveniva a tutte le indicazioni della Vigilanza, prima fra tutte quella di limitare il potere degli agenti, alcuni pochi in particolare, in Rai.
E' dovuto intervenire il soottosegretario Giacomelli per mettere fine al tira e molla perchè altrimenti i contratti dovevano essere ridiscussi e gli agenti messi fuori anche forzatamente ed alcune trasmissioni bloccate.
Senonchè, nonostante l'intervento di Giacomelli, quell'Atto di indirizzo, è stato successivamente approvato senza eccessive modifiche e inviato nuovamente alla Rai, perchè ne tenga conto, anche in previsione del prossimo 'contratto di servizio' che la televisione pubblica sottoscrive con il Ministero dell'economia, che scadrà nei primi mesi del prossimo anno, quando scadrà anche il Cda della Rai, e forse solo allora si riuscirà anche a trovare un posto per la Gabanelli , il cui incarico è stato rimandato di almeno un anno dai vertici giornalistici della Rai ( Maggioni e Orfeo) e ci saranno le elezioni politiche. Dall'anno prossimo le cose potrebbero cambiare; ed, anzi, sarebbe più che opportuno che cambiassero.
Non si poteva intervenire già, mettendo un po' di ordine, senza attendere l'anno prossimo? Certamente sì - prendere o lasciare - per i trasgressori. Senonchè, erroneamnete, si è tirato in ballo il fatto che le leggi o disposizioni non possono essere retroattive. Le stesse ragioni addotte per non toccare i vitalizi passati (in verità non si sono toccati neanche quelli futuri!). Non ascoltando il parere autorevole del costituzionalista Ainis, il quale ha spiegato che la non retroattività può essere invocata in caso di questioni di carattere penale ( non si può condannare uno per un fatto/reato passato, quando viene approvata una nuova, successiva legge che lo sanziona). Ma fatta eccezione per l'ambito penale - dove se ne comprendono le ragioni della incostituzionalità - per tutti gli altri ambiti, amministrativi compresi, la Costituzione non c'entra.
Dunque anche sulla Rai si sarebbe potuti intervenire, in corsa. Certo creando qualche problema. del quale però non si può dare la colpa al legislatore, bensì a chi quei problemi , coscientemente, li ha creati. Nel caso specifico, anche rimandando di qualche settimana l'esordio della trasmissione di Fazio, e mettendo un freno alle mire occupazionistiche di Beppe Caschetto, agente anche di Fazio, e di alcuni altri.
E per questo la stessa Commissione di Vigilanza ha invitato il Governo ad intervenite sulla questione, mettendo ordine nell'universo radio televisivo, per non creare evidenti disparità fra la Rai e le altre reti private. Sebbene la natura della Rai sia diversa da tutte le altre, per la sua funzione di servizio pubblico, per il canone ecc...
Vi abbiamo detto dei contenuti del cosiddetto 'Atto di indirizzo' che la Commissione di Vigilanza parlamentare Rai aveva inviato alla televisione pubblica, per ottenerne qualche suggerimento - mentre la Rai lo aveva stravolto, per non incorrere in molte sanzioni. I contenuti, riassumendo, erano i seguenti:
1. in una medesima trasmissione uno stesso agente non poteva piazzare più di due artisti;
2. le agenzie non potevano produrre spettacoli e trasmissioni ma anche fiction nelle quali lavoravano suoi artisti ;
3, gli artisti non potevano avere interessi diretti nelle agenzie che li rappresentavano, nè potevano, nel caso li avessero, produrre i loro spettacoli ( valeva la stessa regola precedente per gli agenti).
4. infine la questione dei cachet che nella tv pubblica non potevano superare certi tetti, come vergognosamente accade per alcune star.
La Rai, invece, alla fine dell'estate ha rimandato indietro quel documento alla Commissione di Vigilanza parlamentare, stravolgendolo. Per il semplice fatto che essa, nelle, condizioni in cui si trovava, contravveniva a tutte le indicazioni della Vigilanza, prima fra tutte quella di limitare il potere degli agenti, alcuni pochi in particolare, in Rai.
E' dovuto intervenire il soottosegretario Giacomelli per mettere fine al tira e molla perchè altrimenti i contratti dovevano essere ridiscussi e gli agenti messi fuori anche forzatamente ed alcune trasmissioni bloccate.
Senonchè, nonostante l'intervento di Giacomelli, quell'Atto di indirizzo, è stato successivamente approvato senza eccessive modifiche e inviato nuovamente alla Rai, perchè ne tenga conto, anche in previsione del prossimo 'contratto di servizio' che la televisione pubblica sottoscrive con il Ministero dell'economia, che scadrà nei primi mesi del prossimo anno, quando scadrà anche il Cda della Rai, e forse solo allora si riuscirà anche a trovare un posto per la Gabanelli , il cui incarico è stato rimandato di almeno un anno dai vertici giornalistici della Rai ( Maggioni e Orfeo) e ci saranno le elezioni politiche. Dall'anno prossimo le cose potrebbero cambiare; ed, anzi, sarebbe più che opportuno che cambiassero.
Non si poteva intervenire già, mettendo un po' di ordine, senza attendere l'anno prossimo? Certamente sì - prendere o lasciare - per i trasgressori. Senonchè, erroneamnete, si è tirato in ballo il fatto che le leggi o disposizioni non possono essere retroattive. Le stesse ragioni addotte per non toccare i vitalizi passati (in verità non si sono toccati neanche quelli futuri!). Non ascoltando il parere autorevole del costituzionalista Ainis, il quale ha spiegato che la non retroattività può essere invocata in caso di questioni di carattere penale ( non si può condannare uno per un fatto/reato passato, quando viene approvata una nuova, successiva legge che lo sanziona). Ma fatta eccezione per l'ambito penale - dove se ne comprendono le ragioni della incostituzionalità - per tutti gli altri ambiti, amministrativi compresi, la Costituzione non c'entra.
Dunque anche sulla Rai si sarebbe potuti intervenire, in corsa. Certo creando qualche problema. del quale però non si può dare la colpa al legislatore, bensì a chi quei problemi , coscientemente, li ha creati. Nel caso specifico, anche rimandando di qualche settimana l'esordio della trasmissione di Fazio, e mettendo un freno alle mire occupazionistiche di Beppe Caschetto, agente anche di Fazio, e di alcuni altri.
E per questo la stessa Commissione di Vigilanza ha invitato il Governo ad intervenite sulla questione, mettendo ordine nell'universo radio televisivo, per non creare evidenti disparità fra la Rai e le altre reti private. Sebbene la natura della Rai sia diversa da tutte le altre, per la sua funzione di servizio pubblico, per il canone ecc...
venerdì 8 settembre 2017
Sul caso Gabanelli, Anzaldi straparla, Maggioni tace e Freccero fa un passo indietro
Freccero trova - ma è forse l'unico a pensarla in questa maniera - che l'offerta fatta alla Gabanelli non sia indecente, come pensano tutti compreso Anzaldi, Pd, segretario della Commissione di vigilanza Rai, e teorico del partito di Renzi.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
Il quale giustamente si domanda: ma è stato fatto un esame preliminare alla Gabanelli per vedere se la nota 'inchiestista' è capace di dirigere una testata giornalistica? Certo che l'esame preliminare non le è stato ancora fatto; è forse per questo che intanto il Dg Rai le ha offerto una vicedirezione. Intanto impara cosa voglia dire dirigere - o vicedirigere una testata giornalistica come è Rai News 24, ora diretta da Di Bella - poi si vedrà, una volta superato l'esame e terminato con successo l'apprendistato. Nulla di più ragionevole, se non fosse che al segretario della Commissione di vigilanza nessuno ha fatto mai un esame per constatare se ha la professionalità per tale incarico, che gli è venuta direttamente dal suo capo padrone.
Non stupisce, invece, il silenzio di Monica Maggioni, presidente Rai, che, secondo le malelingue, è quella che in azienda avrebbe osteggiato il progetto della nuova testata giornalistica web Rai. Ma il silenzio della Maggioni ha anche una seconda chiave di lettura, tutta favorevole alla Gabanelli. Lei ci è passata e quindi non vuole che anche la Gabanelli soffra ciò che Lei ha sofferto, per volere di Gubitosi, che da 'inviata' di guerra la promosse sul campo direttrice di Rai News 24, e cioè il totale insuccesso. Constatazione che darebbe ragione ad Anzaldi, il quale ultimamente ha deciso per mettere a tacere tutte le malelingue che lo attaccano giornalmente, di sottoporsi all'esame attitudinale che lui, giustamente, chiede per la Gabanelli.
Noi seguiamo da anni Anzaldi; e negli ultimi anni con maggiore dedizione. Da quando , al tempo di Ignazio Marino sindaco di Roma, dopo le dimissioni della sua assessora alla cultura, Barca, in cerca di un sostituto, propose al povero sindaco, povero di idee quanto la stessa Raggi, che poi non ascoltò il suo consiglio, scegliendo la Marinelli, di fare assessore Michele Dall'Ongaro, di stretta osservanza Pd, allora dirigente Rai per la musica.
Al di là della fede Pd- che, comunque, non l'avesse avuta solida, il candidato avrebbe potuto abbracciare anche dopo, disinteressatamente, Anzaldi era rimasto colpito dalla dedizione di Dall'Ongaro nel curare i cazzi suoi in Rai. E si era detto: se mette nella gestione della cultura a Roma la stessa dedizione, che mette nella cura dei cazzi suoi in Rai, per Roma sarà una svolta.
Ignazio Marino non gli diede ascolto, anche perchè Anzaldi era uomo di Renzi e a Renzi Marino non è andato mai giù, e scelse la Marinelli. Male fece, perchè senza Dall'Ongaro e la sua dedizione, il sindaco chirurgo e l'intero suo gabinetto colarono a picco in pochi mesi.
Dunque meglio ascoltare il teorico PD, Michele Anzaldi, vale anche per la Gabanelli.
martedì 27 giugno 2017
Monica Maggioni. La presidente Rai non sa quello che dice e Mentana la bacchetta e invita a dire cose sensate
Ieri l'ha bacchettata, la Maggioni, in diretta anche Enrico Mentana, durante il telegiornale serale; anche Mentana che quando affronta problemi dell'azienda del vicino è solitamente misurato. Cosa aveva detto di tanto grave Monica Maggioni, nella sua veste di Presidente della Rai, da convincere ed indurre Mentana ad intervenire?
L'oggetto del contendere era Fabbio, detto Fazio, ed il suo contratto Rai per i prossimi quattro anni, appena rinnovato, con un compenso vicino a i 12.000.000 di Euro: una paghetta.
Nelle avventate dichiarazioni della Maggioni, Mentana ravvisava innanzitutto una bugia e cioè l'aver affermato che se non rinnovava entro il 23 giugno, il contratto di Fabbio, questi era già in parola per passar a La 7. Cairo, ufficialmente, e Mentana pubblicamente, hanno ribadito che con Fabbio non c'era nessun contatto per il suo passaggio a La 7. Smentita ufficiale, ha sottolineato Mentana.
Ma ciò che ha irritato non solo Mentana, che avrebbe potuto anche passarci sopra non riguardandogli affatto la cosa, ma l'intera opinione pubblica, è stata l'affermazione seguente, più grave della bugia, della Maggioni: senza Fabbio per la RAI sarebbe stato un disastro. Senza la colonna di sostegno di Fabbio la Rai sarebbe crollata.
E qui perfino Mentana, che ha una grande considerazione di se stesso, meritata, è stato costretto ad affermare che nessuno di noi è tanto indispensabile e necessario, oltre che insostituibile, da essere considerato la colonna portante di un'azienda come la Rai, che ha 13.000 dipendenti circa, una storia di tutto rilievo, anche prima della Maggioni - si potrebbe dire, a questo punto, nonostante la Maggioni - ed un bagaglio di professionalità che certamente non si sarebbe azzerato con l'uscita di Fabbio, bravo sì, ma anche furbettino, come ha dimostrato in questo caso con la manfrina del rinnovo del contratto: se non me lo rinnovate alle mie condizioni, ECONOMICHE me ne vado, ho pronte le valigie. Ma per andare dove? E chi oggi avrebbe potuto dargli un compenso pari a quello che gli ha assicurato la Rai, con i soldi dei contribuenti?
La Maggioni, per dar peso alle sue parole - un peso che certamente non avevano - ha anche aggiunto che Fabbio, andandosene dalla Rai, si sarebbe portato appresso anche la sua trasmissione, titolo compreso, di sua proprietà. Che paura!
Ah Maggioni, Maggioni. Appena chiamata ad esprimersi nel suo ruolo di presidente Rai, sbraca in maniera imbarazzante, al punto da dire che la azienda che Lei presiede, senza un Fabbio qualunque collasserebbe. E' bastata la sua uscita di ieri per far capire a tutti quanto non sia il ruolo occupato a mettere all'altezza chi lo occupa, se non ne ha le capacità. La Maggioni ha dimostrato che non è capace di fare la presidente Rai, ruolo le è arrivato per strane congiunture.
E del resto la guerra fatta a Campo Dall'orto, per il canale di notizie da affidare alla Gabanelli, aveva dato qualche segnale. Vuole mettere bocca proprio Lei che, negli anni in cui, per grazia ricevuta, ha diretto il canale informativo, nulla ha fatto per far sapere che esisteva, mentre oggi quel canale con la direzione di Di Bella sapiamo tutti che esiste e che vive di una sua vita. Ma forse la Maggioni stava pensando a se stessa, al suo possibile futuro, alla fine del mandato come presidente.
Intanto sappiamo che Lei oggi avrebbe bisogno di un badante che la consigli prima di parlare e che, nel caso arrivi tardi, le tappi letteralmente la bocca, per non farle dire altre...
L'oggetto del contendere era Fabbio, detto Fazio, ed il suo contratto Rai per i prossimi quattro anni, appena rinnovato, con un compenso vicino a i 12.000.000 di Euro: una paghetta.
Nelle avventate dichiarazioni della Maggioni, Mentana ravvisava innanzitutto una bugia e cioè l'aver affermato che se non rinnovava entro il 23 giugno, il contratto di Fabbio, questi era già in parola per passar a La 7. Cairo, ufficialmente, e Mentana pubblicamente, hanno ribadito che con Fabbio non c'era nessun contatto per il suo passaggio a La 7. Smentita ufficiale, ha sottolineato Mentana.
Ma ciò che ha irritato non solo Mentana, che avrebbe potuto anche passarci sopra non riguardandogli affatto la cosa, ma l'intera opinione pubblica, è stata l'affermazione seguente, più grave della bugia, della Maggioni: senza Fabbio per la RAI sarebbe stato un disastro. Senza la colonna di sostegno di Fabbio la Rai sarebbe crollata.
E qui perfino Mentana, che ha una grande considerazione di se stesso, meritata, è stato costretto ad affermare che nessuno di noi è tanto indispensabile e necessario, oltre che insostituibile, da essere considerato la colonna portante di un'azienda come la Rai, che ha 13.000 dipendenti circa, una storia di tutto rilievo, anche prima della Maggioni - si potrebbe dire, a questo punto, nonostante la Maggioni - ed un bagaglio di professionalità che certamente non si sarebbe azzerato con l'uscita di Fabbio, bravo sì, ma anche furbettino, come ha dimostrato in questo caso con la manfrina del rinnovo del contratto: se non me lo rinnovate alle mie condizioni, ECONOMICHE me ne vado, ho pronte le valigie. Ma per andare dove? E chi oggi avrebbe potuto dargli un compenso pari a quello che gli ha assicurato la Rai, con i soldi dei contribuenti?
La Maggioni, per dar peso alle sue parole - un peso che certamente non avevano - ha anche aggiunto che Fabbio, andandosene dalla Rai, si sarebbe portato appresso anche la sua trasmissione, titolo compreso, di sua proprietà. Che paura!
Ah Maggioni, Maggioni. Appena chiamata ad esprimersi nel suo ruolo di presidente Rai, sbraca in maniera imbarazzante, al punto da dire che la azienda che Lei presiede, senza un Fabbio qualunque collasserebbe. E' bastata la sua uscita di ieri per far capire a tutti quanto non sia il ruolo occupato a mettere all'altezza chi lo occupa, se non ne ha le capacità. La Maggioni ha dimostrato che non è capace di fare la presidente Rai, ruolo le è arrivato per strane congiunture.
E del resto la guerra fatta a Campo Dall'orto, per il canale di notizie da affidare alla Gabanelli, aveva dato qualche segnale. Vuole mettere bocca proprio Lei che, negli anni in cui, per grazia ricevuta, ha diretto il canale informativo, nulla ha fatto per far sapere che esisteva, mentre oggi quel canale con la direzione di Di Bella sapiamo tutti che esiste e che vive di una sua vita. Ma forse la Maggioni stava pensando a se stessa, al suo possibile futuro, alla fine del mandato come presidente.
Intanto sappiamo che Lei oggi avrebbe bisogno di un badante che la consigli prima di parlare e che, nel caso arrivi tardi, le tappi letteralmente la bocca, per non farle dire altre...
domenica 31 luglio 2016
I soldi sono la lingua che tutti parlano. Parola di Vittorio Avanzini, patron di Newton Compton, intervistato da Antonio Gnoli su Repubblica
' I soldi sono la lingua che tutti parlano' - e che conoscono alla perfezione aggiungiamo noi alla efficace espressione di Vittorio Avanzini intervistato su Repubblica da Antonio Gnoli, per raccontargli l'avventura della sua casa editrice all'inizio malvista da tutti per il semplice fatto che aveva attuato una politica che riguardava anche i prezzi dei libri e che si fondava su due elementari principi: titoli non astrusi e prezzi di copertina bassi, ambedue causa del suo successo. Avanzini ci ha fatto venire in mente le discussioni di questi giorni sugli alti stipendi in RAI, discussioni subito sviate da un ciclone strumentale: il cambio dei direttori dei TG.
' La lingua dei soldi che tutti parlano' l'abbiamo ascoltata anche da Campo Dall'Orto e dalla Maggioni. Il primo, quando gli hanno chiesto se il suo stipendio ( 650.000 Euro) non fosse alto, ha risposto candidamente: mi hanno proposto quella cifra ed io ho accettato, non c'è stata nessuna discussione: perciò che volete da me? Forse che avrei dovuto dire, scusate, non vi sembra troppo alto? Praticamente quasi 2.000 Euro al giorno, lordi naturalmente. E che altro voleva?
Questo naturalmente non l'ha detto; lo diciamo noi. Peggio la Maggioni, dalla carriera direttoriale fulminante, prima a Rai News - senza grandi risultati almeno pari a quelli che Di Bella sta raggiun gendo da poco più di qualche settimana - e poi catapultata sul trono di presidente, ha spiegato così il suo stipendio che viaggia ben oltre i 300.000 Euro: se si vogliono i professionisti migliori bisogna pagarli, altrimenti quelli, secondo le leggi del mercato, vanno altrove. Per dire che una presidente di azienda come Lei, con tanta esperienza e ottimi risultati, sta sul mercato e viene pagata secondo le regole del mercato medesimo.
Allora noi, che non ci arrendiamo quasi mai, abbiamo fatto una semplice riflessione. Ma allora tutti quelli che hanno stipendi di molto inferiori a Campo Dall'Orto e Maggioni, appartengono al sottomercato, a quello dove la merce non è di prima qualità?
Ed il pensiero, per non buttarla sul personale che ci avrebbe depresso mortalmente, è andato a settori dei quali tutti si riempiono la bocca e si dichiarano paladini, come il settore della cosiddetta 'cultura', anche in RAI. Per vedere, in base agli stipendi dei vertici, in quale considerazione essi sono tenuti dalla azienda. Ed abbiamo scoperto - sempre che valga la logica di Campo Dall'orto e ancor di più della Maggioni - che Silvia Calandrelli, direttrice di Rai Cultura, ha uno stipendio al di sotto dei 240.000 Euro che dovrebbe costituire il tetto massimo dei dirigenti apicali nelle aziende pubbliche, e che, per la precisione, raggiunge i 226.000 Euro; e che Pasquale D'Alessandro, a capo di Rai 5 guadagna più di lei, e cioè 247.000 Euro, superando anche se di poco il tetto. Mentre, tanto per fare un nome ed un esempio di altro pianeta, esterno alla cultura, Andrea Vianello, campione di flop a Rai 3, guadagna 320.000 Euro.
Per non svuotare tale logica che misura i contenuti con i soldi, sarà ben difficile che si riportino tutti gli stipendi alla soglia dei 240.000 che è poi quanto guadagna il Presidente della repubblica.
Di ricordo in ricordo. Quando Luciano Berio, dopo essere stato commissario dell'Accademia di Santa Cecilia, venne eletto sovrintendente/Presidente/Direttore artistico, ritenne che il suo stipendio non fosse all'altezza e se lo aumentò ( intorno ai 350.000 Euro). Dopo la sua morte, il suo successore pensò bene di non toccarlo quello stipendio e per una decina d'anni lo ha avuto così alto ( ad una domanda sull'argomento avrebbe risposto come Campo Dall'Orto: l'ho trovato e me lo sono tenuto). Senza che mai gli sia passata in testa l'idea che l'azienda Rai per dipendenti e fatturato era almeno dieci volte quella di Santa Cecilia, mentre lo stipendio del suo direttore generale non era neppure il doppio di quello di Cagli.
Noi, in fondo, saremmo anche d'accordo nel riconoscere al solo direttore generale dell'azienda Rai - 13-14.000 dipendenti - uno stipendio che superi il tetto, ma non di tre volte; sebbene anche in altre grandi aziende pubbliche che hanno bilanci e dipendenti pari a quelli della Rai i capi si siano autoridotti lo stipendio fino al tetto stabilito per legge, ma aggirato bellamente, nelle more della discussione sulla natura pubblica o privata della Rai. Sì, magari il suo stipendio superi pure il tetto, ma deve rendere conto di quello che fa e dei risultati, altrimenti paga.
E questa è una regola che non si conosce da nessuna parte e non si attua mai, specie in Italia.
' La lingua dei soldi che tutti parlano' l'abbiamo ascoltata anche da Campo Dall'Orto e dalla Maggioni. Il primo, quando gli hanno chiesto se il suo stipendio ( 650.000 Euro) non fosse alto, ha risposto candidamente: mi hanno proposto quella cifra ed io ho accettato, non c'è stata nessuna discussione: perciò che volete da me? Forse che avrei dovuto dire, scusate, non vi sembra troppo alto? Praticamente quasi 2.000 Euro al giorno, lordi naturalmente. E che altro voleva?
Questo naturalmente non l'ha detto; lo diciamo noi. Peggio la Maggioni, dalla carriera direttoriale fulminante, prima a Rai News - senza grandi risultati almeno pari a quelli che Di Bella sta raggiun gendo da poco più di qualche settimana - e poi catapultata sul trono di presidente, ha spiegato così il suo stipendio che viaggia ben oltre i 300.000 Euro: se si vogliono i professionisti migliori bisogna pagarli, altrimenti quelli, secondo le leggi del mercato, vanno altrove. Per dire che una presidente di azienda come Lei, con tanta esperienza e ottimi risultati, sta sul mercato e viene pagata secondo le regole del mercato medesimo.
Allora noi, che non ci arrendiamo quasi mai, abbiamo fatto una semplice riflessione. Ma allora tutti quelli che hanno stipendi di molto inferiori a Campo Dall'Orto e Maggioni, appartengono al sottomercato, a quello dove la merce non è di prima qualità?
Ed il pensiero, per non buttarla sul personale che ci avrebbe depresso mortalmente, è andato a settori dei quali tutti si riempiono la bocca e si dichiarano paladini, come il settore della cosiddetta 'cultura', anche in RAI. Per vedere, in base agli stipendi dei vertici, in quale considerazione essi sono tenuti dalla azienda. Ed abbiamo scoperto - sempre che valga la logica di Campo Dall'orto e ancor di più della Maggioni - che Silvia Calandrelli, direttrice di Rai Cultura, ha uno stipendio al di sotto dei 240.000 Euro che dovrebbe costituire il tetto massimo dei dirigenti apicali nelle aziende pubbliche, e che, per la precisione, raggiunge i 226.000 Euro; e che Pasquale D'Alessandro, a capo di Rai 5 guadagna più di lei, e cioè 247.000 Euro, superando anche se di poco il tetto. Mentre, tanto per fare un nome ed un esempio di altro pianeta, esterno alla cultura, Andrea Vianello, campione di flop a Rai 3, guadagna 320.000 Euro.
Per non svuotare tale logica che misura i contenuti con i soldi, sarà ben difficile che si riportino tutti gli stipendi alla soglia dei 240.000 che è poi quanto guadagna il Presidente della repubblica.
Di ricordo in ricordo. Quando Luciano Berio, dopo essere stato commissario dell'Accademia di Santa Cecilia, venne eletto sovrintendente/Presidente/Direttore artistico, ritenne che il suo stipendio non fosse all'altezza e se lo aumentò ( intorno ai 350.000 Euro). Dopo la sua morte, il suo successore pensò bene di non toccarlo quello stipendio e per una decina d'anni lo ha avuto così alto ( ad una domanda sull'argomento avrebbe risposto come Campo Dall'Orto: l'ho trovato e me lo sono tenuto). Senza che mai gli sia passata in testa l'idea che l'azienda Rai per dipendenti e fatturato era almeno dieci volte quella di Santa Cecilia, mentre lo stipendio del suo direttore generale non era neppure il doppio di quello di Cagli.
Noi, in fondo, saremmo anche d'accordo nel riconoscere al solo direttore generale dell'azienda Rai - 13-14.000 dipendenti - uno stipendio che superi il tetto, ma non di tre volte; sebbene anche in altre grandi aziende pubbliche che hanno bilanci e dipendenti pari a quelli della Rai i capi si siano autoridotti lo stipendio fino al tetto stabilito per legge, ma aggirato bellamente, nelle more della discussione sulla natura pubblica o privata della Rai. Sì, magari il suo stipendio superi pure il tetto, ma deve rendere conto di quello che fa e dei risultati, altrimenti paga.
E questa è una regola che non si conosce da nessuna parte e non si attua mai, specie in Italia.
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mercoledì 5 agosto 2015
Presidenza RAI. Si fanno i nomi di De Siervo, Mansi, ma anche delle Caselli, Maggioni, Palombelli... è uno scherzo? NO, Maggioni presidente per Renzi
Il presidente del Consiglio che già ci ha regalato un CDA Rai di basso, bassissimo profilo, di quarta serie per esser chiari, ora ci prova anche con la presidenza RAI, proponendo qualcuno del suo già 'giglio magico', come De Siervo - ex presidente della Consulta, che ha già un figlio in RAI, a capo di RAI.Com, ed una figlia sistemata in Toscana; ambedue evidentemente non bastavano a Renzi che vuole sempre in ogni caso strafare - il cui nome si fa in queste ore di trepidante attesa dei nominati estratti dal cilindro magico del premier.
Ma la tragedia non finisce con De Siervo, che anzi sarebbe il nome più prestigioso e non sarebbe il primo ad esser passato dalla Consulta ( ricordate Baldassarri?), si fanno anche i nomi di quattro o cinque femmine, perchè alle nomine di genere il presidente Renzi tiene molto, augurandosi che la fortuna lo faccia imbattere in un 'altra come la Boschi, Maria Elena naturalmente, il suo asso nella manica, l'unica femmina, oltre due o tre maschi, che contano nel suo governo. E che valgono.
Circolano i nomi della Palombelli, gradita a Berlusca, signora Rutelli, dipendente Mediaset - vogliamo per una volta essere seri? lasciatela dove sta che qualche medaglia e non pochi soldi lì se li guadagna - della Mansi, già al MPS, dove ha lasciato il posto a Profumo, una brava amministratrice che naturalmente cosa sia la televisione non lo sa. Ma qualcuno potrebbe dire che anche Gubitosi, che pure è stato il migliore direttore generale degli ultimi anni non veniva dalla televisione. Si fa anche il nome di Caterina Caselli - a capo della Sugar, anzi proprietaria, il cui figlio, Filippo (non si chiama Filippo?) è il nuovo presidente SIAE; la mammina presidente potrebbe avere da lui qualche sconto sui diritti, o viceversa: il presidente SIAE dalla mammina presidente si potrebbe far pagare prima e meglio: E , infine la Maggioni. Il solito nome della solita giornalista che nonostante la sua ormai lunga carriera di direttore di RAI News 24, ha fatto solo l'intervista ad Assad, il macellaio siriano, e poi si è autoeclissata facendo un notiziario peggiore di quello di Sky Tg 24 che ha molte meno forze del suo; e della quale almeno noi, salvo che per alcune voci, non sappiamo chi la protegga, chi l'abbia fatta salire così in alto e chi voglia ora farla salire ancora di più. Certe carriere fondate sulle sabbie mobili devono far riflettere, perchè indicare per i vertici una persona professionalmente non così accreditata è un rischio abbastanza grosso, che il premier Renzi vuole comunque correre.
Si dirà che attualmente al suo posto c'è la Tarantola. Sì, vero, ma la signora era ai vertici di Bankitalia, senza spinte politiche. E' chiaro il discorso?
Ai vertici di una azienda come la RAI- e per vertici si intendono sia il CDA che presidenza e direzione generale, ma sarebbe logico includervi anche i direttori di rete e dei telegiornali- devono mettersi persone innanzitutto competenti e di altissima professionalità (ai vertici delle rispettive professioni, per dirla tutta) anche se non proprio nella materia televisiva, mentre i nomi dei candidati di cui si dice non hanno certo queste caratteristiche. Per non parlare dei componenti il CDA, che nelle rispettive professioni certamente non brillano, e brillano semmai nel servilismo al potente di turno, dalla cui corte i più provengono e sono ora dal principe proposti per la promozione pubblica.
Evidentemente la lezione certamente non gloriosa della presidente leghista della Camera Pivetti, meglio la sorella come attrice, che poi s'è data a mille altre professioni ( mantenendo, prima delle generali proteste, alcuni privilegi del suo passaggio dal Parlamento) non ha insegnato nulla. Vogliamo proseguire , il premier Renzi vuole proseguire su questa strada?
Sì, Renzi ha voluto osare, forzare: Monica Maggioni presidente, gradita anche a Berlusconi. E perciò una delle scelte peggiori. Sarebbe questa la carta segreta. certo era una carta impensabile. Ma ora si sa che, presidenza compresa, il nuovo vertice della RAI è tutto di basso profilo. Ora posso sperare anch'io che mi facciano papa al prossimo conclave, sempre che lo spirito si distragga, spirando da un'altra parte.
Come il buon senso pare abbia fatto nei riguardi di Renzi, stando a queste ultimissime notizie.
Ma la tragedia non finisce con De Siervo, che anzi sarebbe il nome più prestigioso e non sarebbe il primo ad esser passato dalla Consulta ( ricordate Baldassarri?), si fanno anche i nomi di quattro o cinque femmine, perchè alle nomine di genere il presidente Renzi tiene molto, augurandosi che la fortuna lo faccia imbattere in un 'altra come la Boschi, Maria Elena naturalmente, il suo asso nella manica, l'unica femmina, oltre due o tre maschi, che contano nel suo governo. E che valgono.
Circolano i nomi della Palombelli, gradita a Berlusca, signora Rutelli, dipendente Mediaset - vogliamo per una volta essere seri? lasciatela dove sta che qualche medaglia e non pochi soldi lì se li guadagna - della Mansi, già al MPS, dove ha lasciato il posto a Profumo, una brava amministratrice che naturalmente cosa sia la televisione non lo sa. Ma qualcuno potrebbe dire che anche Gubitosi, che pure è stato il migliore direttore generale degli ultimi anni non veniva dalla televisione. Si fa anche il nome di Caterina Caselli - a capo della Sugar, anzi proprietaria, il cui figlio, Filippo (non si chiama Filippo?) è il nuovo presidente SIAE; la mammina presidente potrebbe avere da lui qualche sconto sui diritti, o viceversa: il presidente SIAE dalla mammina presidente si potrebbe far pagare prima e meglio: E , infine la Maggioni. Il solito nome della solita giornalista che nonostante la sua ormai lunga carriera di direttore di RAI News 24, ha fatto solo l'intervista ad Assad, il macellaio siriano, e poi si è autoeclissata facendo un notiziario peggiore di quello di Sky Tg 24 che ha molte meno forze del suo; e della quale almeno noi, salvo che per alcune voci, non sappiamo chi la protegga, chi l'abbia fatta salire così in alto e chi voglia ora farla salire ancora di più. Certe carriere fondate sulle sabbie mobili devono far riflettere, perchè indicare per i vertici una persona professionalmente non così accreditata è un rischio abbastanza grosso, che il premier Renzi vuole comunque correre.
Si dirà che attualmente al suo posto c'è la Tarantola. Sì, vero, ma la signora era ai vertici di Bankitalia, senza spinte politiche. E' chiaro il discorso?
Ai vertici di una azienda come la RAI- e per vertici si intendono sia il CDA che presidenza e direzione generale, ma sarebbe logico includervi anche i direttori di rete e dei telegiornali- devono mettersi persone innanzitutto competenti e di altissima professionalità (ai vertici delle rispettive professioni, per dirla tutta) anche se non proprio nella materia televisiva, mentre i nomi dei candidati di cui si dice non hanno certo queste caratteristiche. Per non parlare dei componenti il CDA, che nelle rispettive professioni certamente non brillano, e brillano semmai nel servilismo al potente di turno, dalla cui corte i più provengono e sono ora dal principe proposti per la promozione pubblica.
Evidentemente la lezione certamente non gloriosa della presidente leghista della Camera Pivetti, meglio la sorella come attrice, che poi s'è data a mille altre professioni ( mantenendo, prima delle generali proteste, alcuni privilegi del suo passaggio dal Parlamento) non ha insegnato nulla. Vogliamo proseguire , il premier Renzi vuole proseguire su questa strada?
Sì, Renzi ha voluto osare, forzare: Monica Maggioni presidente, gradita anche a Berlusconi. E perciò una delle scelte peggiori. Sarebbe questa la carta segreta. certo era una carta impensabile. Ma ora si sa che, presidenza compresa, il nuovo vertice della RAI è tutto di basso profilo. Ora posso sperare anch'io che mi facciano papa al prossimo conclave, sempre che lo spirito si distragga, spirando da un'altra parte.
Come il buon senso pare abbia fatto nei riguardi di Renzi, stando a queste ultimissime notizie.
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mercoledì 23 luglio 2014
Pronta al varo Rai-Repubblica, con il via libera di De Benedetti e i ringraziamenti di Vianello
Cosa sarà andato a fare Del Rio, sottosegretario tuttofare del governo Renzi, a casa di De Benedetti? Un semplice invito di cortesia a colazione? De Benedetti, richiesto dalla Sardoni, ha detto che non è tenuto a rivelare gli argomenti di conversazione con il sottosegretario. E, del resto, a colazione, si parla di tutto; niente a che far con affari editoriali e di governo.
A fugare ogni dubbio sulla materia di quell'incontro, dovrebbe bastare la 'lontananza' di Renzi dalla tv, anche se troppe volte sbandierata. Ma se c'è da sostituire il conduttore di Ballarò, Giò Floris, passato a miglior padrone, e si pensa magari di sostituirlo con un giornalista della carta stampata, è fin troppo chiaro che la scelta del direttore di Rai3, Vianello, immediatamente comunicata agli uffici di Palazzo Chigi, non può che cadere sulla redazione di Repubblica, ormai tutt'uno con la rete televisiva di sinistra, da dove Vianello ha già preso, e prima di lui anche gli altri direttori, Corrado Augias, e poi la De Gregorio ed ora anche Massimo Giannini, vicedirettore del giornale di Scalfari, esperto in economia.
Nei disegni del direttore generale della RAI, Gubitosi, ci sarebbero molti accorpamenti interni alla Rai, a cominciare dal settore dell'informazione; dovrebbero essere fusi Tg3,Rai News,RaiParlamento,TGR, Rai Quirinale, - ma non quell'obbrobrio di TeleCamere (da cancellare assolutamente) e neanche Rai Vaticano - affidando al direzione di tutto a Monica Maggioni, supervalutata, nonostante la sua rete faccia ascolti da disaffezione, come ha denunciato la Gabanelli ieri sul Corriere, e i cui meriti giornalistici, da quando è alla direzione della rete di informazione, restano sconosciuti ai più; giacchè l'unico episodio per cui è emersa la sua figura professionale, è stata l'intervista al presidente siriano, Assad, cioè il dittatore carnefice che la Maggioni potrebbe aver conosciuto negli anni in cui lavorava duro come inviata di guerra. Evidentemente la Maggioni ha anche altri meriti a noi sconosciuti ma di gran peso.
Torniamo , invece, alla fondazione di Rai-Repubblica, la nuova rete televisiva svincolata dai partiti, tutti eccetto uno: quello di Repubblica.
Visionari di Augias non è andato bene; Pane quotidiano della De Gregorio, bravissima (e di bell'aspetto , perchè non dirlo?) giornalista ma negata assolutamente per la televisione, non è andata bene; e allora invece che interrompere il legame con il giornale di Ezio Mauro, lo si rinsalda, meglio Vianello lo rinsalda, staccando Massimo Giannini , al quale intende affidare la conduzione di Ballarò. Giannini è giornalista economico, si vede spesso in tv, - lo si è visto anche da Ballarò - fa anche bella figura perchè preparato, ma assolutamente a digiuno nella conduzione di una cagnara televisiva. In tv non c'era nessuno da mettere al suo posto, nemmeno fra i giornalisti che già fanno trasmissioni di successo, altro che quelle di Augias e della De Gregorio. No. occorre contrastare l'avanzamento delle altre reti, nella logica ancora radicata che le tre reti rispondono a tre referenti politici. Se a Rai 2 c'è Porro ( Il Giornale)- anche questa trasmissione non è che sia andata bene, eppure la si conferma, per bilanciare quella presenza occorre mettere uno di Repubblica ( giornali e conduttori apertamente in lotta continua). La riforma di Gubitosi non corregge la principale anomalia: non occorre fare entrare altri per bilanciare le anomalie esistenti, occorre sradicarle alla radice, con grande risparmio per tutti.
E per una volta, considerando che se un prodotto non va - come qualunque editore non coglione raebbe - va tolto dal mercato per sostitutirlo con un altro, sul cui esito è lecito scommettere, non - come si continua a fare- tenerlo in palinsesto a dispetto anche degli ascolti e dei costi.
perchè non si fa inviatre da De Benedetit anche Vianello, così si fa speigare come mandare avanti un'azienda editoriale- che è il mestiere che il padrone di Repubblica-L'Espresso sa fare? E prima della fusione Rai-Repubblica?
A fugare ogni dubbio sulla materia di quell'incontro, dovrebbe bastare la 'lontananza' di Renzi dalla tv, anche se troppe volte sbandierata. Ma se c'è da sostituire il conduttore di Ballarò, Giò Floris, passato a miglior padrone, e si pensa magari di sostituirlo con un giornalista della carta stampata, è fin troppo chiaro che la scelta del direttore di Rai3, Vianello, immediatamente comunicata agli uffici di Palazzo Chigi, non può che cadere sulla redazione di Repubblica, ormai tutt'uno con la rete televisiva di sinistra, da dove Vianello ha già preso, e prima di lui anche gli altri direttori, Corrado Augias, e poi la De Gregorio ed ora anche Massimo Giannini, vicedirettore del giornale di Scalfari, esperto in economia.
Nei disegni del direttore generale della RAI, Gubitosi, ci sarebbero molti accorpamenti interni alla Rai, a cominciare dal settore dell'informazione; dovrebbero essere fusi Tg3,Rai News,RaiParlamento,TGR, Rai Quirinale, - ma non quell'obbrobrio di TeleCamere (da cancellare assolutamente) e neanche Rai Vaticano - affidando al direzione di tutto a Monica Maggioni, supervalutata, nonostante la sua rete faccia ascolti da disaffezione, come ha denunciato la Gabanelli ieri sul Corriere, e i cui meriti giornalistici, da quando è alla direzione della rete di informazione, restano sconosciuti ai più; giacchè l'unico episodio per cui è emersa la sua figura professionale, è stata l'intervista al presidente siriano, Assad, cioè il dittatore carnefice che la Maggioni potrebbe aver conosciuto negli anni in cui lavorava duro come inviata di guerra. Evidentemente la Maggioni ha anche altri meriti a noi sconosciuti ma di gran peso.
Torniamo , invece, alla fondazione di Rai-Repubblica, la nuova rete televisiva svincolata dai partiti, tutti eccetto uno: quello di Repubblica.
Visionari di Augias non è andato bene; Pane quotidiano della De Gregorio, bravissima (e di bell'aspetto , perchè non dirlo?) giornalista ma negata assolutamente per la televisione, non è andata bene; e allora invece che interrompere il legame con il giornale di Ezio Mauro, lo si rinsalda, meglio Vianello lo rinsalda, staccando Massimo Giannini , al quale intende affidare la conduzione di Ballarò. Giannini è giornalista economico, si vede spesso in tv, - lo si è visto anche da Ballarò - fa anche bella figura perchè preparato, ma assolutamente a digiuno nella conduzione di una cagnara televisiva. In tv non c'era nessuno da mettere al suo posto, nemmeno fra i giornalisti che già fanno trasmissioni di successo, altro che quelle di Augias e della De Gregorio. No. occorre contrastare l'avanzamento delle altre reti, nella logica ancora radicata che le tre reti rispondono a tre referenti politici. Se a Rai 2 c'è Porro ( Il Giornale)- anche questa trasmissione non è che sia andata bene, eppure la si conferma, per bilanciare quella presenza occorre mettere uno di Repubblica ( giornali e conduttori apertamente in lotta continua). La riforma di Gubitosi non corregge la principale anomalia: non occorre fare entrare altri per bilanciare le anomalie esistenti, occorre sradicarle alla radice, con grande risparmio per tutti.
E per una volta, considerando che se un prodotto non va - come qualunque editore non coglione raebbe - va tolto dal mercato per sostitutirlo con un altro, sul cui esito è lecito scommettere, non - come si continua a fare- tenerlo in palinsesto a dispetto anche degli ascolti e dei costi.
perchè non si fa inviatre da De Benedetit anche Vianello, così si fa speigare come mandare avanti un'azienda editoriale- che è il mestiere che il padrone di Repubblica-L'Espresso sa fare? E prima della fusione Rai-Repubblica?
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